Review party “Zetafobia2. La città morta” di Gualtiero Ferrari, Delos Digital. A cura di Alessandra Micheli

Un consiglio.

Non leggete Zetafobia se siete suggestionabili.

Io non lo sono e leggo horror apocalittico, con zombie e demoni incattiviti dalla mattina alla sera.

Ma ammetto che, in questo cotesto storico, in piena pandemia ogni starnuto mi metteva una leggerissima agitazione.

Anzi togliamo leggerissima.

Mi aspettavo da un momento all’altro una città allo stremo delle forze a una civiltà allo sbando senza riferimenti e senza speranze.

E un orda di persona apparentemente normali trasformate in carnivori.

Senza la coscienza dei carnivori ovviamente.

Macchine di morte deputate allo sterminio della razza umana.

E sapete qual’è il vero elemento inquietante di tutto questo?

Che al pari della simpatica strega della spada della roccia, noi potenti, noi tronfi, noi orgogliosi del raggiungimento di ogni conquista scientifica, siamo stati gabbati da un minuscolo, cazzuto, resistente virus.

Ironia della sorte vero?

Eppure dovremmo, appunto per la conoscenza in nostro possesso, aver capito il gioco crudele del dio Ecologico: la natura, signori miei non si può gabbare. Oggi siamo apparentemente all’apice di una catena alimentare che si segnala come vincenti ma domani…beh tutto potrebbe cambiare.

Ecco le sensazioni che dona questo libro sono di agitazione, di claustrofobia, di angoscia e di urgenza.

C’è una fievole speranza ma esiste anche dietro la facciata luminosa della stessa persino la coscienza che, l’uomo questo portento, questo meraviglioso essere creato da u soffio divino, più di angeli e stelle, è straordinariamente capace di piombare negli abissi più oscuri.

Ne è fatalmente attratto.

Zetafobia due diviene cosi una parabola umana non solo di coraggio e di disperazione.

Ma anche di discesa verso i meandri del nostro io oscuro e di orrore.

Perché davanti ai peggiori drammi della storia, alle peggiori oscenità della società non sempre tiriamo fuori il meglio di noi stessi.

E Zetafobia, per quanto libro di evasione (si per me leggere di zombie è evasione mei amati lettori) è anche un po’ sardonicamente critico con il protagonista in assoluto del mondo letterario.

L’essere umano.

Quella macchina perfetta che ahimè si macchia delle peggiori empietà.

Che abbraccia le ideologie più vergognose, che si riempie la bocca di patria e diritti mentre agita al vento le mani lorde di sangue.

E’ lui al centro di questo testo.

E gli zombie, invece, divengono soltanto forme di vita primitive che rispondono a un bisogno atavico: sopravvivere nella loro nuova forma.

Perché e come essi nascono beh lo trovate in questo testo.

E la spiegazione un pò li assolve da ogni colpa.

Da ogni responsabilità.

Un libro incantevole, nonostante la desolazione che mostra che forse non è cosi tanto di “fantasia”.

Per quanto mi riguarda attendo il prossimo capitolo, capace, ne sono certa, di donarmi ancora più emozioni.

Perché il dramma di zetafobia non finisce certo qua.

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