“Tutta colpa del gatto” di Miranda Dickinson, Newton Compton. A cura di Alessandra Micheli

Ogni tanto lascio i miei amati zombie per potermi riposare tra le braccia della poesia.

E nulla di più poetico di una vita che ricomincia, che ha il coraggio di raccogliere i cocci e scegliere con coraggio di credere di nuovo non c’è.

Vedete spesso noi pensiamo che le storie d’amore sano doverosamente obbligate a percorrere chissà quali sentieri irti di salite e discese, che l’incontro sia un luna park di emozioni di passioni, di sensazioni che mirano all’acme.

Senza questa frenesia una storia rischia di non darci il brivido e di non farci sognare.

Lacrime e drammi, amori anche eccessivi ecco cosa abbona spesso nella nostra letteratura che di rosa oramai ha poco.

Perché ve lo dice questa vecchia signora l’amore non vi fa soffrire.

Non vi toglie il sonno.

Non vi fa colare il mascara.

L’amore sopratutto ci vede benissimo ragazze mie.

Non ha bisogno di disegnare volti perfetti o di raccontare caratteri forti e volitivi.

Ne uomini affascinanti borderline perché pieni di dolore e di cicatrici.

Gli uomini, quelli veri sanno piangere.

Eh si.

Sanno crollare, sanno chiedere aiuto e sanno accarezzare con delicatezza il pelo soffice di un gatto.

Nonostante l’apparenza di durezza.

Nonostante l’aspetto da “macho”.

Sono si sull’orlo di un abisso ma sanno anche che è quel rischio che può far spuntare le ali dietro la loro martoriata schiena, costretta da uno zaino troppo pesante.

Sanno che non cadranno mai davvero giù, nell’antro nero.

Ma potranno volare via fieri incontro al sole.

Senza farsele scottare quelle piume.

E le donne sono forti, decise, orgogliose, cosi caparbie che quando le leggi dici cavolo cosi posso essere.

Non sono fanciulle in attesa che qualcuno le salvi perchè si salvano da sole. Anche se le mani non sono soffici e morbide.

E sapete il bello?

Che queste anime che sono passate attraverso il dolore per rinascere, che hanno perduto tutto ma mai, e sottolineo mai se stesse, in cerca sempre di nuovi equilibri posso guardarsi.

Stringersi, abbracciarsi e lasciare da parte pregiudizi e paure e provare a osservarsi uno negli occhi dell’altro.

Con fiducia e speranza.

Ecco queste sono le storie, quelle vere, quelle fatte di piccoli sottilissimi fili dorati, di colorati arcobaleni che non sono certo smorzati da nuvole cariche di temporali e di furia.

Sono in quei momenti che ci si guarda davvero.

E si guarda dietro le linee del volto, si conosce davvero la persona e non solo il suo nome.

Ecco tutta colpa del gatto è una di quelle storie che ti entrano dentro proprio perché reali, cosi vere e cosi splendide perché in questo libro l’amore che sboccia profuma di speranza.

Profuma di sorrisi, profuma di un si che dobbiamo ogni giorno saper dire alla vita.
Si mi rialzo.

Si ci provo.

Si oso.

Si voglio tornare a far battere il cuore.

Si, lascio le lacrime per una strada fatta di gioia e perché no di prove da superare assieme.

Amo questo libro perché è fatto di cose genuine e di persona con un forte equilibrio.

Di chi nella tempesta ha imparato a danzarci.

E lo ammetto.

Anche perché un gatto sornione ci mette lo zampino.

E con un enigmatico sorriso lascia che due cuori cantino assieme.

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