La rubrica Serie TV e Anime presenta “Dororo e Hyakkimaru”. A cura di Aurora Stella

Non è difficile, nel mondo dell’arte, ispirarsi a qualcuno o omaggiarlo. Prendiamo i vampiri ad esempio: tutti pensano che il primo a scriverne sia stato Stocker e che abbia ispirato gli altri, ma non è così. Prima di lui a parlare di vampiri fu Polidori. Quindi i vampiri li ha inventati Polidori?

No, lo ha fatto la fantasia umana. Andando a ritroso nel tempo, troviamo i vampiri più o meno in tutte le culture, comprese quelle antiche come quella Egizia.

A volte le origini si perdono nelle sabbie del tempo, altre volte no. Non so a chi si sia ispirato Collodi quando creò Pinocchio, so però che ha ispirato moltissimi artisti venuti dopo di lui.

Un esempio di quello che dico lo possiamo ritrovare nel film IA intelligenza artificiale di Spielberg (su progetto di Kubrik). Il regista non ne fa affatto mistero. Tanto è vero che fa consegnare, nelle mani del protagonista, il libro con le avventure del burattino più famoso del mondo.

Ma se nel caso di IA, l’omaggio e l’ispirazione sono palesi, nel caso di Osamu Tezuka (il dio dei manga, noto da noi con La principessa Zaffiro e Kimba il leone bianco), nel suo Dororo e Hyakkinaru, non è così evidente. Ammetto di averlo pensato, la prima volta che l’ho visto, ma ne ho avuto conferma solo quando ho letto, da qualche parte, dell’amicizia e stima che il dio dei manga aveva con Walt Disney e di essere rimasto particolarmente colpito da Pinocchio.

Ora ammettiamolo: la versione disneyana di Pinocchio è parecchio sdolcinata e quasi totalmente travisata. Eppure, qualcosa colpì il maestro.

Non ho prove a mio sostegno, ma so che i Giapponesi non sono persone arruffone o che si improvvisano e sono sicura che il maestro Tezuka deve aver letto la versione originale.

Per reinterpretarla secondo il pensiero della sua gente, tirandone fuori un capolavoro.

Se qualcuno avesse visto l’anime di cui sto parlando mi chiederà di sicuro quale similitudine intercorra tra Pinocchio e un bambino che viene sacrificato ai demoni dal suo stesso padre per soddisfare le proprie ambizioni.

Ecco, se mi fossi fermata all’inizio della storia e mi fossi concentrata solo sui demoni, sull’epoca (Sengoku) sui signori della guerra e relative ambizioni, non avrei saputo riconoscere …Collodi.

Hyakkimaru ha sì perso il suo corpo, ma non completamente. Di lui solo un demone, grazie al sacrificio della dea della Misericordia, non riesce a mangiare e la sua testa sopravvive. Non ha occhi, naso orecchie, pelle o capelli, niente.

E che se ne fa un bambino di una testa? Come potrebbe sopravvivere?

Incontrando un dottore che fabbrica protesi e che donerà al ragazzino un corpo artificiale che gli modificherà nel corso degli anni, man mano che crescerà. Ed ecco qui Geppetto. Fino all’ultimo minuto di vita sarà il solo padre che conta per Hyakkimaru.

Per Pinocchio ricevere un corpo da bambino vero sarà il premo per i suoi sforzi e le sue cadute, per il povero Hyakkimaru non sarà così semplice: dovrà sconfiggere i demoni e recuperare le parti del corpo che gli hanno sottratto, abituarsi ad esse, perdere parte del potere magico che lo tiene in vita. Potere nato dalla sua ostinata volontà a non cedere e motivo per il quale la dea ha scelto di sacrificarsi.

E il grillo parlante?

Lo troviamo nel ruolo di un vecchio samurai cieco, divenuto bonzo, che vaga per il paese e ogni tanto incontra Hyakkimaru e il suo compagno Dororo.

E Dororo che ruolo avrebbe?

Quello della bambina dai capelli turchini.

Non sono né pazza né urbica dal momento che Dororo è una ragazzina che si veste da ragazzino per poter sopravvivere. È una ladruncola, addestrata dai propri genitori che , pur essendo briganti, avevano nel cuore l’ambizione di potersi finalmente affrancare dai signori della guerra e non divenire più pedine sacrificabili nelle varie guerre.

E Lucignolo? Lo abbiamo in compagnia del gatto e la volpe nella figura del fratello secondogenito e dei suoi fedeli servitori.

C’è poi Mangiafuoco (uno spadaio burbero), ci sono i vari personaggi buoni e cattivi che troviamo in Pinocchio nei suoi viaggi .

È vero, rispetto a Collodi, Tezuca sembra aver trasformato un racconto fantastico in un dark fantasy.

Credo che questo sia dovuto al fatto che il dio dei manga abbia semplicemente capito che Pinocchio non è un libro per bambini, ma un viaggio metaforico all’interno di un pianeta chiamato uomo.

Dove, per diventare uomini di carne e sangue e non più burattini, si deve lavorare sodo, essere onesti e avere un cuore.

Non a caso Pinocchio quando diventa un ciuchino, per tornare a essere burattino dovrà essere gettato nel mare.

Hyakkimaru dovrà superare la sua fiamma demoniaca che lo porta ad allontanarsi da tutto ciò che lo rende umano. Solo la presenza di Dororo gli farà comprendere che non sono gli arti, la carne o il sangue, le orecchie o gli occhi che fanno veramente una persona, ma ciò che c’è nel cuore.

Se non lo avete ancora visto, vi consiglio di guardare lo splendido remake che ha fatto lo studio Mappa.

Lasciatevi coinvolgere e stupire ancora dal burattino e dalle sue avventure in paesi straordinari che troviamo qui in veste di samurai. Lasciamoci accarezzare dalla dolcezza di questa riscrittura in chiave eroica di una fiaba che ha colpito l’immaginario di adulti e bambini di tutto il mondo.

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