“Love each other” di Viola Raffei. A cura di Alessandra Micheli

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Avete mai guardato la terra che respira?

Avete mai ispirato il suo profumo, che sa di pioggia e erba?

Se non avete mai avuto questa fortuna, non potrete mai capire cosa è la donna.

Potrete colorarla di tanti aggettivi che non saranno altro che concetti in cui rinchiudere la magia.

Perché la donna e ogni essere umano è soltanto, pure magia.

E in questo mondo in cui tutto è assolutamente razionale, tutto è dedito alla materiale compravendita la magia non può avere posto. Perché non potrete mai comprarla.

Cosi come non potrete mai comprare il senso della bellezza, il talento e ogni fonte che nasce e cresce nella regiona ctonia dell’immaginario. Potrete solo pensare di vezzeggiarla, corteggiarla, ma se non riuscirete a inspirare e piangere sulla sua essenza, non potrete mai riavere con voi l’altra parte del cielo.

E senza, non sarete altro che burattini disperati alla ricerca di una mano capace di spezzare i fili.

Incompleti, arrabbiati, incazzati contro non si sa cosa.

E chi è cosi non può che covare dentro un desiderio di vendetta verso una creatura che sembra appartenere la cielo.

Capace di portare in se la vita, capace di comprendere persino la morte. Di insegnare e persino di ridere vita a un corpo morente.

Cosi come racconta la meravigliosa favola della loba.

La conoscete?

Di notte questa donna lupo concentrato di ogni terrore infantile, va nei cimiteri alla ricerca delle ossa.

Le trova, le porta con se in un antro oscuro una grotta e…canta su di esse. Canta con una voce che ammalia.

Canta del sole che sorge tra le nubi, della morte che posa la falce e danza abbracciata alla vita.

Canta di erba e fieno.

Canta del dolore che sgorga in parole brillanti.

Canta di bambini sperduti rapiti dall’incanto di una ragnatela adornata con chicchi di rugiada.

Canta di amore e bellezza, ma anche di orrori e lande desolate.

Canta e laddove è tutto secco nascono i fiori.

Canta e la carne ricopre le ossa bianche. E rinascono persona che a loro volta imparano il canto arcano.

E altre ossa tornano a essere uomini o donne, bambini o anziani.

Tornano a vivere.

Ecco noi oggi siamo querelle ossa.

Siamo solo scheletri che camminano privati di volto, identità e persino il senso del tatto.

E senza questo strano miracolo non possiamo avvertire il calore di un abbraccio.

Siamo forse essenziali e perfetti.

Ma privi di carne privi di nervi, privi di tutto ciò che fa vivere.

Allora la loba che per tanti, coloro che delle emozioni hanno il terrore dipingono come strega cattiva, non ci sta e va a recuperare questi ghignanti ammassi di ossa e canta per loro.

E cosi come le sue figlie che la imitano.

Cosi ogni donna è la discepola della loba canta per voi, uomini e persino donne che preferite vivere nel regno delle ombre.

Canta e vi trasforma in esseri che sono soffici, morbidi, che sanguinano, hanno cicatrici ma che…esistono.

Possono essere abbracciati, sentono il calore del fuoco, si bruciano ma sorridono.

Per ogni sensazione che dalla pelle arriva alla mente, al cuore all’anima. Alcuni di loro suonano i tamburi nella notte e intonano inni.

Altri dipingono sogni e illusioni.

Altri ancora usano le parole per creare persone.

Che non sia quella indistinta massa senza colore, grigia smorta.

Ma una banda un po’ assurda di colori, forme e lineamenti.

Alcuni assomigliano a lupi, altri a ghepardi.

Ma sono tutti portati avanti d quell’istinto che non gli permette di accontentarsi di essere scheletri.

Each love other è scritto da una delle figlie della loba.

Che intesse parole seguendo l’esempio di quella madre eterna, quella che sogna baci sotto la luna e non botte atte a sfigurare il viso.

Che sogna la bellezza dell’orgasmo condiviso, non l’orrore della costrizione.

Che sogna bambine capaci di tagliare il cordone ombelicale che le costringe a ripetere i passi della mamma scheletro.

E a intonare il canto di mamma loba.

Viola canta sulle vostre ossa.

Voi uomini troppo vigliacchi per vivere.

Troppo pavidi per lottare per raggiungere la vostra dea.

E stringerla a voi.

Troppo stupidi per assurgere il ruolo di Re e di dio.

Capace con un matrimonio sacro, con quelle antiche danze a girotondo di dare vita costantemente alla creazione.

A tutti voi che della donna avete paura, perché avete paura di regnare.

Di essere responsabili.

Che non sapete che uno schiaffo in viso della parte nata da una costola, non sopra di voi o sotto di voi, ma accanto a voi.

È uno schiaffo alla vostra anima.

E cosi vi invito a leggere non solo di un amore che è redenzione, di cosa sia un vero uomo.

Ma sopratutto di un canto capace di dare finalmente un volto a volti indistinti, resi cosi da un potere corrotto che ha paura di vedervi Re del vostro regno.

“sono stata l’ennesima vittima di un uomo codardo che per sentirsi uomo deve sottomettere che per mettere a tacere una donna può solo ucciderla

Neanche con la morte la nostra femminilità tace.

Anzi urla con ancora più passione.

***

Per te

che mi hai insegnato a cantare sulle ossa

“Il discorso delle stelle” di Antonio Rubino, Emersioni. A cura di Alessandra Micheli

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Chiedi all’orizzonte, adorno del fiorire delle stelle:

in lui confido, perché tu sappia chi sono.

Alla brezza ho affidato il fardello

con cui attraversa il tempo raminga la speranza.

Chiunque obbedisce con gli occhi alle leggi d’amore

sa che è norma infrangere il veto imposto dal censore,

evitare la strada percorsa da chi sempre dispensa consigli.

Solamente all’amore e alla sua tirannia sottopongo il mio cuore,

e lo sguardo imperioso d’amore riconosco sovrano.

Poiché amore cos’è se non sguardo che accende passione

e che ammala di un male di cui male è rimedio?

Ibn Zamrak

Scrivo questa recensione proprio dopo la notizia delal morte di uno degli ultimi rappresentanti della Shoa Pietro Terracina.

Chissà dove è andato ora, chissà a chi racconterà il suo dolore. O se quello stesso è ora confuso con il vento.

E chissà dove brillerà il suo sorriso, a quale dio regalerà il suo anmore immenso.

E chissà cosa cela il velo oltre il quale la nera signora, vestia di bianco mi sorride armoniosa.

Non è cosi cattiva come la dipingono. Non ha una falce in mano ma solo fiori brillanti come…stelle.

Strano come le coincidenze brillino sotto i raggi lunari.

E’ sera, una sera piena di luci in un Roma che per la prima volta dopo anni mi sembra incantata.

Viva, come non mai.

O forse sono io che riesco a avvertirla cosi.

Forse l’incontro con la morte cambia davvero il nostro pensiero, perché iniziamo a chiederci cosa celi quel cielo davanti a cui siamo cosi piccoli e fragili.

E’ solo osservando la volta stellata, il sole e persino la nebbia che avvolge la montagna riusciamo a sentire un rumore che sa d’eternità. Oggi davanti a uno spettacolo di un cielo sgombro da nuvole arricchito dalle lucine che brillano e sfidano a colpi di splendore le stelle sento qualcosa che si annoda allo stomaco, fino a finire in un groppo alla gola. E deve eruttare parole, emozioni e sensazioni.

Cosi come sempre quando avverto questi strani istanti, mi rivolgo agli corpi celesti.

Loro apparentemente immobili, spettatrici di ere e secoli passati su noi mortali, cosi impegnati a lasciare un segno su questa terra bruciata dal sole, innaffiata con tanto troppo sangue, in lotta con la caducità di un esperienza che, appunto perché finita forse non sappiamo vivere appieno.

E cosi per sentirci perfetti controllori di un qualcosa che si sfugge ci scagliamo fieri contro noi stessi.

Noi dobbiamo controllare il tempo, le ere che scorrono ignorandoci, persino le nostre emozioni che, cosi contratte divengono ossessioni. Odiamo l’altro perché l’altro spesso rappresenta noi.

Dividiamo il mondo in minoranze o esclusi perché è cosi che ci sentiamo.

Non riusciamo a trovare un senso a questo immenso che si abbraccia.

E noi ritorsi figli lo evitiamo, come disubbidienti ragazzini capricciosi, ignari della saggezza dei consigli degli adulti. Una saggezza che apparitene al cielo e mai a noi.

Cosi piccoli e cosi fieri di essere umani.

E cosi sicuri del nostro cammino anche se infarcito di cadute, abissi e dolore.

E come riempire quelle crepe nel terreno?

Mai con lacrime.

Quasi sempre con la rabbia.

Con la violenza.

Con il sangue.

Il sangue blasfemo del figlio contro il figlio, del padre contro la madre, dei fratelli contro i fratelli.

Alla ricerca di un perché che alimenti l’odio, perché l’amore, oh si l’amore sa troppo di eternità.

E l’eternità ci spaventa perchè senza tempo.

Noi fissati con lo scadere degli attimi, con i limiti che ci recintano il cuore con i suoi nomi pregiudizi, alterità, divisioni, ingiustizie.

Il problema delle guerre, degli olocausti, dell’odio nasce solo da noi. Dalla nostra incapacità di imitare le stelle da cui un racconto lontano pone la nostra vera origine.

Stelle apparentemente immobili, ma piene di misteri, capaci di dominare lo scorrere delle epoche muovendosi con quella grazia che sa di antica danza.

E cosi come gli arabi, i Mesopotamici trovavano ispirazione proprio nei discorsi delle stelle, Rubino pone la nostra stessa esistenza, persino il male che noi vogliamo dipingere con osceni colori stridenti, vicino proprio a loro, immobili immagini, effervescenti diagrammi del cielo, spettacolari disegni che raccontano storie.

Le stelle qua non sono affatto solo punti luminosi che ispirano poeti. Sono la nostra stessa radice, la vita che si svela i sussurri di arcani segreti. Stelle e solo il loro narrare daranno un senso alla morte, al dolore alla brutalità.

E forse solo dopo esserci sentir parte di un cielo che è un vero organismo vivente, una madre amorosa che ci chiama, che ci vezzeggia e che piange per il nostro abbandono, potremo sperare di creare un mondo migliore. Fatto di meraviglie e consapevolezza di essere, forse qualcosa di più di meravigliosi astri.

Qualcosa che è stato scelto per portare il regno di dio in cielo, cosi come in alto cosi come in basso.

Ecco che un libro che affronta una della peggiori pagine della nostra storia, peggiori perché dal passato noi non abbaiamo imparato nulla. Peggiori perché vogliamo davvero suicidarci, e perdere la nostra anima per cercare chissà cosa.

Peggiori perché abbiamo tutto a portata di mano per sognare, per cambiare per fare, finalmente la differenza.

Ecco in questo osceno scenario che di umano non ha nulla solo le stelle possono darci il senso di questo nostro incerto vagare. E magari farci tornare a meravigliarci della perfezione di un grande architetto che un tempo lontano ci amò cosi tanto da donarci una parte del suo creato.

È vero, presi dalle nostre vite, è praticamente impossibile pensare a un legame tra le nostre azioni e quel che succede nel mondo, nel bene e nel male. Eppure c’è. Solo sentendoci parte dell’anima del mondo, dell’universo potremo sentire questo legame. Da un punto di vista pratico questo approccio dev’essere assunto dai governi, in modo strutturato, organico e coordinato a livello internazionale, ma è qualcosa che deve essere fatto, e ciascuno di noi, in tutto il mondo, deve chiedersi, in tutta coscienza, «si può fare di più?». Se la risposta è “Sì”, vuol dire che ciascuno di noi non ha fatto abbastanza.

Grazie Antonio per avermi scosso il cuore e accarezzato l’anima. E per avermi dato di nuovo l’opportunità di perdermi tra le stelle.

***

Per te

che sei diventa quella stella

che illumina le zone buie del mio cammino

e mi rivela, sussurrando, segreti.

 

“All’una e trenta. Un caso per il detective cieco” di Isabel Ostrander, Edizioni le Assasine . A cura di Alessandra Micheli

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La meraviglia nascosta dei libri cosiddetti “vintage” è sicuramente incisa nella descrizione del crimine.

Tutto qua direte voi?

Si.

E’ il dato fondamentale che mette in luce la differenza tra noi oggi, in questa nostra società cosi strana in bilico tra etica e dissolutezza e la stessa società di circa novantanni fa.

Tanto tempo vero?

Eppure se osserviamo bene queste ere trascorse, i favolosi anni venti e i nostri meno favolosi anni duemila, sicuramente noteremo che assumono un andamento che, se fossi un esperto di diagrammi, oserei chiamare discendente..

La curva è calante e le aspettative correlate al nuovo millennio sono sicuramente disattese.

Se negli anni passati si favoleggiava su cosa sarebbe accaduto al nostro mondo alle soglie del magico 2020 la risposta che oggi abbiamo ottenuto è devastante: nulla. Non è accaduto nulla. Forse abbiamo una tecnologia avanzata capace di collegarci in tempi infinitesimali uno all’altro, capaci di unire i popoli e le culture, capaci di donarci informazioni istantanee. Ma a un’attenta osservazione tutto questo è assolutamente virtuale. In realtà tutto questo circolare di possibilità di opportunità non ha fatto altro che renderci più soli e più diffidenti uno con l’altro.

E cosi lo stesso atteggiamento distorto ,lo abbiamo nei confronti del crimine. Se prima il fatto delittuoso era un’aberrazione e i libri, come quelli della Ostander lo dicono chiaramente:

Era un detective, un tutore della legge, impegnato nell’incessante lotta al crimine. Un uomo, non importa quali peccati avessero macchiato la sua vita privata, quale malvagità avesse corrotto la sua natura, era stato vilmente ucciso, e il suo cadavere giaceva appena oltre una parete, invocando in silenzio l’unica giustizia rimasta che potesse venirgli dispensata in questo mondo: la vendetta sul suo assassino

Nella lettura dei gialli odierni troviamo sempre nascosta tra le righe un spiegazione psicologia dei mali di una società che rende l’uomi un criminale.

Per carità.

Con queste mie parole non voglio assolutamente denigrare il tentativo montessoriano di dare una rilevanza alla società e all’educazione che da questa ne scaturisce. Però, l’eccessiva attenzione alla sfumatura può sembrare quasi una giustificazione all’atto, più che un’utile appendice, un escamotage letterario per dare pathos e instaurare il famoso patto tra autore e lettore.

A volte il crimine non va spiegato ma semplicemente condannato.

A volte le sfumature non sono necessarie, se non contribuiscono allo svelamento finale del omicida e alla sua necessaria assicurazione alal giustizia.

Ecco che il detective deve essere non tanto un clichè vuoto e vanesio ma una sorta di baluardo contro la mancanza di compassione e di partecipazione sociale che porta all’azione distruttiva suprema: l’omicidio. E un omicidio come ci spiega benissimo la Rowling con tutte le sue componenti di arroganza, di potere, di non necessità è sempre un atto non solo contro natura ma contro anima.

Pertanto, nel libro perfetto in ogni suo dettaglio ( oh quanto mi mancate Aghata e Isabel oggi!) esiste anche questa visione che lungi dall’essere rigida è semplicemente etica.

Una parola che sembra scuotere di disgusto l’essenza della nostra beffarda società.

All’una e trenta del mattino, è pertanto, il giallo per definizione: indizi, protagonisti impelagati in azioni che prendono una velocità improvvisa, con personaggi caratteristi presi a prestito proprio dalla società che è attraverso la loro descrizione, anche fisica, persino nel vestiario, la rappresentano perfettamente.

Ecco che l’America degli anni 20 appare in tutta la sua fulgida bellezza; un paese di facili opportunità ma anche di disastrose cadute, di finanza irriverente anticipazione di quella post moderna, che nei suoi giochi sfrontati spesso causa dei grossi danni ai stessi personaggi che sono alla base della sua esistenza.

Ecco che temerari imprenditori, investitori senza scrupoli tentano proprio quelle assurde manovre che noi ben conosciamo e che, anzi spesso lodiamo come mirabili furberie.

In questo libro esse sono punite. Del resto è troppo incentrata su una strana morale l’America, in bilico tra spregiudicatezza e morigerato comportamento apparente, che sarà causa e declino di tanti crolli finanziari.

Ma tutto questo uscire dalle righe non viene assolutamente premiato. Anzi è evidente il biasimo verso certe operazioni presenti nel libro

Ma proprio in quel periodo i socialisti si erano fatti avanti e avevano sollevato tutto quel polverone contro il capitalismo e il monopolio del denaro e le iniquità dell’alta finanza, e per me non ci fu alcuna possibilità.

E infatti, non c’è assoluzione.

Il crimine finanziario innesca una serie di comportamenti sempre più distruttivi che rendono la vittima quasi un predestinato.

La sua apparente intoccabilità lo spingono verso il peggior declino umano, fino a soccombere nel modo più banale possibile, come se il suo delirio di onnipotenza non sia altro che una discesa verso l’abisso.

Ma non voglio svelarvi sicuramente altro.

In questo meraviglioso e anche patetico affresco umano, il nostro detective, Damon Gaunt (perdonami Poirot ma oramai io amo lui) diventa sempre più simbolo di quella giustizia che si sa trionfare, che aborrisce il crimine ma che a differenza della Christie conserva una sorta di occhio benevolo verso la debolezza umana.

E infatti, a differenza del suo alter ego Hecule Poirot ma anche della rigida Miss Marple, Gaunt ha un senso di compassione molto più accentuata, un umanità che è flessibile come l’America che gli ha dato natali.

E’ si ferreo sulle sue posizioni etiche. E’ completamente devoto alla risoluzione del crimine e alla cura della giustizia, ma altrettanto partecipe della miseria umana. Per lui la giustizia, quella vera è molto altro, diverso dalla certezza della pena. La giustizia è riparazione dei torti e svelamento dei nodi ingarbugliati. E’ mostrare il vero volto del male e arginarlo con la conoscenza.

Le sue incredibili capacità deduttive, infatti, non nascono dalla logica della razionalità, ma dall’intuizione, dal cuore che gli permette di oltrepassare i confini stabilità dalla sua apparente menomazione. Gaunt è si un detective cieco, ma al contempo riesce a vedere più in profondo degli altri proprio perché compensato da un istinto e da un intuito che parte dall’irrazionalità.

Gaunt è molto più umano nonostante apparentemente lo si descriva come rigido.

Vive di profumi, di tatto, vive di elementi che, in fondo, non fanno altro che toccare e vivere dentro il cuore.

La ringrazio” mormorò in un soffio, ma la donna doveva essersi involontariamente sporta verso di lui, perché il profumo semplice e puro dei suoi capelli e del suo corpo, privo di ogni traccia di aromi dolciastri o pungenti, s’impadronì dei suoi sensi e parve intorpidirli. Con uno sforzo di volontà, Gaunt si ricompose e parlò con un tono più severo di quanto avesse voluto, pur di nascondere il proprio smarrimento.

Poesia pura!

Ed è questa sua grande empatia che lo rende adatto a rappresentare il vero senso della rettitudine che diviene la sua sconfitta. Tramite l’osservazione, avviane il suo svelamento.

Mettendo in mostra con crudezza il crimine, lo rende meno appetibile e più triste e patetico.

Ma, sopratutto, sa individuare il vero fulcro del male.

Perché a volte il vero crimine è salvare le apparenze rivestendo un orco delle vesti eleganti e dorate del principe.

Cosa dire di più di Isabel e del suo perfetto libro?

Solo questo: non son degna di raccontarlo, ma ci ho provato.

Spero potrai perdonare queste insensate parole.

 

Il nuovo thriller storico di Giovanna Barbieri aspetta solo voi lettori!

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Lunedì 9 luglio.

Locanda malfamata nei pressi di porta Vallepiatta.

Pioveva a dirotto quella sera, alcune ore dopo i Vespri, come se il Signore avesse deciso di punire gli uomini con un altro Diluvio Universale. Edmundo barcollava nei pressi di porta Vallepiatta, a due passi da piazzetta della Selva, diretto alla locanda dove alloggiava, per il momento, con Goffredo e Fiamma.

Si trovava in una zona molto popolare di Siena, brulicante di cortigiane da candela, taverne dove ubriacarsi e stamberghe a buon mercato. Lui e gli amici erano giunti in città da poco tempo, non conoscevano ancora nessuno e non avevano ancora trovato un lavoro. La bettola di piazzetta della Selva era quindi l’unica che potessero permettersi.

All’improvviso Edmundo si sentì sopraffare dalla nausea e con una mano si appoggiò al muro di una casa per vomitare. Le ginocchia gli cedettero e cadde bocconi sui ciottoli. Non si era mai sentito così male prima d’ora, anche se si era ubriacato molte volte in vita sua, e si domandò che cosa l’oste avesse versato nel vino.

Stava ancora avendo gli ultimi spasmi, prima d’asciugarsi la bocca, quando un rumore lo costrinse ad alzare lo sguardo. Una giovane donna, avvolta in un mantello nero, lo stava fissando spaventata. Stringeva a sé una lanterna che le illuminava il viso, anche se in modo fioco. Il cuore iniziò a martellargli furioso nel petto, come una spada colpita dall’armaiolo.

Siena, anno 1483 d.C.

Alla vigilia del Palio in onore di Santa Maddalena, Edmundo si scontra con due fantasmi venuti dal suo passato: una misteriosa donna uguale alla persona a lui più cara, e un acerrimo nemico sfuggito come lui alla caduta di Costantinopoli con il prezioso Codice originale d’Avicenna. Una brutale scia di sangue porterà lo speziale quasi alla follia e metterà a repentaglio anche la vita dei suo più cari amici.

Seconda indagine con protagonisti Goffredo Fortespada ed Edmundo de la Turre.

L’autrice

Giovanna Barbieri nasce a Verona il 15/01/1974 e risiede ad Arbizzano di Valpolicella, comune di Negrar, Verona. Laureata in Scienze Politiche con indirizzo internazionale, per alcuni anni lavora come contabile e impiegata amministrativa.

Dal 2014 lavora come editor freelance presso righe rosse https://righerosse.wordpress.com/

Appassionata da anni di Medioevo, alto e basso, nel 2013 apre un blog a tema medievale, dove posta numerosi articoli riguardanti la vita del periodo. Alcuni suoi articoli sono stati pubblicati dai blog e siti di storia: Italia medievale, Il Medioevo non è stata un’epoca buia, Medioevo tra luce e buio; racconti; recensioni di libri e film e altro ancora. http://ilmondodigiovanna.wordpress.com/

Nel 2017 ha tenuto alcuni corsi di scrittura creativa: come scrivere un romanzo, presso l’UTL di Negrar (Verona).

Nel 2014 pubblica come indipendente il suo primo romanzo time travel-storico La stratega, anno domini 1164.

Nel 2015 a novembre pubblica Cangrande paladino dei ghibellini (XIV secolo d.C.) con la CE Arpeggio libro editori.

Nel 2016 pubblica il vol 2 e 3 della trilogia della stratega, anno domini 1164: il sole di Gerusalemme e il Ritorno, ambientati nel XII secolo dc

Nel 2017 pubblica sia Silfrida la schiava di Roma (V secolo dc) con la CE Delos digital, sia Dell’amore e della spada (XVI secolo)

Nel 2018 pubblica il primo giallo storico della serie dedicata a Goffredo Fortespada ed Edmundo de la Turre: l’accusa del sangue (XV secolo)

Nel 2019 pubblica il racconto lungo La figlia di Freyja, ambientato nel VI secolo d C.

Nel 2019 pubblica la seconda indagine della serie gialla dedicata a Goffredo ed Edmundo: il palio insanguinato (XV secolo)

Dati libro 

PAGINE: 314 pagine

GENERE: giallo storico ambientato a Siena nel 1483 d. C.

STRALCIO:

LINK:

https://www.amazon.it/palio-insanguinato-Giovanna-Barbieri-ebook/dp/B081Q3VS5D/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&crid=2A0PNDT9R4EQX&keywords=il+palio+insanguinato&qid=1574758066&sprefix=il+palio%2Caps%2C206&sr=8-1

Anche in cartaceo e in KU.

 

 

La rubrica sezioni racconti presnta il Favoloso mondo di Bellard Richmont “CHE NE SAI TU DI QUELLO CHE MANGIANO GLI ELFI?”

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La porta del Southern Raylways si chiude, lasciando all’esterno il fragore della fitta pioggia autunnale. Calde e fioche, le luci interne costringono ogni cliente ad assottigliare gli occhi per scrutare il nuovo arrivato. I pochi appollaiati sugli sgabelli di legno scuro voltano la testa svogliati e sbirciano di taglio, mentre le coppiette appartate in angoli oscuri si godono il silenzio del locale e la serata del martedì, quando il locale ospita poche persone e possono così baciarsi e palpeggiarsi senza che porci guardoni commentino sotto voce.

Oltre il bancone, una giovane ragazza saluta con un sorriso consumato dalle ore di lavoro e il proprietario rimane silenzioso in un angolo a mandare messaggi; qualche volta riprende a cantare “Sultans of Swing”, con il fare di chi riascolta la stessa playlist quaranta volte al giorno.

Il novellino del Southern si strapazza i capelli scuri per sbarazzarsi dell’acqua e appende il giubbotto in pelle al primo appendiabiti disponibile. Cerca tra le teste l’unica solitaria.

Non c’è.

Ehi” una voce femminile lo chiama. La barista.

Ehi!” risponde lui, quasi risvegliato dal sonno.

Ti ho detto una piccola bugia” sorride lei maliziosa.

Più che bugia, direi che hai omesso un particolare” sta al gioco. “Avresti potuto dirmi che ci lavoravi.”

Beh, se non te lo avessi detto, nemmeno mi avresti riconosciuta.”

No…” guarda altrove imbarazzato “… ci avrei solo messo di più”, è proprio bella, pensa perdendosi in occhi che non ha mai visto prima, con tonalità che variano dall’azzurro al verde.

Dici?”

Dico… ma… come facciamo? Ti guardo tutta la sera lavorare?”

No, comincia a sederti che tra poco finisco il turno e arrivo” e gli serve già una bionda media in mano, da dietro il bancone.

Quindi non pago!” scherza il ragazzo.

Io…” sottolinea la barista “… non pago. Tu sì. Dai siediti.”

“… controllo qualità, eh? Sembra un lavoro di responsabilità” osserva il ragazzo giocando coi capelli.

Così dicono… e tu?”

A parte la barista?” chiede lei dopo un sorso di birra.

Sì.”

Niente. Sono solo una barista.”

E il resto della giornata?”

Leggo, cammino, osservo… frequento chat d’incontri” fa un occhiolino con un sorrisetto che genera nel corteggiatore una scarica elettrica in tutto il corpo.

Ah, quindi sei habitué dell’app!”

Devo pur divertirmi, ho solo ottantaquattro anni, sono giovane.”

Ott… cosa?” finge una risata con un velo di confusione. “Ma certo. Beh, te li porto piuttosto bene” sta al gioco.

Grazie” e questa volta lo punta con uno sguardo predatorio da togliere ogni dubbio; così intenso da immaginare subito di averla davanti a tutti sul tavolo.

L’indice della ragazza carezza il bordo della pinta, compiendo sensuali cerchi.

Silenzio.

Non sei minorenne, vero?” interviene lui in un lampo di lucidità.

Ti ho detto che ho ottantaquattro anni. Non mi ascolti.”

Dai…” cerca di ottenere una certezza.

Perché? Non posso avere quell’età?” inclina la testa.

Ti prego… sii seria per un secondo.”

Mi stai dando della bugiarda?”

No… smettila!” scuote la testa, come per liberarsi di una malia, divisa tra imbarazzo e quel maledetto sguardo da togliere il fiato.

Perché? Mi sto divertendo molto con te.”

Sì…” cerca di tornare in abiti informali “… come il gatto col topo.”

No, non sei un topo, per me. Sei solo umano” e allunga una mano per carezzare l’avambraccio di lui.

Co… cosa?”

Dai, non dirmi che non hai sbirciato il mio profilo. Lo fanno tutti quando vedono le mie foto in costume o in reggiseno”. Le parole s’insinuano serpentine nella mente e sotto la pelle del ragazzo, e questi sospira come se avesse toccato un punto erogeno.

S… sì.”

E cosa c’è scritto?”

Esita lui, mentre già incolpa la birra per le pulsioni sfrenate che sta cercando di tenere a freno: “Elfo di periferia.”

Secondo te, cosa significa?”

Che ti piace World of Worcraft? Anche io ho un account ma ho mollato il mio chierico e dovrei aggiornare…”

Ma no… sono un elfo” punzecchia il cuore del belloccio con altri colpi d’occhio.

Un elfo…”

Sì, un elfo” ripete disincantato.

Silenzio.

Dopo un profondo sospiro, Daniel è convinto di aver preso l’ennesima cantonata dall’app: “Del resto, hai detto di aver ottantaquattro anni, avrei dovuto subito intuirlo.”

No” l’aria si gela “non avresti potuto. Non in questa forma. Non…” si indica con un cenno “… non con questo aspetto.”

Ma certo…” sarcastico: sarcastico e scocciato. “Senti…”

E lei, come comparsa da un sogno, lo bacia. Senza preavviso, senza avvisaglie. È suo, e ogni antipatia si sublima in passione. Le labbra sanno… di frutta. Dolce.

Un’ auto si ferma nel primo parcheggio libero. Una ragazza scende e corre verso un uomo con abiti sportivi e una felpa con cappuccio sollevato. Tra le labbra, una sigaretta accesa maschera di fumo il suo volto. Attende proprio lei, sotto i portici, davanti a una banca ovviamente chiusa, visto l’orario notturno.

Una volta al riparo, la ragazza si sistema i capelli, già fradici nonostante la corsa. Non fa in tempo a dire nulla che il figuro misterioso allunga la mano, in attesa di ricevere, sfiatando dal naso come un drago sul tesoro.

Non si saluta?”

Forza sorellina, non ho tempo stasera” e riporta la sigaretta tra le labbra.

Ecco…” e poggia le chiavi dell’auto sul palmo aperto “… ma la prossima volta trovi tu una cretina.”

Sai bene che per me è più difficile” risponde intascando le chiavi.

Ma smettila! Allora abborda un uomo. Non posso fare sempre tutto io.”

Io faccio sparire le cose, sei tu quella che le prende.”

Lo so fare anche io, e se proprio vuoi andare sul sicuro prenditi un uomo come faccio io” annoiata, guarda il soffitto per un secondo.

E dovrei fare la donna?”

Non sarebbe la prima volta.”

Non mi piace!” protesta con il fare di un indagato per mafia.

Al biondino dell’ultima volta non hai detto di no.”

Senti…” cambia discorso imbarazzato “… hai sistemato tutto, vero? Non ci saranno problemi.”

Il barista vorrà la solita fetta. Col ragazzo…” si lecca le labbra “… beh, i carabinieri lo prenderanno per un tossico; l’ho lasciato sulla Varesina” e conclude con un occhiolino.

***

Crediti immagine: MynatoMy.

LEGGENDE NAPOLETANE VOL.2 si presenta a Napoli il 13 dicembre 2019 alla Libreria Ubik di via Benedetto Croce. A discutere di questo nuovo volume a fumetto, lo scrittore Maurizio de Giovanni e il disegnatore e inchiostratore di fumetti, Lorenzo Ruggiero

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I misteri di Napoli non finiscono mai di stupirci. Dopo averci sorpreso con la vicenda del Munaciello, immerso in atmosfere horror con la storia segreta dei Girolamini, ed averci fatto conoscere la misteriosa fanciulla di Capodichino, LEGGENDE NAPOLETANE, della casa editrice Phoenix Publishing, torna con un secondo straordinario volume a fumetto, dove incontreremo la Strega di Port’Alba, ci addentreremo tra le mura dell’affascinante Palazzo Penne, esploreremo l’oscuro Palazzo Donn’Anna, le cui finestre celano segreti sepolti nei secoli.

Il volume sarà presentato a Napoli venerdì 13 dicembre 2019 alle ore 17,30 alla Libreria Ubik di via Benedetto Croce 28. A parlarne con gli autori Emanuele Pellecchia, Francesco Saverio Tisi e Gianluca Testaverde (che, insieme a Luigi Iannelli e Alessio Monaco, ha curato le illustrazioni), ci saranno lo scrittore Maurizio de Giovanni e Lorenzo Ruggiero, docente e direttore artistico della scuola internazionale di Comix. Modererà il giornalista Giuseppe Giorgio tra le proiezioni dei luoghi trattati nell’albo a fumetti e delle tavole disegnate a mano presenti nel libro.

«Ci sono storie che vale la pena di raccontare più volte. Di bocca in bocca, in modi e forme diversi, affinché non siano dimenticate. Soprattutto oggi, quando le distrazioni della società presente sembrano farci cancellare secoli e secoli di storia alle spalle; quando la tabula rasa di un mondo in cui tutto sembra transitorio, effimero – liquido, per dirla alla Bauman – pare privarci delle radici», spiega Marco Perillo nella prefazione al volume.

«Per rievocare queste ataviche vicende ci sono loro, i luoghi, veri e propri baluardi del tempo, le cui pietre sono depositarie di memorie. Il primo di questi è Port’Alba, dove si svolge la storia di Maria, la temuta strega dai capelli rossi, che farà una fine orribile e il cui anatema riecheggerà fino ai giorni nostri. Poi c’è il vetusto Palazzo Penne, gioiello del tardo medioevo appartenuto ad Antonio Penne, gran siniscalco del re Ladislao di Durazzo, costruito, secondo la leggenda, grazie all’aiuto del diavolo, poiché il suo proprietario voleva sorprendere la donna che amava. Amore e morte sono il motivo che ci riporta all’ultimo luogo di questo volume – e quindi all’ultima storia. Palazzo Donn’Anna è una dimora sontuosa mai ultimata lì sul mare di Posillipo. Palazzo della Sirena in origine, fu teatro della gelosia cieca della viceregina di Napoli donn’Anna Carafa della Stadera, principessa di Stigliano, capace di far sparire la nipote Mercedes Las Torres, rea di aver recitato con troppa passione, nel teatrino del palazzo, il ruolo di una schiava innamorata del suo padrone, interpretato da Gaetano di Casapesenna, giovane di rara bellezza finito nelle mire di donn’Anna. Il rumore del mare che si infrange sugli scogli sottostanti il palazzo tramanda ancora narrazioni di fantasmi, di amanti ammazzati senza pietà, di trabocchetti e di astuzie nere che forse rimandano a un’altra donna protagonista di leggende terribili, la medievale Giovanna I d’Angiò».

LEGGENDE NAPOLETANE 2

serie creata da:

emanuele pellecchia

francesco saverio tisi

curatore:

gianluca testaverde

sceneggiatura:

emanuele pellecchia

francesco saverio tisi

gianluca testaverde

copertina:

gianluca testaverde

colori di copertina:

luna cecilia kwok

disegni:

luigi iannelli

inchiostri:

gianluca testaverde

alessio monaco

lettering:

gianluca testaverde

luna cecilia kwok

editing:

luna cecilia kwok

EAN: 978-88-944808-0-1

Anteprima “Spettri di Frontiera” di Amborce Bierce, Adiaphora edizioni. A cura di Alessandra Micheli

 

SPETTRI - COVER FRONT

Sicuramente non sarà per voi una novità apprendere che, la sottoscritta, è cresciuta leggendo da adolescente, i libri dell’orrore.

Parlo ovviamente di grandi classici, immortali testi di ogni tempo che vanno da Edgar Allan Poe a Lefanu, per cimentarsi poi con Stoker e arrivare alla meraviglia psicologica di Stevenson.

Nella mia ricerca di questo strano genere, spesso intersecato con il gotico, ho avuto il piacere di leggere ogni tipo di autore.

Persino la meravigliosa George Elliott decise di scrivere un racconto dai tratti agghiaccianti come il Velo dissolto.

E cosa dire di Stevenson con Janet la Storta?

O del mio mito Gustav Meyrink, o persino di un Salgari che, lasciati da parte i suoi adorati corsari, si inerpicò lungo la strana montagna del vampirismo.

E cosi abbiamo un favoloso vampiro della foresta, che non cede affatto alle lusinghe dei cupi manieri irlandesi o inglesi e si ambienta in un Uruguay non meno misterioso, non meno irto di ignoto.

Potrei continuare citandovi altri regali nomi della letteratura che hanno deciso di dare un occhiata all’abisso, incuranti del pericolo di farsi, a loro volta, fagocitare da esso rimanendone inesorabilmente avvinti.

Ma in fondo noi italiani cosi come ogni europeo che si rispetti, abbiamo nel DNA i riti ancestrali dei nostri antenati, immersi in un mondo numinoso a tratti idilliaco e a tratti inquietante, con le suggestioni provocate da azioni benevole per chi non lede il patto tra la società proba e tra i piccolo popolo, rischiando di incrinarne l’equilibrio come narrerà Tim Curran nel suo orrorifico “That Olde Christmas Spirit”.

Nessuno, neanche i più disincantati autori si lasciano scappare l’occasione di una scappata nelle regioni più remote dell’ignoto, neanche quello che sembra più dedito al lato più razionale dell’essere.

E neanche la tanto amata/odiata America sfugge al fascino del racconto spaventoso, neanche gli Usa tutto calcolo e raziocinio o come direbbe un perfetto Robert De Niro, solo chiacchiere e distintivo.

In America le suggestioni e le tradizioni verso il popolo della notte sono molteplici e hanno assunto uno strano colore non più nero come l’oscurità ma brunito come la terra da cui essi sorgono.

Perché la meraviglia dei fantasmi americani è il suo essere un alter ego dell’uomo stesso, fonte e genesi di ogni male e di ogni perversione. Se i racconti europei soffrono della presenza di un rigido cordone ombelicale con i loro antenati celti o norreni, in rameica essi si fondono con ansie più reali.

L’orrore viene dalle regioni impervie, dalle praterie usate dall’uomo bianco ma “possedute” dai nativi.

Viene dalle guerre combattute in nome dell’ideale dell’eguaglianza ma uccise della brutalità della violenza.

Viene dalle città che nella loro corsa verso una propria identità staccata dal paese di origine, in realtà perdono se stessi.

Sono le vittime di una società che si barcamena tra puritanesimo e volontà di innovazione, svincolata dalle pastoie della superstizione religiosa.

Arrivano da chi emigra con tanti sogni, che però deve per forza barattare per la sopravvivenza del corpo.

Emblema di questo strano mondo, spesso deriso dalla satirica penna di Oscar Wilde ( basti pensare al fantasma di Canterville) è senza dubbio il maestro Ambrose Bierce.

Nei suoi libri ritroviamo un uomo che non meno del suo compare Oscar tratteggia in modo crudo i vizi e le virtù del suo paese, a anche un fertile e incredibile narratore di fantasmi, di orrori, di ossessioni che, in fondo, appartengono a tutti noi.

Bierce è il guru riconosciuto della narrazione orrorifica e senza dubbio delle ghost stories.

A lui devono tutto autori come Lovecraft o Robert Block.

Bierce influenza ognuno di voi, miei giovani autori che scrivete di abitazioni stregate, di orrori nascosti in cantina, di persone scomparse, di peccati da scontare.

Dovete a voi quella strana sensazione di malessere che v invade osservando una casa diroccata, o osservando un signore con lo sguardo perso nel vuoto alla ricerca di chissà quali oscure visioni.

Ogni volta che raccontate un omicidio familiare.

Ogni volta che qualcosa passa veloce e si rannicchia nei meandri della vostra mente costringendovi a scrivere.

Bierce stesso non si limitò affatto all’ars letteraria, egli fece volente o nolente, della sua vita stessa un arcano mistero, tanto che ancora oggi non si sa bene la sua fine.

Scomparve misteriosamente in Messico per aiutare la rivoluzione assurda di Pancho Villa.

Una satira resa leggenda.

Una penna che non colorò di grigi ambigui solo i suoi meravigliosi racconti ma la realtà stessa, concreta e rassicurante che in omaggi a un grande autore, si inchinò cambiando un vestito per rendere il suo animo eterno.

Ecco che dopo i meravigliosi racconti d’oltretomba abbiamo una raccolta ancor più interessante, ammaliante ancor più oscura e al tempo stesso venata di quell’ironica pungente che lo resa un critico sociale immortale.

Spettri di frontiera racconta la sua stessa visione della vita, una vita sospesa in cui la morte non è altro che un compimento a metà.

Persi nella realtà tangibile, frustrati dalla loro impossibilità a realizzarsi appieno come soggetti, i fantasmi di Bierce restano sospesi cosi come sospesi erano nella vita.

Non si sa dove vanno.

Rimangono li a memento di drammi e di peccati inconfessabili, resi più spaventosi anche da una mancanza di vendetta.

Basta solo vederli, avvertire la loro mefitica presenza per impedire all’uomo che riesca a contattarli mentalmente perché partecipe della medesima loro angoscia, per esserne divorati.

Ma il fantasma non agisce, è immobile, lungi dall’avere una propria coscienza, seppur modificata o peggio deformata, cosi come i fantasmi inglesi o irlandesi, spesso costretti a divenire loro stessi nemesi del peccatore.

Bierce li rende immobili.

Presenti ma fermi.

Il loro non è un vagare ma un rassegnarsi all’invisibilità.

E’ questo che ci fa orrore. Gli spettri di frontiera restano sulla loro linea Maginot, laddove erano in vita.

Non ricordano, sono solo condannati a ripetere gli stessi metodici gesti o lo stesso assurdo racconto di una fine tragicomica, grottesca a priva di senso.

La lucida e forse pessimistica visione di Bierce li rende non più romantici e affascinanti. Ma patetici e terrificanti per l’orrore che portano con se: la coscienza che la vita è solo una burla, inventata da Buffone di corte.

Ecco che i suoi spettri lasciati li, in quel mondo a metà, non verso i paradiso ne verso l’Ade restano a guarda i frammenti di un esistenza che poteva essere, ma che per ignavia o vigliaccheria non sarà mai.

Neanche di fronte all’estremo ultimo viaggio.

Cover reveal del nuovo imperdibile targato Dri editore ” A libro aperto cafè” di Sara P. Grey, Simona La Corte, Gina Laddaga

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«Dimmi dei due che hai scoperto a fare sesso nel nostro bagno.»
«Che c’è da dire? Ho inquadrato i soggetti già da quando sono entrati.»
«Come, scusa? Hai capito che sarebbero finiti a fare sesso nel nostro bagno solo guardandoli?»
«Si.»
«E come?»
«Avevano quell’aria. Ironico che proprio tu non sappia di cosa sto parlando.»
«Cosa? Quale aria?»
«Si guardavano come vi guardavate tu e Chef Stronzo durante le riprese di The Next Sweet Thing. Come se fossero pronti a saltarsi addosso da un momento all’altro, ma fossero indecisi fra il sesso e l’omicidio. Hai presente?»

«Regola numero uno» Samu alza l’indice mentre si siede sulla poltrona del salotto di casa sua. Siamo rientrati da qualche minuto dalla presentazione di Wilson e il mio amico si è messo in testa che devo assolutamente conquistare Andrea Ferrari.
«Cercalo domani al lavoro, ma fatti desiderare. Non devi fargli capire che sei interessata, altrimenti te lo giochi in anticipo. Un po’ come quando vai ad acquistare una casa nuova: non devi farti vedere immediatamente sicura che l’acquisterai perché il venditore lo capirà e non farà scendere mai il prezzo. I venditori sono degli squali!» abbassa la voce come se stesse raccontando un segreto.

«Lo abbiamo visto l’altro giorno, che senso ha andarci di nuovo?»
«Voglio essere sicuro…»
«Di cosa?»
Mi ricordo l’effetto seducente che hanno avuto su di me il suo profumo di vaniglia e la voce cristallina.
«Che sia all’altezza di occuparsi di un evento del genere» mento, ma Ramon sghignazza.
«Cosa ci trovi di tanto divertente?»
«Tu non vuoi verificare un bel niente, desideri solo rivedere quella tipa che ti ha fatto gli occhi dolci.»
«Chi?»
«La cameriera. Dai, non fare il finto tonto.»
Ramon non ha proprio capito un cazzo.
«Credi sul serio che sia interessato a quella?»
«Allora dillo che ci vai per Serena.»
E il cuore comincia a battere forte.
Non rispondo e mi giro a guardare fuori dal finestrino, mentre Ramon non ha intenzione di cambiare discorso.
«Meglio che tu scenda da solo, amico. Non vorrei fare il terzo incomodo.»
«Vaffanculo, Ramon!»

***

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Sinossi:
Cupcake, amori contrastati, calciatori in declino, famosissimi scrittori che finalmente si innamorano… tutto può succedere se entri nel nostro bistrot “A libro aperto”.
Vieni anche tu e gusta insieme a noi tutti gli ingredienti più zuccherosi del Natale.
Tre autrici, tre racconti, ma soprattutto… molti baci romantici sotto al vischio.

SCHEDA PRODOTTO
Titolo: A libro aperto Café
Autore: Sara P. Grey, Simona La Corte, Gina Laddaga
Collana: Brand New
Editore: Dri Editore
Genere: Contemporaneo (raccolta di tre novelle)
Formati disponibili: ebook 2,99€ / cartaceo 12,99€
Pagine: 272
Uscita: ufficiale 16 dicembre

Nuova uscita Fanucci crime “Il lungo cammino verso la verità” di David Baldacci . Imperdibile!

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Un’autore da 130 milioni di copie, venduto in oltre 80 paesi, torna con una nuova serie con protagonista l’agente dell’FBI Atlee Pine, un’eroina straordinaria e indimenticabile.

Atlee Pine è indimenticabile.

James Patterson, autore di Il presidente è scomparso

L’ho adorato!” Lisa Gardner, autrice di Sangue cattivo

Un nuovo favoloso personaggio da un maestro della scrittura.

Jane Harper, autrice di La forza della natura


Un mix perfetto di azione, segreti e cospirazioni.”

Steve Berry, autore di Il momento della verità

Sinossi:

Sono passati ventinove anni dalla tragica notte in cui sua sorella Mercy è scomparsa, eppure Atlee Pine, agente speciale dell’FBI di stanza nella minuscola cittadina di Shattered Rock ed ex promessa del sollevamento pesi, si presenta in un carcere di massima sicurezza per chiedere a uno spietato serial killer che fine abbia fatto sua sorella. Ma Pine è anche chiamata a indagare sullo strano caso di un mulo ritrovato in fondo al Grand Canyon, con due lettere incise sulla pelle della carcassa. Perché i vertici del Bureau sono così interessati a un animale mutilato? E perché il suo cavaliere sembra essere scomparso nel nulla? Con l’aiuto della fedele assistente Blum e di un ranger con un passato militare alle spalle, Pine dovrà fare i conti con persone disposte a tutto pur di nascondere un complotto internazionale in grado di minacciare il mondo intero. 

Biografia dell’autore:

David Baldacci è nato a Richmond, in Virginia, nel 1960. Ha esercitato per nove anni la professione di avvocato a Washington prima di dedicarsi esclusivamente alla scrittura. Autore di 24 romanzi tradotti in 90 Paesi, che hanno venduto circa 110 milioni di copie, David Baldacci è ai primissimi posti nella classifica degli scrittori di maggior successo della storia. Fa inoltre parte del Kindle Million club con un milione di copie vendute in e-book: solo altri nove autori nel mondo hanno raggiunto un risultato simile. Vive a Vienna, in Virginia, con la moglie Michelle e i due figli. Dopo diversi romanzi pubblicati per Arnoldo Mondadori Editore, con L’innocente (2012), primo volume della serie di Will Robie, ha esordito per il marchio Timecrime, per il quale sono usciti anche i romanzi Sotto tiro (2013) e La sfida(2014).

Prezzo Ebook: € 9,99
Prezzo Cartaceo: € 22,00

Pagine: 240

“How to disappear completely series. Voci nel vento” di Elle Eloise, self pubblishing. A cura di Paola Garbarino

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Mi guarda come se non capisse cosa sta guardando, come se si chiedesse chi sono e cosa faccio qui, e questo mi fa ritrarre immediatamente. Ma la sua mano scatta sul mio braccio per trattenermi e riportarmi verso di lui. Senza alcun preavviso mi bacia stringendosi al mio corpo come se fosse l’ultimo appiglio che gli permette di non cadere nel vuoto. Cancella ogni mia volontà di ribellarmi, ogni residuo della forza che credevo di avere viene disintegrata da questo contatto che non ha nulla di tenero. Volevo questo bacio, lo agognavo da questa mattina quando mi sono svegliata da sola in una stanza che non era la mia. Ma in questo bacio non c’è spazio per l’amore: non c’è amore nel suo tocco, nell’egoismo della sua presa, nella tensione del suo viso.

 

 

Voci nel vento, è una storia di emozioni e sensazioni tangibili, dove l’amore conquista e supera qualsiasi limite e orizzonte definito.

Ci sono autori e autrici che, inevitabilmente, diventano indispensabili, indimenticabili, acquisti a colpo sicuro. A mio avviso, Elle Eloise è una di queste, un’autrice rivelazione, una delle penne migliori del Romance italiano, che ha iniziato come self ed è giustamente stata notata da una casa editrice.

Ho scoperto il suo primo romanzo, praticamente per caso e mi ha totalmente conquistata per la delicatezza e la forza allo stesso tempo, con cui riusciva a trattare certi temi, con cui ci faceva entrare nel sangue dei personaggi.

È stato inevitabile leggere anche la sua seconda opera, “Come una tempesta”, un altro autoconclusivo, ma legato al primo perché stavolta il protagonista era un comprimario del primo romanzo.

Anche questo terzo romanzo, “Voci nel vento”, è una storia compiuta, dove il protagonista, Francesco, lo abbiamo già conosciuto in precedenza.

Confesso di essere di parte, perché Francesco ha attratto la mia attenzione immediatamente, è esattamente il tipo di ragazzo di cui vorresti svelare i misteri; e il personaggio di cui amerei scrivere, da scrittrice di Romance anch’io.

Francesco è multi sfaccettato, è come un prisma con lati alla luce, altri all’ombra e alcuni addirittura al buio.

Eloise è una maga nel mostrarci i lati di Francesco con maestria, un po’ alla volta, li centellina, li svela appena, li nasconde di nuovo e noi bramiamo di più, vogliamo vedere tutto, desideriamo scoprire chi sia realmente questo ragazzo con un passato all’apparenza da Bad boy e un presente sospeso, estraneo, misterioso.

La luce che mette in mostra i lati di questo prisma, proviene da un altro personaggio meraviglioso, che ho sentito molto vicino a me perché mi piacciono i personaggi che non hanno nulla dei “tipi fissi” caratteristici delle Fiabe, quelli tutti d’un pezzo, bianchi o neri.

Francesco e Olivia sono umani, fallaci, difettosi in un mondo difettoso, in un universo che vuole incastrarli come s’incastrano tasselli di un puzzle ma loro non hanno la forma, la voglia, di venir collocati, sono fuori fase, si sentono perennemente fuori luogo perché non hanno ancora compreso che l’unico posto in cui ci si può sentire a casa, completi, in armonia, è nel cuore di qualcuno che amiamo e che ci ama.

Olivia, con le sue piccole manie, è così dannatamente umana da far quasi paura, sembra davvero di vederla, lì, nella sua cucina, a sistemare metodicamente la posizione delle tazzine da caffè e dei cucchiaini con una logica che è soltanto sua, pena lo star male, il sentire che il mondo ci si stringe intorno.

Francesco e Olivia sono due persone spezzate che cercano di andare avanti ma, mentre lui non ricorda che cosa lo abbia corrotto nel profondo, lei ne è profondamente consapevole e ha deciso di punirsi, come se non dovesse vivere davvero perché si sente in colpa per una tragedia del passato.

Impossibile scendere nei dettagli della trama, senza rischiare di svelare troppo, perché in questo romance c’è una buona dose di “giallo” poiché ci sono misteri da svelare e verità da affrontare.

Come nello schema classico del Mito, dell’Epica e delle Fiabe, tutte e tre discendenti l’una dall’altra, i personaggi compiono un viaggio, che li porterà non soltanto lontani geograficamente e, durante il viaggio, acquisiranno conoscenze, di sé e dell’altro, come gli eroi antichi acquisivano poteri e superavano prove.

Sono molto innamorata di questo terzo romanzo e penso che stia decisamente venendo fuori. Ho amato il primo, mi sono profondamente emozionata col secondo, ma questo terzo è davvero qualcosa che va oltre e la penna di Eloise è come sempre leggera e graffiante, ci conduce agli Inferi per poi riportarci alla luce, seppur con una certa dose di ombre sulle spalle, ombre che soltanto l’amore può scacciare.

La storia è affidata alla viva voce dei protagonisti, che si alternano nella narrazione. Lo stile è perfetto, fresco, potente, ironico, sensuale, tutto miscelato alla perfezione. La trama ci avvince e non ci molla. Sentiamo tutto quello che sentono i protagonisti e quando chiudiamo il libro vorremmo averli lì, vorremmo che fossero nostri amici.

Eccezionale la citazione iniziale tratta dalla fiaba di Hänsel e Gretel, non una versione edulcorata dei nostri tempi, ma di quando le fiabe erano insegnamenti per i bambini, quando le creature più indifese venivano annientate dal male, quando le campagne erano delimitate dal bosco addomesticato e dalla parte definita selva e nella selva non si doveva entrare perché non si sarebbe fatto ritorno.

Come Hänsel e Gretel, loro malgrado, Francesco e Olivia si addentrano nella selva. E soltanto la lettura di questo fantastico romanzo svelerà se loro, dalla selva oscura, ne torneranno vivi. Vivi, non soltanto sopravvissuti!

Eccellente!