Per la rubrica dietro le quinte della letteratura oggi incontriamo Francesco Franceschini, ideatore del corso Corso di scrittura narrativa. Andiamo a scoprire di cosa si tratta assieme alla nostra Milena Mannini

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Scrivere è un dono, elargito da una musa accondiscendente che con lacrime vellutate piange sul suo prediletto gocce di pura poesia. E’ il talento di realizzare immagini con le parole, di dare corpo alle emozioni, di far sgorgare sogni da un semplice anche se arguto codice. E’ la magia di giocare con il linguaggio e i suoi arcani segreti.

Si serve il sacro fuoco dell’arte che tocca in modo forse disordinato l’eletto di turno ma, nonostante la sua natura elitaria si può anche imparare a gestire il dono. E lo si fa acquisendo la parte tecnica che è diversa dalla spontaneità di un animo collegato con il mondo delle idee. Ecco che in questo caso i corsi di scrittura affinano capacità già esistenti, le modellano e le arricchiscono di quelle particolarità chiamate artifizi letterari. Che più prosaicamente rappresentano la modalità con cui si “manipola” il codice affinché il messaggio arrivi il più puro possibile al destinatario, privo della distorsione del rumore. Per questo Milena è andata a conoscere più da vicino  Francesco Franceschini gestore di un laboratorio narrativo che pone l’arte al centro della sua didattica, per poter far comprendere meglio di cosa si tratti e cosa può apportare di bello alla raffinatissima arte letteraria.

Buon viaggio

 

 

Chi è 

Francesco Franceschini oltre a essere un poliedrico e talentuoso autore è l’ideatore di un corso di scrittura narrativa. Trovate tutte le informazioni sulla sua pagina facebook

https://www.facebook.com/pg/laboratorionarrativo/about/?ref=page_internal

 

 

 

 M. Come è strutturato un corso di scrittura?

F. È strutturato per moduli: l’ambientazione, gli incipit, i dialoghi, protagonisti e antagonisti, e così via. Diamo ai corsisti la possibilità di avere delle piccole monografie tematiche legate assieme da un percorso ben definito: costruire un romanzo che abbia tutte le componenti necessarie.

 

M. Che intento ha il corso di scrittura?

 F.L’intento principale è acquisire benessere scrivendo, star meglio con se stessi raccontandosi, risolvere eventuali conflitti provenienti dal passato narrandoli in forma romanzata

 

M. Qualche partecipante ha poi pubblicato un libro?

F. Sì, ci sono persone che hanno ricevuto l’incoraggiamento giusto per provarci. Hanno proposto il proprio lavoro ad alcune case editrici e alla fine hanno ottenuto il giusto riconoscimento

 

M. Secondo lei tutti gli scrittori  dovrebbero seguire un corso di questo tipo?

F. Non necessariamente. Certo è che un corso di scrittura come il nostro – che mette in costante relazione tra di loro i corsisti – può aiutare tutti gli aspiranti scrittori a crescere.

 

M. Ha mai consigliato a qualcuno di non proseguire nella scrittura?

F. Onestamente no. Anche negli autori più rudimentali cerco di ravvisare il seme della originalità e poi tento di metterli nelle condizioni di farlo germogliare.

 

M. Quali sono gli errori più comuni che si commettono nella scrittura?

F. L’omologazione nei confronti della scrittura piatta di certi best-sellers e la presunzione di sentirsi arrivati quando, a volte, non si è nemmeno partiti.

 

M. Quali sono gli strumenti indispensabili per uno scrittore?

F. Studio, metodo, pazienza, tenacia, umiltà. In ordine di importanza.

 

M. Che caratteristiche deve avere uno scrittore?

F. Deve amare le parole come fossero persone, e provare nei loro confronti rispetto e gratitudine.

 

M. Si può imparare a scrivere o si può semplicemente livellare la propria arte?

F. Si può migliorare la propria scrittura esigendo da se stessi sempre qualcosa in più della volta precedente. È un processo che può durare anni ma che dà buoni frutti. Adagiarsi su stili e linguaggi facili o di moda è l’errore da non commettere.

 

 M. Quali sono secondo lei i generi che oggi sono più richiesti?

F. Direi che la narrativa sentimentale – nel senso più ampio del termine –possa ancora vantare un grosso pubblico. Poi il giallo nelle sue varie declinazioni. E il fantasy, che io non amo ma che è – mio malgrado (scherzo) – molto seguito.

 

M. Cosa pensa del mondo letterario di oggi?

F. Si pubblicano in gran parte romanzi costruiti a tavolino, di scarsa qualità, dalla prosa fluida e asettica. Per fortuna ci sono ancora i Baricco e gli Erri De Luca, ma a volte mi chiedo: se esordissero oggi, troverebbero un editore disposto a investire su di loro?

 

M. E’ meglio per un autore rivolgersi a una CE o scegliere la strada del self?

F. La casa editrice è indispensabile perché certifica – quando fa bene il suo lavoro – un autore. Lo sceglie, lo alleva, lo fa crescere, lo propone al pubblico. Autopubblicarsi azzera questo percorso e agli occhi della critica ha un valore pari a zero. Ciò non toglie che possano esistere libri di autori che fanno ricorso al self e che hanno comunque più di un motivo di interesse.

 

 M. Cosa non deve mancare in un libro tra descrizione, significato, armonia della struttura, originalità e precisione stilistica?

F. Non deve mancare la verità dei sentimenti. La storia può – anzi: deve – essere inventata, almeno parzialmente, sennò non c’è romanzo. Ma il dolore, la passione, l’egoismo, la crudeltà o qualunque altro sentimento, l’autore li deve aver provati sulla propria pelle, nella vita; altrimenti non è credibile perché resta in superficie. 

 

M. Cosa secondo lei deve possedere un autore per restare nella storia?

F.La capacità di scrivere cose che ti fanno star male. Così tanto da farti star bene, alla fine.

 

 M. L’autore più bravo in assoluto da cui tutti dovrebbero trarre ispirazione.

F. Ne cito due; uno italiano: Dino Buzzati, per l’eleganza e il mistero che escono dalle sue pagine, e la densità dei significati. E uno straniero: Stephen King, propedeutico a letture più impegnative ma già grande scrittore, specie nei romanzi – “The body”, per esempio – in cui mette al centro l’adolescenza come età dell’orrore.

 

M. Quali consigli può dare a chi decide di diventare scrittore?

F. Fondamentalmente uno, perché scrivere è una fatica dannata ma è anche un gesto magnifico. E quindi di non smettere mai, di non demoralizzarsi di fronte alle porte chiuse, alle cattive recensioni, soprattutto se la si avverte, la scrittura, come una necessità.

 

 M. A cosa deve stare attento un giovane autore?

F. Alle lusinghe delle case editrici a pagamento. E a sentirsi bravo senza averlo ancora dimostrato.

 

 

Ringrazio Francesco per la disponibilità e per averci aperto le porte della sua scuola. E invito tutti i giovani autori a rubare la sua arte con gli occhi avidi di sapere.

 

La scrittura per me è un tentativo disperato di preservare la memoria. I ricordi, nel tempo, strappano dentro di noi l’abito della nostra personalità, e rischiamo di rimanere laceri, scoperti.
Isabel Allende 
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Dietro le quinte della letteratura. L’editor è professionalità e tecnica. Incontro con Mandy Moon. A cura di Milena Maninni e Alessandra Micheli

 

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La nostra Milena è ancora alla ricerca di risposte che dissolvano i dubbi verso l’arduo lavoro dell’editor. E questa volta incontra Mandy Moon, che si sofferma sul suo percorso personale verso l’acquisizione di competenze specifiche. In quest’intervista ci si sofferma sulla parte più tecnica del lavoro che va distinto dalla passione e dall’impatto emotivo del testo. E ci fa comprendere come, la professionalità abbia ancora un valore che precede e deve sorpassare il lato diciamo godereccio della passione. È bello avere dei sentimenti, un approccio oserei dire empatico con il testo. Ma dobbiamo ricordarci come, in fondo, un lavoro di editor è e deve restare prevalentemente specialistico che si basa sulla capacità di rendere coerente un testo scritto, di renderlo preciso a livello linguistico, di renderlo scorrevole e credibile. Insomma ci piace tanto chi “lavora con il cuore” ma gradiamo di più chi lavora con l’italiano.

Buon Viaggio

 

Mandy Moon è un editor freelance e ha lavorato ai seguenti testi:

* Eleonora Mandese – Cercasi Fidanzato per Natale

* Eleonora Mandese – Tutta Colpa del Pallone (pubblicato poi da Butterfly Edizioni come In Fuorigioco per Te)

* Eleonora Mandese – Il Destino a Portata di App (in uscita il 12 novembre)

 

* Cecilia K. – Rainbow

* Cecilia K. – Chained Soul. Save Me

* Mary Lin – Fire (Rebel Series #2)

* Andrea Romanato – Lonely Souls. Le streghe di New Orleans

* Andrea Romanato – Lonely Souls. La guerra occulta delle streghe

* Andrea Romanato – Lonely Souls. Diario di un futuro passato

* Federico Negri – La Rivolta dei Repidd. I Quattro Reggenti

* Debora Mayfair – Cuore di neve (di prossima pubblicazione con Dark Zone Edizioni)

* Ava Lohan – romanzo di imminente pubblicazione di cui ancora non può rivelare il titolo

 

 

Prima di iniziare voglio ringraziarvi per questa opportunità. È in assoluto la mia prima intervista… e spero possa tornare utile a chi la leggerà e anche a me per farmi conoscere 😉

 

M. In cosa consiste il lavoro di editor e come si diventa editor?

M. Bella domanda! Vi posso raccontare la mia esperienza e il mio approccio ai testi su cui lavoro.

Sono laureata in lingue straniere e avrei voluto occuparmi di traduzioni ma purtroppo non ho trovato sbocchi in quel campo.

L’amore per i libri e la lettura però mi ha spinta a partecipare ad un gruppo di Facebook in cui i libri, appunto, erano l’argomento principale e proprio lì alcuni anni fa ho incontrato Eleonora Mandese, che è diventata mia amica e la prima autrice in assoluto a propormi di lavorare sulle sue opere.

Nello stesso gruppo, poi, ho conosciuto anche quella che sarebbe diventata Ava Lohan e lei mi ha presentato la mia prima vera “cliente”, Cecilia K., con cui ho iniziato una collaborazione (ma soprattutto un’amicizia) che ci ha portate a lavorare sui suoi primi due romanzi… e posso già dire che non è finita qui!

Grazie al passaparola di Cecilia ho conosciuto, tra gli altri, Debora Mayfair e anche con lei si è instaurato un rapporto umano e lavorativo che sta dando i suoi frutti visto che siamo quasi alla pubblicazione del suo romanzo di esordio. Mancano veramente poche settimane e poi la sua bellissima storia vedrà la luce grazie a Dark Zone Edizioni, e non potrei essere più soddisfatta di così!

In generale, Facebook mi è stato e mi è ancora molto utile per farmi conoscere permettendomi di trovare nuovi clienti, sia grazie al passaparola sia perché io stessa contatto direttamente chi ritengo possa essere interessato a questo servizio.

Per quel che riguarda nello specifico il lavoro dell’editor, esistono diversi livelli di revisione, dalla correzione di bozze (che si occupa specificatamente di grammatica, sintassi, punteggiatura, refusi ecc.) all’editing vero e proprio che prevede, invece, un intervento anche sul testo, inteso come storia e personaggi, e sullo stile.

M. Avrai incontrato molti scrittori nella tua vita: se dovessi classificarli come lo faresti?

M. Ne ho incontrati parecchi, sì, e per fortuna la maggior parte di quelli con cui ho lavorato continua a richiedere la mia collaborazione per i nuovi romanzi.

Di sicuro, mi è capitato spesso di contattare autori ed autrici il cui testo necessitava di una revisione e di ricevere una risposta negativa, molte volte perché l’editing viene considerato superfluo.

Credo che questo atteggiamento stia a sottolineare la mancanza di umiltà da parte dello scrittore, perché una revisione, magari solo leggera, è sempre utile.

Come mi piace ricordare, persino Stephen King (che è il mio autore preferito) collabora con più di un editor alla volta per ognuno dei suoi romanzi, e infatti li cita sempre nei ringraziamenti finali.

Quindi richiedere un intervento esterno di questo tipo non significa che il testo non è valido ma che chi scrive ha la consapevolezza dei propri mezzi e la giusta dose di umiltà e di rispetto nei confronti del lettore a cui desidera proporre un prodotto finito degno del prezzo di vendita.

Purtroppo, però, i costi relativi alla revisione di un testo sono spesso decisamente troppo alti.

Trattandosi quasi sempre di autori che si vogliono autopubblicare, questo rappresenta di sicuro un deterrente nella scelta dell’editing… motivo per cui io preferisco tenere i prezzi più bassi di quelli che ho trovato in rete per permettere anche a chi non ha molte possibilità economiche di usufruire di questo servizio, a mio parere, indispensabile.

M. Come cambia davvero un testo dopo l’intervento di un editor?

M. Se l’editor sa fare il suo mestiere, è ovvio che il testo ne uscirà migliorato, di sicuro a livello di italiano. Poi, sempre che l’autore abbia richiesto un editing vero e proprio, ne trarrà vantaggio anche la storia, come struttura della trama, dei personaggi, ecc…

M. Un consiglio agli autori emergenti.

M. Come ho già scritto in precedenza, non vergognatevi di fare editare il vostro testo. E non confondete l’editing con il lavoro che potete affidare ai beta reader, perché non sono la stessa cosa e il risultato che si ottiene è diverso.

La funzione dei beta reader può essere utile per farsi un’idea di quale sarà la risposta dei lettori prima che un testo venga ufficialmente pubblicato, e anche, in caso di beta reader molto attenti, per scovare refusi e incongruenze.

 

M. Perché editor e non scrittrice?

Ho notato in effetti che ci sono molte scrittrici editor e viceversa.

Io però penso che essere in grado di fare uno di questi lavori non equivalga necessariamente a poter fare bene anche l’altro.

Secondo me, un bravo scrittore deve conoscere ovviamente molto bene la lingua che usa e avere una spiccata fantasia e immaginazione per inventarsi le storie. Oltre a questo, ci vuole quel quid, quella capacità, che non si impara ma si possiede oppure no, di sfruttare le prime due doti per confezionare una storia che risulti originale, interessante e coinvolgente per il lettore, sia in sé sia per il modo in cui viene raccontata.

Tornando a me in particolare, credo di conoscere bene l’italiano e potrei avere una grande fantasia, però mi manca di sicuro il talento per mettere in pratica queste mie capacità e dal niente sfornare una storia valida. Quindi preferisco metterle a disposizione per migliorare, se possibile, le storie degli altri.

 

M. Non è avvilente lavorare tanto e poi non avere il tuo nome sull’opera?

Onestamente no, non amo particolarmente trovarmi al centro della scena (anche se mi sto smentendo da sola partecipando a questa intervista 😀 ) e poi molto spesso vengo nominata nei ringraziamenti (con tanto di indirizzo email a cui contattarmi) e c’è chi, come Eleonora Mandese e Cecilia K., mi cita persino nella sinossi pubblicata su Amazon!

 

M.  Qual è la parte più difficile del tuo lavoro?

M. Sicuramente quella di riuscire a migliorare il testo senza snaturare né la storia né lo stile dell’autore. Per questo, prima di iniziare una collaborazione, propongo sempre di revisionare gratuitamente un capitolo per capire quello che c’è da fare ma anche perché chi mi ha commissionato l’editing si possa rendere conto di come lavoro. In pratica, bisogna vedere se fin da subito tra le due parti si crea un feeling per collaborare e ottenere poi un buon prodotto finale.

M. Qual è errore più grande che un editor può fare?

Penso sia quello di essere troppo sicuro di sé, credere di sapere tutto e avere la ricetta per ottenere un bestseller. Se bastasse seguire precise regole per sfornare un capolavoro, l’avrebbero fatto in tantissimi, a cominciare proprio da chi cura il testo! 😀

Anche l’editor migliora man mano che revisiona e fa esperienza e dev’essere sempre disponibile ad approfondire e imparare nuovi argomenti perché ovviamente in partenza non può conoscere tutto lo scibile umano.

 

M. Correggere i lavori altrui non è una continua violenza al tuo essere

Assolutamente no. Se la storia è interessante mi diverto, se è scritta bene imparo e miglioro anche io. E comunque faccio esperienza.

Certo, a volte mi imbatto in testi scritti davvero male, e allora è una violenza… ma nei confronti dell’italiano!

M. È difficile far accettare le correzioni che proponi?

No, per adesso ho avuto la fortuna di imbattermi quasi sempre in autori che hanno capito e accettato le correzioni considerandole miglioramenti al testo.

Poi non sono Hitler, sono disponibile al dialogo e allo scambio di opinioni. Se c’è qualcosa che non convince l’autore se ne discute e si cerca un compromesso.

 

M.  Hai mai interrotto una collaborazione o rifiutato di correggere un libro?

Per ora non mi è mai successo. Visto che con questo lavoro cerco di mantenermi, accetto qualsiasi scritto.

Credo che rifiuterei solo se proprio mi trovassi davanti un testo talmente obbrobrioso da non sapere da che parte cominciare per sistemarlo.

Comunque dipende anche molto dall’atteggiamento dell’autore. Finora mi sono confrontata con persone che si sono dimostrate molto disponibili e pronte a (ri)mettersi al lavoro per sistemare e migliorare i passaggi che io avevo indicato come più deboli. A quel punto anche le situazioni più critiche si risolvono facilmente.

Mi è capitato, invece, di ritrovarmi testi definiti (erroneamente, a mio parere) da altri editor come irrecuperabili … e di riuscire, grazie soprattutto alla buona volontà dell’autore, ad ottenere un buonissimo prodotto scelto poi da una casa editrice per la pubblicazione. E la soddisfazione in questi casi è davvero grande!

A. Cosa distingue una brava editor da un editor improvvisato?

M. Ecco, questa domanda mi mette in difficoltà. Istintivamente risponderei che non ci si improvvisa editor dal niente (questo vale per tutti i lavori, in realtà), però se ci penso è un po’ quello che è successo a me. Nel senso che non ho studiato in modo specifico per affrontare questo lavoro né possiedo alcun attestato che dimostri le mie capacità in questo campo.

Fortunatamente ho studiato, vengo da una famiglia in cui si è sempre parlato un italiano molto corretto, sono una grandissima lettrice di quasi tutti i generi… e sono anche una persona precisa ai limiti del maniacale, il che non guasta quando si deve fare attenzione per non lasciarsi sfuggire neanche un refuso. 😛

Ho cominciato quasi per gioco, perché l’ho fatto inizialmente per amicizia verso Eleonora, e poi però, considerati i risultati positivi (uno dei suoi romanzi che ho editato è stato pubblicato dalla Butterfly Edizioni) e il fatto che gli stessi autori mi propongano di lavorare nuovamente insieme, ho capito che forse sto facendo qualcosa di buono.

Se così non fosse stato, mi sarei ritirata, sono molto autocritica con me stessa.

 

A. Che limite non può oltrepassare l’editor?

M. L’editor deve sempre tenere a mente che sta lavorando per qualcun altro su un testo che non gli appartiene quindi, per quanto magari pensi di avere delle buone idee e degli spunti interessanti, non può sostituirsi all’autore e diventare così un ghost writer. Al massimo può proporre dei cambiamenti più radicali ma spetta comunque sempre allo scrittore decidere se accettare o meno qualsiasi modifica suggeritagli.

Per quanto riguarda, invece, le indicazioni a proposito di grammatica e sintassi (e aggiungerei anche le possibili incongruenze nella trama), rifiutandole l’autore rischia di ottenere un prodotto finale che non sarà così pulito come dovrebbe essere.

A me è successo e il risultato, in negativo, si è purtroppo visto.

A.   L’editor può sopperire alla mancanza di talento?

M. No, se intendiamo talento come lo intendo io. L’editor non fa miracoli, non può modificare totalmente un testo rendendolo più interessante. Altrimenti parliamo nuovamente di ghost writer, sempre che l’editor abbia la capacità di trasformarsi in un valido scrittore.

A. Indica un libro che non avresti mai editato e spiegaci il perché.

In realtà non so rispondere con un titolo specifico.

Ho letto libri dalla trama e dagli argomenti molto complessi che sicuramente mi avrebbero messa in difficoltà se avessi dovuto revisionarli. Ne ho incontrati altri, italiani e stranieri, in cui invece ho riscontrato errori di traduzione e/o di editing… e in quel caso avrei davvero voluto intervenire.

A.   Consigli agli autori nella scelta dell’editor.

M. Mi pare di aver capito che l’editor vive molto grazie al passaparola, e in effetti questo mi sembra il metodo migliore per trovare una persona valida e affidabile. Quindi il consiglio è di contattare scrittori che hanno già pubblicato libri che l’aspirante autore ha particolarmente apprezzato e che lo hanno colpito per farsi suggerire a chi rivolgersi.

 

A.   Molto spesso l’editor, più che concentrarsi sul testo, diventa un pubblicitario. Tu cosa ne pensi?

M. Se questo va a discapito dell’editing del testo, ovviamente non sono d’accordo. Però, siccome l’editor è (o dovrebbe essere) un lettore, è facile che si appassioni di più a certe storie rispetto ad altre. Quindi non trovo ci sia niente di male a pubblicizzarle, se non altro l’editor sa bene quello di cui sta parlando. E di conseguenza, dovrebbe sponsorizzare un lavoro valido.

 

Grazie a Mandy per aver partecipato.

 

Io sono convinta che la scrittura non serva per farsi vedere ma per vedere.

Susanna Tamaro

 

Dietro le quinte della letteratura. Incontro con la professionalità fatta carne: Stefano Mancini. A cura di Milena Maninni e Micheli Alessandra

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In un libro conta soprattutto il talento, quella capacità di creare immagini visive nella mente allenata e pigra di ogni lettore. Più menti si riescono a stuzzicare più il talento è indubbio e sgorga come un fiume, inarrestabile.

Ma un libro è composto anche da altro. Dalla forma che dà organizzazione e coerenza al testo, dal linguaggio che permette alle parole di acquisire significati molteplici, dallo stile che deve scorrere leggiadro e dotato della leggerezza tanto amata da Calvino fino a irretire le menti e sedurre i cuori.

Tutto questo, a patto che l’autore abbia il dono, è svolto da un’arcana figura, custode delle leggi della nostra lingua e dei segreti reconditi delle tecniche letterarie: l’editor. Ovviamente anche qua, come nel caso del blogger, vale la medesima regola esistenziale: tutti possono dirsi editor ma pochi sono editor. Ed è su questa fondamentale differenza la nostra Milena insiste cercando di scoprire attraverso al lavoro di un altro professionista Stefano Mancini, gli elementi indispensabili con cui stilare un vademecum che serva per individuare le competenze, le capacità e le caratteristiche di questa mitologia figura professionale.

Cosa fa l’editor?

Quali regole guidano il suo lavoro?

Quanto l’editor può rendere un libro scarso un capolavoro?

Insomma cerchiamo di porre questo termine fuori dalla leggenda e adattarlo alla realtà in modo da creare ordine in un mondo sempre più caotico dove tutti sono autori e pochi, troppo pochi scrittori.

Buon viaggio

Micheli Alessandra

 

 

 

Chi è Stefano

Classe 1980, Stefano ha una Laurea in Giornalismo e dal 2014 è direttore editoriale della Aragorn Servizi Editoriali.

Ha all’attivo diverse pubblicazioni:

“Il labirinto degli inganni” (AndreaOppureEditore – 2005);
“La spada dell’elfo” (Runde Taarn Edizioni – 2010);
“Le paludi d’Athakah” (Linee Infinite Edizioni – 2013);
“Il figlio del drago” (Linee Infinite Edizioni – 2014);
“Il crepuscolo degli dei” (Linee Infinite Edizioni – 2015);

 

 

 

 

 

 

M.  In cosa consiste il lavoro di editor e come si diventa editor?

S. L’editor è quella figura professionale che si occupa di collaborare con gli autori – sia alle prime armi, sia più affermati –, lavorando sui loro libri. L’editor quindi ha il compito di leggere il testo e apportare o suggerire all’autore le necessarie modifiche, che possono riguardare sia aspetti formali (come ad esempio grammatica e sintassi), sia aspetti contenutistici (quindi trama, personaggi e scene), sia ancora aspetti tecnici (“Show, don’t tell!”, punto di vista, infodump, ecc.)

Molti autori alle prime armi credono che un editor sia solo o soprattutto un correttore di bozze. Sono invece due lavori ben differenti. Compito dell’editor è anche correggere errori di battitura e refusi. Ma è soprattutto quello di andare a scavare nella trama, nei personaggi e nell’ambientazione, alla ricerca di ogni possibile svista da correggere. Molti autori si fissano sull’importanza si scovare ogni refuso, sottovalutando come è meglio una frase con un errore di battitura, che una storia incoerente e piena di cliché. Io punto molto su questo aspetto, perché credo che un buon libro sia soprattutto uno in cui i personaggi siano veri e credibili, la storia accattivante e coerente, l’ambientazione viva e vibrante. Posso passare sopra a un refuso, perché la perfezione non è mai possibile; ma non posso accettare trame inconsistenti o personaggi inadeguati.

Editor si diventa con l’esperienza, attraverso stage, tirocini e lavoro presso case editrici, ma anche partecipando a corsi di aggiornamento e scuole di scrittura o (ultimamente ne stanno nascendo diverse) scuole ad hoc per questa figura.

 

 

M. Avrai incontrato molti scrittori nella tua vita se dovessi classificarli come lo faresti?

S. Beh, ogni scrittore, come ogni persona, è un mondo a sé. Ci sono quelli più disponibili e cordiali e quelli più distaccati e permalosi. Io dico sempre che lavorare con i manoscritti degli autori significa lavorare con i loro sogni. Perciò ci vuole sensibilità, accortezza e una non indifferente dose di pazienza. Se dovessi classificarli direi che, in definitiva, si distinguono in due grandi classi: quelli che hanno voglia di imparare e di crescere e quelli che invece vogliono solo sentirsi fare vuoti complimenti.

 

 

M. Come cambia davvero un testo dopo l’intervento di un editor?

S. Se il lavoro dell’editor è fatto bene, il testo cambia radicalmente. E – ed è la cosa che più mi fa piacere quando succede – a rendersene conto è prima di tutto l’autore stesso. Perché l’editing ha il compito di andare a cercare non solo il refuso o l’errore grammaticale, ma anche e soprattutto il «refuso nell’intreccio narrativo», quindi il passaggio da rivedere, il personaggio poco credibile, la situazione non coerente. Come detto, se l’editing è fatto in maniera professionale, il testo assume tutta un’altra valenza.

 

 

M. Un consiglio agli autori emergenti?

S. Leggete tanto. E cercate di essere originali quando scrivete, spezzate con gli schemi e non cercate di riproporre sempre le stesse dinamiche. Osate e mettetevi alla prova.

 

 

M. Perché editor e non scrittore?

S. In realtà ho la fortuna di essere entrambi, sebbene riesca a tenere distinti i due profili. Come scrittore, però, ci tengo a precisare che anch’io mi affido a un mio editor di fiducia e dunque conosco sia un lato della «barricata», sia l’altro.

 

 

M. Non è avvilente lavorare tanto e poi non avere il tuo nome sull’opera?

S. Dipende che cosa si intende con «non avere il nome sull’opera». Se si intende non pubblicare, evidentemente il testo non era all’altezza e quindi il mio suggerimento è di non scoraggiarsi, ma di continuare a tentare con nuove storie. Solo l’esercizio rende perfetti (o quasi).

Se si intende pubblicare con pseudonimo, probabilmente ci sono valide motivazioni e quindi no, non è svilente.

 

 

M. Qual è la parte più difficile del tuo lavoro?

S. Il dover mantenere sempre la concentrazione altissima. Se si abbassa, anche solo di poco, c’è il rischio che sfugga qualcosa. E non è accettabile. In seconda battuta a volte è anche difficile lavorare con gli autori. Ognuno di loro, infatti, vede il proprio libro come una creatura da proteggere e quindi in alcuni casi è difficile far capire a un autore che non si sta criticando il suo lavoro, ma si sta cercando di aiutarlo a migliorarlo. Altrimenti perché rivolgersi a un professionista?

 

 

M.  Qual è errore più grande che un editor può fare?

S. Non credo ci siano errori più gravi di altri. L’errore fa parte di ogni lavoro e l’editor non ne è esente. Come accennavo poco sopra, forse l’errore è quello di lavorare di fretta, senza la giusta concentrazione. L’editing è un lavoro lungo e impegnativo. Se fate editare il vostro libro e vi chiedono una cifra bassissima e ci mettono poco tempo, state pur certi che il lavoro fatto non sarà di qualità.

 

 

M.  Correggere i lavori altrui non è una continua violenza al tuo essere?

S. No, perché? Come detto, io riesco a scindere il mio essere scrittore e il mio essere editor. E in ogni caso è un lavoro che amo, quindi non mi violento affatto.

 

 

M. È difficile far accettare le correzioni che proponi?

S. A volte sì. Come ho già detto, alcuni autori sono molto gelosi dei loro libri e non si rendono conto che un editor vuole solo aiutarli. E purtroppo questa cosa succede molto più spesso di quanto si creda, quindi sì, molto spesso è difficile far accettare le correzioni e i suggerimenti.

 

 

M. Hai mai interrotto una collaborazione o rifiutato di correggere un libro?

S. Sì a entrambe. Ho interrotto una collaborazione poiché la persona non era d’accordo con i miei interventi e si rifiutava di accoglierli e voleva lasciare tutto inalterato. Era quindi impossibile portare avanti il lavoro e perciò ho rinunciato al compenso e ho chiuso la collaborazione.

Poi ho rifiutato alcuni lavori perché – oggettivamente – erano troppo pieni di errori e di criticità. L’editing sarebbe stato troppo complesso e lungo, e in ogni caso il libro non sarebbe mai stato adatto alla pubblicazione. Perciò con molta onestà l’ho detto all’autore e ho rifiutato il lavoro.

 

 

A.    Cosa distingue un bravo editor da uno improvvisato?

S. Come accennavo poco più sopra, la distinzione si ha nella preparazione e nella professionalità. Quello che posso dire è che un bravo editor chiede una cifra adeguata per il suo lavoro e si prende il tempo necessario per portare a termine un lavoro ineccepibile. Se dopo l’editing il vostro testo ha ancora tantissimi refusi, una storia incoerente e dei personaggi pieni di cliché, purtroppo non vi siete affidati alla persona giusta.

 

 

A.   L’editor che limite non può oltrepassare?

S. A mio avviso deve sempre rispettare il libro e il suo autore. Non può travalicare questo confine. Ovviamente dall’altra parte ci deve essere lo stesso rispetto.

 

 

A.   L’editor può sopperire alla mancanza di talento?

S. Purtroppo no. L’editor può e deve aiutare il manoscritto a far emergere tutto il suo potenziale, ma se questo potenziale non c’è, non si può certo riscrivere il libro. La base di partenza è indispensabile.

 

 

A.   Indica un libro che non avresti mai editato e spiegaci il perché.

S. Come in tribunale, mi avvalgo della facoltà di non rispondere 😛

 

 

A.   Consigli agli autori nella scelta dell’editor

S. Scegliete dei professionisti. Fatevi dire quali e quanti libri hanno già editato e non abbiate paura di andare a verificare se quello che vi hanno detto è vero. E in caso non fatevi scrupolo a chiedere agli autori che hanno già lavorato con quell’editor come si sono trovati e che cosa ne pensano. Il rapporto che si viene a creare tra editor e autore è molto stretto e dunque ci deve essere totale e reciproca fiducia. E ovviamente, non lo ripeterò mai abbastanza, diffidate di chi si propone di farvi il lavoro per pochi soldi e in brevissimo tempo.

 

 

A.   Molto spesso l’editor più che concentrarsi sul testo, diventa un pubblicitario. Tu cosa ne pensi?

S. Penso che l’editor debba fare l’editor e nient’altro. Il suo lavoro deve consistere nel far emergere il meglio da ogni libro e non nel pubblicizzarlo.

 

 

 

 

Un grazie a Stefano per la gentilezza e la sua  disponibilità.

E speriamo che le sue parole possano aver fatto un  po’ di luce in questa perenne oscurità caotica.

 

Perché gli scrittori ricordano tutto, Paul. Specialmente quello che fa male. Denuda uno scrittore, indicagli tutte le sue cicatrici e saprà raccontarti la storia di ciascuna di esse, anche della più piccola. E dalle più grandi avrai romanzi, non amnesie. Un briciolo di talento è un buon sostegno, se si vuol diventare scrittori, ma l’unico autentico requisito è la capacità di ricordare la storia di ciascuna cicatrice.

Stephen King

 

 

Dietro le Quinte della Letteratura. Incontro con una blogger piena di vitalità e passione: Rossana Lia.

 

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Ancora un intrigante viaggio nel mondo dei blogger, per carpirne i segreti e la passione. Per indagare fino in fondo questo strampalato mondo che appare sempre più influenzare la letteratura e persino le vendite. Blog importanti, blog piccoli, blog medi.

Cosa guida davvero il loro lavoro?

Sono cosi indispensabili per l’autore?

O è tutto il solito grande bluff del virtuale?

Quale etica profonda deve possedere un l’attore che si accinga a diventare blogger?

E quale valore ha la soggettività e l’obiettività?

per comprendere appieno questa figura la nostra Milena incontra Rossana Lia. E la esamina, la analizza e perché no la stuzzica, rivelandoci una figura accattivante ma dotata di un’equilibro necessario a chi si accinge a stringere tra le mani le creature letterarie di tanti sognatori. E forse comprenderemo come, in questa passione, conti molto la delicatezza e l’equilibrio.

Insomma se tutte sono oggi possono diventare blogger, non tutte possono essere blogger.

Micheli Alessandra

 

 

Rossana Lia gestisce il blog la Narratrice dei sogni che potete trovare su

https://rosannalia.wordpress.com/

Passate a trovarla!

 

 

M. Cosa significa diventare il book blogger

R.Diventare una book blogger è, per quanto mi riguarda, un’esperienza divertente e formativa. Mi permette di dedicare parte del mio tempo a una delle mie passioni più longeve: la lettura, e di avere uno scambio di opinioni con persone con cui condivido l’amore per i libri.

 

 

M. Che cultura letteraria deve avere secondo te 

R. Senza dubbio il book blogger deve essere un lettore vorace, curioso e onnivoro, la sua mente dev’essere aperta e ricettiva e deve essere un ottimo comunicatore, visto che il suo scopo è quello di incuriosire gli altri.

Io ho alle spalle un percorso di studi di stampo umanistico con incursioni nel mondo della psicologia e della sociologia. La letteratura è l’elemento nel quale sguazzo da sempre e mi viene spontaneo pensare che anche altri book blogger abbiano seguito un percorso simile al mio.

 

M. Cosa significa scrivere recensioni

R. Scrivere recensioni valide e ben strutturate non è un gioco da prendere alla leggera e nemmeno  è alla portata di tutti: quello è compito di persone dotate di una preparazione specifica.

Il mio blog non ha l’intento di recensire libri ma è incentrato sulla lettura ad alta voce ed espressiva di brani estrapolati dal “romanzo del giorno” proposto alla nicchia di persone che, come me, leggono alcune pagine e si lasciano suggestionare dallo stile dello scrittore prima di acquistarne l’opera.

Il mio intento è quello di dare visibilità a romanzi e autori ancora poco conosciuti ma, secondo me, degni di essere scoperti, letti e apprezzati.

 

M. Obiettività o soggettività, cosa caratterizza un blogger?

R. Quando si parla di libri, di cinema, di una qualsiasi forma d’arte tendo a non fidarmi troppo di chi si professa obiettivo. Le emozioni sono soggettive e quando parliamo di libri parliamo di qualcosa che tocca le profondità del nostro animo. Un libro può cambiare la vita di una persona e lasciare del tutto indifferente un altro lettore.

I romanzi di cui parlo nel mio piccolo spazio virtuale hanno tutti, per un motivo o per l’altro, suscitato in me una serie di emozioni o di riflessioni.

 

M. Cosa pensi del mondo letterario contemporaneo

R. Mi sembra parecchio caotico ma nel bel mezzo di questo caos è possibile intravedere la nascita di molte stelle danzanti!

 

M. Quanto conta il talento oggi nella stesura dei libri

R. Credo sia necessario a dare un tocco in più a un’opera che, altrimenti, potrebbe essere un semplice prodotto simile a tanti altri esistenti in circolazione. Il talento, tuttavia, è solo uno degli ingredienti necessari alla nascita di un buon libro: uno scrittore  deve essere paziente, umile  e molto disciplinato, oltre che talentuoso.

 

M. Quali sono i generi che si leggono e quali sono penalizzati

Ho la sensazione che si leggano moltissimi thriller e romanzi erotici mentre mi pare venga penalizzata la narrativa non di genere e la fantascienza.

 

M. Cosa pensi del self pubblishing?

Penso sia una forma di editoria molto democratica perché permette a chiunque di mettersi in gioco e far conoscere il proprio lavoro. Ho letto numerosi romanzi di autori autopubblicati e, devo ammettere, sono stata molto fortunata perché ho scovato storie davvero belle.

Ovviamente bisogna fare un po’ di selezione perché non tutti gli autori self danno alle stampe testi di buona qualità.

 

M. Secondo te il livello del lettore medio è davvero basso?

R. Non credo e non me la sento di fare di tutta l’erba un fascio. C’è chi si accontenta di libri sciatti e poco curati e chi ama spaziare e leggere un po’ di tutto. I lettori che conosco io, generalmente, sono molto esigenti.

 

M. C’è una certa responsabilità dei blog ne creare la sensazione che, esista oramai solo un certo tipo di romanzi? (romance o erotici)

R. Penso di sì: spulciando fra le varie pagine web dedicate alla letteratura ho notato che, effettivamente, molte sembrano propense a dare spazio solo a un certo tipo di romanzi. Non penso ci sia nulla di male ma, alla fine, moltissimi blog sembrano cloni l’uno dell’altro.

 

M. Un blogger può essere anche uno scrittore secondo te?

R. Certo: la maggior parte dei blogger che conosco sono bravissimi autori!

 

M. L’onesta intellettuale è possibile nella recensione?

R. Sì, penso che una recensione, sebbene soggettiva, possa essere onesta.

 

 M. Cosa pensi del mondo dei blog di oggi

R. C’è molta carne al fuoco: moltissimi blog validi e interessanti e altri piuttosto prolissi o poco accattivanti. 

 

M. In una recensione ci sono limiti da non superare?

R. Secondo me un blogger ha tutto il diritto di non apprezzare un libro e recensirlo negativamente. Le critiche, purché sensate e non mirate semplicemente a svilire e umiliare l’autore, possono essere molto utili e costruttive.

 

 M. Stroncare o consigliare l’autore?

R. Dipende dal blogger. Io non potrei mai stroncare un libro per il semplice fatto che non finisco mai di leggere un romanzo se proprio non mi piace o non mi comunica nulla.

Mi è capitato di leggere testi vincitori di premi importanti, osannati dalla critica e dal pubblico e non riuscire ad andare oltre le cento pagine e, per contro, divorare romanzi poco apprezzati dagli altri lettori.

Per stroncare un libro però bisogna averlo letto per intero. Preferisco consigliare i testi che ho amato leggere.

 

M. Come ti comporti davanti alle critiche?

R. Le critiche non mi spaventano più: ne ho sempre ricevute e, col passare degli anni, ho imparato a incassarle e metabolizzarle, se non addirittura a prevederle e schivarle. Ho anche imparato a discernere le critiche costruttive da quelle distruttive. Sono sempre grata a chi mi critica allo scopo di spronarmi ad andare avanti e non lo fa per bloccarmi.

 

 

M. Cosa pensi della corsa alle stelline di amazon

R. Considerando che molte valutazioni sono frutto di scambi di favori fra amici penso che non abbia molto senso.

 

M. Per essere una blogger, ci sono compromessi a cui si deve scendere a patti?

R. Per quanto mi riguarda direi di no. Gestire un blog è, per me, una piacevole occupazione, se dovessi scendere a compromessi penso che non lo troverei più divertente e, con tutta probabilità, mi cercherei un nuovo hobby.

 

M. Case editrici e Self richiedono trattamenti diversi

R. No, se un libro è valido a me non interessa da chi sia stato pubblicato.

 

M. Come si effettua la scelta dei collaboratori

R. Per adesso il mio blog è piccolo e poco conosciuto, faccio tutto da me: realizzo le letture, le edito e mi occupo del montaggio video. Se dovessi scegliere dei collaboratori vorrei però essere affiancata da persone con le quali poter comunicare in piena sincerità per evitare inutili attriti.

 

M. Hai mai rifiutato di fare una recensione

R. Finora non mi è mai capitato ma io ho iniziato da poco. Potrei però rifiutare di realizzare una lettura ad alta voce se il testo fosse troppo poco curato o imbarazzante.

 

M. Passerai dall’altra parte della barricata

R.L’altra parte della barricata è il luogo da cui, in realtà, provengo: sono un’aspirante scrittrice che ha scoperto il piacere di far conoscere i libri dei propri colleghi attraverso un blog!

 

 

 

 

 

 

Grazie Rossana per averci fatto vivere per un’attimo nel tuo strabiliante mondo!