Ecco a voi Alessia Bertini ci parla della saga “Le torri di Kelt” di Walter Coccarelli

Magia e Potere. Le Torri di Kelt Vol. 1

Perché è nato un genere letterario come l’High Fantasy?

Ma soprattutto, perché ancora oggi è in grado di stregare giovani e adulti con le sue storie senza tempo?

Come spesso mi trovo a concludere, la domanda in sé è più importante del responso.

La domanda resta invariata nel tempo e spinge ogni epoca, ogni comunità, ogni individuo a trovare le proprie risposte.

Walter ha formalizzato la sua, scegliendo di cimentarsi con questo genere e racchiudendo tutte le motivazioni in due volumi.

Vi ricorderete leggendo del perché sia ancora forte la voglia di sviluppare mondi secondari, in cui far vivere Elfi, Umani, Nani, Troll; il motivo per cui vogliamo che la magia si sprigioni in tutta la sua incontrollata forza, portatrice al contempo di caos e ordine; tornerete a provare il desiderio di partire e trovare voi stessi, compiendo imprese impensabili con compagni di avventura altrettanto inattesi.

Le Torri di Kelt punta a trasportarci fin dal primo volume –Magia e Potere– in quel mondo fantastico dal sapore medioevale, fatto di sconfinate pianure, fiumi tortuosi, colline e montagne abitate da popoli di razze diverse.

Villaggi tranquilli, mercati brulicanti, taverne chiassose o anche il caldo fuoco domestico di una casa sono le ambientazioni in grado di accoglierci come curiosi viandanti.

Pochi capitoli e ben presto siamo già in grado di scrollarci del titolo di forestieri, di sentirci a casa in un mondo autonomo, strutturato e pronto a svelarsi di fronte ai nostri occhi in descrizioni panoramiche e dinamiche azioni.

Akenor Roll lo incontriamo sulle Colline Fiorite, indaffarato nei preparativi per l’imminente battuta di caccia con gli amici Jasweel e Bool.

L’energia del giovane è capace di vincere anche lo scetticismo del padre Jeren, che ultimamente ha notato misteriose ombre aggirarsi nei boschi.

Come Tolkien ci ha insegnato, un tranquillo pomeriggio qualsiasi di una qualunque vita tranquilla può ben presto tramutarsi in una partenza inattesa, in un viaggio improvvisato, senza organizzazione, spinti dalla necessità di difendersi e sopravvivere.

In fuga da oscuri cavalieri in cerca di un anello o richiamati sul fronte della Prima Guerra Mondiale, gli scenari alla fine possono adattarsi a seconda dei punti di vista.

Noi facciamo sempre gli stessi errori. L’uomo dimentica il suo passato, ciò che è stato il bene e quel che ha generato il male. Dimentica e crede che il suolo dove posa i piedi sia il centro dell’universo e della storia del mondo, crede che il suo braccio armato di spada possa sfidar il futuro e dimenticare il passato senza tenerne conto.

Akenor ignorava molto del passato delle terre di Kelt: i racconti strappati al padre sulla Guerra dell’Unione parlano di epiche battaglie tra Algoriani, Troll e Ugroth delle Terre del Nord e i popoli delle Terre Libere del Sud, Uomini di Waldor ed Elfi.

Una guerra a cui Jeren aveva preso parte come cavaliere ma di cui evita di parlare, lasciando la mente del figlio confusa e dubbiosa.

Questo rattristava Akenor, il quale avrebbe voluto conoscere nei più piccoli dettagli la storia di suo padre ma, in fondo, la coltre misteriosa sul passato gli permetteva di immaginare le cose più grandi e luminose di come probabilmente erano state: senza macchie, senza errori, senza che il buio e la paura avessero potuto in qualche modo intaccare quella magica realtà. Il male e il bene distinti in modo netto, senza che l’uno potesse intaccare l’altro, ma solo combatterlo e distruggerlo.

È davvero così?

Due fazioni contrapposte in modo netto, schierate sotto i vessilli di Bene e Male?

La Torre Bianca della Stella di Anvenior nelle Terre Antiche contrapposta alla Torre Nera della Stella di Aperion, nelle Terre senza Nome.

Queste e altre quattro Torri minori sono state erette per custodire sei Pietre dal potere magico e altrettanti fuochi dai vari colori sono ivi alimentati da Maghi protettori.

Una struttura ordinata in cui gli equilibri assicurano pace e prosperità sotto la volta di Caerlwenna.

Ma ciò che si è sempre ritenuto scontato e vero, lo è ancora? Lo è per tutti?

Non credi che forse gli attori stessi dovrebbero trovare il ruolo a loro più consono? Forse dentro di noi dovremmo cercare di comprendere se siamo dei re o dei giullari, dei malvagi o dei giusti, degli attori o degli spettatori e scegliere il costume e il sentiero che più ci si addice.

Coccarelli ci insinua un dubbio e si spinge oltre questo assioma così caro all’Epic Fantasy, mischiando le carte in tavola: contaminazioni, sbavature, ambivalenza.

Ne modernizza il messaggio, portando Akenor a cercare risposte in modo diverso: dovrà sì tornare alle radici, conoscere le sue origini, ma ciò che scoprirà non lo aiuterà a collocare le pedine in file ordinate ai due lati della scacchiera. Forse lui non è fatto per innalzare le sue speranze verso un’unica stella.

Tranquilli, a questa contestualizzazione più contemporanea dei concetti di Bene e Male dal sapore di Yin e Yang, si affianca un classico cammino dell’eroe che gli amanti del genere sapranno riconoscere e apprezzare nei suoi passaggi determinanti.

Una crescita non è mai tale senza il supporto di mentori e amici con cui condividere l’avventura: Bool e Jasweel, come Akenor, abbandoneranno l’infanzia intraprendendo una ricerca attiva del sé o, volendo citare Campbell, inizieranno quel percorso «[…] fondamentalmente interiore, un viaggio verso una profondità in cui oscure resistenze vengono vinte e resuscitano poteri a lungo dimenticati per essere messi a disposizione della trasfigurazione del mondo» (The Hero with a Thousand Faces, 1949).

Un aiuto concreto e decisivo arriverà dall’antico sapere e dalla maestria elfica di Ghedilyon Tulandelor, abile guerriero letale celato dietro ad un’austera e nobile bellezza.

Non è di certo un mago ma ciò che a noi appare come magia, per la Gente Alta è il normale fluire delle cose, l’essenza profonda della natura. E gli esseri che con lei vivono in assoluta sintonia sono in grado, all’occorrenza, di attingere a quel potere.

A ricordarci che l’unione fa la forza ma anche i singoli hanno la capacità di apportare fondamentali contributi, ben presto la compagnia si frammenterà, proponendo una struttura a capitoli paralleli in cui potremo conoscere intimamente ognuno dei membri.

A queste sezioni si intercalano, con toni aggressivi e ambientazioni cupe, i capitoli dedicati ai seguaci del Sommo Sacerdote di Aperion e alla trama di conquista e distruzione ad essi collegata.

Le Torri di Kelt è una saga nata nel 2017 e quella che tengo tra le mani è una terza edizione, uscita nel 2021, resa probabilmente più equilibrata, quasi completamente priva di refusi e affinata nel linguaggio.

Descrizioni traboccanti di dettagli e di termini scelti con cura regalano il piacere di dipingere nella propria mente paesaggi e personaggi: liberi di scegliere le sfumature ma guidati nel tratto dalla mano esperta del maestro.

Il primo volume ci lascia con il giusto grado di attesa, ci ha presentato un mondo dettagliato e articolato, ci ha fatto conoscere i nostri protagonisti, le fazioni coinvolte, ha preannunciato un grido di guerra, il suono del corno che aprirà la battaglia finale si sente già in lontananza, come un eco dal passato.

Siete pronti per l’epilogo?

Sei come tutti gli umani. Sempre preoccupati di ciò che hanno attorno, di ciò che sembra anziché di ciò che è. La paura … cosa ne sai tu di cosa sia? Un giorno la conoscerai davvero Akenor Roll e la troverai esattamente dove meno te l’aspettavi.

Che aspetto ha la paura? Dove si cela veramente?

***

Argento e Corvino Le Torri di Kelt Vol. 2

A Kyoto, nel Tempio Ryoanji, c’è un giardino Karesansui, uno di quelli composti di sabbia/ghiaia e pietre, curati dai monaci e contemplati nei momenti di meditazione.

Le pietre che lo compongono sono 15 e la leggenda vuole che siano state posizionate proprio nei punti in cui una tigre introdottasi nel giardino lasciò le impronte delle sue zampe.

Non a caso, quindi.

Ma proprio dove dovevano essere per volere del caso.

Nessuno schema logico o disegno stabilito dall’uomo.

Ciò che però intriga è il fatto che da qualsiasi punto tu osservi il giardino, potrai contare sempre solo 14 pietre.

L’ho verificato personalmente, è proprio così.

Ti sposti lentamente, scivolando silenzioso sui tuoi calzini lungo il patio del tempio e loro sono lì, divise in gruppetti, di forme diverse.

Sempre 14.

Chiudendo il secondo volume de Le Torri di Kelt, non ho potuto non ricordare questa scena del mio viaggio in Giappone.

Probabilmente è stato inevitabile data la forte sovrapposizione tra il messaggio del giardino di Ryoanji e quello che Walter ha inserito in Argento e Corvino: la Verità, per come la percepiamo noi, avrà sempre un lato nascosto.

Torniamo a Kelt, con Akenor e i suoi vecchi compagni. Riprendiamo quel viaggio che racchiude in sé la ricerca di un equilibrio sia personale, per ogni personaggio coinvolto nel gioco delle Torri, sia tra le Forze delle Pietre rivendicate dai Maghi custodi.

I Maghi hanno costruito le Torri per proteggere le Pietre e contenere i Fuochi, ma il Potere delle Pietre ha pian piano inebriato le Torri, distogliendole da ciò che dovevano rappresentare. Cosa sono ora le Torri, fari di speranza per i popoli o simboli di supremazia?

La Torre d’Argento è caduta sotto il controllo di Mekanar che rivendica il diritto di Guardiana del Fuoco e della Pietra sacra di Nossarian.

Così come accaduto a Nossarian, appare chiaro che, dove si concentra il Potere, avidità e tirannia arrivano a corrodere più velocemente gli animi e a corrompere gli intenti più nobili.

La commistione dei Poteri delle Stelle, incarnati nelle Pietre e nelle Torri erette a roccaforti avrebbero dovuto garantire nella loro relazione reciproca un equilibrio per il popolo, dando vita ad una trama di nuove Vie da percorrere.

L’accentramento di quei Poteri sotto la custodia di un solo individuo e l’isolamento delle Torri, ognuna concentrata sul benessere della propria terra, ha portato a ben altro esito e quelle Vie di Forza, Giustizia, Bellezza, Unione … sono scomparse sotto la polvere, sentieri invisibili e aridi.

Le tenebre, quelle vere, non quelle che impediscono di vedere, ma quelle che, come un alto muro spesso, separano il cuore e l’anima da ciò che a cuore e anima appartiene. In tutti questi anni ho imparato a vedere forse più di quando avevo occhi per farlo.

Dalle retrovie arriva la voce altisonante e profetica di capi impegnati a tessere strategie, a organizzare battaglie a cui non prenderanno mai parte. Spade, scudi e archi si scontrano sui campi brulicanti di comuni Ugroth, di soldati umani e guerrieri nanici.

Chi avevamo già avuto il piacere di incontrare nel primo capitolo della saga, Magia e Potere, riprenderà il proprio viaggio, incarnando un piccolo ingranaggio del più grande meccanismo che muove il destino dei popoli di Kelt.

Ghedilyon il Luminoso, servitore di Eyannah, e Jasweel Loorn, delle Terre del Sud, adesso portatrice di Erenhil, la Rinata.

E anche lui, Bool, il “solo Bool” senza particolari abilità o poteri che farà del coraggio la sua arma principale.

In questo secondo scenario della campagna, abbiamo dalla nostra anche un nuovo set di personaggi introdotti dal Master Coccarelli: avventurieri improvvisati, validi guerrieri, nani chiassosi, piccoli popoli magici e creature alate.

Conosciamo Niari, Rabash, Ameth, Aquidar, Kwyri e Kraneya e molti altri combattenti pronti a scendere in campo per amicizia, per onore, per devozione, per rispetto, per la speranza.

La trama si conferma complessa e modernizzata seppur fedelmente ancorata alla tradizione dell’High Fantasy.

Walter torna con il suo linguaggio dettagliato, descrittivo e al contempo dinamico.

Uno stile classico che ricalca le fresche descrizioni tolkieniane di paesaggi immaginari, brutalmente interrotte da cruente battaglie o da animati dialoghi densi di riflessioni.

Akenor farà finalmente luce sul suo passato, su quello di suo padre, Jeren, e di sua madre, Goldwinne, attribuirà un significato a quella Pietra nera appesa al collo.

La risposta non è scontata, ciò che deciderà di fare sarà un azzardo, una via che probabilmente nessun altro avrebbe avuto il coraggio di tentare.

Vecchie risposte a vecchi quesiti ricorrenti potranno portare solamente ad altre soluzioni illusorie e temporanee.

Questo Akenor lo intuisce ed è per questo che cercherà con determinazione di mostrare a Kelt una nuova visione, una prospettiva diversa su quella che è stata la supremazia dualista di Argento e Corvino fino ad allora.

E poi è inutile continuare a scappare. È come essere rincorsi da qualcuno e scoprire che più scappiamo, più gli andiamo incontro.

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