“Cursed” di Sara de Rosa, self publishing. A cura di Micheli Alessandra

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Cursed è il termine inglese significante maledetto. Ed è da una maledizione che prende l’avvio la deliziosa storia di Sara De Rosa, un fantasy venato d’amore, ma affatto banale e sicuramente ricco di spunti interessanti. Lo stile ricorda, se ci si basa su una prima impressione, i tanto amati urban fantasy, che spesso sacrificano la perfetta caratterizzazione dei personaggi al dramma amoroso lasciando il lettore attonito e insoddisfatta. In Cursed, il tentativo peraltro ben riuscito di approfondire esiste ed è la nota lodevole che può differenziarlo dal marasma di letteratura di intrattenimento.

La storia ricorda il canovaccio epico della favola più esoterica di tutte la Bella addormentata nel bosco, nonostante il velo di modernità che la Derosa infonde al testo rendendolo antico e moderno al tempo stesso. Shayla è una ragazza sospesa in un limbo che la rende distante dalla vita che scorre davanti ai suoi occhi. E’ una comunità perfetta che ricorda molto gli antichi racconti di Atlantide o i sogni utopici della città del sole di Tommaso Campanella o di Utopia del grande Tommaso Moro, in cui ogni elemento è ben incastrato l’uno nell’altro a formare un perfetto mosaico di una vera società idealizzata, senza contrasti dati dalla mentalità post moderna della concorrenza e del successo, senza la corsa al potere. E’ un mondo ovattato forse, vibrante in ciascuno di noi, sognato dai migliori filosofi della politica a partire da Locke o da de Saint Simon. E stranamente, coincidenza delle coincidenze, il mondo descritto dalla Derosa ricorda proprio il pensiero di quello che è considerato il fondatore del positivismo sociale, anche se la sua riorganizzazione politica si basava su basi scientifico tecnocratiche più che magico esoteriche.  per Saint Simon:

 gli uomini “devono organizzare la propria società nella maniera che possa essere la più vantaggiosa per il maggior numero di persone”.
Il supremo criterio che avrebbe dovuto informare l’azione dello Stato doveva essere per Saint-Simon il seguente: a ciascuno secondo la sua capacità, a ciascuno secondo le sue opere.

E osserviamo la descrizione di Sara:

 

Basterebbe una sola strega ad allestire

l’intera festa, ma per mantenere unita la comunità tutti noi

preferiamo rimboccarci le maniche aiutandoci l’uno con

l’altro. Tutti partecipano alla festa, non ci sono

discriminazioni, siamo tutti uguali

 

 

Quello che unisce la comunità è l’appartenenza a una stessa essenza legando i destini e le volontà in un unico corpo che si muove riflettendo i bisogni del singolo come se fosse una volontà generale. Vi ricorda qualcuno? La rinuncia alla volontà (esigenze) personali in favore di una volontà generale?

Ma si, lui il grande Jean Jaques Rosseau. E per legittimare questa società composita e sfaccettata da mille identità che solo assieme trovano la loro giusta collocazione è usato il senso antico del mito: ossia il collante dei valori condivisi. non a caso Sara usa il simbolo della stella a cinque punte:

 

L’idea della strega era di formare una

stella a cinque punte, suo simbolo e marchio antichissimo di

protezione, ogni città infatti è una punta e al centro della

stella c’è la capitale, Akash, dove si trova l’antico castello, è

la più grande delle città. Tra una città e l’altra ci sono prati e

campi sconfinati, mulini, e ruscelli. La nostra città, Ysbrid, si

trova nella punta in alto della stella, più precisamente nel

punto dove sorge il salice.

E non è un caso che la stella, mandala dei legami che ci uniscono alla natura e a l’altro, è un simbolo non solo di protezione ma anche di unione degli opposti, maschile e femminile che soltanto uniti possono espletare il loro vero potere.

La stella è la rappresentazione dell’idea egizia dell’unione del cielo con la terra, dell’uomo con il cosmo manifestazione fisica dell’ordine cosmico di Maat, l’armonia. E quest’ordine venne proprio ripreso dal grande Rosseau.

Shayla vive e agisce in questo contesto interconnesso nel quale però, lei è l’elemento dissonante, discordante e direi rappresenta la funzione o la disfunzione del deviante:

ogni persona qui dentro ha un

compito, un posto nella comunità, tranne me.

E’ questo suo non sentirsi nel posto giusto, incompleto tassello che non riesce a essere inserito in questo grande arazzo della vita che dà l’avvio a una vicenda che avrà per lei il profumo della vera rinascita.

Shayla è una persona incompleta, cerca la sua essenza un’identità che appare spenta e evanescente. Ed è per la non conoscenza delle sue doti che si sente “Maledetta” una reietta una deviante, la nota stonata in una musica complessa e abbellita da mille voci diverse. Una definizione interessante per la nostra analisi di maledizione ce la consegna il dizionario Garzanti:

1. non trovare pace o non riuscire a concludere niente di buono

 2. persona o cosa che è causa di sventura, di dolore, di fastidio:

E infatti Shayla:

 

ogni strega ha la sua gemma, brillante e luminosa, del colore

e della sfumatura a seconda dell’elemento di appartenenza.

La mia è scura e opaca, come se fosse morta, forse perché

invece di un dono, ho ricevuto una maledizione

La persona non in pace con sé stessa, che non si integra è causa di fastidio e di sventura perché mette in rilievo e in risalto le difficoltà e le debolezze del sistema di cui non riesce o non può far parte.

 Il mio futuro è così incerto, qui tutti hanno un ruolo, tutti sanno

qual é il loro posto. Io non sto da nessuna parte, sono

difettosa. Sono come il tassello di un puzzle che non

s’incastra con gli altri pezzi e che ancora non ha trovato la sua

giusta collocazione, ammesso che ce ne sia una. Non voglio

essere così, non voglio vivere così. Voglio essere anche io

parte dell’insieme e non la ragazza strana del villaggio

Shayla è l’esempio di come il complesso sistema ereditato anche qua da una dea incarnazione della Maat egizia, che in qualche modo è bloccato, non funziona e non è più colorato dai toni dell’armonia.

Ed è solo con il viaggio, con il cambiamento di visuale e di una nuova percezione di sé, non più legata a pregiudizi o sguardi cupi, a un fallimento che è il fallimento di un’intera società che Shayla trova la sua perduta essenza, ridonando nuova energia a quel mondo che manifestava i segni della decadenza.

Forse finalmente potrei fare qualcosa di diverso,

qualcosa di utile. Per una volta potrei sentirmi uguale agli

altri; in fin dei conti è quello che voglio. Potrei ricominciare

da capo, e anche se probabilmente non sarà per sempre, forse

questa è l’unica opportunità di essere diversa e di ritagliarmi

un piccolo angolo di mondo per me.

Ci troviamo di fronte a una nuova versione dell’eroe graaliano, l’eroe che trova la risposta a un mistero, e che grazie a quell’atto di coraggio, al non accettare il destino, o la fatalità del vivere, ridona fertilità alla terra desolata. E il mondo di Shayla è desolato. dietro l’apparente bellezza nasconde la mostruosità impersonata dal mago oscuro, che al pari del suo alter ego il signore oscuro di Harry Potter ha l’ambizione di dominare la morte e tramite tale dominio conquistare e corrompere per poter mantenere in vita questo abominevole esperimento di vita eterna.

Qual è, la vera magia raccontata da Sara?

E’ il più semplice, osannato ma mai compreso mistero dell’amore: solo l’amore che fa compiere veri sacrifici (fare il sacro, ossia rendere puro un qualcosa) riesce a salvare, riesce a vincere sul male e riesce a donarsi per poter crescere in bellezza. Donando sé stesso all’altro l’amore si dimezza per poter essere raddoppiato, per essere quasi specchio:

Con te posso essere me stesso. Con te mi

sento libero, tu mi fai respirare quando il resto del mondo mi

soffoca» rimango scombussolata da quelle parole, mentre

cerco di trovare le parole giuste da dire.

 

 

Grazie proprio al risveglio del suo lato più intimo e umano (l’amore) Shayla torna a essere sé stessa racchiudendo in sé tutti i toni dell’universo creando un vero paradiso in terra:

 non mi

sono mai sentita così… completa, è l’unica parola che riesco a

trovare per spiegare come mi sento; come se per tutto questo

tempo fossi stata incompleta. Come se ci fosse una parte

mancante, un vuoto che ora è stato colmato.

 

Ed è la completezza che le fa trovare il suo vero volto e che le permetterà, come in ogni fantasy che si rispetti, la vittoria sul male, male inteso come potere e come disordine caotico:

 

Capì che solo le donne erano adatte per proteggere

questo dono, in quanto era nella loro natura, e che gli uomini

non sarebbero stati capaci di controllare tali poteri, troppo

inclini alla violenza e alla conquista del potere.

 

 

Nell’apparente semplicità di una gradevole storia fantastica, la Derosa ha dato nuova linfa a un mondo di simboli tanto vicino a noi, che ci fa comprendere come l’unico mezzo per esistere a volte è passare attraverso il dolore, toccare con mano l’abisso. Solo questo ci dà la forza per sollevare il velo dell’illusione di noi stessi e renderci conto che la vera unica maledizione è il rifiuto della verità, della nostra essenza umana quella che ci fa amare, soffrire e in sostanza vivere. È il rifiuto di continuare a vivere protetti, sospesi quasi inesistenti per il terrore di non essere compresi, di non essere accettati e amati e che ci spinge a mettere, spesso, la nostra anima in mani altrui, mani che tentano di modellarci togliendoci la libertà di scegliere:

 

Ho passato tutta la vita a cercare di

trovare un senso, una ragione che spiegasse perché fossi così.

Ho creduto di essere maledetta, di essere sbagliata e mi sono

sempre sentita fuori posto, e tutto questo perché altri hanno

preso decisioni al posto mio; perché altri hanno deciso cosa

fosse meglio per me» 

E nessuno meglio della nostra anima, che con coraggio e fierezza si spinge fino ai limiti per ritrovarsi può davvero dirci qual è il nostro autentico ruolo nella vita, e può regalare alla nostra gemma personale (immagine del cuore) il suo vero colore:

Mi avvicino piano, allungando la mano per toccarla. È

bianca, ma al suo interno ha riflessi di tutti i colori, é davvero

bellissima.

Ecco una latra verità. Il vero unico potere non è quello della violenza e del caos, ma nella capacità straordinaria di racchiudere tutti gli elementi della vita, bianco o nero, caso e ordine, bellezza e orrore, vita o morte:

Tu sei una strega potentissima, racchiudi in te tutti i

poteri della natura

E la natura è fatta di perdite e riconquiste, di cadute e rinascite.

Un libro genuino ma intenso come pochi, da leggere per la sua dolcezza, ma anche per quelle piccole gemme di saggezza che la giovane autrice con una semplicità abbagliante ci dona in ogni pagina.

 

 

“Non hai avuto modo di scegliere i genitori che ti sei trovato, ma hai modo di poter scegliere quale genitore potrai essere. Marian Wright Edelman”. Per chi vuole sorridere e riflettere sul difficile mestiere di genitore, lo staff consiglia “Guida astronomica per genitori alienati” di Giorgia Golfetto e Massimo della Penna.

 

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Genitori si diventa molto presto, direi nel backstage di quella grande recita che è la vita. Quando sul palcoscenico si affacciano i figli. Recita che, per molti aspetti, ha tutta l’aria (e il profumo, soprattutto il profumo) di una tragedia. A prescindere dalle moderne teorie a favore dell’utero in affitto, in comodato o in locazione commerciale transitoria, ignorando bellamente secoli di speculazione filosofica e giuridica su quale sia il vero punto iniziale della vita, io dico che genitori si diventa nel momento in cui si decide di diventarlo. Ben prima di comprare il test di gravidanza. Nel preciso istante in cui ti guardi con tua moglie/marito/compagno o, per evitare discriminazioni di gender, nel momento in cui futuro-genitore-uno guarda negli occhi futuro-genitore-due e dice “facciamolo”, si diventa genitori. Il che, sostanzialmente, significa diventare paranoici, ossessivi, compulsivi, schizofrenici e piagnoni (in poche parole, si diventa donna) [Se mio marito inizia così con le parentesi, prevedo il divorzio prima della fine del libro; come avrete intuito, è un libro scritto a quattro mani e un cervello e mezzo, il mezzo è il suo!]. Succede questo. Tu decidi di metterlo al mondo, questo marmocchio che in tanti ti chiedono di fare da ogni parte del globo parentale, neanche il governo avesse promesso due milioni di euro a chiunque sia parente entro il settimo grado di ogni neonato. E subito si palesano le prime gravi differenze tra uomo e donna. Già, uomo e donna. Non ricordo chi disse che un uomo e una donna sono le due persone meno adatte in assoluto a sposarsi e vivere insieme. L’uomo, la decisione testé menzionata, la prende con grande brio: finalmente si tromba senza cappucci e interruzioni e pillole e calcoli astronomici. Così la pensa, l’uomo (esattamente, quand’è che la penserebbe in modo diverso?) Errore! Per la donna, la decisione comporta tutta una serie di riti propiziatori (già si prefigura e forse addirittura azzarda lo shopping pre-maman; in ogni caso, la prima tutina sarà comprata, messa sul letto, fotografata e inviata a ottocento contatti al massimo entro il quarto mese, provare per credere). Il suo entusiasmo dura un paio di sveltine. Al terzo mese di mestruo, inizia a ottimizzare le probabilità. Ti fa trovare la spremuta d’arancia e le salviettine sterilizzanti con cui dovresti pulire una parte di te che, di solito, non pulisci con salviettine sterilizzanti (diciamocela, non lo pulisci neppure con salviette normali, né con acqua e sapone, di solito), soprattutto ti viene il sospetto, a te che sei uomo, che non vada bene usare una roba sterilizzante su un attrezzo che ti serve per fertilizzare.

 

 
Sinossi

Una guida spericolata per genitori senza patente. Un viaggio tragicomico all’interno della galassia chiamata famiglia. Un uomo e una donna che scoppiano di gioia all’idea di diventare genitori.
Questo libro racconta le tappe di un viaggio speciale, quello di due persone che decidono di mettere al mondo dei figli, seguendo strade per le quali più che prendere la patente, occorre imparare a riconoscere i segnali.

Perché essere mamma e papà non è solo il mestiere più antico del mondo ma anche il meno noto e il più diffuso. Molte realtà diverse ma tutte accomunate da una sola certezza: nessuno mai ti prepara a ciò che devi affrontare, non esiste alcun corso, né laurea, né patente, solo esperienza diretta sul campo.

Un buffo tuffo con risvolti comici e tragici, ma con l’Amore a fare da leva assoluta su cui si impernia sempre, in qualche modo, quella meravigliosa avventura che si chiama: famiglia.

 

 

Dati libro

Data pubblicazione 24.06.2017

Link acquisto AMAZON

Prezzo € 1,99 (ebook); € 6,99 (cartaceo)

 

Gli autori

Altri libri Massimo Della Penna

L’ultimo Abele: storia di un’ossessione.

Sono solo io: storia di uno strano (vol. I)

Boris: storia di uno strano (vol. II)

 

Altri libri Giorgia Golfetto

Polvere sui ricordi

 

 

“Playlist” di Jen Klein, DEA edizioni. A cura di Paoletta Maizza

 

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Che cosa c’è di meglio del momento in cui ti rendi conto che il liceo sta per finire e la tua vera vita sta per cominciare? Niente, June ne è convinta. Diciassette anni e le idee chiare sul futuro, non vede l’ora di lasciarsi alle spalle la cittadina in cui è cresciuta e tuffarsi a capofitto nella nuova avventura del college. Al contrario di Oliver, l’atleta più popolare della Robin High, che vorrebbe che l’ultimo giorno di scuola non arrivasse mai. June e Oliver non hanno davvero nulla in comune. Potrebbero non rivolgersi mai la parola.
Potrebbero far finta di non conoscersi. E invece. Invece il destino ha voluto diversamente. Perché le loro madri sono amiche per la pelle e hanno deciso che Oliver accompagni June a scuola in macchina. Tutti i maledettissimi giorni. A un tratto, June e Oliver sono costretti a passare parecchio tempo insieme. Peccato che non abbiano niente, ma proprio niente di cui parlare. E allora decidono di mettere la musica. Ma cosa succede quando un’anima rock come quella di June ne incontra una pop come quella di Oliver? Una guerra! Una sfida per il controllo della playlist… finché non accade qualcosa di totalmente imprevedibile. Perché a volte basta la canzone giusta al momento giusto e tutto cambia.

Playlist è un romanzo Young adult che perfettamente si colloca in questo tipo di categoria ormai tanto amata sia dai lettori adolescenti che adulti.

L’autrice Jen Klein sa rendere alla perfezione la freddezza della protagonista e la sua asettica visione del mondo grazie ad un linguaggio abbastanza scorrevole e alle volte un po’ scontato. La storia di per sé sembra quella narrata in altri young adult, ma diversamente da quanto ci si aspetti, i due ragazzi protagonisti riescono in qualche modo a restare originali nel loro piccolo.

Il collante fra June e il protagonista Oliver è dato dalla presenza di questa Playlist musicale che loro ascoltano in macchina nel tragitto per andare  a scuola. June dovrà ricredersi di ogni cosa che l’ha portata a essere convinta che la vita sia una banale e passeggera ruota che gira inesorabile senza un perché ben definito, senza dover dare ad ogni attimo il giusto ritmo, la giusta importanza. É Oliver che la scuote e la risveglia alla realtà concreta e tutta da vivere.  Questo loro frequentarsi da amici, un obbligo all’apparenza che si tramuta ben presto in amore imprevedibile  è reso magico proprio da questo susseguirsi di canzoni che mettono in discussione tutti i loro sentimenti e tutto quello per cui hanno tenuto alta la testa.

L’originalità del romanzo sta proprio in questo, a mio avviso, arricchendo la storia di quella unicità per farlo emergere rispetto a tanti altri. Resta comunque un romanzo che non travolge il lettore, ma racconta, portando una storia di tutti i giorni in una dimensione speciale in cui ci si può perfettamente immedesimare se si hanno vent’anni.

Come tutti gli young adult anche Playlist, sicuramente, ha le carte in regola per poter restare impresso nei cuori dei suoi lettori, tuttavia non ha quello slancio linguistico, quella passione vera che traspare anche da una frase banale se scritta in un certo modo.

Una storia d’amore carina adatta soprattutto ai ragazzi e alle ragazze che amano leggere una  storia d’amore senza troppe complicazioni.

“Non ti voglio” di Cristina Lauren, Leggereditore edizioni. A cura di Milena Mannini

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Un romanzo appassionante, divertente e sincero di Christina Lauren al top della sua forma.

 

Il romanzo, ambientato ai giorni nostri, è scritto in prima persona e alterna il punto di vista del protagonista femminile con quello maschile dandoci la possibilità di avere entrambe le prospettive senza mai essere ripetitivo.

Scritto in modo semplice e scorrevole, come ci suggerisce il titolo, racconta la storia d’amore tra Evelyn Abbey e Carter Aaron. 

Lei, trentatrenne in carriera, molto precisa ed organizzata sul lavoro, che ogni giorno deve lottare per dimostrare la sua bravura.

Lui, poco più giovane di lei, estroverso sul lavoro e nella vita privata, trasferitosi da New York per lavoro.

Entrambi agenti cinematografici per passione in due delle maggiori agenzie di Hollywood, ovviamente rivali, che per scherzo del destino si ritrovano ad essere colleghi e concorrenti per la stessa posizione lavorativa dopo che le due agenzie per cui lavorano si fondo in un’unica grande realtà.

Dopo il loro primo incontro ad una festa, organizzata da amici comuni, in cui, guarda caso, sono gli unici single, la storia scorre veloce con loro, che, come scrive l’autrice:

 “si prendono a cuscinate lavorativamente parlando”.

 

La storia è contornata da personaggi secondari che aiutano i nostri protagonisti a fare chiarezza nei loro sentimenti.

Ovviamente non manca il cattivo che cerca di ostacolarli e che nasconde un segreto che solo leggendo il libro scoprirete.

Un romanzo che vi farà compagnia e vi farà appassionare e sorridere.

 

Anteprima. “Strana rana” di Antonio Lucarini, Mezzelane edizioni. A cura di Micheli Alessandra

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La vita cambia. Se ne va tra le tue mani! Ogni cosa che conosci ti abbandona senza motivo. Ti trovi da sola con la sabbia fra le dita. Solo allora capisci che cos’è la vita. La vita è il sole. La vita è il mare. La vita è il buio e la voglia di ricominciare. Dietro di sé lascia una scia di sale!” 

Ho scelto questa frase perché nasconde in sé il senso del libro di Antonio Lucarini. Un libro complesso e al tempo stesso semplice, scritto con un’ansia evocativa in grado di trasportare il lettore in una dimensione onirica, sospesa tra due mondi, quello reale e quello del sogno, accompagnato da note ossessive e deliranti forse, ma che aprono l’anima a nuove sensazioni a nuove scoperte. E’ un libro “tattile” un libro le cui parole non restano scritte ma prendono forma in una danza che è sospesa tra il languido e carnale tango, e la devastante e mistica danza della morte cosi come raffigurata nello splendido quadro di Nicolas Poussin.

Mescolando destini e percezioni, alternando visioni reali e realtà irreale, Lucarini con arguzia e con classe scopre il vaso di Pandora dell’esistenza, portando allo scoperto la bellezza cosi come l’altra sua faccia, ossia la decadenza, il marciume. E’ un inno all’essenza delle cose ma anche al Verme trionfante (Baudelaire) che si nutre delle carcasse di morti che, in questo caso, sono tragicamente simili alla nostra faccia. I morti non sono vampiri, i signori della notte, fluide presenze oscure, ma è il postmoderno, con la sua ansia di esistere che, per ironia della sorte si fa sempre più evanescente:

Il tempo passa e ci conduce alla morte. Allora fottimi adesso che ancora puoi!»

Attraverso la storia disperata e decadente di Claudia e Lara, cosi simbiotiche da sembrare parti di uno stesso ferito io, si delinea una società marcia, che sotto il solito perbenismo ossessivo nasconde la sua fragilità simboleggiata dalla ricerca costante della forma e dell’apparenza e di un sesso che è soltanto una scappatoia per un’anima che si desidera rendere sempre più evanescente. Per esistere non ci si rivolge alla sostanza a quel fluido cosi luminoso che Lucarini paragona a quello amniotico, origine e fonte di ogni nascita, ci si rivolge alla filosofia del mordere la vita, dell’ansia di raggiungere obiettivi, in una sindrome compulsiva che porta a chiedere sempre di più a sé stessi.

Vincitori e vinti si contendono la coppa della gara verso la non esistenza percepita però come unica via reale possibile e che è soltanto un reiterare la non esistenza quella tanto decantata da Stoker e da Salgari nelle cupe storie di vampiri. in fondo i protagonisti del romanzo sono burattini, sono ombre sono dannati e mai redenti.

 

Non devo ammalarmi, secondo loro. Perderei delle occasioni importanti. Vince chi sa stare al mondo e asseconda il vento! Non devo sprecare neanche un’opportunità. Si vive di opportunità oggi. Bisogna programmare, centrare scopi. Si deve escludere a priori l’eventualità di vivere la vita come viene. Si deve programmare! 

Questa è la società degli anni 70/80, una società completamente marcia che crolla pezzo per pezzo sotto la spunta convulsa dei suoi asfissianti miti, sotto le luci stroboscopie di discoteche che perdono il senso dell’antica danza e sono solo amalgama di corpi in cerca di lussuria per…esistere.

E’ il concetto dell’esistenza, di rendere corporea la sostanza che serpeggia bizzarro in ogni pagina. È la risposta all’eterna domanda a cui il nostro filosofo Cartesio ha tentato invano di dare una risposta

 

cogito ergo sum

E che il nostro frenetico mondo ha totalmente ribaltato in una filosofia nichilista che è più dedica alla corruzione e alla morte che alla vita stessa. E lo fa separando lo spirito dalla mente (o anima) relegando chi è in grado di viaggiare tra i due sistemi spirito e materia o corpo e mente, come estraneo, straniero, deviato minaccioso. Claudia e Lara sono i figli di questa società profondamente malata che si regge a mala pena su assunti culturali stantii e stagnanti: una figlia della cosiddetta classe borghese.

 

Figlio di un falegname povero, aveva avuto come unico scopo nella vita il riscatto sociale. Voleva riprendersi con violenza quello che, a suo dire, gli era stato rubato all’inizio.

Una conquista effettuata con escamotage, rinnegando la meritocrazia e persino l’arte dalle vite:

 

Pensava che quando non si è in grado di farsi strada con il proprio talento, è giusto che si usino i mezzi più scorretti. I ricchi lo fanno, schiacciandoci, ed è giusto che lo faccia anch’io, si diceva spesso. Nessuno avrebbe mai saputo né sospettato nulla. Con i soldi che la Pilati gli regalava ogni mese riuscì ad avviare la sua impresa di costruzioni. Era un mantenuto…

Trovando sollievo solo nei tradimenti e nella lussuria, tutto per mordere quella vita che sfuggiva loro e che tentavano di raggiungere con un affanno isterico

 

Filippo e Carla erano una bella coppia di tronfi borghesi, dediti alla continua ricerca delle cose belle e del piacere, a scapito degli altri e di un’umanità sofferente. Erano assertori degli aspetti più effimeri dell’esistenza. Erano dei profeti della vacuità del vivere. 

Dall’altra parte della barricata c’è Claudia allevata da una coppia di pseudo intellettuali di sinistra facili fruitori delle ideologie pret a porter, di facile e immediato consumo che lenivano le mancanze delle loro esistenze rendendoli narcisisti della loro inferiorità. Ma non erano veri promulgatori di teorie sociali, quanto per un acuto senso di invidia che provavano verso le classi abbienti:

 

si dichiaravano di sinistra. Lo facevano perché non si conoscevano veramente, nel profondo. O si rifiutavano di farlo, come molti borghesi che ad un certo punto si inventano una finta ribellione. È una necessità che nasce per noia. Erano di un’ambizione sfrenata, ma più per sentirsi alla pari con l’emergente classe imprenditoriale di allora che per altro. Si ritenevano sottopagati e mal valutati socialmente. Alla figlia avevano messo in mente le loro idee di finta sinistra, di riscatto proletario aleatorio e superficiale. 

Ed è questo malsano ambiente educativo che spinge le due giovani a reagire a questo piatto mondo così chiuso e soffocante con un’ansia, anzi una fame di affetto di protagonismo che le porteranno a percorrere strade diverse e simili al tempo stesso. Ed è quella loro ricerca dell’assoluto che sfugge e che non può compensare quel cuore nero, quella voragine interiore che le rende alternativamente vittime e carnefici. La loro è la ricerca della redenzione in un mondo che nega la spiritualità dell’esistere:

 

Che cos’è l’uomo che non è più capace di scoprire in sé la sua dimensione spirituale? Dimmi che cos’è?», le chiese.

«Non lo so!», gli rispose lei.

«È una macchina biologica che produce merda! Soltanto merda!»

Ecco che dietro l’acuta critica sociale di un mondo vanesio che con la tecnologia senz’anima uccide la realtà, si delinea un significato gnostico profondo. Per Lucarini questo universo è il prodotto di una divinità crudele, irriverente il Demiurgo, che si bea nel contemplare lo sfarcelo di un’umanità che:

 

Era come se ognuno di quegli esseri strani e spenti tributasse un plauso a quelle scorie, a quel merdume vario. Era come se ognuno considerasse quei rifiuti come la vera essenza dell’individuo attuale, dell’homo faber contemporaneo. 

Ed è la malattia, quella spada di Damocle della morte sospesa tra le due giovani che le porta a liberarsi, a intraprendere un percorso di eliminazione dei legami che la costringono a considerare la vita un’eterna lotta per emergere. La malattia e il luogo in cui il loro incontro si svolge, è simile a un utero materno in cui esse:

 

Era come se attendesse di rinascere, come se fosse un embrione in concepimento.

E Claudia e Lara, l’essere diviso dalla sua discesa in una terra desolata, ritrovano attraversando i ricordi e sciogliendo i nodi del loro dolore a morire e rinascere libere dalle pastoie di un’esistenza rinnegata e dannata.  I malati incapaci di affrontare sé stessi non erano che figure vane, iridescenti:

come se fossero leggermente ricoperti da fango o cera.

Burattini o bambole i cui fili erano totalmente retti dal Demiurgo. Ma per quelle anime intrappolate, salvate dal fuoco sacro dell’arte attraverso questo critico momento riescono:

Nei momenti critici esce il vero spirito di ogni persona, si vaporizza la sua essenza! Poi sarà salva. Continuerà a percorrere la sua strada.

È un libro iniziatico?

Anche. Nel raccontare senza veli, senza abbellimenti, senza giustificazioni il nostro dramma eterno di anime intrappolate nella rete della non esistenza (cosi come raccontato dalla Pistis sophia) Lucarini racconta anche in chiave simbolica la redenzione:

 

Si disinteressi delle miserie del quotidiano. Le trascenda. La vita è un’illusione, solo una sterile illusione. È un sogno malvagio nella mente di un essere superiore che odia le creature!

Il malvagio dio minore, colui che in un sogno di onnipotenza ha creato la prigione ci costringe semplicemente a vivere di energie spremute, di energie rubate (il simbolo ricorrente del sangue che scorre) di lotte continue per soddisfare i bisogni più abietti in cui armonia, bellezza e arte sono totalmente esclusi:

In questa modalità altra di esistenza è solo il nostro corpo a scegliere cosa fare. Sceglie in base ai suoi bisogni puzzolenti e putridi. Tutto il resto non esiste. I valori, la solidarietà, l’amicizia, dagli anni ‘70 in poi, sono fandonie.

Cosa davvero salva le due anime?

La passione, quella che cozza contro il bisogno primario e dà valore alla nostra scintilla divina. Per Lara è il lavorare con le mani, mani che creano, mani che incantano e rendono estatica l’azione.

 

Le mani, per Lara, potevano essere assolutamente creative, riuscivano a costruire un universo di sogni e simboli. Le mani potevano creare e persino sognare

Questo perché, come ci dice la psicologa Clarissa Pinkola Estes le mani sono:

 

la forza creativa della psiche

E Lara usa proprio l’arte del saper fare, il collegamento tra anima e corpo che crea qualcosa di unico che rende il demiurgo un pallido imitatore dell’antica armonia: noi possiamo ricreare il cielo in terra quando ci avviciniamo al vero senso dell’arte, cosi come Claudia ha la speranza della salvezza cantando non per soddisfare l’appetito di morti viventi ma per dare sfogo e voce al dolore, alla meraviglia e all’incanto dei pensieri neri.

I pensieri neri, quel senso di smarrimento, quel non sentirsi accettati, nostalgici di qualcosa è il sintomo che siamo ancora collegati con la fonte originaria. E che anche nel percorso di perdita di sé resterà una piccola scintilla brillante, segno del nostro essere nel mondo ma non del mondo.

Come si torna a casa?

Uccidendo il simbolo del nostro dolore, quello che ci tiene ancorati a un mondo che non è il nostro, uccidere questa voglia di riprodurre il male e l’imperfezione all’infinito restando schiavi di chi ci vuole portare al cospetto di quella divinità minore che venera l’incompiutezza. E soltanto affrontando e sbrogliando il lato oscuro possiamo davvero rinascere e essere libere dalle catene della materialità:

 

Hai compiuto il nero del cuore. Adesso sei libera. Puoi tornare alla tua vita e devi stare tranquilla. Ora sei libera. Eri preda di furiose presenze

Un libro perfetto, che può essere letto in ogni angolazione, che rende liberi e incanta, angoscia ma fa vibrare davvero quello spirito sedotto dall’incapacità di ribellarci:

 

È un universo fatto di pochi privilegiati a cui tutti gli altri portano rispetto e donano la propria incondizionata sottomissione. Alla fine sono servi anche loro. Siamo tutti servi di questo gioco in cui per un istante vinciamo anche noi. 

E leggendolo e assorbendolo forse tutti voi potrete comprendere che il vero segreto del nostro essere divini è semplicemente rifiutare un mondo incentrato sul successo, sul vincere, ma vivere di vera passione.

 

Sei più brava di me perché hai passione per tutto ciò che fai. Ti perdi nel tuo fare e in questo modo esisti. 

 

E questo comporterà sempre una morta interiore che possa

 

annullare il mio ego, nel mio fare, nel mio pensare.

 

Spettacolare!

 

 

 

“Le Streghe di Swan River” di Mary Steward Atwell, Rizzoli editore. a cura di Natascia Lucchetti

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Prendete un paese del sud degli Stati Uniti, posto a ridosso degli Appalachi, unite ad esso un alone di mistero su strane morti insabbiate da scuse inutili, fate muovere nel tutto una protagonista animata da sogni e aspirazioni condivisibili e otterrete un mix perfetto di eventi e riflessione.
Il punto di forza maggiore di questo romanzo è proprio il contesto. Un’ambientazione ben descritta in ogni suo aspetto. Swan River è una cittadina piccola in progressiva decadenza. L’economia è debolissima, poiché non si è mai evoluta, non ha subito il benché minimo sviluppo industriale e ci ha restituito la figura di un sud degli U.S.A. ancora attaccato al settore primario: l’agricoltura. Ogni attività è praticamente paralizzata e chiunque decida di rimanere il quel luogo è destinato a subire il lento decadimento di tutto, dall’economia agli usi e i costumi che, anacronistici, tentano di resistere al passare del tempo. C’è però un elemento fuori dal contesto in questo paesaggio montano e arretrato : L’Accademia.
Parliamo di una scuola superiore femminile di alto livello che istruisce ragazze provenienti da famiglie benestanti. Kate è l’unica studentessa a non appartenere al lato ricco di Swan River, quel piccolo quartiere in cui vivono i professionisti della città e per questo si troverà ad affrontare tutti i problemi dati dalla sua posizione. Sarà spesso discriminata, ingannata dalle ragazze più abbienti di lei, che invece tenderanno sempre a fare gruppo tra loro. Il conto in banca fa la differenza anche sul carattere delle ragazze. Kate deriva da una famiglia povera, dissestata, con difficoltà economiche e non solo, ma ha una forte determinazione e un incontenibile desiderio di libertà. Lei vuole completare gli studi e vincere una borsa di studio per un università del Minnesota, in modo da allontanarsi da quel luogo una volta per tutte e si impegna in questo senso. Willow e le sue amiche, invece, pur appartenendo alla società che conta, non avendo problemi di soldi per soddisfare i capricci più futili, sottostanno alle regole che i loro genitori gli stringono addosso. Hanno tutta la loro vita programmata, comprese le amicizie. Reagiscono a questa prigione attraverso gesti di futile cattiveria, come usare le persone. Brilla il caso di Mason che viene usato e gettato di via da una Willow forse annoiata, forse indecisa, probabilmente insicura.  Quindi sia la povertà che la ricchezza sono facce della stessa medaglia. Entrambe risultano una gabbia. Ed è proprio a questo punto che si inserisce alla perfezione il fattore magia, stregoneria.

Non sapevo di preciso cosa fossero le ragazze selvagge, ma sapevo cosa non erano. Non erano le figlie dei pochi professionisti della città, dei medici e dei ministri del culto. Non erano destinate a frequentare l’università. Erano le ragazze cattive, quelle che facevano le cosacce nel retro dei furgoni, e molte di loro venivano dalla zona nord della città, da Bloodwort Road.

Le ragazze selvagge sono ragazze povere che hanno deciso di superare la loro condizione, di accedere ad un potere forte in grado di schiacciare qualsiasi cosa odino. Sono costrette dal peso della vita difficile dovuto a quel luogo opprimente, a quella rovina che sono costrette a vivere. Sono figlie della decadenza, la rottura di ogni schema. Kate ha paura di essere una di loro, poiché sente di avere tutti i requisiti per poter entrare in quella schiera e non solo. Sua sorella Maggie ha già liberato la sua furia attraverso il fuoco delle ragazze selvagge. Ha bruciato la biblioteca dell’accademia soltanto perché odiava quel luogo. Quell’episodio ha messo il terrore addosso a Kate, un terrore che cerca di smentire in tutti i modi, spesso passando per l’autoconvinzione in seguito ai risultati delle sue ricerche.
Ma non è così semplice. Il potere delle ragazze selvagge non deriva da questo. Non è affatto legato alla povertà e al disagio di quella condizione. Esso nasce dalla rabbia dovuta alla mancanza di libertà. Infatti le streghe di Swan River non fanno parte solo del quartiere povero, no. Si nascondono dietro visi insospettabili.
La stregoneria descritta dalla Atwell fa capo agli antichi culti pagani. Nel libro vengono citate più volte le Baccanti. La parola chiave è follia, euforia. La perdita completa della ragione e l’abbandono ai desideri più bassi. Ma al contrario della condizione descritta dalla tragedia greca di Euripide, nelle ragazze selvagge non c’è follia insensata, indotta. La follia nasce dalla prigionia, dal desiderio di liberarsi, dalla volontà di sfogare quella parte bestiale che è sul punto di esplodere ad ogni fiamma di rabbia. La stregoneria non è male fine a se stesso, è uno strumento per assaporare la mancanza di vincoli fisici e morali almeno per un po’. Ed ecco infatti la descrizione di un volo libero sopra le cime degli alberi che rappresenta la fuga dagli schemi della logica, ed ecco il fuoco che brucia tutto quello che fa male, quello che è oggetto d’odio e di dolore. E’ quello il fascino di questo libro. Un po’ come il viso umano che nasconde il vampiro dietro i suoi tratti normali, i comportamenti corretti, trattenuti, normali nascondono la voglia di far esplodere la rabbia delle ragazze selvagge.
Credo che la linea guida di questo romanzo sia che ricchi o poveri, tutti siamo più o meno nella stessa condizione. Tutti siamo un equilibrio non sempre stabile di follia e controllo, soltanto che tra noi non riusciamo a riconoscere quest’uguaglianza. Siamo troppo attaccati ai luoghi comuni, un po’ come Kate che si affretta in giudizi basati su dei preconcetti.

Per molto tempo avevo pensato che l’interesse di Caroline per gli episodi di violenza nella mia città fosse uno di quegli hobby da ricchi, come fare i turisti nei quartieri poveri. Pensavo che volesse vedere le ragazze selvagge con la stessa curiosità di chi viaggia in Mercedes e allunga il collo per sbirciare un pick-up tappezzato di adesivi della bandiera confederata e con il conducente seduto sul cofano, stuzzicadenti in bocca. Ce n’erano parecchie di ragazze così all’Accademia, convinte che la cosa più notevole e divertente di Swan River fosse la sua arretratezza.

Mi sono fatta prendere davvero molto dalla bellezza della riflessione che questo romanzo mi ha scatenato e non ho seguito il mio solito schema, quindi riprenderò i punti che di solito metto all’inizio in questo momento. Parto sempre parlando della trama. Questo libro è ben fatto e scorrevole. Il ritmo è veloce ed è intervallato da flashback puntuativi, immagini del passato che si sovrappongono al presente con immediatezza. Ogni personaggio viene approfondito a dovere attraverso una descrizione fisica dettagliata unita a quella caratteriale, ben specificata anche nel caso dei personaggi secondari. La personalità di ognuno ha delle sfaccettature diverse anche quando i personaggi vengono raggruppati, come, per esempio, le amichette di Willow che dovrebbero essere sgherri tutti uguali, ma che invece hanno tutte una storia ben definita ed un motivo preciso per comportarsi in quel modo. Il livello di dettaglio è impressionante e rende il quadro ancora più vivido.
Lo stile è impeccabile, asciutto, privo di eccessi, mai ridondante. Ogni momento è diversificato e si sussegue agli altri in maniera snella, tanto da far scivolare via pagina dopo pagina senza nessun rallentamento.

In conclusione posso solo dire che consiglio questo romanzo a tutti coloro che desiderano addentrarsi in una realtà decadente, fuori dal tempo e allo stesso modo vivida, reale, dove riscoprire quel lato selvaggio di noi, riconsiderarlo e sentirlo vivo, da un lato del nostro cuore.

Stupendo.

“Andante con moto” di Vera Demes, Self publishing. A cura di Paola Garbarino

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«L’amore non è compassione… e neppure pietà…» la voce di Euridice era rotta da un dolore profondo e insanabile «… e io non ho bisogno della tua pietà… non mi interessa… non voglio che mi guardi come se avessi paura di me… io voglio che mi ami, voglio che mi desideri, voglio la nostra storia…»

Un ragazzo simpatico e spavaldo, un vero talento calcistico, uno sciupafemmine dal cuore romantico.

E una ragazza bionda e gentile. Una musicista introversa e malinconica, con un’anima libera, coraggiosa e selvatica, ricca di pensieri segreti, di dolcezza e di sensualità rivelata.

Può l’amore superare il tempo, lo spazio e l’ineluttabilità del destino?

Matteo non ama complicarsi la vita. È un ragazzo semplice e deciso e ha molto chiari gli obiettivi da raggiungere. Gioca a calcio da quando era un bambino e, nella sua vita, non ha mai impedito all’istinto di indicargli la strada.

Così, quando, grazie ad un incontro fortuito, sul suo cammino compare Euridice, ancora una volta l’istinto decide per lui tracciando chiaramente la parabola dei suoi sentimenti.

Ma la realtà è più complicata di una partita di calcio.

Euridice è taciturna, misteriosa ed introversa e, dietro al proprio violoncello e al suo modo esitante di affrontare la vita, nasconde terribili verità.

In un percorso di passione e desiderio, rinuncia, espiazione e struggente lotta contro il tempo, lui cercherà di salvarla. Per salvare sé stesso.

 

 

(Possibili spoiler)

Premetto che sono una grande ammiratrice di questa scrittrice, che scoprii per caso l’anno scorso con la sua duologia Un cielo pieno di stelle, di cui mi colpì la copertina in bianco e nero e l’atmosfera sospesa e sognante dell’immagine; in un’orgia di manzi seminudi, palestrati e oliati, fu davvero un sollievo una copertina del genere. Da allora ho divorato praticamente tutti i suoi lavori (è un’autrice prolifica), persino i racconti natalizi.

La Demes trascina in un vortice dal quale non vuoi uscire, è una di quelle scrittrici capaci di tessere trame e orditi che ti catapultano accanto ai personaggi, che ti fanno scordare i bisogni primari dell’essere umano pur di continuare la lettura e scoprire come si evolverà e come finirà.

Con questo nuovo romanzo, ha mantenuto la promessa. I personaggi sono come sempre ben delineati, l’introspezione psicologica è profonda, soprattutto, a mio avviso, quella di Euridice, la violoncellista, immersa nel suo mondo di ombre dove soltanto la Musica, sinora, aveva portato un po’ di luce.

Matteo è una promessa del Calcio, un ragazzo che nonostante i soldi e le donne che gli si gettano ai piedi, ha però mantenuto uno spirito semplice, la certezza che sono altre le cose che possono davvero dare la felicità.

Galeotto è un incontro in un ascensore bloccato, un classico delle storie romantiche che la Demes trasforma però in qualcosa di unico.

I due protagonisti sono facce della stessa medaglia, diversi ma simili nell’animo. Euridice è crepuscolare, attaccata al suo piccolo mondo che le dà sicurezza in un universo capace di strapparla via a ogni alito di vento. Matteo è vita ed energia allo stato puro e, come un novello Orfeo, sarà capace di portar fuori dagli Inferi la sua Euridice, di portarla alla luce, alla vita vera, che è quella che troviamo quando amiamo qualcuno, quando ci abbandoniamo all’altro con fiducia certi che non lascerà la nostra mano. Matteo non commetterà l’errore che fu fatale alla mitologica coppia: lui non si volterà, la prenderà per mano e la trascinerà fuori, senza guardarsi indietro, sicuro che lei sia la donna della sua esistenza.

È impossibile approfondire il giudizio senza rischiare di fare spoiler, la storia ruota tutta attorno a una delicata situazione che l’autrice ci svela pian piano, come piano ci svela Euridice, uno strato dopo l’altro, fino ad arrivare al cuore.

La bravura di questa autrice nel creare personaggi che resteranno nella nostra mente, è tale che riesce nell’intento anche coi personaggi odiosi, fastidiosi. La Demes tratteggia il maestro di Musica di Euridice aggiungendo un particolare alla volta, finché lo stesso non ci diventa insopportabile, finché noi stessi non sentiamo l’oppressione di questo malsano interesse per la propria allieva.

La scrittura è profonda, la forma ottima, la cadenza regolare. Il romanzo è caratterizzato, a mio avviso, da questa alternanza tra luce e ombra, tra Matteo ed Euridice, finché questi due stati, questi due mondi diversi, compenetrano l’uno nell’altro grazie al sentimento più antico del Mondo, eppure ancora in grado di stupirci ed emozionarci.

Consigliato agli amanti dei romanzi rosa, a chi ama le atmosfere sfumate e le storie appese sino all’ultimo, a chi crede nell’energia della Vita e nella passione irruente della Giovinezza.

Un ottimo lavoro.

 

Altre opere della stessa autrice (dal più recente):

Natale, bacche rosse e piccoli imprevisti amorosi (racconti brevi)

Un cielo pieno di stelle (parte I e II)

L’Impossibile

L’incantatrice di serpenti

L’autunno dentro

L’autunno dentro

Il mondo coi tuoi occhi

Il colore dell’alba

Il perfetto angelo custode

Molto lontano da qui

La nebbia le torte il ricordo

La novità dell’estate “Paper Princess” di Erin Watt, sperling &Kupfer editore. A cura di Ilaria Grossi

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Ella Harper, 17 anni, dopo la morte della mamma finge una vita che non ha pur di sfuggire ai servizi sociali.

Solo 17 anni ma è cresciuta prima del tempo, una vita di stenti e sacrifici, una buona dose di dolore e povertà. L’ incontro con Collin Royal stravolgera’ così tanto la vita di Ella da catapultarla in un mondo di lusso, soldi, privilegi e vizi. Colle Royal è l’ amico di suo padre Steve, di cui le resta solo un prezioso orologio.

Collin diventerà suo tutore legale, la porterà a casa sua, nella mega villa dei Royals con i suoi 5 figli.

Inizialmente Ella non sarà per niente accettata, vista come una manipolatrice diretta soltanto ai soldi dei Royals. Ella ha un solo obiettivo da raggiungera, vuole solo diplomarsi e arrivare al college e pur accettando una situazione non facile da gestire tra i Royals e una scuola snob e selettiva, è sempre più convinta a non cedere pur vivendo un altalena di emozioni che la rende più fragile e vulnerabile.

 

Quando sognavo il mio futuro non includeva limousine, ville, ragazze crudeli e vestiti firmati. La bilancia della mia vita è andata fuori fase”

 

E poi c’è lui, Reed. Due calamite che non riescono a stare lontano.

 

” Mi chiedevo solo a che gioco stessi giocando “

” Sto cercando di sopravvivere “

 

Ella è un personaggio che mi è piaciuto molto, forte combattiva, sempre con la testa alta anche se il suo ingresso in casa Royals non è stato semplice, le ha dato un po’ di speranza per il futuro e invece il finale lascia quell’ amaro in bocca..perche’ Ella dovrà rialzarsi all’ ennesima ricaduta.

Erin Watt, pseudonimo delle due scrittrici, hanno dato vita ad un Young adult carino, il libro si divora in poche ore, pur con qualcosa di già letto e riletto è capace comunque di tenere legato il lettore fino alla fine…

Non ci resta che aspettare il seguito con la speranza che riaccenda la giusta curiosità.

Buona lettura Ilaria

“The paradox. Il mondo sospeso” di Charlie Fletcher, Fanucci editore. A cura di Francesca Giovannetti

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Sequel di Oversight, Paradox continua a narrare la lotta tra il mondo naturale e quello sovrannaturale con l’Oversight che controlla i confini tra i due mondi. Ma due membri della Mano dei difensori sono intrappolati nel mondo degli Specchi, che rivelerà loro antichi segreti e visioni terrificanti del passato. La minaccia degli Slaugh incombe sempre più pericolosamente.

 

Io sono l’Anomalia. Il Deviante. L’Aberrazione. Sono il Paradosso, il Vero Paradosso, perché non solo sono l’antitesi della ragione, ma la mia sopravvivenza contraddice il potere mortale dell’irrazionalità che dimora dentro gli Specchi Neri. Sono l’uomo morto che cammina, e l’uomo vivo che muore ogni giorno […]

 

Il secondo volume della saga si arricchisce di nuovi personaggi da entrambi gli schieramenti. Nuovi elementi con poteri che vengono usati a fin di bene e nuove specie di malvagi con orrende capacità di distruzione. Ognuno si inserisce nella trama in maniera fluida, arricchendo e non appesantendo il racconto.

Viene descritto con più dettagli e particolari il mondo degli Specchi dove  due dei protagonisti, Sara e Sharp, trascorrono tutta la lunghezza del libro, incontrando le Creature degli Specchi e venendo a conoscenza degli Specchi Neri, che inghiottono proiettando in un mondo di morte e distruzione.

Due passaggi dell’opera particolarmente intensi sono le descrizioni minuziose e angoscianti  fatte attraverso i sensi  delle creature dotate della Rilucenza, cioè il dono di vedere il passato attraverso il tocco degli oggetti. Le immagini si susseguono nel tempo e nello spazio coinvolgendo in un vortice di emozioni. L’abilità dell’autore nel trasmettere le sensazioni è unica.

La trama offre spunti per varie riflessioni che possono essere lette in una prospettiva estremamente attuale.

Un elemento che ricorre nella narrazione è quello dell’inganno; chi inganna per vendetta, chi perché costretto da una maledizione, chi lo nasconde dietro alla ripetizione delle parole “io non mento” che portano comunque a raggirare il malcapitato di turno. Ognuno, per raggiungere il proprio fine, che spesso è quello della vendetta, fa uso di tranelli e sotterfugi. La lezione impartita è vecchia come il mondo: fidarsi è bene…

Un altro nodo cruciale è quello del confine fra il mondo naturale e quello sovrannaturale sorvegliato dall’Oversight: in un passaggio interessante le Creature del Buio rimproverano l’Oversight di non adempiere al compito in maniera oggettiva. I Camminatori della Notte, infatti, vedono il loro mondo assottigliarsi sempre di più a causa dell’avanzata degli uomini. I Camminatori infatti sono sensibili al ferro, non possono toccarlo né attraversarlo. L’avanzare delle linee ferroviarie rimpicciolisce i loro sentieri e soffoca il loro mondo. La domanda è inevitabile: perché l’Oversight non protegge anche le Creature della Notte? Perché permette che siano sempre di più soffocate dalla modernizzazione fino a innescare micce di odio puro per tale condizione? Sottolineare l’attualità del messaggio in questione è a dir poco superfluo.

La trama non vede i personaggi interagire negli stessi spazi ma è divisa in linee narrative che si riuniscono quasi tutte alla fine del capitolo. Il tipo di scelta rende la lettura meno monotona e più interessante e articolata.

È indispensabile che il lettore che si approccia a tale opera tenga ben presente che si tratta di un secondo capitolo di una trilogia, dunque il finale non è conclusivo. Niente delusioni dunque, ma è necessario armarsi di una necessaria dose di pazienza aspettando gli inevitabili tempi di pubblicazione. Il valore di questa opera in termini di originalità e scorrevolezza, vale sicuramente l’attesa.

L’estate è alle porte. E con il caldo, la voglia di romanticismo si fa più acuta…Lo staff consiglia due libri per accompagnare le vostre vacanze e risvegliare i vostri sogni “Crush” di Connie Furnari e “In crociera con Mr Hot” di Aura Conte. Buona lettura!

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In crociera con Mr. Hot

 

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Viaggi, sesso, compromessi ed equivoci d’amore. Una commedia romantica (con sportivo sexy).

 
Trama:

Jennifer Collins è infuriata.
Pochi mesi dopo aver mollato il suo ragazzo, aver guardato una marea di serie TV per settimane e lavorato no-stop, la sua migliore amica la costringe a partire con lei per un viaggio in Europa.
Tuttavia, non si tratta di una vacanza normale, bensì di una “crociera per single”.
Tyler Cole ha un segreto, il quale potrebbe fargli perdere il suo lavoro come playmaker della squadra di basket dei Midwest Thunders. Rinomato per le sue “prestazioni” dentro e fuori dal campo, questa volta l’ha combinata grossa e per nessuna ragione al mondo deve far aumentare i pettegolezzi riguardanti la sua vita privata.
In una notte estiva, con la splendida Portofino sullo sfondo, Jennifer e Tyler si scontrano per caso sul ponte della nave. Lui viene colpito dalle sue curve e lei dal suo strano atteggiamento.
A Tyler è stato posto un unico divieto da parte del suo coach: non fare sesso per tutta la durata della crociera. In caso contrario, sarà buttato fuori dalla squadra.
Riuscirà Tyler a trattenere la sua attrazione verso Jennifer?

 

Dati libro

Autore Aura Conte
ISBN/ASIN: B072ZYTW8Z

Genere: romantic comedy, humor, romance.

Prezzo: 0.99 Cents

Volume unico e autoconclusivo.

Link ebook: http://amzn.eu/9zZsGIr (disponibile anche su Kindle Unlimited)

Link cartaceo: https://www.amazon.it/dp/1548255912/

 

 

 

 

Crush

 

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«Era impossibile per me dimenticare quella magica notte stellata sulla spiaggia, Justin era la mia prima cotta, il ragazzo a cui avevo chiesto il mio primo bacio. 

Ricordavo ancora le sue labbra salate, il suo cuore che batteva contro il mio, mentre mi stringeva forte e la schiuma del mare ci accarezzava i piedi scalzi.»

 
Trama

È la prima estate dopo il diploma e Brittany, chiamata da tutti Bree, lascia Cleveland con la sua famiglia, per trascorrere le vacanze in un cottage a North Kingstown, nello stato del Rhode Island.

Impaziente di andare in autunno ad Harvard, è decisa a trascorrere delle vacanze serene e rilassanti, lontana da Mason, il suo ragazzo del liceo parecchio assillante. È soprattutto emozionata perché rivedrà Justin, l’amico con il quale tre anni prima aveva trascorso un’estate indimenticabile, e a cui aveva chiesto il suo primo bacio, durante una romantica notte sulla spiaggia.

Ma Justin è cambiato, non è più il ragazzo che lei ricordava, e che la riempiva di dolci attenzioni. È diventato ancora più attraente e sexy, approfitta del suo fascino per spezzare il cuore delle ragazze, e sembra non provi più niente per lei.

Bree non sa cosa gli sia accaduto durante i tre anni in cui sono stati lontani, ma non si rassegna. Decisa a riconquistare Justin cerca di aprire una breccia nel cuore di pietra del ragazzo, anche se riceve solo rifiuti e prese in giro.

Neppure Luke, il fratello gemello di Bree, riesce a dissuaderla: lui sa quello che è accaduto a Justin, ma non vuole rivelarlo. Le consiglia soltanto di stargli alla larga, perché accanto a lui soffrirà soltanto.

Bree però sa che Justin è ancora il ragazzo per il quale aveva una cotta, e che neanche lui l’ha dimenticata, malgrado sembri il contrario, ed è decisa a scoprire perché è tanto cambiato.

La situazione si complicherà quando dovrà lottare contro la spregiudicata Paige, innamorata di Justin, e con l’inaspettato arrivo del suo ragazzo di Cleveland, Mason.

L’estate di Bree non sarà tranquilla come si era aspettata, ma eccitante e avventurosa, grazie a Justin e alla loro frizzante e movimentata storia d’amore.

Crush è un romance New Adult che sa di mare e di sale, la storia d’amore di due adolescenti che si cercano, si respingono, ma che non hanno mai smesso di amarsi. Un romanzo che parla di sentimenti e passione, dalle sfumature piccanti e coinvolgenti.

 

 

Dati libro

Autore Connie Furnari

ASIN: B0731LNMTS

Genere: romance, narrativa, new adult.

Prezzo: 1.99 Cents

Link ebook: http://amzn.eu/iapmuac (disponibile anche su Kindle Unlimited)

Link cartaceo: http://amzn.eu/63mu4Xv