“Il battito del tempo” di Alexandra Maio, self publishing. A cura di Milena Mannini

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Il tempo può davvero guarire ogni male?

Quante volte ognuno di noi in momenti particolari della propria vita si è sentito dire “dai tempo al tempo”, e in quanti hanno saputo aspettare e soprattutto cogliere i messaggi che il tempo inviava loro?.

L’autrice ci racconta la storia di Liria,  intrappolata in una routine, che gli permette di controllare gli attacchi di panico di cui è vittima, da quando ha perso il marito e il figlio che portava in grembo.

 

 

“Il tempo è il miglior rimedio, le aveva detto spesso sua madre”

 

 

E poi un giorno il tempo si ferma, letteralmente, alle 13.22, ma solo Liria sembra rendersi conto di questa assurdità.

La donna, giorno dopo  giorno, trova il coraggio di affrontare le sue paure e uscire dalla sua comfort zone per cercare spiegazioni a ciò che succede, e fin dal primo giorno, incontra Thomas che stranamente è l’unica persona presente durante questi black out temporali.

 

 

“ogni pomeriggio io la incontro e lei non mi vede”

 

 

E’ così che Thomas viene in contatto con Liria, tramite una mail che lei gli invia nella speranza di capire cosa sta succedente.

Sorpreso da quel contatto, Thomas, dopo un momento di incredulità, finisce per credere a ciò che gli viene raccontato da quella perfetta sconosciuta.

 

 

“ci vediamo stasera alle 20.30?”

 

 

Fin dal loro primo contatto reale i due sentono di essere attratti  l’una dell’altro, ma il loro passato deve ancora trovare alcune risposte prima di lasciarli liberi di decidere come continuare la loro vita.

 

 

“ Quando sei alla ricerca dell’amore nessuna montagna è troppo alta, nessuna grotta è troppo profonda, nessun luogo troppo pericoloso, nessuna metà irraggiungibile”

 

 

Cosa lega quest’uomo e questa donna?, cosa hanno in comune e perché il tempo ha scelto proprio loro per farli incontrare alle 13:22?.

Molte domande troveranno risposta nella lettura di questo breve romanzo che alla fine vi lascerà con la convinzione che il tempo aggiusta tutto

 

 

 

 

 

Dati libro

Titolo: Il Battito del tempo

Autrice: Alexandra Maio

Casa editrice: self

Anno di pubblicazione: 2017

Genere: Romanzo

 

 

Esce oggi l’attesissimo seguito di “A domani” della giovane ma promettente autrice Maura R. “Oggi è già Domani”. Preparatevi a immergervi in un universo di sentimenti ed emozioni che non vi lascerà indifferente!

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«Ti sto dicendo che io ci sarò per te. La domanda a cui dovresti rispondere è: tu ci sarai per me, domani?»

 

 

 

Sinossi

«A domani, Leonardo.»
Tre parole. Escono dalle sue labbra sensuali come un soffio, un soffio con la forza di un uragano.

L’inverno sta finendo, ma qualcosa sta riportando il gelo nella vita di Andrea. La felicità ha sempre un prezzo e la sua durata è breve come un alito di vento.
Leonardo deve prendere la sua decisione. Andrea lo ha lasciato libero di scegliere. Da quel giorno per l’avvocato Furlan è come camminare sui carboni ardenti, ogni passo che fa può segnarla per sempre.
Nonostante un destino che pare essere già stabilito, i due protagonisti si ribelleranno in tutti i modi a questo. Lotteranno caparbiamente, si ameranno e si odieranno per le scelte fatte.
Il loro sarà un salto nel vuoto, l’adrenalina guiderà ogni azione, fino al momento in cui i piedi toccheranno di nuovo terra.

Un volo che diventerà il loro personale viaggio tra presente, passato e futuro.

Blogtour “Il cavaliere di bronzo” di Fedor Galiazzo, Le Mezzelane Casa Editrice. Les fleurs du mal presenta: “Il tema letterario. Il fantasy e l’ispirazione che anima il cavaliere di Bronzo” a cura di Micheli Alessandra

 

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Introduzione

 

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La prima cosa che si un lettore controlla, quando acquista un libro, è il genere a cui esso appartiene. Inutile nascondere la testa sotto la sabbia, non siamo struzzi. Quando si entra in una libreria, anche piccola, ci si aggira tra scaffali brulicanti di libri, catalogati con precisione maniacale per genere e autore. Ogni espositore ha la sua etichetta in bella vista: fantasy, thriller, noir, storico, fiaba, fantascienza, rosa, classici…

Vi siete, però mai chiesti il perché dell’uso spropositato di questa parola, il genere?

Cerchiamo di inquadrarne il significato attraverso l’analisi etimologica della parola.

Un genere letterario è una categoria della scrittura che viene, convenzionalmente suddivisa in una molteplicità di forme di espressione che ne rendono la classificazione e l’analisi critica maggiormente precisa. Si tratta più che altro di una convenzione scientifica, atta a creare una discussione proficua e ordinata in seno a un campo creativo e pertanto vittima anche di caoticità come quello della scrittura. Se un romanzo è una forma di comunicazione antica e ricca di spunti di riflessione o di indagine culturale, è pur vero che rischia di essere infarcita di distorsioni, qualora non riesca a contenere in sé una sorta di primordiale ordine ontologico. Bisogna capire cosa è o non è la letteratura e estrapolarne caratteristiche così da poter meglio inquadrare il messaggio e come tale messaggio possa giungere al destinatario privo di rumori e distorsioni (in comunicazione il rumore è l’elemento che stravolge il senso originario del messaggio).

La prima distinzione, quella più immediata è tra poesia, prosa e teatro. Ed è nell’ambito della prosa che la classificazione diviene più interessante e si distingue in romanzo o racconto e a sua volta può sfociare in una miriade di sfumature o sottogeneri. Il dibattito sulla definizione dei generi è antico e trae la sua origine dalla tradizione classica (romana e greca) nella tendenza all’imitazione dei modelli classici, considerati e classificati per generi tramite l’identificazione di determinate regole e formule. Questo sistema classicistico si trasmise alla letteratura del rinascimento (grande impatto ebbe la poetica di Aristotele) sino ad arrivare al romanticismo. Questo fu il periodo in cui si ebbe una sorta di rivolta, una reazione contro il classicismo rigido e formale, e quindi anche contro la tradizione dei generi. Ed è questa oggi la nostra eredità che ci rende sospettosi di fronte alla categorizzazione di ciò che è e resta arte.

Tuttavia, il genere è indispensabile per poter comprendere un’opera letteraria, visto che è e resta un prodotto dello spirito o della mente, tendente a un certo astrattismo che può essere a volte ambiguo e dissonante. La classificazione, però, deve restare un concetto empirico che non risolve la validità di un’opera ma la colloca in un contesto specifico per comodità senza che, l’analisi, ne esautori la tendenza a una certa mobilità, al cambiamento e alla fusione di più generi.

Viaggio dentro il cavaliere di Bronzo

Tra i generi più amati e direi letti, c’è uno in particolare che trae le sue radici nella nostra più profonda cultura popolare, laddove si incontrarono tradizioni, valori culturali e sociali, idee e tabù ossia le leggende e i miti. Questi, rappresentano, tutt’oggi, non soltanto un fertile terreno di studio antropologico, ma soprattutto rappresenta l’essenza interiore e più pura della società occidentale come di quella orientale. I miti:

 

 

acquistano credibilità via via che diventano parte di noi. È verso questi miti, verso queste attribuzioni di significato, che siamo responsabili poiché questi forgiano il nostro futuro. Tutti noi, in particolare filosofi ed educatori, sono responsabili verso le risposte che essi danno all’enigma della sfinge: “Che cos’è l’uomo

 

Ecco che, in quest’ottica, il mito e la sua derivazione la fiaba e il fantasy possono avere un immenso ruolo educativo e anche terapeutico come rimedio per i mali del nostro vivere quotidiano e colmare quei vuoti culturali che oggi puntellano di immensi buchi il nostro tessuto sociale.

Ogni genere fantastico nasce e cresce in quest’humus fertile in cui filtrano i significati primordiali che fungono da collante alla società e di perpetuazione di una tradizione che, a contatto con l’evoluzione dei tempi, viene rinnovata rinnovando, di conseguenza la cultura stessa in cui la società vive e si perpetua. Quando in questa compagine ci sono delle lacerazioni, delle contraddizioni, dei disastri, è il mito stesso che ne ripara le cesure e riesce a farsi portavoce del dialogo tra tradizione e innovazione.

In questo senso si colloca il testo di Fedor Galiazzo, un fantasy con sfumature fiabesche che lo identificano come mezzo per trovare significati e riflettere sul nostro mondo attraverso elementi direi sovrannaturali, simboli delle diverse sfaccettature umane e voci che veicolano una sorta di protesta sociale nata dalla critica verso alcuni aspetti del nostro vivere.

 Del fantasy la Galiazzo mutua, quindi, l’aspetto fantastico, quello che fa irrompere l’irrazionale nella razionalità e dal cui scontro/ contrasto nasce la riflessione. Ci saranno i temi chiave portanti del genere come:

 

 -l’eroe che ripara i torti,

– L’esistenza di un mondo parallelo eppur distante dal nostro. Il varco invisibile che separa i due mondi è un tema caro della letteratura fantasy in particolare quello contemporaneo che spezza la rigidità di un vivere nella forma con l’irrompere della sostanza spirituale, cosi come esplicato nella concezione sciamanica. Questo contatto tra due piani diversi eppur dipendenti, è un flusso costante di quell’energia rinnovatrice che si risolve spesso con grandi cambiamenti, sia nell’arte che nelle conquiste sociali cosi come descritto nel testo Il favoloso vinile di Penny Lane, a sua volta figlio delle leggende del Mabinogiom.

-L’esistenza di un artefatto magico capace di svelare i misteri e risolvere situazioni intricate. In questo caso si parla di un libro in cui è iscritta la sapienza dell’altro regno, sapienza guaritrice e prodigiosa sì ma anche distruttiva se posata nelle mani sbagliate. E non possiamo non ricordarci del lovecraftiano Necronomicon, o del suo più famoso erede presente nel nome della rosa di Umberto Eco (non si tratta sicuramente di un fantasy, ma l’elemento del mistero è presente e connota il libro di quell’alone di magia).

-Ultimo elemento, non meno importante e collegato con il tema dell’eroe (cosi come descritto da Joseph Campbell) è l’esistenza di un conflitto tra bene e male, tra caos e ordine tra armonia e disarmonia che rende la terra perfetta una landa desolata e resa “sterile “dal male. È in questo scenario apocalittico che l’eroe sacrificando sé stesso, riporta la luce nelle tenebre e restituisce vigore e vitalità al re ferito o alla giustizia lesa.

 

L’altro genere che predomina nel testo, è legato al tema fiabesco. La fiaba è lo straordinario risultato della tradizione orale, trasformata in narrazione, della voce popolare caratterizzata da racconti incentrati su personaggi fantastici con un intento formativo e pedagogico. Come si nota, mutua molta della sua essenza al fantasy di cui è sicuramente madre e artefice. Infatti, se si esaminano le caratteristiche del genere si riscontra una profonda somiglianza con il fantasy specie nei seguenti elementi:

 

-L’inverosimiglianza. I fatti presentati nel racconto sono, spesso, fatti impossibili e i personaggi inverosimili o inesistenti nella realtà quotidiana (le azioni sono guidate dalla magia e alcuni protagonisti sono esistenti solo nella fantasia popolare o mitica o addirittura personificazioni di archetipi.

-Manicheismo morale. Raccontano di un mondo dualista che contrappone bene e male, buoni e cattivi a volte evitando le sfumature e le vie di mezzo.

-Reiterazione o ripetizione. I motivi, gli elementi, gli archetipi e le trame sono sempre riferite a un’unica matrice culturale. Le fiabe trasmettono significati e valori simili tanto che è possibile rintracciarvi precise regole strutturali

-Finale. È sempre, o quasi sempre, caratterizzato da un lieto fine. I coraggiosi e i saggi vengono premiati e la speranza apre sempre uno spiraglio nelle situazioni più disperate: il senso è quello di premiare la virtù, la bontà e l’eticità del personaggio.

L’elemento diversificante, invece, si ritrova in un importante dettaglio ossia nello scopo didattico.

Nelle fiabe, a differenza del fantasy che può rimanere soltanto un libro di svago, esiste sempre la morale, anche se non espressa chiaramente e che ripropone i valori arcani di una specifica società. Molti di essi sono Universali e riguardano il rispetto, la convivenza tra diversi, la meritocrazia, e la generosità verso poveri e umili e la capacità cavalleresca di sfidare l’autorità qualora essa si rivolga contro il patto tra il potere e i cittadini, rifiutando di rispettare la volontà generale, i valori condivisi, le direttive celesti e si risolva in un solo esercizio di mero potere.

Vediamo quali sono i temi della fiaba che caratterizzano proprio il cavaliere di Bronzo.

 

-Rifiuto delle convenzioni sociali, o meglio la loro contestazione (la principessa dorata contesta i suoi doveri opposti ai suoi intimi desideri)

-La reazione contro il classismo e la differenziazione netta e rigida dei ruoli sociali (ad esempio la principessa deve seguire un iter educativo prestabilito mentre il fratello si adagia nel diletto e nello svago)

– Il livellamento delle caste attraverso l’amore trasgressivo (tema ripetuto nello scandaloso lady Chatterly e che trova l’eco nella sotto storia del cavallo Klaus che sposa una cavalla di rango superiore).

 -La lotta contro i pregiudizi verso l’altro, contro gli stereotipi (animali e umani). Questo tema si lega alla distorsione della percezione del reale e dell’altro, espresso perfettamente dalla storia del cavaliere di bronzo e nella leggenda dell’umano quale nemico. È questa percezione parziale che contribuisce, assieme all’atavica paura del diverso, a creare stereotipi, pregiudizi, diffidenze che portano al contrasto tra razze e culture.

– Critica acuta sulla condizione femminile. C’è un notevole rifiuto della società patriarcale e maschilista che relega la donna in condizioni di inferiorità. Questo può essere considerata una critica più ampia verso una oramai antiquata concezione del genere femminile. Da qua la necessità di una rivalutazione del concetto di essere donne nell’ottica beavouriana del “Donna si diventa non si nasce

-Il tema ecologico. Una critica alla mancanza di contatto, di empatia e di responsabilità nei confronti dell’ambiente in cui si vive, considerato solo un’esclusiva proprietà dell’uomo, in un’ottica di arrogante etnocentrismo. “La natura ci parla ma noi non l’ascoltiamo”.

– L’accettazione tramite la comunicazione tra i diversi. La considerazione dell’altro da me, è valutata solo in termini di apparenza che contrasta con l’essenza del reale “non è tutto come sembra”. Lo si ritrova nella storia della perdita del padre di Keawan

Un altro elemento che accomuna fantasy e fiaba, specie in questo libro, è la sua memoria di rito d’iniziazione, ossia il passaggio dall’età infantile a quella adulta, elemento che caratterizza fortemente sia la principessa dorata sia Domiziana. Argomento sviluppato dall’antropologo russo Vladimir Propp “Le radici storiche dei racconti di fate” si basa sulla concezione che gli elementi costituitivi della fiaba possono essere fatti risalire a riti e miti primitivi (propri dei clan) e al ciclo di iniziazione e alle rappresentazioni della morte. Le fiabe, sono il lontano ricordo di un’antica cerimonia sciamanica chiamata appunto rito di iniziazione celebrato presso le comunità e che rappresentava il passaggio alla fase dell’infanzia (incoscienza) a quella adulta (della responsabilità e della rappresentazione del ruolo sociale). Durante questa cerimonia, l’adepto veniva sottoposto a una serie di prove, tra cui le perdite materiali o spirituali di un qualcosa o di qualcuno attraverso le quali dovevano dimostrare di essere abbastanza maturi per poter prendere parte attiva alla comunità degli adulti. Tra queste prove era di scena, gestita da un sacerdote sciamano, una sorta di morte rituale, una sorta di sospensione per poter effettuare il passaggio spirituale da una sorta di innocenza primordiale, a una struttura mentale più consapevole, quasi gnostica.

Questo concetto di passaggio, si ricollega ai simboli alchemici presenti nel testo che utilizza nomi evocativi, richiamanti i metalli: la principessa dorata, il cavaliere di peltro, il cavaliere di bronzo e il mago d’argento.

Non a caso l’oro è uno dei più importanti simboli alchemici, che rappresenta il raggiungimento della perfezione di tutta la materia a qualsiasi livello, mente e spirito. La principessa, infatti, è colei che ristabilisce l’ordine aiutano i protagonisti a ripristinare l’ordine violato a rendere giustizia ai torti e a riportare il giusto equilibrio sciogliendo i nodi che limitano l’armonia del tutto. È la principessa dorata che è la prima a ribellarsi agli stereotipi.

 

-Il mago d’argento rappresenta la saggezza e la conoscenza. Non a caso è la materia prima per iniziare il lavoro alchemico. L’argento viene associato alla luna e quindi lo collega ai significati di saggezza, gnosi. contemplazione e intuizione.

-Il bronzo è ancora più interessante, in quanto è una lega formata da Rame (metallo legato a venere e simbolo di amore, equilibrio, bellezza e creatività) e stagno (legato al pianeta Giove, è collegato al respiro divino al soffio di vita e quindi anche il verbo primordiale)

-Il peltro. È una lega composta da stagno, rame, bismuto e antimonio. Ed è quest’ultimo importantissimo per la filosofia alchemica e identifica lo stadio della pietra grezza senza coscienza. Infatti, esso rappresenta le tendenze animali che si ritrovano negli uomini, la natura selvaggia racchiusa in ciascuno di noi che però, non è bilanciato dalla mente né dalla coscienza.

Questo elemento si ricollega a un altro tema caro del genere fantasy quello proposto da Campbell con il saggio L’eroe dai mille volti. L’eroe deve passare attraverso varie fasi (questo si ricollega all’alchimia delle fiabe e alla atavica traccia di riti di iniziazione) e si riassumono in queste tappe:

 

-Una nascita misteriosa o controversa (Domiziana, il cavaliere di Bronzo e il cavaliere di peltro)

-Relazione complicata con il padre (Galenor)

-Ritiro dalla società (in questo caso l’attraversamento del velo tra i mondi

-Apprendimento di una lezione (tutto il libro è basto su questo taglio pedagogico)

-Intervento soprannaturale (in questo caso il libro che contiene i segreti) o sacrificio

-Ritorno alla società e la trasmissione di questi nella società di origine.

L’eroe, tramite il sacrificio di sé, riporta ordine e soprattutto dona nuova linfa vitale a un mondo che si sta per dissanguare, riportando, la vita nella terra desolata (elemento graaliano). Quest’intervento eroico, porta anche allo svelamento di un segreto o allo scioglimento di un mistero. In tal caso la fiaba/ fantasy si intreccia con il genere mistery che appunto, caratterizza storia in cui i personaggi tentano di scoprire un’informazione vitale tenuta nascosta fino al punto culminante e che fa dell’individuazione di un colpevole o di un torto subito il suo punto focale.

 

 

Influenze letterarie

 

Il testo della Galiazzo, intraprende la strada inaugurata da Esopo e proseguita con Beatrix Potter i libri di Erin Hunter Warrior cats e The familiars di Adam Jay Epstein ed Andrew Jacobson (per citare i più conosciuti) laddove la voce della critica è data agli animali. In questo caso le critiche sociali arrivano proprio da quei personaggi che si contrappongono alla razza umana dominante e cieca di fronte alle sue imperfezioni. In questo caso si avvicina molto alla Fattoria degli animali di Orwell per i contenuti socio-culturali e politici. Un’altra fonte da cui si origina il testo è sicuramente rintracciabile nelle storie del Graal (con i temi del re perduto, della ricerca dell’rodine perduto e del ridonare fertilità o speranza alla terra desolata tramite un atto di coraggio, ossia sacrificio). collegato al tema del riparatore di torti possiamo citare anche il Conte di Montecristo (anche se nel testo è assente il concetto di vendetta). Dal mago di Oz di L. Frank Baum, in cui troviamo un mondo parallelo, animali parlanti e una ragazzina che, attraverso spettacolari avventure, diventa donna ritrovando la bellezza di valori perduti. Stesso tema è presente nel seguito del mago di Oz “il meraviglioso paese di Oz” dove la storia dell’orfano Tip diventa una strada verso la conoscenza di sé e la riappropriazione del proprio io autentico (un ricordo delle storie di Dickens). Altra fonte è Alice in The wonderland del bravissimo Lewis Carrol. Di questo famosissimo e complicato libro ( è soprattutto un saggio di fisica quantistica nonché fonte di diffusione di diverse teorie scientifiche dalla teoria dei giochi, alla teorie dei tipi logici di Russell) c’è l’elemento del nonsenso che funge da shock emotivo per risvegliarsi a una diversa consapevolezza mentale (indispensabile alla critica sociale) elemento presente in quantità nel cavaliere di Bronzo, nonché un susseguirsi di animali parlanti e terribilmente saggi (il brucaliffo di Alice e il gufo Oblin sono gli esempi più eclatanti). E’ presente il tema del divieto (divieto di parlare con gli umani, di nominare il cavaliere di Bronzo) che ci ricorda il giardino Segreto di Frances Hodgson Burnett. questa violazione del tabù è esemplificata dalla tenacia del principino dorato Devon, nel voler conosce e stabilire un contatto con Domiziana. in questo caso Domiziana è il giardino segreto, invalicabile, causa di funesti avvenimenti, che in realtà cela ricchezze e bellezze tutte da scoprire.

Abbiamo il richiamo a Tolkien nei temi dello scontro bene e potere, e nel ristabilire la giustizia (anche Tolkien prese spunto dalle storie del ciclo arturiano). Interessante è l’uso del sacrificio per ridere la vita (la coscienza) al cavaliere di Bronzo, creatura nata da esperimenti e da una magia oscura. In tal caso ritroviamo il nostro amato Harry Potter (sacrificio di sé come Galenor) e l’eco del Frankestein di Mary Shelley, la creatura perfetta nata dalla scienza (sangue/DNA) che però appare priva di consapevolezza o emozioni positive. Ecco che questo tema della creazione della vita richiama anche il cupo libro di Gustav Meyrink il Golem, dove l’atto di magia (soffio di vita) si sostituisce la creatore divino ( in questo caso non posso non citare l’homuncolus (L’homunculus od omuncolo è una leggendaria forma di vita creata attraverso l’alchimia ed è l’antesignano del più moderno Frankenstein).

Il risultato è una creatura primitiva, di soli impulsi fisici (animaleschi) prima di coscienza e di emozioni. È merito dell’amore se il cavaliere di bronzo può completare la sua trasformazione in essere completo attraverso il tema, sopracitato, del sacrifico. Il suo dono del cuore ci ricorda di nuovo il mago di Oz in particolar modo la storia dello spaventapasseri.

Altra influenza è la scoperta del segreto (complotto) che richiama la fiaba di Barbablù. in questo caso l’apparente perfezione del mondo dell’età dell’oro viene compromessa dall’introduzione del potere che rende ciechi e quindi adatti a atti di violenza contro la comunità. Solo chi ha la follia coraggiosa di aprire le stanze segrete e di sopportarne la devastazione potrà rimediare allo sfracello. E ecco che il perfetto Regno Dorato si scopre preda della cupidigia, dell’intrigo e della violenza cieca. È solo chi affronta la realtà che può, dunque, pervi rimedio.  La nascita del cavaliere di bronzo ricorda alla lontana anche le fiabe di Biancaneve (nascita magica che ne segna il destino) e pinocchio, che da oggetto inanimato (legno) percorre la sua strada, irta di difficoltà e dolore per cessare di essere burattino e diventare uomo.

Ultima influenza espressamente citata dalla Galiazzo è Italo Calvino nella storia di Fantaghirò persona bella. Calvino è importante anche per le sue categoria letterarie. Queste sono raccolte in un’opera fondamentale per ogni scrittore, “Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millennio”. Questo libro è basato su una serie di interventi preparati da Italo Calvino nel 1985 per un ciclo di lezioni da tenere all’università di Haward nell’ambito del prestigioso Poetry Lectures.

Queste Lezioni americane, offrono spunti non solo per orientarsi nelle trasformazioni subite dalla letteratura durante i secoli ma anche per un’analisi critica obiettiva e artistica dei romanzi moderni o postmoderni. Queste sottolineano l’importanza del ritmo anche nella prosa, un ritmo che non dovrà mai perdere la sua grazia e leggiadria e eleva a valore letterario le caratteristiche che, lo stesso Calvino, considerava fondamentali e alla base della letteratura che si apprestava a varcare le soglia del muovo millennio. L’ordine delle lezioni è di ordine decrescente e inizia dalla caratteristica più importante La leggerezza (che non significa superficialità) fino ad arrivare alla coerenza. Possiamo ritrovare ogni valore nei capolavori dell’autore, per esempio la leggerezza la si ritrova nel barone rampante e così via (per informazioni questa categorie sono le seguenti: Leggerezza, Rapidità, Esattezza, Visibilità, Molteplicità, Coerenza)

 Il caso di Fantaghirò è da inserire nella coerenza strutturale, la stessa che permea il libro della Galiazzo, assieme a molti altri valori (quale la leggerezza, la molteplicità e la visibilità)

Non a caso, la storia del cavaliere di Bronzo richiama anche una ballata di Angelo Branduardi Il dono del cervo. E non è un caso che lo stesso menestrello fu analizzato da Enrica Tedeschi proprio alla luce delle splendide e indispensabili lezioni americane.

 

 

Conclusione.

 

Questa prolissa descrizione del genere fantasy cosi come scritto dalla grandiosa Fedor Galiazzo vuole essere un omaggio e un apprezzamento a una grande autrice e alla sua meravigliosa casa editrice che hanno permesso la fantasy italiano di sdoganarsi dal cliché di genere letterario di svago, per precipitarlo con orgoglio nel panorama della letteratura colta. E spero che da questa mia analisi comprendiate come, anche una semplice fiaba fantasy possa essere fonte non soltanto di bellezza ma di sapere. E ci possa restituire quelle nostra radici, ammuffite e un po’ ammaccate. La cultura popolare deve tornare a guidare i nostri passi e a dirci finalmente non solo chi siamo ma ci potremmo essere.

 

 

Perfetto e unico come soltanto pochi rari libri sanno essere, vi consiglio di calarvi totalmente inelle incantate atmosfere di “Riverside. La trilogia” di Bianca Rita Cataldi

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Sinossi

Riverside, Regno Unito. Le quattro e mezzo di un pomeriggio qualunque. Una scuola abbandonata e cadente alla fine di Silverbell Street. Come la venticinquenne Amabel scoprirà presto, non si tratta di un edificio qualunque: al suo interno, i banchi sono ancora al loro posto e si respira, nell’aria, polvere di gesso. Tutti gli orologi, da quello al di sopra del portone d’ingresso sino al pendolo del salone, sono fermi alle nove e diciannove di chissà quale giorno di chissà quale anno. Cosa è accaduto nella vecchia scuola? Quale evento è stato così sconvolgente da fermare il tempo all’interno di quelle mura? E soprattutto, chi è quel ragazzo in divisa scolastica che si presenta agli occhi di Amabel affermando di frequentare la scuola, benché quest’ultima non sia più in funzione da anni? Tra passato e presente, Bianca Rita Cataldi ci guida in un mondo in cui gli eventi possono modificare lo scorrere del tempo, dimostrandoci che ognuno di noi ha un proprio universo parallelo col quale, un giorno o l’altro, dovrà scendere a patti.

 

 

L’autore

Bianca Rita Cataldi è nata nel 1992 a Bari dove ha conseguito la laurea magistrale in Filologia Moderna e si sta attualmente diplomando in pianoforte. È editor, correttrice di bozze e formatrice. Finalista al Premio Campiello Giovani 2009, ha esordito nel 2011 con il romanzo Il fiume scorre in te, edito senza contributo da Booksprint Edizioni. Il suo secondo romanzo, Waiting room, si è classificato finalista del Premio Villa Torlonia 2012 ed è stato pubblicato nel 2013 da Butterfly Edizioni, conquistando nel 2015 il primo posto del Premio Letterario Internazionale Maria Messina. Da agosto 2015 è in tutte le librerie Isolde non c’è più, Les Flâneurs Edizioni, menzione speciale al Golden Book Awards 2016. È socia ordinaria del Movimento Internazionale Donne e Poesia e ha contribuito alla fondazione del portale logokrisia.com

 

 

Dati libro

  • Copertina flessibile: 394 pagine
  • Editore: CreateSpace Independent Publishing Platform; 1 edizione (13 novembre 2016)
  • Collana: Riverside Saga
  • Lingua: Italiano
  • ISBN-10: 1540377393
  • ISBN-13: 978-1540377395

Atmosfere gotiche, soffocanti permeate dal mistero, complotti e pregiudizi…per chi ama essere sempre a un passo dall’abisso, il blog consiglia “La discendente di Tiepole” di alessandra Paoloni, Butterfly edizioni

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Sinossi

Un paese fantasma dimenticato dalle carte geografiche, circondato da montagne, abitato da una popolazione inospitale. È il ritratto di Tiepole, paese d’origine di Emma, ed è lì che la ragazza è costretta a tornare in occasione del funerale di suo nonno. Il suo soggiorno, però, si trasforma in incubo quando Emma legge la lettera che sua nonna aveva scritto per lei prima di morire e che il nonno non le aveva mai consegnato. Essa le svelerà un mondo di tenebra colmo di stregoneria e maledizioni, di faide tra famiglie e di lotte per il potere. Emma non sa ancora nulla, ma tutti i Tiepolesi sanno chi è lei, poiché la stavano aspettando. Lei è l’erede della Strega. Lei è la Discendente. Lei deve morire. Un’eroina indimenticabile in un romanzo in cui il bene e il male si confondono e niente, assolutamente niente, è davvero quello che sembra.

 

 

Dati libro

  • opertina flessibile: 350 pagine
  • Editore: Butterfly Edizioni (28 novembre 2012)
  • Collana: Top Secret
  • Lingua: Italiano
  • ISBN-10: 889781008X
  • ISBN-13: 978-8897810087

Un libro dall’ironia tagliente come una lama nato dalla briosa penna di Candace Bushnell ( creatrice di Sex and the city) “bionde a pezzi” edito da Piemme.

 

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Sinossi

Janey è un’ex modella, capace di ottenere tutto ciò che vuole, specialmente se si tratta di uomini ricchi. Ma la vita può cogliere impreparati, soprattutto quando inizia a reclamare qualcosa di più di un’estate da sogno agli Hampton. Winnie è sposata con James ed entrambi sono giornalisti affermati. Sulla carta, la coppia perfetta, corredata di un bimbetto dolce, bello e felice. Peccato che Winnie sia profondamente frustrata e annoiata. Niente di strano quindi che la possibilità di passare una notte bollente con una star del cinema abbia su di lei un effetto sconvolgente. Cecilia, regina dell’Olimpo newyorkese, non ha bisogno di andare a caccia di celebrità, perseguitata com’è da fotografi e media. Anzi, forse è proprio un po’ di normalità che le manca. E aver incastrato lo scapolo più ambito e irrequieto di tutta Manhattan non è la premessa migliore per raggiungerla. Sono bionde. Belle. Eleganti. Moderne, ambiziose e inguaribilmente romantiche. Sono inquiete, insoddisfatte e insicure. Sono single nell’anima, sempre in caccia, in rotta, in crisi. Alla ricerca di una felicità che non è mai assoluta.

 

 

L’autore

È una scrittrice di romanzi attualmente residente a New York. Deve la sua popolarità al romanzo Sex and the City, e al telefilm ad esso ispirato. Nel giugno 2002 ha sposato il ballerino del New York City Ballet Charles Askegaard.

Quando la Bushnell lascia la Rice University, negli anni settanta, era conosciuta per essere una assidua frequentatrice di party e feste, ed era molto conosciuta nello Studio 54. Dopo aver tentato di diventare attrice, successivamente trova lavoro in diverse riviste femminili, come Ladies Home Journal e Self and Mademoiselle

La sua grande occasione si presenta nel 1994: le viene proposto di curare una sua rubrica sul New York Observer, dove può scrivere ciò che vuole. Nasce così la famosa rubrica Sex and the City, in cui Carrie Bradshaw, alter ego della Bushnell, parla delle sue folli notti con le amiche a New York, tra i bar di TriBeCa, le estati negli Hamptons e le gite ad Aspen. I pezzi della Bushnell sono poi raccolti in un libro, che nel 1998 diventa un telefilm di successo per la Home Box Office, con protagonista Sarah Jessica Parker. Il telefilm prosegue fino al 2004 e la Bushnell pubblica due seguiti al primo romanzo.

 

 

Dati libro

  • Editore: Piemme
  • Collana: Bestseller
  • Traduttore: Fregolent A.
  • Data di Pubblicazione: febbraio 2010
  • EAN: 9788856610185
  • ISBN: 8856610183
  • Pagine: 293
  • Formato: brossura

Reso Famoso dal famoso film con Johnny Deep, lasciatevi incantare dalla delicatezza della scrittura di una grande Joanne Harris, lo staff consiglia “Choccolat” edito da Garzanti

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Sinossi

A Lansquenet, quieto villaggio al centro della Francia, la vita scorre placida. Un po’ troppo placida: è una comunità chiusa, dove sono rimasti soprattutto anziani contadini e artigiani, dominata con rude benevolenza dal giovane curato Francis Reynaud. È martedì grasso – una tradizione pagana avversata dalla chiesa – quando nel villaggio arrivano Vianne Rocher e la sua giovane figlia Anouk. La donna è assai simpatica e originale, sexy e misteriosa, forse è remissaria di potenze superiori (o magari inferiori). Vianne rileva una vecchia pasticceria, ribattezzata “La Celeste Praline”, che ben presto diviene – agli occhi del curato – un elemento di disordine. Anche perché Vianne non frequenta la chiesa ma inizia ad aiutare a modo suo chi si trova in difficoltà: il solitario maestro in pensione Guillaume, l’adolescente ribelle Jeannot, la cleptomane Josephine, l’eccentrica Armande. Ben presto il tranquillo villaggio diventa più disordinato, ribelle e soprattutto felice. E lo scontro tra Benpensanti e Golosi, tra le delizie terrestri offerte da Vianne e quelle celesti promesse da padre Reynaud, tra Carnevale e Quaresima, diventa inevitabile.

 

 

L’autore

 

 

Dati libro

Traduttore: L. Grandi
Editore: TEA
Anno edizione: 2010
Pagine: 421 p., Brossura
EAN: 9788850221783

 

 

“Lei” di Paolo Varese, Aracne edizioni. A cura di Micheli Alessandra

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Lei può essere la faccia che io non potrò dimenticare 
La traccia di piacere o rammarico
Forse il mio tesoro o il prezzo che io devo pagare
Lei può essere la canzone che l’estate canta
Essere il freddo che l’autunno porta
Può essere cento cose diverse
All’interno della misura di un giorno
Lei può essere la bellezza o la bestia
Può essere la carestia o la festa
Può trasformare ogni giorno in un Cielo o un Inferno

 

 

Ecco le bellissime parole della canzone She di Elvis Costello, portata al successo da un’italianissima Laura Pausini.  Una canzone che racconta l’ambiguità di un sentimento adorato, declamato e ricercato da tutti i poeti: l’amore. Un amore che è e sarà sempre fine come inizio, bellezza come orrore, paradiso e inferno tutto racchiuso in poche lettere. E l’amore sarà sempre una medaglia a due facce, ci farà conoscere la misericordia ma anche lo scontro violento con la colonna del rigore. Lei, il testo di Paolo Varese, racchiude tutto questo e anche di più, racchiude la nostalgia, il dolore, la rabbia di fronte a quella lei capace di infrangere sogni come di costruirli, di far volare e poi precipitare in altro in un baratro senza fine. Ma, soprattutto, il libro è un omaggio a un’altra lei meno evidente ma di importanza decisiva per la sua umanità: lei è l’anima del protagonista, quella che precipitando nel basso della realtà brutale di un abbandono, insensato, dovrà ricostruirsi pezzo per pezzo, granello su granello, in una forma nuova eppure antica. L’anima lacerata da un addio va sempre necessariamente ricostruita, a volte con coraggio a volte con creatività e un tocco di follia, barcamenandosi in un marasma di voci, di pietismi inutili, di consigli fuorvianti, mantenendo lo sguardo sempre fisso sulla propria meta.

Ed è cosi, che per la prima volta si osserva non l’amore inteso come scoppio di passione, fuochi artificiali, fatui nella notte, alla sdolcinata romantica visione di un orizzonte idilliaco, ma si assiste al lato crudele, sanguinario di quel sentimento che è sì bellezza ma che tra i veli dei suoi vestisti sgargianti nasconde una spada sguainata:

 canto la ragazza dalla pelle scura,

come una quercia al vento, cammina ondeggiando.

Un lampo tra le nubi, lo sguardo dei suoi occhi

rischiara all’improvviso il buio della notte.

Le sue guance sono rose nella mano del sultano,

corallo la sua bocca, rosse le sue calde labbra.

La copre un mantello che le sfiora la caviglia,

esile, il suo braccio e una spada sguainata.

E cosi lo celebra Angelo Branduardi quest’aspetto ferino e guerresco, quello che incede con passo aggraziato ma letale verso le anime di noi, poveri miseri mortali. Ed è nel suo aspetto di Morrigan (dea celtica della guerra) in una movenza che sa di capoeira che l’amore davvero trasforma, cambia e forma noi stessi.

Come direte voi, la distruzione è da venerare?

Si. quando essa permette la ricomposizione della psiche, eccessivamente abituata ai fasti del conosciuto, quando la risveglia mentre essa si crogiola nell’abitudine e nel consueto, e rischia così la stagnazione. In questo caso serve il bacio che risveglia, lo shock che scuote dal torpore e l’ossessione per modificare le proprie percezioni. senza il dolore, senza la perdita, senza la colonna del rigore noi continueremmo a sopravvivere, esistere mas non a vivere, a pulsare di emozioni, a bearci della semplice bellezza a comprendere le misteriose sfaccettature dell’essere.

Alfredo è un uomo come tanti di noi. Una vita standardizzata, un amore nato da adolescenti e quasi cristallizzato in un’abitudine quando, qualcosa scuote questa tranquilla immagine: un abbandono, le lo lascia cosi semplicemente, senza una spiegazione. Di conseguenza Alfredo perde tutto. Perde il conosciuto, perde le certezze e perde d’improvviso un amore che lo riempiva e lo completava. Due anime appoggiate una all’altra, due vite intrecciate come un mosaico la cui latente bellezza è offuscata dall’assuefazione. Inizia, così, il romanzo con una ferita che sanguina, che urla e che lo sprofonda in un tunnel buio da cui ogni luce è stranamente bandita. Ecco che incontriamo il lato distruttivo dell’amore, quello che si accompagna alla perdita dell’amato, o alla decadenza dell’idea sull’altro, che demolisce, desertifica il nostro io e ricopre il lato più profondo di noi, il sé, di ogni negatività, fino a sprofondarci un quello che Varese chiama la letargia sentimentale.  Strato dopo strato, però, emerge stranamente il lato più puro dell’amore, quello fatto di ricordi condivisi di piccoli e sottili fili indissolubili:

 

 

ma come fai a non sentire la mancanza di una persona che ha diviso con te anni e sogni? Una persona con cui ti sei arrabbiato, con cui hai gioito, con cui sei passato dall’essere un ragazzo al diventare uomo, una persona che ha stretto il tuo respiro la notte, che ha misurato la tua febbre e scambiato i tuoi bacilli.

Alfredo non vive di rabbia, vive di rimpianti, qualcosa gli è sfuggito e si chiede il suo ruolo in questa farsa. Ed è quello a dominare le sue autentiche riflessioni: perché?

Ma è un perché molto superficiale, c’è sussurra ma non grida, non lo costringe a guardarsi davvero dentro ma lo fa semplicemente galleggiare in un limbo di irrisolti quesiti. La monotonia viene però spazzata da un altro, straordinario evento, ossia un incontro, senza filtri, senza maschere, nato quasi per sfida o gioco, facendo entrare nella scena Lei. Badate bene. Nel leggere questo romanzo vi troverete davanti a due distinte lei: una è l’anima frastornata e demolita dl protagonista, quella che deve ritrovare, la seconda è una ei quasi irreale e immaginaria, specchio necessario affinché Alfredo possa guardarsi e guardare i singoli elementi della sua vita, ricomporli e dare loro un senso. Ed è questa Lei la luce strana e apparentemente ambigua che illumina davvero la storia di Alfredo: è la strada per la Verità.

Chi è davvero questa Lei?

Un input per dare un nome, per nominare finalmente il proprio disagio interiore? Che badate bene non è tanto dolore quanto paura di perdere le proprie certezze. È una panacea per curare ogni mal di vivere?

Una sorta di timida speranza per il futuro? Ma il futuro è più irreale di quella lei che Alfredo vive, perché il futuro è un’idea potenziale, mentre lei è l’attimo vissuto.

Cosi questa Lei, questo pronome ingombrante diventa, forse un simbolo, quello che sottolinea come sia importante, anzi fondamentale acquisirà consapevolezza. Non soltanto di sé ma dei motivi che spingono la vita a stuzzicarci, pungolarci e ferirci. Ed è un motivo apparentemente banale ma di fondamentale importanza per la nostra intera esistenza umana: togliere il velo che ricompre a adombra il vissuto, gli eventi e le emozioni stesse, perché esse, nella loro vera essenza di luce e non più di ombra ci svelino la via verso una vita che sia davvero piena, e non soltanto pallida imitazione del nostro potenziale.

Alfredo è n fondo la parte di noi che si sforza ma mai del tutto a comprendere, che si domanda senza che queste domande siano ostili alla nostra tranquillità, senza che scoprano il vaso di pandora, senza che diano veri scossoni alla nostra torbida esistenza. Mi domando ma non lascio che la domanda lavori davvero dentro di me scavando, riportando in vita i miei reperti psichici a patto che non siano gli stessi ricordi con cui crogiolarmi nella mia disperazione. E cosi facendosi scudo, impaurito del cinismo e dalla non volontà di fidarsi Alfredo naviga senza ma affondare, passeggia senza mai penetrare e diventare parte del paesaggio, agisce senza divenire protagonista indiscusso della scena. tutto a metà.

Ma senza il confronto, cosi chiusi come pavide principesse dai lunghi e setosi capelli, in quelle anguste torri, come possiamo Davvero vivere?

Ecco che Lei lo porta, anzi lo trascina, provocandolo e scalfendo la maschera di rassegnata accettazione, fuori dal consueto, rendendolo cosciente di ogni suo passo, del mondo che lo circonda e degli altri, visti non solo come oggetti della propria vita ma come persone reali e vive, pulsanti di umanità e calore. Lei lo rende consapevole del potere terapeutico del dolore, che ci fa comprendere non ci uccide, che di distrugge ma per ricomporci e soprattutto che ci mostra un mondo variegato e non creato a nostra immagine e somiglianza. È tale percezione egocentrica a precluderci la vera bellezza e soprattutto, la realtà. Alfredo, ironia della sorte, inizia a vivere soltanto dopo l’orribile trauma come se lo shock fosse il necessario interruttore per accendere la luce e far sparire le ombre e restituirgli oggetti, reali.

Ironico, mai prolisso, scorrevole eppure di una profondità sconvolgente il testo di Varese è un viaggio attraverso i sentimenti che in fondo, per quanto celebrati resteranno e restano sempre un mistero insondabile. E in questo caso quando aprirete il libro, li troverete a occhieggiarvi speranzosi, curiosi in attesa che i vostri cuori li riescano ad assorbire e li vivano appieno.

Consigliatissimo

 

Per chi ama le atmosfere gotiche, soffocanti di una Londra fumosa e decadente, lo staff consiglia “Spietati Gentiluomini, di Ginn Hale, Triskell edizioni, traduzione a cura di Ida giannini. Imperdibile!!!

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Sinossi

Belimai Sykes è molte cose. È un prodigo, il discendente di antichi diavoli, una creatura di oscure tentazioni e rari poteri. È anche un uomo con un passato brutale e una pericolosa dipendenza.
E Belimai Sykes è l’unico uomo a cui il capitano William Harper può rivolgersi quando deve affrontare una serie di sanguinosi omicidi.
Il signor Sykes, però, non lavora gratuitamente e il prezzo della sua frequentazione costerà al capitano Harper ben più della propria reputazione.
Dai palazzi sontuosi dei nobili, dove la vivisezione e la stregoneria sono celati da una patina dorata, ai quartieri malsani dei Bassinferi, il capitano Harper deve combattere per la giustizia e per la propria vita.
Ha molti nemici e il suo unico alleato è un diavolo che conosce fin troppo bene. Sono questi i pericoli che si incontrano quando si ha a che fare con gli spietati.

 

 

 

Dati libro

  • Formato: Formato Kindle
  • Dimensioni file: 2943 KB
  • Lunghezza stampa: 264
  • Numeri di pagina fonte ISBN: 8893120607
  • Utilizzo simultaneo di dispositivi: illimitato
  • Editore: Triskell Edizioni (29 febbraio 2016)
  • Venduto da: Amazon Media EU S.à r.l.
  • Lingua: Italiano
  • ASIN: B01C37VUPQ

 

“Il Generale di Alessandro Magno” di Soraya Tiezzi, self pubblishing. A cura di Monica Maratta

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“Quali Alessandro in quelle parti calde

d’India vide sopra ‘l suo stuolo

fiamme cadere infino a terra salde.”

(Dante Alighieri, Inferno, Canto XIV, 31-33)

 

 

Il Generale di Alessandro Magno è il romanzo dell’autrice selfpublisher Soraya Tiezzi. Scrivere di un personaggio di tale complessità e spessore, sviscerarne la psicologia è un atto di grande coraggio. L’originalità della scrittrice sta nell’usare come io narrante non Alessandro stesso, ma l’uomo che, insieme al padre Filippo II, ha più influito nella sua vita: Efestione.

Attraverso i suoi occhi, grazie ai sentimenti mostrati, conosciamo la vita intima del grande macedone. Efestione è morto, descrive il tormento del suo amato durante il rito funebre e da lì parte la narrazione a ritroso nel tempo.

 

E’ così che è finita per me, con il mio ormai stanco corpo adagiato su una maestosa pira di legno e avvolto da fiamme gialle con contorni rossi, un bagliore che mi avvolge tutto,mentre il fuoco mi divora, ma io non lo sento, non più.

Sono uno spirito, non ho più voce. Non posso più gridare, parlare, non posso più toccare i suoi capelli biondi come il sole ormai corti in segno di tributo per me, ne sentirli tra le mie mani…

Non piangere per me, non sentirti in colpa, io sono in pace.

 

Nell’opera è ben tracciata la psicologia del grande personaggio storico. L’autrice, dopo l’evidente e accurata documentazione, presenta Alessandro come un uomo impulsivo, a tratti incauto nelle azioni, ma anche logico, intuitivo e calcolatore proprio come la storia riporta. D’altro canto la stessa coerenza non è rispettata nella descrizione fisica. Egli non era particolarmente avvenente, anzi, possedeva una corporatura sgraziata. Forse l’autrice ha voluto rispecchiare il punto di vista di Efestione che lo guarda con gli occhi dell’amore incondizionato.

 

 

Lo amavo come si ama un amico, un fratello, un amante. Efestione e Alessandro come Patroclo e Achille, proprio come lui avrei fatto di tutto, ma gli dei non mi hanno concesso di vivere oltre.”

 

 

Non bisogna aspettarsi il classico romanzo storico, dove a predominare sono le gesta di Alessandro Magno, ma ciò che si scopre è la profonda introspezione psicologica descritta con dolci pennellate dello stile delicato che la Tiezzi possiede. È quest’ultimo il maggior pregio del romanzo, anche se i fatti storici, le grandi battaglie avrebbero meritato uno stile più adatto a rendere incisivi i colpi di scena e l’azione. Caratteristiche trattate in modo più sintetico. Bisognerebbe, però, analizzare l’intento maggiore dell’autrice e capire se ciò rappresenti una scelta personale per dare maggior spazio alla componente psicologica, come sopra affermato. Interessante e piacevole l’introduzione della figura di Aristotele descritta in scene intrecciate con il timido approccio di Efestione verso l’oggetto della sua passione.

 

 

“Filippo portò con sé da Atene un uomo, Aristotele, fu lui ad istruirci. Passai molto più tempo con Alessandro da quando tutti noi paggi eravamo divenuti suoi allievi…

Aristotele ci portava sempre fuori, le sue idee di mostrarci ciò che avremmo imparato dai libri…

In quei momenti cercavo sempre di sedermi vicino ad Alessandro o di mettermi in modo da poterlo osservare. Mi mancava il coraggio per rivolgergli la parola, ma sentivo il suo sguardo su di me, i suoi occhi marroni che percorrevano le linee del mio viso, del mio mento squadrato, la forma dei miei occhi.”

 

 

Ora non si ha lo spazio necessario per riportare la lunga storia di Alessandro Magno, ne è questo lo scopo, quanto, piuttosto analizzare l’opera dell’autrice. Il testo è scorrevole, lo stile semplice ma curato e delicato. Il Generale di Alessandro Magno è un bel quadro sull’umanità e le debolezze di un personaggio della storia e di tutti quelli che fecero parte della sua vita.