Halloween a tavola. Un grande chef ci parla di due ricette adatta a questo giorno: Ias Pabassinos e la vellutata di zucca. Buon appetito! A cura di Mario Ichnos

 

Sos Pabassinos

Originari del nuorese, diffuse in tutta la regione, questi biscotti si preparano in occasione di Ognissanti; noti anche con il nome di papalini, venivano offerti ai bambini che la sera del 31 ottobre vagavano per le case, chiedendo pace per le anime del Purgatorio. Ingredienti: 750 g di farina 00, 360 g di mandorle sgusciate, 280 g di zucchero, 250 g di noci sgusciate, 220 g di strutto, 220 g di uvetta, 200 ml di latte intero, 20 g di ammoniaca per dolci, 3 uova, 2 arance solo la scorza, 1 cucchiaino di anice stellato in polvere, 1 pizzico di sale fino. Preparazione: Tostare in forno caldo a 100°C le mandorle e le noci; in una ciotola capiente versare la farina, lo zucchero, l’anice stellato, il sale fino, l’ammoniaca e la scorza delle arance grattata finemente. Aggiungere l’uvetta precedentemente ammollata in acqua tiepida e strizzata dal liquido in eccesso; aggiungere anche la frutta da guscio stiepidita. Incorporando le uova e il latte non freddo di frigo insieme allo strutto a temperatura ambiente lavorare tutti gli ingredienti insieme per ottenere un composto sodo e omogeneo. Suddividere questo impasto in cilindri da cui ricavare biscotti di forma più o meno regolare. Disporli su una teglia foderata con carta da forno e cuocere in forno caldo a 180°C per 20/25 minuti, fino a colorazione ma il tempo dipende dalle dimensioni ottenute. Farli freddare prima di glassarli. Per la glassa montare l’albume con 150 g di zucchero a velo e mappare i biscotti freddi, decorandoli se piace con confettino di zucchero colorati; lasciar seccare la glassa all’aria

 

Vellutata di zucca “Esule”

Trito una bella cipolla bianca, in un saltiere capiente faccio fumare alcuni cucchiai di olio e faccio soffriggere leggermente la cipolla e verso la zucca tagliata a cubetti, lascio rosolare e bagno con un mestolo di brodo vegetale, ci raspo dentro dello zenzero, ci aggiungo alcuni amarettini, porto ad ebollizione continua, aggiungendo ogni tanto del brodo, aggiusto di sale e a gusto anche di pepe, a cottura ultimata frullo il tutto. Verso sul piatto, precedentemente avevo frustato x alcuni secondi della panna doppia, lasciandola comunque fluida e averla salata leggermente e con aggiunta di qualche amarettino sbriciolato. Verso alcuni cucchiai di questa panna sulla vellutata di zucca, ci aggiungo qualche seme di questa tostate, ed ancora qualche amarettino come decorazione. Buon Appetito e Buon Halloween a chi lo desidera

 

 

 

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Cosa si legge a Halloween. Ghost stories e racconti fatati. A cura di Micheli Alessandra

 

 

Halloween è la festa del tempo sospeso quando i veli tra i mondi si assottigliano e le energie rigenerano un mondo all’altro. In questo portale cosmico è possibile raggiungere i due regni, quello dei defunti e quindi degli spiriti e quello dei Faerie o del popolo fatato.

Ecco perché le letture caratteristiche di questo magico periodo riguarderanno questi due regni, interconnessi e eredi di una medesima tradizione che legava materia e spirito, forma e sostanza in un’unica energia creatrice.

 

Il culto dei morti e le ghost stories.

Per la comunità sociale antica il legame tra gli antenati e i propri cari defunti rappresentava non soltanto un dovere etico ma il simbolo stesso della continuità della tradizione, punto fermo di una società che, inevitabilmente era legata al progresso evolutivo e quindi a una perdita di una parte di sé stessa legata ai miti e alle storie sacre. Quando tutto sembra instabile, anche il rapporto vivi e morti diviene importantissimo e fondamentale per sopravvivenza del mondo interiore.

Ecco che le ghost stories celebrano il cardine fondamentale tra mondo altro e quello dei viventi e questo ciclo eterno vita morte vita diviene e resterò per i secoli a venire il senso dell’esistenza di intere culture, compresa la nostra, cosi moderna, cosi frettolosa cosi distante dal mito.

Ecco che leggere questi racconti significa in un certo senso dare nuovo stimolo e nuova vita all’eterna tradizione che venerava la morte non come fine ma nuovo inizio.

La riverenza dei morti, di quegli antenati che custodivano la tradizione e la donavano ai loro discendenti era una speciale modalità di conservazione, affinché la civiltà e la vita non si fermasse mai.

Il primo libro che vi consiglio caldamente è un classico della letteratura, scritto dal mio amato Oscar Wilde ossia il Fantasma di Canterville, scritto con intenti umoristico satirici, il libro narra le avventure di una dissacrante famiglia americana alle prese con le superstizioni inglesi. Ma nonostante esilaranti episodi il libro cede il passo a una profonda poesia drammatica che culmina nel pellegrinaggio a scopo redentivo della giovane e buona Virginia nell’aldilà, il regno oscuro dei morti per poter restituire a lord Canterville la pace eterna, attraverso il suo spontaneo e compassionevole versare lacrime per quest’anima tormentata. Emblematica è la risposta che una Virginia oramai adulta riserverà al marito, allorché esso curioso le chiedere delucidazioni sul suo breve viaggio nell’aldilà. Questa è il silenzio. Come a dire che certi segreti devono restare segreti.

Altro testo è storie di fantasmi della Newton e Compton con racconti di Edgar Allan Poe, William Dafoe, Mark Twain. Hanry James, Edith Wharton e molti altri. In questo libro troverete tutti i cliché del racconto classico fra i tetri castelli sassoni alle vallate delle Higlander scozzesi, fino alle metropoli americane e europee. Ma questo oscuro mondo sarà così vicino come ve lo mostreranno questi eterni racconti

Un autore fantastico e troppo spesso dimenticato è sicuramente Ambrose Bierce scomparso senza lasciare tracce nel 1914  a Chihuahua, Messico. Maestro indiscutibile del genere grazie al suo linguaggio diretto, semplice eppure evocativo, maestro del grottesco, sarà di ispirazione per i successivi racconti che si svilupperanno a partire dal XX secolo

Leggendario e un classico per Halloween è la leggenda di Sleepy Hollow, che ispirò il film con un meraviglioso Johnny Deep, è anche conosciuto come la leggenda della valle addormentata o la valle del sonno, scritto dallo statunitense Whasington Irving nel 1820. Questo testo racconta la strana storia di un certo Ichabod Crane, maestro di scuola ambiguo e diverso, e per questo deriso da Abrham Brom bones Van Brunt, suo rivale in amore. La fonte della loro passione sarà una certa Kathrin Van Tassel figlia di un colono di origine irlandese. Nella strana vicenda fa capolino, la leggenda del cavaliere senza testa (un cavaliere dell’Assia che perse capo e vita per via di un colpo di cannone e che vaga nella notte all’ ossessiva ricerca dell’appendice perduta. In una notte particolare Crane avvista il fantasma e sparisce. Di lui ritroveranno soltanto un berretto e una zucca. La fine di Crane?

Mistero e illazioni.

Un libro moderno, romantico e nello stile perfettamente vittoriano è quello di Victoria Alvarez con Eterna. La protagonista Annabelle cresciuta nel cimitero di Highgate soffre di cuore e il medico di famiglia le prescrive una medicina per mantenerla in vita sei gocce rosse come il sangue. Assieme a questo particolare rimedio Annabelle avrà anche il dono di psicopompo ossia di viaggiare attraverso il velo dell’aldilà e dare voce a coloro che l’hanno persa per sempre.  Ed è grazie a questa sua capacità di viaggiare tra i mondi che conoscerà il vero amore…

Romantico e con quella vena gotica, che non guasta, sarà una piacevole lettura in quella tetra Notte. E magari sorseggiate un bel vino rosso come il sangue….

Per chi ama le tinte forti invece, consiglio Anna vestita di sangue di Kendare Blake, terrificante e pieno di effetti speciali che vi assicuro turberà i vostri placidi sogni. La storia ha come protagonista Cas un ragazzo con una strana vocazione ossia uccidere i morti. Ereditata dal padre, ucciso proprio dall’entità che tentava di annientare Cas ha come unico amico un pugnale rituale un athame e continua la sua missione viaggiando di città e città assieme alla madre. E’ a Thunder Bay che il suo destino ha una svolta e incontra un fantasma preda di istinti violenti e di rabbia, inchiodata a una terribile maledizione: è costretta a uccidere chiunque osi entrare nella sua casa e la nutre con gli spiriti delle vittime che non troveranno la pace che ogni fantasma merita. Però, Cas viene stranamente risparmiato e anzi Anna sarà l’unica in grado di aiutarlo a trovare il fantasma responsabile della morte del padre.

Leggetelo di notte, con una piccola luce e state attenti alle ombre sulle pareti. non sia mai che la vostra casa abbia fame.

Per gli amanti del thriller paranormale consiglio After, un libro davvero ben scritto da Jessica Warman. Racconta la straordinaria storia di Liz che dopo un party si ritrova morta con il suo corpo galleggiante sull’acqua. Ecco che il suo spirito riesce a seguire gli eventi successivi al suo ritrovamento e si confronta con le scomode verità che verranno fuori, non tutto appare la favola che credeva.

In fondo le apparenze ingannano

Per gli inguaribili romantici invece, consiglio il libro di Tara Hudson Se fosse per sempre, struggente e poetico che racconta la storia del tormentato spirito di Amelia che si aggira sull’argine del fiume invisibile al mondo e sospesa in un eterno limbo. Ogni nebbia ha inghiottito ogni ricordo condannandola a una cupa solitudine. Finché un giorno un ragazzo rischia di annegare nello stesso fiume che accolse la sua morte. E lei si sveglia dal torpore aiutandolo e quasi ricostruendo quell’identità svanita…

Un amore che sfida ogni legge e che si manifesta puro e incorruttibile e più forte del tempo.

E adesso torniamo al thriller puro con il bellissimo Shades. Jack lo Squartatore è tornato di  Maureen Johnson. La protagonista Rory Deveneaux inizia la sua nuova vita in un collegio inglese. E indovinate dove?

Ma proprio a White Chapel no?

Che domande.  Ed è lì che iniziano una serie di brutali e efferati omicidi che ricalcano lo stile di Jack the Ripper, e come allora pochi indizi e nessun testimone. Tranne Rory. Peccato che solo lei può vederlo. Ed è in quella consapevolezza agghiacciante che il suo destino avrà un’impensata svolta…

Il caro vecchio Jack fa sempre la sua figura. Anche da spettro.

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Ottima è anche l’onirica sagra di Skinjacker trilogy Neal Shusterman che parla proprio di un mondo sospeso fra la vita e la morte e la guerra e la pace. E seguiremo le avventure di tre spettri, inqueti e giovani per sempre condannati a vagare in eterno tra i cupi misteri di Everlost. Speranza, angoscia, sogno si susseguono con colpi di scena in un mondo in cui la guerra per sopravvivere è una dura realtà.

Davvero un libro che seduce e ammalia

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 Interessante è il libro Il figlio del cimitero- Neil Gaiman, la storia di Nobody Owens che dopo l’assassinio della sua famiglia è cresciuto e educato dagli abitanti di un cimitero.  Vi dico solo che l’atmosfera creata da Gaiman è una delle più perfette che abbia mai letto. Vi prego assaporatela.

Un libro che personalmente adoro, sia per stile che trama è di Emanuela Valenti la bambina senza cuore, una fiaba dark che richiama le atmosfere di Gaiman e Tim Burton. A Whisperwood regna una legge ferrea. Nessuno può uscire dopo il tramonto. Ma come si fa a fermare la vitalità di un ragazzo?

Ed è per questo che Nathan osa ribellarsi e nel suo vagare nel regno proibito incontrerà la dolce Lola, pallida fanciulla che abita in un cimitero assieme a un angelo di marmo, un gargoyle e un poeta dall’animo inquieto e la sua esistenza verrà sconvolta per sempre, spingendolo alla ricerca della verità.

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Ultimi libri che vi consiglio sono La custode degli Spiriti di Melissa Marr e la serie Nicky Strix di Terri Garey.

Nella custode degli spiriti viaggeremo nella città Claysville una piccola città apparentemente senza importanza. Rebekka è cresciuta in questo posto sperduto assieme alla nonna e manca da dieci anni oramai. Ora la nonna è morta e Becks ritorna. E scopre che quel piccolo angolo di mondo è di vitale importanza perché in quella sonnolenta cittadina il mondo dei morti e quello dei vivi sono pericolosamente collegati. Al di sotto esiste un portale che conduce a un altro mondo, ombroso e senza legge che ha stabilito con gli umani un patto: se i morti non vengono trattati con cura torneranno indietro. Per saziarsi. E non sarà piacevole. E Beck è la custode prescelta.

Questo libro vi ricorderà la necessità di rispettare la morte, altrimenti la sua rabbia non sarà gradevole, ma devastante

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Nicky Strix di Terri Garey è una serie adorabile, inquietante e divertente al tempo stesso e racconta le vicissitudini di Nicky ragazza sensitiva che scopre improvvisamente il suo dono. Fino a stravolgere totalmente la sua vita.

Del resto i morti sanno essere anche terribilmente fastidiosi.

 

Libri sul regno fatato

La straordinarietà dell’evento di fine estate era non soltanto sul piano fisico, ossia stagionale, come fine del periodo agricolo, ma soprattutto sul piano spirituale. La vigilia del nuovo ciclo annuale comportava una sospensione del tempo, come se in quell’istante si venisse a costruire un passaggio dimensionale, sacro, capace di assottigliare i confini dei mondi permettendo alle forze sovrannaturali di passare da un mondo all’altro portando scompiglio e caos nel mondo umano.

Spiriti, ma anche il favoloso regno fatato rappresentavano, forse un simbolo delle paure, dei timori ma anche incarnavano il senso di baldoria dove ruoli consuetudini e regole venivano sovvertite.

Come ogni caotico sommovimento era necessario poiché apportava nuove energie e nuove passioni che potevano essere vissute in piena libertà e fuori del regolare andamento della società consueta.

Nel tempo sospeso si univa, quindi, non la paura intesa come terrore, ma una sorta di reverenziale timore per quelle forze oscure misteriose affascinanti che irrompendo nel mondo, stabile e abitudinario apportavano una necessaria leggerezza e anche un senso di gratitudine per la benevolenza della divinità per l’anno passato.

Ed è sulla gratitudine che la divinità custode di un equilibro concedeva ai suoi fedeli quel caotico giubilo che li distraeva dalle fatiche quotidiane di un popolo che combatteva contro instabilità, ignoto e difficoltà concrete. Ecco che ballare con le fate, essere toccati dalla mano fatata diveniva un momento di estremo stupore e meraviglia che ricaricava l’anima e la psiche delle persone insoddisfatta da una vita di sacrifici

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Il regno fatato irrompe nelle nostre vite.

Inizio subito questa carrellata di consigli librosi con un testo a cui sono terribilmente affezionata Le Dame di Grace Adieu di Susanna Clarke. Oltre ad avere al suo interno pregiate illustrazioni è un perfetto libro di fate. Questo perché evidenzia il fatto (molto halloweeniano) non è così lontano come potremmo pensare. Anzi. A volte capiterà, in date particolari come questa, di attraversare una linea invisibile, quasi distrattamente e ritrovarsi a fronteggiare un popolo affascinante e oscuro che rende meno tedioso il tempo intrecciando destini a volte benevoli e a volte terribili. Oppure di ritrovarsi in un mondo distorto, che non è il nostro ma che assomiglia al nostro quasi fosse una visione speculare delle abitudini umane. ecco cosa accade agli eroi di questi racconti.

Passeggiate in quelle oscure selve e in quei mondi incantati. Dove il tempo, nostro moderno tiranno, in fondo non esiste.

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Oversight di Charlie  Fletcher è un libro che seduce. Ambientato a Londra nella prima metà dell’ottocento (contesto già incantevole di suo) e racconta le vicende dell’organizzazione segreta Oversight che ha un duplice compito, quello di proteggere gli esseri umani privi di magici poteri dalle scorribande di esseri fatati di ogni genere, sia di difendere il mondo magico dall’avanzata di una modernità che minaccia, in fondo, la fantasia.

Di questo libro non posso dire molto, tranne che…magico!

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Fairy Love di Cyn Balog è un fantasy dotato di una romantica vena che affronta il tema antico e popolare del sostituto. È la storia di Cam Brown uno dei ragazzi più famosi della scuola, stella del football e fidanzato con la dolce Morgan. Ma un giorno impensabile a Cam accade qualcosa di strano al suo corpo, cosi come il suo carattere muta. Improvvisamente. Ed è l’arrivo di uno strano personaggio Pip, misterioso e stravagante complica le cose…Pip racconta una vicenda bizzarra assurda: Cam è una creatura fatata che presto verrà condotta nel magico regno per diventarne il sovrano. Ma soprattutto dovrà sposare la potente fata Dawn. Cosa potrà fare l’umana Morgan pur di non perdere il suo amore?

Poetica e geniale rivisitazione, in chiave moderna del dramma dei bimbi scambiati.

Fate a New York di Martin Millar è un libro diverso dagli altri, esilarante, comico e grottesco. È la storia di Morag e Heasther due fatine punk scozzesi che si trovano catapultate senza sapere il perché a New York. Rinnegate dal loro mondo a causa del loro comportamento controcorrente, le due fatine si godono la loro libertà. Ma il contatto con la realtà moderna diventa difficile e complicata e le vedranno protagoniste di avventure che faranno ridere ma riflettere.

Mai suonare il rock con le arpe, specie se siete fate.

Il Diario delle Fate di Jane Yolen. Una fiaba moderna, strepitosa incantevole in cui umano e sovrannaturale convivono e insegnano qualcosa uno all’altro.

Serana e Meteora sono due fate bellissime sorelle e dame della Regina della luce. Un giorno senza volerlo scoprono un segreto, un segreto che doveva restare nascosto e da quel momento la loro vita cambia. La regina, iraconda e spietata le punisce separandole e esiliandole sulla terra, Serana a New York e Meteroa a Milwaukee. Prive delle loro ali, dei loro poteri e della loro bellezza si trovano a vagare disperate su una terra estranea e aliena.

Ma è davvero una punizione?

 O il destino riserva a loro un compito importantissimo?

Immergetevi in un mondo sospeso tra la magia del mondo incantato e quello rumoroso di una città in cui l’umanità ancora sa germogliare, e scoprirete che, in fondo, i mondi non sono mai davvero separati.

Forse le fate vivono davvero in mezzo a noi.

Il sostituto di Brenna Yovanoff. Libro dalle perfette sfumature gotiche, che sconfinano nell’horror racconta la storia di Malcom Doyle che vive in una sonnacchiosa cittadina della provincia americana. Ma in realtà è un estraneo perché il mondo da cui proviene è fatto di tunnel e sorgenti d’acqua buie e profonde. Malcom è un sostituto, un essere fatato lasciato in una culla di un bambino rapito sedici anni prima. È allergico al ferro e al terreno consacrato e lentamente sta morendo in un mondo umano che è divenuto per lui ostile …E farebbe di tutto per vivere come una persona normale…Di tutto

Attenzione a chi avete vicino, soprattutto se evita di toccare ferro. Magari se lo osserverete bene, vedrete inquietanti orecchie a punta.

La cacciatrice di fate di May Elizabeth May. E’ la storia di Lady Aileana che a differenza delle sue coetanee non ha paura della notte. Anzi. La ama perché è solo in quelle ore che può compiere la sua missione. In un Edimburgo inquietante la nostra lady può trovare le sue prede: le fate. Spietata cacciatrice non ha pietà, come le fate stesse non l’ebbero in una notte di un anno fa, quella del suo debutto, dove uccisero senza pietà la madre. Da allora la vendetta domina i suoi pensieri. E, aiutata da Kiaran, diviene una splendida e scaltra cacciatrice. E sarà assieme a lui che riuscirà a svelare il suo destino…perché la notte del solstizio d’inverno sta arrivando.

Forse le fate non sono graziose come crediamo. Attenti al loro sorriso, spesso nasconde un qualcosa di selvaggio e ferino. Scappate finché siete in tempo.

Faeriewalker di Jenna Black. Un libro incentrato sulla magica terra di Avalon patria di Dana Hathaway laddove il mondo umano e quello fatato si incontrano e dove spera di trovare pace. Però il viaggio si rivela affatto tranquillo e Dana si trova invischiata in un gioco pericoloso. La sua vita è in pericolo.

Cosa vogliono da lei?

Intrappolata tra due mondi e coinvolta in oscure trame di potere la ragazza non sa di chi può fidarsi ma sicuro non potrà tornare più quella di una volta.

Attenzione spesso dietro la tranquillità si cela il pericolo.

Splintered di a. G. Howard. Geniale rivisitazione di Alice nel paese della meraviglia. Qua il magico mondo non è altro che la versione gotico dark del regno fatato, sede e patria dei Netherling. E Alice Liddel è la loro futura regina. E per rivendicare la corona il viaggio sarà lungo e difficile. Ma tanto tanto affascinante. Un mondo in cui la follia è sana e la sanità è follia, dove il non senso è la miglior logica che si possa avere.

Leggetelo e attenzione a guardare gli specchi o a seguire un coniglio. Forse il mondo dove vi condurrà non è la dolce fiaba che ricordate.

Wicked Lovely di Melissa Marr.

Cosa dire di questa serie?

È per tutti i gusti, da quelli più romantici a quelli più oscuri. La serie è divisa in cinque libri Wicked Lovely. Incantevole e pericoloso, 2008, Ink Exchange. Sortilegi sulla pelle,  2008, Fragile Eternity. Immortale Tentazione, 2009, Radiant Shadows. Sublime Oscurità, 2011, Darkest Mercy. Discordi Armonie, 2012.

Posso solo dirvi una cosa: non tutte le fate sono benevole. Anzi. E se trovate qualche ombra che vi segue, siete fregati.

 

Regola n°1. Non attirare mai l’attenzione degli esseri fatati.

Regola n°2. Non rispondere mai a un essere invisibile.

Regola n°3. Non fissare mai un essere invisibile.»

 

Cosa si legge a Halloween. L’oscuro mondo dell’horror. A cura di Micheli Alessandra

 

La festa più amata da grandi e piccini è protagonista indiscussa anche del panorama letterario. Tra feste e deliri, c’è sempre chi si ritaglia un momento per viverla nel suo senso più profondo, quasi un omaggio agli antichi antenati. Se un tempo era d’uso comune rintanarsi nella propria casa, attorno al fuoco e raccontarsi storie che esorcizzassero la paura dell’inverno rigido, c’è ancora chi al posto di festeggiamenti senza limiti e senza inibizioni, preferisce starsene sul divano a leggersi un buon libro, come e ripercorrere un lontano passato insito nel nostro DNA.

Ma cosa si legge a Halloween?

Questa festa è intrecciata profondamente, nei secoli, con la letteratura. Un articolo nell’Huffington post ripercorre le tradizioni letterarie di questa magica notte partendo addirittura dal 1556, anno della prima testimonianza del termine, usato in un testo scozzese apparso in misura per misura ( di Shakesperare). Più tardi, nel 1785, Robert Burns scriverà un poemetto intitolato Halloween mentre la famosa figura di Jack o Lantern si trova in un racconto americano di Nathaniel Hawtorne La mente stregata (Haunted mind del 1837).  Ma non solo. Il 31 ottobre è anche l’anniversario della nascita, nientedimeno che di John Keats ( nato nel 1795). E come ben sappiamo, Keats è uno dei poeti britannici più significativi del romanticismo inglese, di cui assurge a diritti oil ruolo di sovrano assoluto, grazie allo straordinario inno alla bellezza e all’arte presente nel poema La Belle dame sans merci. ( La bella dama senza pietà) Questa ballata è un classico della letteratura poetica di cui sono giunte fino a noi due versioni con pochissime differenze. L’originale fu scritto nel 1819 e narra l’incontro tra un cavaliere senza nome e una misteriosa donna dagli occhi selvaggi che dichiara di essere figlia di una fata. Il cavaliere ne rimane ammaliato e la fa salire sul proprio cavallo e lei lo conduce alla grotta degli elfi, dove versa lacrime e sospira di profondo dolore. Addormentatosi il cavaliera ha una visione di principi e re dalla bianchissima pelle, i quali gli gridano che la bella dama senza pietà li ha assoggettati rendendoli suoi schivi. Al risveglio, si ritrova sullo stesso gelido pendio dove continua a aspettare. Secondo lo stile del romanticismo la ballata lungi dall’essere semplice e soave è piena di enigmi e visioni oscure. Molti hanno tentato di ritrovarvi una critica politica o sociale ( il cavaliere come simbolo della cultura occidentale destinato ad avvizzire) purtroppo la definitiva simbologia della ballata non è per nulla svelata ed è questo che ne mantiene inalterata la bellezza e il fascino. Un fascino intramontabile dove l’amore si fonde con l’incubo, dove la bellezza nasconde tra i suoi lucenti capelli un pugnale pronto a ferire, dove una volta incontrato lo straordinario il cavaliere non sarà mai più lo stesso e privato del mistero si troverà a avvizzire piano piano. Ecco che questa ballata diventa tipica di una notte di rivelazioni e svelamento, in cui l’incontro con il sacro e lo straordinario, lascia attoniti e stravolti. Halloween è come la Dama senza pietà, ti fa sfiorare l’incredibile e ti avvolge, lasciandoti al suo passaggio quassi nostalgico di quel tocco di magia vivente.

L’altro aspetto di Halloween, quello più orrrorifico, quasi un esorcizzazione delle paure moderne di ogni società, si ispira in primis a un racconto classico, di fattura pregiatissima oserei dire, il vampiro di John Polidori ( 1919). Quest’opera è straordinaria anche per il contesto in cui fu prodotta.  John Polidori era il medico personale nientedimeno che di lord Byron. Nel 1816 il poeta invitò un po’ di gente nella sua villa dove, a causa della pioggia incessante, si trascorse il tempo a leggere storie di fantasmi. Nasce cosi una straordinaria idea ( Grazie pioggia londinese di Maggio, senza di te non avremmo avuto capolavori della letteratura horror di questo calibro) una piccola gara a chi sarebbe riuscito a scrivere il racconto di terrore più bello. Soltanto due invitati raggiunsero risultati di eccellenza ossia, Polidori e Mary Shelley con il suo Frankenstein. Pare che Polidori si sia ispirato, per raccontare la difficile interazione tra i suoi personaggi alla propria esperienza con lord Byron, mentre per il personaggio di Jante ( per chi non avesse mai letto questo incredibile romanzo accenno soltanto che è uno dei  personaggi femminili principali del libro)  si sarebbe ispirato direttamente dalla stessa Mary, amata in segreto dal giovane medico.

Tra i racconti di vampiri, figura prediletta per Halloween, non posso esimermi dal citare il più grande, ispiratore di fiction, di film e di tutti i successivi romanzi sul vampiro ossia il Dracula di Bram Stoker ( 1897) che, udite udite, non ebbe gran successo, all’epoca, con le vendite. Troppo scomodo, troppo “sensuale” per l’epoca tanto da essere battuto dal romanzo the Beetle di Richeard Marsch. Dracula invece pur se con un inizio traballante passò alla storia e resta tutto’ora un libro importantissimo che fa da guida ai successivi romanzi del genere vampiresco ( a eccezion fatta della saga di Twilight che tenta, disperatamente, di discostarsi dalla leggenda originaria per dare una sorta di buonismo a una figura inquietante e a volte scomoda. Dello stesso tono, ossia sensuale e oscuro, è invece la saga di Lisa Jane Smith che resta fedele, seppur con ammodernamenti osteggiati dai puristi, al filone Dracula dello Stoker). Cosa rende il Dracula cosi fantastico? Innanzitutto Bram Stoker era irlandese di nascita, nato in un paese in cui le leggende si avvertivano come parte della tradizione ed erano vive e reali. In più Stoker uni in un connubio destinato a essere eterno, storia e mito, fondendo l’antica figura del vampiro con quella di un personaggio storico molto discusso, ossia Vald III principe di Valacchia. Cosa non gradita al popolo rumeno che tuttora contesta l’associazione in quanto Vlad Tepes ( denominato cosi per la sua rigidità e ferocia contro i nemici turchi, non che all’epoca ci fossero rispettose liti davanti a una tazza di the e tramezzini al cetriolo) è considerato colui che respinse l’avanzata degli ottomani, salvando l’Europa centrale da un invasione. Fatti controversi dell’epoca, un epoca di incontri e scontri dove purtroppo, la crudeltà era all’ordine del giorno ( per allietarsi con reali racconti di tortura e di carneficine rimando allo storico di Isabella Giustiniani l’ombra del serpente, dove i racconti precisi e documentasti delle crociate, e delle vendette del sultano fanno impallidire lo stesso Dracula di Stoker).  Dracula è forse uno degli ultimi romanzi gotici, mirabile esempio di atmosfere lugubri cupe in cui l’orrore e la minaccia invadono le menti dei protagonisti fino a far sfiorare la pazzia, in un crescendo emotivo che porta alla scoperta del mostro che vive tra noi, ossia la leggendaria figura del vampiro. E’ anche interessante notare come, il vampiro di Stoker, rappresenti una sorta di controparte della cupa atmosfera vittoriana con la sua rigidità morale e il suo perbenismo eccessivo, tanto da rendere, spesso, donne e uomini vittime di se stessi, frustrati e in preda a deliri reali. Ecco che Dracula cosi come l’altro suo libro L’ospite di Dracula son anche un inno a una sensualità osteggiata dove il sesso, proprio per la sua negazione, diventa trasgressivo e quasi violento. Il morso del vampiro simboleggia l’atto sessuale, dove il sangue assurge a vita per coloro che attraversano la vita come morti viventi.  Ecco che le macabre atmosfere dei due libri donano quel brivido eterno che soltanto il proibito sa dare. Altro capolavoro gotico sempre relativo ai vampiri è Carmilla di Jospeh Sheridan le Fanu del 1872 considerato uno dei migliori racconti dell’orrore che siano mai stati scritti. Carmilla ha poco da invidiare al suo vicino Dracula ed ha il pregio di rivolgersi alla donna, una donna vampiro dissoluta, affascinante , sottilmente erotica e avvolgente quanto orrori fica. La sua ambiguità sessuale rappresenta il fulcro di una tradizione millenaria allarmante per la sua modernità e perfetto esempio di rivalsa contro la tremenda morale vittoriana. Nessuno meglio di Carmilla si farà portavoce di una rivalsa femminista, e dove l’atmosfera di malato erotismo, rivendica il diritto al piacere senza ostacoli e limiti

Altro libro culto di Halloween è il castello di Otranto di Horace Walpole, il primo vero romanzo gotico e, proposto inizialmente come traduzione di un manoscritto napoletano del 1529 firmato da un tale Onuphrio Muralto a sua volta modellato su una storia risalente alla crociate.. l’opera ebbe molto successo e per la seconda edizione il nostro Walpole ne rivendicò la paternità. Non fu una mossa saggia poiché perduta la sua qualità di documento storico, il libro subì un vero e proprio crollo delle vendite, monito di quanto l’ambizione cieca non aiuto lo scrittore.  Nella ricerca di classici della letteratura horror abbiamo anche il favoloso Stevenson. Quanti di voi sanno che il nostro popolare scrittore si cimentò nel 1887, dopo la pubblicazione del suo sommo romanzo Doctor Jackil e Mr Hyde, il primo romanzo thriller psicologico a cui non posso che inchinare devotamente il capo, in una serie di racconti di orrore dal titolo di Merry Men e other tales e fables.  Come descrivere la bellezza di questi racconti, seppur angoscianti e tenebrosi, hanno una poeticità e una profondità da far impallidire i nostri scrittori moderni? Qua si intravede il significato più moderno dell’opera stevensoniana, ossia il fantasma del senso di colpa, di qualche segreta vergogna che non viene mai perdonata ma che rode la coscienza fino al tragico epilogo finale ( Stupendo il racconto di Thrawn Janet dove il reverendo Soulis viene reclamato dal segreto non detto sotto forma di cadavere vivente).

Altri racconti di moda nella notte stregata sono quelli di sottile e raffinata indagine psicologica di George Elliot ( pseudonimo di Mary Ann Evans una delle più importanti scrittrici vittoriane) raccolti nel Il Velo dissolto dove le atmosfere classiche vengono spazzate via da qualcosa di più orrori fico, le inquietanti negatività più cupe dei fantasmi di Walpole, di una modernità decadente; quella dell’Inghilterra vittoriana. In Elliott a terrorizzare non sono più i morti ma i vivi.

Classici di questa notte sono poi le raccolte della Newton come le storie di fantasmi (i migliori sono sicuramente le raccolte di fantasmi inglesi e irlandesi) in cui fa capolino un altro importante autore classico: Ambrose Bierce. Nato in una fattoria dell’Ohio , nel 1866 Bierce iniziò la sua carriera di scrittore pubblicando i suoi racconti in un giornale finanziario il San francisco News. Ecco come intraprese una brillantissima carriera letteraria e nell’arco di 40 anni si affermò come uno degli scrittori e giornalisti più famosi degli USA, dando alle stampe più di 250 racconti.  Anche la sua misteriosa sparizione nel 1913, in Messico contribuì alla sua fama facendo aleggiare attorno a lui innumerevoli leggende. Cito qua la sua migliore raccolta I racconti dell’oltretomba, la cui novità fu il senso sarcastico con cui affrontò il tema della morte, in ogni sua forma. Case infestate ma soprattutto orrore psicologico, scomparse inspiegabili cosi originali da renderne impossibile la classificazione, fanno di Bierce un innovatore difficile da eguagliare, nel campo occulto.

Altro genio della letteratura horror è senza dubbio Howard Philips Lovecraft ( devo inchinarmi anche nominando Lui, oddio perdonami non sono degna). Nato a Providence nel 1890 è riconosciuto, assieme a Edgar Allan Poe, uno dei maggiori scrittori classici di horror e precursore della fantascienza angloamericana. Si perché lo stile di Lovecraft è in bilico su due anime, in quanto non si limita a raccontare paure e demoni della tradizione, ma crea un vero universo popolato da orribili creature provenienti da altre dimensioni, amorali e assetate di sangue. I più famosi racconti sono il ciclo di Cthulhu e il Necromonicon. Entrambi ispirati a incubi reali e a simboli dell’inconscio, influenzati dalle oniriche opere di Poe ( presenti sicuramente nei primi racconti) è noto per essere riuscito a creare qualcosa di unico, atmosfere cupe, inquietanti, paure nascoste e soprattutto il tema fondamentale della storia evolutiva umana, della conoscenza proibita:

 

« Penso che la cosa più misericordiosa al mondo sia l’incapacità della mente umana di mettere in relazione i suoi molti contenuti. Viviamo su una placida isola d’ignoranza in mezzo a neri mari d’infinito e non era previsto che ce ne spingessimo troppo lontano. Le scienze, che finora hanno proseguito ognuna per la sua strada, non ci hanno arrecato troppo danno: ma la ricomposizione del quadro d’insieme ci aprirà, un giorno, visioni così terrificanti della realtà e del posto che noi occupiamo in essa, che o impazziremo per la rivelazione o fuggiremo dalla luce mortale nella pace e nella sicurezza di una nuova età oscura. » ( Da richiamo di Cthulhu)

 

Per le opere di Lovecraft servirebbe un intero articolo e purtroppo il nostro viaggio nella letteratura di Halloween non può permetterselo ( abbiamo ancora molti autori da scoprire) però devo per forza sottolineare la forza della sue opere: ossia il tema della civiltà che affronta la lotta continua con la barbarie e il degrado. Questo tema sarà poi ripreso da molti autori contemporanei e farò combaciare il degrado fisico al degrado psicologico. Piccola curiosità. Il necronomicon è entrato nella categoria degli pseudo libri. Cosa sono mai? Semplice. E’ un libro che non esiste ma citato come se fosse vero. Un clamoroso, geniale espediente letterario di Lovrecraft. Questo riuscì a dare verosomiglianza ai propri racconti e diventò un vero e proprio gioco intellettuale quando anche altri autori iniziarono a citarlo nei loro racconti. Ancora oggi, nonostante la smentita dell’autore, si crede che il Necronomicon sia realmente esistente. Che dire, complimenti Howard!!!

Edgar Allan Poe, sopra citato è senza dubbio l’autore che, come abbiamo visto, influenzerà i successivi autori. L’inventiva di Poe si muove tra gotico, ( con i temi della decomposizione del corpo Il verme trionfante, e la paura atavica della sepoltura prematura The Premature Buria1) fino al thriller ( fu uno dei primi a sperimentare il genere poliziesco con il protagonista Auguste Dupin che gettarono le basi per i futuri detective della letteratura….grazie Poe dal profondo del mio cuore) , racconti umoristici e satirici ( Metzeengestein la sua prima incursione nel genere dell’orrore fu intesa originariamente come una satira burlescque del genere popolare). Nei racconti di Poe, troviamo anche le prime teorie criminologhe alla Lombroso, come la frenologia e la fisionomia, ma anche portatore di una teoria cosmologica che, addirittura presagiva la teoria del Big Bang, ottant’anni prima che fosse formulata…che dire un genio.

Tra suoi racconti hallowoniani, orrorifici per eccellenza non posso che citare, Berenice (1835) La caduta della casa degli Usher ( 1839) William Wilson ( 1839)e il meraviglioso il Gatto nero ( 1843). Altri che mi sono rimasti nel cuore sono: il barile di Amontillado (1846) e il cuore rivelatore (1843)

Ultime storie classiche dell’orrore da raccontare, prima di immergersi nel periodo contemporaneo, sono la raccolta di Storie di streghe, molto in voga nel periodo di Halloween con una serie di racconti di Henry Wire, (progenie di streghe) Robert C. Albright ( Sekmet è uno dei migliori racconti del genere )Stanley Wright ( la stanza della strega ) Thorp Mc Clusky ( l’evocazione) raccolte da Newton e Compton Nel 1994) consigliato agli amanti del genere. Leggetelo di notte a luci soffuse….se ci riuscite.

Ed eccoci finalmente nel nostro strano secolo, un secolo in cui la letteratura horror è dominio del RE per eccellenza, erede di Poe Lovecraft e le Fanu: Stephen King. C’è da dire qualcosa su questo incredibile autore? I suoi racconti sono leggenda, sono adrenalina pura ma, non soltanto, King racconta l’orrore riunendo i generi del diciannovesimo secolo non tradizione ma anche satira sociale. King racconta il bullissimo ( Carrie lo sguardo di satana) le paure moderne (Christine – La macchina infernale) demoni e vampiri ( It, vediamo se riuscite a stare di fronte a un pagliaccio,  Le notti di Salem, le creature del buio) ma anche orrore della pazzia ( Shinning e Misery non deve morire). Sicuramente il racconto migliore a parer mio è Pet cemetery ( provate a leggerlo il 31 vi sfido).  Geniale, invece  è L’occhio del male, che ritengo un capolavoro assoluto, in cui nulla viene perdonato e ricorda molto i libri di Stevenson.

Ma abbiamo anche scrittori del calibro di Roberth Block,(psyco) Anne Rice ( le streghe di Mayfair), Clive barker( Infernalia), William Peter Blatty ( l’esorcista) Ira Levin (Rosmery’s Baby).

Ma non ci sono soltanto grandi nomi a rallegrare la notte di Halloween. Ci sono anche autori emergenti da tenere in considerazione, come eredi della tradizione classica. Uno di questi è la moderna storia di Caldo Sangue, dove la giovane autrice Suanna Roberti, con il suo Ranieri, fonde le due anime del vampirismo letterario, Carmilla donna senza freni inibitori e l’inquietante peso immortale di dolore e nostalgia e rifiuto di sé, dal Dracula di Bram Stoker.

Nel gotico, possiamo ritrovare le inquietanti atmosfere di Natascia Hellion Lucchetti con la Strega dei corvi  e lo specchio nero. Mentre per il filone lovoecraftiano posso citare Il canto di Gillian e non rubare dalla notte, dove viene evidenziato il degrado sociale e psicologico come il sangue malato di una civiltà. Una favolosa Aurora Stella prende in consegna, invece, l’eredità del Re con la sua creatività nel riscrivere, in chiave terrorizzante le fiabe in E vissero.. qua abbiamo il capolavoro assoluto che ricalca il libro di King, Christine la macchina infernale con un’aggiunta di originalità moderna La Lavatrice ( non leggetelo di notte. Non laverete più i panni) ma anche un racconto horror satirico sullo stile di Faust, Il seguace.

Tra le poesie annovero Jessica Scarlet Amorino che con la sua Necrotica omaggia la Dame ssns merci di Keats, mentre il nostro Vito di Taranto si cimenta con un genere che sta in bilico tra horror e thriller esoterico ( Vitrio. L’artigliatorel e Vitriolo II. Cailleach), dove l’orrore ha lo stesso impatto dei racconti di Gustav Meyrink,  quella di rompere il sonno di una vita assuefatta dall’oblio, frutto di automatiche azioni meccaniche con lo shock del risveglio, brusco, traumatico feroce ma necessario al cammino che porta verso l’assoluto. . Anche ghost town tales di Gianmario Mattei, un testo pervaso dalla stessa atmosfera romanticista del passato, piacere per gli occhi e per il gusto. E per ultimo, ma non per valore, ma come ciliegina sulla torta, per la notte più oscura dell’anno c’è un romanzo nuovo, incredibile e perfetto: the quick di Laura Owen. Questo libro riprende tutto quello che è stato scritto in passato, l’atmosfera soffocante dell’epoca vittoriana, il vampiro come ultimo baluardo di un tentativo di superare la morte, di superare i limiti dell’essere umano, fisici e mentali, e l’orrore, quello puro, quello che scuote l’anima e lascia attoniti. Ma anche l’incredibile essenza del sogno, quello di erigersi sopra una civiltà che si sgretola e si perde, richiudendosi in se stessa.

Dopo questo incredibile viaggio letterario resta un’ ultima domanda; perché halloween promuove l’orrore? Che valore ha, oggi questo genere?

Ci risponde a tal proposito l’intrudizione al libro di Aurora Stella. Aurora ci perla dell’origine della letteratura horror ossia le fiabe:

Chi, leggendo da bambino la versione originale di Barbablù, non è rimasto terrorizzato al vedere, insieme alla protagonista, le teste mozzate delle altre mogli? Se avete letto la versione edulcorata peggio per voi! Vogliamo parlare di Cenerentola, le cui sorellastre si tagliano i piedi pur di farli entrare nella scarpetta? Davvero un’immagine graziosa. Biancaneve, per i fratelli Grimm, era una smidollata e i nani dei trogloditi. E vi dirò di più: non si sveglia affatto per il bacio del primo amore, bensì ruzzolando mentre viene trasportata via nella sua bara dai nani. Sputa il pezzo di mela che le era rimasto in bocca e si rianima. Pensate un po’: morta apparente, quasi seppellita viva e con un bozzo in testa quando si sveglia per un null’affatto romantico capitombolo dalla propria bara.

Perché questa passione per l’orrorifico? Semplice morbosità? No. La fiaba infatti:

….la fiaba non è stata creata per i bambini, anche se vi hanno insegnato il contrario. Racconta, in un modo particolare, l’iniziazione alla vita adulta di un giovane eroe, il quale di solito matura una condizione finale diversa rispetto alla partenza. Da stupido a maturo, detto fra noi. È la nostra civiltà che ci ha portato a cambiare le condizioni delle fiabe e a portarle a dimensione di bambino.

L’orrore è necessario nella vita di ognuno. Esorcizza le paure, le allontana e le rende intellegibili. Affronta quello che i semplici sensi umani avversano come un’alterità, qualcosa di diverso pertanto spaventoso oscuro, traducono i miti in un linguaggio mitico capace di sopravvivere nel tempo. L’horror destabilizza le sicurezze acquisite con la cultura le mette in discussione e le purifica trasformandole in forme nuove. L’orrore può avere anche l’effetto catartico dovuto al sollievo del ritorno, chiuso il libro alla condizione normale, con la sperimentazione di situazioni negative, dolorose al limite della sopportazione. E’ un modo per affrontare il buio e renderlo accettabile. E Halloween con la sua funzione duplice di ricordo nostalgico del perduto e con la sua sospensione temporale della vita quotidiana è il terreno adatto per incontrare il buio presente nei più profondi strati della coscienza, conoscerlo, affrontarlo e tornare felici e soddisfatti nella normalità. L’orrore letterario serve per conoscere se stessi, i lati oscuri e prenderli per mano affinché essi non prendano possesso di tutta la mente facendoci sprofondare nell’abisso.

Hallloween vi aspetta, con i suoi demoni, i fantasmi i vampiri ma anche il quotidiano reso più sopportabile perché scritto accompagnandovi verso quel mondo parallelo, in cui potrete sperimentare la ribellione, l’orrore sociale, il ritratto torbido dei sentimenti più infidi senza che essi siano un pericolo per la stabilità mentale. In quegli oscuri anfratti vicini eppur distanti, scoprirete la vostra capacità di gestirli e anche, perché no, il piacere di passeggiarci senza che questi vi sfiorino direttamente. E’ un viaggio terapeutico, una palestra mentale che aiuta a capire il male e categorizzarlo.

Che i libri vi guidino per questi sentieri impervi e affascinanti ricordandovi che:

 

terribilis est locus iste

Hic domus dei et porta coeli…

 

 

Buon viaggio!

Alla ricerca delle Origini. “Halloween in Campania. Il volto segreto di Pulcinella”. A cura di Micheli Alessandra

 

Quando ero piccola e innocente (se mai lo sono stata), i miei genitori mi portavano al famoso Pincio, luogo che mi estasiava non solo per la statua di Garibaldi, ma per il teatrino dei burattini, laddove il mitico pulcinella, ne faceva di tutti i colori. Dispettoso, irriverente, era il mio burattino preferito. Lui con quel suo candido vestitino e quella maschera sugli occhi nero pece, mi affascinava e, al tempo stesso, inquietava, quasi fosse un membro di quel misterioso popolo dei Faerie che già da bimba affascinava i miei sogni.  Solo più tardi ho compreso il volto fosco di Pulcinella. Ed è di questa tenebrosità che voglio parlarvi, specie oggi che è la festa più terrificante dell’anno: Halloween.

Come ho già scritto e riscritto, Halloween o All Allow’s eve, è una festa dedicata al lato inquietante del vivere, la morte e i suoi misteri, e quindi comprende un intero mondo parallelo al nostro, dove abitano non solo i nostri defunti, gli antenati e gli eroi mitici del nostro passato, ma tutte le creature sovrannaturali, che popolano quel mondo numinoso dove è sita la vera creatività umana, cosi come ci racconta Giordano Crisciuolo nel meraviglioso vinile di Penny Lane. Nonostante non sia, come dicono gli ultras cattolici, un vero compleanno satanico, questa festa dà vita a misteriosi figuri che in realtà non sono altro che rappresentazioni simboliche del mondo ctonio, della morte e del mistero, quelle ombre junghiane che devono essere danzanti nella nostra psiche affinché possiamo vivere una sana vita interiore ed esteriore. Reprimere incubi e fantasmi non è mai una buona cosa, ma fonte di disastri incommensurabili (e qui vi rimando al nostro articolo sull’horror terapeutico).

Premesso ciò, andiamo a scoprire l’adorabile Pulcinella.

 Come maschera, il nostro Pulcinella, ha origini misteriose e oscure, tanto che alcuni studiosi pensano sia una sorta di mescolanza di antichi miti, di divinità, e un simbolo dei difetti/pregi di una città controversa come quella di Napoli.  Fece la sua comparsa nei teatrini ambulanti già nel 1600 a Napoli, capitale del regno Borbonico e i suoi spettacoli erano un tripudio di dispetti e lazzi da affascinare lo stesso Voltaire, tanto da fargli esportare la maschera addirittura in Francia. Una leggenda antica (che personalmente adoro) trae le sue origini dalle vicende di un vignaiuolo di Acerra, un tale Paolo Cinelli, dal volto grottesco, reso più buffo da una voglia di vino sulla parte superiore della faccia. Oggetto di derisione costante da parte dei saltimbanchi francesi che passavano per le campagne, Paolo, a dispetto di tutto, ne trasse forza, e imparò a rispondere con termini cosi arguti da mettere in difficoltà i dispettosi artisti. Ecco che ebbe origine la battaglia verbale tanto cara al Pulcinella delle commedie dell’arte; e fu così che il nostro Cinelli divenne Paul Cinell.

Adorabile leggenda sulla capacità dialettica e sarcastica, che divenne icona di un popolo che alla difficoltà preferiva reagire con una battuta e con la capacità di trovare il lato ironico. Totò ci insegna ancor oggi a farlo.

Però io non mi accontento di questa spiegazione e voglio andare ancora più indietro, e raccontarvi della leggenda che vuole il Pulcinella non identificabile con una persona reale, ma dal Vesuvio stesso. In questa versione, viene creato dalle streghe (ci avviciniamo allo spirito autentico di Halloween) che vivevano sulle falde del cratere, ma che invece di incutere terrore causò una spontanea risata, diciamo abbastanza stridula da far scoppiare il Vesuvio stesso.

Ci siamo, ma voglio andare ancora più a fondo.

I suoi miti di nascita sono tra i più fantasiosi in assoluto ma anche pieni di inquietanti simboli: nato dal testicolo di un castrato covato per sbaglio da una gallina, il che lo avvicina in modo inquietante al basilisco reso famoso da Harry Potter, ma nato anche per magia da una conchiglia, come invece è propria la nascita della Dea Venere. E infatti uovo e conchiglia sono simboli intriganti che lo accomunano a una divinità femminile che al tempo era ctonia. E questo termine usato e abusato, indica le divinità femminili, legate a culti sotterranei, protettori di fonti o personificazione delle forze sismiche e vulcaniche. Intrigante sempre di più.

Andiamo avanti.

L’uovo da cui Pulcinella nasce è il simbolo per eccellenza che racconta la creazione dell’universo, dominato dal caos e regolato da una mente superiore o Dio. E in quanto elemento primordiale è considerato femminile, visto che la vita scaturisce grazie alla fecondazione dell’Uno. E infatti, rappresenta lo zero, ossia il nulla che attende la mano della mente divina che metta ordine dal caos.

Negli antichi miti il caos era quel vuoto che precedeva e rendeva possibile l’ordine della struttura (creazione) così come rappresentato nella carta del matto che ha, appunto, i simboli dello zero e del caos.

Alcuni studiosi, intrigati da queste iconografie, hanno cercato di far luce su queste origini studiando antichi reperti che potessero parlarci di questo strano essere. E infatti, addirittura in una tomba etrusca (tomba di Pulcinella), appare in rilievo la sua immagine stilizzata,

 

Si nota a destra, una figura che indossa un coppolone, cioè il famoso copricapo del nostro Pulcinella.

E indossa una maschera, anche se molti propendono per l’ipotesi che la tomba sia stata danneggiata dal tempo. Quella figura è il Phersu che però in etrusco vuol dire maschera.

Che coincidenza!

E per alcuni studiosi questo Phersu rappresenta un demone infernale collegato con la morte. Ci sono poi le interpretazioni di Massimo Pallottino, che considera Pulcinella semplicemente un attore protagonista dei giochi che anticiparono, addirittura, quelli dei gladiatori. Certo è che Pershu ha una stretta assonanza con Persefone (Phersipinal), regina dei morti accanto ad Ade. Certo è che la sua natura selvaggia, legata a giochi cruenti, lo assimila a un’altra maschera, stavolta veneziana, cara alla nostra tradizione, ossia Arlecchino. Pulcinella, infatti, sembra quasi rappresentare il volto mite, giocoso e ludico di quella morte che, a volte inganna, e a volte viene ingannata, cosi come emerge dal racconto della Rowling “I tre fratelli”.

Un’altra antica origine lo accomuna al Maccus atellano, che ha molti dettagli in comune con il nostro birichino: ossia il naso prominente e il pancione che dà quel senso goliardico proprio della caratterizzazione. Le atellane diffuse nei dintorni di Acerra, in fondo erano questo: uno spettacolo licenzioso, gioviale, celebrativo, della parte irridente dell’esistenza. Ma, soprattutto, le popolazioni che crearono e diffusero questo tipo di commedia erano gli Osci, provenienti dall’oriente forse dall’India.

E in India, abbiamo divinità cosi particolari, legate al mondo sotterraneo?

La risposta è ovvia. Restando fermo il concetto che distruzione e caos, nell’induismo, non sono considerati aspetti nettamente malevoli, ma un bisogno profondo che mantenga in equilibrio il sistema universo.

E in questo panorama non posso che citare lei, la dea Kali.

Vieni, Madre, vieni!
Perché terrore è il Tuo nome,
La morte è nel Tuo respiro,
E la vibrazione di ogni Tuo passo
Distrugge un mondo per sempre.Vieni, Madre, vieni!
La Madre appare
A chi ha il coraggio d’amare il dolore
E abbracciare la forma della morte,
Danzando nella danza della Distruzione.

Vivekananada

Kali è una divinità dalla pelle scura, benefica e terrifica al tempo stesso. Il suo nome deriva dalla parola sanscrito kala, ossia tempo, ma anche nero. E pertanto la traduzione del suo nome è “colei che è il tempo” o “colei che consuma il tempo” e “colei che è nera”. Pertanto è la manifestazione terribile, aggressiva e energetica, affatto materna, della Dea, assimilabile alla Morrigan cletica e alla Cailleach irlandese. È la forza prorompente dell’universo inteso come distruzione, necessaria alla successiva ristrutturazione in una nuova forma. Ed è, quindi, associabile al senso della morte come stadio da raggiungere per acquisire il livello sciamanico e psichico superiore. Non è un caso che stringa tra le mani strumenti di trasformazione profonda che recidono nettamente il legame con il modo manifesto (e materiale)

Tale concetto associato a Pulcinella diviene un ulteriore conferma della natura oscura del nostro personaggio.

Altri studiosi legano l’origine di Pulcinella addirittura a una divinità egizia, Horus figlio di Iside e Osiride, il cui nome significa Falco, ma anche “colui che è al di sopra”, “il superiore”. E questo ce lo rende simbolo del necessario equilibrio del mondo, una sorta di mediatore, nato dalla congiunzione tra il mondo sotterraneo (Osiride) e della magia e della vita (Iside).  E quindi, rappresenta l’ordine tra vita e morte e, forse, anche la rappresentazione vivente di quella porta che mette in comunicazione i due mondi.

Pulcinella è una sorta di custode della porta?

Vediamo la sua iconografia.

La sua maschera nera e il vestito candido sono elementi simbolici che richiamano proprio il mondo ultraterreno e il rapporto che questo instaura, e deve instaurare, con quello manifesto (dei vivi insomma). Ed è questo rapporto che deve avere la sua parte orrorifica (simboleggiata da Arlecchino) ma anche ludica, giocosa, grottesca, affinché possa trasportare le energie rigenerative da un mondo all’altro. Anche la cosiddetta voce chioccia di Pulcinella fa riferimento al mondo altro, visto che i gallinacei erano considerati, nell’antichità, psicopompi al pari dei cani, capaci di metterci in contatto con il mondo sotterraneo.

Ecco che Pulcinella rappresenta, con la sua scanzonatezza guascona, la vita nella sua interezza, quella che non fugge la morte, ma la incorpora in un sistema interconnesso, in una rete d’interdipendenza delle varie fasi vita-morte-vita. E senza luce non può esistere la tenebra, cosi senza morte non esiste vita e viceversa.

Ed è questo movimento, visto nella sua natura giocosa, che Pulcinella porta con sé, accettando ogni evento e reinterpretandolo a suo vantaggio, cosi come la vita tenta con l’arte (ballo in fa diesis minore) di gabbare la morte, e la morte stessa tenta con patti e con una danza di gabbare la vita.

Ma alla fine entrambe divengono un solo uno, così come simboleggia perfettamente il Tao. Pulcinella non è la parte misterica di una morte Terribile (ossia straordinaria), ma è la speranza che le paure, esorcizzate, affrontate, possano rigenerare la nostra anima, donando nuova linfa vitale e nuovo stimolo a proseguire per quel tratto, nonostante le tenebre ci minaccino a ogni passo. È la morte che significa nuova rinascita; è la gioia di vivere che si prospetta e spera in una nuova forma. È la capacità di meravigliarsi della trasformazione; e forse simboleggia quello che ha tentato di dirci Lorenzo il Magnifico:

 

chi vuole esser lieto sia

del domani non v’è certezza.

 

E chi meglio dello scugnizzo Pulcinella può accompagnarci nel viaggio conoscitivo del mondo altro?

Chi meglio di lui, con la sua scanzonata irriverenza, può avvicinarci senza pregiudizi e paure al mistero unico e incredibile della morte?

Come scrive Bruno Leoni ( http://www.guarattelle.it)

 

Pulcinella è la rappresentazione più evidente di quel mediatore tra uomini e divinità che è stato sempre nelle culture più antiche il mediatore eccellente col soprannaturale, “il buffone divino”.

Queste particolari entità adempiono a un sacro compito: quello di renderci consapevoli delle nostre rigidità strutturali che, spesso, ostacolano il flusso e il processo della vita. Essi sono specchi che mostrano il vero volto, al di là di maschere e ruoli e, così facendo, ci liberano. Ecco che questi divini buffoni operano ai margini della vita e ci portano sull’orlo di un caos rigenerativo mettendo in discussione tutte le nostre certezze. Egli dissolve affinché possa essere rigenerato. Il buffone porta la fertilità nell’oscurità, porta alla luce gli aspetti del sovrannaturale, liberandoli dall’aspetto terrificante del proibito e del segreto. Ci fa toccare la magia e la follia sacra con mano, ci accompagna verso l’ardua strada di apprendere ad apprendere. Porta nuovo ordine nel centro, permettendo all’eroe di andare incontro al caos per conquistare. E restando integrato e non integrabile, ci mostra la bellezza dell’anima, quella che, in fondo, resterà per sua natura selvaggia, indomita e ribelle. E che andrà sedotta, forse ammansita, ma mai davvero vinta.

Buffone è solo marginalmente in relazione con l’Io, con la centralità strutturata della coscienza, e tuttavia contiene, porta la vera essenza della vita, la fertilità creativa della gioia e dell’immaginazione umana. Il buffone, per usare il termine di Victor Turner, sembra portare uno spirito di communitas, di gioiosa integrità, di umanità unita piuttosto che frammentata e in conflitto. Egli lavora a servizio del Sé piuttosto che dell’Io.

 Ladson Hinton, Palo Alto

 

“Le accuse su Halloween. La Verità”. A cura di Micheli Alessandra. (fonte http://www.levereoriginidihalloween.it/2016/10/le-accuse-su-halloween-la-verita.html)

 

Perché Halloween non è una festa delle nostre tradizioni

Halloween è ritenuta da molti una festa americana. E il fatto che venga amata e celebrata da noi italiani è considerata un’aberrazione. Come se, in fondo, l’Italia fosse un paese altro, distaccato dalle sue profonde radici europee. Questo perché da noi è molto presente la convinzione, erronea da un punto di vista storico antropologico, che le nostre radici siano cristiane e che pertanto dovremmo combattere ogni intromissione di culture diverse.

Questo è un errore non solo sociale e psicologico ma anche storico. Ritenere una società, un paese, il solo prodotto di un’ influenza culturale specifica è una distorsione intellettuale. Nessun’ origine è da ritenersi univoca. Per la sopravvivenza stessa dell’idea di cultura è necessario iniettare periodicamente nuova linfa vitale, nuovi valori e assunti sociali. Questo perché una società che si nutre solo di una cultura è condannata all’annientamento e alla stagnazione. Non solo. In ogni secolo, in ogni periodo storico si è assistito al fenomeno migratorio che ha portato a una commistione di culture, di incontri e scambi che hanno creato un ibrido culturale. In sostanza, storicamente, non esistono e non possono esistere origini pure ma origini formate nei secoli da sedimenti variegati di elementi diversi.

La festa di Halloween è l’esempio specifico di questa miscellanea culturale che come direbbe Franco Cardini[1]  è il vero punto di forza della sopravvivenza di stati e popoli, dell’arricchimento scientifico culturale e della sopravvivenza di tradizioni e valori[2].

Innanzitutto dobbiamo ricordarci come l’America ritenuta così lontana da noi sia un paese nato da uno straordinario ed effervescente incontro/scontro di popoli. I veri americani sono coloro, che essendo nati sul territorio specifico, possono essere i cosiddetti nativi. Ma anche questo non è completamente vero. Se si risale nei secoli anche questi straordinari gruppi etnici hanno altre origini e si sono spostati nel continente durante un periodo specifico.  Andando a ritroso nel tempo si può assistere a una situazione quasi caotica, che ha spinto le popolazioni a spostarsi, ad adeguarsi a vivere in posti specifici in risposta a specifiche situazioni ambientali. Possiamo sospettare un’antica origine mitica (molti la ritengono probabile) di un popolo che abitando la terra abbia dato origine a diversi ceppi etnici. Ma anche qua siamo sulla scia del mitologico e poco dello scientifico.

Quello che possiamo sapere è che neanche i nativi americani sono direttamente originari dell’America cosi come noi la conosciamo, ma che sono arrivati dall’Asia quasi 20.000 anni fa. L’America è stato, infatti, l’ultimo continente a essere colonizzato dall’uomo. Certo è che quando Colombo si imbatté in questo continente poco conosciuto (in realtà prove storiche determinano che prima di Colombo ci fu una presenza vichinga e ancor prima Egizia) il ceppo nativo era presente già da tempo sul doppio del continente dall’estremo nord (stretto di Bering) all’estremo sud (Terra del Fuoco). In sostanza l’America è stato il crocevia di nuovi inizi da sempre. E l’immigrazione che l’ha interessata ha portato con sé un bagaglio di interessanti elementi religiosi e folcloristici che ha culminato con l’arrivo degli europei durante il fantastico tragitto della Mayflower.

Ribadisco. Europei, non stranieri. Popolazioni miste che avevano nelle loro antiche tradizioni, non offuscate dall’avvento della nuova religione, un retaggio quasi comune, denominato celtico ma che in realtà io definirei semplicemente pagano, ponendo l’attenzione sull’accezione totalmente “campagnola” del termine. Pagano, infatti, è un termine che semanticamente significa della campagna e che contraddistingue una precisa religiosità fatta di cicli naturali e di calendari scanditi dall’attività agricola.

Ora, se è vero che le identità sono indispensabili per potersi evolvere, ci si deve rendere conto del fatto che non esistono, se non nel mito e nell’utopia, culture e società prive di contaminazioni. Nessuno può vantare alcuna primigenia razza o cultura: le civiltà e le persone si incontrano, si scambiano anche senza volerlo e senza saperlo, si fondono, costumi e informazioni partecipano a:

un processo osmotico comune per quanto esso può subire accelerazioni o ritardi determinati dalle circostanze storiche o ambientali”[3]

Riassumendo: i nostri antenati portano nel nuovo mondo foriero di possibilità una loro specifica tradizione culturale e sociale.

Perché Halloween non può essere una festa satanica

Mettiamoci d’accordo. O Halloween è una festa pagana o è satanica. Le due anime, infatti, non possono convivere assieme. Sono antitetiche e rappresentano due distinti modi di pensiero. Se la festa è pagana, significa che appartiene a una specifica tradizione agropastorale, come suggerisce il termine stesso pagano, paganus ossia della campagna, indica il civile, il campagnolo contrapposto al militare. A sua volta il termine latino pagus indica il villaggio. I villaggi erano in opposizione ai centri delle amministrazioni dell’impero romano, sia per cultura che per riti religiosi; mentre gli ultimi erano legati al culto imperiale, gli altri seguivano ancora antichi culti locali, di divinità agresti e ctonie. Il temine fu poi ripreso dal cristianesimo con il medesimo significato di opporre due diversissimi modi di pensiero tra i seguaci della nuova religione e gli eredi delle tradizioni politeiste, in biblico potremmo definirli gentili.

Se i pagani sono indicati come gli eredi di una specifica tradizione religiosa, che va dal culto arboreo al culto delle divinità femminili fino all’animismo, il satanismo è erede diretto della tradizione giudaico cristiana, laddove l’originario monoteismo in realtà spesso, sfociava con il dualismo di stampo iraniano.

Il termine satana deriva dall’ebraico sàtan. Essendo l’ebraico una lingua  che ha una forte componente geroglifica[4], essa si presta a una varietà notevole di significati. Pertanto Satan può assumere i significati di avversario, colui che si oppone, accusatore, contradditore osteggiatore e aggressore. Questo termine identificava uno o più angeli o divinità minori presenti nel Medio Oriente antico. Ha sicuramente origini nel monoteismo ebraico, ma sicuramente contiene innumerevoli influenze delle religioni caldee e soprattutto dello zoroastrismo.

Nelle religioni abramitiche assume l’incarnazione dell’agente del male in contrapposizione a Dio, sminuendo però la forza monoteistica dell’ebraismo. Se Dio infatti è considerato principio del bene e dell’armonia assoluta, unico creatore, contrapporgli una divinità altrettanto potente, sfocia, dunque nel politeismo più primitivo.  Giovanni Semerano[5] ne fa invece derivare il termine dal sumero sat-tam con il significato di controllore e capo di un’amministrazione assunto soltanto successivamente a divinità strettamente locale.  Lo spirito unico di questa oscura divinità fu poi accomunato alla divinità iraniana Arimah principio di caos e distruzione, faccia opposta della divinità di ordine e luce Ahura Mazda. Questo ci fa comprendere come l’élite religiosa ebraica fu profondamente influenzata dall’esilio di babilonese patito dal popolo ebraico. Fu a questo punto che tale élite sviluppò una complessa e, a volte, discordante  teologia morale basta sul dualismo (rinnegando quindi la precedente pretesa monoteistica) basata sull’eterna lotta bene/male giunta fino a noi.

Però, prima di questo esilio la figura di Satana era molto diversa.  Satana appare per la prima volta nella Torah in Numeri 22.2:

La partenza di Balaam provocò lo sdegno di Dio. Balaam cavalcava l’asina, accompagnato da due servitori. L’angelo del Signore (satan שָׂטָ֣ן) andò a piazzarsi sulla strada per sbarrargli il passaggio.

Quindi la figura non è affatto contrapposta: esso è un angelo ((מַלְאַ֨ךְmal’akh) il cui scopo è porsi semplicemente come avversario contro Baalam. Esso assume il ruolo di inviato da Dio, del quale segue il comando, con l’obiettivo di impedire che Baalam segua una strada storta cadendo in errori irreparabili. Attraverso la provocazione l’avversario genere ira nella vittima che, però, si rende conto di tutto il progetto divino che sta alla base di quest’azione provocatoria.

Altra presenza è relativa alla figura di Satan nel libro di Giobbe al quale viene affidato il compito di verificare la fedeltà dell’uomo devoto del suo amore e della sua dedizione nei confronti del progetto di Dio. L’angelo funge quasi da controparte in una sorta di tribunale in cui Giobbe si trova a dover rispondere, di fatto, alla classe sacerdotale (rappresentante della mera devozione ortodossa) e alle provocazioni che Satan lancia per aiutare Giobbe a scavare dentro se stesso. La stessa figura di Satan, è stata anche chiamata Samael, considerato l’angelo distruttore che concorre alla morte dell’uomo; anche in questo ruolo, non è altro che un delegato dell’energia originaria che parte dal Dio unico.

In sostanza la figura originaria era molto diversa da quella che si sviluppò più tardi con il Cristianesimo di Paolo. Ricordiamo che Paolo, Saulo di Tarso, era un ebreo ellenizzato, che godeva della cittadinanza romana e che non conobbe mai direttamente Gesù. Nella sua conversione e nella sua teologia fu presente, quindi, un elemento profondamente estraneo alla cultura ebraica, esso sviluppò una teologia che prendeva spunto dalle religioni presenti nel mondo ellenico come lo Zoroastrismo e il culto di Mitra creando un qualcosa di innovativo e antico al tempo stesso, profondamente influenzato dal dualismo. Pertanto, la figura di Satana entrò a far parte del cosmo cristiano grazie anche ai padri della chiesa che lo identificarono con Lucifero, l’arcangelo più bello che peccò di superbia e blasfemia.

Possiamo definire, quindi, il satanista profondamente imbevuto nel microcosmo cattolico cristiano, ne condivide gli assunti e i protagonisti anche se in forma rovesciata e si discosta dalle primigenie religioni di stampo animista che rappresentavano il cosmo come un luogo in cui non vi era contrapposizione tra dimensioni o aspetti del creato, Bene e male, spirituale e terreno, tanto da essere definiti sistemi monisti.

Si può osservare come i due sistemi di pensiero siano totalmente differenti, a volte incompatibili con un dualismo che, fu alla base delle prime religioni umane. Il senso di appartenenza a un mondo vasto, sfaccettato e onnicomprensivo diventò il primo modo di approccio dell’uomo verso il mondo che lo circondava. Essendo, dunque, un’antichissima forma di religiosità, anzi di sacro che condivideva la fede nell’esistenza di una rete di relazioni tra ogni sistema esistente, sia animale, ma anche materiale che dialogava costantemente con l’energia basilare, si può considerare il suo opposto, il monismo, una sorta di critica radicale del sistema antico. Il monismo critica fortemente il dualismo, o come viene chiamato oggi l’olismo, perché lo ritiene un antagonista. E per la sua natura “tirannica” il sistema di pensiero radicale e rigido rifiuta fortemente ogni confronto e ogni paternità che lo rende soltanto uno tra le forme possibili di pensiero sul mondo e l’universo. Il monismo deriva quindi dalla primitiva forma di concezione del mondo, una concezione quella pagana che, sulla base di innovativi studi scientifici e sulla base di nuove teorie sociologiche ( tra cui la cibernetica[6] e l’olismo[7] appunto) sta nuovamente riprendendo il suo posto non tra le tradizioni folcloristiche e mitologiche, ma tra i sistemi di pensiero ufficiali.

Mentre il dualismo parte dalla contrapposizione netta – anche se Igor Sibaldi[8] ne rintraccia una sorta di accordo collaborativo verso l’evoluzione umana e cosmica – di due sistemi, di due concetti resi divini (spirito e materia , bene e male), il concetto filosofico monista rifiuta la separazione del tutto, in due unità distinte.

Viene quindi postulata l’esistenza di un unico principio ontologico, chiamato essenza divina o energia divina che permea l’universo materiale di cui è riflesso e costituzione primaria. Le concezioni monistiche[9] non rifiutano la pluralità in sé, la molteplicità ma la considerano manifestazione sostanziale di un’unica entità che ne è origine e fine. Quindi la molteplicità fenomenica, così come il dualismo, sono soltanto i paraocchi con cui l’essere umano riesce a percepire il tutto, frutto però di una conoscenza fallace e illusoria.

Halloween/ Samhain è il frutto di questa concezione monistica che fa sì che il tempo e lo spazio siano circolari, ricorrenti e, appunto per questa capacità di manifestare il divino, certe date non sono altro che porte con cui l’uomo può scrutare per un attimo la realtà dietro le pastoie della sua “specie”.

Quindi Halloween definita come festa pagana, non può essere considerata satanica nel senso corrente. Ovviamente, essendo un simbolo può sicuramente essere usata per qualsiasi scopo,  ma in questo centra l’uomo e le sue possibilità più che il simbolo stesso. É l’uso che l’uomo fa del simbolo a fare la differenza. Halloween si discosta profondamente, lo dico senza che la mia affermazione sia di contenuto valoriale, dalla emotività cattolico-cristiano. In Halloween e Samhain non c’è la venerazione del male poiché il male è considerato parte del tutto, non come essenza definita ma come, semmai, mancanza di conoscenza e consapevolezza del sistema cosmico.

Ecco che le accuse di satanismo perdono di consistenza, il satanismo è e resta una parte, oscura, rifiutata e ambigua di un preciso sistema valoriale che trova nel cristianesimo il suo referente. Se il satanista si oppone alle regole cristiane esso –usufruendo dei suoi simboli e della sua ritualità (seppur rovesciata) – in realtà ne è profondamente imbrigliato.

Il satanismo si risolve come un contenitore in cui si riversa il gusto del proibito e del limite e di tutte le frustrazioni che, in un sistema in cui non c’è coscienza o gnosi ma solo proibizione, si ingigantiscono fino ad assumere il ruolo di ribellione allo status quo e alla morale, fino alle estreme conseguenze. La protesta anticlericale si riassume in una distorta ansia di rinnovamento che poco ha a che fare con il mondo vissuto dagli antichi politeisti. I politeisti erano profondamente immersi in un sistema interconnesso, responsabile e legato nei suoi aspetti al principio unico. Il satanismo pone se stesso al di fuori di questo sistema ponendosi in modo erroneo di fronte alla creazione.

Halloween è una festa dedita a riti magici

La confusione riguardo alla magia esiste da secoli. Magia e religione sono così separate oggi, così antitetiche che, se si vuole denigrare l’altro da sé, lo si accusa di atti magici, mentre nel mondo precristiano magia e religione erano profondamente connesse così come le sono ancora oggi in molte società tradizionali Ma cos’è davvero la magia?

Il termine magia deriva dal greco mageia che indicava la dottrina dei magi, sacerdoti persiani di Zoroastro e che, successivamente, acquista il significato di incantesimo.

Ora anche il termine incantesimo è interessantissimo perché deriva dal latino incantare ossia recitare in forma cantata formule magiche o accezioni rituali di fede. L’incantesimo è il rito magico che, per mezzo della parola e del suono, si propone di entrare in contatto diretto con il divino. Tutte le religioni hanno l’incantesimo, ossia la formula rituale cantata: essa è la prima magia umana che passa per l’intonazione della voce, i misteri del suono e la consapevolezza dell’asserzione, che travalica le frontiere del numinoso per invadere con la sua potenza la realtà.

La magia, quindi, è il metodo più antico di identificare i fenomeni fino a poterli dominare, fenomeni che, analizzati con i mezzi normali e comuni, non possono essere compresi né manipolati. Questa visione nasce da una concezione animistica dell’universo, dove tutto il creato, tutte le cose esistenti possiedano un principio vitale (anima o manà). Quest’azione ha una duplice faccia: tende sia a collaborare empaticamente con questo principio sia a forzarlo;  ha una parte di dialogo, ma anche di azione decisa e potente.

La religione si interessa del legame tra il mondo divino e quello umano, che viene tutelato e stimolato da precise azioni rituali da cui intende ottenere la benevolenza o evitare la loro ostilità; si tratta di un rapporto di sottomissione dove – più che erigersi a loro pari manipolando le forze – si tende a scendere a patti con esse mediante precise modalità di interazione. Si tratta di uno stesso principio ottenuto con due differenti modalità: attivo il primo e passivo il secondo.  Se la risoluzione del problema, ossia l’intelligibilità delle forze sovrannaturali, sono diversamente risolte, c’è da dire però che entrambe sono le stesse facce di una medesima medaglia: il sacro, quell’essenza di irrealtà, di immaginifico, di mistero e di straordinario che gli antichi popoli percepivano nel cosmo. Pertanto è facile trovare negli scritti sacri e nelle pratiche moderne molti esempi di atti di magia puri: possiamo citare Mosè con il roveto al centro di alte fiamme, la divisione del Mar Rosso (atto di magia perché forza eventi naturali)  soltanto con il tocco del suo bastone, le tavole della legge scritte dal dito di Dio e cosi via. Nel nuovo testamento troviamo innumerevoli esempi: la camminata sulle acque, moltiplicazione di cibo, risurrezione dei morti, guarigioni e tanti altri.

Ma anche la richiesta di miracoli, eventi prodigiosi del mondo moderno dimostrano come esista una totale sovrapposizione di magia e religione da sempre; in entrambi i casi, l’uomo chiama a se qualcosa perché possa, con i dovuti modi, realizzare un desiderio nascosto.
Quindi perché accusare una semplice festività di qualcosa di naturalmente connesso con la profondità dell’animo umano?
Se la magia, per molti studiosi, si può considerare emanazione della religione o viceversa, l’accusa rivolta a Halloween perde di importanza. E’ un dato di fatto che il sacro si componga di due elementi per poter rendere merito della magnificenza dell’universo sospeso tra azione e stasi. Entrambe si pongono di fronte al mistero della creazione e dell’esistenza cercando di interpretarne non soltanto il volere ma anche la natura, per poter dialogare, esserne invasi e poter migliorare la vita emotiva e fisica dell’umanità. Come in cielo così in terra[10].

Halloween non va festeggiata perché festa nemica della civiltà cattolica

Il problema della creazione di un nemico non va assolutamente sottovalutato. Questo perché fa parte di un ethos essenzialmente distorto, sono le cosiddette mentalità totalitarie ad aver bisogno di un nemico, reale o immaginario per potersi affermare e sostenere. Questo nemico metafisico è un ruolo sociale che in ogni secolo hanno interpretato, consenzienti o meno, eretici, streghe, etnie diverse, classi sociali e altre entità di uno stesso corpo sociale che sono stati “espulsi” per colpe reali o metafisiche.

L’opinione pubblica, guidata da interessi variegati si dirige quindi su una determinata minaccia come se, nonostante la liberazione che il laicismo ha operato nei popoli durante i secoli, fosse necessario per  la comunità trovare altre forme di conflittualità.

Perché quest’atteggiamento? Avere un nemico, qualcosa da combattere, in nome della Verità, è uno dei modi che un popolo ha di mantenere inalterata la sua identità. Come abbiamo visto non esiste un’identità pura, ma è un frutto di incontri, scontri, scambi, di educazione, di influssi ambientali che ne delinea i confini e ne struttura la forma. Creare l’antagonista, l’ostacolo, il contradditorio, misura in un certo grado il nostro sistema di valori e nell’affrontare il nostro valore. Pertanto, se il nemico con l’evolversi dei tempi non esiste, si tende a costruirlo separando una parte dell’organismo sociale e dotandolo di un’esacerbata caratteristica. Non sono designati come nemici soltanto i diversi, ma anche coloro che hanno un interesse nel rappresentare come minacciosi anche se non minacciano direttamente, facendo sì che la diversità reale o presunta ne risulti nell’immaginario come minacciosa. Esempio è il discorso di Tacito sugli ebrei: 

“Profano è per loro tutto quello che è sacro per noi e quanto è per noi impuro per loro è lecito» (e viene in mente il ripudio anglosassone per i mangiatori di rane francesi o quello tedesco per gli italiani che abusano d’ aglio). Gli ebrei sono “strani” perché si astengono dalla carne di maiale, non mettono lievito nel pane, oziano il settimo giorno, si sposano solo tra loro, si circoncidono (si badi) non perché sia una norma igienica o religiosa, ma «per marcare la loro diversità», seppelliscono i morti e non venerano i nostri Cesari (…)”.[11]

La costruzione di un limite emotivo nasconde, però, il bisogno spasmodico dell’altro perché è l’altro che mi riconosce e mi identifica. La guerra che si scatena nei confini tra noi e l’altro che si trasforma in guerra valoriale bene/male nasconde l’aspirazione a cancellare l’ostacolo. L’altro, cioè, può riconoscermi soltanto se io vinco, peccato che nel momento in cui vinco annullando l’altro, il nemico, l’unico che può distinguermi e riconoscermi viene meno e quindi io resto nel limbo dell’oblio. La paura che guida questo meccanismo nasce dalla confusione che la modernità esercita sull’individuo di non avere più un io definito. Ecco perché si erigono rigidi confini, ci si chiude in stereotipi, si ghettizzano persone e festività che non sono più soltanto svaghi o venerazioni, ma veri e propri epicentri di significati.

Il mancato riconoscimento di sé porta all’identificazione di qualcuno o qualcosa come nemico, come ostile, come pericolo.

Halloween è una festa. Non è un bagaglio di significati. I significati vengono attribuiti dall’uomo. Le festività sono soltanto un modo per onorare un principio, una dimostrazione di gioia e ringraziamento, un istante per rinnovare un legame speciale con il cosmo con il tempo e con l’avvento delle stagioni. Non è il pericolo. Il pericolo è quando una semplice solennità religiosa o sacrale prende il posto di una mancanza sociale o personale.

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[1] Franco Cardini è uno dei nostri maggiori storici italiani. Docente di storia medievale all’università di Firenze vanta un gran numero di pubblicazioni tra cui il libro citato “Noi e L’islam. Un incontro possibile?” edito da edizioni Laterza. Nel 2007 gli è stato assegnato il Premio Scanno. È stato vincitore dei seguenti premi: Repaci, Anghiari, Punta Ala (1985), nel 1987 del premio Circeo, del Comisso nel 1988, Tevere (1994), Columbus (1997), Firenze-Europa (1997), San Giovanni (2000), Chianciano-biografia (2000), “Fiorino d’Oro – Viareggio Carnevale” (2001), “Premio Internazionale Vanvitelli”(2001), “Capalbio” – Politica e Cultura (2001); Premio Europeo “Lorenzo il Magnifico” – Accademia Medicea Internazionale (2001); Premio letterario internazionale “Feudo di Maida”; IX Premio Internazionale di Saggistica “Salvatore Valitutti”; Premio Ernest Hemingway – Lignano Sabbiadoro 2004; Premio Accademia della Torre di Castruccio, Carrara, 2004; Premio Federichino – Jesi, 27.9.2004; Premio Internazionale Ultimo Novecento, XXVII Edizione, Pisa 27. 11. 2004; Premio “Medioevo Presente” del Comune di Monteriggioni, 2006; Premio speciale della Giuria “Il Molinello”, Rapolano Terme, 17.3.2007; Premio III Edizione Microfono di Cristallo “Umberto Benedetto” per la Radiofonia, Firenze, giugno 2007; nel 2007 Premio Scanno; nel 2008 Premio “Mino da Fiesole”; Premio Nazionale di cultura nel giornalismo, XX, edizione e “La Penna d’Oro”, Sezione scienza storica 2008; il Premio Mozart 2008. E ancora: fu insignito della Croce d’oro dell’Ordine della Guardia d’Onore dei santi martiri Agapito ed Alessandro dall’Esarca d’Italia della Chiesa greco-ortodossa tradizionale (28.9.2008) e del Premio delle Arti “Fiorentini nel Mondo” 2010 (25.3.2011).

[2] Franco Cardini, Noi e L’islam,Laterza pag6-8

[3] Franco Cardini, op. Cit pag. 12

[4] Il “segreto” delle lingue geroglifiche , consiste nel fatto che :

1) Le lettere delle lingue geroglifiche avessero, ciascuna, un valore fonetico e insieme un significato compiuto;

2) Per conoscere davvero una lingua geroglifica bisogna conoscere perfettamente i significati delle lettere  e saperli interpretare, così da avere il senso intero, originario. Da http://www.harmakisedizioni.org/

[5]Semeraro (1911-2005) è stato un bibliotecariofilologo e linguista italiano, studioso delle antiche lingue europee e mesopotamiche. Autore di ampi dizionari etimologici di greco e latino in cui ha proposto una sua innovativa teoria delle origini della cultura europea, in base alla quale le lingue europee risultano così essere di provenienza mediterranea e fondamentalmente semitica.

[6] Il termine cibernetica ha indicato, ed in parte indica anche tuttora, un vasto programma di ricerca interdisciplinare, rivolto allo studio matematico unitario degli organismi viventi e di sistemi sia naturali che artificiali, basato sugli strumenti concettuali sviluppati dalle tecnologie dell’autoregolazione, della comunicazione e del calcolo automatico. La cibernetica è nata dunque come un campo di studi comune tra la biologia, le scienze umane e l’ingegneria. L’ampiezza di questa prospettiva è tale da coinvolgere vari problemi di interesse filosofico; in particolare, dal punto di vista epistemologico, la cibernetica può essere caratterizzata come una nuova forma di riduzionismo, innovatrice rispetto alle forme tradizionali di materialismo per aver messo in luce l’importanza del concetto di informazione nell’intepretazione dei fenomeni della vita. Perché ciò sia reso possibile la cibernetica deve considerare l’universo come una grande rete di relazioni, influenze reciproche e di interconnessioni profonde, in cui quelle sottili reti sono le informazioni portate attraverso i vari settori dalla comunicazione.

[7] L’olismo (dal greco όλος, cioè “la totalità”, “globalità”) è una posizione teorica basata sull’idea che le proprietà di un sistema non possono essere spiegate esclusivamente tramite le sue componenti. Dal punto di vista “olistico”, la sommatoria funzionale delle parti è sempre maggiore/differente dalla somma delle prestazioni delle parti prese singolarmente. Un tipico esempio di struttura olistica è l’organismo biologico: un essere vivente, in quanto tale, va considerato sempre come un’unità-totalità non esprimibile con l’insieme delle parti che lo costituiscono.

[8] Igor Sibaldi è uno scrittore e saggista italiano. Nato da madre russa e padre toscano, Sibaldi è studioso di teologia e storia delle religioni; è autore di opere sulle Sacre Scritture e sullo sciamanesimo, oltre che di opere di narrativa e teatro.

 [9] Per molti studiosi i celti erano fondamentalment di stampo monistico. A tal proposito si posso leggere i seguenti saggi:

Jean Markale Il Cristianesimo celtico e le sue sopravvivenze popolari, edizioni Arkeios, John Donohue Anima Amica edizioni TEA, T.G.E. Powell i celti Uomo e mito edizioni Est, Ward Rutherford Trazioni celtiche Neri Pozza, John Mattews Sciamanesimo celtico Età dell’acquario, Brian Bates La sapienza di Avalon Rizzoli, Marc Questin Tradizione magica dei celti Atanor, Jan Filip I celti Newton e Compton, Stuart Piggot i druidiNewton e Cmopton, Anthony Duncan la Cristianità celtica Mondadori, Caitlin Mathhews I celti Xenia, Sabine Heinz i simboli dei celti il punto d’incontro edizioni, Riccardo Taraglio il vischio e la quercia Età dell’Acquario, Alexedei Kondratiev Il tempo dei celti Urra Edizioni, Laura Rangoni La magia dei celti Xenia, Adriano GaspaniL’astronomia dei celti Kletia Edizioni, Jean Markale il druidismo Mediterranee edizioni, Alwin Rees e Brnley Ress L’eredità celtica Mediteranee e Massimo Centini I celti Xenia Edizioni.

[10] Corpus Hermeticum o Tavola smeraldina di ermete Trismegisto, Bombiani edizioni.

[11] Tacito Historiae, libro V.

(Fonte http://www.levereoriginidihalloween.it/2016/10/le-accuse-su-halloween-la-verita.html del  28 ottobre 2016)

 

 

Alle origini della tradizione. “Is animeddas” e su “mortu mortu”, incontro con l’Halloween sardo. A cura di Giovanni Khun Galaffiu

 

Su Morti Morti

In Sardegna, almeno da 2000 anni a questa parte, vi è sempre stata quella che è definita la “festa dei morti”. Questo giorno particolare può assumere varie denominazioni: Is Animeddas (le piccole anime), Su Mortu Mortu, Sos Mortos, Su Prugadoriu, Su Peti Cocone (Chiedi il biscotto), Is Panixeddas (il pane piccolo, molto lavorato e decorato).

Ma, nomi a parte, la ricorrenza è sempre una.

In Sardegna viene da presto insegnato ai bambini a non avere paura dei morti. Nei paesi, soprattutto nel Goceano, nel Marghine e nella Barbagia, in occasione di qualche lutto, ai bambini veniva sempre mostrato il cadavere del defunto deposto nella bara. Venivano invitati anche a toccarlo; spesso, dentro la bara, venivano messe alcune lire affinché i bambini le prendessero e le considerassero un “dono del defunto”.

Le donne dei paesi organizzavano la festa dei morti con largo anticipo. Si preparavano i dolci con la sapa (i papassini), biscotti, gli amaretti, le tiricche e il pane decorato privo di lievito.

E la cena per i vivi, spesso frugale.

Il 31 Ottobre, i bambini vanno di casa in casa a chiedere dolci, frutta, anche qualche euro. Fino al primo dopoguerra, i bambini erano soliti portare delle maschere, vestirsi di bianco o indossare il classico costume del paese, spesso prestatogli dagli anziani. Non era raro che fossero “armati” delle classiche zucche intagliate, oggi così care a ben altra festa.

Ai tempi di oggi è impensabile, ma nel giorno dei morti, fino a circa mezzo secolo fa, ai bambini non occorreva bussare alle porte delle case: queste ultime venivano lasciate aperte affinché i piccoli potessero entrare agevolmente e senza alcun ostacolo.

A nos lu daghese su Morti Morti? (Ce lo date il Morti Morti?), chiedevano.

Le donne lasciavano le ceste e i canestri pieni di doni vicino agli ingressi e distribuivano un po’ di tutto ai bambini.

Giacché questa era la festa delle e per le anime, per tutta la notte, le donne spesso lasciavano le tavole riccamente apparecchiate e le credenze aperte affinché le anime potessero prendere da sole il cibo che occorreva loro. Vi era l’usanza di eliminare dalle tavole le posate appuntite affinché sas animas malas non potessero usarle contro gli abitanti della casa.

Ogni casa veniva illuminata con antiche lampade a olio o candele.

La mattina seguente, in genere il padrone di casa, chi si alzava per primo poteva mangiare quanto lasciato in tavola.

In tempi antichi, non tutti potevano permettersi di donare dolci e/o soldi. La maggior parte delle famiglie era solita regalare ai bambini caramelle, frutta fresca (specie mandarini, mele cotogne, castagne e melegrane) e frutta secca di ogni tipo; talvolta anche soli fagioli e ceci.

Quando ancora non esistevano le buste di plastica, i bambini andavano di casa in casa muniti di vecchie federe; era quasi d’obbligo che le federe fossero logore perché quasi sempre queste finivano per sporcarsi di succo di melegrane, impossibile da smacchiare.

I bambini, dunque, dovevano andare di casa in casa; ma mai da soli. Si doveva essere almeno in due, al fine di evitare incontri con sas animas malas.

Anche per questo motivo, ogni famiglia era tenuta a fare un’offerta, giacché queste servivano per placare e saziare le anime dei defunti che – si pensava – in quei dati giorni potessero anche vagare per le vie del paese.

Benetutti, sono i chierichetti ad andare di casa in casa per le anime, nella notte tra il primo e il 2 novembre, avvisando la popolazione del loro arrivo grazie alla classica campanella per la messa.

La scrittrice, premio Nobel, Grazia Deledda, nel suo libro Tradizioni popolari di Nuoro in Sardegna, scriveva che se, durante la notte dei morti, si fosse avuta la ventura di imbattersi in un’anima defunta, occorreva recitare la seguente formula:

Si ses cosa bona,
bae in orabona;
si ses cosa mala,
bae in orammala! 

Se sei buono,

fa’ buon viaggio;

se sei cattivo,

vai in malora!

 

Anche per tale ragione, una formula del rito pronunciata dai bambini, era chiedere sempre garki cosa pro sas animas (Qualcosa per le anime). Alcune donne, se qualche notte prima avevano sognato i propri parenti defunti, potevano chiedere ai bambini di pregare per le anime di costoro; e davano l’offerta.

Ogni dono doveva essere messo nel sacco, nelle federe: anche i papassini i quali – quasi inevitabilmente – si sbriciolavano.

La festa dei morti poteva avere anche un’altra valenza: poteva essere sfruttata per mettere pace tra due o più famiglie divise dall’odio. I bambini, spesso, andavano proprio nelle case delle famiglie rivali per ristabilire la pace, giacché a nessuno era consentito scacciarli né privarli dei dolci che spettavano loro.

La notte dei morti, in aggiunta, soprattutto per i bambini più piccoli, poteva servire anche per presentarsi alle famiglie che ancora non conoscevano.

Ai bambini, in questo caso, si chiedeva: E tue fizzu ‘e chie sese? (E tu figlio di chi sei?)

Alla fine della serata, tutti i bambini del paese s’incontravano e si faceva una divisione equa del bottino. Nessun bambino poteva tenersi quello che aveva raccolto: ogni cosa doveva essere ripartita in parti uguali.

Lo spirito della Festa dei morti, in Sardegna, era soprattutto di accoglienza; un modo speciale per accogliere quelle creature gioiose e innocenti quali sono i banbini. Questi, ricevendo i doni, svolgevano una perfetta funzione di suffragio per le anime del defunte del Purgatorio.