“Pensieri di un poeta mediocre di Gerry Di Lorenzo”. A cura di Ilaria Grossi

 

“La poesia è la prova della vita. Se la tua arde, la poesia è cenere”

Leonard Cohen

 

Vi svelo un segreto che poi segreto non è… “Nutritevi di poesia”

Soprattutto in quei giorni in cui le cose brutte che circondano la vita sembrano soffocare anche quello che c’è di bello.

E’ questo il mio approccio con la poesia…voglio leggere senza giri di parole tortuose ed enigmatiche, “parole” leggere come piuma e profonde come il mare, carezze e schiaffi al tempo stesso con un ritmo che è proprio quello di una canzone che non ti stanchi mai di ascoltare. Ed è proprio quello che ho riscontrato sin dalle prime pagine di una raccolta di poesie, un insieme di pensieri, stati d’animo, ritagli di vita come pezzi di un giornale, confessioni e riflessioni, un dialogo a cuore aperto dove tutto scorre in maniera fluida, incisiva e mai banale.

Filo conduttore è lei, la scrittura, è la tavolozza in cui mescolare i colori, di cui si serve il poeta per potersi esprimere, per mettere nero su bianco i suoi pensieri, emozioni, paure, illusioni.

C’è una lei, sempre presente e al tempo stesso distante, una distanza più fisica che emotiva, una presenza capace di totalizzare sentimenti, capace di comprenderlo, capace di risvegliarlo dai sogni. E’ una luce perennemente accesa nella sua anima.

 

“..Lasciami sognare ancora una vita con te Dimmi cosa sono per te se fino in fondo non ti ho avuto mai..”

 

“..Eccomi qua pronto a respirare ogni illusione che porterà cercare un senso oltre le nuvole o come dicevi tu meglio fermarsi a pensare che il tempo è come una sigaretta e non importa quanto dura l’importante è fumarla come fosse amore..”

 

“Quanti sguardi hai? Uno per guardarmi dentro Uno per sentirti di più Uno che riesce a parlare Uno che non sa mentire Quante anime hai? Una che mi tiene dentro Una paga mai Una che non sai di avere Una che appartiene a me..”

 

Poesie, pensieri che compongono brani di una canzone, con ritornelli che si susseguono con punti esclamativi e punti sospensivi, a sottolineare l’incisività, profondità e musicalità delle parole.

Mi piace pensare che il mettersi a nudo con la propria anima sia la vera chiave di lettura.

Non credo siano pensieri di un poeta mediocre, sono pensieri sinceri, spontanei, riflessioni che toccano il proprio io, il chiedersi se un Dio c’è, guardarsi dentro e riconoscere limiti, errori e paranoie, sentirsi vivi grazie all’amore, alla passione e alla voglia di provare, toccare, respirare sensazioni vere per non morire dentro prima di morire davvero.

Dietro “i pensieri” c’è un mondo non sempre svelato alla luce del sole o forse si, mettere nero su bianco, come inchiostro sulla pelle, pezzi di sé, emozionando e lasciando segni indelebili come solo la scrittura è in grado di fare.

Buona Lettura

Ilaria Grossi per Les fleurs du mal blog letterario

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“Red River: Cuore di lupo” di Cardeno C. A cura di Raffaella Francesca Caretto‎

“OGNI GIORNO TROVERÒ IL TEMPO PER ENTRARE IN COMUNIONE CON LA NATURA E PER PERCEPIRE IN SILENZIO L’INTELLIGENZA CHE È IN OGNI ESSERE VIVENTE”


Ecco la frase che ho scelto a ispirazione del prologo di quella che è la mia recensione.
Solo la naturale connessione con ciò che ci è intorno, con la natura nella sua totalità e con la natura stessa di ciascuno di noi, può portare a esprimere il vero senso di unione e appartenenza; quell’appartenenza che Wesley(uno dei mutaforma protagonisti del libro) sente per il suo branco e che lo spinge a essergli fedele a ogni costo, sino a subire decisioni a lui non congeniali. Lui è forte, è un Alpha in tutto, ma un piccolo “difetto” non lo fa accettare dal resto dei lupi come futuro capo del branco.

La diversità, ecco uno dei temi che spicca in questo racconto, quella diversità che ti rende quasi reietto o che non ti rende degno di rispetto. Quel rispetto che Wesley ritrova nel nuovo branco a cui è destinato, quel branco che diverrà la sua casa e la sua quotidianità, e in cui vivrà un nuovo inizio.

“Red River: Cuore di Lupo” è un romanzo diverso nel suo genere, perché avvicina il lettore a un mondo in cui la diversità è un valore pregnante e chi non se ne accorge agisce contro quella che è la regola più bella della natura. Ammetto di aver letto pochi libri appartenenti a questo genere, i paranormal romance non hanno un posto di spicco nella mia libreria, ma posso affermare che la lettura del libro in questione mi ha sorpresa e catapultata in una realtà che non conoscevo ma che tutto sommato ho apprezzato; è un romanzo breve, scritto da Cardeno, e fa parte di una serie, la serie Cuore di Lupo. È un libro autoconclusivo, un’antologia coinvolgente e piuttosto originale, in quanto vengono trattati temi a me poco conosciuti, infatti è un testo in cui sono accennati vari argomenti paranormal e tra questi anche la gravidanza maschile di un mutaforma, nello specifico un lupo.
In questo romanzo breve di base c’è una storia d’amore M/M, tra due maschi alpha appartenenti a due branchi differenti, i Red River e i Purple Sky. Ma non è solo un libro che racconta l’amore tra due individui tal quale, ma è anche un richiamo al rapporto col resto della comunità a cui si appartiene, al rapporto con la Natura, al rispetto…ma ha in sé anche la trattazione di altri argomenti, uno di questi è la Male Pregnacy (gravidanza maschile), un qualcosa che a una profana come me pare una vera novità, ma altresì come già accennato è il rispetto del proprio popolo, delle proprie radici, delle usanze e tradizioni, e ancor più importante l’accettazione…in primis l’accettazione del difetto fisico, che in realtà tale non è in questo contesto, bensì si tratta di quel quid che è valore aggiunto, anzi forza per l’essere vivente… nello specifico per il gruppo, per il branco dei Red River, che vede nella possibilità di avere una continuità la forza e la ricchezza della comunità stessa.

DONANDOSI SI RICEVE, DIMENTICANDO SE STESSI CI SI RITROVA. (SAN FRANCESCO)

Ed è donando se stessi, la propria esperienza, il proprio vissuto, a favore della comunità, del proprio branco, che si crea comunione con ciò che ci circonda, con la Natura soprattutto, che ricambia donando prosperità.
Ecco un altro punto base su cui poter riflettere. I doni che la natura concede quando c’è equilibrio…
Equilibrio e prosperità sono più che evidenti a Wesley, al suo arrivo nei territori del branco dei Red River, uno dei due branchi protagonisti di questo capitolo della serie Cuore di Lupo. Il Purple Sky è il branco di Wesley Stone, di cui dovrebbe diventare il nuovo Alpha. Il Red River è branco di Jobe Root, anche lui nuovo Alpha designato.
Due Alpha, due capi. Due figure importantissime per ciascuna delle comunità. Ma tutto prende una nuova piega quando Wesley scopre che non sarà mai il capo del suo branco, nonostante sia cresciuto con quell’aspettativa. Nulla di semplice per lui, che si vedrà destinato ad essere il compagno del Alpha di un altro branco, e qualcun altro prenderà il posto che era a lui destinato, il suo ruolo di Alpha, di capo.
Ma anche per Jobe nulla è semplice, perché lui è certo un maschio Alpha, ma è destinato a trovare la sua metà, il suo compagno, in un nuovo branco. E qui c’è anche un mistero, non troppo celato in realtà, ma è trattato in modo tale da far comprendere al lettore come il destino in amore esiste; è il cuore che aiuta a riconoscere l’amore, e il proprio compagno per la vita!
Forse questa visione è piuttosto romantica, ma è il genere trattato (romance) ad avere questo filo conduttore, e quindi perché discuterne?
Nel complesso il libro è estremamente scorrevole, veloce oserei dire, non eccede in scene erotiche vivaci, ma si limita a immagini passionali e romantiche, che esprimono anche quella che può essere la quotidianità di una coppia, in cui i partner imparano a conoscersi e a rispettarsi vicendevolmente.
Nonostante la brevità, il libro ci dà un’immagine completa degli attori, dei loro caratteri e del loro pensiero, e ne sviscera le debolezze scarnificandoli, rendendo l’essenzialità del loro io, in modo da avvicinare il lettore all’intimo di ciascuno dei protagonisti.
Wesley a malincuore apre gli occhi su quella che per lui è una dolorosa verità, ovvero che nonostante sia forte e leale, dedito al benessere e alla prosperità del suo branco, non verrà mai accettato dai “suoi” a causa della cicatrice che “deturpa” il suo corpo, ma che non ha mai avuto implicazioni negative, né mai ha inficiato sulle sue capacità; ma per gli altri componenti del branco è un difetto, una debolezza, che non lo renderà mai degno di essere il capo. Quindi, per il bene del branco dovrà accettare uno scambio con un altro Alpha, proveniente dal branco di Red River, che prenderà il comando al suo posto presso Purple Sky, mentre lui diventerà il compagno di uno sconosciuto.
La famiglia Root è da sempre a capo del branco di Red River, Jobe è il capo designato, ma per esserlo deve avere al suo fianco il suo compagno.
Ecco quindi intorno a chi gira questa storia, ecco chi sono i due protagonisti principali, ma non gli unici, perché ciò che mi ha più colpita è aver comunque riscontrato che nel contesto del racconto tutte le presenze sono importanti, tutto aiuta a costruire la storia, anche il rapporto con la Natura.
Jobe è una persona molto positiva, un ottimista, ed è molto legato alle radici, al suo branco ma soprattutto alla sua terra. Crede nel rapporto con la Natura, nel rispetto della stessa ma soprattutto sa che mantenere l’equilibrio con Madre Natura e con il destino è importante per lui e per il branco. E avere accanto a sé il suo compagno, quello giusto, è un dono per lui e per la comunità tutta, che riceverà da Madre Natura la giusta ricompensa. É forte il senso di spiritualità di Jobe, che vede nel rapporto con la natura, la vita e la sussistenza del proprio branco.
Wesley e Jobe sono due Alpha molto diversi, sia caratterialmente che emotivamente; sono cresciuti in modi diversi, con convinzioni diverse, e in luoghi differenti. I due uomini hanno caratteri decisi e contrapposti, ma dovranno vivere insieme per il bene dei rispettivi branchi. Wesley e Jobe impareranno a conoscersi, ad accettarsi e ad accettare  il loro legame. Grazie a Jobe, Wesley scopre le vere tradizioni e le capacità dell’essere un lupo e un Alpha, proprio perché il suo nuovo branco è anche uno tra i più antichi e isolato dagli altri, quindi non è suscettibile a contaminazioni. Jobe è un Alpha particolare, diverso da Wesley; è molto riflessivo, calmo e accondiscendente, non si impone  ma fa pesare le sue posizioni e considerazioni, senza imposizioni particolari. In tal modo aiuta Wesley a maturare e a comprendere che Jobe è il suo destino, e grazie a ciò i due riescono a creare momenti di complicità emotiva, intima e intellettiva. Vere affinità, come quelle che devono esistere in una coppia.
Ma a parte tutte queste descrizioni, nel complesso è una lettura gradevole, senza fronzoli né artifici particolari. Ha il garbo di una lettura senza pretese, che aggiunge a una storia romantica alcuni tratti che possono far pensare il lettore a temi importanti come le diversità e il rispetto delle stesse.
L’amore ha tante forme, vince sempre la diversità e il rispetto.
È stata una lettura carina e veloce, ben strutturata, dal linguaggio semplice e delicato, che non forza il lettore ma lo accompagna piacevolmente nei suoi momenti di lettura.
Spero possa accadere a chiunque voglia dedicare qualche ora del suo tempo a questo romanzo.
Buona lettura.

“Wihte lies” di Isabel Del Greco, Eroscultura editore. A cura di Raffaella Francesca Caretto

 

L’uomo si differenzia dal resto della natura soprattutto per una viscida gelatina di menzogne che lo avvolge e lo protegge. (Hermann Hesse)

Vivere la propria sessualità alla luce del sole e senza inibizioni, le proprie pulsioni e le passioni in modo equilibrato, appagante e soprattutto libero, sciolti da quelli che sono i vincoli che ci siamo imposti per preservare l’immagine “limpida” che gli altri hanno di noi.

Ma qual è la chiave adatta, quella che consente di avere una buona consapevolezza, una visione positiva della propria sfera erotica, che consente di sentirsi a proprio agio, con se stessi in primis e poi con gli altri?

Abbiamo tutti questa capacità? Ne siamo tutti dotati?…o è qualcosa che va fatta solo emergere? E come farlo?…

Tanti perché, e forse qualche risposta o qualche riflessione, possono emergere, in modo forse anche prepotente, leggendo questo romanzo erotico “targato” ErosCultura e scritto dalla penna interessante e intrigante di Isabel Del Greco.

Ma iniziamo con qualche domanda, che sin da subito può sorgere al lettore:

White lies… “Bugie bianche”…quante ne abbiamo pronunciate, e quante volte abbiamo omesso di dire qualcosa riferendo, o comunque confidando solo parte di ciò che in realtà avevamo da dire…e per cosa?

“per non far soffrire gli altri”, ci siamo detti, “tanto è solo una piccola bugia innocente, che serve a procurare la minor sofferenza possibile”…

Piccole innocenti bugie che non fanno male a nessuno… se non ai nostri sensi di colpa

Ma crediamo realmente a ciò che stiamo propinando?

E poi, una bugia non è mai a fin di bene perché, prima o poi, tutto viene a galla.

Quante piccole falsità che ci costringiamo a dire a fin di bene; ma poi, il bene di chi?

Quanti cliché in queste mie parole vero?

Eppure …

Quanti interrogativi emergono, anche a seguito di una semplice lettura, come quella di un romanzo erotico ad esempio, la quale non solo prevede un “vivere” la storia narrata, ma produce degli spunti di riflessione attraverso cui il lettore riesce a osservare la realtà da un diverso punto di vista, nuovo, forte…in grado di farci mettere in dubbio tutto, anche le nostre sicurezze, soprattutto quelle che ci siamo cuciti addosso attraverso il velo di “morale”, o falsa morale, che ci ricopre.

Ciò che proteggete è l’immagine che gli altri hanno di voi, cosicché possano continuare ad amare chi fingete di essere

White Lies” è una lettura da affrontare senza preconcetti e con la mente aperta per poter entrare appieno nella testa dei personaggi, vivendo i loro stessi dubbi, le loro stesse sensazioni, le paure che emergono quando si inizia ad affrontare un viaggio verso la conoscenza di sé, del proprio io, liberandosi da quei veli di perbenismo e ipocrisia usati per vestirci agli occhi inquisitori di chi abbiamo vicino o di chi non potrebbe comprendere quella “spregiudicatezza”, perché mentalmente chiuso, bigotto, o che comunque non riesce a vivere la propria sessualità alla luce del sole e senza costrizioni morali…conducendo tutto nei limiti del rispetto delle libertà altrui…

Le chiamano White Lies, bugie bianche, perché sono piccole, innocenti deviazioni dalla realtà, create al solo scopo di non ferire le persone che ami, e in teoria non dovrebbero lasciare il segno. Ora vi svelerò un segreto: le bugie bianche non esistono, la menzogna non è mai innocente.

Si può avere un talento innato per la menzogna(come la protagonista del libro, Annalisa)…che quasi diviene una droga,

…prima che me ne rendessi conto la menzogna mi scorreva nelle vene, velenosa e irrinunciabile come eroina non tagliata.

un qualcosa di cui non riesci a fare a meno, che ti porta a creare nuove bugie a sostegno delle precedenti, in un circolo vizioso quasi asfissiante e soffocante… ma poi, alla fine , scatta sempre qualcosa che fa crollare il castello di bugie che si è costruito, vuoi per i sentimenti, per un senso di oppressione, ma anche la semplice presa di coscienza di sé che conduce a fare delle scelte vincolanti, o meno, il proprio futuro, la propria esistenza, la propria coscienza.

Eppure ciò che dovremmo chiederci sin da subito è : “Perché sentirsi oppressi da qualcosa che non ci appartiene, come l’immagine che gli altri hanno di noi, creata a dovere per non deludere le aspettative o le illusioni degli altri?”

White lies ci conduce nella vita di Annalisa, che può essere la vita di una qualsiasi giovane donna (o anche non più giovane, ma che attraverso l’autocoscienza si riappropria di sé e della propria vita, percependo nuovi punti di vista, libera da costrizioni, catene e vincoli morali ed emotivi…) che è alla ricerca di sé stessa, e lo fa attraverso tappe di un’evoluzione che la conduce a liberarsi da tutte quelle maschere che avevano coperto la sua anima, a scavare sotto la coltre che le convenzioni sociali hanno costretto a vestire, liberando la sua vera essenza, fino a condurla all’accettazione di sé.

…ogni mia bugia non aveva fatto altro che scavare solchi nella mia anima, liberandola a poco a poco dalle sue maschere fino a rivelare una me stessa più autentica.

L’eros prende forma e aiuta Annalisa ad aprire la propria mente alla presa di coscienza di sé…impara ad assecondare le sue pulsioni i suoi desideri la sua sessualità, cresce e conosce il proprio intimo e il desiderio di piacersi, piacere e compiacere, ma non come mera sudditanza o sottomissione, ma scelta di appagare il proprio io sessuale, le proprie pulsioni, sceglie di amare me stessa anche attraverso il sesso e la voglia di un uomo e l’eccitazione nel vederlo soddisfatto e nel sentirsi soddisfatta.

Per la prima volta nella mia vita, mi ero scoperta affamata e, alla luce di quella fame, tutto il mio mondo era cambiato.

Annalisa inizia a porsi domande, e a darsi risposte; ad ascoltare ciò che emerge dal profondo, che non è la coscienza ma è istinto, pulsione, voglia, è ciò che lacera nell’intimo se non ha soddisfazione, che non può esser messo da parte, acquietato, perché è più forte il desiderio di soddisfarlo…sino a giungere a una verità che, sino a quel momento, era latente …

Avevo conosciuto un universo parallelo che esisteva e pulsava fianco a fianco con la cristallina mediocrità del mondo in cui ero sempre vissuta. [..] Io ero andata a fondo, trascinata dalle mille bugie che avevo intessuto, e ne ero riemersa con un’unica verità. Ora sapevo chi ero e che cosa volevo.

Il linguaggio è forte, diretto e senza veli, e comunque ricercato; lo stile dell’autrice è fluido ma mai banale, certo non lesina a scene forti ed eroticamente accese, liberando le fantasie anche più spinte e intriganti che stuzzicano la mente della protagonista, Annalisa; l’autrice ci pone dinanzi a una concezione dell’erotismo molto provocatoria, che può creare un diverso senso di apprezzamento a secondo della percezione del lettore, ma non può essere diverso visto che noi fruitori abbiamo concezioni e modalità differenti di approccio alla lettura…ma lo fa con uno stile accurato e ricco di dialoghi tra i vari personaggi.

Annalisa si auto-presenta sin da subito, e lo fa descrivendosi in modi schietto, quasi disarmante,

Mi chiamo Annalisa, e sono una puttanella bugiarda…

…ora che mi trovavo a risiedere in pianta stabile nell’emisfero delle canaglie, dei bugiardi e delle
puttanelle, mi sentivo attratta dai buoni più che mai

così pure vengono presentati i vari personaggi, non secondari ma tutti ben caratterizzati e mai banali, alcuni delineati in modo più strutturato, sempre rispettando le figure che rappresentano e il loro peso nella narrazione.

Tutti rientrano, se pure ognuno in modo differente, a rappresentare, attraverso l’intreccio della loro storia con quella di Annalisa, quelle tessere del puzzle che compone l’evoluzione, la crescita interiore della ragazza.

Le scene narrate sono molto coinvolgenti, ma non poteva esser diversamente, perché è tangibile e vivida la passione e la carica erotica nell’intera opera, ma al detta dei tempi di riflessione importanti, sia per la stessa protagonista che per il lettore che imprescindibilmente si lega al personaggio e lo sente suo.

L’amore nella sua visone romantica viene messo da parte e si mette in luce un nuovo aspetto della sessualità, che sino a quel momento Annalisa aveva usato in modo fine a se stesso.

Un nuovo modo di essere, una nuova essenza… forse la sua vera essenza… qualcosa da cui non si può tornare indietro

Per quanto mi fossi sforzata, nei giorni seguenti, di tornare alla mia vita di prima, sentivo che un sigillo
dentro di me si era rotto una volta per tutte, lasciando scaturire qualcosa di recondito e sconosciuto. Ero
una giovane vampira che si risvegliava alla notte.

Tutto il mondo, la sfera emotiva ed emozionale, di Annalisa viene sovvertito quasi, sino a far emergere la sua vera personalità. Annalisa da giovane studentessa modello e giovane donna della Milano bene, vive la sua vita fatta di aspettative e agi, è una ragazza forte, intuitiva, agli occhi di tutti un modello; ha una famiglia che la ama, un fidanzato, pochi amici scelti nella sua cerchia, è prossima alla laurea…ma il mondo perfetto dell’elegante e fredda Annalisa, inizia a esser piccolo, ad andarle stretto, perché si rende conto che qualcosa manca…

Tutto inizia quando la sua amica Federica la invita a trascorrere con lei e due amici una serata in un locale, e qui Annalisa assiste casualmente a una scena dal forte tasso erotico tra estranei; questa esperienza le provoca piacere e la coinvolge, seminando in lei il germe di nuove emozioni e mettendo in luce il suo istinto voyeuristico e “perverso”.. Da questo momento in lei scatta una nuova esigenza, che la spinge a guardare oltre il suo piccolo mondo, e la porta alla ricerca di qualcosa di più, che la faccia sentire viva e che le faccia sentire il sangue ardere nelle vene…

Annalisa si fa quasi inghiottire da questo profondo e quasi oscuro desiderio che la allontana sempre più dalla sua vecchia immagine di ragazza perfetta, e le fa conoscere una nuova Annalisa, carica di desiderio e pulsioni. E lei accetta questo nuovo status; attraverso questa nuova consapevolezza, questa nuova Annalisa non si nasconde, o meglio non si maschera, ma consente a sé stessa di scegliere il proprio destino, seguire la propria indole, i propri impulsi, facendosi anche trascinare dagli eventi. É finalmente sincera con se stessa e decide di riscoprirsi attraverso la conoscenza di quello che si potrebbe definire il suo lato oscuro.

Accetta di vivere il “proibito”, rappresentato anche da un uomo che conosce da sempre e che inizia con lei un gioco di seduzione e perversione, e che lei accetta di buon grado, con tutte quelle che sono le possibili conseguenze, ma al contempo in Annalisa ha vita un dialogo interiore forte e sofferente, che mette in luce tutte le difficoltà che emergono a seguito di questa lotta interiore nel contrasto tra realtà e bugie.

Le bugie bianche di Annalisa toccano tutti i personaggi del racconto, e le loro vite. E colpiscono in modo irreversibile anche il suo fidanzato, Andrea…è lui un altro personaggio che “fiorisce”, e mostra una nuova immagine di sé e una sua evoluzione; anche Andrea apre gli occhi alla realtà, e lo fa in seguito all’allontanamento da Annalisa

È così che mi sono accorto di amarti, perché le tue bugie hanno smesso di farmi stare bene e hanno iniziato a farmi stare male.

Forse inizialmente i due ragazzi si perdono, ma questo li aiuta a crescere e a ritrovare sé stessi.

E così continua la narrazione, con un crescendo di eventi e incontri e giochi sessuali che Annalisa vive insieme al maturo Luciano, quasi incuranti anche di ciò che li circonda e di ciò che può accadere…e di chi sa.

È molto giovane Annalisa, e questa sua ricerca richiede tempo e forse qualche vittima…ma la sua personalità si fa strada prepotentemente in un crescendo di situazioni forti e dal pesante carico emotivo, sino a un epilogo che, se devo essere sincera, mi ha stupita ma si è rivelato coerente con la personalità della protagonista e con la sua voglia di crescere e aprirsi a nuovi orizzonti.

Il racconto mi ha presa a tal punto che ho continuato la lettura senza interruzioni sino alla conclusione della storia, che se pure intensa e ad alto tasso erotico, in un crescendo coinvolgente, ha presentato siparietti esilaranti che mi hanno fatto sorridere e dato anche un’idea di leggerezza…

Ma a onor del vero ciò che colpisce è la capacità di instillare nel lettore degli interrogativi che consentono riflessioni profonde…

Questa storia porta il lettore ad affrontare, forse senza che ci si renda conto da subito della cosa, un viaggio interiore alla scoperta di sé stessi, anche col rischio di perdere quella che può essere la via maestra, quella che si crede essere quella giusta…ma qual è realmente la strada corretta da intraprendere?

Ecco, la storia di Annalisa ha molto da comunicare e da dare…a chi sa leggere senza pregiudizio ed ascoltare la voce interiore.

Ultimo pensiero: vogliamo di più? proviamo ad abbandonarci all’istinto, infrangiamo le regole che ci hanno incatenato, apriamoci a nuove esperienze, relegando la ragione in un angolo ma lasciandole sempre la possibilità di intervenire…proviamo a togliere la maschera che ci opprime e ad afferrare ciò che vogliamo, e poi ascoltiamoci.

Proviamo a vivere anche noi questo viaggio introspettivo, e…

Buona lettura!

“El diablo” di M. Robinson, Quixote edtore. A cura di Sabrina Giorgiani

 

“ E’ possibile amare ciò che sarebbe giusto odiare? “

 

Alejandro Martinez è figlio di un boss mafioso colombiano a capo di un impero criminale.

Educato dal padre alla violenza, sin da adolescente imparerà a indossare la maschera della risolutezza, della forza e della brutalità, le uniche armature possibili in grado da permettergli, un domani, di succedere al padre al comando del suo impero.

Conoscerà il calore di una carezza grazie soltanto alla madre e alla sorella ma la vita, ben presto, spegnerà questa labile fiammella di umanità e lui, lupo tra i lupi nella sua scalata al potere, diventerà El Diablo , padrone indiscusso dell’inferno.

Quella fiammella, però, non si è mai spenta del tutto e solo una donna forte e determinata riuscirà di nuovo ad alimentarla. Una donna che non avrà mai timore di El Diablo perché da subito vedrà oltre le maschere.

Un diavolo e un angelo.

Insieme daranno potere ad una passione travolgente.

L’angelo del male lotterà strenuamente contro il sentimento che nutre nei confronti dell’angelo del bene, fin quando, esausti, avranno un’unica scelta, o perdersi soccombendo al buio, o ritrovarsi immersi nella luce.

Un romanzo che nonostante i suoi 43 capitoli di 463 pagine totali, si legge tutto d’un fiato.

La storia è accattivante e ben sviluppata, i personaggi sono ben caratterizzati.

Nonostante l’obbligato salto temporale che vede i protagonisti da poco più che adolescenti ad adulti, l’autrice riesce a colmare l’intercorso proseguendo nella narrazione senza risultare pedante.

Un libro che è un mix di tutti gli elementi di successo.

Un uomo bello, potente, impossibile da ammansire.

Una donna spezzata dalla vita che rinasce dalle sue stesse ceneri.

I silenzi, il controllo, lo scontro tra bianco e nero, la forza dell’amore e della passione che sgretola maschere facendone macerie.

Complimenti anche alla CE per aver investito sull’opera senza apportare i tagli classici per la riduzione di spazi e per l’ottima traduzione del testo nella nostra lingua.

Non ultima in importanza la copertina che caratterizza perfettamente il personaggio principale.

Ed eccoci tornati alla domanda iniziale:

 

 “ E’ possibile amare ciò che sarebbe meglio odiare? “

 

Oramai è ufficiale: il classico principe azzurro stato sfrattato, reo di un’eccesso di romanticismo e leggermente stolto.

Questa è l’epoca dell’uomo dominante.

Può essere anche un mafioso ma se ha in sé il gene che permette, una volta gettata la maschera, di innamorarsi profondamente allora la risposta alla domanda è

SI… ci si può innamorare anche di ciò che si dovrebbe odiare.

“Oltre la perdizione” di Luciano dal Pont, Eroscultura edizione. A cura di Sabrina Giorgiani

 

Con la sigla BDSM si identifica una vasta gamma di fantasie erotiche basate sul dolore, sul dominio, sulla sottomissione, sul sadismo e sul masochismo.

Diverse le pratiche applicabili, tanto che la nuova coppia che si appresta al BDSM ha la necessità di chiarire anticipatamente gusti e limiti.

I limiti…

L’etimologia di questo termine risale all’antica Roma. Venivano così  indicate quelle pietre che non potevano essere rimosse, se non con intenti criminali, perché considerate sacre e protette da divinità. Il loro compito era quello di delineare confini territoriali.

Da allora, il termine ha subito una profonda evoluzione, non nel significato ma nell’uso.

Ne fanno e ne hanno fatto baluardo la religione e la politica che, sulla base del periodo storico di riferimento,  utilizzandoli per controllare e limitare l’altrui volontà a vantaggio del loro credo e potere.

Limiti etici, limiti morali, limiti cognitivi, limiti d’azione.

Ognuno ha indicato via e confini e condannato coloro in cui prevaleva entusiasmo conoscitivo e capacità di  superarli.

La Chiesa ha dettato limiti dalla sua origine; lo ha fatto e lo fa attraverso l’esegesi delle Sacre Scritture, con le encicliche papali che interpretano i testi biblici orientando, in base ai tempi storici, pensieri e azioni.

Il superamento dei limiti indicati portava al rogo nei tempi antichi, all’emarginazione e al pregiudizio nei tempi moderni.

             “ I tuoi limiti sono quelli che crei nella mente o che ti

                        lasci imporre dagli altri”.   OC Mandino

L’uomo ha sete di conoscenza, e ogni volta si impone un limite, ha la necessità di esplorarlo e superarlo. Questo accade anche nella sfera sessuale.

Pensiamo, per esempio,  alle nostre tris -nonne che  sulle loro camicie da notte ricamavano questo auforisma:

 

“ Non lo faccio per piacer mio ma per dare un figlio a Dio”

 

La Chiesa ha posto limiti al piacere di coppia subordinandolo alla procreazione. Oggi incontriamo sorridenti “ Signorine” con la loro valigetta rossa che, di porta in porta, vendono giocattoli del piacere  per soddisfare  ogni tipo di  fantasia sessuale.

Il “limite” è stato rimosso oppure è semplicemente avanzato di posto, non senza aver lasciato alle sue spalle anni e anni di lotte personali contro i pregiudizi morali.

Infine il BDSM.

Chi si avvicina a tale pratica è andato oltre ogni limite di piacere fisico ed è alla ricerca del piacere psicologico di appartenenza e di controllo .

In OLTRE LA PERDIZIONE l’autore riesce a descrivere esattamente dove risiede la soddisfazione e il piacere.

Un libro che racconta tutte le sensazioni vissute dalla sottomessa  all’interno del rapporto BDSM  ma  anche, e soprattutto, al suo esterno, cioè nel quotidiano.

Con una grandissima capacità narrativa, l’autore individua e sviluppa i bisogni del personaggio che sono speculari e contrari a quelli del suo dominatore.

Ho molto apprezzato la struttura del narrato che mi ha dato l’impressione  di voler mettere  a tacere tutti gli altri romanzi che hanno tentato di avvicinarsi a questo “mondo”.

Il libro diventa quasi un “saggio” anche  per chi si appresta  alla sola conoscenza formale del BDSM.

Non c’è romanticismo  e ben poche le scene di sesso esplicito, nonostante siano perfettamente descritte non solo nella parte prettamente meccanica dell’atto .

Il titolo OLTRE LA PERDIZIONE…

Il BDSM per molti rappresenta una devianza  morale seppur, lo voglio ribadire, assolutamente consenziente dalle parti coinvolte, quindi per me non giudicabile.

Si focalizza l’attenzione sulla connessione mentale e totalizzante dei protagonisti, l’una trova appagamento  soddisfacendo  le esigenze e la volontà dell’altro. Unico limite l’eccesso.

Si tratta di controllo e di voler essere sottoposti a controllo fisico, psichico, mentale.

Perché OLTRE…

Perché il controllo diventa totale, oltre ogni limite, a un passo dal baratro.

Un libro molto “duro” proprio per l’argomento trattato e per come lo si è deciso di strutturare la storia.

Assolutamente ben scritto . Sono davvero pochi gli autori che attraverso le parole riescono a far vivere le sensazioni, le paure, il dolore e persino gli odori . Questo è uno di quei libri in cui ti trovi catapultato all’interno della storia. Attenzione perché può far male .

Non ultimo, va oltre le parole scritte, aprendo la strada a infinite riflessioni.

 

“Due: Ombre d’animo e Piacere” di Emanuel D’Avalos, Emily Hunter, A.S. Twinblack, Luciano dal Pont, Simona Salvatore, Il Principe e la Cacciatrice editore. A cura di Sabrina Giorgiani

 

DUE: OMBRE D’ANIMO E PIACERE un titolo che incornicia perfettamente gli argomenti trattati nei cinque racconti di altrettanti autori:

Emanuel D’Avalos, Emily Hunter, A.S. Twinblack, Luciano Dal Pont, Simona Salvatore.

Ognuno di loro, attraverso il genere letterario che più gli appartiene, si cimenta in racconti brevi ma molto intensi, narrando storie diverse  che hanno, però, un comune denominatore: il lato oscuro dell’animo umano.

Emanuel D’Avalos scrive in chiave thriller  la storia di un serial killer che violenta, mutila e uccide le sue vittime, tutte prostitute.

L’autore riesce a creare una storia avvincente, in cui ogni mossa sembra calcolata come quelle di una partita a scacchi.

La parte gialla risulta ben sviluppata, chiare e ben descritte  le  cause che producono effetti inaspettati, il tutto narrato con una scrittura che risulta da subito molto coinvolgente .

Emily Hunter, con il suo racconto, dà volto a una grande paura che ha radici profonde e viene alimentata dal pregiudizio: l’omofobia

L’autrice caratterizza i protagonisti della sua storia attraverso  una duplice personalità, che inciderà pesantemente sia nello sviluppo degli accadimenti sia nelle conclusioni del racconto.

Una vicenda molto intensa che , attraverso una narrazione semplice e lineare, riesce ad individuare e focalizzare temi attuali e di grande impatto. Non ultimo quello che la realtà non sempre è come sembra  e l’impossibilità di riconoscerla, dovuta al timore ossessivo di vedersi veramente per ciò che si è, crea ombre nell’animo che possono sfociare in violenza.

A.S. Twinblack scrive uno spin- off del romanzo La Cacciatrice.

L’autrice, con una scrittura fluida e accattivante, focalizza l’attenzione sulle conseguenze psicologiche derivanti da un evento traumatico vissuto dalla protagonista. Attraverso  una storia la obbliga a rivivere sensazioni e passioni passate in un presente in cui la vendetta e l’odio vestono la maschera della giustizia.

Luciano Dal Pont tratta lo stesso tema in un racconto diverso sia nella struttura  che nel narrato rispetto a quello della Twinblack , e analizza un’altra sfaccettatura delle  conseguenze derivate da traumi.

Se il racconto precedente non dà alcuno spazio al perdono, in questo nuovo racconto gli eventi creati permettono una risoluzione diversa.

Simona Salvatore, dà vita e parola a quanto la realtà possa essere differente rispetto a quello che sembra. Si inizia la lettura con uno stato d’animo provato a seguito dei racconti precedenti. Gli esordi sembrano allentare la tensione, distendere il lettore, farlo finalmente respirare. Il titolo dell’opera non è però smentito e come riporta l’entrata ci si ritrova “sul fondo dell’abisso della più nera follia”.

Cinque racconti con unico denominatore, il lato oscuro dell’animo che è alimentato  da cause diverse e, sulla base di tale diversità, scatena conseguenze estreme,  tra cui le devianze sessuali.

In ogni racconto, sulla base della causa che ha provocato l’ombra d’animo, è collocata la componente erotica che non fa da semplice  cornice alla trama, ma è la diretta conseguenza della devianza psicologica che affligge il personaggio descritto.

Ho trovato quest’opera davvero molto interessante, assolutamente ben scritta e coinvolgente.

Ne consiglio la lettura con la consapevolezza che si tratta di un noir- erotico.

“Rouge. Il fuoco sulle labbra” di Isabel del Greco, eroscultura editore. A cura di Antonella Scarfagna.

 

Rouge sono una serie di episodi in cui il filo conduttore è un rossetto di Chanel di colore rosso con il quale la protagonista dipinge le proprie labbra prima di ogni incontro di sesso infuocato.

 

“…ero una vincente per natura, con la competizione incisa nel DNA al pari dei miei capelli rossi.”

 

Con questa semplice frase l’autrice evoca in maniera prepotente e sensuale l’immagine di una donna “pantera”, rapace, e con un forte spirito di avventura, una di quelle donne estremamente sicure di sé e con una forte personalità, che attivano i feromoni dei maschi eccitati da un femminile che li sfida e che sentono il desiderio di dominare.

Gli uomini che incontra hanno la tendenza e la volontà di sottometterla, almeno a letto visto che fuori dalle lenzuola è qualcosa che lei non permetterebbe mai. Anzi, in molti casi è lei stessa a provocarli in tal senso, in quanto eccitata oltremodo da situazioni di tal sorta.

I suoi uomini sembrano tutti dei maschi Alfa con l’attitudine al comando e al controllo sul femminile ma in realtà sono vittime del suo desiderio di essere sottomessa. Non stiamo parlando di pratiche di Bdsm, qui si tratta di quel tipo di sottomissione che molte donne amano, quella tra le lenzuola e che si concretizza nel desiderio di abbandonarsi nelle mani di un uomo che sa come dar loro piacere, che sia anche un po’ rude ma non violento, di quelli che sanno fin quando spingere il limite per poi fermarsi, che sanno domare con rispetto e sensualità.

Faccio un inciso su quanto affermato a proposito della sottomissione riportando le parole del dottor Alberto Caputo, sessuologo dello IES, Istituto di Evoluzione Sessuale. «L’istinto di dominio e sottomissione è naturale e fa parte di un corredo evoluzionistico che garantisce l’adattamento della specie, ed è insito nella nostra biologia. Queste dinamiche sono presenti in gran parte della nostra vita e in ogni tipo di relazione (genitori, scuola, amici, coppia). Quando vengono intellettualizzate, rielaborate e sessualizzate, creano una dimensione di gioco e di eccitazione, che va oltre il puro aspetto di dominanza e assume aspetti creativi… questo tipo di erotismo si basa in gran parte sull’eccitazione mentale, il che lo rende più affine alla sessualità femminile, per cui questa dimensione è predominante, oltre che necessaria. Inoltre, le donne sono più inclini a questo tipo di giochi perché hanno una capacità di intellettualizzare le pulsioni sessuali molto più articolata e vasta rispetto all’uomo. Più si investe sul desiderio e l’elaborazione delle fantasie, prolungando e mantenendo alta l’eccitazione mentale, più il rapporto sessuale viene valorizzato per la donna».

In tal caso il confine tra dominatore e dominato continua a esistere da un punto di vista oggettivo ma in realtà c’è una continua interscambiabilità dei ruoli durante tutta la durata del rapporto e soprattutto si percepisce il sottile ma forte potere del sottomesso.

Nei vari episodi il tasso di eroticità è molto elevato e a volte le scene sono descritte in maniera dura e diretta. Sembra che non ci sia una connessione tra di essi e si potrebbe pensare che l’autrice abbia voluto solo descrivere degli scenari di sesso fine a se stessi e quindi più avvicinabili al porno. Magari qualcuno si lamenterà di ciò, ma non mi stancherò mai di ripetere che l’erotismo è anche forte e che il confine tra questo e il porno è soggettivo.

Tuttavia, c’è da dire che se si legge attentamente tra le righe e si entra nella psicologia della protagonista, la storia che sottende i vari episodi e che li lega assieme esiste e si ritrova in questa frase:

 

“intrappolata in un matrimonio con un uomo che disprezzavo e in balia di un amante che non si decideva a rapirmi una volta per tutte, trovavo vaghe ed effimere consolazioni in storie di una notte che costruivo nella mia mente per renderle accettabili al mio corpo, solitamente esigente e volubile. Volevo darmi via, svendermi per provare un’emozione, ma tutto durava quanto un preservativo acquistato a un distributore.”

 

Sembra che l’insoddisfazione affettiva spinga la protagonista verso una sorta di bulimia sessuale, ricercando rapporti carnali alla stregua di un antidepressivo.

 

“nella mia testa, finché non mi fai tua, sono di chiunque”

 

Tuttavia anche dopo la separazione dal marito e aver coronato il desiderio di convivenza con l’amante, la donna continua a vivere le sue avventure, a volte coinvolgendo anche il compagno stesso. A questo punto il sesso smette di essere un tentativo di riempire un vuoto affettivo per diventare invece un sublime piacere da soddisfare.

Consigliato agli amanti dell’erotismo a tinte forti.

 

“Tu non esisti” di Kiara Olsen, Eroscultura edizioni. A cura di Sabrina Giorgiani

So cosa si prova a leggere un libro scomodo, difficile, dai contenuti cosi delicati da ferire a colpi di scure l’anima. Ci sono libri che non possono essere belli. Che sono unghie graffianti i vetri, stridenti e disarmonici.

So quanto è difficile dare loro un senso. Ma so altresì quanto sia importante che essi ci parlino, ci schiaffeggino, ci tolgano dalla nostra comoda quotidiana tranquillità, ci mostrino il male e ci dicano di scegliere.

Questo è un libro tosto. Un libro che pochi possono recensire e molti possono travisarne i contenuti. Perchè la descrizione è cruda e dura, crudele senza fare sconti, senza dare spiegazioni. Perchè la spiegazioni davanti al male si trasformano presto in giustificazioni. e cosi facendo torniamo a chiudere gli occhi.

Sabrina ha scritto una recensione magistrale. Ha messo cuore anima e cultura. Una cultura che non è quella dei lagnosi radical chic, ma proviene dalla vita, quella che non smette di sussurrarci, di insegnarci e anche di ferirci. Ed è da quelle ferite che sono vita, che Sabrina tira fuori la sua carica vitale, di donna che si piega ma non si spezza, che sfida la vita e la guarda negli occhi, le tiene testa e va in cerca di un altra vita. E anche oggi, con questa difficile prova l’ha fatto.

Ha guardato l’abisso fino in fondo, e ha detto no, avvolgendolo di bellezza e luce.

E’ cosi che si vive.

Micheli Alessandra

 

 

 

Il coraggio di guardare dentro l’abisso, senza che l’abisso guardi te. Di Sabrina Giorgiani

 

Ho iniziato questo romanzo con lo spirito predisposto alla lettura di un thriller, perché questo riporta la nota dell’editore:

                 “ Se avete comprato questo romanzo, significa

          che amate il thriller, e se amate il thriller, questo vi entusiasmera’ “

Viene definito thriller erotico  e, come tale, mi aspettavo di trovarci un assassino, una vittima, colpi di scena e phatos , condito con scene di sesso magari al limite dell’estremo.

Un Ispettore, la classica corsa contro il tempo alla di ricerca spasmodica di SALVARE.

Nel finale, il TRIONFO , si perché, parliamoci chiaramente, in questi romanzi, ovvero, in quei tipi di romanzo che credevo fosse, la Giustizia vince sempre , tuttalpiu’ la vittoria non è netta ma, comunque, il Bene trionfa sul Male, Sempre.

Ecco, a chi si appresta nella lettura di questo romanzo, voglio dire:

 

                     “Lasciate ogni speranza, voi che entrate “

 

Perché qui, è il MALE a trionfare, in tutte le sue più bieche sfaccettature.

Un carnefice, una vittima e poche regole da seguire, apparentemente semplici ma che hanno come unico scopo quello di spersonalizzare la vittima, rendendola oggetto alla mercé del carnefice, privarla di ogni dignità umana al fine di renderla oggetto, persino consenziente, di ogni sua perversione sessuale e psicologica.

Non esiste giudizio, non esiste motivazione o spiegazione o giustificazione di quanto accade.

La crudeltà e la schiettezza di un orrore senza precedenti amabilmente descritte dalla penna dell’autrice.

Un horror più che un thriller, dove malvagità, perversione, dolore, orrore, regnano sovrani.

In alcuni momenti mi sono trovata a pensare che le sevizie subite nei campi di concentramento, forse, erano persino meno studiate al fine di arrecare MALE, meno esplicite nel loro ORRORE

PERCHÉ?…. PERCHÉ?…. Questa la domanda che continuava ad assillarmi alla fine della lettura.

Che Katia Olsen fosse davvero una bravissima autrice, avevo potuto constatarlo già dai primi capitoli. Frasi brevi, magistralmente costruite, danno il ritmo alla lettura creando via via un forte stato d’ansia al pari della colonne sonore struggenti. Mi viene in mente, ad esempio, quella famosa che caratterizza il film Schindler’s list . Pacata all’apparenza, struggente è colma di dolore nella realtà, quasi fosse un grido all’ORRORE.

Con questo stato d’animo la domanda PERCHÉ continuava a martellarmi. PERCHÉ?

Ho la necessità, quasi fisica, di scovare tra le righe il cuore del libro, il messaggio, l’insegnamento e la bravura dell’autrice mi ha fatto escludere da subito, l’eventualita’ che non ci fosse.

Il mio errore era cercarlo tra le righe ma, in questo caso, sarebbe stato davvero troppo scontato..

MALE E ORRORE

Rifuggo dal male e dall’orrore, mi allontano, scappo ma verso dove?

Verso il suo opposto, verso il BENE, verso L’AMORE, vado  incontro alla BELLEZZA .

Li mi calmo, placò l’ansia, respiro di nuovo.

Non c’è spiegazione al MALE eppure esiste

Non c’è spiegazione all’ORRORE eppure esiste.

Spiegarlo ne darebbe persino un senso, una giustificazione.

Abbiamo giustificato coloro che erano a capo dei campi di concentramento perché stavano “ semplicemente” eseguendo degli ordini. Con questa scusa abbiamo motivato  gli ORRORI commessi.

In questa lettura non troviamo giustificazione all’ORRORE, e questo perché il messaggio è la DENUNCIA.

È come se, tra le righe del libro, con caratteri indelebili ci fosse scritto:

 

“ Questo è il MALE, questo è l’ORRORE.

Guardalo te l’ho descritto, annusalo è putrido .

Non chiudere gli occhi, esiste.

Ti piace o lo rifuggi?

Lo apprezzi o lo detesti? “

 

E, a chi come me, lo sfuggirà andando oltre, sarà arrivato forte e chiaro il grande messaggio del libro:

 

Ti ho mostrato il MALE e l’ORRORE al limite del sopportabile.

Ti sfido…  scegli  se salvare la tua anima.”

 

“Io sono il vento” di Elisabetta Barbara De Sanctis, self publishing. A cura di Sabrina Giorgiani

 

Non ho mai recensito poesie perché penso occorra una sensibilità d’animo pari almeno a quella di chi scrive.

Non potevo però, non farlo per questa autrice che seguo ormai da tantissimo tempo e che, da sempre, regala emozioni nuove e forti con ogni suo scritto, sia esso poesia sia racconto breve, novella,  romanzo.

Mi auguro di cogliere ogni sfumatura e di poter trasmettere le emozioni che nascono con la lettura di questa raccolta.

Io Sono Il Vento chiude un percorso, quasi un viaggio di una donna attraverso se stessa. Un viaggio la cui prima tappa è  ANIMA E CARNE.

 

“Le parole devono far urlare la carne

frantumare l’anima

far godere la mente

Altrimenti sono solo rumore”

 

Si apre così questo percorso, e già si ha visione completa delle emozioni che l’autrice ci vuole trasmettere.

Dolore, Passione, Rimpianto, Amore

Nella prima tappa si fa “tempesta burrascosa” e, attraverso il dolore e il rimpianto di coloro che non l’hanno percepita, urla e graffia e si infrange con il desiderio nella passione della carne e dello spirito fino a trovare la pace dell’amore.

 

CENERE E VELENO la seconda tappa

“La vita non è fatta di aforismi,

ma di improvvisazione,

di testate nei muri e di amnesie

per perdere il conto di quante volte

cadi e poi ti rialzi”

 

Un percorso intimo questo, perché evidenti sono le ferite  nascoste di una donna.

Ferite che la rendono forte, nonostante la sua fragilità interna,  e che non sbarrano  la sua strada, il suo voler rialzarsi ed andare avanti contro tutto e tutti.

Arriviamo all’ultima tappa di questo viaggio:

IO SONO IL VENTO

La passione dello spirito ha portato ferite nell’animo, la consapevolezza, la volontà, la determinazione, la forza di una donna permettono di dare vita

 

AL VENTO

Che mi soffia dentro

mi fa tempesta

e scuote le mie radici

mi sbatte contro gli scogli

implacabile nemico

amico e maestro

mi piega

sgombro è il cielo

e l’anima

torna a respirare”

 

Un vento che scaccia tutto ciò che nuoce. I tumulti dell’animo , sono implacabili,  possono scuotere, possono piegare ma non riusciranno a spezzare una Donna, perche Lei riuscirà sempre e comunque ad andare

 

AVANTI

Pian piano racimolo

ogni parte di me,

ogni frammento,

ogni emozione

Ricompongo

Riattacco

Ricucio

Pronta

…. Ancora per un altro giro di giostra”

Quindi va avanti questa Donna, con la consapevolezza  che esistono

“SPIGOLI

Se fossi un angelo avrei le ali.

Ma ho solo

due ossa appuntite

che sporgono quando mi chino

ad abbracciarmi le ginocchia.

Quando proteggo

Il cuore”

 

Cos’è la poesia?

Poesia è riuscire a catturare frammenti di realtà, e cito, “abolisce il linguaggio individuale per diventare universale”

Ora la mia domanda sarà..

Quante donne riescono a riconoscersi in questo percorso?

Quante donne sono state ferite ed umiliate e nonostante tutto e tutti, proteggendo il proprio cuore, sono andate avanti?

Bene Elibi, narrando te stessa e le tue emozioni sei riuscita a descrivere il percorso di tante donne.

 

“Il viandante. The traveling series” di Jane Harvey Berri, Delrai edizioni. A cura di Emma Buonarroti

 

Sono contenta di iniziare la mia carriera di recensore proprio con questo titolo. “Il viandante” è un romanzo rosa classico. Sì, avete letto bene, “classico”. Si discosta dal filone che adesso tutti chiamano “romance”, perché l’inglese va di moda per queste cose, visto che vanta una trama articolata, intessuta da personaggi ben caratterizzati, raccontati fin nei minimi dettagli. Insomma, Jane-Harvey Berrick ci racconta una storia completa che oltre a far leva su un amore vero, parla anche di discriminazione, di problemi educativi, di coraggio e libertà, di ordinario e straordinario. Aimee e Kes, i nostri protagonisti, non potrebbero essere più diversi. La narrazione parte con il loro incontro quando hanno appena dieci anni. La storia si apre su Aimee Andersen, ragazzina nata e cresciuta a Fairmont, una cittadina del Minnesota, piccola e chiusa su se stessa.  Un luogo dove non succede mai niente e dove l’arrivo del circo itinerante porta un totale stravolgimento. Le comari, il parroco, tutti parlano di questo evento come l’anticipo dell’Apocalisse, dando sfogo ai vari pregiudizi sugli stranieri, nomadi, considerati zingari. Aimee invece è diversa, è una bambina e come tutti i bambini è curiosa e attratta dallo straordinario, dalla magia portata dall’arrivo del circo. Lei è abituata a sognare anche perché legge moltissimo, vive nei sogni che le trasmettono i libri. La lettura è un fattore importante, un elemento che ci fa capire quanto l’autrice ami il suo mestiere. È la chiave per capire tanto la realtà quanto la fantasia. Ebbene, ritorniamo al  fianco della piccola Aimee che va al circo durante il suo decimo compleanno e incontra Kes, nipote del capo dei circensi. Viene subito attratta dal suo essere straordinario, rimane senza fiato nel vederlo esibire, lui è la magia vera e propria, la libertà. Kestrel è il nome completo di Kes, significa “gheppio”, una specie di uccelli rapaci, abituati a volare ad altezze da capogiro. Ed è proprio rappresentativo del personaggio. Noi seguiamo la sua crescita assieme a quella di Aimee, vista dagli occhi di quest’ultima. Notiamo come l’amicizia matura con gli anni e diventa amore. Kes non è un ragazzo semplice. La vita nomade lo ha reso molto diverso da Aimee, e la dislessia lo ha allontanato completamente da qualsiasi possibilità di studio. Ed ecco che qui c’è un nuovo raffronto, tra teoria e pratica. Mentre Aimee conosce la realtà in potenza, in seguito allo studio, Kestrel è pratica, è esperienza. È bello il dialogo tra i due ancora bambini dove lei parla di Stonehenge, e lui afferma chiaramente di non conoscerlo, ma racconta di tutti i suoi viaggi in largo e in lungo in tutta America. L’autrice non privilegia né l’una nell’altra ricchezza, le reputa entrambe importanti ed è qualcosa che mi ha fatto molto riflettere.  Anche Kes non è completamente libero come sembrava.  Il suo problema con le lettere gli nega tante cose e più volte lo mette in difficoltà, lo rende preda di truffe e raggiri.

La storia d’amore che lega i due protagonisti è intensa e realistica. Ci presenta una donna forte pronta a rischiare pur di rimanere a fianco di un uomo tanto bello quanto difficile. La magia si alterna alla realtà nuda e cruda, perché sono facce della stessa medaglia. Esistono solo assieme come luce e ombra. Ed è veramente affascinante questo.

Oltre ai protagonisti, ci sono anche i personaggi secondari che qui non sono semplici nomi. Sono dettagliati, realistici e sempre coerenti. Gli amici di Kes, la famiglia di Aimee, raccontano tramite dialoghi e gesti la realtà in cui vivono così bene che Jane riesce a tirarci lì, in America, nel circo, nel viaggio di città in città. Le emozioni passano  dai personaggi al cuore di chi legge con una facilità sorprendente. Io sono una persona dura e difficilmente piango per un libro, ma davanti a questo, specialmente nell’ultima parte, ho dovuto cedere. Era davvero parecchio tempo che non leggevo un libro simile, un rosa classico ed emozionante con tutti i criteri del genere che negli ultimi tempi sono andati un po’ perduti.

L’amore per la Berrick è l’unione di magia e realtà, sentimento e passione, e questi due elementi sono amalgamati, equilibrati, al punto giusto. Il Viandante è profondo e scorrevole.

Lo consiglio a chi cerca una storia d’amore con la A maiuscola. Scalda il cuore e fa riflettere sulle nostre scelte,  sulla nostra scala di priorità. Ci mette di fronte a una scelta tra cuore e mente e ci fa ipotizzare che cosa faremmo noi al posto di Aimee, tanto ci dà la possibilità di entrare in empatia con lei.

Aspetto il seguito, che da quanto ho letto in giro uscirà prestissimo, a Dicembre 2017.