A nove anni dalla scomparsa di Paolo Dall’Oglio s.j. la storia della sua Comunità oggi presente in Siria, in Iraq e in Italia

Paolo Dall’Oglio e la Comunità di Deir Mar Musa Un deserto, una storia di Francesca Peliti
disponibile nelle librerie da venerdì 22 luglio, sarà presentato giovedì 28 luglio alle ore 11:00
presso la sede FNSI corso Vittorio Emanuele II 349, Roma


Interverranno:
• Cenap Aydin, direttore Istituto Tevere – Centro pro Dialogo;
• Immacolata Dall’Oglio, sorella di p. Paolo;
• Giuseppe Giulietti, presidente FNSI;
• p. Federico Lombardi s.j., presidente Fondazione vaticana
Joseph Ratzinger-Benedetto XVI.
Coordinerà l’incontro Riccardo Cristiano, vaticanista.
Sarà presente l’autrice.


Sono passati quasi nove anni dalla scomparsa di padre Paolo Dall’Oglio e abbiamo continuato a pensare a lui e ad attendere. Intanto non abbiamo potuto non interrogarci innumerevoli volte sul destino della Comunità di Deir Mar Musa da lui fondata, che pure ha continuato il suo cammino, ben oltre quanto molti si sarebbero aspettati.
Come mai e come? Perché e con quali prospettive?
Questo libro ci racconta e ci spiega molte cose, dando giustamente lo spazio principale alle testimonianze personali di tutti i membri della Comunità che ne fanno parte finora, o di altri che hanno partecipato più profondamente al suo cammino nel corso degli anni. Paolo è presentissimo, come origine, guida e ispiratore di questa straordinaria avventura, e anche con le sue lettere. Ma non c’è solo lui. Ed è proprio per questo che la Comunità c’è ancora.
(dalla prefazione di p. Federico Lombardi s.j.)
La storia
«La faccenda cominciò nell’agosto del 1982… per fare i miei esercizi spirituali scelsi allora di andare al monastero diroccato di Mar Musa a 18 km, da fare in parte a piedi, ad est della cittadina di Nebek, in una zona dirupata e deserta della Siria centrale… Se una chiesa di pietre non è l’espressione di una comunità vivente, andrà certo in rovina; il nostro monastero in rovina ci chiama a ricostruire una chiesa viva».
(p. Paolo Dall’Oglio, lettera da Beirut, 1985)

Quel luogo e la spiritualità che ne emana diventano la missione del giovane gesuita che ha, oltre alla vocazione, l’idea di un punto di incontro fisico e simbolico fra Oriente e Occidente.
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Nel corso di lunghi anni la visione teologica e spirituale di padre Paolo ha coinvolto un gran numero di persone, le ha colpite, cambiando il corso delle loro esistenze. Dal 1982 il monastero di Mar Musa al-Habashi, ovvero di San Mosè l’Abissino, è diventato un saldo punto di riferimento per il dialogo islamo cristiano ed è passato attraverso numerose trasformazioni, sopravvivendo alla guerra, alla minaccia dell’Isis e al rapimento
del suo fondatore avvenuto a Raqqa il 29 luglio 2013.
Questo libro ne racconta la storia attraverso la voce dei protagonisti.
È un viaggio iniziato per mano di padre Paolo, ma che non è finito con la sua scomparsa. Al contrario. In questi scritti la Comunità rinnova un voto di fede che trascende le vicende storiche per rimettere al centro il pensiero del suo fondatore. Oltre le testimonianze dei monaci, delle monache e dei laici che a vario titolo hanno fatto parte di questa storia, alcune lettere che p. Paolo ha inviato agli amici nel corso dei primi anni
accompagnano parte di quel viaggio; sono dodici lettere in tutto, la prima del 1985, l’ultima del 1995: è il suo racconto di quel periodo. Francesca Peliti ha voluto inserirle tra le testimonianze senza tener conto del tempo, così attraverso le parole di p. Paolo il passato ritorna presente.
La Comunità di Deir Mar Musa, è costituita oggi da 8 membri, 1 novizio e 2 postulanti. A questi si aggiungono i laici che a vario titolo lavorano e collaborano nei tre monasteri: Deir Mar Musa, in Siria, Deir Maryam al-Adhra a Sulaymanya nel Kurdistan Iracheno, e il monastero del SS. Salvatore a Cori, in Italia. Purtroppo il monastero dedicato a Mar Elian (san Giuliano) a Qaryatayn – un’oasi sulla strada verso Palmira – è stato distrutto dall’ISIS nel 2015. Qui è stato rapito a maggio 2015 fra’ Jacques Mourad, parroco della piccola
comunità cristiana locale. Mar Elian aveva accolto durante la guerra molti sfollati e con grande dedizione e passione fra’ Jacques aveva lavorato per mantenere viva l’armonia tra i cristiani e i musulmani anche nei momenti più bui. Grazie a Dio, Jacques è tornato libero dopo 5 mesi di prigionia.
Anche il monastero a Sulaymanya ha accolto dal 2014 al 2018 numerose famiglie fuggite da Qaraqosh per l’avanzata dell’ISIS.
Ospitalità abramitica: è una priorità della Comunità, quella che praticarono i monaci in ogni epoca: ospitalità fatta di servizio, misericordia e perdono, ospitalità di saggezza e direzione spirituale, ospitalità della mensa comune e del silenzio, ospitalità dell’accoglienza dell’altro nella sua ricchezza e nel bisogno, il suo carisma particolare e la sua sete spirituale.
I diritti d’autore derivanti dalla vendita del libro saranno devoluti alla Comunità di Deir Mar Musa

L’autrice
Ha lavorato per 15 anni nell’azienda tipografica di famiglia, quindi dal 1990 al 2014 si è occupata di editoria e comunicazione con il fratello Mario (Peliti Associati). Oggi, collabora con il marito Federico Castellucci nell’azienda agricola nelle Marche, studia teologia e si adopera con altri amici per dare sostegno alla Comunità di Deir Mar Musa.

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