“Le sette porte. il sogno di un amore” di Giovanni Boschetti, Bastogi libri. A cura di Alessandra Micheli

Inserire la religione in un testo non è un impresa semplice.

Viviamo in un mondo che mette tutto in discussione, che contesta senza mai trovare un alternativa.

Che ha bisogno disperato e penoso di trasgressione, senza ben comprendere cosa sia questa parola dal suono suadente, ma priva di vero e autentico contenuto.

Trasgredire significa tutto e nulla e sopratutto presume un’accettazione del sistema tale da proporre in quel teatrino dell’arte vari personaggi.

Buono e cattivo, virtuoso e peccatore, il trasgressore e il probo sono tutti manovrati dal burattinaio di turno per il diletto personale di chissà quale oscuro volto.

E cosi anche il “ribelle” non è altro che un ingranaggio di quella macchina che vive quasi senza accorgersene che stritola le anime le priva di un qualcosa che le appartiene di diritto.

E questo qualcosa è la religione.

E’ la consapevolezza di essere legati, uno agli altri e gli altri alla rete onnicomprensiva che tutto trascende chiamato con molti nomi ma portatore di una sola essenza.

Gregory Bateson, grandissimo e valente scienziato lo chiamava eco.

Altri lo chiamano Dio.

Altri wyrd o Ogma.

Ma in ogni cosa è quella forza che tutto comprende e tutto trascende, quella bellissima ragnatela luminosa fatta di intricati ma fondamentali legami capaci di farci vibrare all’unisono.

La religione non è che l’indagine della natura di quelle relazioni, di quelle connessioni che formano la vita.

Sia quella terrena che ultraterrena.

In questo libro, le sette porta dell’amore il racconto si fa poesia, umana, molto umana.

Non si parla di morale né di convenzioni sociali proposte da chissà quale dogma.

Ma è storia di formazione.

Ricerca di un perché, di quella sensazione di meraviglia che dovrebbe guidare ogni nostra azione.

Dovremmo avere tutti,forse, gli occhi celesti in senso simbolico di quel bambino che sente il respiro di dio o di Eco, o di Wyrd alitare con dolcezza sul viso.

E che seppur ogni tanto si distrae affascinato da questo dono che abbiamo, indegnamente, ricevuto sa che poi quel respiro torna.

E lo guida su sentirei di arte, di amore in ogni sua sfumatura.

Fino a poter osservare con somma gratitudine quel diamante nella sua interezza. E tornare nelle regioni a cui apparteniamo di diritto.

Liberi dalla tentazione di un ego che non è altro che pastoia per gli occhi.

Noi siamo speciali proprio perché inseriti in quel contesto più ampio.

Cosi come ampio è il cielo, l’universo e la nostra mente.

Capace di toccare vette inusuali e inaspettate.

Capace di sfiorare la montagna di ogni sentimento.

Capace di trovare pace nei ricordi.

Capaci come il protagonista delle sette porte di imparare da questa strana esperienza di vita.
Il dono che può farci Giovanni boschetto è quello di narrare un esperienza che si fa terrena con le parole prese a prestito dalle immensità dell’altrove.

Che finalmente, dopo tanto troppo tempo, torna a riunirsi in un matrimonio fiabesco ma necessario dove realtà e immaginario si amano, si sfiorano si fondono.

E allora non esisterà più la dicotomia che tanto lacere i nostri cuori.

Esisterà solo e soltanto, il Divino che è presente in ogni cosa del mondo, piccola, grande e persino fintamente banale.

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