“Le due chiese” di Anna Mantovani. A cura di Jessica Dichiara

Come una stampa antica bavarese

vedo al tramonto il cielo subalpino…

Da Palazzo Madama al Valentino

ardono l’Alpi tra le nubi accese…

È questa l’ora antica torinese,

è questa l’ora vera di Torino… (Gozzano)

La magica Torino fa da sfondo, da culla, da protagonista inconsapevole all’impresa del Dipartimento dell’Equilibrio Interno di mantenere l’ordine fra Angeli e Demoni.

Un delitto proprio a centro del cuore nero della città scuote il dipartimento. 

Vittoria, Carlo, Luigi, Nicola e Giovanni sono in cerca di una soluzione e di forze fresche da inserire nella loro squadra.

Giovanni è insofferente ai cambiamenti. Ha uno spiccato senso del dovere. È deluso dalla mancanza di magia nel figlio. È molto impulsivo nelle azioni e nei giudizi.

Laura voleva diventare una grande fotografa e mai avrebbe immaginato di finire col guadagnarsi da vivere facendo la cameriera in un bar. 

La Vista a quanto pare è un dono di un’èlite ristretta e che appartiene alla giovane dai capelli color semaforo.

Laura si trova così invischiata in questa strana e assurda realtà rifiutando il ruolo di fanciulla in pericolo e assumendo quello di una donna in gamba e responsabile. Avvincente la sua presa di coscienza e il percorso condiviso con Michele per imparare ad usare la Vista.

Trovare una sintonia per questi due personaggi così distanti non sarà semplice e sarà fonte di grande impegno e interesse per il lettore che dovrà di volta decidere da che parte stare.

La fama di potere non guarda in faccia a nessuno. 

La Vista è potere e condanna. Chi non ha la Vista fa un po’ la fine del topo in questa storia.

I vampiri smemorati sono una parentesi decisamente originale. In effetti, a pensarci bene, facciamo difficoltà a ricordare gli eventi recenti. Se dovessimo vivere secoli probabilmente la memoria sarebbe il principale dei nostri problemi.

Maddalena, vecchia fiamma di Giovanni, ancora capace di fargli battere il cuore, è un personaggio piuttosto intrigante. Particolarmente ambiziosa e manipolatrice senza scrupoli. Al dì là della sua intrinseca insensibilità rimane prigioniera delle proprie strategie. È molto ben costruita.

Michele invece è di una tenerezza incredibile. Figlio senza Vista del deluso Giovanni, assorbe la delusione del padre e la trasforma in collaborazione con la giovane Laura. Michele ci prova comunque ad allacciare un rapporto con il padre al punto che la sensazione che mi è rimasta è che Giovanni un figlio così non se lo merita proprio. E in effetti… 

Esilarante Christian che alleggerisce la lettura di questo fantasy orgogliosamente made in Italy dal finale decisamente non scontato che prepara la strada a una nuova avventura.

Il Paradiso assume connotazioni particolari e molto meno pacifiche. È una visione originale e sicuramente molto fantasiosa del nostro destino.

Consiglio per la lettura: tenete a portata di mano un dizionario di latino, possibilmente un Campanini Carboni.

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