“Perpetual life one” di Linda Talato, Delso Digital. A cura di Alessandra Micheli

L’uomo è davvero una delle creature preferite da dio.

E’ dotato di ogni ingegno, capace di destreggiarsi in un cosmo che gli è ostile.

E’ capace di elevarsi al di sopra di ogni creatura, in possesso di un libero arbitrio e di una capacità di scelta che lo rende più di angeli, coronato di gloria e stelle.

Una creatura magica, sfuggente nata cosi dicono i miti da un respiro di dio. Eppure…

Tutta questa perfezione sembra svanire se solo si da un occhio al futuro.

La, in quella valle nebbiosa ove non osiamo posare lo sguardo ci attende una losca figura vestita di stracci, dagli occhi di brace e dal ghigno sardonico.

Lei con una mano ossuta ci fa cenno, in ogni istante di avvicinarci a lei.

E se neghiamo la sua vista lei ride, ride con una strana voce che sembra richiamare il lamento del corvo e mille catene che strusciano il suolo.

Lei è signora morte.

La spaventosa regina delle nostre misere esistenze, colei che con la falce da un taglio al filo che ci unisce a questo piano di realtà.

E’ la morte il nostro peggior nemico miei amati lettore.. per gabbarla facciamo di tutto.

Indossiamo raffinati mantelli intessuti di tele di ragno.

Ci nascondiamo alla fine del sentiero.

Usiamo la musica per distrarla o farla ballare fino all’oblio.

Oppure rinunciamo a ogni resistenza, ma per scordarci che esiste annebbiamo la nostra mente con troppi vizi e nessuna virtù.

Cerchiamo l’eternità nel potere, nel sesso, nella sopraffazione.

Pestiamo con ferocia questa brulla terra sperando che la nostra impronta possa parlare di noi.

O sfidiamo quel dio che ci ha creati con amore, divenendo arroganti, superbi e tentando di imitarlo, ricreando quella stessa magia chiamata vita in laboratorio, agendo sulla particella che ci parla di quel dio assiso sul trono: il DNA. Tentiamo di svelare il suo segreto.

Di guardarlo in faccia quella arcana maestà per chiedergli perché?

Perché se l’uomo è cosi speciale, se ha dato a lui potere di nominare il mondo, fatto cosi immenso, cosi superiore agli angeli ha messo un finale alla sua storia? E perché questo finale non si può cancellare o rendere..perpetuo?

Ecco che dalle nebbie di questi misteriosi dolori, Linda Talato crea un libro che è soffocante come quelle terrificanti domande che si agitano nella mente. Terrificante per la sua conclusone e per le scoperte che ci mostra.

In perputal life si è raggiunto il sogno dei sogni: sconfiggere la morte e diventare eterni.

Continuare a vivere per sempre con la possibilità di ricominciare ogni volta da zero e di essere davvero Dio.

Esistenza infinita.

Senza più affanni, paure e sogni angosciosi di notte.

Senza la coscienza di aver sprecato ogni istante, gli stessi divengono senza tempo.

E in realtà il ritmo di questa folla corsa rallenta e diventa quasi pigro, quasi sonnolento.

Perché ossessionarci con il tempo se questo, per noi perde significato?

E cosi i perpetui si beano della loro nuova condizione, e questo li porta a rivalutare ogni rapporto.

Che non diventerà mai più duraturo perché tutto è immobile e infinito.

Nulla si crea e nulla si distrugge.

E lo si tocca con mano.

L’amore, l’afflato verso l’eternità perde di significato e interesse.

E persino il ricordo, quello che in fondo ci fa battere il cuore non pulsa più.

Non ha più ragione di pompare il sangue al cuore e al cervello, perché non esiste più attesa, rimpianto o bisogno di ricordare, se il tempo ha smesso di dominarci.

Eppure..in questa meravigliosa situazione idilliaca è il terrore a fare da padrone. Immaginate.

Voi siete eterni, siete dei perpetui.

Presto il ricordo dell’umanità perduta svanire a si perdere in infinite possibilità che saranno sempre scenari ripetuti in un loop infinito.

Nessuna necessità di mordere la vita, di correre per ingannare il tempo, significano stasi e immobilismo infinito.

E magari il pensiero, quel cervello programmato per poter vivere, diventerà il peso che ci portiamo avanti, la nostra condanna.

Perché la fine è anche un modo per riavvolgere il nastro, farei conti con se stessi e dormire.

Per poi chissà risvegliarsi un un altra forma e in un altro luogo.

Noi siamo programmati per un movimento incessante, per essere e poi morire per rinascere.

Il cervello non è pronto, non è assolutamente programmato per restare fermo.

E in quella strana forma di purgatorio i nostri demoni, quelli a cui con la morte si sfuggiva, divengono i nostri nuovi carceriere, una perdita, un amore perduto, un dolore lieve che diventa un rombo di tuono.

E sopratutto la coscienza di non avere più e mai più, nulla per cui alzarsi la mattina.

Perché quando tutto è disponibile nulla si stringe davvero tra le mani.

Un racconto inquietante, apparentemente benevolo che cela tutta la ferocia insita nel sogno umano di essere senza tempo.

Ed è potente ogni immagine che la Talato rievoca con una maestria degna di ogni maestro dell’oscurità.

E la vita eterna diviene in questo libro il vero, orrore e la vera dannazione.

In fondo, per una mente ben organizzata la morte non è che un atra esaltante avventura.

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