“I diavoli di Bargagli” di Ippolito Edmondo Ferrario, Fratelli Frilli editore. A cura di Alessandra Micheli

Raul Sforza è tornato.

Più agguerrito e controverso che mai.

Politicamente scorretto, o almeno cosi sembrerà la lettore medio.

Antipatico, fastidioso, egocentrico e superbo.

Quanti aggettivi per definirlo ragazzi miei!

E ammetto che questo personaggio, cosi come il libro intero similmente la precedente possa generare sconcerto.

Siamo sia abituati, nel noir, a personaggi complessi, tormentati e pieni di ferite. Ma con Raul, il suo autore Ferrario tocca vette mai esplorate.

E quindi pur seguendo la linea del genere, se ne discosta proprio perché non cerca alibi.

Ne nel dolore di un passato che lo segna.

Ne nell’incapacità molto snobbistica di potersi sentire a proprio agio in questa dimensione terrena.

Molti beniamini di codeste letture infatti, soffrono un po’ del dramma dell’albatros baudeleriano.

Viaggiano nei meandri del conclamato e esautorato abisso, perché hanno un peso sulle spalle, uno zaino ricco di esperienze che si è quasi fuso con la pelle, rendendo impossibile staccarvisi.

E quindi reagiscono di conseguenza con una sorta di atteggiamento molto da dandy, che ricorda un po’ i vezzi ottocenteschi delle intelligenze capaci di racchiudere un animo sensibile, che chiedeva solo cura e compassione.

Raul non è cosi.

Nonostante abbia il suo passato doloroso, non è influenzato da esso.

Piuttosto direi che il passato alimenta una sua ossessione che lo rende padrone dell’abisso e non vittima.

Non gli serve raccontarlo perché in fondo quell’oscurità è la sua dimensione.

I demoni sono i suoi compagni.

La “malvagità” è parte integrante di lui che si sposa, cosi come nel Tao con la sua parte luminosa e a tratti dolciastra.

Di una dolcezza che contiene sempre un po’ nella sua essenza un amaro quasi nascosto, che si fa strada piano piano, quando meno te lo aspetti.

E figlio della caligine e del crepuscolo.

E’ semplicemente un essere che vive a metà, in due dimensioni.

E che non rifiuta o trasgredisce le regole civili.

Non può trasgredirle perché, nel farlo, dovrebbe dare loro legittimità.

E per Raul non esistono.

E’ una creatura aliena, nata dai sogni più segreti, quelli che nessuno confessa mai, che tiene dentro di se e che a tratti brillano nel profondo dei suoi occhi.

E’ il nero brillante di eclettica memoria.

E’ il regno incantato dell’altrove, fatto di grottesche figure, di bizzarrie e di equilibri storti come in un quadro di Escher.

Raul è il prodotto di un mondo incomprensibile ai più che sfugge l’ipocrisia e la banalità poiché frutto di un altra mente.

Quindi è difficile amare o sentirsi in empatia con Raul se non si parte dal presupposto che, per farlo, bisogna distruggere la propria concezione del mondo, la socialità appresa nell’infanzia, i valori e persino il concetto di morale. Non di etica.

Perché in fondo l’etica qua esiste, è solo in una forma diversa.

Per comprendere Raul bisogna comprendere la sua missione o per meglio definirla il suo concetto di esistenza.

E tutto parte da una filosofia induista, quanto mai attuale, che considera questi anni come l’avvento…del Kali Yuga.

Non sapete cos’è?

Allora NON potrete mai comprendere Rauol.

Secondo le sacre scrittura induiste il Kali Yuga tradotto banalmente come Epoca di Kali è un era oscura, grottesca, deforme caratterizzata da conflitti, ignoranza cultura e regressione spirituale.

Un epoca di guano ragazzi miei.

Inizia con la morte fisica di Krishna nel 3102 dura da circa 432.00 0 anni.

Dura, e non durerà, perché secondo alcuni esoteristi, ci siamo proprio in mezzo.

Visto nel in questo Yuga si narra ci sia il più avanzato sviluppo tecnologico, accompagnato da una regressione spirituale, o sia il momento in cui l’ateismo diviene preponderante e le virtù del Dharma sono dimenticate (penitenza, verità, compassione e carità).

O che la nobiltà e il rispetto siano determinate soltanto dalla ricchezza causando una nuova schiavitù in cui il povero diviene schiavo del ricco e potente.

In cui la libertà sono molto in voga nel linguaggio ma raramente messe in pratica.

In cui alla carità si preferisce la corruzione morale, l’ignoranza e il successo.

E che lo stesso non sia ottenuto grazie all’intelligenza, alla conoscenza, alla saggezza spirituale ma per la prestanza fisica o addirittura la capacità di apparire.

Vi ricorda nulla miei amati lettori?

Ecco se aggiungiamo un proliferare di guerre, massacri e disgregazioni culturali, penso che questo che viviamo oggi sia davvero il Kali Yuga.

Non ci sono possibilità di errore.

Perciò, vi dono una lieta novella.

Questo Kali, quest’era è l’ultima dei quattro yuga.

E porterà alla distruzione finale, a una sorta di rivoluzione che, sempre secondo le scritture…udite udite…porterà a una nuova età dell’oro.

Al paradiso terrestre.

Alla nostra crescita, insomma, come persone e non più come oggetti di consumo.

Capite?

E’ una fine del mondo, un Armageddon, un apocalisse in cui questo mondo disfatto finalmente cesserà di camminare come un morto vivente.

Ci rimboccheremo le mani per creare altro.

Ecco Raul a questa “profezia” ci crede.

Tanto da contribuire in ogni libro, in ogni trama al tracollo finale di un sistema morente.

E lo fa cercando di cambiare il presente partendo, ovviamente dal passato.

Dal suo passato e dal passato della sua bell’Italia.

Che non ha mai avuto il coraggio o le palle, perdonate il francesismo, di riguardare il nastro della storia, imparare dagli errori e iniziare una sana autocritica.

E in ogni evento di quelli importanti, capaci di lasciare una ferita ancor oggi pulsante, è sempre mancato il coraggio di epurarlo da ogni corruzione.

Affinché il massaggio finale potesse essere davvero tramandato, come una di quelle preziose cose da infilare nello zaino.

Quando al cospetto di Kalki decimo e ultimo avatar di Visnù, ogni malvagità sarà sconfitta di fronte alla sua fiammeggiante spada.

E allora ci chiederà cosa potremmo portare in offerta alla nuova era di pace.

Cosa gli offriremo?

Stantii slogan?

Trite e ritriti paradigmi culturali irreali assurdamente illogici?

Una storia piena di ombre e di marcio?

E Raul in questo testo mette in chiaro che, criticare i valori, gli ideali, non significa distruggerli ma preservarli, perché ci siano da sopporto, siano mattoni su cui erigere un nuova alba della civiltà.

Un uomo nuovo, un uomo rinnovato.

Ecco il segreto di Raul.

Quello che troverete in questo testo.

E sono sicura che ora, ora che lo abbiamo inquadrato, forse vi risulterà meno antipatico e meno fastidioso.

Me lo auguro.

Intanto io prendo esempio e inizio a preparare il mio zainetto di valori depurati dalle scorie.

E mi sedo bella tranquilla ad attendere il ritorno di Kalki.

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