“La morte viene dal passato” di Vincenzo Meleca. A cura di Jessica Dichiara

Scorro i nomi delle prime pagine e l’incubo prende vita perché per quanto orrore la storia ci ha raccontato e ci continua a raccontare Auschwitz è nel mio immaginario la porta del male, il luogo in cui per la prima volta ho perso l’umanità e ho pensato di meritare l’estinzione. 

Quando il dottor Rieder viene avvisato dell’arrivo dei russi si adopera immediatamente a salvare, nascondendo, il risultato delle sue ricerche.

Alfred Becker, criminale neonazista dalle molte facce e altrettante identità, molti anni dopo, vuole recuperare i segreti custoditi in una grotta a Haudegen ed è disposto a rischiare tutto.

La pazzia di Becker incontra e si scontra con le vite degli italiani Antonio e Massimo, di Dino figlio di Antonio, riservato e di poche parole, e del norvegese Knut che raggiungono la Norvegia per un viaggio avventuroso nelle Svalbard a bordo di una goletta. 

Dicono che le Svalbard siano le isole dove sono conservati i semi del mondo. “La costa fredda” è un luogo di confine, con regole e leggi proprie.

Un mondo in cui si impara da bambini a difendersi dagli orsi polari. Un mondo dove è difficile nascere e facile morire.

Nelle Svalbard in inverno la temperatura scende tranquillamente a trenta gradi sotto zero, ma proprio tranquillamente eh!

Nel senso che congeli e neanche te ne accorgi!

Comunque tranquilli che a quelle temperature i corpi non si decompongono, anche per questo si dice che dalle Svalbard tutti sanno di doversene andare prima o poi.

Il ritorno dal primo viaggio lascia una pesante eredità nell’animo dei nostri compaesani che l’anno successivo si apprestano a ripeterlo chiamati dall’amicizia con Knut, senza sapere che un nemico ancor peggiore li aspetta fra i ghiacci.

L’amicizia ha un ruolo chiave in questo thriller.

Amicizia e fiducia, due sentimenti che l’autore ci fa sperimentare in maniera matura e consapevole.

Thriller velocissimo con la contaminazione storica che lo rende molto interessante e arricchisce lo scenario di inquietudine e aspettativa.

Una scrittura dinamica quella di Vincenzo Meleca che racconta ininterrottamente di armi, guai e tradimenti fra i fiordi, i ghiacci e gli orsi norvegesi.

Storia credibile raccontata da uno studioso appassionato e attento che ha curato i personaggi con una forte caratterizzazione permettendo al lettore di viverli con apprensione, fiducia e speranza. 

Consiglio per la lettura: leggerlo a luglio con il deserto alle porte si è rivelata sicuramente un’esperienza suggestiva e “ossimorica”

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