Review party “Una casa tutta per noi” di Susan Walter, Newton Compton. A cura di Alessandra Micheli

Quando si dice che il libro chiama…non si vuol raccontare una fandonia stile fantasy, ma una serie di arcane e misteriose coincidenze che guidano la tua mente verso il significato di cui hai bisogno, in quel particolare momento.

Ed è cosi che mi accade ogni volta che debbo con lietezza, parlarvi del libro che jho felicemente tra le mani.

Ed è stato cosi anche per questo incredibile, altro aggettivo non esiste, thriller psicologico.

E tutto è successo mentre avevo davanti a me un foglio vuoto di un accecante candore, quasi vivo e trepidante in attesa dell’inchiostro che avrebbe inciso per sempre i miei sentimenti.

E’ cosi che mi sento ogni volta che inizio una recensione.

Come un qualcosa di sacro che sta per compiersi, come se io stessa fossi il canale attraverso cui l’iperuranio comunica con la terra, questa terra oggi adombrata di grigio e rassegnazione.

E sapete su cosa si rassegna?

Sulla passione.

Eh si miei amati lettori, quel sacro fuoco che incendia anima e mente, che ci spinge su un sentiero impervio e difficoltoso, che ci sostiene e che ci rende…uomini.

Non più corpi che risuonano a vuoto una nenia imparata a forza, ma uomini. Che scelgono, che sognano che abbracciano persino il fantomatico impegno sociale.

Esiste davvero sapete?

Esiste un qualcosa che ti stinge in una morsa d’acciaio il cuore, lo fa sanguinare e intinge la propria penna stilografica per raccontare la tua storia che diviene storia di altri.

E avete capito di che passione parlo vero?

Non solo di quella amorosa, che a volte ottenebra sensi e sinapsi facendoci scordare la sacralità di questo sostantivo.

Nulla da dire sulla passione carnale.

Ma vedete è un fuoco che va alimentato.

Mentre quella politica, quella civile, quella intellettuale non muore mai.

Mai.

La scordiamo forse, la vogliamo relegare dentro un cassetto, la vestiamo di cinismo.

Ma non possiamo ucciderla, cosi come non possiamo assolutamente barattare l’anima.

Perché non è nostra.

Discende dal regno altro, chiamato delle idee, del sacro, di dio di ogni cosa per cui sussulta la nostra essenza.

E cosi io che di passione specie quella politica e diviene vivo oramai da anni, mi sono trovata davanti un libro capace di rimettere in discussione una delle questioni che ci da sempre e forse per sempre mi inquieta: possiamo mai essere comprati?

Che prezzo ha il silenzio, il successo, l’accettazione sociale o la volontà di emergere?

Quando ero giovane io ( i tempi della guerra punica) tutto questo veniva ottenuto, semmai ci fosse stato il bisogno, con l’impegno, con lo studio con la costanza.

Veniva elargito, o almeno cosi ci raccontavano con la fantomatica divinità della meritocrazia.

E non solo.

Spesso ci si rendeva conto che a guidarti non era tanto il desiderio della famigerata scalata sociale, del raggiungimento del self made man, quanto una sorta di soddisfazione, tutta personale che mette in campo ogni potenziale.

Non seppellirlo come uno stolto pinocchio in attesa di chissà quali frutti.

Ma spenderlo.

E quello che si raggiungeva, un tempo, non era tanto il fine quanto la bellezza del viaggio.

E cosi ho compreso che l’essere umano si illude di potersi vendere, di poter creare compromessi, di essere monetizzabile.

Ma in realtà è, appunto un illusione.

Pericolosa, assurda, illogica.

Ma illusione.

E una casa tutta per noi lo dimostra.

Scendere a patti con se stessi non cura nessuna ferita.

Non ci fa trovare nuove opportunità.

Non fa cambiare vita.

E’ il modo per restare, semplicemente, ancorati al dolore, alla mancanza, all’insoddisfazione.

Perché oggi ci insegnano, cosi come insegnano alle protagoniste che il fine giustifica i mezzi.

Che basta ottenere dai disastri la maggior soddisfazione di bisogni primari.

In realtà l’uomo è soddisfatto semplicemente perché…si muove.

Sperimenta, lotta litiga con dio e magari da lui poi si fa benedire.

Con un ritmo incalzante che non lascia tregua questo testo conquista e al tempo stesso produce domande.

E non interessano tanto le risposte quanto il coraggio di essersele poste.

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