“Ordito di racconti sconnessi. volume uno” di Maurizio Maltese. A cura di Patrizia Baglioni

Io ve lo dico: ho sempre amato le raccolte di racconti.

Le narrazioni brevi di solito mi conquistano per la capacità di racchiudere una storia compiuta in poche pagine.

La brevità ha la sua bellezza.

MAURIZIO MALTESE con il titolo dell’opera ci avvisa: la raccolta è formata da racconti tra loro diversi, ma un filo lega intrecciati un signore di un castello, un ragazzo in una comunità di recupero, un detective cyberpunk e altri ancora.

Ho una certezza, mi trovo davanti a un testo ispirato, dove alla storia si fondono valori, sentimenti e le situazioni raccontate, anche se ambientate in mondi fantasiosi, mantengono sempre un certo realismo.

Nel primo racconto KANSLAN E’ MORTO, si racconta la violenza, lo scontro fisico, nella sua semplicità, nel suo dibattersi tra vita e morte, tra necessità e libertà.

“Che cosa passa per la mente del signore? Che cosa in quella del prigioniero, ora libero di combattere per la libertà restituita? Nulla. Oppure, se fosse davvero qualcosa, sarebbe la stessa in entrambe le menti? I due combattenti che non possono che combattere, equivalendosi, come due cresciuti insieme, una vita fa, mille vite fa. Fianco a fianco. Nemici eppure indivisibili.”

I due combattenti si affrontano in una danza che non è più quella tra due uomini ma tra due casualità in cui “la vita è stata ancora una volta abusata. Struprata. Rimossa.”.

In ONIRICA MALINCONIA tutto sboccia da un incontro di fragilità, in una sera si genera un riconoscimento. E ciò che stupisce è che a volte basta poco per assorbire il male, quello che logora, che genera lacrime, a volte basta una parola, un sorriso. E dal dolore si genera vita, speranza.

Mi lascio assorbire dall’ordito, comincio a riconoscerne la circolarità e incontro Alex in PERSONALISSIMO BUIO che cerca di ricostruire se stesso in una comunità di recupero dove incontra il suo idolo musicale.

Ecco la musica si accorda bene a questo testo, riconosco un ritmo di fondo, una melodia che mi conquista, e una storia commovente, che mi porta a riflettere.

“Credimi, tu puoi avere un impatto positivo sulla vita della gente. Anche sulla tua.”

Mi imprimo questa frase nella mente, non è casuale, sembra ricorrere tra le tematiche trattate e restituisce unità all’ordito.

La questione della responsabilità, della miseria umana, dello sfruttamento dell’altro e dalla salvazione, della resurrezione dal male, fanno di questo scritto una riflessione esistenziale, un perdersi per ritrovarsi anche in mondi governati dal consumismo.

Il punto resta sempre e comunque la verità, aggirata e cercata fuori e dentro di sé e affidata ai nuovi strumenti tecnologici.

Unico dispositivo di ricerca resta la bellezza.

“Strumento spacciato per perfetta macchina di innovazione del genio, l’eterno mutamento che assicura novità e rinnova la creatività infinita di un autore. La verità la sa anche lei, a questo mondo di infinito non c’è davvero nulla, forse soltanto la miopia di noi uomini. Minuscolo, prego. Il punto è che la spinta ad affermarsi, aa realizzarsi – professionalmente, ma artisticamente, ancora di più – trovare la propria voce, può effettivamente motivare qualcuno a produrre bellezza se ha gli strumenti adatti per creare e comunicare.”

Mi interrogo, forse l’autore si sta rivolgendo proprio a me.

Amo questi testi che piuttosto che rispondere stimolano domande, mi incuriosiscono, mi motivano e soprattutto mi arricchiscono.

Grazie Maurizio Maltese.

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