“L’unico Sesso” di Linda Lercari, 0111 Edizioni. A cura di Alessia Bertini

I giochi mortali sono un argomento ricorrente nella fantascienza distopica. L’idea che in un futuro prossimo le risorse e le ricchezze saranno sempre più accentrate e che la stratificazione sociale verrà ad acquisire una forma dualista, dividendo il mondo tra chi ha e chi non ha, ha spinto molti scrittori o sceneggiatori a trovare in battaglie all’ultimo sangue una risposta impensabile ma plausibile per il controllo sociale.

La Piccola Guerra scoppiò così in fretta e durò così poco che non fu possibile catalogarla altrimenti. Le nazioni avevano garantito di aver smantellato gli armamenti nucleari, mentivano. Non sappiamo il motivo, ma di certo fu futile.”

Controllo sociale ma anche intrattenimento delle masse. Un Colosseo mediatico riempito di gladiatori schiavi diversamente armati che si uccidono tra loro per ottenere prestigio e accesso a risorse limitate alle sole classi elevate. Niente che i romani non avessero già messo in atto ma se trasposti nel futuro mantengono ancora lo stesso appeal.

Che si tratti degli Hunger Games di Katniss, dei Giochi Mortali di Sharko o di scenari analoghi, decurtati della componente post-apocalittica come Battle Royale o Squid Game, di sicuro va riconosciuta a questa scelta narrativa una forte componente di denuncia sociale, una immancabile riflessione dell’autore sulla natura umana e sugli istinti risvegliati dalla necessità di sopravvivere.

Linda ha voluto mettersi alla prova, uscendo dalla sua comfort zone e addentrandosi in un genere nuovo, optando appunto per un’ambientazione post-apocalittica e collocando la vicenda del suo romanzo breve nel 2215, in un mondo piegato da una Glaciazione innescata a seguito delle Grandi Guerre. Il Manto Freddo ha costretto la popolazione a rifugiarsi in città e sopravvivere con le poche risorse disponibili. Il Gioco, un tempo chiamato hockey, è nato per strada a partire da attrezzatura rudimentale, semplici bastoni, pezzi di gommapiuma come protezioni, pattini di vario tipo, caschi da motociclista.

In palio, per i vincitori, razioni di cibo ma anche adrenalina in grado di cancellare temporaneamente tristezza e malinconia sia nei giocatori, sia negli spettatori.

Il Pianeta non è in grado di sostenere un nuovo attacco nucleare o di cibare soldati per qualche altra guerra mondiale, la pace è necessaria.”

Davide Cooper ha scelto di essere un giocatore; come lui, molti altri in cerca di un riscatto sognano di diventare professionisti. Orfano, imbrigliato da catene invisibili allacciate alle caviglie della libertà, cerca la chiave per un futuro migliore. I suoi idoli sono giocatori professionisti, investiti dalla fama e dal successo di battaglie vinte anche portando via la vita degli avversari. Ghiaccio macchiato di sangue, di escrementi, di sudore misto a lacrime.

La sua quotidianità viene scossa dall’incontro con una delle campionesse indiscusse del Gioco, Morte Bianca. Spietata, infallibile, misteriosa.

La sua treccia di capelli bianchi danza insieme a lei, seguendo i suoi movimenti precisi e ritmici, una danza letale scandita dalla musica classica che si diffonde nell’arena durante le battaglie.

Davide la conosce così Morte Bianca, con indosso la sua candida guaina termica che la riveste come una seconda pelle, i seni protetti da placche appositamente disegnate per esaltarne le forme.

Ma Morte Bianca è anche altro. È Octavia, con il suo silenzio di dolore e rabbia.

La Lercari si muove spigliata nel tratteggiare i pensieri di Davide e di Morte Bianca, ne racconta con semplicità e naturalezza inflessioni e mutamenti.

L’interiorità guadagna centralità e voce.

Il linguaggio più impostato e a tratti artificioso svela invece ancora una certa insicurezza nel raccontare quel contesto sociale e quel mondo che intorno a Davide e alla giovane campionessa devono ruotare, implacabili.

Un primo passo meritevole di attenzione di un’autrice che vuole mettersi alla prova e muovere dei passi, seppure incerti, in un tipo di narrazione diversa dal suo background ormai consolidato.

Citando Mark Twain: “Tra vent’anni sarai più infastidito dalle cose che non hai fatto che da quelle che hai fatto. Perciò molla gli ormeggi, esci dal porto sicuro e lascia che il vento gonfi le tue vele. Esplora. Sogna. Scopri.”

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