“Una volta è abbastanza” di Giulia Ciarrapica, Rizzoli. A cura di Patrizia Baglioni

Quando si nomina Giulia Ciarapica noi cosiddette book blogger alziamo la testa, sappiamo di chi si parla, tutte noi ci siamo confrontante almeno una volta con lei.

Giulia non è stata solo una delle prime ad utilizzare i social per parlare di libri, con intelligenza, studio, costanza e spontanea genuinità è diventata un punto di riferimento per lettori, case editrici e scrittori.

Oggi Giulia Ciarapica è anche una scrittrice e devo ammettere che ho aspettato un bel po’ prima di leggere il suo libro, avevo paura di non riuscire ad essere obiettiva, temevo che il personaggio Giulia inglobasse la storia.

Avevo torto.

Capita.

UNA VOLTA È ABBASTANZA è il primo episodio di una saga familiare che ha come protagoniste due sorelle: Annetta e Giuliana, la prima bella, appariscente, sicura di sé, pronta ad aggredire la vita, Giuliana invece è una ragazza seria, quasi timida che per molti anni vive nell’ombra della sorella.

Lascio scorrere le pagine e inizio a sentirmi a casa, perché ci sono veramente, l’ambientazione, Casette d’Ete, è un piccolo centro che dista pochi kilometri da casa mia e comincio a riconoscere ogni voce.

Siamo nel secondo dopoguerra, in un luogo dove la politica nazionale fa fatica ad arrivare, ciò che si percepisce con forza è la povertà, la fame che attanaglia le due giovani e la difficoltà ad arrivare a fine giornata.

La zona che diventerà una delle più produttive dal punto di vista industriale, ha come tradizione l’artigianato delle scarpe che stenta a ripartire.

Annetta utilizza stratagemmi, va a rubare nei campi, con uno sguardo che abbonda di malizia abbindola tutti quelli che le sono vicini, allontanandoli quando il gioco la stanca.

Giuliana lavora a testa bassa, con intelligenza e onestà, e si fa voler bene perché lei sì che è una brava ragazza.

Tra le due sorelle così diverse per abitudini e modo di fare c’è comunque un legame intenso, quello che nasce dalle opposizioni che si cercano e da chi nella vita ha condiviso tutto e si conosce.

Eppure tra loro si inserisce Valentino, un giovane alla moda, che piace per la sfrontatezza e la simpatia, lui è un conquistatore e Annetta non gli sfugge.

Ma la giovane non è come le altre, in lei domina il fuoco della modernità che non la vuole donna sottomessa e fedele a tutti i costi, quando Valentino parte per la guerra, lei continua la sua vita.

La rottura tra due orgogliosi è scontata e quando Annetta deve assentarsi per un lungo periodo per curarsi, gli occhi di Valentino vagano pericolosamente sulla sorella Giuliana, lei non è solo una passione, lei è l’amore, è la donna per formare una famiglia.

I conoscenti dei giovani guardano con sospetto alla coppia nell’attesa del ritorno di Annetta.

Si innescano così quelle dinamiche che solo coloro che sono nati nei piccoli paesi comprendono appieno, le questioni familiari perdono i confini della casa, tutti sanno tutto, ma d’altra parte quando le tragedie accadono davvero sono anche pronti a darsi una mano.

La famiglia diventa comunità, la comunità collinare, quella che anche io conosco e amo.

E allora esco per un attimo dalla storia e guardo alla ricostruzione che Giulia Ciarapica ho operato.

Attraverso il racconto di questa famiglia ha descritto lo spirito marchigiano in apparenza discreto e distaccato, e invece duro, forte, attaccato alle radici della terra, rispettoso delle tradizioni ma pronto a sfidare il futuro, timido ma aperto al confronto, chiuso nel forte senso della famiglia ma profondamente accogliente verso il diverso.

Di fronte a questa carta d’identità che si costruisce davanti ai miei occhi, sorrido commossa, perché tra i vari personaggi che Giulia ci presenta riconosco le storie che mi raccontavano i miei nonni e i miei genitori, ritrovo le mie origini.

A trasportarmi totalmente nel periodo storico è l’accuratezza delle descrizioni, dai luoghi agli strumenti da lavoro e l’uso frequente del dialetto che caratterizza ancora di più i personaggi.

A sorprendermi in modo autentico è invece la scrittura, da una ragazza vivace, gioviale e moderna come Giulia mi sarei aspettata una narrazione veloce, immediata e invece ritrovo i grandi classici del Novecento: l’attenzione ai dettagli naturali di Pavese, la capacità di indagare le solitudini di Buzzati e le frasi minime che si alternano ai dialoghi di Grazia Deledda.

La sua è una scrittura che ha risentito dei classici e che si esprime con l’amore da loro suscitato.

Chiudo il libro pensando che UNA VOLTA È ABBASTANZA è sicuramente stata una prova di coraggio perché non solo l’autrice si è messa alla prova, rimettendosi al giudizio di quei lettori che tanto bene conosce, ma ha messo nella storia tutto ciò che per lei conta: la storia familiare, il borgo in cui è cresciuta, le tradizioni che la accompagnano da sempre e la passione sconfinata per la letteratura.

La voce che esce da questo libro è unica, originale e ho voglia di ascoltarla ancora, e per una volta so che sarò accontentata, a breve uscirà il secondo episodio e non vedo l’ora di tornare a Casette d’Ete con Giuliana e Annetta e scoprire quale sarà il loro destino così come quello dei casettari che le accompagnano.

“I casettari sono riconoscenti alle albe silenziose, ai tramonti che nessuno vede perché a quell’ora sono ancora chiusi nei laboratori ad attaccare suole, togliere chiodi, passare il mastice e cucire; tutti sono riconoscenti a quella veste ombrosa che il paese conserva e di cui non vuole liberarsi, perché rispecchia il volto della fatica, del sonno pesante, del temporale che allaga le vie. Una terra che trema e che non si dà pace, dura come la paura, forte come la vita”.

Una terra che conosco e amo in modo viscerale.

Grazie Giulia per averla raccontata.

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