“Sabriel” di Garth Nix, Fazi editore. A cura di Alessia Bertini

Ad Ancelstierre la magia non si manifesta, se non nelle zone vicine al Muro. Questa imponente barriera di circa dodici metri delimita il confine della regione, relegando a nord il Vecchio Regno, un luogo arcano e imbevuto di magia primigenia.

A meno di sessanta chilometri di distanza dal Perimetro, il Wyverley College, una scuola femminile fondata nel 1652, ha accolto la figlia dell’attuale Abhorsen e si sta occupando della sua educazione insieme a decine di altre giovani.

In aggiunta alle normali materie di studio, alle ragazze vengono insegnate le basi della magia della Briglia, l’espressione delle arti magiche praticabile dagli ancelstierriani e capace di domare la natura selvaggia degli incantesimi primigeni.

Sabriel è una cittadina dal Vecchio Regno e suo padre non le ha mai nascosto le sue origini e il suo ruolo. Conosce i nomi di tutte e sette le campane che l’Abhorsen, il negromante, impiega per vincolare e incatenare le creature sfuggite al confine della Morte. Ne conosce il suono e la funzione, sa tutto quello che il Libro dei morti ha da insegnare.

Sabriel sa che anche lei sarà una negromante, come il padre. Un destino che sembra chiaro e marcato da ogni insegnamento ricevuto, ma ancora così lontano dal compiersi. In fondo, lei è solo una giovane studentessa.

Per lei, il destino si concretizza nella forma di una nera sagoma umanoide, priva di volontà, apparsa una sera al Wyverley College. La creatura è guidata da qualcuno che si trova al di là della Prima Porta e purtroppo quel qualcuno è proprio suo padre.

Spada e campanelle saranno l’equipaggiamento con cui Sabriel inizierà il suo viaggio alla ricerca dell’Abhorsen; abbandonerà la scuola per tornare a casa, nel Vecchio Regno, consapevole dei danni che la morte di suo padre potrebbe arrecare al fragile equilibrio che mantiene i due Regni separati.

Un viaggio che porterà alla luce il ritorno di un antico pericolo che trama per distruggere la Briglia e liberare la magia primigenia da ogni vincolo, con lo scopo di abbattere ogni barriera e permettere così alla morte di camminare liberamente tra i vivi.

Un gradito ritorno in libreria per Sabriel che grazie a Fazi ritrova un posto sul tavolo delle novità, anche se ormai è più che maggiorenne e di “figli” spirituali ne ha avuti un bel po’. La pubblicazione del primo romanzo della serie dedicata all’Antico Regno risale infatti al 1995.

La figura del negromante trova nelle parole di Nix un suo riscatto, divenendo un guardiano degli equilibri tra Vita e Morte, in grado di restituire il sonno ad anime irrequiete che varcano la Nona Porta per tornare a calpestare il suolo dei viventi.

Un argomento, la Morte, che è sempre presente nel mondo del fantasy per ragazzi, in disparte per certi versi e raramente protagonista centrale. Ma Garth ne voleva parlare, voleva che i suoi lettori riflettessero insieme a Sabriel su cosa significa morire, cosa vuol dire vivere.

Il world building di questo primo capitolo è tremendamente affascinante: all’antico regno magico al di là del Muro, caratterizzato da creature arcane e da un classico concept fantasy medievale, si contrappone un’epoca relativamente recente (assimilabile ad un’Inghilterra moderna) in cui i turisti raggiungono il Perimetro in autobus per visite guidate. Qui troviamo stanziati di guardia, maghi della Briglia e soldati rudimentalmente equipaggiati con baionette e mortai, armi non tecnologiche che riescono a funzionare anche in presenza di magia primigenia.

La Negromanzia viene rivelata e dettagliata piano piano, raggiungendo uno spessore veramente accattivante e coinvolgente: insieme a Sabriel scopriamo le capacità di un Abhorsen, apprendiamo il funzionamento delle armi a sua disposizione, il potenziamento conferito da rune tracciate secondo i dettami della Briglia, i modi con cui poter contrastare creature oscure.

Ma di Sabriel ho adorato anche il carattere un po’ schivo e scostante, a tratti rigido, ma pronto a mettersi in gioco e ad aprirsi, senza vergogna o tracotanza, all’aiuto e agli insegnamenti.

Vi accorgerete di non aver capito fino in fondo chi sia, cosa desideri e dove voglia andare; lei, come anche gli altri personaggi, sono raccontati senza ricadere in un narratore troppo invadente nella sua onniscienza. Conservano la loro intimità nascosta, pensieri a noi preclusi tradotti a volte anche in azioni ingiustificate, e questa scelta narrativa ha contribuito a farmi apprezzare lo stile di Nix.

Quello di Sabriel è un viaggio di formazione in piena tradizione fantasy, arricchito di alleanze instaurate con aiutanti improbabili, sotto l’ombra di un cattivo spietato dal nome graffiante pieno di consonanti. Colpi di scena, principi smarriti, pietre magiche, antiche stirpi reali, decadenza e rovina, voglia di rinascita … non manca nulla!

In Sabriel troverete una scrittura molto pulita e scorrevole, mai tediante o ridondante. Un’essenziale che va premiato perché permette una lettura veloce e intrigante. A predominare è senz’altro l’azione, pochi i sentimentalismi. Siamo ancora lontani dall’immaginario young adult attuale, sebbene se ne intravedano già elementi tipici, come ad esempio la scelta di una eroina in un periodo in cui i protagonisti principali delle avventure erano giovani ragazzi.

Sarà forse perché la morte intriga con la sua ambivalenza, la sua inevitabilità, spaventando e affascinando al contempo, ma una figura che sia in grado di manipolarla non può non esercitare un certo magnetismo, che dite?

Un’attrazione che guiderà senz’altro la mia mano verso il secondo volume della saga, Lirael, che spero Fazi riproponga a breve nella su collana LAINYA in un’edizione altrettanto curata.

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