“Solo andata Transilvania” autori Vari. A cura di Alessandra Micheli

La Transilvania resta incisa a fuoco nella tua anima.

Non si scappa dalla sua malia.

Fidatevi.

Resta nel cuore quell’atmosfera da fiaba, quel senso di perenne meraviglia, quel qualcosa che ti stringe il cuore con mani artigliate e lascia una cicatrice bruciante a pulsare, mentre come in un film, scandisce ricordi indelebili.

Eh si miei amati lettori.

Quella parte della Romania non può passare inosservata.

Non è un viaggio comune, non quelli a cui siete abituati.

Quei boschi adombrati dai rami intricati, quegli scorci opalescenti parlano con una voce suadente e graffiante, voce che conoscete molto bene, che è dentro il vostro DNA e riesce a farsi strada nella cacofonia di rumori assordanti in alcuni periodi dell’anno.

Quelli in cui il velo che ci separa da quelle gotiche fiabe si squarcia.

E tutto diventa reale.

Orrore, maestosità, poesia, suoni di uccelli notturni come musica soave, fantasia, immaginazione e terrore.

Ma anche grottesco, quel fascino che il momento dell’addio esercita su di noi, anche se non vogliamo ammetterlo a noi stessi.

Se si parte per la Transilvania non si torna indietro.

E’ un biglietto di sola andata.

Non puoi più lasciare le suggestioni che ti aspettano dietro la foschia.

Dietro la caligine di nuvole grondanti di pioggia.

Perché in fondo non è solo un pese geograficamente posizionato in qualche parte di quell’Europa considerata da tutti come una snob vecchia signora presa a ricordare con voce lamentosa gli antichi fasti.

E’ un luogo dell’anima.

Cosi come Halloween non è una semplice festa ma è e resta uno stato mentale. La Transilvania diventa quel posto segreto che ti cullava da bambino.

Luogo di sogni sfrenati e di strani giochi alla luce di una luna solitaria.

E’ qualcosa di infinitamente tuo e prezioso.

Animata da balli macabri, da grotteschi vampiri, eleganti e sempre uguali a se stessi, di immonde creature incapaci di perdonare, di grotte che conservano segreti e strane energie.

Di tutto quello che in fondo si chiama mistero.

E come può un semplice, misero, inutile essere umano, resistere a questo arcano richiamo?

Noi sappiamo e lo sappiamo perché è scolpito profondamente in noi stessi che le creature oscure, la corte fatata che adora l’inverno, è in fondo una nostra eredità.

Dove si agitano i nostri impulsi più reconditi.

Dove il grottesco, il weird e l’inconsueto ci raccontano una storia diversa, che porta a noi profumi esotici.

Ci racconta la storia dietro la storia.

Sorrisi sghembi, e fameliche fauci aperte.

E’ il cuore di ogni oscurità ma anche il fulcro di ogni luce.

Perché in solo andata Transilvania, in questo onirico viaggio, attraverso la maestria di racconti diversi, di voci diverse di anime cangianti noi in fondo ci sentiamo davvero a casa.

Stanchi di indossare le stesse maschere.

Stanchi di mentire e di assecondare ogni convenzione.

Stanchi di essere esposti alla luce del sole, alla brama del presente e della realtà che ci rende a volte avvizziti e inermi.

E’ nella notte più cupa, è nella nebbia più fitta che la pallida faccia stanca, abbandona la sua compostezza e ghigna con una bocca forse un po’ troppo irta di denti aguzzi, ma libera di non nasconderli più, ma di farli luccicare alla luce di una luna sorniona.

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