“Malena senza sonno” di Daisy Franchetto, Dark Zone. A cura di Jessica Dichiara

Il sentiero per il paradiso comincia dall’inferno.

Malena l’inferno lo ha visitato dopo l’aborto.
Fra le pagine di questo racconto il dolore diventa persona, diventa sangue, diventa memoria.

Il dolore di Malena ha un odore inconfondibile.

Lo troviamo in un luogo reale come reali sono i pensieri.

Cosa si nasconde nell’insonnia di Malena?

Cosa cercano le crisalidi?

Siamo aldilà dell’elaborazione di un lutto.

Le pagine ci portano dritte dentro il vuoto di questa donna alla ricerca della luce che entra dai buchi neri lasciati dalle perdite.

Non tutti sono disponibili a vedere il vuoto che stanno vivendo.

Malena sì.

Malena lo vede, lo sente, lo respira, mangia con lui, lavora con lui, si specchia con lui ogni giorno, lo porta con sé a casa dei vicini, degli amici, di altre anime sole che incrociano la sua vita.

Carmen, Kraus, Bone, Glacia, a ognuno di loro Malena ha donato un pezzo di sé, condividendo la propria impotenza e il proprio spazio di solitudine anche se solo per pochi istanti.

Mai mi era capitato di riuscire a toccare il silenzio e a percepire l’inconsistenza del vuoto.

Viscido

Molle

Malena, Custode ed Errante fanno un viaggio all’interno di se stessi.

Si spogliano dell’ipocrisia. Affrontano il dolore a viso scoperto.

Brancolano nel buio. Cercano la luce.

Fuggono dalla consolazione.

Cercano la spinta ad andare avanti, il coraggio di lasciare andare quella parte di sé che non si può più recuperare.
Mi inchino davanti all’abilità dell’autrice, maestra del dolore e delle parole, per essere riuscita a confinare il vuoto.

Siamo davanti a una nuova forma di rielaborazione del lutto.
Un viaggio che ti porta lontano per permetterti di ritrovare te stesso.

Roba fortissima per anime belle che non hanno paura di affrontare i propri demoni.


Consiglio per la lettura: leggete questo capolavoro all’aria aperta

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