Oggi il blog consiglia “Drive” di Kate Stewart, Triskell Editore. Imperdibile!

 

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Sinossi:
La musica… il più grande bibliotecario del cuore.

La durata media di una canzone è tre minuti e mezzo; quei tre minuti e mezzo potrebbero portare a un lento battito di ciglia, a uno sguardo sul passato o a catapultare l’anima in una nostalgia che fa a pezzi il cuore.

All’apice della mia carriera, avevo la vita che volevo, quella che avevo sempre immaginato. Avevo trovato il mio tempo, il mio ritmo. Poi ho ricevuto una telefonata che mi ha lasciato stonata.

Sapete, le mie canzoni preferite trovavano il modo di suonare in contemporanea. Ero innamorata dei ritmi di un uomo e delle parole di un altro. Ma quando si trattava della colonna sonora di una vita, come si poteva scegliere una canzone preferita? Quindi, per cancellare ogni dubbio, ho buttato via il mio biglietto di prima classe e ho deciso di fare un gito in auto, concentrata sullo specchietto retrovisore.

Due giorni.

Una playlist.

E la lunga strada verso casa, verso l’uomo che mi stava aspettando.

 

 

Dati libro

Data di pubblicazione: 16 Luglio

 

COLLANA: ROMANCE

 

Titolo: Drive (Edizione italiana)
Titolo originale: Drive

Autore: Kate Stewart
Traduttrice: Arabella McKenzie

 

ISBN EBOOK: 978-88-9312-408-9

Genere: Genere: Contemporaneo
Lunghezza: 370 pagine

Prezzo Ebook: € 6,99

 

 

 

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Intervista di Alessia Mocci a Lidia Beduschi: vi presentiamo il progetto 11 Odori Suoni Colori (Fonte http://oubliettemagazine.com/2018/06/22/intervista-di-alessia-mocci-a-lidia-beduschi-vi-presentiamo-il-progetto-11-odori-suoni-colori/ )

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“Io sono Nero. Come il mio fratello gemello Bianco, sono spesso chiamato un “non colore”, perché né io né lui siamo visibili nell’arcobaleno. Bianco prende molto male questa faccenda. Io no! Dicono che mi mangio tutti i colori, che sono ingordo, che metto paura come il Babau. Che dicano! Hanno ragione; se vogliono spaventarsi davanti a me, li accontento volentieri.” “11 Odori Suoni Colori – la storia di Nero”

 

11 Odori Suoni Colori” è un kit cartonato pubblicato nel 2009 dalla casa editrice mantovana Negretto Editore. L’ideatrice è la docente universitaria Lidia Beduschi che, partendo da una felice intuizione supportata dal filosofo John Locke, ha realizzato con il supporto di un gruppo di non vedenti un vero e proprio kit contenente undici fogli uno per ogni colore, più altri undici fogli contenenti gli stessi colori ma pretagliati in tessere rettangolari che al tatto rilasciano una fragranza realizzata ad hoc grazie alla mescolanza di svariati profumi.

11 Odori Suoni Colori” è stato concepito in modo tale da esser supportato da un sito web che oltre alla spiegazione del progetto mantiene un rapporto privilegiato con coloro che possiedono fisicamente il kit a casa. All’interno del sito, infatti, è possibile “giocare” con i colori ed i suoni supportati da pagine interattive che aiutano a fissare il ricordo dell’odore percepito con le note ascoltate e con le “favole” create per ogni colore.

Gli undici colori sono stati scelti seguendo gli studi di due antropologi americani Brent Berlin e Paul Kay che nel saggio “Basic Color Terms” mentre la scelta della miscela delle fragranze è opera di Lida Beduschi. Dunque abbiamo il colore nero (liquirizia, carbone, incenso), il bianco (giglio bianco, latte, polpa di cocco), il rosso (ciliegia, anguria, olio solare), il giallo (limone, zafferano, ananas), il verde (erba tagliata, the verde, kiwi), il blu (brezza marina, lavanda, tiglio), il marrone (cioccolato, legno, tabacco), il grigio (fumo, chanel n°5, timo), il rosa (rosa, orchidea, pesca), il viola (violetta, lavanda, sandalo), e l’arancione (arancio, albicocca, patchouly).

Lidia Beduschi si è mostrata molto disponibile nell’accettare questa intervista per spiegarci meglio il progetto “11 Odori Suoni Colori”.

 

 

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A.M.: Ciao Lidia, sono lieta di poter dialogare del progetto Odori Suoni Colori, un kit con un titolo parlante che richiama esplicitamente il suo contenuto: odore, suono e colore. Vorrei iniziare chiedendoti della sua genesi e delle tempistiche di realizzazione dalla primogenita idea.

Lidia Beduschi: L’idea di “avvicinare” i ciechi ai colori, mi accompagna sin dall’infanzia. Perché? Non lo so. Il casus invece si manifestò quando intorno al 2002, 2003 parlando di una mostra di modellini per i ciechi, che di lì a poco il Museo Egizio avrebbe portato a Reggio Emilia, la dottoressa D’Amicone, allora Direttrice del Museo, al telefono mi disse: “peccato che non si possano far vedere in qualche modo i colori”. Mi misi al lavoro subito, e subito per me l’approccio corretto non poteva essere che quello semiotico: costruire cioè un codice, che non poteva essere che multisensoriale. Il tatto, tradizionalmente per primo, ma poi il suono, e terzo l’odore. Ne parlai con la dottoressa Consuelo Battistelli, allora neolaureata, cieca secondaria: insieme cominciammo a costruire con materiali poverissimi (cartoncino, carta, colla, pennarelli) un primo casalingo e importantissimo prototipo, per discutere e mettere a punto l’idea. In un secondo momento conobbi il dottor Claudio Signorini, cieco primario e tiflologo. Si aggiunse a progetto già avanzato, e fu importantissimo, il contributo di Daniela Floriduz, cieca dalla nascita, che con il colore ha un rapporto personale vivissimo (attraverso la fotografia). Lavorammo insieme per più di un anno, in incontri serrati e decisivi. Nel 2004 il kit 11 era pronto: fu anzi il tema del mio corso di Etnoscienza dell’anno accademico 2004/05 alla specialistica ACEL (Antropologia Culturale, Etnologia, Etnolinguistica) della Laurea magistrale interateneo di “Ca’ Foscari”, Venezia, dove insegnavo appunto Etnoscienza. Quanto agli 11 colori sono stati sempre per me una scelta obbligata: lo studio della percezione culturale del colore è un tema centrale dell’Etnoscienza, e 11 sono i colori individuati dalla ricerca di Brent Berlin e Paul Kay del 1969, come appartenenti al maggior numero di culture del mondo.

A.M.: Il kit nasce come progetto per i non vedenti ma può essere usato anche per cure di riabilitazione per il recupero di soggetti con altre forme di disabilità od affetti da tossicodipendenza?

Lidia Beduschi: Il kit multisensoriale, in particolare la sua versione cartonata pubblicata dall’Editore Negretto nel 2008, che offre la possibilità di manipolazione materiale delle tessere colorate e profumate, può prestarsi a una grande varietà di usi in ambito sia educativo sia riabilitativo, questo per l’impatto emozionale, oltre che cognitivo, che la multisensorialità può offrire. Comunque il kit è destinato prevalentemente a ciechi primari, secondari, ipovedenti e acromati.

A.M.: I colori sono identificati con una puntinatura di tipo Braille, per ogni colore dunque corrisponde un insieme di puntini. Hai voluto utilizzare il linguaggio in uso del Braille oppure la puntinatura è stata creata ex novo per il kit?

Lidia Beduschi: Il Braille era il punto di partenza e di arrivo per la percezione tattile dei ciechi: ad oggi niente lo ha di fatto superato. La costruzione del codice tattile non poteva quindi che prendere l’avvio da lì. Il “disegno” dei simboli invece è stato il frutto di una mediazione tra me e i non vedenti insieme ai quali sono stati costruiti. Chiaramente dovevamo “trovare” dei simboli, poiché la semplice trascrizione alfabetica in Braille del “nome” del colore avrebbe fatto “saltare” la possibilità di costruzione di un codice multisensoriale, per farci ricadere nel verbalismo asemiotico: non mi e ci interessava “denominare” i colori, ma far sì che attraverso un codice condiviso (come è ad esempio quello delle notazioni musicali), i ciechi ed i vedenti fossero certi di riferirsi allo stesso referente (colore, in questo caso), quando dicono, parlano, usano, leggono, nominano, il bianco, o il rosso, o il viola, ecc.

A.M.: Oltre a te come ideatrice del progetto, ci sono stati altri collaboratori che ti hanno sostenuto e supportata?

Lidia Beduschi: Come ho detto in apertura, l’ideazione del codice è stata mia: d’altra parte ero io che avevo ed ho la preparazione scientifica di carattere semiotico, semantico, linguistico ed etnolinguistico per “costruire mentalmente” il progetto. Certo senza i collaboratori da sola non ce l’avrei fatta a renderlo “oggetto”. I primi, che sono “comprimari” più che collaboratori, sono stati Consuelo Battistelli e, decisivo, Claudio Signorini. Gli altri che hai nominato, tutti preziosi e indispensabili per la realizzazione del codice: Isabella Tondi e Luca Modena hanno di fatto costruito il simbolo sonoro di ciascun colore, quello che cantavano i ciechi dell’UICI di Torino, dove andai a tenere una lezione sul kit, poco dopo la sua pubblicazione. Senza la professionalità della Druckfarben s.r.l di Albino (Bergamo), non avremmo potuto costruire il “sinbolo” dell’odore di ciascun colore. Chiara Prezzavento ha fatto sì che odorisuonicolori.it varcasse i confini italiani, predisponendo la versione inglese della piattaforma. Mario Varini ha realizzato il sito, che è qualcosa di più, perché volevo, e ci siamo in gran parte riusciti, che funzionasse cole uno strumento online, un tool: quello che di fatto ancora rimane.

A.M.: 11 colori: qual è il tuo preferito?

Lidia Beduschi: Il mio preferito… Io “vivo” nei colori, i colori entrano di forza in ogni momento della mia giornata, ne fanno il tono, modellano il mio umore, i sentimenti il mood… Non c’è un colore preferito, per me.

A.M.: 11 suoni: perché la scelta del pianoforte e non un altro strumento?

Lidia Beduschi: Kandinskij diceva che “il rosso è uno squillo di tromba” (non abbiamo parlato della sinestesia, ho preferito riferirmi alla multisensorialità, che non è la stessa cosa, ma il discorso ci avrebbe portato troppo lontano e in “territori” di confine iperspecialisici). Qualcuno dei miei collaboratori non era del tutto d’accordo, ad esempio qualcuno mi disse che preferiva associare il rosso con l’oboe: il pianoforte è stato scelto perché è lo strumento di base, quello in grado di raccogliere e realizzare tutti i simboli sonori che ci occorrevano.

A.M.: 11 odori: com’è stata selezionata la campionatura dei profumi?

Lidia Beduschi: I profumi, meglio gli odori sono stati costruiti combinando quattro “profumazioni” che nella nostra cultura in qualche modo possono essere associate al colore che designano. Per comprendere come sono stati costruiti (materialmente, come ho detto dalla Druckfarben) è fondamentale partire da “Storia di 11”.

A.M.: Quale può essere l’uso del kit per i docenti di sostegno nelle scuole “normali”? Ritieni che i giochi da te ideati ed elaborati siano sufficienti, e siano anche da seguire con una certa rigidità? Pensi che, in ogni caso, sia compito del docente scegliere quelli più adeguati al contesto ed ai tempi propri della scuola?

Lidia Beduschi: L’uso del kit nella scuola può davvero giocare un ruolo di grande rilievo: può consentire ai docenti e agli allievi, ciechi, “normali”, stranieri, di rapportarsi tra loro attraverso la mediazione del colore. Ecco hai toccato un argomento molto importante: l’utilizzo corretto del kit può essere fatto autonomamente seguendo il percorso indicato. Certo sono possibili e auspicabili vie e “giochi” anche diversi, ma questo richiederebbe una preparazione specifica e contestualizzata dei docenti.

A.M.: “11 OdoriSuoniColori” ha ricevuto la Menzione Speciale Alberto Manzi per la comunicazione educativa nell’anno di uscita del kit. Ti aspettavi questo riconoscimento?

Lidia Beduschi: Ah no! È stata una bellissima sorpresa quella Menzione Speciale. E proprio perché legata al nome del maestro Alberto Manzi: il maestro di tutti della favolosa “Non è mai troppo tardi”, andata in onda alla RAI dal 1960 al 1968, rifatta all’estero da 72 Paesi. Riuscì a portare un milione e mezzo di italiani alla licenza elementare. Pensate qual era allora la qualità del servizio televisivo!

A.M.: A distanza di 9 anni dalla pubblicazione vorresti cambiare qualcosa del kit? Innovare con qualche gioco in più? Oppure modificare la sequenza dei colori? Gli odori?

Lidia Beduschi: La sequenza dei colori non è modificabile. Il kit 11 va bene ancora oggi così com’è. Certo sto lavorando ad un ampliamento della gamma dei colori, ma sempre sullo stesso percorso, che, come ho detto, non è frutto di improvvisazione, di mode, di circostanze legate al momento, ma di una ricerca scientifica tuttora fondamentalmente valida.

A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Negretto Editore? La consiglieresti?

Lidia Beduschi: Ho lavorato e lavoro con molte case editrici. Negretto Editore ha avuto il coraggio di credere nell’idea del Kit 11. Da un punto di vista di mercato, credo che il prodotto non abbia ancora espresso tutte le sue potenzialità. Dobbiamo forse ancora attendere il momentum. La casa editrice è cresciuta in questi anni, e credo si sia a ragione conquistata un suo posto nella piccola editoria italiana.

A.M.: Salutaci con una citazione…

Lidia Beduschi: Dolce color d’oriental zaffìro/che s’accoglieva nel sereno aspetto/del mezzo, puro infino al primo giro,/ a li occhi miei ricominciò il diletto,/tosto ch’io uscì’ fuor de l’aura morta/ che m’avea contristati li occhi e’ l petto. Dante, Purgatorio, Canto I

Quanto colore nella Commedia!

A.M.: Lidia ti ringrazio per la tua disponibilità e per il tuo impegno in questo progetto. Ti saluto con le parole di Johann Wolfgang von Goethe:

 

“Da tutto ciò sembra risultare che in natura giallo e azzurro sono divisi da una certa frattura, che mediante incrocio e mescolanza può essere atomisticamente colmata e superata nel verde, ma risulta anche che, propriamente, l’autentica mediazione tra il giallo e l’azzurro è svolta solo dal rosso.”

 

 

Written by Alessia Mocci

Responsabile dell’Ufficio Stampa Negretto Editore

Info

Sito Odori Suoni Colori

http://www.odorisuonicolori.it/

Facebook 11 odori Suoni Colori

https://www.facebook.com/odorisuonicolori/

Sito Negretto Editore

https://www.negrettoeditore.it/

Facebook Negretto Editore

https://www.facebook.com/negrettoeditoremantova/

Facebook Lidia Beduschi

https://www.facebook.com/lidia.beduschi.58

Fonte

http://oubliettemagazine.com/2018/06/22/intervista-di-alessia-mocci-a-lidia-beduschi-vi-presentiamo-il-progetto-11-odori-suoni-colori/

Oggi il blog consiglia un favoloso fantasy “la duologia di Sarah Gilmore” di Fabio Fanelli. Imperdibile!

 

 

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Sarah Gilmore. La custode. Primo volume

 

Trama

Sarah è testarda, caparbia, coraggiosa e determinata, ma non sa di possedere queste doti fin quando non si scontra con il suo destino: diventare la Custode di un potente Grimorio.
Il suo cuore puro le permetterà di accedere al grande potere che custodisce il libro ma, poco avvezza alla magia e a ciò che ne deriva, riuscirà a fronteggiare gli Oscuri che vogliono conquistare il potere assoluto?
Saprà adattarsi a una nuova vita piena di pericoli ed ostacoli da affrontare?
Che aspettate? Immergetevi nel mondo di Sarah Gilmore.
Amore, Amicizia, Intrigo, Mistero e Magia sono gli ingredienti perfetti per un romanzo che vi stupirà!

 

 

 

Sarah Gilmore: Il potere degli Dei (Secondo volume):

 

Trama:
Una terribile minaccia incombe sul mondo magico.
Il Grimorio è scomparso, svanito nel nulla.
Sarah dovrà affrontare una nuova avventura, nuovi ostacoli e un nuovo enigma: chi è riuscito a neutralizzare l’incantesimo di protezione della Tenuta?
Talia è intenzionata più che mai ad ottenere quello che desidera.
Nuove responsabilità attendono Sarah, che potrà fare affidamento solo sul suo istinto.
E’ ora di crescere, è ora di diventare la Custode che tutti si aspettano.

 

 

 

l link di acquisto è: https://goo.gl/D31gkY

Genere: Fantasy Young

“Uomini D’arme” di Terry Pratchet. a cura di Davide Lambiase

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Oh bene.

Ci eravamo lasciati con “A me le guardie!”, lettura leggera, divertente e ricca di genio.

Questo seguito sarà alla sua altezza?

In una parola la risposta è sì.

Questo secondo volume riprende le vicende concluse precedentemente, quindi evitate di leggere questa recensione se non avete letto il primo libro!

Dopo aver salvato Ankh-Morpork dalla comparsa del drago, nuove reclute sono giunte ad arricchire le fila della Guardia Notturna. Tre individui in particolare: l’avvenente Angua, il nano Cuddy e il troll Deritius. Angua conquista subito Carota, che nel frattempo è diventato caporale. Tutti lo amano, adesso. Si può dire, anzi, che è l’unico di tutta la guardia che ispira rispetto e riesce a far rispettare la legge. Il Sergente Colon e Nobbs sono rimasti esattamente gli stessi, vecchi compagnoni del primo libro, ma si stanno intristendo per le sorti del loro capitano. Vimes, infatti, dopo aver salvato la città e aver assaggiato il senso di giustizia, ora è pieno di dubbio. Il matrimonio con Lady Ramkin è alle porte, e questo per lui significherà lasciare il distintivo da Capitano e abbandonare per sempre la Guardia Notturna.

Ma come si sentirà un uomo che ha sempre vissuto per il suo distintivo?

Eh…

Sembra tutto andare per il meglio a parte l’abbattimento di Vimes; le nuove reclute hanno portato una ventata di brio e responsabilità nella Guardia. Però stiamo parlando di Ankh-Morpork, e in questa città niente va mai per il resto giusto. Un attimo sei lì che vaghi tranquillo per via Melassa, l’attimo dopo ti trovi con un buco nel petto. Così è la vita, ad Ankh-Morpork. Sì, perché tra la disfatta del drago e il matrimonio del Capitano Vimes arriva un nuovo rompicapo da risolvere; un furto alla gilda degli Assassini che sfocia in una serie di inquietanti omicidi, tutti con un’unica inquietante firma: un foro gigantesco nel corpo delle vittime e un terribile puzzo di fuochi d’artificio. Lord Vetinari, il reggente della città, cerca di coprire le indagini e dissuadere i membri della guardia del risolvere il caso. Eppure la gente continua a morire, la puzza di sterco è troppo forte… e la comparsa di facce nuove per niente rassicuranti tra le strade della città, non aiuta.

Questo libro, come il primo, rappresenta una lettura molto gradevole. Ai miei occhi è parso un poco più tetro e serio del primo, perché Pratchett affronta una nuova minaccia e la depressione profonda di Vimes in modo molto crudo e realistico, il che ci fa capire la profondità dei suoi scritti e dei suoi personaggi. La storia senza dubbio trascina il lettore, portandolo soprattutto ad esplorare nuovi angoli di Ankh-Morpork che erano rimasti inesplorati nel primo libro. Vedremo dall’interno la Gilda degli Assassini, la Gilda dei Buffoni e delle fogne molto, molto particolari. Le vicende e le relazioni si intrecciano, sviscerando situazioni che magari erano rimaste interrotte in “A me le guardie!”.

Poi, fattore degno di particolare nota, sono i nuovi personaggi della Guardia. Non hanno bisogno di farsi a spallate per rubare la scena alle facce familiari, ma nemmeno se ne restano nell’angolo. Angua, la bellissima recluta con una storia un po’ oscura… o pelosa, oserei dire. Tra lei e Carota nasce qualcosa, un corteggiamento comico e puro. Poi ci sono in assoluto i miei preferiti: il nano Cuddy e il troll Deritius (…non fare il saluto!), che formeranno una coppia meravigliosa per quanto stramba. I nani odiano i troll, i troll odiano i nani e loro due…be’, all’inizio faticano a non uccidersi a vicenda. Ma poi il caso li metterà in coppia e trovandosi a fronteggiare il pericolo insieme i dissapori raziali svaniranno al vento.

Ritornano inoltre i personaggi di contorno del primo libro, tra cui il Bibliotecario. Ricordatevi, è un Orango, non una scim-…ehm, avete capito. Uomini d’Arme si presenta un ottimo seguito e un libro validissimo anche da solo (ovviamente si lascia apprezzare meglio con la lettura del precedente capitolo).

Non vi resta che tornare ad Ankh-Morpork e seguire le nuove difficoltà che dovrà affrontare la Guardia Notturna.

E, credetemi, questa volta avranno davvero una bella gatta da pelare.

Preparate i fazzoletti, dunque, perché in questo nuovo capitolo ci sarà sì da ridere, ma anche da piangere!

Buona lettura!

Oggi il blog consiglia “Satin” di K.C. Wells, Quixote editore. Imperdibile!

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Trama:
Può il tocco di Satin mettere in ginocchio un poliziotto etero?
Il detective Joel Hunter è sotto incarico quando posa lo sguardo per la prima volta su Satin, una cantante con una voce straordinaria, bellissima tanto quanto lo è lei. Quando l’appostamento si conclude, non riesce a resistere e torna nel bar. Rimane scioccato quando scopre cosa si nasconde sotto il vestito di Satin, ma lo è ancora di più quando si rende conto di essere attratto dalla persona a cui appartiene quella voce sensuale: Ross Dauntry.
Ross non riesce a capire perché il poliziotto continui a tornare, anche dopo aver appreso la verità. Joel è attratto da lui o da Satin? Perché la risposta è importante e, in un modo o nell’altro, Ross ha bisogno di sapere

 

 

L’autore

Nata e cresciuta nel nord-ovest dell’Inghilterra, K.C. WELLS ha sempre amato scrivere. Le parole sono importanti, punto e basta. Però, quando l’infanzia ha ceduto il passo all’età adulta, la vita si è messa di mezzo e lei ha smesso di scrivere. K.C. ha scoperto la narrativa erotica nel 2009, quando l’acquisto di uno di questi racconti ha portato alla sconvolgente scoperta che leggere di uomini innamorati gli uni degli altri è incredibilmente sexy. Nel 2012, un brutto momento della sua vita le ha fatto provare il disperato bisogno di fare qualcosa di creativo e una scoperta anche più sconvolgente attendeva dietro le quinte: scrivere di uomini innamorati gli uni degli altri è anche più sexy… K.C. adesso scrive a tempo pieno e ama ogni minuto della sua nuova carriera. Il computer portatile non ha ancora capito che cosa gli sia accaduto… e tutto quello che vuole è un attimo di riposo. Deve ancora abituarsi all’idea che ovunque vada K.C., lui deve andare con lei. E per quanto riguarda quegli uomini innamorati di cui scrive? La lista di storie che aspettano di essere raccontate diventa sempre più lunga…

 

Dati libro

TITOLO: Satin
TITOLO ORIGINALE: Satin
AUTORE: K.C. Wells
AMBIENTAZIONE: Gran Bretagna
TRADUZIONE: Calogero Marra per Quixote Translations
SERIE: A Material Word Tale #2
PAGINE: 230
GENERE: Contemporaneo
FORMATO: E-book
PREZZO: € 3,99 su Amazon (Disponibile su Ku)
DATA DI USCITA: 13 luglio 2018

 

https://twitter.com/QuixoteTranslat
https://www.instagram.com/quixote_indie/
https://www.facebook.com/quixotetranslations/
ufficiostampa@quixoteedizioni.it

“Reazioni” di Emily Hunter. A cura di Sabrina Giorgiani

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Fate solo ciò che vi incanta.

L’istinto è una cosa meravigliosa.

Non può essere spiegato né deve essere ignorato.”

Agatha Christie

 

Attraverso dieci racconti, la Hunter non solo riesce a descrivere questo meraviglioso impulso naturale ma ha capacità di mettere in parole le sensazioni e le vibrazioni che lo determinano.

Lo fa attraverso storie ognuna delle quali potrebbe essere, o essere stato, uno spaccato di vita di molti lettori.

Risulta facile persino immedesimarsi nei personaggi perché l’autrice decide siano persone comuni, con una vita, un’attività, un modo di essere semplice. Insomma, ognuno di noi potrebbe essere il personaggio descritto.

Ho particolarmente apprezzato questa scelta letteraria perché sono dell’opinione che per descrivere il sesso, un ottimo sesso, il sesso estremo, la prima esperienza sessuale, non debbano necessariamente “salire in cattedra” personaggi come il classico miliardario di turno o lo psicopatico in cerca, seppur inconscia, di una carezza, né, tanto meno, crocerossine vergini disposte a tutto.

Il sesso è una componente importante della vita. Arriva un’età in cui si comincia a percepire questo istinto naturale, istinto, insito nell’uomo, che lo accompagnerà per gran parte della sua esistenza.

Altra cosa è l’erotismo.

Questo si sviluppa con il tempo, con le esperienze, con la curiosità dell’individuo, con le sue scelte di vita e tanto altro ancora.

Nei racconti si parla di erotismo, e la Hunter riesce attraverso il contesto che crea intorno ai vari personaggi, tutti perfettamente caratterizzati in base alla situazione, a individuare e analizzare il “tipo” diverso di erotismo che quella persona, in quel contesto, potrebbe naturalmente sviluppare.

L’autrice però non si limita a questo, va oltre e mette in evidenza quanto di più semplice esista, ma che, purtroppo e per diverse ragioni, non lo si accetta.

Non necessariamente dell’ottimo sesso è anticamera di una relazione amorosa.

Riesce cioè a scindere l’amore dal sesso oltre a individuarne l’erotismo.

Mi spingo oltre anche io… forse questo romanzo potrebbe essere un “manuale d’uso” , ecco spiegati i sottotitoli che iniziano sempre con:

Quando un dono…

Quando un uomo…

Quando la distanza…

e così di seguito, quasi per ogni situazione ci fosse una possibile via di utilizzo.

Ultima, ma non necessariamente tale, la dedica del libro:

A ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria” .

La legge della fisica quantistica di Newton.

Ogni racconto individua un’azione la cui conseguenza è una reazione di intensità uguale o superiore o contraria a quella di origine.

Si rende vitale una legge fisica che di pulsante ha ben poco ma che si adatta magnificamente al cuore del messaggio che il libro ci propone.

Complementi anche per essere riuscita a trattare argomenti senza cadere mai nel banale o nel volgare.

Le novità estive di Leggere editore. Imperdibili!

 

 

Il vero desiderio di Graces Burrrowes

 

 

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Personaggi interessanti e una trama intricata terranno i lettori incollati alle pagine… Toccante e intenso.”
Library Journal

Dopo Il vero gentiluomo, tornano le ragazze Haddonfield con il secondo capitolo della trilogia Regency, di Grace Burrowes. Cos’hanno in comune un uomo di chiesa e una nobildonna sicura di sé? Apparentemente nulla, ma le strade dell’amore sono infinite e condurranno il lettore in questo romanzo piena di desiderio e dramma, raccontando una storia profondamente commovente e sensuale

La sorella silenziosa di  Diane Chamberlain 

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“Un melodramma da leggere tutto d’un fiato.” Kirkus Reviews


Firmato dall’autrice bestseller in vetta alle classifiche statunitensi, La sorella silenziosa racconta la storia di due sorelle e di un segreto di famiglia. Un romanzo sulla perdita e l’amore tra fratelli, coinvolgente e appassionante, dalla trama ben congeniata e ricca di sorprese e colpi di scena. Perché Lisa ha sempre creduto sua sorella maggiore morta suicida da adolescente quando invece è viva con una nuova identità?

Desiderio di vendetta di Maya Banks

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“Un intrigante mix di azione militare e sensualità.” 

Publishers Weekly

 

Il nuovo emozionante racconto di vendetta e lealtà della serie KGI. La storia è quella dell’abile cecchino P. J. e di Cole, compagni della stessa squadra che decidono di assecondare la reciproca attrazione. Ma una difficile missione li porterà ad allontanarsi… riuscirà Cole a riprendersi P.J. senza sacrificare la sua lealtà al KGI e senza mettere a repentaglio le loro stesse vite?

Una buona dose di azione, romanticismo e suspense firmata da una delle più versatili autrici di romance.

“Bianca di polvere” di M. Mc Law, Ianieri editore. A cura di Vito Ditaranto

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Il nostro amore resterà disperso nell’aria, come una manciata di polvere, quando è ferma su un palmo di

mano appena prima che il vento la possa soffiare via.

Noi eravamo amore e polvere.

L’amore tra i corpi è solo un amore di polvere.

Ma quello che provo ora resterà. Eternamente.

Noi eravamo amore e polvere.

Io ero Bianca di polvere.”

Il testo è un viaggio che si articola in passaggi continui tra ambienti grigi e tristi e le sensazioni della giovane Bianca…sensazioni che diventano un tutt’uno con l’ambiente che la circonda.

Un colpo di pistola alla tempia: suicidio. Così ne parla Bianca alla polizia, ma lei era lì. Bianca non può esserne certa: una nebbia di cocaina e alcol gli fotte la testa. Il mondo non l’ha mai compresa fino in fondo. E lei non ha mai compreso il mondo.

Il viaggio nella caduta della ragazza nella droga viene interamente raccontato in questo romanzo che va ad adattarsi perfettamente con le sensazioni e le emozioni di una ragazza che non ricorda le visioni di un apparente suicidio.

Il libro rappresenta un viaggio tra sogni infranti, tra realtà opprimenti, tra amici veri che a causa della droga finiscono per diventare simili a sconosciuti. Un libro atipico sia nella forma che nel contenuto.

Un viaggio nella solitudine.

Un viaggio nell’abbandono da parte della società.

Un viaggio nella nebbia.

La nebbia.

La nebbia è come un animale da preda che si muove silenziosamente.

Tra le righe si riesce a percepire questo malessere, questa tristezza…ma allo stesso tempo anche la serenità e la pace dopo l’assunzione di droghe, che inizialmente sembrano migliorare la vita alla ragazza, ma che dopo la fanno precipitare del tutto. La droga vista come il metodo di evasione e allo stesso tempo di accettazione da parte del gruppo, o almeno questa è l’idea di Bianca.

Un susseguirsi di disintossicazioni accennate, quasi riuscite e subito dopo buttate al vento. La droga che doveva essere un qualcosa per trovare un’evasione, diventa una necessità per la sopravvivenza, o meglio per non stare male. Un testo molto forte. Un’infinita corsa verso il “nulla”, però contornata da spazzi di speranza.

Il ritmo del racconto procede con tratti lenti alternati da tratti serrati, gli indizi sono molti e il lettore deve stare sull’attenti per non perdere il filo.

Si è curiosi di sapere come evolvono le indagini ma a volte ci si perde. In ogni caso, nel complesso, rimane un libro avvincente, scritto dalla parte dei ragazzi e da quella dei genitori, riuscendo a farci immedesimare nella storia. La scrittura è scorrevole, con un linguaggio diretto e incisivo. Anche se le scene non sono cruenti, l’abilità dell’autrice coinvolge perfettamente il lettore negli avvenimenti che si susseguono.

La trama è ben congeniata, lasciando nel dubbio il lettore sulla verità finale.

Lo stile della scrittura garantisce una lettura piacevole. Si tratta di un libro scritto molto bene.

Il ritmo della narrazione non risulta per niente noioso.

La lettura è stata per me un ostinata presenza, intollerabile realtà, interminabile provocazione, ineccepibile alternatività, scomoda, inquietante, demoniaca. La protagonista è stata un eterna presenza tutti i miei pensieri, ma…Nei sogni… Sublime.

Così come sublimi sono i sobbalzi spazio-temporali che l’autrice crea in maniera ineccepibile e che rendono la narrazione stessa più interessante.

Leggendo questo libro vi ritroverete sicuramente dentro un sogno, il Sogno della Coscienza. Sarà come essere dentro una Proiezione Olografica, la proiezione della Coscienza.

Vi ritroverete dentro una realtà che sol apparentemente sembra lontana. Comunque vale la pena leggere questo libro, che vi porterà a riscoprire, attraverso le emozioni della protagonista, le vostre emozioni più intime. Un ottimo libro, da non perdere assolutamente. Uno spaccato sociale dei giorni nostri, in cui l’apparenza inganna come regola e mai, davvero mai, come eccezione.

“…Forse ti rivedrò, Bianca. Forse rivedrò ancora il tuo viso. Sono pronto. Salgo sulla sedia. Lei mi sta aspettando…”

Ora “Sorridi”. E quando avrai un momento di smarrimento o indecisione, fermati, aspetta e senti il tuo cuore.

a mia figlia Miriam con infinito amore…vito ditaranto.

 

 

 

Oggi il blog consiglia “Superhero” di Eli Easter, edito da Triskell editore. Imperdibile!

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Sinossi:
Non è facile per un giovane artista gay come Jordan Carson crescere a Jefferson, nel Wisconsin, dove il pensiero fisso di tutti, alle scuole medie e al liceo, sono le squadre sportive. Ma Jordan è stato fortunato. Ha incontrato Owen Nelson in seconda elementare, e da allora i due sono diventati migliori amici. Owen è un grosso ragazzone biondo di bell’aspetto ed è il campione di lotta libera della scuola. Nessuno infastidisce lui né chiunque gli sia vicino, e si oppone all’opinione popolare tenendo Jordan sotto la sua ala anche dopo che l’amico si dichiara gay a scuola.

La loro amicizia sopravvive, ma il peggiore nemico di Jordan potrebbe essere lui stesso: non sembra riuscire a smettere di essere follemente innamorato di un caso disperato: il suo amico etero, Owen. Owen non vuole permettere che nulla gli tolga l’amicizia di Jordan, ma non avrebbe mai pensato che Jordan sarebbe scappato via per vivere una vita lontana da lui. Dovrà affrontare la natura della loro relazione se vuole riconquistarlo.

Dati libro 

Data di pubblicazione: 11 Luglio

COLLANA: RAINBOW

Titolo: Superhero
Titolo originale: Superhero

Autore: Eli Easton
Traduttrice: Valentina Chioma

ISBN EBOOK: 978-88-9312-407-2

Genere: Genere: Contemporaneo
Lunghezza: 107 pagine

Prezzo Ebook: € 3,99

“Satana Buono” di Luciano dal Pont. A cura di Alessandra Micheli

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Il male è sempre stato rappresentato fisicamente e simbolicamente come uno strano essere fiammeggiante, dalle enormi corna e dai piedi caprini, orribile e spregiudicato, con un tocco di strana e inquietante ribellione in grado di minacciare l’ordine costituito dalla divinità venerata. Non a caso il termine stesso Satana, con cui questa figura viene denominata, è un termine che evoca un oppositore, un avversario specie nella pratica dialettica, quella che tenta di convincere fino alla manipolazione le anime ingenue, per abbracciare una o l’altra concezione del mondo. Perché bene e male non sono altro che questo, diverse concezioni della nostra esistenza spesso in conflitto una con l’altra e pertanto fondamentalmente e ontologicamente antitetiche. Il male è la spregiudicatezza senza limiti, che anzi quei limiti li mette in discussione e li supera. Il bene è il pedissequo rigoroso asservimento all’ordine. Ma anche in questo campo ci aiuta la filosofia di un grande autore, Gregory Bateson, che ci chiese cosa fosse in realtà ordine e disordine. Ebbene ecco la risposta:

Gregory Bateson, indagava sul perché le cose finivano in disordine. Per dare una risposta esauriente però, la domanda “perché le cose finiscono in disordine?”, era riformulata in questa maniera “perché le cose finiscono in una maniera che io chiamo non ordinata?”.

La trasformazione della domanda non è un puro esercizio semantico ma è un passo logico d’importanza cruciale.

Se ordinato significa, per me, una cosa speciale, certi ordini degli altri mi sembreranno disordini….

Ci saranno, quindi, grazie a questa relatività dei concetti d’ordine e disordine

più modi che tu chiami disordinati che modi che chiami ordinati e dato che ci sono infiniti modi disordinati le cose andranno sempre verso il disordine

Ed è questa necessaria e sacrosanta relatività che può essere applicata anche al concetto di Satana e così facendo la sua etimologia diviene più intrigante, più interessante, indispensabile per entrare nello strano oscuro mondo di Luciano dal Pont. Ma attenzione. In questo caso il termine “oscuro” non è usato secondo il concetto di occidente che lo identifica come un qualcosa di cupo, buio e periglioso, ma come una necessaria fase per permettere alla luminosità soffusa e racchiusa dentro il concetto di nero, che permette al neofita, allo sperimentatore, di addentrarsi all’interno della terra del concetto e appropriarsene per contemplare una verità liberata dalle apparenze.

Visita l’interno della terra, e rettificando troverai la pietra nascosta che è la vera medicina”. 


In sostanza: conosci te stesso, affronta le ombre e verrai realmente liberato. E io introduco il concetto di residui paretani, ossia osserva cosa si cela dentro al concetto, assapora l’ombra, abbracciale e potrai davvero nominare ogni cosa sulla terra. Perché senza una vera conoscenza non si può modificare nulla che esista, non si possono dare nomi, non si può dominare il fertile ma difficile terreno dell’inconscio. E si sa e ce lo racconta con un sarcasmo feroce Luciano, che molti degli assunti su cui si basa la nostra società sono fallaci, o per usare il suo stile vere e proprie stronzate.

Ecco che avversario diviene non può sinonimo di nemico, ma di controparte necessaria affinché io possa definire meglio me stesso, i miei personali valori, l’altro e nominare, ossia possedere davvero la creatura (il mondo) senza che l’incomprensione di essa mi possa rendere suddito, coprotagonista o peggio comparsa. Satana, dunque, può divenire sia mezzo di comprensione per esclusione (ossia io sono ciò che rifiuto, ma devo capire perché lo rifiuto) quali orribili conseguenze avrebbe non tanto per me ma per l’altro, l’accettare di lasciarmi andare a ogni impulso a ogni turpe desiderio. Oppure può essere sinonimo di crescita laddove la controparte svolge il ruolo di Giobbe, ossia viene messo costantemente alla prova nell’accettazione di quei valori considerati fondamentali per la costruzione della società. È davanti al dolore, alla stuzzicante provocazione rappresentata da Shaitan, che vengono fuori idiosincrasie, ipocrisie e imperfezioni, fino a che un dio o un’energia divina stufa delle nostre lamentele non ci appare davanti agli occhi con voce tonante e ci chiede cosa noi sappiamo davvero di quel mondo che è sua creazione, che è una fitta rete di relazioni e interdipendenze, che è un inno al libero arbitrio, alla crescita. Che è fatto perché noi, come Giacobbe possiamo lottare con Dio, magari bestemmiarlo, contraddirlo e da lui, stranamente, essere benedetti. Ecco Luciano in una filosofia umanistica è benedetto proprio per la sua volontà di ribellione, per quel suo trasgredire non gli elementi etici della vita, ma quelli morali. E tra etica e morale c’è un’enorme differenza: l’etica sostiene la crescita umana della persona, una sorta di umanesimo ante litteram, e protegge la stessa libertà che oggi noi celebriamo come sacra. L’etica non dice cosa sia giusto e cosa sia errato, ma ce lo fa comprendere attraverso una sorta di gnosi interiore che ci permette di realizzare cosa sia crescita per noi, cosa alimenta il nostro lato creativo, quello che del movimento si nutre, quella forza che va oltre (Elohim) o quale sia la via della staticità, quell’essere cosa si è, che presuppone un non cambiamento eterno e asfissiante. L’etica è un’energia usata per essere completi, per migliorarci e per celebrare l’atto godurioso della vita, come una reale preghiera di ringraziamento a quel qualcosa che ci ha creato… nel totale rispetto del libero arbitrio. La morale è diversa. Essa è il modo con cui una determinata società si mantiene e si perpetua. E per farlo, ovviamente, non deve evolversi mai, non deve cambiare, non deve subire progressioni. Deve essere ferma, terrorizzata e immobile, senza poter pensare, senza poter trovare vie alternative.

Satana, così compreso è buono perché ci permette di dire no, di pensare, di riflettere e di farci domande. È la sacra arte della domanda la vera strada per l’autodeterminazione.

Come, direte voi, Satana è buono?

Nella bibbia, quella potata avanti con ardore dai bigotti, Satana non appare mai come una figura negativa al 100%. Ho citato Giobbe, ma posso anche raccontare il mito dell’Eden, in una sua forma ancor più sconvolgente del tabù erotico individuato da Luciano. Cari miei lettori, Dal Pont ha ragione: la conoscenza del mito di Adamo ed Eva, libera. Perché vedete: il mentitore, l’ingannatore, non è il serpente ma quella strana e burbera divinità che impedisce la conoscenza del bene o del male. O la scelta sessuale. O la gnosi delle potenzialità umane. O come direbbe Sitchin, l’affrancamento da una condizione di totale schiavitù (per gli antichi, infatti, la nudità era un simbolo di subordinazione e di condizione di servi, non nell’accezione di custodi ma di oggetti di utilità immediata e finalizzata del padrone). Quando il Serpente dice a Eva “non è vero che se mangi dal frutto proibito morirai” dice la sacrosanta verità. Non muoiono affatto, ma acquisiscono la conoscenza suprema e parola del nostro simpatico Jahvè, divengono simili a noi.

E non ci sta l’idea dominante a condividere con altri il proprio potere. Non ci sta la gelosia di conoscenze riservate a essere compassionevoli con l’altro, a giubilare per la crescita. Non ci sta una società che vede l’innovazione, la ribellione, la trasgressione come orrori da combattere perché necessariamente distruttivi, ad accettarla. Perché significherebbe mettere tutto in discussione e magari scoprire che la tanta millantata stabilità è in realtà coercizione, che la morale è semplicemente un muro eretto per paura del diverso, che la religione è ciò che ci lega al mondo numinoso. Che ci lega. Legare significa attuare una sorta di dipendenza dall’oggetto in questione e la religione ci lega a una divinità espressione, spesso, della nostra bassezza. Perché un dio che condanna, un dio che impedisce l’amore, il piacere, la gioia, la sperimentazione è un dio pavido e minore.

Perché la vita è e resta movimento.

Il libro di Luciano è uno schiaffo profondo, un saggio sul diritto di autodeterminare la propria strada, sul libero arbitrio, sulla compassione e perché no, sul senso del sesso, come un riconoscere nell’altro sé stesso. È un necessario urlo per rompere un silenzio inquietante, una sorta di nuovo vittorianesimo impartito così tanto dall’evoluzione da rannicchiarsi su sé stesso e limitarci fino a renderci sterili. E aridi.

Leggere Luciano è una ventata di freschezza, è il ricordo di quanto noi siamo grandi, di quanto non è l’uomo felice, realizzato, fiero di sé stesso (anche delle sue imperfezioni) perché sono lo sprone a diventare sempre più alto, sempre più vicino agli angeli. È l’uomo frustrato, insoddisfatto, chiuso in una orrenda prigione di rigidità e di concetti assurdi e lontani dalla vita. È quella che ha creato sangue, E bestialità. Non è chi fa l’amore, chi ama in ogni modo rispettando l’altro il vero pericolo, ma chi ci rinchiude in gerarchie e stereotipi. Vai Luciano.

Io sono con te.

E dico viva la libertà, viva la libera espressione!

Perché l’unico vero limite è in quella parola che presume un rispetto totale anche dell’altro. Se amo davvero il libero arbitrio, se ci credo, se lo sento dentro il sangue, non accetterò mai di far nulla che limiti questo grande straordinario diritto.

Addio catene!