“Codice redox. Progetto Rebirth” di Betta Zy. A cura di Alessia Bertini

La Sesta Compagnia di Codice Redox ci ha lasciato con poche certezze e tante domande senza risposta.

I documenti sottratti al Führer hanno svelato alle forze americane la presenza di una razza aliena sulla terra, gli Ariani, apparenti alleati del Terzo Reich.

I dossier si erano rivelati inoltre la chiave per allentare le tensioni tra le due potenze rimaste in piedi sulle macerie tedesche, gli Stati Uniti e la Russia, portando al crollo del muro di Berlino e al termine della Guerra Fredda.

L’intricata matassa generata dalla politica delle due nazioni e dai rispettivi servizi segreti resta in parte un qualcosa di nebuloso a cui reporter come Brigitte e Isabelle cercano di dare forma.

Per altri, come Chris Devemport, ex agente della CIA, sono incubi ricorrenti da tenere a bada e nascondere, soprattutto al figlio Steven.

Ma trasferirsi in una piccola cittadina americana e diventare un semplice agente di polizia del distretto di Windmill non sono decisioni sufficienti a tenere nascosti i segreti del passato.

L’omicidio di Isabelle Crawford riporta sul tavolo la vecchia scacchiera, con tutti i suoi pezzi ancora in gioco e qualcuno ha già progettato le prossime mosse per arrivare a vincere la partita.

La caccia ha inizio e la ricerca ha inizio proprio da Altair, la roccaforte Ariana, celata sotto i ghiacci dell’Antartide.

Nella futuristica città sotterranea la Compagnia Redox viene accolta con diffidenza, così come era successo in passato con gli umani Anais e Thierry. A Yusek l’alleanza stipulata tra le due razze per trovare e stanare i ribelli Ariani in Brasile sembra un’assurdità e nemmeno le giustificazioni addotte dalla sorella Adany riescono a convincerlo.

Un addestramento mirato con armi, tecnologie futuristiche

e velivoli che nemmeno la NASA sarebbe riuscita a immaginare e progettare.

La supremazia dimostrata nelle biotecnologie dagli Ariani e così sottolineata dai suoi fieri esponenti perde presto ogni connotazione di elevazione per portare i suoi membri allo stesso livello degli umani.

Di fronte alla guerriglia, alle armi e alla ricerca di verità e libertà.

Di fronte ai sentimenti di paura, di amore, di fratellanza.

Di fronte a quell’ignoto dalle sfumature cupe, soffiato fuori come fumo cancerogeno dai polmoni avvelenati di un futuro manipolato.

Betta torna a ricreare atmosfere adrenaliniche in cui la sua Sesta Compagnia e gli alleati Ariani danno vita a missioni dalla scenografia dinamica di un film e dal coinvolgimento pari a quello di un videogioco immersivo.

Acquisiamo esperienza, potenziamo le nostre armi, ne acquisiamo di nuove con cui sviluppare strategie di accerchiamento e assalto. E siamo pronti a scendere in campo e scoprire cosa sia il progetto Rebirth e quale sia il suo scopo.

Ma c’è di più.

Oltre alle campagne esplorative intrecciate su fronti diversi, tra i territori ribelli brasiliani e gli strani accadimenti di Windmill, c’è il tormento di un padre che si apre finalmente al figlio, rivelando il suo passato; c’è amore tra sconosciuti che si riconoscono in emozioni comuni ma che un travestimento rende distanti; le storie di chi è divenuto fuggitivo, prigioniero e persino esperimento.

Questo sequel riesce in soli tredici capitoli ad approfondire la strategia fantapolitica già disegnata nel precedente capitolo della saga e ad arricchire la trama di ulteriori scene d’azione.

Un ulteriore conferma del potenziale che testi ucronici possono dimostrare quando a disegnare quel percorso alternativo è una penna consapevole e padrona, innanzitutto, della storia attuale.

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