“Autoritratto” di Alessandro Petrelli, Giuliano Ladolfi Editore. A cura di Alessandra Micheli

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Ho sempre letto Alessandro come un perfido creatore di thriller.

Il perfido Petrelli.

Un’anima sicuramente incantevole nascosta dietro la strabiliante capacità di guardare il male e descriverlo.

E mi sono sempre chiesta se certe anime, quelle che amano la discesa negli inferi, ne sanno uscire incontaminate.

E se esiste la remota possibilità di restare pure, cos’è che li preserva da tale contagio?

Petrelli forse mi ha ascoltato e ha deciso di raccontare anche l’altra parte di se, quella che vive quelle emozioni semplici ma che forgiano il nostro essere umani.

Forse senza quello saremmo schegge impazzite.

Ma è grazie all’amore, all’amicizia, all’arte che noi possiamo ancora essere individui.

E’ grazie all’impegno civile che noi possiamo ancora creare e cambiare il mondo che ci circonda.

Perchè è grazie al pensiero trasformato, che noi coloriamo quello che vediamo.

E’ grazie alle emozioni che noi nominiamo le cose, beandoci del potere datoci da un dio strano e troppo lontano.

E’ responsabilità verso quello che si agita dentro di noi.

Siamo noi a decidere quale mondo nascerà dalle nostre mani, quale realtà plasmeremo e quale percezione decideremo di far esistere.

Ecco perché Petrelli scrive del male, di orrore e di vendette, di elementi malsani che mal cozzano contro questi pensieri espressi con delicatezza e complessa semplicità. Perché soltanto depurandoci dalle scorie il fiume della nostra mente scorrerà limpido e potrà far crescere fiori sgargianti. Che Alessandro ci regala con un sorriso.

E leggere un ragazzo cosi appassionato, cosi impegnato nella vita di ogni giorno, nelle piccole gentilezze, nei piccoli gesti di civiltà a me fa bene al cuore.

Perché chi ama e ama in senso lato, non se la sente di deturpare quel organismo di cui si sente parte e protagonista, chiamato mondo, o società o organismo sociale.

Per cambiarlo dobbiamo innanzitutto cambiare noi stessi.

Petrelli lo afferma: prima di cambiare l’Italia dobbiamo cambiare noi. Magari sentirci italiani e poi iniziare un cammino perché le acque della nostra cultura tornino limpide.

Perché sono torbide, perché sono inquinate da tante, troppe brutture.

Da troppi non importa, da troppi “si è sempre fatto cosi”, da troppi “non voglio vedere.

Da troppi Pilato e pochi Gesù.

O da troppi mafiosi e pochi santi e poeti.

Da troppe connivenze e poche sporadiche ribellioni.

Da poca cultura e tanta apparenza.

Da pochi libri e tanta competizione.

Smettiamola di lavarcene le mani e di dare sempre la colpa a chi sta ai piani più alti. Rendiamoci conto che siamo noi, tutti insieme, a formare la nostra società, e tutto ciò che ci sta abbattendo in questo momento lo stiamo concependo noi stessi, ogni giorno, attraverso ogni minuscola scelta.

Io solo per questa frase ringrazio ogni divinità, ogni energia, ogni coincidenza o anche quello che voi chiamate culo, per avermi fatto diventare una blogger.

E vi lascio invitandovi a sfondare quel muro che ci spera dalla nostra coscienza facendo vostro questo piccolo meraviglioso pensiero del Petrelli:

L’Italia non cambierà con un no o un sì al referendum. L’Italia cambierà quella mattina in cui ogni cittadino si alzerà e comincerà a fare il proprio dovere.

E forse è ora che iniziamo a cambiare.

 

 

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“Per te” di Von Niriade. Verlag Scheuer Autoren. A cura di Micheli Alessandra

 

Cosa distingue un giorno normale da uno speciale?

  Ce lo racconta Niriade nel suo libro per te. È l’attenzione ai dettagli, la delicatezza di un’emozione che ti fa vibrare il cuore, ti rende viva e ti lascia un segno nell’animo. Un segno che non è una ferita ma solo la testimonianza che la realtà non ti passa attraverso come se tu fossi trasparente, ma ti graffia, ti penetra nel profondo e ti fa esistere.

Per te è omaggio a ogni lato della vita che tutto comprende e tutto trascende, è l’esplosione di un attimo di colori, è un regalo ai nostri sensi fatto di colori e sapori antichi. È la capacità di cambiare prospettiva sostituendo all’ansia di arrivare, la meraviglia di chi assapora il viaggio più della destinazione. È il riconoscere la prelibatezza del profumo della pioggia fredda sulla pelle, ammirare e commuoversi:

 

Davanti alla potenza della natura almeno per qualche attimo si possono dimenticare le brutture che a volte gli umani causano.

 

È il ritrovare il coraggio del confronto vincendo la paura del diverso, nelle parole di una donna che non ha paura di toccare l’altrui anima, ma la cerca con curiosità e rispetto:

 

Mi piacciono le culture multietniche danno un senso d’arricchimento…e’ più bello il mondo cosi colorato e differenziato

 

È il riposo di un lungo percorso tortuoso che ha trovato la pienezza nella semplicità, che sia un caffè in una terrazza baciata dal sole, un incontro inaspettato, una lettera, una telefonata. In quelle piccole cose che spesso scordiamo cosi abbagliati dal chiasso e dai colori sgargianti, cosi presi nella ricerca dell’eccesso, dell’acme di ogni emozione tanto da snobbare la dolcezza dell’equilibrio, il gusto di una pace dell’animo che sia un mare calmo senza burrasche o onde enormi pronte a sommergerti e farti boccheggiare. La vita è anche in quel lato placido, quasi silente che ci sa avvolgere e sempre tenerti sospeso in quel mondo da favola, fatto di incanti e piccole magie:

 

Rose, rose sul mio cammino tantissime piante su rose, dai colori più svariati incredibilmente belli. Le rose rampicanti oggi mi sono apparse in tutta la loro vitalità, piante dagli innumerevoli fiori, bianchi rosa fucsia rosa chiaro rosa pallido rosa in tutte le sue tonalità.

 

Una serie di aforismi che lasciano un senso di dolcezza, che inneggiano al bello anche quando la tristezza sembra minacciare la stabilità della nostra autrice che non vacilla ma accoglie in un abbraccio il dolore, vezzeggiandolo, piangendo con lui nella certezza che, come una nuvola esso passa ed è solo un elemento di un cielo che sarà sempre cielo, anche se con screziature plumbee. 

È questo il segreto di un libro raffinato, elegante da assaporare piano piano perché quella dolcezza etera avvolga in un tripudio di sensi, sensi pacati, quasi sottili corde che avvolgono e tengono in equilibrio. Ed è questo equilibrio che permette di alzare la schiena, tenere fissi gli occhi sulla nostra vita, e affrontarla per poi essere consapevoli che si può di nuovo ricominciare a intessere un arazzo ancor più colorato del primo: quello del nostro destino.

Consigliato a chi crede che è nelle piccole cose che la vita si è rifugiata, stanca dei clamori di un mondo che cade pezzo per pezzo. Ed è solo la bellezza l’unica risorsa capace di salvarci dalla decadenza

Pura poesia.

“AAA Libertà cercasi: Amalgama multiforme di pensieri liberi e discutibili sedimentati negli anni” di Umberto Cavazzini, self publishing. A cura di Alessandra Micheli

 

Anche io come il nostro autore, ho iniziato il mio percorso di evoluzione umana attraverso testi importanti. Tra questi c’è l’intramontabile Anthony De Mello, autore di numerosi libri che sono in realtà vere e proprie lezioni di vita. E chiunque ami de Mello denota due cose: coraggio e orgoglio. Si perché vedete assorbire, non leggere “Messaggio per un’aquila che si credeva un pollo” è fattibile soltanto se siete in una particolare condizione umana: la curiosità. Chiunque sia curioso è anche dotato di radici profonde che però non lo soddisfano del tutto si fa domande e cerca di capire. Di osare laddove non osano i polli. Tutti quelli che si mettono in discussione sono dotati, nonostante le indubbie fragilità, da una discreta autostima, ed è proprio questa che li spinge a evolversi, a discutere a cambiare prospettiva a voler scoprire il mondo. Chi è fragile e insicuro non avrà mai la necessaria sana follia per farlo

Cavazzini è uno di noi, di quella ristretta nicchia di persone che vogliono dire no  a se stessi, intesi come furto di educazione primaria e di conseguenza al mondo esterno. Questo può far apparire chi osa tronfio arrogante, latore di verità. Ma è apparenza. Nel testo di AAA libertà cercasi non troverete verità eterne troverete riflessioni, provocazioni a volte molto dure, troverete soprattutto la volontà intensa quasi ossessiva di rimettere in discussione gli assunti teorici con cui siamo cresciuti. E qua entra a gamba tesa come un giocatore dell’arsenal, un altro importante autore Gregory Bateson. Che ci narra dei misteri dell’apprendimento e della percezione

Innanzitutto Cavazzini nel suo ribaltare gli assunti culturali di oggi, pone in rilievo un dato che sintetizzerò con una frase del mio adorato filosofo:

la mappa non è il territorio

Ciò sta a significare che noi, non riusciremo mai a cogliere l’intera realtà ma soltanto indizi che inseriremo su una sorta di mappa concettuale per addentrarci nella ricerca di noi stessi e del mondo sapendo però che quella indicazioni ci porteranno alla famosa località che definiremo come realtà ma che non sono che aspetti della stessa. Le indicazioni, i concetti, le descrizioni non sono la realtà Essa è ampia sfaccettate immensa e si basa sul mostro che terrorizza ( come ha egregiamente sottolineato l’autore) la nostra vita ossia la diversità. questo terrore comporta due conseguenze una unità all’altra la chiusura e la predilezione per concetti costruiti da altri, una sorta di self service ontologico. Con la conseguenze risultanza di limitare se non addirittura perdere la nostra personale libertà.

Ed è da questa atroce perdita che partono la filosofia di Cavazzini, supportate da aforismi di personaggi che bene o male, hanno reso la storia del pensiero un elemento vivo pulsante ed eterno.

Cosa può, dunque restituirci la libertà che per pigrizia, per incapacità e per comodità abbiamo delegato a altri, o ai mezzi comunicativi o al mondo virtuale?

Semplice: attraverso la percezione. In sostanza, bisogna cambiare la prospettiva di osservazione del mondo, appoggiare i vecchi occhiali che filtrano il reale per indossarne di nuovi, di folli e di audaci.

Possibile che la libertà sia connessa con un semplice cambiamento di prospettiva?

Si possibile. Del resto non a caso i saggi, i guru ( quelli veri non i ciarlatani) ci ripetono da secoli che va tutto bene. Anche nel disastro in realtà il mondo, la vita va avanti. Noi ci annichiliamo, ci disperiamo, anneghiamo nel marcio e loro sostengono che va tutto bene. Non  sono fans della fiction che Dio ci aiuti, semplicemente hanno scoperto che, a limitare la visuale dei problemi, a incatenarci, a distorcere la realtà sono solo preconcette idee, giudizi donatoci dall’alto senza una debita riflessione e le solite trite e ritrite convenzioni. Scienza, politica, società, ma anche semplici rapporti interpersonali sono farciti di paure date dalla mancata consapevolezza di sé e quindi del mondo, da aspettative, idee come prigioni che l’establishment instaura come un orrido grande fratello per frenare la creatività umana e quindi esercitare il controllo. Se per ironia della sorte internet ha reso possibile la condivisione di volontà, di sogni e progetti, donandoci la possibilità di conoscere, dall’altro lato questa fantastica opportunità di spiccare un salto qualitativo intellettuale è troppo vasta, troppo spaventosa, troppo faticosa tanto che  viene da noi stessi limitata a link, selfie, post, tag bog etc.

Come dire: c’era più volontà di conoscenza al tempo in cui l’autorità religiosa la negava, proibendo libri, proibendo teorie e facendo abiurare gli scienziati. Ora che noi potremmo sapere davvero tutto, potremmo dominare il mondo degli assunti scientifico sociali, potremmo leggere tutto, siamo penosamente impigrirti, robotizzati e condizionati. L’aumento delle possibilità va di pari passo con la diminuzione della libertà.

Ed è su questo che si scaglia Cavazzini. Individuando una nuova gerarchia dominante e dominato ( capre e capocapre) affonda la penna in un accusa contro la banalità e soprattutto la volontà pedissequa di dondolarsi nell’abisso del banale che minaccia tutti noi e che molti di noi abbracciano.

Partendo da esperienze personali anche quotidiane, Cavazzini mette a nudo il lassismo della nostra società senza accettare scuse o dare alibi. La libertà personale è un diritto e un dovere, e noi ora possiamo davvero abbracciarla, svelare i miti che ci hanno sostenuto fin ora, miti errati, miti ridondanti senza fondamenta soltanto cambiando la nostra visione del mondo e svegliandoci. L’uomo è immerso in un torpore e in un sogno che a volte prende le sfumature dell’incubo complice una tecnologia che, invece di facilitarci la vita la ostacola, la mette in stand bye. A tal proposito non posso che ricordare il terrificante e meraviglioso saggio di Jean baudrillard “ il delitto perfetto. La televisione ha ucciso la realtà?”

In questo viaggio onirico che ricorda molto il testo di Cavazzini, il nostro sociologo racconta come :

la storia della rappresentazione del mondo sembra arrivata al suo compimento.. e il mondo sta scomparendo. Lo ha cancellato l’operazione definitiva della simulazione. Non è la prima volta che la cosa in sé viene cancellata dal fenomeno, ossia dall’apparenza. Nell’occidente razionalistico la filosofia ha sostituito la cosa nella sua rappresentazione mentale ( il concetto) o scritta ( la parola) ma questo non bastava. Erede del programma nichilistico della filosofia oggi è la tecnica o meglio quell’insieme di tecniche che hanno consentito la comunicazione mondiale in tempo reale

 

In sostanza il sociologo francese sostiene che le cose, eventi, fatti, sono state condannate alla loro scomparsa, dalle simulazioni, l’immagine del tutto materiale si scorpora dalla realtà, una realtà che in virtù del tutto è informazione si annulla nel nulla informa più davvero.

Se siete abbastanza coraggiosi per reagire a questo perfetto omicidio, se vi sentite abbastanza stufi di questi artifici, se avete il desiderio di emergere da questo buco nero comandato dall’oscura eminenza del Grande Fratello o del capocapra, dovete assolutamente leggere questo libro.

E finalmente consegnare alla giustizia il vero colpevole della scomparsa della realtà e della nostra ormai compianta libertà.