“Lascia che il passato inizi” di Jonathan Carroll, La corte editore. A cura di Jessica Dichiara

Come si fa a far iniziare il passato?

Solo Carroll può!

Lui e le sue trame geniali.

Leggo il titolo e so già, conoscendo l’autore di essere in buone mani perché il vero mago è proprio lui.

La sua è la classica scrittura che incanta, strega, coinvolge.

È il mio premio dopo una settimana pesante, un posto tranquillo dove riposare accanto a un ruscello di montagna cullata dal rumore di un altissima cascata.

È una sonata dal ritmo strano, l’armonia viene spesso interrotta da molliche lasciate a terra perché Carroll ti fa arrivare a destinazione senza mai privarti del piacere della scoperta.

Ma arriviamo a Walker Easterling, sceneggiatore trasferitosi a Vienna colpito dal morbo dell’amore passionale ma anche estremamente romantico.

Completamente affascinato dalla bella Maris, una donzella apparentemente in pericolo, respira profondamente e decide che sarà lui a prendersi cura di lei.

È un protagonista tormentato e affascinante che ci parla in prima persona e ci racconta di sogni assurdi che sembrano prendere vita.

Maris York è un’artista con il cappello rotondo di velluto rosso, consapevole del proprio fascino, che non ha bisogno di essere perfetta per piacere a sé stessa e agli altri.

Maris fa pensare a una fata o forse a una strega.

Maris legge poesie e sorride.

I ricordi in questo romanzo non appartengono più al passato ma si intrecciano con la fiaba. Tremotino appare nella storia di questi due amanti e fa pensare a vari intrecci e contaminazioni. Non sono sorpresa ma sono sicuramente soddisfatta da un autore che svela le sue carte ammantando tutto con un nuovo mistero. 

Un aiuto per Walker sarà lo sciamano Venasques che guida la Jeep come un vecchietto e ci ricorda che la vita non è giusta e che nessuno di noi può decifrare tutte le combinazioni. 

Il passato minaccia l’amore, anomalie sono presenti già subito dopo il primo incontro dei due amanti. Incertezza e baci tremanti rendono l’idea di un’esperienza intima e fortemente realistica. 

Vienna è sullo sfondo ma sempre presente con l’aria, la pioggia, le scale, gli alberi del Tiergarten, la collina, il palazzo imperiale, l’inverno gelido e le strade ghiacciate. 

Ho bloccato la lettura decine di volte per andare a cercare ora la trama di quella fiaba, ora il significato di una leggenda, un luogo, una tradizione, un rito a me sconosciuto rapita dalla capacità di questo romanzo di catturare la mia curiosità, di stuzzicarmi, di chiedermi come sia possibile e poi finalmente appagarmi.

Cercare il nostro io sepolto nell’unica vita che abbiamo, questo è lo stimolo finale su cui riflettere grazie a una penna dalle mille risorse che non manca di lasciare una porta aperta alla fantasia.

Consiglio per la lettura: lo stesso autore suggerisce di gustare il tutto con dei töpfen golatschen caldi, io ci metterei anche una cioccolata fondente fumante in tazza.

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