“L’isola degli sciamani” di Kim Jay, Edizioni le Assassine. A cura di Alessandra Micheli

Di romanzi ne ho letti a bizzeffe, di ogni autore proveniente da quasi ogni angolo del mondo.

Giappone, Asia, Africa e persino Oceania.

Ma la Corea beh mi mancava.

Eppure adesso i loro prodotti artistici, manga serie TV e opere di narrativa sono diffusissimi.

E io dovevo assolutamente colmare questa atroce lacuna.

Quindi immaginate la mia gioia nell’avere tra le mani, in quell’antro oscuro di Torino il libro della nostra Kim Jay edito dalla sempre meravigliosa realtà delle Edizioni le Assassine.

La curiosità uccise il gatto, direte voi.

In questo caso ha dato invece nuovo vigore al mio felino interiore, proprio in virtù della difficoltà tutta occidentale che si è presentata nella lettura.

Perché parlo di difficoltà?

Perché il nostro modo di leggere, la percezione di cosa debba essere un thriller, un giallo o un noir è stata educata da una sorta di predominanza di una visione etnocentrico che ha come punto di riferimento la letteratura anglosassone e europea.

Loro hanno dettato le regole e continuano a viaggiare nascoste nella nostra psiche profonda convincendoci che è cosi che si scrive quel genere.

Nonostante le differenze culturali poi, noi e il mondo americano, inglese persino francese e scandinavo abbiamo riferimenti comuni.

Possiamo litigare sui nomi, sulla pronuncia, ma il modus operandi è un qualcosa che stuzzica il nostro vissuto etnologico e sociale.

In sostanza l’Europa non è poi cosi diversa se non per latitudine e longitudine, per lingua e per piccoli elementi culturali che, però a un analisi attenta sono riconducibili a ceppi comuni.

Ecco che leggere non fa altro che rinsaldare legami antichi tra noi e l’altro definendo cosi una percezione come occidentale.

Ebbene questa esiste, almeno in teoria e nell’approccio educativo e percettivo se non cosi dicono gli esperti, nei fatti scientifici.

Ecco che approcciare il mondo asiatico e persino arabo diventa una vera a propria sfida.

Ed è questo che mi ha intrigato del libro l’isola degli sciamani.

Mi sono trovata catapultata in un mondo oscuro e ostico, totalmente alieno e pertanto fortemente affascinante.

E’ stata una scoperta lenta, molto ardua ma terribilmente suadente che non permetteva alla tua mente di distaccarti Dalle SCENE ma la tempo stesso ti costringeva a fermarti, ansante e in preda a dubbi e domande.

Perché il mondo che viene ritratto in questo romanzo noir dalle sfumature thriller è assurdo, a tratti soffocante e al tempo stesso contraddittorio e coerente al tempo stesso.

Due anime escono con prepotenza fuori dalle pagine: quella iper-tecnologica che ha come conseguenza l’alienazione e quindi la rabbia giovanile e adolescenziale e un ossessivo attaccamento alla tradizione.

E’ un mondo in bilico, un mondo che tenta di amalgamare il vecchio e il nuovo, un mondo in cui appunto a causa di queste spinte eccessivamente contrastanti è sempre sull’orlo dell’abisso della psicosi.

Ed è tutto raccontato con uno stile lucido, quasi asettico e al tempo stesso terrificante: la Jay non scrive ma esegue perfette sceneggiatura, brandelli di istantanee non solo di delitti ( tanto per citare una maestra del genere) ma anche di volti contratti in una smorfia di orrore o in una rigida maschera rituale che tenta di ricercare la stessi, come oasi di pace in questa cacofonia di contrasti.

Il risultato è un mondo che di divincola tra le spire della tecnocrazia e della spiritualità entrambe dive impossibili da relegare nelle retrovia dello spettacolo che reclamano entrambe le scintillanti luci della ribalta.

Nulla sarà come sempre.

La dissociazione, protagonista assoluta del libro arriva come un onda anomala sulle rive della tua mente.

E ti soffoca, ti affoga non ti permette assolutamente di respirare.

Per poi farti emergere completamente fragile, indifeso e cosciente che il vero unico mostro è in quell’incapacità umana che ci accomuna tutti di trovare un compromesso tra spinte totalmente diverse come il passato e il futuro.

Bellissimo libro da leggere assaporandolo parola per parola.

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