“Taceranno anche i passeri” di Gianni Mattencini, Les Flaneurs editore. A cura di Gaia Puccinelli

Gaetano Innamorato, coadiutore amministrativo delle Ferrovie di Stato, impiccatosi nell’aprile del 1926, sembra non avere niente da nascondere e aver compiuto il gesto estremo per “volontà del defunto”, senza cioè l’implicazione di altre persone nella vicenda.

Eppure, il maresciallo Casati non riesce a convincersi a procedere all’archiviazione del caso, ma continua a rimuginare sulla poca documentazione a proposito dell’Innamorato ed in particolare su di un plico ingente di fotografie particolari, che fanno sorgere non pochi dubbi sulla personalità del dipendente delle Ferrovie.

Sarà solo per un capriccio della sorte che le strade di Casati si intrecceranno con gli eventi che turbano l’officina delle Ferrovie di Stato ed in particolare il suo caposquadra Gennaro Loiacono e che daranno una svolta alle indagini, spiegando l’origine e il ruolo di quelle misteriose fotografie.

L’autore è riuscito a creare una trama apparentemente semplice, dal momento che nel primo capitolo si dispiega davanti al lettore, senza mistero, il suicidio di Gaetano Innamorato, e il narratore ce ne spiega immediatamente anche le motivazioni, per cui il lettore non appena assiste all’inizio delle indagini crede di avere la verità in tasca, si crede avanti rispetto a tutti gli altri personaggi e ne guarda gli affanni quasi con un sorriso beffardo.

Ma non si rende conto che ad esser beffato è proprio lui, l’autore nel frattempo l’ha portato su di una strada tortuosa, le indagini che contano non sono quelle che credeva il lettore, c’è molto di più.

CI sono personaggi implicati che nemmeno poteva immaginare, acque torbide che non si sarebbe azzardato a smuovere.

E Gaetano Innamorato era solo un pretesto per introdurci in questo mondo occulto.

Questo è un romanzo che ricalca il modo di agire della vita, che non si dipana dritta come ce la immaginiamo, ma anzi procede a tentoni e riempi il nostro cammino di coincidenze che sembrano senza alcuno scopo, ma che alla fine si incastrano alla perfezione come in un grande puzzle.

Sapiente è la costruzione dei personaggi in particolare di Loiacono, caposquadra affettuoso e paterno nei confronti di chi lavora nella sua officina, il vero detentore del bandolo della matassa, che sembra sballottato come un eroe greco nelle fauci del destino, ma che in realtà rimane saldo nelle sue convinzioni e nei suoi principi, riuscendo ad ottenere giustizia.

Di notevole impatto anche la figura di Annina, con il diminutivo che farebbe pensare ad una ragazzina indifesa, ma che con la sua risolutezza e testardaggine e il motore scatenante di tutta l’azione.

Dall’intreccio di queste vite cogliamo un quadro della classe operaia di quegli anni, delle credenze popolari e degli usi sociali, che forse non voleva essere lo scopo principale del libro, ma che sicuramente ne costituiscono un valore aggiunto, donando verosimiglianza ad una vicenda che interessa soprattutto per la messa in scena dei caratteri umani che si ritrovano ad esserne i protagonisti con i loro principi e le loro debolezze.

Pubblicità

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...