“La bussola del cuore” di Sarah Ferguson, Harper Collins, A cura di Alessandra Micheli

Sono oramai quasi sette anni che mi occupo di blog e recensioni.

Dovrei essere abituata al modus operandi degli addetti al mestiere e al comportamento degli autori.

E dovrei anche essere avvezza al loro snobbismo e alla presenza eterna e costante di limiti e schemi.

Ma credetemi non posso proprio farcela.

Per carattere io amo andare a fondo delle cose, scovare l’essenza e lottare contro quell’abitudine che ci fa confondere la mappa con il territorio.

Non è per cattiverie miei lettori.

Ma proprio la gerarchia e la rigidità di termini regole e indicazioni non lo digerisco.

Non riesco a accettare il sentito dire e la profezia che si auto avvera.

Ne il passaggio di concetti ripetuti a pappagallo e sciorinati con la grazia e la sicumera di attestati di fede.

E’ per questo che esiste les fleurs du mal.

E’ per questo che scendo nell’arena, armata del mio sarcastico cinismo e affondo, come un novello Cyrano, la penna in quelle cesure, a quelle imperfezioni, a quei limiti mostrati con orgoglio e fatti passare per ribellione contro il sistema.

Il sistema non si può combattere con la trasgressione, perché trasgredire stesso ha senso solo se la regole, se l‘insieme di norme si accetta come valido.

Chi non lo fa non ha bisogno affatto di trasgredirlo: perché non accettandolo, non nominandolo, non legittimandolo, non lo fa esistere.

E cosi nella letteratura.

Se vogliamo dividere il mondo letterario in libri ben scritti, profondi, pieni di comunicazione e senso, questi stessi vanno letti lor signori.

Non giudicati dalla copertina, dal nome della casa editrice o dal pregiudizio verso il suo autore.

E’ una cosa che non tollero e che non vi rendono adatti al mio intento di blog. Non fate per me ne io per voi.

Perché per parlare di un testo io mi approccio a esso come se fossi un foglio bianco.

Ed è il libro che usando la sua penna, la voce silente che tanto mi affascina, scrive su di me.

Io sono il tramite o il messaggero, mai messaggio o protagonista.

Sono il ponte che unisce due mondi che spesso non si incontrano.

Che sono distanti a causa del dio che non riconosco, quello del concetto. Il concetto in les fleurs muore e risorge il senso che si fa portavoce e modella il concetto stesso secondo la sua volontà, il suo bisogno e il suo intento.

Ecco che cosi mi sono approcciata alla bussola del cuore.

Volete sapere un segreto?

Non ho neanche visto il nome dell’autrice.

Sono stata chiamata da qualcosa che si muoveva sinuosa attraverso la trama, convinta che anche stavolta la voce non mi avrebbe delusa.

Ma qualcosa mi sarebbe rimasto attaccato a queste dita che, oggi, grazie a lui si muovono nervose sui tasti.

Ed è questo movimento che mi fa sentire viva, causa di molti troppi refusi che mi strappa un sorriso, uno di quelli veri, come da tempo non aveva.

E se ho compreso che a donarmi questo viaggio è stato un personaggio famoso, complicato e complesso è stato grazie al vostro snobismo fastidioso.

Che ringrazio.

Perché dopo aver letto la bussola del cuore e aver capito chi l’ha composto ho potuto chiudere il cerchio della sua nascita e fare mio il so messaggio.

Eh si.

Sarah Ferguson è la duchessa di York, proprio quella dei rotocalchi, dei gossip e di quel matrimonio fallito in cui nessuno di noi, nel profondo di se, ha mai creduto frutto di una libera scelta.

E nonostante sia stato celebrato nel moderno o in quel post moderno che metteva le ali, in un istante, ascoltando i pettegolezzi e vivendo in seconda persona la vita della sfortunata cognata, siamo stati catapultati proprio nell’epoca vittoriana.

Margaret Montagu Douglas Scott è una rampolla dell’alta società vittoriana, presentata a corte, amica persino della figlia della regina Vittoria.

Educata a prendere in silenzio il suo posto nella rigida gerarchia sociale vittoriana.

Costretta non tanto a un matrimonio senza amore, quanto alla perdita totale della sua identità di persone e di conseguenza alla sua libertà.

E mai come in questo scritto si comprende nel profondo di noi stessi l’orrore di questa costrizione.

La voglia di emozioni vere, il bisogno delle stesse e persino di sporcarsi un po’ le immacolate vesti.

Come se quel fango tenuto fosse la vera salvezza per un anime che rischia di avvizzire.

Presa tra le spire di un vento gelido e senza umanità.

Ecco nessuno meglio di Sarah ci poteva far comprendere dramma di chi si dibatte tra il dovere, il ruolo sociale e la voce del proprio cuore.

Cuore che diventa una bussola e ci guida a est di un confine troppo ristretto. Ed è facile dire “eh vabbè ma adesso possiamo scegliere”.

Davvero miei amati lettori?

Davvero siete capaci di scegliere?

Davvero l’epoca vittoriana è un lontano ricordo o è semplicemente riuscita a adattarsi cambiando voce, cambiando modi e persino vestiti?

La libertà è ancora oggi un grande atto di coraggio.

Ribellarsi alle convenzioni che sono molto più subdole di quelle di un tempo è un atto ribelle.

Che pochi si sentono di compiere, presi dalla frenesia di seguire la scia del sentito dire o di qualche remota invidia.

Oggi non siamo più liberti di Margaret.

Siamo solo più illusi di esserlo.

Costretti a farci influenzare, con una nuova gerarchia, nuove convenzioni, nuovi corsetti che trattengono il respiro.

Restiamo impantanati tra tante troppi obblighi, in tanti troppi schemi mentali appresi quasi a forza, schemi in cui non ci riconosciamo affatto.

Anche qua nel mondo letterario abbiamo fortissime influenze e qualcuno che ci obbliga a scegliere persino le letture, a scartare generi, case editrici, autori.

Ecco che la bussola del cuore ci offre la possibilità di buttare ogni remora al vento, salpare verso nuovi luoghi, sopratutto mentali, ricordandoci che, non basta guardare le linee del volto per vedere qualcuno.

Che non basta sapere il nome per conoscere qualcuno a fondo.

Che a volte bisogna pensare a ascoltarsi nel silenzio e lasciare che quel cuore agisca cosi come deve, come la nostra bussola.

E allora ci guiderà verso ogni luogo persino quelli temuti o sconosciuti, ignoti e pericolosamente affascinanti.

Che sia una lettura contestata.

Un idea osteggiata.

Una smorfia deprecata.

O una scelta temuta.

Saremo ve lo dico, circondatati da biasimo e voci sussurrate, non accettate, non adulate e forse sole.

Ma ogni istante di questa solitudine varrà ogni sacrificio.

Cosi come ogni istante della vita di questa rossa sfrenata sarà solo un canto antico che risuonerà nel profondo di noi stesse, richiamando in superficie quella donna selvaggia che se ne frega di ogni orpello societario.

Che è capace di correre quando deve solo camminare.

E osare andare laggiù, dove anche gli angeli esistano.

Per tutte le ribelli.

Per tutte coloro che a terra si Sentono goffi albatros.

Per chi non riesce a gridare il suo no.

Per chi si sente messo da parte.

Per chi non rispecchia i cannoni di ogni epoca e di ogni società.

Per chi si sente morto dentro costretto a rinunciare ai suoi sogni.

Per chi vuole vivere fregandosene di tutto e tutti.

Per te che leggi e che vuoi dirla la tua opinione anche se non seguirai il coro.

Per te che sei rannicchiata in te stessa.

La bussola del cuore, sarà la carezza, e quella mano che stringerai per osservare, non più timorosa l’altrove, ricco di promesse.

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