“Tutti nella mia famiglia hanno ucciso qualcuno” di Benjamin Stevenson, Feltrinelli. A cura di Alessandra Micheli

Ho sentiti molto parlare di questo libro.

Ed ero curiosa anche se…non sono una grande fans dei gialli umoristici.

Non fraintendetemi eh.

Li leggo, mi divertono.

E sono godibili in alcune fasi, particolarmente faticose, della mia vita.

Ma mi lasciano sempre un piccolo senso di vuoto, come se non avessero completamente coccolato o assecondato il mio palato.

Un piccolo vuoti mi rimane sempre, un’aspettativa insoddisfatta, una sensazione non appagata.

E cosi ho approcciato a questo testo, con una certa leggerezza, consapevole, viste le tante opinioni che sarebbe accaduto di nuovo.

Una parta che rimane un po’ a bocca asciutta, con una sete non completamente calmata.

E sapete cosa è successo invece?

Che mi sbagliavo alla grande.

Ma non soltanto io, anche coloro che hanno interpretato questo testo come ironico capace di far ridere.

E io sono qua a dirvi la mia opinione, personale sicuramente e forse falsata da un certo mio modo di approcciare al libro.

Innanzitutto non è un testo ironico o burlesco.

Affatto.

Seppur ci sono situazioni grottesche, e esacerbate esse restano, appunto, grottesche.

Tutto il testo persino nella presentazione dei personaggi resta più che altro felicemente funestato di quello che in gergo vine chiamato humor nero.

E volete saper di cosa si tratta?

Ve lo svelo subito.

E’ un modo orribilmente malevolo e crudele se vogliamo usare termini forti di immortalare certe caratteristiche umane o sociatarie portandola all’esagerazione. E’ satira feroce, pungente caricatura, una sorta di specchio deformato o forse più veritiero con cui assistere alla commedia dell’arte che avviene nelle nostre vite a una costante pantomima in cui ognuno, malamente, recita a soggetto.

E la famiglia Cunnigham è davvero una sorta di acquario dove trovare i più disparati esempi di quella specie per noi tanto sconosciuta ancora: l’uomo.

Vizi e poche virtù.

Tanti dolori e un passato atroce che pende come una crudele spada di Damocle sulla testa di ognuno.

E dal passato, dalle nubi oscure che in realtà non si diramano affatto, emergono i mostri più tenebrosi perché reali, che si passa mai immaginare.

E tutto nasce proprio dall’iniquità, dal dolore e perché no, anche dalla sete di denaro, dalla voglia di primeggiare, da un potere che mal si incontra con la giustizia.

Ovviamente non posso salvarvi quale ambiguo segreto celano i Cunningham. Sicuramente però tutti qua in queste pagine hanno ucciso qualcuno.

Anzi qualcosa.

Ed è proprio la signora giustizia.

Che osserva i fatti con lo sguardo affranto e i vestiti laceri.

Che vive aspettando il giorno in cui i tori verranno semplicemente svelati.

E lo fa mentre usa l’arma di una finta risata che maschera cocenti lacrime.

Perché tutti hanno ucciso qualcuno.

Ma la vera vittima, qua, è la compassione.

Forse la verità che alla fine brillerà lucida come l’affilata lama di un coltello, potrà almeno portare a una sorta di rinascita.

Per te, mio lettore, sarà una piccola batosta quel finale, e non so quanto sorriso ti resterà, congelato, sulle labbra.

Un libro intenso, perfetto e dotato di una sottile e crudele vene polemica che lo rende delizioso e a tratti poetico.

Non si ride.

Ma si riflette.

E cosa volete di più?

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