“La doppia traccia” di Andrea Gerosa. A cura di Alessandra Micheli

Torna la bravura di Andrea Gerosa a tenerci con il fiato sospeso.

E ve lo devo dire miei amati lettori, lo attendevo con ansia.

E non solo perché ogni suo libro è una garanzia, non solo per la perfezione delle trame, per l’umanità di ogni suo personaggio, ne per quel male che appartiene in fondo a noi, alle distorsioni della nostra società.

Ma perché ogni suo testo mi regala riflessioni.

E sapete quanto io sia in fondo legata all’arte del pensiero.

Senza la quale non saremmo nulla, se non esperimenti di qualche gloriosa divinità che si auto celebra creando.

Invece no.

Siamo non solo parti del suo immenso se, ma anche particelle senzienti, in continua evoluzione e al tempo stesso attratti e sedotti dall’abisso.

E quest’abisso, quello di la doppia traccia è uno dei più insinuanti che l’umo abbia mai incontrato.

E’ la certezza di essere nel giusto.

La sicurezza che dio è con te.

La volontà assurda di assurgere a qualche oscura divinità vendicatrice, nemesi del male più abietto.

E cosi molti scambiano l’ossessione per religiosità.

Il dogma per verità assoluta.

E la mappa per il territorio.

E questo accade sempre.

Anche sotto i nostri occhi, oggi in questo modo che va sempre più a rotoli.

Noi e gli altri.

I buoni contro i cattivi, il bene assoluto e il male altrettanto assoluto.

In questo schematizzato mondo la lotta è quasi giustificata.

E ogni distorsione, ogni imperfezione lungi dall’essere quasi venerata diventa il peccato da dover redimere.

Quella purezza da ricercare a ogni costo, quasi dimenticando che in fondo nella parola stessa di sacro esiste una duplicità che lo rende unico e speciale tanto puro da essere per ironia della sorte cosi impuro.

E cosi Veloso stavolta non può agire da solo.

Si fa aiutare da un amico che al tempo stesso decide di compiere una sua personale crociata.

Contro quel male che non è più solo abominio ma scelta consapevole.

Scelta costante di ergersi a sommo giudice e usare le mani acuminate come forbici, per recidere le altrui esistenze.

Ogni lotta è pertanto guidata da un bisogno, da un ideale, da un sogno.

Ma in questo terrificante quanto meravigliosamente poetico testo emerge un altra grande verità.

È solo insieme che si vince.

Mai da soli, mai sole sperse in un oceano troppo vasto da attraversare.

Non vincerà mai io contro te.

Ne noi contro altri.

Vince il noi solo quando è creato proprio perché sconfigge una logica egoistica e personalistica.

Ecco cosa mi porto con me dopo quest’avventura.

Che è soffocante e altrettanto meravigliosa.

Che mi ricorda che essere umano significa solo una grande unica verità/opportunità quella di partecipare.

Quella di creare magnifici insieme da cui nulla è isolato ma tutto è compreso.

E cosi mentre una lacrima saluta il finale ringrazio come sempre Andrea per avermi reso un po’ più ricca .

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