“La misteriosa scomparsa di don Vito Trabìa” di Sebastiano Ambra, Newton Compton. A cura di Jessica Dichiara

Mason Cooley quasi cent’anni fa scriveva che leggere ci dà un posto dove andare anche quando dobbiamo rimanere dove siamo.

Non è solo un aforisma e uscendo dalla lettura di questo giallo ne abbiamo la prova inconfutabile. È un piacevolissimo viaggio in una città che per secoli è stata culla di diverse civiltà.

Palermo

Palermo mangia la freddezza e il distacco

Palermo parla ad alta voce

Palermo nasconde “il più meraviglioso” angolo della terra

Palermo si mostra come una grande tela cangiante a ogni sussulto del cielo 

Palermo semi-addormentata, è carezzata dalle urla rotonde di chi abbanniava dalle parti dei mercati 

Palermo la Zisa, il vento e i diavoli

Palermo piena di storie 

Marlena detta Lena, ispettore che si trova a dover gestire la ricerca del latitante Don Vito Trabìa, l’ultimo capo dei capi, viene praticamente scelta dal rapitore stesso che la contatta sfidandola.

La ricerca di Marlena non procede in maniera ortodossa ma è costellata di enigmi e prove che la me lettrice vorrebbe risolvere prima ancora del nostro ispettore quasi fosse una sorta di competizione. La mia lettura dunque non è scappata via veloce come il giallo normalmente richiede ma ha avuto diverse pause durante le quali ho costretto i personaggi ad aspettare i miei ragionamenti. Ho azzardato in sostanza una lettura interattiva incaponendomi e costringendo i miei familiari a intervenire nella risoluzione. Decisamente divertente.

In mezzo alla caccia Sebastiano Ambra inserisce diversi personaggi che mescolano le carte della ricerca facendo ritrovare il lettore nel mezzo di riunioni di mafia in cui gli interessi dei vari gruppi si intrecciano con la rocambolesca ricerca del nostro latitante. 

Conosciamo anche i retroscena della vita privata dell’ispettrice Marlena Di Giacomo che ci fa perdere la bussola tra i vicoli di una splendida quanto misteriosa città.

Con Lena riscopriamo l’utilità e l’importanza di una laurea in lettere. È una donna appassionata, forte, intrigante e dissacrante, che non ha bisogno della perfezione per essere perfetta. Il fuoco tra la nostra protagonista e lo psicologo toscano “fuori posto” Leonardo Colli che la affianca nella ricerca rende tutto molto frizzante. Assistiamo alla nascita di un’amicizia con tutte le dinamiche di affetto e di passione che la sottintendono.

La trama ricchissima non rimane mai sulla strada maestra, gira, curva, svolta, torna indietro, si muove e ci lascia con la voglia di leggerne ancora perché ci soddisfa senza saziarci, proprio come un bel viaggio.

Consiglio per la lettura: cognac dentro un calice panciuto e la lettera rubata di Edgar Allan Poe a portata di mano.

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