“La strada del ritorno” di Gavriel Savit, Bompiani. A cura di Alessandra Micheli

Ci sono libri che ti scelgono.

Emergono con un sussurro dalla catasta colorata posta in cima a una libreria. Dimenticata dalla fretta di una vita che ti domina e ti possiede barattando la tua fantasia per un finto successo lacero e insozzato da tanti troppi compromessi.

E cosi la lettura diviene quasi un atto inconsapevole come una catena di montaggio in cui sei, a tuo malgrado inserito.

E continui continui a macinare pagine e inchiostro senza che questo ti possa inglobare, risucchiare nelle sue profumate pagine e renderti parte di lui.

Il libro non pulsava più per me.

Erano racconti, fantasie mollemente adagiati sulla cime di una coscienza addormentata, convinta oramai che fossero importanti altri elementi dei libri. Che fosse non tanto il contenuto quanto la forma a dover essere raccontato. Eppure il libro mi ha sempre parlato, con una voce graffiante, lasciando cicatrici dentro di me.

E rispondeva alle mie domande affascinandomi e al tempo stesso rapendo pezzetti di cuore.

E cosi viaggiavo con questo organo spezzettato, perché avevo regalato frammenti a ogni anima di carta vorace che mi aveva sedotto.

Ma da tempo questo non accadeva.

Ci sono libri che ti cercano, quando sei perduto nell’oscurità di un buio senza fine fatto di doveri e di preoccupazioni.

Ti chiama perché conosce il potere del tuo dolore, che con gocce lucenti e scarlatte forma la domanda che ti ossessiona per tanto tempo.

Anni forse, o soltanto giorni.

Ci sono libri che sono oscuri eppure luminosi, che raccontano di arcani segreti e al tempo stesso sanno conservarli,magari in qualche antro polveroso, condannandoti a cercare per sempre la formula giusta per esternare il dubbio che regna arrogante dentro di te.

Usano miti, leggende o folclore per potarti con se, anche se non vuoi anche se il mondo numinoso inizia a fatti un po’ paura.

Forse perché la strada del ritorno è oramai da tempo un sogno e brilla come una torcia eterna quel cuore lasciato indietro, a marcire di rimpianti a domandarsi perché l’oscura signora non ti sorride più.

Perché hai imparato a odiarla e tenti di sfuggirle circondandoti di cacofonia, di mille voci fastidiose e delle vesti lacere di un finto successo,strano contenitori in cui conservare con ansia il tuo nome.

Ci sono libri che saltellano felici e che ti rapiscono facendoti entrare tra le pagine e forse facendoti ritrovare la tua casa.

E cosi ci sono maghi, demiurghi capace di accoglierti nelle loro fantasie, che divengono un pò anche le tue.

Organizzando con grazie e ferocia uno scenario che è nuovo eppure familiare.

In fondo la conosci la strada del ritorno.

Conosci ogni personaggio, conosci persino le sue angosce perché sono le tue. Riconosci persino l’oscura signora e riconosci quelle lacrime vermiglie che sgorgano dai suoi occhi solitari, e che versa per te, perché tenti di ferirla, scappare, di annientare quel volto che lei conosce da sempre, in un disperato tentativo di non svanire tra le sue braccia.

E cosi scena dopo scena il tuo cuore imbizzarrito conosce una strana pace.

Affronta le sue prove, formula le sue domande.

E forse, dico forse, fa pace con la morte.

E ritrova non solo il senso del suo vagare, ma anche il suo inizio e l’accettazione di una fine che in fondo fine non è.

E’ una strada per ritornare al centro di se stessi.

Per potersi perdere di nuovo nel bosco oscuro, ma non più spaventato, ma felice perché in fondo è quella la tua vera CASA.

Ci sono libri che ti servono per riannodare i fili sparsi del tuo arazzo interiore, per comprendere finalmente l’importanza del perdono, dell’accettazione e del tuo nome.

Un nome che conserva una storia, bella, tragica, triste, strana, bizzarra e al tempo stesso meravigliosa.

La tua storia.

Dove è il tuo destino a compiersi.

E mentre leggi, pagina dopo pagina il tuo volto cambia, diventa quello di Bluma, quello del Rebbe, quello di Yehuda Leib, quello persino della signora oscura.

E capisci che il miracolo di questa vita non è ambire all’eternità, ma essere parte di qualcosa di più grande, di un progetto che un giorno ci riunirà alla fiamma che mai si spegne.

Laddove la fine diventerà l’inizio e l’inizio assomiglierà alla fine.

Ci sono libri che frammentano il tuo cuore, e che poi lo ricompongono donandotelo diverso, forse più malinconico o più saggio.

Ci sono libri che sono al tempo stesso, favole, salmi, canti e pura bellezza capace di sanare ogni ferita.

E dopo la lettura la cicatrice non deturperà più la bellezza della tua anima, ma sarà un ricordo, il ricordo di quel luogo non luogo che hai imparato, a tuo malgrado, ad amare.

***

Per te

che dell’Oscura non hai avuto paura

E che l’ha accolta come un’amica da tempo perduta e attesa.

Che mi hai insegnato con la serenità di affondare in quel monto fatto di stelle e non temerla.

A accoglierla quando la campanella della fine suonerà anche per me.

E cosi ci ritroveremo a brillare Assieme nel Fuoco dell’Eterno

che mai si spegne.

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