“Antologia dell’invisibile e altre meraviglie” Di Massimo Pandolfi, In.edit edizioni. A cura di Alessandra Micheli

E’ una giornata di sole, calda eppure al tempo stesso stuzzicata da un vento fresco e profumato.

E’ strano perché tutto intorno tace, in questa città cosi caotica e cosi persa in fumose illusioni.

E’ come se il tempo fosse sospeso e nella strana penombra, creata da serrande abbassate, il muro di fronte a me bianco e disadorno, è abbellito da giochi di luce, strane forme che incantano sia me che il mio tonto felino.

E’ un momento di puro incanto, un pomeriggio di inizio estate che sembra sospeso sull’abisso della meraviglia.

E’ in questo istante, con il libro stretto al cuore che qualcosa dentro la mia rinsecchita anima si smuove.

Troppo impegnata a rincorrere un mondo che non mi piace, a sopportare sensazioni e valori che cozzano contro il grido della mia anima.

Per me il libro non è e non potrà mai essere un evento o un prodotto commerciale.

E’ quello che rende il mio io una landa desolata.

Non posso accettare quel compromesso da tutti legittimato con un tacito consenso.

Ho un disperato, famelico, atavico bisogno di essenza e di immaginazione.

Di istanti come questo silenti eppure rumorosi.

Di corse sfrenate nel bosco con i rami che sfiorano il mio volto accaldato.

Ho bisogno di follie, di quel bizzarro con cui danzare nelle notti di luna piena. Ho bisogno di scrutare tra le pagine del libro ombre che ridono, la cui voce ricorda un tintinnio di campanelli.

Ho bisogno di fumo che si manifesta in figure grottesche eppure familiari.

Ho bisogno che il libro stesso sia una porta verso l’invisibile.

Che solo la mia aliena mente, aliena da un mondo che non riconosco, possa oltrepassare, fiera e orgogliosa di essere scelta per poter portare la mia umana essenza in quell’altrove.

Voglio la possibilità di

riscoprire l’essenza nascoste di un mondo che cerca di parlarci, ma non possiamo – o forse semplicemente non vogliamo- più Ascoltare.

Ed è un attimo.

Le mie dita frementi sfiorano le pagine e assieme a me tutte le creature descritte iniziano a parlare, con le voci che sovrastano la cacofonia di una città che inesorabilmente corre verso la distruzione.

E tutto è sospeso, in un attimo di magia che ci salva e salva anche quest’era fatta di banalità e apparenza.

Dietro la parole di Pandolfi io ritrovo non soltanto la passione per la lettura ma quella me stessa, uccisa, vilipesa dalla fretta di questo istante, dalla volontà di rendere tutto numero, tutto commerciabile, tutto sponsor.

Tutto vendibile.

Questo mondo che ci racconta in like, in visualizzazioni, in dati che scorrono su un monitor. E che ci ruba come un satanico patto..la fantasia.

E la musica che la fantasia stessa produce ogni volta che sfogliamo le pagine di un libro.

E adesso, con tutti questi invisibili, oscuri e luminosi esseri, e attraverso la magia della parola del cantastorie Massimo, una lacrima macchia la pagina.

Lacrima di gioia e id nostalgia, anche di dolore per quel pezzo di me fagocitato dal mondo.

E accade il miracolo.

Quella goccia di sale viene assorbita dal libro stesso.

L’antologia dell’invisibile freme tra le mie mani.

E diventa quasi viva, calda e fresca al tatto.

Perché questo fa un libro.

Nutrirsi di noi, della nostra anima, cosi come noi stessi ci nutriamo di parole, di emozioni e di sentimenti per poter essere ancora e di nuovo vivi.

E allora io spero, lo spero con tutto il mio cuore, che la stessa magia accada a ognuno di voi, che avranno il coraggio di oltrepassare la soglia, prendere in mano questo prezioso volume e credere che l’impossibile in fondo sia soltanto una questione di prospettiva e di allenamento.

Io come la Bianca regina mi allenavo a credere fino a sei cose impossibili prima di colazione!”

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