Intervista all’autore Rafael Guerrero. A cura di Francesca Giovannetti

70659853_10217619428748944_6732373116359540736_nRafael Guerrero è uno dei casi in cui autore e protagonista del romanzo coincidono. Siamo abituati a leggere biografie e storie vere, ma quando si tratta di investigazioni e thriller, la sovrapposizione è più rara. Chi meglio di un detective privato può raccontare la storia con verosimiglianza? Direi nessuno.

I manuali raramente sostituiscono in pieno l’esperienza diretta. Per questo avere l’occasione di parlare con il detective Guerrero non può essere persa: investigatore, criminologo ed  esponente di spicco del romanzo noir. Quindi iniziamo questa intervista con una semplice premessa: un sincero grazie all’ autore per la disponibilità che ci ha concesso.

 

Quando ha scelto di diventare un investigatore privato? Cosa l’ha spinta ad affermarsi in questa professione?

A 20 anni mi sono iscritto al corso di investigatore privato all’ Università. Il corso, qui in Spagna, ha una durata di tre anni, dunque a 23 anni ho ottenuto l’abilitazione e sono diventato ufficialmente un detective abilitato alla professione. Può darsi che sia stato influenzato dai film o dai romanzi polizieschi ma, per me, essere detective è uno stile di vita.

Nel corso della sua carriera avrà affrontato molti casi con importanti implicazioni emotive. Ha mai pensato “Ok, questa è l’ultima volta”?

Come in tutte le fasi della vita, ci sono momenti felici e altri più difficili. Durante i primi anni avevo per la maggior parte incarichi da parte di privati e molti erano i casi legati all’ infedeltà coniugale. Altre richieste invece si muovevano intorno alla sfera lavorativa, come doppi lavori che sfociavano in concorrenza sleale o finti permessi di malattia per coprire un secondo impiego. Devo dire che non c’è stato un caso che mi ha colpito particolarmente: quando lavori sulla strada, ti aspetti sempre il peggio e sai che devi conviverci.         

Ricordo però un caso, senza scendere nei dettagli: un caso di adulterio in cui uno dei coniugi aveva intenzione di  mettere fine alla vita dell’altro con la complicità dell’amante. Quest’ultimo, vedendo la piega che stavano prendendo gli eventi, prima di mettere fine alla relazione decise di assumerci per scoprire le intenzioni di questa persona e dichiarare la sua estraneità ai fatti. Siamo riusciti a scoprire il piano e ad avvisare la polizia. Risolvere un caso ti dà la forza di andare avanti, anche se pensavi che sarebbe stato l’ultimo.

70297393_10217619387707918_5868656812336611328_nCome è arrivata la decisione di diventare autore?

Il punto di svolta sono state le notti in bianco. Avevo tempo a disposizione e ho iniziato a riflettere su chi ero diventato e cosa avevo imparato indagando sugli altri e per conto di altri. Così, davanti a un monitor e una tastiera, ho accettato la sfida: essere un detective sia nella realtà che nella finzione letteraria o, per meglio dire, in una sorta di terra di mezzo fra realtà e finzione in cui io ero diventato,per testardaggine o per l’arroganza del principiante, l’autore, il personaggio e il modello di ispirazione. Dalla terra di nessuno- Ultimatum per il Detective Guerrero, è nato così.

Quale autore ha avuto più influenza su di lei dal punto di vista stilistico?

Manuel Vázquez Montalbán mi ha influenzato non tanto dal punto di vista stilistico ma per la caratterizzazione del suo personaggio, il grande Pepe Carvalho, il detective che prova pena per chi non sa mangiare bene. Un detective che compra i vestiti a poco prezzo ma che non bada a spese se si tratta di un buon pasto, soprattutto se preparato dal suo assistente e cuoco Biscuter.

Quanto è stato difficile mettere se stesso su carta?

Mi è costato diversi sconvolgimenti emotivi; descriversi e raccontarsi non è mai facile perché riflettersi in certi specchi non è sempre lusinghiero. Ho rischiato più volte di sprofondare nelle sabbie mobili della storia che stavo raccontando.

Com’è la vera vita di un detective privato?

Ho voluto raccontare come vive e come lavora un vero detective, quali sono le sue motivazioni e quali le sue paure, le storie d’amore, i successi e gli insuccessi senza utilizzare effetti speciali da film, artifici letterari o temi e stereotipi triti e ritriti, evitando la pomposità di un affascinante agente segreto al servizio di Sua Maestà o lo squallore di un investigatore alcolizzato che campa trafficando con segreti rubati nei bassifondi di Madrid o Barcellona. Perché questa non è assolutamente la nostra “normale e noiosa” routine, o forse sì…

Qual è cosa più importante che le ha insegnato questo lavoro?

La prima cosa che si impara mentre si sta rannicchiati sul sedile di un’auto o dietro l’obiettivo di una macchina fotografica è che il male e la menzogna si annidano in ogni luogo e che possono nascondersi nei panni di chiunque… ricchi o poveri, saggi o stolti e ovviamente, anche in noi.

70441664_10217619389667967_3501203360550223872_nQualche considerazione sul suo ultimo libro pubblicato in Italia?

Scrivere Dalla terra di nessuno. Ultimatum per il Detective Guerrero per me è diventata una missione, una delle tante, che ho affrontato con le stesse armi che sfodero quando lavoro: la pazienza e il buon senso. O per meglio dire “aspettare, aspettare, aspettare” fino a quando non si trova la forma narrativa più fedele e onesta possibile per rappresentare quanto è successo.

In questo modo sono riuscito a trasferire la mia esperienza sulle pagine di  Dalla terra di nessuno-Ultimatum per il Detective Guerrero e per me è stato più un esercizio di introspezione che di esibizionismo, anche se immagino che l’uno non possa esistere senza l’altro. È un po’ come l’amore, immagino…

Può darci un’anticipazione sui suoi futuri progetti letterari?

Prima di iniziare la stesura vera e propria di un libro ho bisogno di una fase di preparazione, che può necessitare anche di sei mesi di tempo. Ho appena terminato questa parte del processo e sto mettendo insieme i pezzi del mio quinto romanzo.

Ma non smetto mai di scrivere: nel corso dell’anno scrivo recensioni dei romanzi che ho trovato interessanti e le pubblico in blog specializzati; inoltre scrivo racconti per antologie di genere noir e poliziesco.

 

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Intervista a cura di Corrado Pastore e Francesca Giovannetti.

Revisione a cura di F. U.

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Diario di una Bookblogger. Elena di Sogni di carta e altre storie, si racconta. A cura di Alessandra Micheli

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Instancabile Elena.

Elena dai mille interessi.

Elena e il suo amore per la Bellezza.

Elena e il suo profondo, inestinguibile bisogno di comunicare.

Elena sorridente e disponibile, amata e forse perché limpida odiata.

Oggi la nostra eroina ci parla dell’altro suo interesse: i libri.

E ci racconta attraverso di essi la sa visione della letteratura, dei suoi limiti ma anche di quelle immense potenzialità che le permettono di salvarsi sempre a un passo dall’abisso.

Buon viaggio

Ciao Alessandra, innanzi tutto grazie per aver scelto di ospitarmi, per me è un onore immenso essere intervistata da te!

Cosa significa essere un book blogger

Significa avere la possibilità di essere immersa dai libri, di dare voce a una grande passione quale la lettura e conoscere talenti nascosti e persone meravigliose.

Alcune delle amicizie più importanti per me, sono nate proprio grazie al mio status di Blogger e questa è una cosa bellissima.

Che cultura letteraria deve avere secondo te un book blogger?

Quanto più ampia possibile. Deve saper spaziare tra i generi, conoscere i grandi classici cosi come i testi degli emergenti. Un book blogger che si rispetti, a parer mio non deve porre limiti alla conoscenza letteraria.

Non esistono solo gli autori classici come Calvino e Wilde esistono anche autori emergenti dotati di una bravura straordinaria e che spesso, proprio a causa di preconcetti e limitazioni dei lettori non riescono ad emergere…ecco, un book blogger, non deve essere un lettore qualunque, ma deve avere una visuale e una mente molto più aperta.

Recensioni o opinioni personali?

Opinioni personali. Un book blogger amatoriale, può avere una buona tecnica di scrittura e un’ampia conoscenza letteraria, caratteristiche che permettono un’analisi approfondita e strutturata, ma che non fanno di lui un critico letterario. Io personalmente non mi sento all’altezza di giudicare professionalmente il lavoro altrui, quindi, mi limito ad esprimere il mio parere, nel modo più “professionale” possibile.

Cosa serve per scrivere recensioni

Cultura letteraria, una buona conoscenza della lingua italiana e tanta sensibilità e amore per l’arte della scrittura.

Obiettività o soggettività, cosa caratterizza un blogger

Entrambe le cose. Ogni book blogger ha un suo modo di approcciare alle letture e alle recensioni: c’è chi agisce e reagisce in maniera più emotiva e di pancia e chi invece in maniera più razionale e di testa.

Personalmente credo di appartenere più alla prima categoria, ma cerco comunque di fondere le due parti in modo da lasciar trasparire la soggettività emotiva e l’oggettività tecnica.

Cosa pensi del mondo letterario contemporaneo

Penso che ci siano troppi cloni dei cloni e che i veri talenti facciano fatica ad emergere per via di pregiudizi enormi insiti nel lettore medio.

Quanto conta il talento oggi nella stesura dei libri

Tantissimo, è FONDAMENTALE. Senza talento la tecnica non basta e viceversa. Sono due punti fondamentali, contrapposti troppo spesso, ma comunque complementari.

Cosa pensi del self pubblishing?

Penso che sia insieme croce e delizia per i lettori. Da un lato lo apprezzo, poiché ha reso l’arte della scrittura accessibile a tutti, dall’altra per lo stesso motivo lo detesto.

Credo che un libro pubblicato in self publishing non abbia nulla da invidiare a uno pubblicato da C.E, a patto che sia curato nel dettaglio.

Penso che se alcuni autori si impegnassero di più e si affidassero ad un editor prima della pubblicazione, la categoria del Self sarebbe meno discriminata .

Penso che la scrittura non sia per tutti come tutte le forme d’arte.

Il fatto che io ami la musica, non fa di me il nuovo Chopin, per intenderci…

Secondo te il livello del lettore medio è davvero basso?

Purtroppo si! Mi trovo di frequente a parlare di letteratura con le persone e quando chiedo cosa leggono, le risposte mi lasciano sempre perplessa.

Il lettore medio è di livello basso perché si auto impone limiti inesistenti, sente la necessità di affiggere etichette a generi e autori, etichette che sono simbolo di menti chiuse molto spesso.

C’è una certa responsabilità dei blog nel creare la sensazione che, esista oramai solo un certo tipo di romanzi? (romance o erotici)

Il blogger esiste perché l’autore scrive. Il mercato vuole un certo tipo di romanzi e molto spesso gli autori si adattano alla moda.

Il blogger che vuole le view e i follower, di frequente segue la stessa scia degli autori.

Un blogger può essere anche uno scrittore secondo te?

Assolutamente si, a patto che riesca a mantenere il distacco necessario per rimanere obbiettivo e che non si lasci intimorire dalla paura delle ripercussioni.

Le guerre delle recensioni sono all’ordine del giorno, se si ha il coraggio di affrontarle, allora si, un autore può essere blogger e viceversa.

In una recensione ci sono limiti da non superare?

Io credo che il rispetto limite che bisogna imporsi.

Che la recensione sia positiva o negativa, poco importa…è necessario avere sempre rispetto totale verso l’opera e verso chi l’ha messa nelle tue mani.

Quali sono i generi che si leggono e quali sono penalizzati

I generi più letti credo siano il romance e l’erotico, quelli penalizzati: la narrativa, l’horror e gli storici.

Cosa può ancora dare ancora leggere un libro, in un mondo cosi immediato come quello di oggi

Può dare tempo: tempo per se stessi, tempo per sognare, tempo per vivere mille vite differenti.

Un libro può essere una valida alternativa alla tendenza di oggi a non pensare?

Un libro DEVE essere una valida alternativa alla tendenza di non pensare. Un libro deve necessariamente scatenare un pensiero, non importa di che tipo, importa che lo faccia.

Case editrici e Self richiedono trattamenti diversi

Assolutamente no! Il libro merita attenzioni in quanto tale, indipendentemente da chi e come è stato pubblicato.

Leggere interessa ancora le giovani generazioni?

Si, magari non in grande misura, ma ci sono tanti bambini e ragazzi che allo smartphone, preferiscono un buon libro.

Si può rifiutare una recensione? E se si per quali motivi?

Si, per tanti motivi differenti:

  • Il libro non è di un genere che i lettori del blog apprezzano e quindi quest’ultimo non potrebbe dargli la giusta visibilità

  • L’autore si è presentato con maleducazione…eh si, mi spiace ma se un autore si presenta in maniera inopportuna io rifiuto la richiesta di recensione.

  • La trama del libro non coincide con l’interesse del blogger.

 

Ci sono autori che consiglieresti?

TANTISSIMI! Non vorrai mica l’elenco?

Lasciaci con una frase che ti identifichi

Vi lascio una citazione che amo.

Una citazione che ha dato una svolta importante alla mia vita.

Quante cose cambiano nell’arco di un solo istante”

Il libro da cui è tratta è Waiting di Daniel Di Benedetto.

Grazie per lo spazio che mi hai concesso, lascio un abbraccio immenso a tutti i tuoi lettori.

 

Grazie a te Elena per regalarci ogni volta una piccola parte della tua anima.

I libri sono stati i miei uccelli e i miei nidi, i miei animali domestici, la mia stalla e la mia campagna; la libreria era il mondo chiuso in uno specchio; di uno specchio aveva la profondità infinita, la varietà, l’imprevedibilità.
(Jean-Paul Sartre)

 

“L’arte e le sue molteplici forme. Parla Elena Galati Giordano”. Intervista a cura di Alessandra Micheli

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L’arte oggi è sulla bocca di tutti. 
Diventa quasi un fatto di elevazione sociale, di traguardo per chi vuole passare a uno status superiore e immergersi nel dorato mondo di chi conta. 
Ecco che si iniziano a frequentare mostre e biennali, annuendo in modo compulsivo a ogni spiegazione possibile, da quella più concettuale e quella campata in aria.
 Internet poi ha sdoganato ogni possibilità creativa tanto che persino la foto di un aspirapolvere può diventare arte.
 Basta richiamarsi anche se in modo improprio a Andy Warhol.
 Ma nessuno, oggi, si domanda cosa sia e cosa si intenda per arte, quale sono i suoi limiti, se esistono confini e se davvero tutto ciò che sgorga dal nostro cervello possa passare per forma creativa. 
E chi decide cosa sia arte e cosa non sia arte?
Un tecnico?
Un critico?
Io credo e sono convinta che soltanto l’artista, colui che materialmente produce sia in grado di dare una moderna definizione di prodotto artistico. 
Pertanto sarà la nostra collega Elena a parlarci un po’ di arte e sopratutto della sua concezione artistica. 
Buon viaggio 

 

*****

A. Ciao Elena. Benvenuta a Les Fleurs du mal. E’ un piacere averti tra noi! ovviamente tutti ti conoscono e non perdo tempo con le presentazioni ma vado subito alle domande!

E. Ciao Alessandra, grazie per avermi voluta come ospite. 

 

A. Come blogger sei abituata a incontrare l’arte. Ma sicuramente quella   
pittorica ha una marcia in più qual è secondo te?

E. Ogni forma d’arte ha delle caratteristiche differente e ugualmente importanti.
Non si tratta secondo me di “marcia in più”, quanto di concezione diversa. 
L’arte pittorica ha la peculiarità di rendere visibile ciò, che con le parole si racconta ed è per questo forse più fruibile.

A. Il nostro tempo è scandito da ritmi veloci. L’arte ha, invece, tempi particolarmente lenti e va assaporata non ingerita. Sei d’accordo con quest’affermazione?

E. Assolutamente si! 
L’arte ha tempi molto diversi dal quotidiano, le lancette scorrono su una linea temporale dettata unicamente dall’emotività. Da fruitrice d’arte, prima ancora che da disegnatrice, mi è capitato di soffermarmi davanti a una tela in un museo, per un tempo indefinibile: quelli che a me erano parsi pochi minuti erano in realtà due ore.

A. Ti senti più a tuo agio con i libri o con il pennello?

E. Mi sento a mio agio in egual modo con entrambe le cose onestamente. 
Sia i libri che i pennelli e i colori mi permettono di uscire dall’ordinario per entrare nello straordinario .

A. Cosa si prova quando si dipinge?

E. Questa credo che sia la domanda più difficile a cui trovare una risposta. 
Quando dipingo mi immergo in un mondo tutto mio. Mi posiziono davanti al foglio bianco, metto le cuffie e scelgo la musica in base al mio stato d’animo e spesso, mi lascio ispirare proprio dalle note.
Io personalmente mi sento libera: libera di esprimere me stessa senza vincoli e libera di provare emozioni senza vergogna. 
Nella vita di tutti i giorni, sono una persona che tende a non lasciar trasparire troppo i sentimenti e le emozioni, mentre sul foglio o sulla tela, esprimo tutta me stessa, metto tutta me stessa.

A. Cosa rappresenta per te l’arte
E. Per me l’arte è casa!

A. Come si crea un dipinto o un disegno indimenticabile?

E. Non credo esista una formula canonica per creare un capolavoro, altrimenti ci sarebbero tanti Leonardo Da Vinci  e  Caravaggio.
Credo però che per diventare indimenticabile un’opera debba avere una voce, capace di sussurrare nell’orecchio dell’osservatore la storia di cui esso ha bisogno. 

A. Talento e tecnica sono i punti estremi della letteratura, spesso impossibili da far convivere. Nell’arte è lo stesso?

E. Talento e tecnica sono i punti estremi, spesso impossibili da far convivere, in qualsiasi forma d’arte esistente.
Per essere artisti sono necessari entrambi. 

A. La bellezza salva il mondo o il mondo rende la bellezza kitsch?

E. Entrambe le cose. 
La bellezza può salvare il mondo,ma per essere vista è necessaria una sensibilità che non appartiene a tutti e, di conseguenza, chi non la può comprendere la rende kitsch.

A. Quale artista deve essere assolutamente conosciuto dai giovani?

E. Tutti quelli che hanno fatto la storia! Per essere creatori d’arte, bisogna conoscere l’arte senza pregiudizi e limitazioni. 
Dalla pittura rupestre a Fidia, da Giotto a Duchamp, da Michelangelo a Warhol, tutta l’arte merita di esser vista e conosciuta. 

A. Cita uno dei dipinti o dei disegni che più ti ha influenzato

E. Sono stata influenzata da diversi artisti e citare solo un dipinto è impossibile. 
Amo perdutamente Leonardo Da Vinci, genio senza tempo, il suo dipinto “ La Vergine delle rocce” è una delle opere che preferisco. 
“Bacchino malato” di Caravaggio, un’opera incredibile e dalla tecnica impeccabile. 
“Il monaco in riva al mare” Caspar David Friedrich, il dipinto davanti al quale ho pianto per lunghissimi e strazianti minuti per via della sua potenza emotiva.
Infine, non posso non citare Luis Royo artista incredibile che ha accompagnato la mia crescita artistica.

A. Arte e letteratura, cosa hanno in comune?

E.La capacità di far vivere emozioni forti, spesso contrastanti e altrettanto spesso dolorose, che ci costringono a fare i conti con i nostri mostri.

 A. Descrivi l’arte con poche parole. 

E. L’arte è una finestra aperta sull’introspezione.

A. Cosa serve davvero per comprendere l’arte?

E. Sensibilità, occhio e soprattutto cuore.

A. I tuoi progetti futuri

E. Uno sketch book tutto mio al quale sto lavorando da un po’, tavole di diverso genere, sia in tradizionale che in digitale, commissionatemi da alcuni autori e che mi stanno stimolando tantissimo.
Infine ho un piccolo sogno nel cassetto, una collaborazione che mi renderebbe veramente felice  ma di cui, per scaramanzia, non voglio dire nulla!

Grazie per l’ospitalità e per il tempo che mi hai concesso, a tutti i tuoi lettori lascio un grosso abbraccio e un sorriso!

Grazie a te Elena per averci aiutato a fare chiarezza in questo mondo del pensiero cosi affascinante e composito chiamato arte.  
E ricordatevi che ognuno di noi può rendere la propria vita un’opera d’arte. 
Anche tu che stai leggendo.

 

“L’arte scuote dall’anima la polvere accumulata nella vita di tutti i giorni.” 

Pablo Picasso

 

 

 

I blog Sogni di carta e altre storie, e Les Fleurs du mal, intervistano Stefano Mancini. A Cura di Elena Galati Giordano e Alessandra Micheli

 

Sappiamo tutti che, quando un autore termina di scrivere il suo manoscritto, quello che si trova tra le mani altro non sono che le fondamenta su cui lavorare con pazienza e dedizione, aggiungendo mattoni e togliendo imperfezioni per poter raggiungere l’obbiettivo finale: la pubblicazione del Libro.

Il compito di aiutare l’autore a costruire nel modo migliore il castello e, quindi, portare alla luce la propria opera, spetta a una figura importante ed essenziale: l’editor.

Alessandra Micheli ed Elena Galati Giordano, fondatrici dei blog letterari “Les Fleurs Du Mal” e “Sogni di carta e altre storie…” hanno deciso di conoscere più da vicino la figura dell’editor parlandone con Stefano Mancini.

Editor, giornalista e autore affermato, è anche gestore, insieme al collega Valerio La Martire, dell’agenzia editoriale  “Tracce d’Inchiostro”. È la figura ideale, quindi, a cui porre alcune domande sull’argomento.

 

 

D: Ciao Stefano, benvenuto.

Partiamo subito con una domanda pungente: cosa distingue un bravo editor da uno improvvisato?

R: Ciao e grazie per l’ospitalità.

Direi senz’altro la preparazione. Un bravo editor non è solo un fine conoscitore della lingua italiana, ma anche delle tecniche che sono alla base della stesura di un testo che risulti intrigante e coinvolgente. Un editor competente conosce molto bene anche il panorama editoriale e tutte le figure professionali che vi ruotano attorno.

 D: Che limite l’editor non può oltrepassare?

R: Per come la vedo io, un editor ha il dovere di rispettare sempre e comunque il libro su cui sta lavorando e, di riflesso, l’autore che lo ha scritto. Un editor suggerisce, consiglia, indica, spiega e propone, ma senza mai essere invasivo.

 D: L’editor può sopperire alla mancanza di talento?

R: Tendenzialmente no, non può. Perché il suo compito non è quello di riscrivere un libro ma, come detto, di dare consigli e suggerimenti per aiutare l’autore a tirare fuori il meglio dal suo lavoro. Alla base ci deve essere un testo con delle potenzialità e un autore con la giusta voglia di farle emergere. È ovvio che, se il testo di partenza ha grosse lacune, l’editor può fare fino a un certo punto, ma quel testo resterà sempre incompleto. Come editor a volte sono costretto a dire questo ai miei autori: che il loro testo è ancora acerbo e non adatto a raggiungere il pubblico. Se poi, come spesso accade, soprattutto con le possibilità attuali, l’autore decide comunque di pubblicarlo (magari in self), la scelta è sua.

D: Indica un libro che non avresti mai editato e spiegaci il perché.

R: Il Signore degli Anelli. Perché è già perfetto così.

D: Consigli agli autori nella scelta dell’editor.

R: Tanto per cominciare suggerisco sempre di verificare le competenze dell’editor. Meglio non buttarsi “alla cieca” in un editing, senza essere sicuri delle capacità della persona che prenderà in mano il libro. Fin troppo spesso sento autori (per lo più esordienti) lamentarsi che l’editing ha peggiorato, anziché migliorarlo, il loro libro.

D: Molto spesso l’editor, più che concentrarsi sul testo, diventa un pubblicitario. Tu cosa ne pensi?

R: Penso che l’editor dovrebbe fare solo l’editor, quindi occuparsi di lavorare sul testo e tirarne fuori il meglio, non curarsi di altri aspetti che nulla hanno a che vedere – o quasi – col suo lavoro.

 D: Che rapporto si instaura tra editor e autore?

R: Per quel che mi riguarda con quasi tutti gli autori con i quali ho collaborato (e ormai sono davvero tantissimi) si è instaurato un rapporto che va oltre quello professionale, fatto di stima e affetto. Ciò non toglie che durante l’editing ci possano essere “scontri e confronti”, anche accesi, ma fa parte del lavoro. E molto spesso proprio da queste “visioni opposte” vengono fuori le pagine più belle di un libro.

D: Gli autori, in generale, sono propensi ad accettare modifiche al testo?

R: In generale sì. E credo sia un bene. Se ci si affida a un professionista, poi bisogna fidarsene. Io non chiamerei mai un pittore a tinteggiarmi casa, per poi dirgli come fare il suo lavoro o peggio ancora non accettare come lo stia facendo. A tal proposito, l’unico editing che ho abbandonato in corso d’opera, finora, è stato con un’autrice che respingeva sistematicamente ogni suggerimento e ogni indicazione che le davo. Giunto quasi alla fine ho preferito interrompere l’editing e rinunciare al compenso, piuttosto che continuare un lavoro nel quale non credevo più.

D: Spesso un editor, specialmente di una CE in costante sviluppo, è soggetto e oggetto a molteplici critiche. Tu come reagisci?

R: Per fortuna di critiche me ne sono arrivate molte poche, soprattutto rispetto ai complimenti degli autori con i quali ho lavorato. In generale, però, di fronte alle critiche reagisco cercando di spiegare il mio punto di vista e il lavoro fatto. È ovvio che siamo tutti umani e ognuno di noi può sbagliare. Per questo ritengo che il dialogo e il confronto siano indispensabili, soprattutto nelle situazioni “critiche”.

D: Quali sono le critiche che accetti e quelle che aborri?

R: Accetto qualunque critica, purché sia motivata e giustificata. E, come detto, a quel punto cerco, col dialogo, di spiegare i miei punti di vista e il mio operato.

D: Quale etica guida il tuo lavoro?

R: L’etica della professionalità e della precisione. Ci tengo a fare sempre un ottimo lavoro.

D: Il testo cambia con l’intervento dell’editor o semplicemente emerge?

R: Cambia ed emerge: sono vere entrambe le affermazioni. Un bravo editor deve cogliere le criticità di un testo e segnalarle affinché l’autore le corregga. Questo, oltre a cambiare un testo, ne fa emergere gli aspetti positivi.

D: Quali generi sono difficili o impossibili da editare?

R: Ogni genere ha le sue difficoltà e ogni libro (è proprio il caso di dirlo) è una storia a sé. Quanto ai testi impossibili da editare, non ce ne sono, a meno che non si parli di saggi in cui, per ovvi motivi, l’autore essendo un “massimo esperto” nella materia, ne sa per forza di cose più dell’editor e allora si possono correggere sviste e refusi, ma non si può andare a intervenire troppo a fondo sul testo.

D: Che rapporto hai con i blog del settore?

R: Buono, anche se essendo una persona molto poco “social” non frequento i blog quanto dovrei.

D: Che cultura letteraria deve avere secondo te un editor?

R: Onnivora.

D: L’errore più inaccettabile in un testo?

R: Non c’è un errore più inaccettabile di un altro. Però una cosa ci tengo a specificarla. Un editor non è un burocrate (passatemi il termine) munito di penna rossa e penna blu. Il suo compito primario non è scovare la virgola messa male o il refuso che scoccia, ma non cambia il senso del testo. In questi anni mi è capitato più volte di leggere (in particolare su alcuni gruppi Facebook) di persone che si scagliano contro gli editor perché magari hanno comprato un libro e, dopo averlo letto, hanno trovato una manciata di refusi. E allora giù polemiche e gogna mediatica per l’editor che «è un cane, non ha fatto il suo lavoro, ha rubato i soldi al povero autore!».

Tanto per cominciare, chi scrive o dice queste cose dovrebbe sempre tenere a mente che non sa né il tipo di accordo stabilito tra editor e autore (ad esempio: a volte ci si può accordare per un editing che riguardi solo i contenuti e non la forma), né com’era il testo di partenza (che, può succedere, era pieno zeppo di refusi e allora, per quanti se ne correggano, qualcuno purtroppo sfugge sempre). Come ho avuto modo di dire, poi, magari l’editor ha anche sconsigliato la pubblicazione, poiché il testo era troppo acerbo, ma l’autore ha comunque voluto fare da sé.

Ci sono tanti fattori, dunque, che la maggior parte delle persone (e anche dei lettori) ignora. Prima di attaccare un libro per qualche refuso, quindi, si dovrebbero considerare tutti questi aspetti. E, soprattutto, si dovrebbe tenere a mente che compito primario dell’editor non è scovare l’errore di battitura (non è un caso, infatti, se nelle case editrici se ne occupi il correttore di bozza), ma lavorare sui grandi temi di un manoscritto: personaggi, intreccio narrativo, ambientazione, dialoghi, tecniche, ecc. Un editor, ed è così che interpreto io il mio lavoro, ha il dovere principale di dare al lettore una bella storia, che non abbia buchi narrativi o vuoti logici; che abbia personaggi accattivanti e un intreccio serrato; che lo tenga incollato alla pagina e che gli faccia dire: «Ho investito bene il mio tempo». Se poi, a fronte di questo, nel libro ci sono una dozzina di refusi, credo che il gioco valga la candela. Molto peggio sarebbe un testo ineccepibile sotto il punto di vista ortografico, ma che racconta una storia piatta, monotona e noiosa. Lì sì che l’editor avrebbe fatto male il suo lavoro e sarebbe da criticare.

D: Un editor può essere anche scrittore, o esserlo ostacola il lavoro?

R: Tutti gli editor che conosco sono anche scrittori (compreso il sottoscritto). Quindi direi che non ostacola affatto il lavoro.

D: Chi è Stefano Mancini quando sveste i panni dell’editor?

R: Facendo riferimento alla domanda precedente, direi anche e soprattutto uno scrittore, che coltiva gli stessi sogni e speranze della maggior parte degli autori con cui lavora in veste di editor.

 D: Quali sono le ragioni che ti hanno spinto a intraprendere questo lavoro?

R: Una sola: l’amore viscerale e spropositato per la scrittura e per i libri.

D: Stefano Mancini è un lettore appassionato fuori dal ruolo che riveste?

R: Certo. Non potrei mai fare a meno della lettura. Diciamo che ormai divido il tempo a metà: parte lo investo a leggere libri “per lavoro”, parte a letture personali.

D: Che percorso bisogna intraprendere per diventare editor?

R: Purtroppo in Italia non esiste ancora, tanto per dire, un corso di laurea specifico. Però pian piano qualcosa comincia a smuoversi. Ci sono molti corsi e master organizzati da grandi realtà editoriali che, chi vuole fare questo mestiere, può seguire e, più in generale, direi che cercare di “farsi le ossa” in qualche casa editrice può essere un buon modo per avvicinarsi a questo lavoro.

D: Quali sono le soddisfazioni più grandi che ti regala il tuo lavoro?

R: La soddisfazione e la gratitudine dei miei autori. Ma soprattutto vedere la loro gioia quando riescono a pubblicare un libro o quando ricevono dei complimenti. Lì capisco che abbiamo lavorato bene.

D: Dopo questa serie infinita di domande, ti chiediamo un’ultima gentilezza: te la senti di regalare un consiglio a uno scrittore e uno a chi vorrebbe intraprendere la difficile strada per diventare editor?

R: Certo, ed è lo stesso per entrambi: leggete molto, leggete di tutto.

Auguriamo, allora, buon lavoro a Stefano Mancini, che ringraziamo per la disponibilità e per aver messo a disposizione dei lettori la sua preziosa esperienza.

Per contattare Stefano Mancini:
https://www.traccedinchiostro.net/
https://www.facebook.com/pg/TracceInchiostro/about/?ref=page_internal

Dietro le quinte della letteratura. Incontro con il misterioso Ignaro lettore. Mariano Lodato si racconta. A cura di Alessandra Micheli

 

Introduzione.

Oggi intervisteremo il geniale ideatore di Libri Riflessi il misterioso “Ignaro lettore” alias Mariano Lodato.

Immagino che conosciate tutti questo programma.

No?

Beh rimediate.

Provvedete subito a informarvi e a visionare i divertenti ma anche interessanti video, in cui tre o più blogger si confrontano su un libro (ci sono anche io con i miei capelli aggrovigliati e le mie cuffie cinesi).

Oltre a essere un modo divertente di interagire tra blogger diversi e spesso con linee di azione opposte queste “video recensioni” hanno un significato ancor più profondo, sono in grado di fornire al lettore quella visione onnicomprensiva, capace di sviscerare i multisignificati di un libro e portare all’attenzione, spesso pigra di ogni lettore, le diverse sfaccettature di un testo. In una recensione normale, obiettiva o soggettiva che sia, un blogger non riesce a raccontare nella sua interezza un libro, ma ne predilige un aspetto. Questo è necessario visto che si tratta di analisi e non di un saggio sulla letteratura, che è sicuramente utile al lettore ma che, ovviamente penalizza il libro nella sua interezza. E’ una scelta necessaria, ma che a volte rischia di rinchiudere l’autore e il libro stesso in una sola categoria. Per questo il confronto di più recensori riesce invece a raccontare un testo in modo più approfondito, rendendolo al tempo stesso parola viva, che si manifesta nei racconti, nelle impressioni, nelle critiche e nei commenti a volte dissacranti. Ecco che in libri riflessi il patto interpretativo diviene più concreto e il libro finalmente riesce a parlare e a raccontarsi usando le voci di persone diverse, con un background diverso e con una sensibilità opposta.

Questa capacità di libri riflessi ha un valore letterario alto e si rende indispensabile per comprendere come spesso, sia il libro a impossessarsi dell’autore e mai viceversa. Il libro è un qualcosa di vivo, ha una sua voce e si svela soltanto al lettore davvero curioso.

 

Biografia:

Mariano Lodato è nato nel 1976 a Siano, paese in provincia di Salerno, dove ha sempre vissuto. Irrecuperabile sognatore, conseguita la maturità tecnica commerciale, ha cercato un proprio spazio nel mondo del lavoro, mettendo così in secondo piano le idee suggeritegli dalla fantasia. Districatosi negli anni tra le diverse esperienze lavorative, a seguito della crisi economica, rimasto senza impiego, ha deciso di rispolverare il suo vecchio progetto, pubblicando, a metà del 2014, il suo romanzo d’esordio: Equilibri – Luce e Tenebre (vol. I). Nel dicembre 2015 dà alle stampe il secondo volume della saga: Portali.

Amante della lettura, tra i vari generi predilige in assoluto i romanzi storici, in special modo se ambientati ai tempi dell’antica Roma o nel periodo templare

 

Link

https://www.facebook.com/Universi-Paralleli-1273063646064898/?hc_ref=ARQpTgqN3iqYsVD59WmcxBWTE9UR8SlZ3YQbIqGAVVQh_5szdJNeHpkEHVJjRrn-P8Q&fref=nf

 

https://www.youtube.com/results?search_query=libri+riflessi

***

A. Cosa significa essere un book blogger

M. A mio avviso, un serio book blogger è colui che cerca di trasmettere agli altri la passione verso la lettura, di genere o meno, attraverso le sensazioni che il libri gli/le hanno dato pagina dopo pagina.

A. Che cultura letteraria deve avere secondo te

M. Non credo sia necessaria una cultura letteraria così ampia. Ritengo assai più importanti l’onestà, la franchezza e la capacità di comunicare agli altri quanto si vuole esprimere mentre si “giudica” un libro.

A. Recensioni o opinioni personali?

M. La soluzione ottimale sarebbe, come sempre, nel mezzo.  Riuscire a mettere un po’ di professionalità nell’esprimere le proprie opinioni personali potrebbe essere opportuno.

A. Cosa serve per scrivere recensioni

M. Principalmente onestà intellettuale. In seconda battuta, una discreta capacità comunicativa, come dicevo prima.

A. Obiettività o soggettività, cosa caratterizza un blogger

M. La capacità di far comprendere al fruitore dei suoi articoli dove è predominante la prima e dove la seconda. Almeno così dovrebbe essere.

A. Cosa pensi del mondo letterario contemporaneo

Una giungla. Una giungla in cui tutti fanno tutto o, peggio ancora, credono di poterlo fare. Troppi hanno dimenticato l’importanza del  loro “ruolo principale” e, spinti dalla foga di “far numeri”, s’improvvisano, col risultato di rendere ancora più fitto l’intricato dedalo di vegetazione da cui dovrebbero (e potrebbero) venir fuori i veri talenti.

A. Quanto conta il talento oggi nella stesura dei libri

M. Purtroppo meno di quanto dovrebbe. Viste le dinamiche odierne, a sfondare sono, sempre più spesso, quelli che hanno i “numeri” per farlo.

A. Cosa pensi del self pubblishing?

M. Un’opportunità, con i suoi pregi e i suoi tanti difetti.

A. Secondo te il livello del lettore medio è davvero basso?

M. La statistica così dice. Io non posso che dispiacermene.

A. C’è una certa responsabilità dei blog nel creare la sensazione che esista oramai solo un certo tipo di romanzi? (romance o erotici)

M. Ogni influencer ha una piccola responsabilità in questo. Che si tratti un dato genere, o ci si astenga dal farlo nel modo giusto, il pubblico riceverà un certo tipo di indirizzo.

A. Un blogger può essere anche uno scrittore secondo te?

M. Certo. A patto che i suoi giudizi non vengano influenzati dai giudizi (passati o futuri) ricevuti dalle sue opere

A. In una recensione ci sono limiti da non superare?

M. Sì. Bisognerebbe limitare al minimo lo spoiler, redigendo quindi una recensione incentrata sulle impressioni piuttosto che su una mera sintesi della storia

A. Quali sono i generi che si leggono e quali sono penalizzati

M. Tutti quelli che vengono “spinti” dai numeri di cui sopra. Quelli maggiormente penalizzati, soprattutto dal pregiudizio (ma anche dall’immane offerta presente sul mercato, e non sempre all’altezza), sono i fantasy di autori italiani.

A. Cosa può dare ancora leggere un libro,  in un mondo cosi immediato come quello di oggi

M. La capacità di sognare col proprio cervello. L’immediatezza di questo mondo ti indirizza verso sogni prefabbricati e standardizzati. Leggere un buon libro ti può portare ben oltre le pareti innalzate dall’autore stesso.

A. Un libro può essere una valida alternativa alla tendenza di oggi a non pensare?

M. Certo, in special modo se vi sono tematiche importanti trattate nel modo più semplice e diretto possibile.

A. Case editrici e Self richiedono trattamenti diversi

M. Per me sì. Contrariamente all’uso comune, bisognerebbe bacchettare maggiormente le CE per i tanti refusi presenti nei libri, e lasciar correre i due o tre presenti in un libro di un autore SELF.

A. Leggere interessa ancora le giovani generazioni?

M. Bisognerebbe far capire ai giovanissimi l’importanza di far volare liberamente la fantasia.

A. Hai mai rifiutato di scrivere una recensione?

M. Non ancora.

A. Ci sono autori che consiglieresti?

M. Per sentito dire, non avendoli ancora letti, ce ne sarebbero tanti. Dovendone consigliare qualcuno a me noto, indicherei Mara Fontana e Veronika Santiago.

A. Lasciaci con una frase che ti identifichi

M. Chi è causa del suo mal pianga se stesso.

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Grazie a Mariano per la disponibilità dimostrataci e per quel suo impegno che, tra un goliardata e un’ altra, è davvero fondamentale per restituire al libro la sua vera essenza.

“Leggere non significa fissare le pagine con gli occhi. Bisogna anche ascoltare quello che le parole ci stanno dicendo. Bisogna lasciare che la loro voce ci entri dentro. Se un libro non ti parla, forse vuol dire che non lo stai leggendo davvero. Vuol dire che lo stai solo guardando”

Paolo Lanzotti “Il libro dei libri”

 

 

 

 

Dietro le quinte della letteratura presenta: il gatto che recensisce i libri, “El micio Racconta”. A cura di Micheli Alessandra

 

Di cose strane da quando ho iniziato a definirmi blogger ne sono successe. Ma quella di intervistare un gatto cosmico, beh mi mancava. Immerso in morbidi cuscini, circondato da palline di gomma dai strabilianti colori, sonnacchioso e dallo sguardo acuto, oggi mi trovo a contatto con il famoso “El micio”

Dopo grattini e varie fusa, e una irrefrenabile e pazza corsa senza senso attorno a una enorme stanza, El micio si accoccola e inizia con la sua roca voce a rispondere alle mie domande.

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A. Ciao el micio. Iniziamo subito con un domandone

Cosa significa essere un book blogger

E. Principalmente significa divertirsi mentre amministri dimensioni parallele, galassie ecc. Sapete, la vita di un essere cosmico è più stressante di quanto immaginate.

Dopo un interminabile tempo dedito all’accurata pulizia di una zampa posso partire con la seconda domanda

A. Che cultura letteraria deve avere secondo te?

E. Penso che un blogger deve seguire la filosofia dell’onnivoro. Come madre natura ci insegna, l’onnivoro riesce a mangiare molti tipi di cibo, adattandosi anche in periodi dove un particolare elemento è carente. Un blogger, a parer mio, deve sapersi adattare alle varie  situazioni, ma anche a dare critiche precise ed intelligenti. Che sia Shakespeare oppure libri da barbecue come After, il blogger deve mantenere la mente fredda mentre recensisce, assaggiando ogni sorta di forma di vita cartacea. Solo così saprà riconoscere un orrore cosmico da un libro leggendario.  La qualità del blogger quindi sta nel “psicanalizzare” un libro, denudarlo con crudeltà ed eleganza ad un pubblico di famelici lettori.

Un sonoro ron ron accompagna in sottofondo la prossima domanda

A. Recensioni o opinioni personali?

E. Entrambe, sono egocentrico come ogni gatto che si rispetti.

Guardandolo in quei obliqui occhi dorati mi perdo un po’, sono ipnotici, poi mi risveglio come da una strana trance e parto con un’altra domanda

A.Cosa serve per scrivere recensioni?

E. Intelligenza, un minimo di cultura generale e soprattutto creatività.

Mentre gli accarezzo il mobido guanciotto e socchiude soddisfatto gli occhioni gli chiedo

A.obiettività o soggettività, cosa caratterizza un blogger?

E. Bella domanda. Sono due specie di blogger validi. Io sono soggettivo perché sono un gattino piuttosto emotivo.

Ora è davvero tutto mio questa soffice palla di pelo e non perdo tempo attaccando con le prossime domande, servendomi dei miei famigerati grattini

A. Cosa pensi del mondo letterario contemporaneo

E. Penso il mondo letterario punti più sul commercio che sulla qualità. Nel misterioso mare del self publishing ho trovato diverse perle che però erano quasi ignorate dalla massa. Senza contare che nel vostro paese c’è un drastico calo di letture, evento che ha penalizzato il mercato editoriale italiano

Le sue Fusa sono cosi rilassanti che sto per addormentarmi. Ma lui pronto mi sveglia con una tremenda zampata. Ok gattino sono pronta per la prossima domanda.

A.quanto conta il talento oggi nella stesura dei libri

E. Ci sono persone che nascono con il superpotere di scrivere libri buoni (come gli x man), altre volte invece lo sviluppano con il duro lavoro ( come Saitama), in entrambi i casi però l’allenamento è fondamentale per far progredire le proprie abilità. Dopotutto, anche i supereroi devono continuamente fare fitness per mantenere i muscoli in forma.

Mentre gli faccio dondolare davanti agli occhioni un topino di pezza, parte la domandona scomoda

A.cosa pensi del self pubblishing?

E. È una valida alternativa, purtroppo qui è sottovalutata. Diciamo che il self ha il pregio che ti fa intascare il prezzo intero delle vendite, a differenza delle case editrici. Il problema che la pubblicità, il trasporto, le fiere, le bancarelle ecc sono a spese tue. Come l’editoria è una scelta e va fatta con consapevolezza.

Guardando la sua regale posa, così elegante e sobria non possono non fargli la seguente domanda

A.Secondo te il livello del lettore medio è davvero basso?

E. Non credo, nella mia vita ho trovato quindicenni che leggevano Shakespeare e casalinghe depresse che leggevano cinquanta sfumature. Ho notato che però c’è un triste calo di qualità tra le adolescenti in amore.

Inizia una lenta accurata pulizia. Aspetto un po’ e poi parto a raffica con tre domandone. Non vorrei si rimettesse a toilettarsi il narciso.

A. C’è una certa responsabilità dei blog nel creare la sensazione che, esista oramai solo un certo tipo di romanzi? (romance o erotici) 

E. No, è colpa del mercato e della domanda dei lettori. Ci sono blogger che recensiscono solo romance perché è il loro target, altri invece lo fanno occasionalmente, altri ancora cavalcano l’onda del mercato per avere più notorietà.

A.Un blogger può essere anche uno scrittore secondo te?

E. Certo. Io sono pure un personaggio di un libro, vedi tu.

A. In una recensione ci sono limiti da non superare?

E. La fantasia non ha limiti… a parte quando parti in modalità berserker. Bisogna ricordarsi che è il libro ad essere smembrato, non l’autore.

A. E quali sono i generi che si leggono e quali sono penalizzati

E. Sinceramente nel vostro paese si leggono più romanzi di narrativa, gialli, rosa e storici. L’ Italia sembra non amare i generi emarginati come l’horror, il fantasy o la fantascienza… a parte se si parla di pubblico di nicchia, ma la massa li considera svitati, bambocci, satanisti ecc, insomma, li vedono proprio come brave persone.

Un capatina, ehm in un luogo intimo e privato ( non ho intenzione di seguirlo neanche morta) attendo il suo ritorno per partire con le prossime domande

A .Cosa può ancora dare ancora leggere un libro,  in un mondo cosi immediato come quello di oggi

E. Leggere un libro o un fumetto è come entrare in una dimensione parallela. Pensi come i personaggi, guardi quel che fanno ( e se avete a che fare con i nani rabbiosi, la cosa non è piacevole), piangi e ridi con loro. Insomma, penso sia un bel modo per stimolare l’empatia in maniera indiretta. E poi è un ottimo allenamento del cervello e della memoria. Ricordarsi tutti i libri da recensire non è facile. (Indica una pila chilometrica di libri.

Il suo sguardo attento e al tempo stesso cos’ remoto capace di osservare oltre una realtà materiale, mi suggerisce la prossima domanda

A. Un libro può essere una valida alternativa alla tendenza di oggi a non pensare?

E. Un libro buono sì. Un libro da barbecue servirà ad una gustosa grigliata.

Un gatto dai gusti raffinati, ma lo si notava dalle miriadi di scatolette al tonno e caviale di storione. Interessante, ne intravedo una al fegato d’oca, se si distrae la rubo e stasera crostini…..

A. Case editrici e Self richiedono trattamenti diversi

E. Sì, ma possono coesistere pacificamente. Sono sempre per i compromessi.

All’improvviso il felino si immobilizza. Rigido e con il pelo dritto si concentra su uno strano dettaglio. Lo seguo con lo sguardo…e si lancia alla pazza caccia di un’enorme falena testa di morto. E’ un lampo. E la falena viene deposta amorevolmente ai miei piedi. Un po’ scioccata ringrazio il ronfante cacciatore e proseguo con le domande.

A. Leggere interessa ancora le giovani generazioni?

E. Ci sono dei sopravvissuti. La speranza è l’ultima a morire.

Lo osservo. E’ un gatto, quindi accanto alla sua morbida tenerezza, convive un istinto da cacciatore spietato. Questo pensiero mi ispira la prossima domanda

A. Hai mai rifiutato di fare una recensione

E. No, piuttosto ho chiesto ad un lettore se dovevo essere diplomatico oppure hannibal lecter ad un banchetto.

Povera preda che incappa nelle sue grinfie. Certo che con quei gommini teneri può permettersi di tutto.

A. Ci sono autori che consiglieresti?

E. Certo, soprattutto italiani. Sponsorizzo sempre le persone che meritano e tentano di emergere. Giovani Magliulo, Alessia Coppola, Marta Duo, Marco Crescizz, Diego Tonini, Davide Cencini, Silvia Casini, Ester Trasforini e molti altri. Date un’occhiata sia al mio blog che al canale di Silverdrago1, troverete diverse chicche.

Con uno scatto felino si accoccola sulle mie ginocchia e inizia a impastare forsennato sguainando unghiette ben affilate. È il congedo definitivo mi lascia il tempo di una sola ultima domanda

A.Lasciaci con una frase che ti identifichi

E. Ricordatevi: un gatto de panza è un gatto de sostanza!

Alla fine guardandolo mentre si stiracchia con fare elegante, mi rendo conto che è stato molto più divertente intervistare l’amabile felino che tanti altri. cosi fiero, cosi raffinato e così gentile, che a guardare il suo lucido pelo, brillante di mille piccoli diamanti è un piacere per gli occhi. Resto un po’ incantata da quella sua sinuosa bellezza e penso che è davvero più educato del mio di gatto…quasi quasi faccio a cambio.

 Poi però all’improvviso gira su di me i suoi occhi incredibili obliqui e mi sussurra “Ehi stupida umana, prima di andare non scordati di darmi i crocchi.”

Torno con aria affranta alla realtà.

Nulla da fare.

Stronzo come ogni gatto.

E vabbè andiamo a fare un po’ da badante anche a questa screanzata palla di pelo.

 

A presto ragazzi!

 

 

Dietro le quinte della letteratura. La musica racconta. Incontro con la Casa Editrice Letteratura alternativa, che ci parla del libro “La locomotiva” di Antonio D’Errico

 

In attesa di conoscere più da vicino il nuovo libro di Antonio D’Errico andiamo a scoprire i segreti e le motivazioni che hanno spinto l’editore di Letteratura alternativa, a investire su un testo di musica.
Nonostante la musica sia e resti uno dei fattori culturali più importanti, c’è da ammettere che, nei riguardi dei cantautori storici, la nuova generazione provi una strana indifferenza. Emergono novità musicali, spesso spinte in avanti da logiche di marketing e commerciali che poco o nulla hanno a che fare con la vera arte. Testi e musica sono delle ripetizioni ossessive, basate magari su poche note, che lungi dallo stimolare il pensiero, lo annebbiano, lo addormentano. Oggi molti critici inneggiano l’originalità insita in testi che, a un attento esame, non sono che dei calderoni ribollenti di frasi e citazioni messe a casaccio, senza un filo logico a guidarle. E guai a ribellarsi!
I testi e la musica che fanno da sfondo alla storia raccontata nella “locomotiva” sono profondamente distanti da questa logica moderna, essi sono racconti di vita ma soprattutto trasposizioni letterarie di idee e di archetipi che hanno ispirato grandi ideali e grandi azioni. Sono poesie accompagnate da una melodia che coccola le parole e che funge da contesto per far risaltare i significati, in un’interazione che le rende, eterne e indimenticabili.
E un editore che si impegni a far conoscere ai giovani queste meraviglie non è che da esaltare, cosi come è da ringraziare l’autore stesso che ha donato una parte di sé stesso, ma anche della generazione che ancora credeva nel potere distruttivo e creativo al tempo stesso della parola.

che questa maledetta notte
dovrà pur finire
perché la riempiremo noi da qui
di musica e di parole

 

Chi sono

Letteratura Alternativa, un’anima un po’ femmina e un po’ ribelle,
nasce con un piccolo grande progetto di ricerca e valorizzazione di tutte quelle forme di cultura alternativa e non.
La necessità è quella di adoperarci per scoprire e proporre nuovi testi, nuovi talenti letterari, dando visibilità ad autori/autrici di vario genere e di età, che difficilmente troverebbero spazio all’interno dei grandi colossi editoriali.
La “nostra” Casa Editrice è interessata soprattutto alla qualità del prodotto scritto ma, anche all’immagine e al packaging editoriale.
Il nostro “gruppo” di lavoro assicura ai propri scrittori un’assistenza professionale, duratura nel tempo, di elevato standing, un rapporto lavorativo aggiornato, un nuovo modo di fare letteratura, che cura ogni aspetto inerente la valorizzazione, lo studio commerciale delle aspettative di mercato, l’editing, la promozione, e tutti quei processi essenziali propedeutici, atti all’agognata pubblicazione del proprio libro.
Studiamo, attraverso il marketing editoriale e la pianificazione delle aspettative dell’autore/autrice, dinamiche di mercato, gli sbocchi autorali e relazionali che intercorrono tra i collettori che intervengono dal manoscritto inedito alla creazione di un libro stampato. Soprattutto oggi, la professionalità, la guida intellettuale, il comprendere le esigenze, i servizi resi, l’umanità della relazione, son divenuti una condizione obbligata per far emergere un autore/autrice e per far muovere con successo, gli stessi, dentro il mare magnum dell’editoria e della crisi finanziaria.
Dal sito di Letteratura alternativa

http://www.letteraturaalternativa.it/chi-siamo/

 

A.Come mai questa scelta di investire su un testo di storia e musica?

L. Innanzitutto, per me che sono il Direttore Editoriale di “Letteratura Alternativa Edizioni”, la musica rappresenta certamente il sottofondo della mia esistenza. La musica è una delle arti, insieme alla letteratura, che supplisce a tutti i deficit prettamente umani. La Nostra CE investe in tutto ciò che è vera arte e musica, soprattutto quella dei cantautori è assimilabile alla poesia. Per ciò che concerne la scelta di mettere in risalto anche un testo storico, sottolinea la Nostra volontà di riconoscerci, e di far riconoscere il lettore, nelle radici e nella memoria comune.

 

A. Testi intramontabili come quello che dà il nome al libro, che cosa possono dare oggi a questo mondo giovanile cosi confuso e caotico, troppo preso dal virtuale?

L. La Nostra Casa Editrice presta molta attenzione all’universo giovanile, che ritiene, senza dubbio, il futuro civile e culturale; siamo però convinti che la generazione giovanile debba conoscere i capisaldi della musica d’autore, così come i pilastri della letteratura, affinché possa serbare il ricordo della bellezza e di ciò che vi era dietro ogni grande canzone: ribellione, libertà, anticonformismo.

 

 

A. La locomotiva è un testo intenso. Cosa spera di dare al lettore?

L. “La locomotiva” è il romanzo della libertà e della ribellione, del tempo che è trascorso in maniera indelebile. Un tempo che ha portato con sé dei piccoli miracoli, fatti di mitiche canzoni e di paesaggi stupendi. È il romanzo della memoria e del riscatto della cultura. Al lettore darà certamente grandi emozioni e una prospettiva veritiera sui sentimenti più autentici e spesso sepolti.

 

A. . Una frase simbolo del testo.

L. È un viaggio immaginario quello descritto, perché non sono le canzoni a muoversi ma le idee e, soprattutto, le persone. Sono loro che si spostano, portano in giro se stesse, il loro spirito, la loro memoria. Promuovono glorie e miserie, vicinanze e lontananze, segnano destini, rivelano mancanze, lacune, accumulano odio o riservano delicatezza, vicinanza, anelano a paradisi, a un Eden di pace e speranza o a un limbo senza ritorno.

 

 

A.Che vantaggi e svantaggi ha oggi il mondo editoriale?

L. Il mondo editoriale può essere affascinante, ma al medesimo tempo equivoco. Come in ogni settore aziendale ci sono dilettanti, squali, e, fortunatamente, ottimi professionisti. Lo svantaggio di fare l’editore qui in Italia è che, purtroppo, la gente legge molto poco (solo il 40% del popolo italiano legge almeno un titolo all’anno), il vantaggio è che puoi mettere in campo tutta la tua creatività e hai a che fare con qualcosa che ti riempie la mente e il cuore: la cultura.

 

 

A. Quale rapporto si instaura tra autore e editore?

L. Noi aspiriamo a un processo che vada oltre la mera collaborazione. Cerchiamo di instaurare con i Nostri autori (al di là di rari casi, che ci sono sempre) un rapporto le cui fondamenta principali siano la fiducia, la cooperazione e la trasparenza, anche a costo di essere a volte troppo schietti.
Sicuramente un’intesa collaborativa e sinergica fra autore e editore è propedeutica alla buona riuscita di un progetto comune.

 

 

A. Cosa deve esserci nei testi che li rende idonei alla pubblicazione?

L. In primo luogo, la conoscenza piuttosto approfondita e una certa padronanza della lingua italiana. Poi, ricerchiamo l’originalità dello stile e del messaggio che ogni autore può trasmettere ai Nostri e ai Suoi lettori. Inoltre siamo fermamente convinti che l’autore debba essere il primo a credere al suo lavoro e al modo in cui lo propaganda.

 

A. . Che difficoltà può incontrare o incontra una CE piccola o media di fronte allo strapotere dei grandi?

L. Letteratura Alternativa Edizioni è sul mercato editoriale da meno di un anno e mezzo, ma vanta dietro le quinte fior fiori di addetti ai lavori che hanno esperienza decennale nel settore. In questo breve periodo di vita la CE ha già raggiunto grandi risultati mettendo sotto contratto nomi rilevanti della letteratura contemporanea, inoltre si accinge a partecipare alle principali kermesse internazionali, oltre a nuovi traguardi che ancora non possiamo rivelare. Pertanto, ci definiamo una giovane realtà editoriale in veloce espansione. Di certo, non siamo una SPA quotata sui mercati finanziari, né godiamo di privilegi dettati da nomi consolidati e blasonati, ma siamo certi che faremo la nostra parte in Italia, come una nuova editoria che punta alla qualità e all’innovazione.

 

 

A. Cosa cerca la vostra casa editrice in un romanzo?

L. Cerchiamo la storia e l’autenticità dello stile. Crediamo molto nella tecnica e nella disciplina con cui si procede alla stesura di un romanzo. I Nostri corsi di scrittura in giro per la penisola hanno sottolineato proprio questo aspetto: cura dello stile e ricerca della trama.

 

A.Cosa offrite agli autori che scegliete?

L. Offriamo affidabilità, competenza e trasparenza; ma, pretendiamo serietà e collaborazione. Le nostre pubblicazioni sono free sia per profili senior sia per junior. Inoltre, il nuovo segmento nato per autori emergenti si sta rivelando oltre a un’eccitante sfida, un ottimo trampolino di lancio per le nuove penne.

 

A. Quale è la parte più difficile del rapporto scrittore CE?

Di certo, come ogni rapporto lavorativo che si rispetti, l’aspetto più delicato è la costanza che entrambi metteranno o meno nel voler crescere insieme, con sacrificio e determinazione.

 

 

A. Quale è il rapporto con i blog del settore?

L. Noi prediligiamo lavorare su internet, perché riteniamo che sia uno dei canali più immediati e diretti; quindi siamo sempre propensi alle collaborazioni con siti e blog. Al di là degli Hub guardiamo alle persone che ci stanno dietro. Per noi il rapporto interpersonale è fondamentale.

 

 

A. Che etica guida il vostro lavoro?

L. Il rispetto per il lettore, in primis, oltre al riguardo per la buona letteratura e per la cultura. Diamo e cerchiamo trasparenza e correttezza agli autori.

 

 

A. Per una CE cosa conta davvero quando si pubblica un romanzo?

L. Tutte quelle cose già ribadite ai punti precedenti… Siamo certi che il passo più importante lo debba svolgere l’autore credendo fermamente alla sua “creatura”, non fermandosi mai nella crescita personale e di ricerca.
Non demordendo mai e attivandosi il più possibile per far conoscere la sua storia. Senza l’assurda pretesa che sia solo l’editore a dover garantire visibilità e stimoli. La collaborazione è fondamentale. Quando una Casa Editrice cresce lo fa insieme ai suoi autori e viceversa.

 

 

A. Quanto oggi conta ancora il talento?

L. Per noi conta davvero tanto, ma, oltre a quello, ricerchiamo e mettiamo sotto contratto la serietà professionale e l’innovazione.

Ringrazio l’editore per il tempo che ci ha dedicato, ma anche per quella passione e il senso etico e estetico che mette nel suo lavoro.

Perchè un libro non è soltanto evasione ma:

 

 

per tutti i ragazzi e le ragazze
che difendono un libro, un libro vero
così belli a gridare nelle piazze
perché stanno uccidendo il pensiero

 

 

 

Ricordo a tutti che il libro è in *Libro in pre-ordine fino al 28 febbraio 2018
*Le spedizioni partiranno dopo il 15 marzo 2018 sul sito

http://www.letteraturaalternativa.it/carrello/

 

Dietro le quinte della letteratura presenta: “Il coraggio di un editore. Incontro con Domenico Capponi”. A cura di Alessandra Micheli

 

Vogliamo fare un’editoria che introduca nella cultura idee innovative in campo letterario, artistico, storico e sociale.

 

Introduzione

L’editoria oggi non è più soltanto un impegno ma anche una vocazione. La crisi che avvolge il nostro paese come un bozzolo ha conseguenze anche e soprattutto culturali, instaura la tendenza al pensiero immediato, tende allo svago assoluto, annubila la volontà di cambiamento e ci offre una soluzione facile ai drammi dell’esistenza: il trash.

In questo contesto di annientamento totale della realtà a favore di un virtuale sempre più ingombrante, il libro diviene il vero tabù, ma anche il totem contro cui combattere questo offuscamento, spero momentaneo, della mente. E pertanto anche l’editore si trova di fronte a un’ardua scelta: essere pioniere e rivoluzionario proponendo libri di forte impatto emotivo che possano distruggere il muro di indifferenza, o divenire semplice dispensatore di placebo?

Capponi editore appartiene alla minoranza forte di chi ha scelto di venerare il pensiero, di chi fa del libro uno strumento di conoscenza del reale e capace di incidere profondamente sulla stasi della società. I libri di Capponi sono come il bacio tanto agognato della bella addormentata, capace di risvegliarci finalmente da un perpetuo sonno morale.

Andiamo, dunque a conoscere più da vicino la Capponi editore.

 

Chi è Domenico Capponi

 

inizia a lavorare nell’editoria nel 2004 prima come amministratore della otiumedizioni e poi come amministrazione della pdceditori, sono anni importanti e di crescita. Nel 2010 dà vita ad un nuovo marchio editoriale Capponi Editore, in cui con dedizione intende seguire autori che abbiano le capacità e la voglia di proporre e proporsi come pensiero nuovo.

 

Il nostro obiettivo è quello di voler diventare un riferimento forte, credibile ed autorevole di un nuovo modo di pensare il nuovo e di ripensare ciò che c’è.

Questo percorso vogliamo farlo utilizzando le potenzialità di autori e collaboratori che, troppo spesso un mondo culturale chiuso su se stesso, intento ad autoreferenziarsi, è pronto a fagocitare con lustrini e riflettori, a scapito del merito e della verità.

 

Vogliamo fare una editoria che introduca nella cultura le nuove tendenze della ricerca in ogni campo, letterario, artistico, storico e sociale, impegnarci per far emergere gli interessi profondi, che spesso vanno contro corrente, ma non per pura presa di posizione, ma solo per dedizione alla verità.

 

 

A. Quale rapporto si instaura tra autore e editore?

D. Credo di poter dire con certezza che il rapporto che si instaura tra Editore ed Autore è in sintesi un rapporto bello e complesso, un gioco delle parti, un rapporto che necessariamente, tenendo conto della esperienza che l’Editore ha, fa sì che all’interno del rapporto stesso l’Editore debba avere qualche responsabilità in più. Quando questo equilibrio si raggiunge allora si crea una alchimia che potenzia i lati positivi dell’uno e dell’altro. Perché ciò avvenga è necessaria una certa consapevolezza che si acquisisce nel tempo e che in parte è compito dell’Editore trasmettere  all’Autore.

 

A. Cosa deve esserci nei testi per renderli idonei alla pubblicazione?

D. Un testo deve avere in primo luogo una storia, non essere banale. Deve avere una sua forma e questo dipende dall’Autore se ha trovato il suo stile o meno, poi sarebbe bello se dicesse qualcosa, cioè se fosse chiaro il messaggio. Ci arrivano tanti testi che sono spesso esercizi di stile, mancano cioè della direzione, non si capisce bene dove vogliano andare. Questo vuol dire che l’autore non ha individuato bene, o non ha metabolizzato bene il messaggio che vuole dare. A volte si percepisce in modo chiaro che lo stesso Autore nell’atto di scrivere sta cercando il suo messaggio, e questo sarebbe meglio se non accadesse.

 

A. Sfogliando il vostro catalogo, ho notato un’ampia sezione dedicata alla saggistica. Secondo lei questo genere può ancora interessare i giovani?

D. Guardi la saggistica all’interno del nostro catalogo ha avuto inizialmente un ruolo importante nel senso che all’inizio decidemmo di puntarci perché individuando i temi giusti ci ha permesso di intercettare precise nicchie di mercato e di farci conoscere. Ci sono libri che ci hanno dato le pagine  culturali di testate importantissime, penso al Corriere della Sera, al Sole 24ore, all’Avvenire, alle interviste radiofoniche su Radio 2, Radio 24, insomma è stato un ottimo inizio. Oggi il catalogo si è molto differenziato e con la narrativa abbiamo ottenuto risultati altrettanto importanti. La mia esperienza, supportata dalle nostre vendite, mi dice che i giovani non seguono in modo particolare la saggistica, ma molto di più testi che parlano di vita vissuta, storie vere, cercano qualcuno con cui identificarsi, vogliono messaggi, vogliono sentire la voce di qualcuno che ce l’ha fatta, in amore, nella vita, con se stesso.

 

A. Che dote deve possedere un testo per essere vincente?

D. Deve avere in sè un messaggio, lanciare una sfida, ispirare, insomma far vibrare le corde di chi legge. Può sembrare scontato, ma le assicuro che non lo è.

 

A. Cosa hanno i vostri romanzi di particolare?

D. Rispettano quanto detto sopra, nelle due domande precedenti, hanno qualcosa da dire e lo dicono in modo convincente.

 

A. Che difficoltà può incontrare o incontra una CE piccola o media di fronte allo strapotere dei grandi?

D. Le difficoltà sono tante, ma io credo che anche le opportunità oggi possono essere tante e cosi, affronto sempre le difficoltà come grandi momenti di opportunità. Dirle che la distribuzione è in mano a poche aziende editoriali, non cambierebbe lo stato delle cose, lo dicono in tanti e dovrebbero saperlo tutti quelli che si approcciano a questo mondo, io preferisco parlare delle soluzioni creative che realtà editoriali  medio grandi come la nostra devono mettere in azione.

Voglio dire cioè che le difficoltà non sono il lato brutto di una medaglia, sono un lato della medaglia, semplicemente un lato, che da sempre mi ha spinto a cercare soluzioni nuove, spesso creative per far sì che la C.E. crescesse.

 

A. Cosa scatta in un editore che lo porta a investire tempo e denaro su una storia?

D. L’Editore, se è vero, è in primo luogo un sognatore con i piedi per terra, un visionario con le mani sporche di inchiostro, di fondo io credo un coraggioso. Parlando di me posso dire che le storie su cui investiamo sono molto legate all’Autore nel senso che nel mondo editoriale di oggi non si può prescindere.

 

A. Cosa offrite agli autori che scegliete?

D. Fiducia

 

A. Quale è la parte più difficile del rapporto scrittore CE?

D. Far comprendere che  un percorso importante come Autore è allo stesso tempo collettivo ed individuale. Questo è un passaggio a cui tengo molto, nel senso che si deve scegliere di partecipare al dibattito, leggere molti libri, riviste, esser curiosi delle idee altrui, non essere autoreferenziali, accettare che ci saranno tanti fallimenti. L’autore, ed è qui che molti cedono, deve comprendere che è importante essere in grado di costruire un sistema di relazioni. Questo richiede impegno, determinazione, capacità di ascoltare. Spesso parlo con persone che è palese che si sono relazionate in merito al testo con amici e fidanzate.

Dobbiamo smontare l’idea che la letteratura sia un gesto disperato e solitario, non è cosi, oggi più che mai è un insieme di relazioni e capacità che vanno sviluppate. Chi comprende  questo passaggio ha indubbiamente più possibilità di riuscita.

 

A. Quale è il rapporto con i blog del settore?

D. Credo che i blogger, nello specifico quelli letterari, siano una risorsa importante  in un mondo molto “ markettizzato” mi passi il termine, nel senso di costruito a tavolino. I blogger, se onesti e mossi da sana passione, possono essere un baluardo di libertà di scelta, di sincera condivisione,  un consiglio vero su cosa leggere o meglio su cosa varrebbe la pena leggere. Li seguo inoltre con attenzione, quelli liberi intendo, in quanto spesso anticipano  le tendenze letterarie ed i gusti dei lettori.

 

A. Cosa pensa della nuova frontiera del self publishing?

D. Non la penso. Auto pubblicarsi un libro credo che sia la cosa meno vicina al mio concetto di scrittura e di Autore. Lo trovo un atto di superbia,  un gesto che contraddice alla lettera quello che penso, nel senso che l’atto del confrontarsi, dell’uscire fuori, non può essere un atto autogestito. L’Autore che si autopubblica rimane a mio modesto avviso nel suo micro mondo. Non sono da considerare i casi sporadici di chi dice che è partito tutto dall’auto pubblicazione.

 

A. Molti editor sono convinti che basti il loro intervento per rendere un libro mediocre un capolavoro, lei cosa ne pensa?

D. L’editor è una figura importante all’interno di una casa editrice come la nostra. Se è bravo può sicuramente avere un forte impatto su un libro e all’interno del processo di produzione e realizzazione del libro stesso. Ma se un libro è mediocre, secondo me resta tale. Se su un libro mediocre si attivano operazioni di marketing allora tutto cambia. In altre parole è il marketing che costruisce il mercato del testo, certo che un buon editor potrà renderlo accettabile, leggibile.

 

A. Oggi conta di più la capacità di vendersi o il talento?

D. Talento e capacità di vendersi rispondono a due logiche temporali diverse. La prima è a lungo termine, la seconda a breve termine. Il talento dura e si consolida nel tempo, nelle difficoltà e nella grande determinazione, la capacità di vendersi è quello a cui assistiamo oggi nell’80% dei casi letterari. Solo nel lungo termine, queste due rette parallele potrebbero coincidere, ma non sempre accade.

 

A. Tra tutti i generi letterari, quale secondo lei non deve mancare in un catalogo?

D. La  narrativa per noi è molto importante oggi, ma con attenzione seguiamo progetti legati al food, nello specifico abbiamo aperto un buon filone legato al cibo che cura.

 

A. Che consiglio può dare agli autori che vogliono pubblicare con una casa editrice?

D. Guardate bene il catalogo, studiate bene cosa fa la casa editrice, che tipo di rapporti intrattiene, che tipo di promozione fa , qual è la rete che gestisce, e i progetti che segue. Avere come abbiamo noi,  rapporti con Università, Centri di ricerca, aziende per le quali seguiamo progetti di Storytelling è indubbiamente segno di grande professionalità e affidabilità. Fatto questo passaggio in modo critico, invito tutti a fare il passaggio successivo e cioè valutare in modo onesto la propria determinazione e convinzione, se cioè l’esigenza di pubblicare è vera oppure risponde a velleità personali.

 

A. Come può un autore riconoscere una CE seria da una improvvisata?

D. In primo luogo una casa editrice per tutto quanto detto sopra, non deve chiedere soldi all’autore, questo è determinante, noi è la prima cosa che specifichiamo. Poi è fondamentale vedere il tipo di rapporti che l’Editore ha, la sua esposizione, la sua presenza, diffidate di chi non sta in trincea con voi. Inoltre credo che sia importante valutare la franchezza, diffiderei di chi promette la luna a portata di un salto, non è cosi, è un lavoro di squadra, un lavoro condiviso, un lavoro dove sicuramente ci saranno delle difficoltà, ma è un percorso molto bello, un passaggio che fa crescere e che non lascia mai come prima, questo è quello che facciamo noi.

 

A. L’etica che guida il vostro lavoro riassunta in una frase

D. L’etica è indubbiamente legata alla convinzione  che l’Editore e quindi la CE, con il proprio operato, con le proprie scelte può dare un contributo importante al miglioramento della consapevolezza collettiva. Dovrebbe essere un lavoro felice quello dell’Editore, in fondo ogni giorno si sveglia con lo stesso spirito dei cercatori, dei viaggiatori, dei visionari, dei sognatori, degli illusi consapevoli, dei pirati, cos’altro è o dovrebbe essere un Editore se non questo, prima di tutto, sopra ogni cosa è questo, e se non lo incontrate così, è un mercante, che va bene lo stesso, ma è come attraversare la vita e non vederne la meravigliosità.

La mia etica è questa, ed il mio sforzo quotidiano è mantenere fede a questo mio credo.

 

L’Editore

Domenico Capponi

 

 

Ringrazio Domenico Capponi per avermi accolta nel suo mondo, odoroso di inchiostro,  e per avermi  raccontato più da vicino la sua lotta per difendere il pensiero.

 

e per tutti i ragazzi e le ragazze

che difendono un libro, un libro vero

così belli a gridare nelle piazze

perché stanno uccidendo il pensiero

perché le idee sono come farfalle che non puoi togliergli le ali

perché le idee sono come le stelle che non le spengono i temporali

perché le idee sono voci di madre che credevano di avere perso

e sono come il sorriso di dio in questo sputo di universo

Roberto Vecchioni

 

 

 

 

 

 

 

Intervista di Alessia Mocci a Franco Rizzi: la produzione letteraria e la casa editrice La Paume (Fonte:http://oubliettemagazine.com/2017/12/27/intervista-di-alessia-mocci-a-franco-rizzi-la-produzione-letteraria-e-la-casa-editrice-la-paume/)

 

“Nel delirio del terrore di precipitare, mentre il gancio gli dilaniava sempre più profondamente la mano, Mini non vedeva più nulla. Dietro ai suoi occhi scorrevano solo colori: il rosso del sangue e del dolore, il grigio del cielo oltre il cornicione di quella casa maledetta, il colore ocra del muro con tutte le sfumature create dalla fuliggine qua e là rimossa dalla pioggia.” ‒ “Mini ‒ Storia di un pittore”

 

Talvolta capita che l’uomo debba percorrere una via diversa da quella che maggiormente preme il suo sentire, capita che debba incontrare qualche ostacolo per poter affermare con volontà la sua passione. Ogni percorso, ogni strada che sembra portarlo lontano in realtà è un avvicinarsi alla consapevolezza di ciò che più lo rende vivo e che più brucia nel suo inconscio.

Franco Rizzi è un esempio di questo cammino tortuoso. Nato a Torino nel 1935, sin da bambino ha vissuto a Milano, città nella quale si è laureato in Ingegneria Elettrotecnica presso il Politecnico. Sin da giovane ha lavorato nella ditta creata da suo padre nel 1938 come progettista di impianti per il risparmio energetico. Ha dimostrato di aver capacità notevoli ed i “suoi figli di ferro” ‒ in questo modo egli stesso denomina gli apparecchi di sua progettazione ‒ sono installati in raffinerie di petrolio sparse in tutto il mondo, a bordo di molte navi ed in molte centrali termoelettriche.

Sin da giovane era appassionato di letteratura e scrittura, ma l’esigenza di famiglia l’ha portato lontano ‒ apparentemente ‒ dal mondo artistico per instradarlo nella conoscenza dell’uomo e del mondo sotto un altro profilo, infatti, grazie a questo singolare lavoro ha avuto la possibilità di viaggiare e di conoscere paesi in modo approfondito grazie alla collaborazione con agenti locali che gli hanno mostrato l’altra faccia dell’Asia, dell’America, dell’Africa, quella non turistica.

Decine di anni nelle quali si è dedicato alla bellezza dello sguardo congiunta all’innovazione tecnologica sino alla necessità di riprendere la scrittura e di completare l’opera con la pubblicazione di romanzi che navigavano nella sua mente.

Vengono dunque alla luce “1871 ‒ La Comune di Parigi”, “Luca Falerno ‒ Caccia nelle Murge”, “Mini ‒ Storia di un pittore”, “1945 ‒ Anno zero sul lago”, “… scrivimi!” ed un neo progetto di una casa editrice con pubblicazione gratuita, La Paume Editrice.

Ed ora lascio che sia direttamente Franco Rizzi a raccontarvi qualche aneddoto della sua interessante vita.

 

A.M.: Ciao Franco, leggendo la tua biografia, ho notato che hai conseguito una laurea in Ingegneria Elettrotecnica ma che hai, sin da giovane, coltivato la passione per la scrittura. Negli ultimi anni, infatti, hai pubblicato vari romanzi. Come mai hai aspettato così tanto tempo per iniziare a farti conoscere dal pubblico dei lettori?

Franco Rizzi: Cara Alessia, in questa domanda si racchiude, direi in modo vagamente drammatico, tutta la mia vita. A diciotto anni al termine del liceo scientifico e conseguita la maturità intendevo fare lo scrittore. Il presidente della commissione di esami mi congedò con queste parole: “Le dobbiamo fare i nostri complimenti per il suo tema d’italiano. Se avrà occasione di scrivere, scriva, perché ne ha la stoffa.” Queste parole mi regalarono un agosto meraviglioso.  Ma c’era un ma, fin da piccolo io ero “il monaco di Monza” destinato da mio padre a succedergli nel comando della nostra azienda di impianti tecnici e quindi dovevo fare ingegneria. Riuscivo bene anche nelle materie scientifiche e il mio professore di matematica e fisica mi aveva messo nella rosa dei tre della mia classe che avrebbero potuto frequentare con successo il politecnico di Milano, a quel tempo piuttosto difficile. In settembre mi iscrissi in Ingegneria. Ero molto sicuro di me: avrei saputo fare entrambe le cose. Andai in crisi al terzo anno di università, perché mi resi conto che quegli studi così impegnativi erano incompatibili con lo scrivere: feci una strana e drastica scelta. Decisi di inabissare in fondo al mare lo scrivere e di dedicarmi dopo la laurea solo all’azienda che, per compensazione, sarebbe diventata per me madre, moglie, figlia e amante. Fu così per diversi anni, ma poi dal fondo del mare i sogni riemersero come bolle e io ripresi a scrivere, però senza mai tentare di pubblicare alcunché. Arrivò il giorno 10-10-10, sembrava una data fatidica, era un sabato e anche il mio compleanno.  Diedi finalmente l’addio alle armi. L’anno dopo è uscito il mio primo romanzo.

 

A.M.: Dei tuoi nove romanzi, cinque sono stati pubblicati e sono disponibili per i lettori, gli altri quattro saranno pubblicati dal 2018. Una caratteristica comune è la passione per la storia, i cinque editi sono incastonati infatti tra il 1800 e la metà del 1900. Cosa ti spinge ad inserire i tuoi protagonisti in un contesto storico attendibile?

Franco Rizzi: Ho sempre amato la storia, da ragazzo leggevo, a pezzi, come un romanzo storico quale effettivamente è, l’Antico Testamento, Genesi, Esodo, Giudici, Re, Deuteronomio. È un racconto pieno di simulazioni affascinanti, quali Mosè che separa le acque o Gedeone che ferma il sole, però piacevoli perché pur con varie peripezie alla fine i buoni hanno la meglio. Al liceo la storia mi intrigava e cercavo di capirla, approfondirla e scoprire le bugie dei testi scolastici. Successivamente da adulto ho letto con passione la storia d’Italia di Indro Montanelli. Ho imparato che la storia è molto difficile, se non impossibile, da possedere, l’arco temporale che possiamo coprire è brevissimo e i cosiddetti storici sono spesso bugiardi o partigiani. Possiamo averne solamente una pallida idea come se osservassimo da molto lontano una scia di formiche in marcia, il movimento delle singole formiche ci sfugge, così come il perché si muovono e dove vanno. Nei miei libri faccio muovere le mie “formiche”, ma non posso farle galleggiare nel nulla, devo inserirle in un loro contesto storico e anche l’arco temporale non può essere troppo esteso, se voglio che sia credibile. Naturalmente il contesto geografico deve fare la sua parte.

 

A.M.: Addentrandoci nel tuo romanzo edito nel 2017, “… scrivimi!”, i lettori sin dalle prime informazioni sono consapevoli che quella che si accingono a leggere è una storia vera. Protagonista indiscusso è Nino Martini, un ragazzo che sin da giovane ha amato il mare, tanto da farne ragione di vita, sia per il suo lavoro come marinaio sia per aver abbandonato l’Italia per scoprire l’America. Centrale è il suo amore per Maria Grazia. In questo romanzo hai rivelato come un uomo (ed una donna) non possano conquistare la felicità solo con il denaro ed un matrimonio conveniente. Dunque, cos’è per te la felicità e come vivere la propria vita in virtù di essa?

Franco Rizzi: La storia di Nino Martini, pur con un po’ di accomodamenti necessari per far scorrere il racconto, là dove era carente la memoria, è una storia vera. Tutto sommato la sua vita altro non è che la sua ricerca della felicità, nella paura che tutto si trasformi in un terribile rimpianto di aver vissuto una vita sbagliata. Credo che questo sia vero per tutti: la vita è la ricerca della felicità che però non riusciamo mai a raggiungere. Molti giorni della vita sono grigi e inutili e la memoria li perde e non li registra, qua e là emergono momenti più o meno esaltanti che ci fanno intravvedere la felicità. Poi spesso subentra la delusione, il disincanto, il declino, per molti è la morte dell’anima prima che del corpo, per altri la ricerca invece continua, magari spasmodica e si concretizza in amori fittizi che ancora si esauriscono in terribili frustrazioni. In conclusione la felicità è irraggiungibile, e forse il miglior modo di vivere è quello di pensare che per noi sia sempre nascosta dietro all’ultimo angolo che stiamo per svoltare e che gli angoli siano infiniti.

 

A.M.: Per citare un altro tuo romanzo, “Mini – storia di un pittore” edito nel 2015 da Kairós Edizioni, anche in questo caso ci troviamo di fronte ad una storia reale di un uomo, un pittore che visse tra povertà ed amore, che hai abilmente rielaborato grazie a racconti frammentati di cui hai avuto conoscenza e grazie alla tua fantasia creatrice. Ci puoi spiegare in che senso il libro è una metafora dell’amore?

Franco Rizzi: Tanto per cambiare anche Mini è tratto da una storia vera e gli amori tratteggiati nel libro sono quasi tutti a senso unico, non ricambiati. Lo è quello di Maria Domenica per il cugino Giovanni, che sono i genitori di Mini. Lo è quello straziante del bambino di sette anni che fugge di casa alla ricerca di una madre che crede scomparsa e infine anche quello di Caterina che vive e lavora sostentando Mini, permettendogli di vivere la sua vita da artista, mentre lui ormai perso nel vino non si cura di lei. Forse tutti gli amori profondi sono di questo tipo: disuguali e mai ricambiati nello stesso modo.  Probabilmente, proprio questo essere differente è il motore che esaspera ed esalta l’amore che non viene ricambiato.

 

A.M.: Ho saputo e colgo l’occasione per congratularmi per la premiazione de “1871 ‒ La Comune di Parigi” al Premio Città di Pontremoli; il libro è stato pubblicato nel 2013 da Gam Editrice ed incontriamo Luca Falerno, già protagonista di altri due romanzi dello stesso ciclo. Ci puoi fare un excursus sul personaggio presente nei tre libri?

Franco Rizzi: Luca Falerno, carabiniere del Re, è giovane, bello e impetuoso. È naturale che venga irretito dall’amore per l’Imperatrice Eugenia quando la salva dai suoi rapitori, mentre si trova in Egitto per l’inaugurazione del canale di Suez. Ma è un amore impossibile che trova solo un momento magico durante la loro fuga di quattro giorni nel delta del Nilo, per poi lasciare Luca con il cuore a pezzi.  Ma la vita continua e Luca viene inviato in missione in Italia meridionale per partecipare alla repressione del brigantaggio. In Puglia si trova impegnato in una spasmodica caccia al brigante che gli ha ucciso il patrigno, mentre una nuova passione per Luisa di San Felice, forse scaccia dal suo cuore il ricordo di Eugenia. Le avventure di Luca continuano poi a Parigi al tempo della Comune e infine a Roma ai tempi dello scandalo della Banca Romana. Sono quattro romanzi che spero trovino la strada della fiction televisiva: ne riparleremo!

 

A.M.: Penso, correggimi se sbaglio, che tu sia anche un assiduo lettore. Quali sono gli scrittori che ti hanno accompagnato e maggiormente influenzato?

Franco Rizzi: Domanda difficilissima a cui è praticamente impossibile rispondere. Un nugolo di libri e di scrittori si affollano nella mente, perlomeno dobbiamo separarli per paesi: cominciamo allora dall’Italia dove il panorama è enorme. Come non ricordare Elsa Morante e la sua “Storia”, ma allora ricompare subito Alberto Moravia, e prima “I Malavoglia” di Verga, e i “Promessi Sposi” e “Ottorino Visconti” di Tommaso Grossi, e tornando in avanti come non ricordare “Canale Mussolini” di Antonio Pennacchio e Montanelli. Si affiancano subito ai ricordi i francesi Victor Hugo con “I miserabili” e Stendhal ed Emile Zola, ma subito appaiono alla memoria i russi, come non citare “La guardia bianca” di Michail Bulgacov, Lev Tolstoj o “La figlia del capitano” di Aleksandr Puškin o “Il dottor Zivago” di Boris Pasternak? E passando in Germania come non ricordare “All’ovest niente di nuovo” di Erich Maria Remarque?   Spostandoci negli Stati uniti mi viene subito da ricordare Ernest Hemingway e il suo “Addio alle armi” oppure “Una tragedia americana” di Theodor Dreiser o John Steinbeck con “Furore”. E ho dimenticato tutti gl’inglesi! Tutti mi hanno dato qualcosa e mi accompagnano sempre, nessuno però credo che abbia influenzato il mio modo di scrivere. Quando siedo alla scrivania nessuno di loro mi da il “la” per iniziare a scrivere.

 

A.M.: La casa editrice La Paume è un progetto editoriale sul quale hai deciso di scommettere. Perché hai sentito il bisogno di creare tu stesso una casa editrice e qual è il genere di libro a cui sei interessato per una pubblicazione con il tuo marchio?

Franco Rizzi: La casa editrice La Paume è solo all’inizio. L’impulso di crearla mi è venuto dalla necessità di ribellarmi a chi non dà spazio: La Paume è il gioco della Pallacorda. Nel giugno del 1789 i rappresentanti del terzo stato, quando il Re Luigi XVI volle impedire loro di continuare a riunirsi adducendo la scusa di lavori da fare nel salone dell’assemblea, si riunirono per proprio conto nella palestra dove si faceva appunto il gioco della pallacorda detta in francese “la paume” cioè il palmo della mano. La casa editrice avrà successo solo se anche altri vorranno unirsi a questa ribellione contro lo strapotere di chi pretende di dire solo lui chi vale e chi no. La Paume non è una casa editrice a pagamento ed i generi letterari che intendo pubblicare saranno conformi a ciò che io ritengo valido ed affine alla mia veduta del mondo, ciò di cui abbiamo molta necessità: la storia dell’uomo e la sua interpretazione.

 

A.M.: Come concili il tuo essere scrittore con l’essere editore? È complesso valutare libri che non sono tuoi? Oppure è uno stimolo sempre nuovo che ti spinge anche a migliorare la tua capacità di scrittura ed empatia verso i lettori?

Franco Rizzi: Conciliarlo è facile, almeno in teoria, perché sono sempre stato sia uno scrittore che un imprenditore. Valutare gli scritti di altri sarà molto difficile e mi devo e mi dovrò avvalere di collaboratori validi e onesti. Naturalmente spero che possa essere anche uno stimolo per continuare a scrivere.

 

A.M.: Ci puoi dare un’anticipazione sul prossimo libro della tua produzione che verrà alla luce?

Franco Rizzi: Effettivamente è in arrivo un nuovo libro che parla degli anni di piombo, più o meno dal 1974 al 1981. Non aggiungo altro, ne parleremo più avanti.

 

A.M.: Salutaci con una citazione…

Franco Rizzi: Per arrivare all’alba non c’è altra via che la notte.‒ Khalil Gibran

 

A.M.: Franco ti ringrazio per la partecipazione e ti auguro che La Paume Editrice possa inserirsi al meglio nel panorama editoriale. Ti saluto con un proverbio persiano: “Il giorno ha occhi. La notte ha orecchie”.

 

Written by Alessia Mocci

 

 

Info

Sito Franco Rizzi

http://www.francorizzi.it/

Facebook La Paume Editrice

 

https://www.facebook.com/LaPaumecasaeditrice/

Fonte

http://oubliettemagazine.com/2017/12/27/intervista-di-alessia-mocci-a-franco-rizzi-la-produzione-letteraria-e-la-casa-editrice-la-paume/

 

Dietro le quinte della letteratura. Il coraggio delle parole. Incontro con Anna Rita Angelelli, direttore editoriale delle Mezzelane casa editrice. A cura di Milena Mannini e Alessandra Micheli

 

Una delle figure chiave per il mondo letterario è sicuramente l’editore. E’ lui il demiurgo che dà corpo e vita ai testi, decretando il loro libero volo attraverso l’immaginario del lettore o la loro morte.

Croce e delizia di ogni artista è spesso una figura controversa, poco compresa e spesso afflitta da snervanti stereotipi.

Oggi noi del blog vogliamo andare a conoscere più da vicino la bestia mitologica, questa terribile fiera, per smontare se non del tutto almeno parzialmente i soliti stereotipi.

E chi meglio di una donna può raccontare il suo lavoro?

Ecco a voi Rita Angelelli, scrittrice ma anche Il Direttore Editoriale delle Mezzelane edizioni.

Impegnata, seria e soprattutto coraggiosa. Un editore che, seppur consapevole che la vendita conta, è tuttavia talmente amante della bellezza da dare a essa, finalmente, una tonante voce.

Buon Viaggio

 

Scrivere è una delle mie passioni, senza la scrittura non sarei qui oggi.

Rita Angelelli

A. Quale rapporti si instaurano tra autore e editore?

R. Per esperienza diretta con altri Editori, da autrice, posso dire di aver trovato quasi sempre persone molto capaci e il rapporto con me è stato sempre pacifico e amichevole, nonostante le cose non sono andate come sarebbero dovute andare. Come Editore cerco sempre di rapportarmi con toni amichevoli. Tuttavia, a volte, bisogna essere rigidi e fare un passo indietro, così da instaurare un vero e proprio rapporto di lavoro. L’autore, per un Editore, è un soggetto molto importante, e senza di lui non potrebbe esistere, per cui: va seguito, spronato, rassicurato.

A. Cosa deve esserci nei testi per renderli idonei alla pubblicazione?

R. Una storia originale e ben scritta prima di tutto. I personaggi devono essere realistici, anche quando si scrive un fantasy per assurdo; le ambientazioni devono essere adeguate alla storia e al periodo che si racconta; non devono esserci buchi narrativi e incongruenze. In ultimo, ma non di poca importanza, un romanzo deve intrigare il lettore, tenerlo incollato alle pagine fino alla parola fine.

A. Quanto la letteratura ha ancora da raccontare oggi ai giovani?

R. La letteratura ha sempre da raccontare, sia ai giovani che agli adulti. Purtroppo oggi i giovani, non tutti ovviamente, sono distratti da ben altre faccende: cellulari hi tech, discoteche e divertimenti vari. Per la lettura, di conseguenza, rimane poco tempo. È dalle scuole che dovrebbe partire l’input: leggere agli studenti, durante le ore di letteratura, potrebbe essere un buon punto di partenza.

A. Nel catalogo c’è molto spazio alla narrativa di formazione, quanto può dare oggi questo tipo di testo ai giovani?

R. Il romanzo di formazione è sempre esistito ed è cosa buona e giusta! Questo tipo di romanzi sono adatti a tutti, sono storie molto realistiche, all’interno delle quali il protagonista supera una sfida con se stesso e con il mondo che lo circonda. Cosa insegnano? Come affrontare la vita, la sua ciclicità, come superare le avversità temporanee, come risorgere dalle sconfitte e gioire per le vittorie.

A.Libri scomodi, di denuncia, che affrontano temi anche complessi ( cito Strana rana, le nuove confessioni di Eva, Ceramiche a Capodanno o Il cerchio) perché la scelta di pubblicarli?

R. Due sono miei, li ho scelti per quello! Ah ah ah. Ok, torno seria. Le nuove confessioni di Eva è un libro denuncia di quello che è il mondo oggi: corruzione, sessismo, violenza; sono argomenti scomodi, ma è giusto parlarne; è vero che nel libro ci sono molte scene di sesso, anche abbastanza crude, ma alla base di tutto c’è la storia di una donna che ha deciso di dimostrare le proprie capacità, pur utilizzando maniere non proprio ortodosse. Perché se lo fa un uomo nessuno fiata? Mentre se lo fa una donna… Ceramiche a capodanno è una silloge poetica che si occupa della violenza di genere, una vera e propria piaga dei nostri tempi; è giusto che se ne parli, sensibilizzando il grande pubblico. Il Cerchio l’ho scelto perché in fondo è una bella storia d’amore, al di là dei contenuti erotici, ed è l’amore che muove tutte le cose… Strana rana affronta delle tematiche di vita reali: il dolore, la sofferenza, la psiche, l’arrivismo, l’apparenza; è malinconico, irriverente, strano, come strano (nell’accezione più bella del termine) è chi l’ha scritto, un po’ sopra le righe (ma non così scomodo), malinconico. Ho scelto di pubblicarli perché non ti lasciano con una sensazione di vuoto, ma con qualcosa in più su cui riflettere.

A. Cosa ha significato per la Ce pubblicare il testo di Benny Manocchia?

R. Benny è un giornalista che avrebbe ancora molto di più da raccontare. Mi hanno affascinato i personaggi con i quali è venuto in contatto, le loro storie viste con un’ottica diversa rispetto a quello che i rotocalchi ci hanno fatto conoscere. Per la c.e. è stato un momento esaltante, perché non avremmo mai pensato di arrivare oltre oceano. Presto arriverà anche un’altra bella sorpresa (forse più di una) da un’altra terra ricca e affascinante che non è proprio dietro l’angolo.

 

A.Cosa deve raccontare un libro?

R. Come dicevo poco sopra, un libro deve raccontare una storia originale. Un libro deve fornire informazioni, emozioni, deve far riflettere, deve lasciarti almeno un’immagine, una sensazione.

 

A. Cosa hanno di peculiare i vostri autori?

R. Sono tutti esordienti (tranne qualcuno). Tutti con una gran bella fantasia. Sanno emozionare.

M. Che difficoltà può incontrare o incontra una CE piccola o media di fronte allo strapotere dei grandi?

R. Non parlerei di difficoltà vere e proprie, anche perché per la nostra politica editoriale ci discostiamo molto dalle grandi, sia per le scelte di pubblicazione, che per l’immagine. La più grande difficoltà è la distribuzione nelle librerie, che sono propense a vendere solo i nomi noti e poco altro. Lo spazio per gli esordienti che, secondo me, hanno da dire tanto e quanto i grandi Scrittori o Vip, è davvero poco o inesistente.

M. Come si sceglie un romanzo da pubblicare?

R. Scelgo i romanzi in base a due fattori: oggettivo e soggettivo. Prima di tutto la storia, come dicevo sopra, deve: essere abbastanza originale, con uno stile riconoscibile, senza buchi narrativi, grammaticalmente corretta (ma se anche non fosse perfetta poi ci sono i nostri editor, ai quali faccio un grande e lungo applauso per il lavoro svolto), tempi verbali coerenti. Poi si passa al lato soggettivo: i personaggi mi devono emozionare, intrigare, farmi arrivare alla fine. Se già alla seconda pagina mi casca la testa (e la palpebra) o trovo degli errori (orrori) lo scrittore ha la buona probabilità di ricevere un rifiuto. C‘è anche un altro fattore che guardo sempre: chi ha scritto il romanzo. Dalla lettera di presentazione, quando c’è, e dalla biografia so già chi andrò a leggere e quanto mi potrà dare in termini collaborazione diretta. Perché senza la collaborazione dell’autore, l’Editore può fare veramente poco.

M. Cosa cerca una casa editrice in un romanzo?

R. La storia/trama/personaggi. Ogni dettaglio deve essere al posto giusto. Dettagli scontati, ininfluenti, figure retoriche esagerate o sbagliate (nell’erotico, per esempio, più che eccitare, spesso le metafore fanno ridere) sono da evitare sempre.

 

M. Molti autori si lamentano del fatto che le case editrici chiedono un contributo per pubblicarli, tu cosa ne pensi?

R. Penso che chi chiede un contributo non possa appellarsi con il nome “casa editrice”, ma il termine esatto per questo tipo di impresa è “tipografia”. Purtroppo fino a che ci sarà la domanda ci sarà sempre anche l’offerta. Mi batto ogni giorno contro queste imprese che non si assumono il rischio d’impresa, appunto, alle quali piace vincere facile sfruttando chi non sa come arrivare a una casa editrice vera e propria o chi vuol pubblicare pur avendo scritto una ciofeca.

M. Cosa offrite agli autori che scegliete?

R. Non si tratta di offerta, ma di etica professionale. A tutti gli autori viene inviato un contratto (ben 6 pagine!) nel quale viene specificata la percentuale delle royalties sia sul cartaceo che sul digitale, le copie che verranno stampate inizialmente e quelle successive, il nome dei due distributori e tutto quello che fa parte di un contratto tra le parti. Ogni autore viene seguito da quattro persone: direttore editoriale, editor, grafico, capo editor. Ogni libro viene editato dall’editor assegnato, rivisto dalla nostra capo editor, per poi andare alla correzione delle bozze per i refusi, e arrivare all’impaginazione solo dopo il “visto si stampi”. Il nostro grafico si occupa della copertina, delle eventuali locandine e di tutto il materiale pubblicitario che viene pubblicato sui Social Network dove siamo presenti. Interviste, blog tour, recensioni, passaggi nei giornali on line e cartacei, vanno di conseguenza e a seconda delle esigenze pubblicitarie.

 

M. Perché aprire una casa editrice?

R. Ecco! Me lo domando spesso. No dai… Ho aperto la casa editrice più per una sfida con me stessa e verso alcune persone che mi avevano un po’ deluso, più che per volontà vera e propria. L’incoscienza, poi, ci ha messo del suo e adesso siamo qui a parlarne. Credo di averlo detto in più di un’intervista, ma lo ripropongo, proprio come si ripropongono i peperoni: per un paio di anni ho fatto da talent scout per una c.e. e pubblicato come autrice due romanzi e una silloge poetica. Mai pagata per un romanzo, mai pagata per la silloge, mai pagata per il talent. (mi sono chiesta anche che fine avessero fatto i tanto declamati estratti conto: alcuni mai pervenuti). Per cui mi sono detta: se va così l’editoria, io posso fare senz’altro meglio. Quindi ho proposto alla mia capo editor (che allora faceva l’editor per la c.e. con la quale pubblicavo gli erotici) di affiancarmi. Un’altra incosciente come me? Forse. Ma il tempo e la tenacia ci stanno dando ragione.

 

 

M. Quale è la parte più difficile del rapporto scrittore CE?

R.Gli scrittori sono degli artisti e come tutti gli artisti sono: variabili di umore, volubili e volatili come l’immediatezza, permalosi come una mamma pancina quando le si tocca un figlio, narcisi che più narcisi non si può. Io poi sono impulsiva e faccio più danni di uno sciame di schistocerca gregaria, stronza (si può dire o siamo in cerchia protetta?) andante, metereopatica… Fai due più due e scoprirai che la matematica E’ UNA OPINIONE. Il risultato non è mai quello che ti aspetti. A volte scoppiano scintille, ma li amo tutti per la loro unicità nell’essere volubili, variabili, permalosi e narcisi (non sono da meno).

 

M. Quale è il rapporto con i blog del settore?

R. Eh, nota dolente. I blogger sono delle persone meravigliose quando fanno il proprio lavoro come deve essere fatto. Purtroppo alcuni vogliono la pappa pronta e buona. Noi forniamo tutto il materiale per tempo: libro in pdf o epub, scheda tecnica, copertina, biografia. Quello che chiediamo è di rispettare i nostri tempi e di leggere il libro (è il minimo, no!?): non si può promettere se poi non si è pronti a farlo. Molti, per fortuna, sono veramente dei professionisti. Alcuni, che credevamo dei professionisti, invece, si sono dimostrati per quello che sono: ben venga l’editore grande e famoso, quello piccolo… beh, lasciamolo aspettare una risposta.

 

 

M. Che etica guida il vostro lavoro?

R. Posso definirla con due aggettivi: chiarezza e professionalità, Abbiamo una nostra politica editoriale, che è nostra e solo nostra. Siamo una Casa Editrice NoEap indipendente. E ci teniamo a sottolinearlo!

 

M. Per una CE cosa conta davvero quando si pubblica un romanzo?

R. Vendere! Non sono venale… Vendere i nostri titoli significa che abbiamo fatto bene il nostro lavoro e abbiamo fatto conoscere i nostri scrittori.

 

A. Quanto oggi conta ancora il talento?

R. Moltissimo. Il talento di uno scrittore conta molto. Purtroppo i più talentuosi sono spesso bistrattati dalle grandi case editrici che guardano di più alla cassa che a tutto il resto. Mi contraddico con la risposta precedente nella quale dicevo che anche noi vogliamo vendere? No. Dico solo che come le grandi siamo un’impresa anche noi, solo che la nostra c.e. si assume il rischio di pubblicare perfetti sconosciuti, e con quelli cerchiamo di farci largo nel grande mercato che è l’editoria, mentre loro, spesso, mirano di più a pubblicare scrittori già noti. E quindi di sicuro impatto editoriale.

 

 

 

Ringraziamo  Rita, che oltre a essere una professionista seria, è anche una donna brillante, con una sensibilità spiccata che non ne intacca un certo senso dell’umorismo, quasi a volte colorato di un certo tono noir.

Questo rende il rapporto con lei e con il suo staff un’avventura elettrizzante, una sfida continua ma anche la meravigliosa scoprta che, almeno per qualcuno, la bellezza conta ancora.

Del resto è colei che ha dato vita al mio romanzo preferito, unico nel suo genere. E solo una donna coraggiosa che gli schemi li stravolge e attacca con fierezza gli stereotipi, poteva avere l’ardire di pubblicare.

Andate a scoprire i lori titoli

Che il viaggio attraverso la meraviglia abbia inizio

 

 

 

La Bellezza è una forma del Genio, anzi, è più alta del Genio perché non necessita di spiegazioni. Essa è uno dei grandi fatti del mondo, come la luce solare, la primavera, il riflesso nellacqua scura di quella conchiglia dargento che chiamiamo luna.

Oscar Wilde