“La leggenda della peregrina” di Carmen Posadas, Rizzoli. A cura di Alessandra Micheli

Per il modo dell’immaginazione, quello che si nutre di notte, di nebbia e di caligine nessun elemento della realtà è privo di voce.

Ognuno può sussurrare alla nostra affamata mente storie, nenie e persino suscitare ricordi.

Un libro, un sasso, persino un gioiello hanno una voce.

Sono una sorta di custode degli avvenimenti, si nutrono di sogni e di dolore, di gioie e di amori.

Sono i testimoni silenti del tempo che passa, che fugge correndo via dalle nostre miserie e persino dalle nostre speranze.

Sono loro che conoscono i veri segreti della storia, quelli impossibili da raccontare, quelli non registrati dagli annali delle polverose biblioteche, cosi ricche di aneddoti eppure cosi povere di sensazioni e incapaci di cogliere e custodire le emozioni.

E sono quelle che fanno la storia.

Perché la storia siamo noi uomini e donne messi su questa strano scacchiere mentre qualcosa decide di giocare una strana partita con l‘eternità.

E conquistarsi magari un posto nelle menti, un nome segnato chi con il sangue, chi con le idee, chi con le Azioni.

Tutti i nostri amati personaggi, quelli che conosciamo a menadito vogliono soltanto sfuggire all’oblio.

Diventare meno uomini e più nomi, date, idee scritte con dita di fuoco nella pietra chiamata tempo.

E cosi si tolgono le vestigia mortali, tolgono la loro umanità e diventano, a volte mito.

E questo perché sono capaci di rifiutare, in toto, le emozioni, i sentimenti quelli che nessuno di noi riuscirà a estrapolare dai grandi avvenimenti, dalle battaglie, dalle riforme da quella storia.

Sempre più macroscopica e sempre meno vicina alla gente.

Per questo in fondo oggi pochi amano davvero i libri che raccontano il nostro passato.

Proprio perché per sopravvivere al fluire delle stagioni, delle ere e dei secoli forse bisogna lasciare che qualcosa divori la nostra mortalità.

E cosa resta allora dell’uomo?

Di quella meravigliosa macchina di carne, sangue, istinti e passioni?

Forse nulla.

Forse sono davvero gli oggetti che hanno stretto a loro a risucchiare ciò che essi hanno voluto lasciarsi dietro, hanno voluto spogliarsi di vestiti troppo stretti per indossare le larghe maglie della maschera.

E oggi in questo libro irresistibile è la peregrina che parla.

E che ha conquistato il cuore di ogni regnante, di ogni protagonista persino di ogni comparsa.

Lei con il suo candore, con quella sua volontà ferra capace di togliere e regalare come una Dea capricciosa.

Lei una delle perle più pure e al tempo stesso maledette, nata dal sangue, nata dal dolore e dalla morte.

Affamata di vita, pietrificata, in eterno in un niveo candore.

La perla che passa di mano in mano, attraversa i secoli, decide i destini dell’uomo e si perde, quando oramai non ha più nulla da dire.

E cosi sono di novo gli oggetti a rendersi testimoni unici, silenziosi eppure obiettivi di questo circolo vizioso che in fondo come goccia a goccia modella la nostra vita.

Un libro bellissimo, poetico e originale, per ogni amante della letteratura storica ma sopratutto per chi, come me, quella disciplina l’ha odiata e dimenticata, proprio in virtù del suo amore sfrenato per il lato oscuro dell’io.

La peregrina lo riporta indietro, pulito, candido e ci regala la natura di quello strano essere fatto più degli angeli e coronato di stelle e gloria.

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