“Le porte del paradiso” di Aaron Leonardi, Delos digital. A cura di Alessandra Micheli

Ho compreso oramai da tempo che la morte terrorizza.

Siamo cosi increduli e indifesi davanti all’ignoto che cerchiamo in tutti i modi di distrarci.

Inventiamo nuovi giochi, persino una religione che dia una senso a quell’orrore chiamato fine.

Corriamo cosi veloce sperando che la signora con la falce non riesca più a tenere il passo.

O usiamo ogni vizio, ogni trasgressione per renderci invisibili.

Eppure lei ci guarda rassegnata.

Ci lascia giocare, formiche impazzite che tenano di difendere il loro piccolo formicaio.

Ma seppur paziente, Lei, la Signora viene a prenderci.

Magari non direttamente.

Magari rapendo chi amiamo in modo cosi totale da sentirci il cuore strappato. Non a caso i peggiori incubi, i peggiori demoni sono coloro che ci aspettano al crocicchio.

Ammantati di buio e oscurità, con una serie di pregiudizi a oscurare i loro occhi, sono i nostri acerrimi nemici.

Persino le feste dedicate ai morti non sono grida di gioia e di speranza.

Ma lamenti di dolore e cordoglio- siamo li con il viso basso coperto da lacrime, impossibilitati a guardare oltre la tomba, magari in quel punto in cui luci strane si agitano.

Non penso che crediamo davvero al paradiso.

Non penso che noi crediamo davvero a un altrove.

Se fosse vero, non sederemmo disperati sulle rive del fiume dell’oblio a gemere di rammarico.

Lo fisseremmo con curiosità, tentando di individuarne l’origine e perché no la fonte da cui esso scaturisce.

Ma i nostri sensi non vanno oltre.

E ci spingono a velare il mistero in ogni modo possibile.

Le porte del paradiso diventano illusioni e al tempo stesso, la morte rende potente chi la sa usare.

Ministri di ogni culto.

Esperti di dolore, vi rubano l’anima tentando di usarvi contro una lotta asusrda contro la signora Suprema.

Ve la indicano come qualcosa da sconfiggere o meglio utilizzare per drogarvi di emozioni, di mordere con ossessione la vita.

Vi usano insomma per dominarvi.

Aaron lo inserisce in questo straordinario libro.

Che non diventa tanto un’avventura godibile e incredibile, piena di imprevisti e rivelazioni.

Ma diviene la parabola con cui accettare che…in fondo il paradiso vero accade quando decidiamo di rinunciare a ogni illusione.

A ogni droga capace di alterare la nostra realtà.

Quando accettiamo che in fondo siamo pedine in una scacchiera, per qualcosa di più grande.

E’ vero.

Siamo esseri fatti più di aneli coronati di gloria e stelle.

Ma siamo anche imperfetti, esperimenti di qualcuno che ci mette costantemente alla prova.

A quale fine’

non ci è dato saperlo.

Forse migliorare.

Forse farlo sentire meno solo.

Forse provare a farci crescere a suon di cadute.

Forse farci imparare a essere fieri guerrieri.

Forse farci arrivare alla fine di tutto con lo sguardo non più ammantato di terrore.

Ma con il cipiglio altero di chi della fine non ha paura.

Perché ha vissuto.

E’ un libro strano, bellissimo, doloroso e al tempo stesso capace di stupirci ogni volta.

E forse di mettere alla prova anche la nostra sicumera di lettori provetti.

Nulla è come sembra.

Nemmeno la distinzione tra buoni e cattivi.

Nulla è certo, neanche la realtà.

E in un astuto gioco di scatole cinesi, il nostro Leonardi sfiderà ogni certezza.

Ma una cosa resterà la stessa, quella lacrima versate per purificare una mancanza, un dolore o un rimpianto.
Ecco quella è l’unica certezza che ci resta.

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