“Sangue del mio sangue! di Ruth Lillegraven, Carbonio editore. A cura di Jessica Dichiara

Non era affatto semplice pensare il seguito di Fiordo profondo anche perché le macerie insanguinate da cui ricostruire la trama non lasciavano trapelare molti indizi.

Ritroviamo Clara ministro della giustizia che deve far convivere la propria carriera con il ruolo di madre single dei gemelli Andreas e Nikolai. Già sembra complicato così ma la situazione precipita quando una sera, tornata dal lavoro, Clara scopre che i figli sono stati rapiti.

Il viaggio della protagonista di questo thriller e un viaggio su più livelli.

Si sposta fisicamente tra le acque gelide del Fiordo, tra le montagne che lo circondano, tra la vegetazione fitta e alta che sale verso l’alpeggio, tra polvere e sporco di stanze abbandonate.

Si sposta nel tempo, nel passato pieno di ricordi forti, di ingiustizie, di sensi di colpa, di terrore e di solitudine.

Si sposta all’interno di se stessa mostrando le crepe dietro l’armatura che l’aveva protetta anche nei momenti più bui del primo volume. È vittima e carnefice, buona e cattiva, protagonista e antagonista. Un personaggio caratterizzato perfettamente dall’autrice che ci fa empatizzare con tutti i suoi difetti fino a portarci dalla sua parte al di là del buon senso. Clara scende nell’abisso delle proprie passioni ormai fuori controllo e annega nei propri ricordi. Sopravvive, resiste, va oltre le apparenze e fa vivere al lettore il proprio dolore con una violenza soffocante. 

Vicino a Clara diverse voci 

Il padre Leif innamorato della sua terra e del panorama che è in grado di regalare, orgoglioso di sua figlia, la sente e il suo è un sentire che va oltre la percezione, è una connessione profonda, un guardarsi dentro come se la spiegazione potesse essere lì, da qualche parte. Leif trova il senso per poi perderlo, è un personaggio disarmato e disarmante nella sua veracità.

L’amante del marito, Sabiya, che dovrebbe essere la vittima. Personaggio poco empatico che tuttavia sconvolge proprio per la sua incapacità di coinvolgere. 

Axel, amico di famiglia, vive l’illusione di ciò che non potrà mai avere. Soffre, spera e ama nel segreto.

Halvor chiave degli eventi del passato.

Stian, autista e guardia del corpo, spesso voce dei pensieri di Clara.

Il figlio Andreas, lui sa, lui sa trasmettere e sa coinvolgere, con lui è impossibile non empatizzare. È il filo conduttore tra il primo e il secondo romanzo e divide con Clara il cuore dell’intero thriller.

Voci che regalano una visione introspettiva dei personaggi principali spostando l’attenzione su un giudizio diverso perché ogni personaggio regala al romanzo il proprio vissuto senza concedere attenuanti.

Ho respirato un clima decisamente noir con una malvagità concreta e un’oscurità impenetrabile. È stata un’esperienza forte che ho dovuto distribuire in momenti vuoti della giornata perché non sarei riuscita neanche a prendere un caffè durante la lettura senza correre il rischio di cadere da un dirupo o peggio ancora nelle acque gelide della cascata.

Appassionata e intensa anche qui la traduzione di Andrea Romanzi che mantiene il ritmo regalandoci una versione veramente armoniosa di questo capolavoro.

Consiglio per la lettura: biscotti di pan di zenzero fatti in casa in onore del tempo che non basta mai.

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