“Omega. I fuochi della guerra” di Max Peronti, Astro editore. A cura di Arianna C.

 

Da sempre la guerra esercita sugli uomini un fascino irresistibile e, da sempre, essa ha accompagnato l’umanità nella sua evoluzione. Sembra brutto da dire, ma la guerra è imprescindibile dall’umanità, fa parte della cultura del nostro essere umani in quanto tali.

In guerra e in amore tutto è lecito”

La citazione di questo vecchio proverbio non avviene a caso, se non altro per smentirlo. Perché come l’amore, anche la guerra ha le sue regole evolutesi con l’uomo e la sua stessa crescita sociale e personale. Perché se nell’antichità in guerra il nemico andava abbattuto, ucciso, sterminato e catturato per farne schiavi od ottenere ricchi riscatti nel caso di figure importanti, nel tempo all’uccidere l’avversario si preferisce ferirlo e metterne fuori combattimento tre: il ferito e i due che lo portano via dal campo di battaglia.

Nel seguito dell’armata dei ribelli ci si accinge a leggere, vivere e studiare quest’evoluzione, pregnante e collante delle scene epiche di battaglia che in questo volume l’autore non lesina, corroborandone molte anche di aspetti puramente fantasy, incantesimi talvolta anche devastanti e creature del mito capaci di far sognare sempre il lettore.

Affinato lo stile, immersivo pur restando nella terza persona, che rispetto al primo libro è più incisivo e diretto, l’autore sa esprimere i concetti sopra esposti con maestria e senza far pesare nulla, facendo invece vivere al lettore i momenti cruenti degli scontri e non solo quelli sanguinosi delle battaglie, ma anche quelli altrettanto e forse anche più insidiosi delle manovre di palazzo.

I fuochi della guerra sul mondo dipinto da Peronti sono accesi su molteplici fronti, non necessariamente tutti combattuti a fil di spada, anzi spesso intrecciati in scontri di potere tra inganni e diplomazia, laddove il confine tra diplomazia e inganno risulta sempre molto labile.

Un romanzo che al pari del primo volume sa coinvolgere il lettore e portarlo su più piani di lettura e interpretazione, dallo svago alla riflessione. In un mondo chiaramente fantasy, la passione per la storia medievale e per l’antica arte guerresca del periodo emergono prepotenti, mai raggiungono i toni saggistici, ma è innegabile la profonda conoscenza dell’argomento che si fa leggere tra le righe; la trama resta comunque imperniata sulla figura dell’eroe fragile che si erge a roccia e a leader suo malgrado per trascinare i popoli nella più sanguinosa delle guerre, quella per cui chiunque morirebbe, quella per la libertà, un concetto per noi difficile da conciliare con “assenza di”, tanto la diamo per scontata.

Ma nulla in questo libro è scontato, nessuna scena, nessuno sconto e nessun personaggio che, invece, nella sua propria evoluzione mostra nuove sfaccettature e nuove capacità di sacrificio e dovere come espressione del proprio essere e della propria libertà, appunto.

Come ogni buon fantasy che si rispetti, non mancano incontri inconsueti e l’intreccio con “letture di trattati storici” del mondo di Omega danno un senso di alternanza tra azione coinvolgente e momento di riposo, senza una soluzione di continuità e senza tuttavia appesantire la lettura, né interrompere il magico filo conduttore fino al finale, forse scontato o forse no, in cui la summa delle emozioni si libera a invaderci la testa.

Il sacrificio è l’altro leit motif del romanzo, sacrificio per la persona amata, sacrificio per il popolo che si governa, sacrificio per un bene superiore.

Chi può dire quale sia quello giusto?

In coscienza ci sono passaggi in cui il dubbio è più che lecito e lo stesso protagonista è messo in dubbio, il suo stesso sacrificio diventa alibi e giustificazione per sfruttare la sua posizione e il suo potere con l’unico fine di abbattere la tirannia, tuttavia una volta abbattuto il tiranno, cosa succederà?

Si darà la caccia a un altro tiranno?

Se ne creerà uno nuovo da combattere?

Il confine tra bene e male, sempre così labile, in questo romanzo è sfumato per tutto il tragitto dalla prima all’ultima pagina e seppur talvolta sia facile anticipare il personaggio nel compiere determinate scelte o azioni, è la loro grandissima e umana fragilità e incertezza a renderceli cari, a farceli amare e mettere in discussione.

E allora questo uomo, quasi dio, un ambrushur che secondo la filosofia in cui è stato cresciuto e addestrato dovrebbe perseguire il bene dei deboli e la giustizia, se si erge a giudice e boia al contempo, è ancora nel giusto?

E la vendetta avrà il suo peso in questo cammino?

Dubbi leciti e non c’è libro migliore di quello che ti accende il dubbio, poiché esso è il motore del libero pensiero, della filosofia e, in ultima, di quella meravigliosa creatura che è l’uomo. È il dubbio, insomma, il motore della nostra anima.

Quanto proni al dubbio, quanto cauti sono i saggi!”

Omero –

 

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“Mysteriana” di Giuseppe de Felice, Nero Press editore. A cura di Vito Ditaranto

 

Solitamente le persone muoiono proprio nel giorno in cui pensano che non moriranno.

La morte è il mio mestiere, alcuni credono che mi dia da vivere, io invece, ci costruisco la mia reputazione.

Non definirei il romanzo un Horror puro, ma lo inquadrerei più nel genere Thriller. La trama è ben delineata e lascia il lettore incollato alle sue pagine.

Il protagonista principale, Jack Del Rio è il capo redattore della rivista Mysteriana, egli finirà, suo malgrado, invischiato in una strana vicenda dopo aver ricevuto un pacchetto inviatogli da un suo conoscente, ucciso qualche giorno prima in circostanze poco chiare, contenente un vecchio filmato in cui è stato immortalato il suicidio di un uomo, Leandro Pazzini.

In questo vecchio filmato il capo redattore intravede la sua fortuna. Cercherà di scalare la vetta del successo, ma non sempre tutto è facile come in apparenza.

Tutto ha un prezzo.

“…Quella faccenda non era tanto un miraggio di successo, quanto una speranza di riscatto. Un modo per riguadagnare quel rispetto di se stesso che gli pareva di aver smarrito da qualche parte, chissà dove, tanto tempo fa.

A qualsiasi costo, Jack? Qualunque prezzo ti venga richiesto?..”

L’ambientazione è uno degli elementi più importanti di un buon romanzo, se sviluppata correttamente, può davvero portare il romanzo a vivere e affascinare i lettori come in questo caso.

Un mosaico che il lettore vedrà comporsi sotto i suoi occhi, riuscirà a vivere il libro come in un film al cinema, da spettatore gustando le visioni descritte dal primo all’ultimo fotogramma. Dramma psicologico, ottime descrizioni. La trama è costruita su più livelli temporali, intersecando episodi del presente e del passato per creare un unico grande mosaico. Apparentemente complessa la narrazione si lascia seguire e inseguire con interesse.

L’elemento principale che ha caratterizzato la parte iniziale di questa storia è stato lo scetticismo riguardante la fiction storica che traspare sin dalle prime pagine.

Non sono un lettore accanito di fiction storica e non capivo inizialmente come questo elemento poteva essere inserito, l’autore, comunque, inserisce la fiction storica in maniera arguta grazie alla scrittura brillante.

Tutti i personaggi che troviamo nel libro hanno qualcosa che li contraddistingue. Non solo quelli principali, ma anche i secondari, dimostrando una cura notevole nella creazione dell’ambiente dove la vicenda si svolge.

La trama è incalzante, gli intrecci perfetti e il finale sorprendente.

Una vera gara di deduzione inserita nell’era moderna del giallo puro, dove l’intuizione e le capacità personali hanno ancora un ruolo fondamentale.

Questo è un giallo perfetto per tutti gli amanti del genere e in particolare dei libri di Agatha Christie, perché come nei suoi romanzi vi si ritrova un’ottima storia, soggetti indimenticabili.

E’ un libro che si vive come un film, dotato di una trama accattivante, di un procedere degli eventi ben scandito.

L’autore caratterizza meticolosamente i personaggi e descrive lo svolgersi della storia approfondendo minuziosamente ogni azione o ambiente, mantenendo una prosa fluida.

Giuseppe de Felice dimostra una profonda conoscenza della narrativa giallistica che sfrutta egregiamente per incuriosire il lettore: alterna il prosieguo delle indagini ad approfondimenti di trama, rendendo sempre più enigmatica la vicenda.

Questo libro non è un giallo d’azione, ma di intrigo, dove le descrizioni delle indagini sono molto accurate, come lo sono le reazioni dei personaggi agli avvenimenti, e i colpi di scena sono ben dosati, mai abusati.

Altro pregio di quest’opera è che tra un nodo di trama e quello successivo c’è sempre tempo per metabolizzare l’evoluzione della storia.

La lettura è fluida e la trama scorrevole: non si ha la minima difficoltà a riprendere il filo dopo una pausa.

La storia è intrigante e misteriosa ma mai incomprensibile.

Lo stile di questo scrittore è essenziale, istruttivo e meticoloso, ha saputo ben dosare ogni elemento.

Una scrittura fluida e diretta, ci accompagna nei vari scenari mantenendo la suspense ad altissimi livelli.

Ora “Sorridi”. E quando avrai un momento di smarrimento o indecisione, fermati, aspetta e senti il tuo cuore.

a mia figlia Miriam con infinito amore…vito ditaranto.

“Amor Eretico” di Cathlin B. A cura di Francesca Raffaella Carretto.

 

Fede e bellezza, quanto possono esser vicine?qual è il filo diretto tra bellezza e spiritualità? E’ proprio la via della Bellezza quella che sembra capace di mostrare come il Cristo non sia solo vero e giusto, ma anche bello (il bel pastore di Gv 10,11.14) e come sia proprio la bellezza a renderlo attraente e significativo per chi cerca ragioni per vivere e vivere insieme con gli altri. (cit.)

Eppure non è sempre stato così.

Mai come ora la bellezza, quella priva di malizie, quella naturale, è simbolo della perfezione del creato e di ciò che Dio ha lasciato all’uomo.

Ma in un periodo di oscurantismo come il medio evo,e in particolare il basso medioevo, dove regnava la massima intransigenza, la bellezza aveva un altro significato, cosi come racconta l’autrice….

Ed eccoci qui a parlare di un breve racconto leggibile in poche ore che però colpisce nel profondo descrivendo un amore, un Amor Eretico per l’appunto, come lo si definiva all’epoca.

Si tratta di un viaggio penitenziale, un viaggio per ritrovare se stessi, allontanando il vizio…sì, perché in quel periodo così buio, la magnificenza, in ogni sua forma era peccato, portava alla perdizione e alla disfatta dello spirito e del corpo.

Chi peccava subiva la punizione, e talvolta l’unico modo per espiare era la morte.

Nel libro si racconta l’esperienza di redenzione che compie il giovanissimo Dunstan, un chierico la cui colpa forse quella di essere bellissimo, di attrarre gli sguardi degli uomini, allontanandoli dalla retta via.

Il giovane nobile, sesto figlio di un conte, viene condotto alla vita clericale, dunque, per allontanarsi dal peccato ed espiare la sua colpa, una colpa innominabile per l’epoca, un amore eretico.

Il suo compagno di viaggio è un vecchio duro e intransigente, che non fa altro che avvilire l’anima pura del giovane, additandolo a servo del demonio:

La bellezza lussuriosa di quel volto, le sue dolci parole sono la corona di Satana!

L’altro protagonista è Vittore, un mercante ricchissimo, che dopo aver incrociato la sua strada con quella di Dunstan, ne resta ammaliato, e ne comprende il vero splendore, sopratutto interiore, quella di un animo che vuole essere amato.

…una folata di vento gli aveva liberato il viso dall’ombra e aveva rivelato un volto giovanissimo e splendido come quello di un angelo. E il suo cuore ne era stato rapito al’istante.

E’ il viaggio il vero protagonista.

Un viaggio capace di azzerare le distanze, avvicinando i vari protagonisti, con il costante rischio d’esser scoperti e subire l’onta del peccato, quel peccato che rende l’omosessualità un’aberrazione, una bestemmia alla misericordia di Dio…

Eppure l’attrazione, silente ma tangibile…diventa una fiamma che brucia ogni discrezione…

…strofinò il pollice sulla sua pelle. Il sangue del mercante si infiammò e gli parve di essere sazio già solo per quel piccolo segreto gesto di intesa.

Cathlin B si cimenta in un libro dall’ambientazione storica difficile,contraddittoria, scegliendo un’epoca cosi cupa e sopratutto poco conosciuta.

Non descrive lotte o battaglie, ma un cammino di conoscenza di se, che attraversa gli ostacoli più ardui: i pregiudizi e l’ignoranza.

E lo fa con semplicità, ma con estrema cura per i dettagli.

La scrittura è scorrevole, capace di coinvolgere il lettore, ed è resa più reale dai cenni storici che lascia nelle note.

I capitoli sono brevi, scritti con estrema attenzione, e si leggono velocemente, grazie all’attenta, minuziosa descrizione. In questo modo, i personaggi diventano quasi vivi, e riescono a coinvolgere il lettore, mantenendo alta l’attenzione e suscitando la capacità di identificazione profonda con i sentimenti tormentati dei protagonisti.

La scelta di scrivere un romanzo storico ambientato in pieno Medioevo, è stata forse azzardata ma ben riuscita, perché l’autrice ha saputo rendere la storia avvincente e appassionante senza lesinare su particolari anche duri, senza però mai scendere nella volgarità.

Anzi non indugia in scene esplicite, ma arricchisce il testo con tocchi di poesia soave per descrivere l’attrazione tra i due protagonisti, restando coerente con la storia stessa e l’ambientazione.

Il risultato finale è un libro che piace, molto delicato e che mette in evidenza emozioni e sentimenti e che merita di esser letto.

A chi sarà incuriosito e lo sceglierà, buona lettura!

“Nessuno è innocente” di Mike Papa, Antipodes editore. A cura di Raffaella Francesca Carretto

 

Come distinguere la libertà di poter realizzare i propri propositi, dandovi sfogo, dal libero arbitrio che consente di scegliere tra opzioni contrapposte quello che è il bene(o comunque il proprio bene) e il male… ?

Nel momento della scelta si è realmente liberi, o è proprio quello il momento in cui ci si lega a un patto inscindibile che porterà certamente a conseguenze?….

Nessuna polemica in questa mia recensione. Sono solo brevi considerazioni che forse derivano anche da un mio vissuto, da un indottrinamento acquisito e che mi spinge verso un certo modo di osservare il mondo, lasciando sempre spazio al libero pensiero capace di abbracciare anche la volontà umana, che seppur forse corrotta, ha la possibilità, ha la capacità di mettersi in gioco e rimediare a dei …sbagli?

Ma, abbiamo la possibilità di individuare gli errori, quando li commettiamo?

ma alla fine sono davvero degli errori?

E cosa ce li fa identificare come tali?

E inoltre, la volontà umana è corruttibile?

Cosa ha falsato la capacità di realizzare delle scelte “nel bene” assoluto, e quindi ha inficiato la nostra stessa libertà?

Quale corruzione dell’animo, dei sensi, della mente e del corpo stesso proietta verso il male? …

a chi addurre queste colpe?…

ma c’è realmente qualcuno, qualcosa…qualche entità che spinge a commettere con volontà dei “peccati”?

O è l’uomo stesso, creatura così imperfetta da spingersi troppo oltre, in quella sua presuntuosa convinzione di essere perfettibile, sino a muoversi in luoghi che non potrebbero essergli concessi?

Sono tanti i miei interrogativi dopo la lettura del libro di Mike Papa, che mi ha condotto in un viaggio dal sapore dolceamaro, e al contempo punteggiato di tristi riflessioni. Questo perché ho trovato un racconto ricco di spunti. Se guardo ai singoli personaggi,sono in loro accennati peccati che inducono in tentazione tutti noi, a parte qualcuno che ha una tara legata a problematiche psichiatriche…

Ma cosa guida l’uomo a compiere azioni contro natura, cosa rende attraente il peccato, quale forza limita il nostro essere o ci spinge ad andare contro principi che ci sono stati “cuciti addosso” dalla società o secondo la morale?

Tanti interrogativi, che forse rappresentano la parte più superficiale della storia, ma che comunque si fanno strada durante la lettura di questo racconto che mette in bella mostra vizi, peccati, inclinazioni e comportamenti, perversioni e corruzioni del corpo e dello spirito di uomini e donne e bambini, che rovinati da smanie e bramosie, cedono alle lusinghe di quello che può essere il riflesso di un semplice desiderio, che invece rappresenta un punto di partenza per il raggiungimento di una propria soddisfazione egoistica, e che ne determina il non ritorno..

Un punto fondamentale che emerge durante la lettura è il cercare, da parte di ciascun attore, di soddisfare e seguire la propria indole assecondandola senza remore o ripensamenti… è qui che si fa vivo l’interesse e da qui la storia inizia a prendere corpo…, sino a offuscare la mente e a vivere una vita che rappresenta in fondo solo un’illusione, l’illusione di poter fare ciò che più aggrada, col rischio di subire una disfatta, come facili prede di trasgressioni malvagie.

Quante volte siamo ci siamo spinti troppo in là per poter tornare indietro, o ci siamo fermamente convinti che ciò che vivevamo era la realtà, e invece era solo una proiezione di noi stessi che per soddisfare la sete di potere, una necessità ossessiva, ci imboccavamo una strana strada che invece di realizzarci, ci portava verso la nostra disfatta.

Non un lieto fine, non il dipanarsi di una nebbia di interrogativi, ma forse una presa di coscienza, o magari il crollo di certezze o l’accentuarsi di insicurezze …

Leggere questo romanzo ha per me una valenza di una certa importanza, perché mi dà la possibilità di “analizzare” anche attraverso un’interpretazione differente, la questione volontà e libertà e anche libero arbitrio, sul discernimento tra ciò che può essere una scelta d’istinto ma che si manifesta nel bene, o una scelta dettata dalla “golosità” del peccato.

Con questa lettura si ha la possibilità di scendere in mezzo agli altri e scrutarne i pensieri e le emozioni, positive o negative che siano…come quelle forti e dolorose di Jack

Jack apre l’ultimo cassetto in fondo alla sua destra [..] ne trae una fiaschetta di metallo [..] “Mi manchi tanto” sussurra alla foto [..] Se fosse stato solo, o se fosse stato a casa, non avrebbe represso la (necessità) voglia di piangere come un vitello… [..] …si era dato delle regole dopo La Sera

o della giovane Susan:

… ma ormai niente poteva impedire a Susan di riesumare quello che per troppo tempo aveva nascosto dietro quella che sua madre chiamava la nostra versione

emozioni che sono racchiuse nell’ animo, e manifeste in modi differenti…

…un’altra anima dilaniata…

Ma al contempo ci sono dei messaggi forti a mio parere, che forse si confondono e susseguono con esperienze oniriche o sovrannaturali, ma lasciano al lettore dubbi e riflessioni e forse in qualcuno manifestano l’incipit di una forza che non si sa di avere…forse con l’invito a guardare oltre o a scrutare dentro se stessi.

In alcuni momenti è palesemente grottesca l’immagine di un essere che invita silenziosamente alla corruzione, e lo fa con le sembianze di quei due librai la sig.ra Bell e Zeb, il suo compare…che attingono alle insicurezze, alle ossessioni e ai desideri degli abitanti della cittadina per muovere le fila di una trama che si fa incalzante e intrigante durante la lettura.

Specchiarsi in alcuni dei personaggi, o comunque immergersi nelle loro vicende, mette a nudo l’intimo essere di chi legge, osservando le perversioni di questo o quel personaggio, sempre in modo distaccato ma riuscendo a dar corpo anche a quelle sensazioni che gli stessi protagonisti provano durante gli episodi relativi a questo o quell’attore del libro.

Scendere nell’inferno dei vizi di ciascun attore, e carpirne l’essenza, lascia nel lettore un senso di inadeguatezza, o almeno è ciò che ho provato io, se pure si riesca a discernere la vita reale da quella raccontata…

Un portale verso un Luogo fatto di oblio in cui, come automi, ci si muove se pur con fatica…

Padre Joshua aguzza gli occhi e sì, crede di vedere qualcosa in lontananza, come un obelisco, un dito puntato verso cielo. C’è del movimento… [..]… Muove il primo passo e i muscoli gli urlano un dolore dritto al cervello, la strana sabbia viola è contraria a restituirgli i piedi… [..]…vede una mezza dozzina di persone marciare a fatica dentro il fossato in fila indiana. Per qualche tempo spariscono dietro il monolito, poi riemergono dall’altra parte… [..]… Padre Josh comincia a riconoscerli: i Garrison in testa, seguiti da Bubba e Bruto. Gli sfilano davanti come in trance, neanche un gesto di saluto, o un moto di sorpresa, o una richiesta d’aiuto. Solo camminano in silenzio, a testa bassa e strascicando i piedi. …come se ricevesse nella mente le istruzioni: camminare e basta. Non rivolgere mai lo sguardo al centro, verso l’obelisco, non cercare di parlare, niente di niente, tutto annullato. Camminare e basta.

Sull’apparenza di un perbenismo ben costruito, il libro scopre subito vizi e perversioni dei personaggi e le figure che si fanno strada in questo postribolo di depravazioni e allucinazioni sono le più diverse …ma nel gruppo ne spiccano alcune più intriganti e particolari, che hanno fatto del racconto un ricco e vivo insieme di immagini e sensazioni.

Ma cosa corrompe l’anima, cosa la fa macchiare di colpe…e come ci accorgiamo di aver falsato o magari fuorviato da quello che era un percorso di “integrità” e innocenza…

Ma poi, cos’è l’innocenza?

Chi è realmente innocente?

Tutti noi che viviamo in questo mondo terreno, senza esclusione, siamo “colpevoli” di non essere innocenti?

…tutti si stancano di essere quello che non sono…

È questa una storia in cui viene scandagliato l’animo umano nelle sue sfumature, dalla ricerca di sé, del senso della vita e della verità, all’infima corruzione e distruzione di ogni morale guidata da quel demone goloso che banchetta sull’anima della sua “vittima”. E lo fa attraverso omicidi, atti contro la morale sociale, odio, risentimento, menzogne, allucinazioni che portano a offuscare la mente. Cosi come fanno i due librai. E’ un libro con un percorso “in crescendo” in cui le precise descrizioni di eventi e momenti di quotidianità di quei personaggi più o meno importanti, (che siano gli attori principali o anche i secondari) permette di investigare il lato oscuro di una piccola cittadina, in cui il falso perbenismo cela, o mal cela, le vite e gli animi imbastarditi dei suoi abitanti.

Nota di merito comunque per i personaggi che cercano di affrontare le loro paure e i loro dubbi, cercando anche di trovare il modo di andare avanti, andare oltre le proprie ossessioni, e crescono in spessore durante l’intero viaggio. L’autore riesce a condurci dentro il cuore del romanzo, attraverso il suo particolare modo di raccontare gli eventi in cui si alterna il dialogo diretto tra i personaggi e una voce fuori campo, capace di spiegarci i momenti salienti in cui si svolge la storia principale…

Un racconto che si dipana in 7 giorni, scanditi ciascuno dall’autore, e che descrive anche attraverso flashback tra passato e presente le storie e i vissuti dei protagonisti.

È stato come assistere a descrizioni di riti, di identità, di manifestazioni inspiegabili, fino ad arrivare a un finale quasi inaspettato, e a una conclusione che è consona alla storia in sé.

Come lettrice mi sono scoperta piacevolmente coinvolta dalla storia, anche se avrei preferito in alcuni momenti un linguaggio meno forte e in certi casi forzato, ma che con qualche piccolo accorgimento avrebbe dato comunque corpo alla storia stessa senza snaturala o deviarne l’attenzione.

Ho comunque avvertito una intensa partecipazione che ha abbracciato spirito e mente, evocando storie di un inferno terreno a cui si può reagire, con motivazione e intenti.

Mi sono immersa nelle parole e nei momenti del libro, ho ascoltato il cuore dei diversi personaggi, alcuni acerbi, altri perversi e oscuri, altri ancora così sofferenti che quasi era impossibile un moto consolatorio… e la tensione emotiva si è fatta strada, in ogni pagina, attraverso la lotta interiore e non solo…

È una lettura che rompe i limiti della morale. Non dà indicazioni di comportamento, ma invita a pensare. Può dar modo di dubitare, ma sta tutto al saper discernere la storia raccontata da ciò a cui uno può o vuol credere.

Una lettura scorrevole ma non leggera e a chi vuol leggere tra le righe, offre degli spunti di riflessione …

Forse è vero, Nessuno è innocente, neanche l’animo che si pensa essere il più puro … eppure…

“Se avessimo la capacità di vedergli l’anima, o almeno una sorta di aura, la troveremmo linda e pura con solo una piccola macchia scura: neanche lui ne era totalmente sicuro, ma da sempre aveva il sospetto che quella bombola di gas non fosse esplosa per fatalità o sbadataggine”

A chi sarà incuriosito e lo sceglierà, buona lettura!

 

“Cronache della Legio M Ultima – Sangue sull’Impero”, I Demiurghi. A cura di Francesco Mastrolonardo

Miei cari lettori,

prima di interagire sul terzo capitolo di questo meraviglioso progetto, colgo l’occasione per fare una premessa: come ben sapete, la difficoltà che tutte le saghe (cartacee o televisive) incontrano durante il loro percorso è la perdita di attenzione da parte dello spettatore e questo accade, non tanto per mancanza di idee, ma per svogliatezza degli attori della stessa, che incuriosiscono sempre meno il loro pubblico.

Mi spiego: possiamo avere i migliori attori a disposizione, i migliori scrittori del mondo, le sceneggiature più intricate ma se c’è mancanza d’iniziativa, carenza d’innovazione, per assurdo, anche un colosso come Dan Brown andrebbe a morire nell’ovvia monotonia, come tanti scritti in circolazione.

Invece “Legio M Ultima”, grazie ad un attento e minuzioso lavoro di penna, ingegno e novizia di storia e particolari è riuscita nell’intento di oltrepassare il problema di cui sopra citavo.

Anzi, vi è un vero e proprio ribaltamento perché, il primo libro è nato un po’ in sordina, soprattutto indirizzato ad un certo tipo di lettore di nicchia, non solo avvezzo alla cultura romano/antica ma anche con una proprietà di linguaggio che va ben oltre il lettore medio.

Quello in questione, invece, rappresenta il capitolo della piena maturità e consapevolezza che questa storia ha da offrire a tutti noi.

Attraverso una serie di quatto racconti, questo terzo libro evidenzierà come, nonostante l’Impero romano ed il suo braccio armato vengono messi a dura prova, mostreranno al nemico i denti, dando prova che un uomo ferito non è necessariamente un uomo morto.

Cronache della Legio M Ultima” non lascia molto spazio all’aspetto magico che caratterizzava i due precedenti libri ma offre maggiore spessore all’aspetto caratteriale e morale dei personaggi, i quali dovranno dar conto alla loro coscienza, dandosi, giocoforza, risposte che per troppo tempo son rimaste celate.

Impareremo a conoscere attraverso i loro occhi e le loro disavventure, cosa significa la vita, la morte, l’amore e soprattutto l’onore in quei tempi.

Ancorché, vedremo la nostra Sapiente, nella sua rigidità e forza, emozionarsi e fare un passo in avanti di fronte al pentimento ed alle scuse di un bambino (divenuto uomo troppo presto), erettosi emblema di infamia ed infinito sangue versato da poveri innocenti.

La brevità ma soprattutto la spontaneità del racconto non mi consentono di esporvi un breve sunto però vi assicuro e garantisco che leggere codesta storia vi farà sentire parte di quel periodo storico e soprattutto vi lascerà dentro una scia di tenerezza, parola sconosciuta leggendo qualsiasi libro che narra vicende storiche, reali e non, durante l’Impero romano.

Beh, che dire… Leggete quest’altro capitolo della saga, senza tralasciare una sola frase dei precederti due libri, cosi da avere anche voi, come me, la sensazione che i Demiurghi hanno voluto offrire, ovvero che anche l’Impero ha un anima.

Perchè non voglio dimenticare chi sono in realtà, non voglio dimenticare che si pagano sempre le conseguenze delle proprie scelte…”.

Bonum cursum…

 

“Acqua morta” di David Ballerini. A cura di Vito Ditaranto

 

“…Il pendolo oscillava avanti e indietro con un sordo, greve, monotono suono metallico… e si bisbigliavano l’un l’altro solenni promesse che i prossimi rintocchi dell’orologio non avrebbero prodotto in loro quella stessa emozione; e poi, dopo un intervallo di sessanta minuti… ecco di nuovo i rintocchi dell’orologio, e allora si notavano lo stesso turbamento, lo stesso tremito, la stessa meditazione della volta precedente.

Ma, ad onta di queste cose, fu una gaia e splendida festa…”

E. A. Poe: La maschera della morte rossa.

Il tempo, si il tempo, con rintocchi cadenzati ritorna sempre, anche dopo sessant’anni. Le lancette girano senza mai fermarsi, ma poi, inevitabilmente ritornano al punto di partenza.

Gira la ruota.

Lancia un sasso nell’acqua, osserva il suo propagarsi.

La storia ritorna.

Il tempo si flette e torna al punto di partenza.

La storia nascosta del più rigoglioso albergo sino alla seconda guerra mondiale, ritorna inevitabilmente dopo sessant’anni.

L’Acqua Morta era un albergo lussuoso, appollaiato tra le vette delle Dolomiti e molto famoso in Europa.

L’albergo dopo la seconda guerra mondiale, a causa del misterioso prosciugamento delle acque termali, era andato in rovina. Non è un caso che l’acqua, simbolo di purificazione, si sia prosciugata. Il significato materno dell’acqua è una delle interpretazioni simboliche più chiare della mitologia. Gli antichi Greci dicevano: «Il mare è il simbolo della nascita». Dall’acqua viene la vita, e quindi anche i due dèi che qui ci interessano: Cristo e Mithra. Quest’ultimo, nacque nei pressi di un fiume; Cristo ricevette la «rinascita» nel Giordano e nello stesso tempo nacque dalla Pegé (sorgente, fontana), la sempiterni fons amoris, madre di Dio che la leggenda pagano- cristiana tramutò in una ninfa delle sorgenti”. L’acqua è delle origini. Da acque mitologiche originò l’universo, da acque oceaniche affiorarono le terre emerse, in acque marine si formò la vita, in acquosità uterine si sviluppa il feto, in brodi di coltura crescono colonie biologiche. Eraclito assunse l’immagine di un fiume a esprimere l’universale fluire dell’esistenza: panta rei, tutto scorre nella vita e in ciò che è vivo. La caratteristica degli archetipi è quella di manifestarsi alla coscienza in immagini che mantengono ancora oggi un significato propositivo per ognuno di noi e che si legano e si intrecciano con gli eventi della nostra vita reale e oggettiva.

Dopo sessant’anni dalla sua scomparsa il mistero dell’acqua e della rovina dell’albergo sulle spalle di Patrizia.

Ho scritto più volte del piacere di scrivere e del piacere di leggere, dopo tanti anni, non vedo il motivo di proporvi una minestra riscaldata, ma ho una confessione da farvi: mi emoziono molto quando leggo un lavoro ben fatto, soprattutto se non è il mio, mi commuovo, si questo libro di David Ballerini, mi ha commosso, con quell’entusiasmo un po’ esagerato tipico dei dilettanti come me. Ho provato a scrivere romanzi ne ho letto tantissimi. Ho sempre cercato di vedere sotto prospettive diverse la pratica, l’arte e la tecnica della scrittura, rinnovandone il processo e rendendo così i risultati il più possibile originali, ho cercato anche di imparare dagli altri, e questo libro mi ha insegnato molto. Apparentemente questo libro richiama a Shining di Stephen King, ma solo apparentemente, poiché la trama è molto ben congeniata e nella stessa si intravedono dialoghi “a piani multipli” mentali, a distanza e reali fra i personaggi e le loro proiezioni.

Cercavo sangue quando l’ho letto, qualcosa di forte, e l’ho trovato.

L’autore genera un ambiente unico.

La sua scrittura è capace di accompagnare il lettore nei meandri più torbidi e più disturbati della mente umana, ponderando con estrema attenzione i particolari, le descrizioni e caratterizzando in modo perfetto ogni singolo personaggio che ci viene presentato. È molto semplice immaginare perfettamente i luoghi dove si svolge la storia, i protagonisti che sanno rendere unica la storia stessa.

In un crescendo di tensione e di visioni David Ballerini ci porta in un mondo creato in maniera convincente; mai mettiamo in discussione ciò che viene descritto, mai ci viene da pensare che l’autore possa avere esagerato.

Patrizia, in quell’Hotel rivivrà il mistero colmo di fantasmi che ritorna dopo molti anni.

Nell’hotel Acqua Morta, è infatti successo qualcosa di terribile. Per questo i protagonisti saranno costretti a rivivere sempre lo stesso giorno, rivedere i fantasmi che non hanno mai lasciato quei posti, allo scopo di ridare pace alle loro anime inquiete.

Come ogni horror che si rispetti, la narrazione scorre a velocità vertiginosa, sebbene all’inizio appaia tutto molto semplice, elementare, privo di carattere. Eppure interrompere la lettura è irritante, il boccone va rincorso fino a che i denti sprofondano nella polpa.

Così la vita di Patrizia diventa anche un tuo momento, il suo incontro lei ti coinvolge in sfarfallii di tempi ormai lontani. Senza contare il potere di questo romanzo nel rievocare sensazioni di angoscia dovute alla narrazione fatta attraverso gli occhi della protagonista principale.

Il testo è lontano dall’emulazione verso altri scrittori, piuttosto racchiude quel meraviglioso senso di riappropriazione dell’uomo che riacquisisce suoni ormai sepolti.

Così, durante la lettura, mi sono ritrovato in corse deliranti scattando sulle staffe di oggi come sulle due ruote di Silver, che non pedalavo nel vento dai tempi di IT.

Ho camminato lentamente, contando i passi, i respiri e gli scricchiolii lungo il corridoio buio di un hotel decadente, con meno terrore ma sempre col fiato sospeso di quando ero rinchiuso all’Overlook hotel in SHINING.

E l’aria gelida e solida mi ha inquietato, come ai tempi in cui il piccolo Cole era inghiottito dalle macabre visioni de IL SESTO SENSO.

I fantasmi ti spaventano, i lupi ti uccidono.

Colpi di scena e suspance non mancano di certo in questo libro coinvolgente, affascinante e, lasciatemelo dire, parecchio intrigante.

In questo libro l’ansia si avverte più della paura ed è un’emozione forte, intensa ed è bravo l’autore a trasmetterla attraverso le pagine di un libro dal compito arduo perché va alimentata gradualmente, come un fuoco acceso con pietre scheggiate, a piccole dosi e prestando massima attenzione evitando che la fiamma si disperda e si spenga.

E tutto deve concorrere ad innescare quell’atmosfera di crescente tensione che precede la paura: dalla descrizione dei personaggi a quella dei luoghi in cui si muovono.

David Ballerini si destreggia abilmente in tutto ciò: ho apprezzato in particolar modo la perizia con cui spezza il ritmo narrativo introducendo pause riflessive che creano un immagine complessiva offuscata ma nitida nei particolari, complice forse l’ambientazione di ombre e penombre, che riporta alla mente la cupa Foresta Nera di Hansel e Gretel.

Un libro da non perdere.

Un capolavoro.

Ora “Sorridi”. E quando avrai un momento di smarrimento o indecisione, fermati, aspetta e senti il tuo cuore.

a mia figlia Miriam con infinito amore…vito ditaranto.

“In carne e ossa” di Alessandro Maria Artistico, Nero Press editore. A cura di Vito Di Taranto

Non esistono minacce con un volto, non ci sono antagonisti in carne e ossa, il pericolo è qualcosa di invisibile agli occhi.

“…Il mio compito non si limita a far sparire un po’ di animali in eccesso: diciamo che io, con grande maestria, “riutilizzo le scorte”…”

Alessandro Maria Artistico racconta con stile semplice la storia di persone come Matteo che cerca di vivere una vita a modo suo, con sogni deliranti che si trasformano in realtà. Lo fa senza voler giudicare niente e nessuno, inserito in una situazione limite, che a un certo punto si ritrova a dover fronteggiare l’impossibilità di poter portare avanti la sua idea di mondo.

Vive un mondo riflesso in uno specchio.

“…Lo specchio è sempre sincero, anche oggi, ma non vero…”

Matteo proverà giorno dopo giorno ad adattarsi alle nuove situazioni, che muteranno senza che lui se ne renda conto, senza mai riuscire a sentirsi veramente cosciente di ciò che gli accade intorno.

In carne e ossa, si trasforma pian piano dall’essere una riflessione sulla vita e le speranze di un ragazzo, al racconto di puro e semplice rito di sangue e frattaglie da difendere da un branco di lupi affamati.

Riconoscere l’ombra, l’abisso di male che ci abita dentro, ritirare le proiezioni che ne abbiamo fatto sugli altri, integrare le parti scisse, è un processo terribilmente doloroso che si esprime in versi, attraverso le sensazioni del protagonista.

Folgorante potenza del buio… In carne e ossa è il racconto di emozioni terrificanti vissuti attraverso gli occhi del protagonista. Su questo palcoscenico oscuro, letteralmente senza luce, i personaggi iniziano a comportarsi in maniera strana, manifestando paure, ricordi, desideri perversi e repressi: un microcosmo apparentemente ordinato che va irrimediabilmente a rotoli.

“…Un germoglio, il germoglio, fresco, vivo, il primo della creazione. Che cos’è un uomo? Una voce lontana, poi buio…”

Il rischio che correte non leggendo questo libro con occhi attenti è quello di perdere il vostro senso del reale, il vostro spirito si piegherebbe facilmente e senza fatica a visioni chimeriche, l’illusione potrebbe divenire la vostra realtà.

Non è esagerato definire quest’opera un ottimo lavoro.

Un libro che comunque si legge in poco tempo e in maniera veloce e difficile da interrompere.

La scrittura di Alessandro Maria Artistico è degna di nota: il suo stile è elegante eppure semplice descrivendo situazioni che lasciano spesso basito il lettore.

Non si rimane annoiati, la narrazione è veloce come veloce è il sogno e l’incubo dentro al quale si crede di vivere.

Ora “Sorridi”. E quando avrai un momento di smarrimento o indecisione, fermati, aspetta e senti il tuo cuore.

a mia figlia Miriam con infinito amore…vito ditaranto.

 

“All’alba saremo liberi” di Deborah Muscaritolo, Eclipsed World editore. A cura di Sabrina Giorgiani

Anna Muscaritoli non è un’autrice. E’ una nipote devota e amorevole che ha deciso di mettere per iscritto le esperienze vissute dal nonno durante la Seconda Guerra Mondiale.

Lo dice lei stessa nell’introduzione del “diario”:

“… ho sentito la necessità, il dovere e la responsabilità di scriverlo…”

Non lo scrive per se stessa, ma in memoria di quanti come lui hanno combattuto e sofferto e, soprattutto, per le nuove generazioni affinché:

sia testimonianza diretta di quanto accaduto… perché è necessario conoscere il passato onde evitare che gli errori si ripetano…”

Ecco che il libro diventa staffetta, e Anna Muscaritoli, passa il testimone verso il futuro.

Antonio viene chiamato alle armi il 4 gennaio 1941, messo alla ferma per due anni in qualità di allievo marconista. Orgoglioso di servire il suo Paese, mette tutto se stesso nello svolgimento del compito a cui è assegnato, collegamento radio tra l’aeroporto di Albenga e il comando militare.

Grazie alla sua posizione, viene a conoscenza di informazioni riservate tra queste la dislocazione delle truppe sui vari fronti. Quindi si può ben affermare che svolge un ruolo delicato e di responsabilità che richiede grande fiducia da parte del Comando Militare cui appartiene.

A seguito dell’armistizio, le truppe tedesche catturarono centinaia di migliaia di soldati italiani, tra cui Antonio che, rifiutandosi di collaborare con i tedeschi, venne deportato nel Lager Nazista Dora-Mittelbau, nel quale trascorse due drammatici anni. Nel libro, tutto ciò che ha visto e subito viene accuratamente attestato da documenti originali rinvenuti negli archivi storici di competenza.

Non mi voglio soffermare sulle sofferenze patite da Antonio e da quanti come lui, all’interno dei lager, invece, mi piacerebbe soffermarmi su quanto accadde successivamente l’Armistizio.

Questa parte di storia italiana, ben sviluppata nel libro tanto da indurmi ad approfondire il tema, è poco accennata sia in narrativa che in storiografia, presupposto questo, che induce a far dimenticare, a far rimuovere dalla nostra conoscenza culturale nazionale.

Il Generale Badoglio ritenne opportuno non informare dell’armistizio neanche i suoi collaboratori più stretti allo scopo di salvaguardare gli interessi della Casa Reale e se stesso. Il proclama pubblico colse il nostro esercito completamente impreparato, al contrario di quello tedesco che già dal mese di luglio aveva posto in essere piani in vista di un eventuale “tradimento” italiano. Le truppe tedesche, perfettamente istruite, vennero trasferite al Nord Italia, punto militare strategico per la protezione dei confini, ricco di industrie e di potenziale manodopera. Inoltre, il Comando Militare, aveva da tempo dato ordine di affiancare le truppe italiane ovunque fossero dislocate, fu quindi immediato e facile, circondarle e disarmarle.

Ai nostri militari venne chiesto di combattere al fianco delle truppe tedesche, l’alternativa era la prigionia, ma oltre 600.000 militari rifiutarono di collaborare; vennero ammassati in vagoni bestiame e rinchiusi in campi di lavoro in qualità di Internati Militari a vantaggio del Duce, che propagandò l’avvenimento come successo politico dovuto alla sua influenza sul Reich e a vantaggio del Fuhrer che guadagnò una massa di lavoratori a costo zero. Inoltre, non riconoscerli come prigionieri di guerra, permise la non applicazione dei diritti stabiliti dalla Convenzione di Ginevra del ‘29

Nel ’44, a seguito di forti pressioni della Croce Rossa Internazionale che voleva sapere le sorti degli IMI, Mussolini promosse un nuovo accordo con Hitler che prevedeva la trasformazione degli IMI in “liberi lavoratori civili” dietro firma di un apposito documento da parte degli internati. I nostri militari rifiutarono tale accordo, nonostante le vessazioni e prevaricazioni che dovettero subire, tanto che Hitler dovette, nel settembre del ’44, trasformare “d’ufficio” le loro figure. Questo accordo prevedeva la cosiddetta “libertà nei campi”, ovvero potevano uscire dal campo di prigionia e andare a lavorare nei paesi vicini sotto scorta delle SS. In realtà fu una prigionia odiosa, progettata a tavolino, avallata da Mussolini, accompagnata dal silenzio più totale del Governo Italiano e considerata “collaborazionismo” dagli Alleati. Un marchio di infamia che i soldati italiani subirono fin oltre la fine della guerra che avvenne nel Settembre del 1945.

A Giugno 1946 il Governo Italiano non aveva ancora inviato in Germania alcuna Commissione incaricata a proteggere gli IMI e ad organizzarne il rientro in Patria.

Questa parte di storia italiana, a mio avviso, meriterebbe essere approfondita anche a livello scolastico perché, se è vero che gli errori e gli orrori dovrebbero insegnare e renderci migliori, non è oscurandoli che si possono migliorare le future generazioni né, tantomeno, approfondire solo quelli perpetrati da un solo fronte.

Un libro che riapre ferite non sanate a causa dell’ostracismo che ancor oggi si perpetra.

Review Party dedicato a “L’uomo delle castagne” di Søren Sveistrup edito da Rizzoli. A cura di Vito di Taranto.

 

Gli uomini peggiori sono quelli che non sanno di esserlo, perché continuano a ripetere ciò che impongono gli altri.(P. Cohelo)

“…Le foglie rosse e gialle planano, attraversando la luce del sole, sull’asfalto bagnato che taglia il bosco come un fiume scuro e lucido. al passaggio dell’auto di servizio bianca vorticano a mezz’aria per un istante, poi si posano sui mucchi che aderiscono al ciglio della strada…”

Da un po’ di tempo volano troppe cornacchie.

Forse ci sono sempre state, ma, negli ultimi tempi sono dappertutto.

Le cornacchie sono come i corvi. Questi strani volatili si ricollegano a immagini spiacevoli, a oscuri ricordi privi di corpo, a ombre infantili. Persino Hitchcock detesta le ombre di questi uccelli. Spesso impallidisco al rumore dei loro suoni. Più mi affanno a odiarli con tutta l’anima, più loro si ripresentano maliose, seducenti, con la leggiadria di dolci baiadere. Una cornacchia, interrompendo un volo sgraziato, plana di colpo dietro a trattore, continuando a saltellare. Saltellando sulla carcassa di un maiale. Un agente di polizia si ferma li vicino. Qualcosa non funziona. Apre la porta d’ingresso della fattoria: sangue, corpi da scavalcare, migliaia di piccoli omini fatti con castagne e fiammiferi.

Ma li, nascosto da qualche parte l’assassino l’osserva.

Le immagini partorite dalla mente dell’autore, vengono recepite e descritte tramite un processo di condensazione che le compone in quadri attraverso la contaminazione di immagini, ponendosi in un rapporto dialogico con le categorie dello sguardo, danno vita ad una creativa sovrapposizione di immagini attraverso la descrizione delle emozioni del protagonista principale, in quanto rappresentazione e concentrazione di immagini mentali, archetipi, fantasie e quindi di immagini immateriali. La descrizione dello sguardo è una costante in questo romanzo in esso si pongono come archetipo alcuni dei motivi predominanti della trama: lo sguardo e la visione.

La trama è complessa ma perfettamente concatenata, e ogni singolo personaggio si imprime nella memoria per un particolare seppur minimo e poi torna, a sorpresa, dopo tante pagine, perfettamente riconoscibile, come un attore uscito di scena che avesse atteso nel camerino, con il suo carattere e la sua insostituibile funzione.

Ed è cosi che il libro cosi ben  congeniato, lascia nel dubbio il lettore sulla verità finale, che verrà svelata solo con l’ultima pagina. 

Lo stile della scrittura garantisce una lettura piacevole.

Si tratta di un libro scritto molto bene.

Il ritmo della narrazione non risulta per niente noioso.

La lettura è stata per me un ostinata presenza, intollerabile realtà, interminabile provocazione, ineccepibile alternatività, scomoda, inquietante, demoniaca. Il protagonista è stato un eterno violentatore di tutti i miei pensieri, ma…nei sogni… “Sublime”.

Vita e morte, gioia e dolore, paura e coraggio…tutti dobbiamo saper affrontare ora l’uno, ora l’altro aspetto…

Lo stile dello scrittore non solo è impeccabile, ma è capace di trasportarti all’interno del libro, di sentire i protagonisti parlare, di vedere le loro facce e il loro sguardo!!

Questo è un giallo perfetto per tutti gli amanti del genere e in particolare dei libri di Agatha Christie, perché come nei suoi romanzi vi si ritrova un’ottima storia, soggetti indimenticabili.

E’ un libro che si vive come un film, dotato di una trama accattivante, di un procedere degli eventi ben scandito.

L’autore caratterizza meticolosamente i personaggi e descrive lo svolgersi della storia approfondendo minuziosamente ogni azione o ambiente, mantenendo una prosa fluida.

Inizialmente il titolo del romanzo lascia perplessi. Capita tra un capitolo e l’altro di domandarsi il perché di una tale scelta.

Ovviamente non sarò io a rispondere a questo quesito, ma non temete, sarà l’autore stesso a spiegare ogni cosa con un finale e un epilogo originali, affascinanti e anche un po’ inquietanti! e infatti il finale sarà l’origine, la radice di ogni causa.

Un giallo che risponde ai canoni classici del genere. Una trama ben strutturata, una lettura veloce e spigliata, un’indagine immersa in panorami mozzafiato ottimamente descritti, ricoperti da quella patina nebbiosa che dona alla narrazione un fascino del tutto particolare.

È un thriller psicologico molto interessante.

Ci si immedesima nelle preoccupazioni e nelle riflessioni dei protagonisti.

E l’aria gelida e solida mi ha inquietato, come ai tempi in cui il piccolo Cole era inghiottito dalle macabre visioni de IL SESTO SENSO.

“…aveva scoperto il piccolo uomo fatto di castagne sullo sfondo e aveva fatto due più due aveva confessato, e ogni singolo giorno nell’inferno del reparto di Sicurezza lo aveva trascorso pregustando l’arrivo dell’autunno, quando l’Uomo delle castagne avrebbe fatto il passo successivo…”

Ora “Sorridi”. E quando avrai un momento di smarrimento o indecisione, fermati, aspetta e senti il tuo cuore.

a mia figlia Miriam con infinito amore…vito ditaranto.

“Il piano inferiore” di Cristiano Pedrini. A cura di Raffaella Francesca Carretto.

 

È così difficile amare qualcuno?

Ecco come da una semplice domanda, ha inizio tutto….

E come per gli altri suoi libri, anche in questo Cristiano Pedrini non smentisce la sua vocazione di romanziere, capace però di legare a una storia d’amore delle problematiche sociali, e lo fa con il suo solito garbo e la cura nella scrittura dando al lettore la possibilità di godere di una lettura ricca di spunti per l’immaginazione.

Ecco, infatti, che un romanzo di narrativa contemporanea si trasforma, con la delicatezza e la sapienza nell’uso della penna da parte dell’autore, in un mezzo che oltre a raccontare al suo pubblico una storia d’amore senza fronzoli o volgarità, pone l’attenzione anche verso altro. Ed è questo a cui ci ha abituati l’autore stesso nei suoi precedenti, legando ogni sua opera a tematiche attuali e d’impatto. Anche in questo caso ci si trova di fronte a temi forti e importanti come l’uguaglianza, il rispetto per l’uomo e le diversità e la libertà di espressione.

L’insegnante ha detto durante una lezione in una classe che l’omosessualità va condannata e ha citato la Bibbia: “gli uomini che giacciono con gli uomini non erediteranno il regno dei cieli” […] E quando abbiamo preparato il nuovo numero del notiziario scolastico al preside non è piaciuto quell’articolo che argomentava la dabbenaggine del nostro insegnante e ne ha vietato la pubblicazione […] «E quindi?» sorrise Mathis, restituendogli il foglio. «Non può né censurare quello che ho scritto né la libertà di stampa e di opinione…»

E quindi non è solo l’evoluzione del rapporto che nasce tra i protagonisti, Mathis e Charles, a tenere le file del racconto, che si apre anche con uno sguardo attento e particolareggiato sulla trama e sull’ambientazione, mettendo in risalto anche i luoghi e i loro significati, che si percepiscono con forza o che comunque il romanzo stesso riesce a far emergere agli occhi del lettore…

Come pure viene data luce al carattere di Mathis, al suo buon cuore e alle sue insicurezze…

Mathis è un giovane avvocato che ha terminato gli studi di legge e viene assunto per lo stage nello studio legale di un amico di famiglia, per poi passare in un altro studio legale a seguito di un’incompatibilità col precedente datore di lavoro.

«T’interesso a tal punto da architettare tutto questo?»

«A cosa ti riferisci?»

«Mi fai cacciare dal mio precedente lavoro, mi assumi, tenti avances anche davanti a mia nonna, ti scusi per certi tuoi comportamenti inopportuni e ora anche quest’appuntamento… Il tutto nell’arco di trentasei ore! Stai correndo troppo e non dovrei essere io a ricordarlo a un uomo che ha raggiunto una certa posizione con il duro lavoro.»

«Ammetto che a volte mi do da fare per bruciare le tappe, l’ho fatto decine di volte e mi è sempre andata bene, ma cercare la chiave per aprire una porta che è già socchiusa non ha senso, non credi?»

In questo nuovo studio, molto rinomato, Mathis viene relegato in un ufficio ricavato da un magazzino al piano inferiore rispetto agli altri professionisti.

Ma il disagio di Mathis è provocato dal suo nuovo capo che con atteggiamenti provocatori e diretti cercherà in tutti i modi di conquistarlo, e abbattere il muro di insicurezze del giovane Mathis.

D’altro canto Mathis riuscirà a cambiare il modo di pensare di Charles, rendendolo forse meno spregiudicato nella conduzione dei suoi affari e più propenso a dar voce a chi subisce le ingiustizie. Il tutto con l’immancabile happy end per i due protagonisti nell’epilogo del libro.

Sono tante le immagini che si palesano durante lo scorrere del libro, e non solo quelle che concorrono a creare l’ambientazione e la costruzione del rapporto tra i due protagonisti, ma anche la contestualizzazione dell’intero romanzo, dando forma a momenti che possono suscitare svariate emozioni e interpretazioni, tutte dipendenti dalla sensibilità del lettore.

Ambientato negli States, in una Washington nel periodo natalizio, il romanzo tratta certo una storia d’amore tra due giovani avvocati, uno alle prime armi e l’altro fondatore di uno studio prestigioso, ma sviluppa la trama attraverso dei camei che ci introducono a tematiche che si legano alla storia dei protagonisti rendendoli a volte attori principali del contesto, altre volte quasi delle comparse .ù

Mathis si sentiva fiero. Forse quella era una banalità, una semplice diffida, ma era il suo primo vero incarico anche se non avrebbe avuto una parcella.

[…]

Cosa lo stava guidando? Cosa lo aveva spinto a dare un posto a quel giovane e
inesperto avvocato e a stuzzicarlo oltremodo?

Ma anche in questo caso, con questo romanzo l’autore ci aiuta a non fermarci alle apparenze, ad andare oltre sfidando preconcetti e paure…ed evidenziando in maniera intensa e approfondita i sentimenti e le emozioni nei rapporti umani, sia tra i due protagonisti principali Charles e Mathis, sia tra questi e altri personaggi, come la dolce nonna Luise o la preziosa collaboratrice Cristine …

Sua nonna sapeva come rendersi sempre utile e al tempo stesso riusciva a essere schietta.

[…]

«Forse mi sbaglio, ma da quando hai conosciuto Charles hai nutrito la speranza che io e lui finissimo con il frequentarci» osservò il ragazzo cingendo le braccia al petto. «Ho solo la vista più allenata della tua» assentì lei. «Oppure volevi a ogni costo che io trovassi qualcuno con cui creare qualcosa di stabile e duraturo…»

[…]

Luise aprì lo sportello dell’armadietto infilando nello scolapiatti le stoviglie. «Ho molti anni sul groppone e mi piacerebbe che prima che me ne andassi potessi vederti finalmente felice insieme a qualcuno.»

Sono anche ben descritti e resi vividi luoghi e leggende che portano i protagonisti ad associare intimi significati a situazioni che vivono e osservano…

Mathis si avvicinò alla portafinestra e l’aprì. Si appoggiò a essa rimanendo in silenzio davanti al panorama che riusciva a immergerlo in un incanto facendogli dimenticare Washington e tutto quello che vi aveva lasciato

A un tratto notò una figura bianca emergere dalla fitta vegetazione … Era un orso! Un orso con una pelliccia color crema che si stava abbeverando davanti ai suoi occhi.

[…]

Il tempo sembrava essersi congelato, immobilizzando ogni cosa. Chiuse gli occhi respirando profondamente. Persino l’aria sembrava diversa, un mix di fragranze che univa la brezza della foresta, con i suoi infiniti aromi, alla freschezza dell’acqua cristallina.

[…]

«Orsi bianchi? Ah… intendi i Kermode? Sono molto rari e sono una sottospecie dell’orso bruno. Dicono che ce ne siano da due a trecento esemplari e vengono anche chiamati Orsi Spirito» spiegò l’uomo, aiutandolo a rialzarsi. «Orsi spirito?» «Erano considerati sacri dagli abitanti di questi luoghi. C’è una leggenda sul colore del loro pelo»

E anche in questo caso, l’autore mette in bella mostra i sentimenti dei suoi protagonisti, che affiancati da figure minori, ma pur sempre importanti e fondamentali per comprendere gli attori principali, ci pone di fronte alla situazione della messa in gioco delle emozioni

Quello che viene definito lo squalo di Washington perde quasi il suo autocontrollo per esprimere senza remore l’attrazione per il giovane Mathis…

…Bisogna opporsi a ogni ostacolo con pazienza, perseveranza e con voce gentile – citò Charles. – Quelle parole sono lo specchio di una persona che non credevo di poter mai incontrare… Quella persona sei tu, Mathis

[…]

«Lo ammetto, mi piaci, non ho mai creduto all’amore a prima vista, forse tutto questo è solo un’infatuazione, ma…»

« Ma cosa?» sbuffò Mathis. Charles si avvicinò e sollevò il colletto del giaccone del ragazzo. «Non ho mai saputo cosa sia il vero amore per qualcuno … – sussurrò cingendo il suo volto tra le mani fredde, – ma so che tutto quello che provo non posso definirlo solo un capriccio.»

Mathis a sua volta si sente turbato dall’interesse suscitato …eppure, anche lui è lusingato e attratto da quest’uomo che con sfrontatezza e irriverenza e perseveranza gli manifesta un così forte interesse, che va oltre il semplice affetto, e si esprime anche in una forma di gioco della sfida con il giovane avvocato, che resta stupito dall’intraprendenza e irruenza del suo capo che con un continuo “botta e risposta” mette a dura prova la sua pazienza…sino al momento in cui lui riesce ad abbattere il muro di incertezze che Mathis si è costruito attorno.

«Sei troppo nervoso, perché non ti rilassi?» gli sussurrò all’orecchio.
«Rilassarmi? – ripeté voltandosi verso il finestrino – Come potrei? Prima mi rapisci con l’inganno e poi pretendi che stia tranquillo.»

Non è però, come già detto, solo una storia d’amore.

Di fatto le opere create da Pedrini ci mettono di fronte a storie di narrativa contemporanea che toccano anche temi attuali, come l’omofobia, il disagio sociale, nel caso specifico relativo alle difficoltà dei più deboli, come possono esserlo degli anziani, e non solo…perché sono trattati molti temi, insieme, e in questo caso viene anche trattata, se pur in senso lato, la problematica della speculazioni edilizia e delle acquisizioni che portano, e ciò accade realmente, molte persone e soprattutto anziani, a perdere la loro casa, il luogo dove hanno vissuto tutta una vita, e ciò a seguito del moto speculativo di chi si arricchisce attraverso la pratica delle acquisizioni… e di contro osserviamo giovani con voglia di fare ed emergere venendo in difesa di categorie deboli…

Entrano in gioco, come abbiamo detto, in questo racconto breve svariati personaggi che, pur dando il loro contributo alla storia, però a mio parere non hanno una caratterizzazione ben precisa.

A parte Luise, la nonna di Mathis, che viene descritta dal nipote e si rapporta con entrambe i protagonisti, spingendo il nipote ad aprirsi ai sentimenti e perorando quindi la causa di Charles.

Altri personaggi sono accennati e poi tralasciati..ecco quindi che i pochi attori secondari che incontriamo nel racconto sono delineati solo attraverso brevi cammei, e forse non se ne percepisce appieno le peculiarità o quella che potrebbe essere la loro importanza nella storia, che comunque nella sua brevità risulta molto intensa.

Ma, anche grazie alle piccole schermaglie amorose tra i due protagonisti, il racconto ha un lato ironico e irriverente che provoca una forma di ilarità che rende ancor più che gradevole la lettura, che di per sé è caratterizzata da una narrazione fluida e scorrevole, con un linguaggio senza fronzoli ma curato, e che non smentisce la peculiare propensione dell’autore a curare i suoi lavori con attenzione e senza scadere nella volgarità.

Di fatto in questo romanzo breve, come sempre ci offre Pedrini, si ha la possibilità di confrontarsi con le emozioni e i contrasti dei protagonisti, che potremmo dire si completano vicendevolmente, mettendo in risalto le insicurezze, e i sentimenti più intimi e inespressi che vengono però messi in gioco e portati anche all’esasperazione in modo da far crollare le barriere condizionamenti, col fine di raggiungere la felicità.

Il libro è coinvolgente e non delude chi  vuole trascorrere qualche ora sfogliando le pagine di un racconto frizzante, reso tale dagli stessi protagonisti che, attraverso le loro contraddizioni e le loro caratteristiche, catalizzano l’attenzione di chi si approccia a intraprendere questo nuovo viaggio tra le pagine scritte.

Io ho potuto godere di una lettura senza artifici, scorrevole e veloce, mai banale perché mette in luce la vita di persone comuni e problematiche reali.

Infatti, ho letto questo libro con curiosità e interesse perché ha saputo coinvolgermi.

La trama è strutturata, lascia spazio all’immaginazione del lettore che può presagire le vicende tra i due protagonisti, senza che la storia sia scontata.

La lettura procede con un buon ritmo, infatti, si fa leggere senza staccare gli occhi dal libro.

I capitoli sono veloci, ci propongono momenti e scorci dei personaggi e delle comparse, scandendo i corretti tempi di narrazione.

Forse in alcuni tratti le dinamiche sono un po’ forzate, ma data la brevità del racconto forse l’autore ha preferito velocizzare gli eventi.

E’ un romanzo che ritengo adatto ad ogni lettore, che può trarre considerazioni personali, legate alla capacità di osare e mettersi in gioco nella vita, in ogni ambito.

A chi vorrà dedicarvisi, una buona lettura.