Il blog consiglia “Les enfants de la lune” di Felicia Lo Cicero, Eretica edizioni. Da non perdere!

Li chiamavano bastardi, figli della clandestinità. Les enfants de la lune è l’indignante quanto poetica espressione mediante la quale in Francia venivano additati. Come tacere ai perbenisti che gli Orléans discendono dal conte di Tolosa, uno dei bastardi del Re Sole?

“Les enfants de la lune” rivendica una raccolta di scritti la cui dignità ontologica trova la sua più gloriosa formulazione teorica nella condizione della non legittimità. Se nei “sistemi” che elargiscono il diritto su disposizione volontaria della servitù l’illegittimità è un principio che indica la non conformità, in botanica dicesi dell’impollinazione e conseguente fecondazione, quando il polline di un fiore germina sullo stigma dello stesso fiore, rendendo possibile l’autofecondazione. Orientando la nostra riflessione sulla sistematica degli organismi vegetali, possiamo conclamare che i figli della luna sono i figli di quella cupa civetteria, che al pari di Dio, li ha resi causa sui ipsius. La loro potenza deriva da se stessi.

A mente avveduta, la sventura della non naturale filiazione appare essere solo un temerario tiro giocato con la main gauche fra le due possibilità su cui oscilla il destino della lotta: vincere o soccombere.

Nel mercato dell’illusione civilizzatrice, laddove la giustizia in “libertà condizionata” leviga gli eccessi di un sistema disumano, “l’arte del grande ritmo” nello stile del periodare racconta il proprio enigma con il mezzo del giusto agire, vale a dire compromettendosi a ogni passo. E a ogni passo, la mia parola lega il proprio nome agli emarginati, ai rinnegati, a tutti i disgraziati esiliati nell’ombra di una vita assente in un mondo parodistico sprofondato nella becera disumanità, produttore di morte e di menzogne redditizie.

I figli della luna sono da me onorati come i primi fra le genti, guardiani notturni senza sopportazione né dissimulazione, senza vendetta né perdono, che vanno errando su nuvole pesanti nell’eternità ciclica del senza tempo. Uomini che stanno prima o dopo l’universo sacro. Esseri che disconoscono la destrezza del dividere senza inimicare, che come Quijote, ragionano con la volontà apprendendo la propria eroicità dalle loro stesse viscere; esseri che sanno di essere ciò che vogliono essere. Siffatte creature pronunciano parole che grondano della carne l’illusione matura, rinnovando il proprio desiderio nella parola “mai”. Sono loro! Individui blasfemi la cui fede è l’assunzione di una scomoda responsabilità; disoccultatori di verità storiche che vanno sottraendo il terreno culturale usurpato all’avvenire.

Ponendo al centro della scena quel Cristo contestatore, figlio dell’uomo e maestro di giustizia, il cui impulso collettivista disprezzò il potere e la violenza nell’attesa di una speranza compiuta nell’utopia, “Les enfants de la lune”avvinghia la propria illegittimità sino all’avvento dell’anarchia.

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