“Il supervisore dei suicidi” di Claudio Secci, Delos digital. A cura di Jessica Dichiara

Quante riflessioni può stimolare un distopico?
Tante quante sono le paure di chi lo legge.

Eliminare l’intelligenza cognitiva per controllare le masse.
Monitorare e gestire la diffusione delle informazioni attraverso i mezzi di comunicazione.
Rendere la popolazione un esercito di burattini.
Sono tutti stratagemmi conosciuti grazie al cospicuo contributo delle varie dittature presenti sul nostro pianeta ma la magia creata dall’autore ci fa sembrare tutto più vicino nonostante ci abbia fatto viaggiare nello spazio.

Claudio Secci da voce alla paura che l’uomo ha di sé stesso.

Realizza le profezie dei nostri nonni e dei nostri genitori, ma anche quelle meno fantasiose di chi da decenni ci mette in guardia sulle varie tematiche che riguardano l’uso/abuso delle risorse, l’inquinamento, lo sfruttamento e lo scempio rispetto a quella che ci vantiamo di chiamare casa.

Spero che non me ne vorrà l’autore se ho provato, nel tentativo di allontanare il senso di smarrimento davanti alle fotografie che mi ha proposto, a immaginare la mia stessa famiglia catapultata su KB34


2109 a casa di Jess su KB34

Nucleo umano composto da due esemplari femmine di 43 e 7 anni, rispettivamente Jess e Lux e tre maschi di 50, 16 e 13 anni, nell’ordine Max, Fra e Mik


Fra: Madre oggi ho invitato a pranzo il mio amico Mag, è un androide quindi non fare come al solito finta che il prezzemolo sia rosmarino perché riuscirebbe a riconoscere un filo di erba cipollina in un campo di crisantemi!
Jess: okok ora mi preparo psicologicamente. Tanto abbiamo gli hamburger, ho ben poco da scegliere. Piuttosto vedi di non farti beccare a portare questi tipi a casa, lo sai che il capo assoluto è un visionario maniaco di potere e li considera una minaccia! Occhio all’acqua in bagno che il sole ci sta appiccicato.
Fra: Guarda il lato positivo, abbiamo la sauna incorporata e i miei brufoli ringraziano.


Max: hai letto?
Jess: buongiorno eh! no, comunque, non ho letto, che succede?
Max: sembra che abbiamo finito i minerali e le materie prime nella nostra parte del pianeta e il governatore Bosch pretende di risolvere con una spedizione militare a nord in attesa di poter tornare sulla terra.
Jess: uomini! Sia mai che riconosce di aver fallito e lascia il potere a qualcuno di più competente. Anche Lux a sette anni saprebbe governare meglio. Passami il succo di melana per favore
Max: santo cielo non mi abituerò mai a bere sta roba!
Jess: piuttosto Lux voleva fare una passeggiata, accompagnala ed evitate i crateri, ha il vizio di affacciarsi ma è facile beccare cadaveri, vorrei risparmiarle almeno questo.


Mik: Madreee hai lavato la mia tuta antiradiazioni???
Jess: l’ho appena stesa ma con questo caldo fra cinque minuti è pronta tranquillo!
Mik: Va bene! Domattina vado a vedere l’aurora kibiana che poi tocca aspettare sei giorni prima che si ripresenti. Mi ha detto Fra che c’è stato con gli amici del nord che sembra magica. Mi fa pensare alla mia amica Emma con cui ammiravo il sole sorgere sulla spiaggia mentre ci scambiamo… i manga da collezione.
Jess: oookkk, occhio all’asma però che l’ossigeno questi giorni è più pesante del solito e metti le scarpe con la suola arancione. E riguardo a Emma… manca anche a me.


Lux: mami ho voglia di tagliatelle terrestri al ragù.
Jess: piccola miss dobbiamo resistere ancora un altro po’ poi potremmo tornare sulla terra. Dici che sono tanto diverse quelle che preparo qui?
Lux: sulla terra avevano un altro sapore, qui sembra tutto appiccicoso e gommoso.
Jess: ti mancano tanto i tuoi amichetti?
Lux: più delle tagliatelle e delle lasagne insieme.

Cos’è che manca più di tutto in questo immaginario?

Non è il cibo, né l’abbigliamento, ma non sono neanche i cari che abbiamo dovuto abbandonare.

Ciò che manca è la libertà quella stessa libertà che risponde alla provocazione di Se questo è un uomo.

La libertà determina il confine tra vita e sopravvivenza e ci rende veramente umani, capaci di patire e di amare.

Così ho fantasticato di ricreare delle immagini familiari, ripercorrendo le abitudini quotidiane senza mai dimenticare che non ero sulla terra, che quella non era casa mia, che non vedevo l’ora di tornare perché con la mia libertà ho perso un bene altrettanto prezioso, il futuro dei miei figli.

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