“KAERU” di Matteo lorenzi, Publistampa edizioni. A cura di Gaia Puccinelli

Sono tre le figure cardine intorno alle quali ruota il romanzo “Kaeru” di Matteo Lorenzi. La prima è quella di Marcello Spatonzi, ultimo membro vivente di una famiglia di imprenditori che negli anni Ottanta e Novanta non se la cavava per niente male, ma piano piano caduta in disgrazia. Lui non ha niente a che vedere con i vecchi affari di famiglia, vive la sua vita in modo distaccato e disinteressato.

Lavora, ma senza socializzare con i colleghi, poi arriva a casa e si dedica a televisione o videogiochi, come se al mondo le altre persone non esistessero.

Affoga nella normalità un giorno per volta senza sapere a cosa stia rinunciando.

C’è poi Ōshima, un regista giapponese emergente in cerca non tanto di notorietà, quanto di un’idea geniale che gli valga il merito dell’innovazione, di aver creato qualcosa di così sconvolgente che risuonerà nei decenni a seguire, che segnerà le generazioni.

Riuscirà a farlo, ma il costo da pagare sarà molto alto, dovrà mettere da parte la sua umanità.

Ōshima non si renderà conto di aver iniziato a giocare a fare Dio perché troppo immerso nel suo lavoro per capire che l’Arte che ha di fronte è stata costruita sulle spalle di qualcun altro, a discapito della vita e dell’individualità di chi subisce i suoi progetti.

Infine, Denny Di Venuto, pieno di domande e forse anche di risposte, forse il personaggio più ambiguo di tutto il romanzo, sul quale però non posso dirvi altro, sta a voi scoprire di più e capire come si incastra la sua vita con quella degli altri due e con una strana rana blu che compare a “perseguitare” qualcuno.

La trama surreale, ma non inverosimile ha il potere di spiazzarci e far si che il nostro essere sia turbato nel profondo, ci porta a chiedere a noi stessi se possiamo davvero fidarci di quello che ci sta intorno, se siamo noi i padroni della nostra vita, o se in un attimo tutto potrebbe cambiare per una volontà esterna, per uno scherzo del destino se vogliamo chiamarlo così.

Ci sono molti esempi di opere letterarie e cinematografiche che trattano di questo tema, come il celebre “The Truman Show” citato più volte anche dall’autore stesso, e credo che il libro di Matteo Lorenzi possa prendersi un suo posto vicino ai grandi quanto meno per il messaggio che vuole mandare, per evidenziare come niente nella nostra esistenza è scontato, e come anche la più normale delle vite possa nascondere dei risvolti inaspettati, ma forse è meglio se li tiriamo fuori da soli, senza aspettare che qualcuno o qualcosa lo faccia al posto nostro.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...