Longanesi edizioni ci presenta un indimenticabile libro “Sulla pista degli elefanti” di David Bomben. La mia vita in difesa dell’Africa Il racconto di una vera e propria guerra, quella antibracconaggio, narrato in prima persona da un istruttore di ranger che la combatte in prima fila.

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« Questa volta siamo arrivati troppo tardi. Il rinoceronte è lì, di fronte a noi, a terra, agonizzante. Il suo corpo massiccio si muove appena. Sul muso, laddove c’era il corno-il suo prezioso corno- ora c’è una ferita sanguinolenta. Per un attimo chiudo gli occhi. Dolore. Tristezza. Rabbia. Cos’avranno usato per strapparglielo via? Mi chiedo. Probabilmente una sega, o forse un panga, il lungo machete dalla lama larga che i bracconieri usano per prendersi quello che è considerato un tesoro. »

 

 

È una guerra che pochi conoscono, quella che illustra Davide Bomben nel suo libro Sulla pista degli elefanti, una lotta continua in cui ranger come lui ogni giorno affrontano spietati bracconieri che uccidono, mutilano e avvelenano migliaia di animali. In questo libro autobiografico, Davide Bomben parte dalla sua passione per l’Africa, nata quando a soli tre anni suo padre lo portò in Senegal, e rafforzata il giorno in cui, a dodici anni, vide un cucciolo di rinoceronte orfano, per arrivare a raccontare la sua professione, per la quali ogni giorno combatte per proteggere le creature della savana. Sulla pista degli elefanti è una cruda testimonianza della lotta contro un business illegale tanto sconosciuto quanto inquietante, quello del bracconaggio, che ha fruttato negli ultimi 6 anni, un guadagno tra i 10 e i 12 miliardi di dollari. Questo giro criminale ha ormai raggiunto proporzioni spaventose: solo negli ultimi anni sono stati abbattuti più di 60.000 elefanti e 4.000 rinoceronti. I ranger che passano i giorni e le notti nella savana cercando di fermare questo terribile giro d’affari rischiano la vita ogni giorno: negli ultimi anni ci sono state oltre 1.000 vittime tra le fila degli anti-bracconieri. Davide Bomben, dopo aver lavorato in un’agenzia di sicurezza per una multinazionale dei diamanti, iniziò a formare unità antibracconaggio, dapprima in Namibia, e poi in diversi Paesi. Oggi, lo stesso amore che provava da bambino, lo spinge a combattere per la sopravvivenza delle specie a rischio. Negli scenari unici dell’Africa, i suoi allievi imparano sia le abitudini degli animali sia le tecniche di combattimento e le tattiche belliche, addestrandosi ad affrontare quella che ormai è una vera e propria guerra contro milizie senza scrupoli che, per profitto personale, sono disposte a distruggere uno degli ultimi paradisi del pianeta.
Davide Bomben (Torino, 1978) è presidente dell’Associazione Italiana Esperti d’Africa e istruttore capo della Poaching Prevention Academy, un’organizzazione che in Namibia e in altri paesi africani si occupa di addestrare i ranger contro i cacciatori di frodo. È direttore della formazione della African Field Guides Association e da oltre dieci anni collabora con il tour operator Il Diamante e con la Wilderness Safaris come guida e ranger. Ha pubblicato guide della Namibia, del Sudafrica e del Botswana e tre libri sui mammiferi e sugli uccelli africani. È promotore e referente di numerosi progetti di salvaguardia della fauna africana a tutela di rinoceronti, leoni, elefanti e gorilla.

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Oggi il blog consiglia un altro spettacolare libro targato Triskell editore “For Real” di Alexis Hall (Traduttrice: Chiara Messina)

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Sinossi:

Laurence Dalziel è stanco e sfiduciato. Per lui, la scena BDSM non riserva più alcuna sorpresa. A sei anni di distanza dalla sua ultima relazione, ha quasi raggiunto i quaranta e ne ha piene le tasche del suo ruolo da sottomesso.

Poi incontra Toby Finch. Diciannove anni. Indomito, impetuoso e vulnerabile. Tutte cose che Laurence non ricorda di essere mai stato.

Toby non sa chi vuole essere né cosa vuole fare, ma sa, con tutta la sicurezza della sua gioventù, di volere Laurie. Lo vuole in ginocchio. Vuole infliggergli dolore, vuole che supplichi, vuole che si innamori di lui.

L’unico problema è che, sebbene Laurie sia disposto a concedergli il proprio corpo, lo stesso non vale per il suo cuore. Perché Toby è troppo giovane, pieno di fervore, troppo facile da ferire. E il sentimento che c’è tra loro — per quanto giusto possa sembrare — non è destinato a durare. Non può significare nulla.

Non può essere reale.

 

 

Dati libro

Data di pubblicazione: 18 Maggio

 

 

 

COLLANA: RAINBOW

 

Titolo: For Real (edizione italiana)

Titolo originale: For Real

 

Autrice: Alexis Hall

Traduttrice: Chiara Messina

 

ISBN EBOOK: 978-88-9312-390-7

 

Genere: Contemporaneo BDSM

Lunghezza: 386 pagine

 

Prezzo Ebook: € 6,99

 

 

“Blade runner 1971: il Prequel” di Tessa B. Dick Terebinto Edizioni. A cura di Aurora Stella. introduzione a cura di Alessandra Micheli

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Introduzione. 

Perché leggere il libro  Blade Runner 1971: Il Prequel di Tessa B. Dick?

I motivi sono molteplici. Tessa tenta di farci entrare ne delirante mondo del mitico Philip cercando di farci comprendere come sono nati i suoi incommensurabili capolavori. E lo fa con uno stile originale e coraggioso che riesce a trasportarci in un universo onirico e psichedelico, ricco di creatività come di ossessive paranoie. Si scopre un uomo tormentato ma in cerca di costanti stimoli intellettuali, dalle idee discordanti e a volte inquietanti che daranno vita a capolavori come La svastica sul sole, Ubik e il famosissimo Il cacciatore di androidi da cui è stato tratto Blade Runner, capolavoro assoluto di fantascienza. Caratteristica di Dick è stato sempre il suo stile particolare, definito cyberpunk e, per certi versi, antesignano dell’avantpop.

E sono questi due dettagli a inquadrare il testo scritto da Tessa e a farci comprendere come, plasmata dalla vita non facile ma sicuramente stimolante, con un genio di questo calibro, l’ha influenzata confondendo la sua voce con quella del marito, una voce fuori dal coro, una voce capace di insinuarsi nei meandri di quei punti di contatto tra la nostra percezione della realtà e le altre dimensioni. Il cyberpunk, infatti, caratteristica di tanti suoi libri, è una corrente letteraria e artistica nata nella prima metà degli anni ottanta del XX secolo, nell’ambito prettamente fantascientifico di cui è divenuto un sottogenere. Il nome lo si fa derivare da cibernetica e punk, coniato da un certo Bruce Bethke come titolo per il suo racconto Cyberpunk appunto del 1938

Ed è la cibernetica la chiave per interpretare in modo ottimale il testo di °Tessa Van Dick. Essa infatti coniuga le antiche conoscenze amate da Philip come lo gnosticismo, le dottrine manichee e neoplatoniche, con la moderna visione dell’universo senziente.

La cibernetica, infatti, raggruppa un vasto programma di ricerca interdisciplinare rivolto allo studio matematico degli organismi viventi, dei sistemi naturali e artificiali. La cibernetica nacque durante gli anni della seconda guerra mondiale su uno stimolo di un gruppo di ricercatori tra i quali spicca il mitico matematico Norbert Wiener. In sostanza si cercò di studiare la vita e le sue manifestazioni principali tramite gli strumenti concettuali sviluppati dalle nuove tecnologica come autoregolazione, comunicazione e calcolo automatico. Questa nuova frontiera scientifica cambiò del tutto il paradigma della percezione del reale, non più considerato monistico ma eterogeneo e multiforme.

Pertanto, il cyberpunk di Philips affronta da una diversa prospettiva epistemologica le scienze avanzate con una naturale propensione alla ribellione nei confronti dei sistemi ontologici di pensiero ormai superati e un cambiamento radicale nell’ordine sociale.

E non a caso Tessa ci racconta di un Dick al limite dell’accettabilità sociale, immerso in un mondo multiforme dalle numerose ramificazioni che oscillano tra incubi e sogni. Dick fu capace di anticipare i tempi, di esplorare mondi alternativi, di evidenziare come la realtà non sia univoca ma sfaccettata. Rappresentante migliore della fattibilità della teoria delle stringhe il Dick raccontato da Tessa è una figura evanescente, fragile eppure potente, capace di conoscere e sperimentare proprio quegli strappi nell’universo einsteiniano che oggi tanto ci affascinano.

Non entrerete in un mondo coerente. Anzi. A volte risulterà disturbante e fastidioso. Attaccherà il rigoroso metodo di logicità lineare a cui la società occidentale ci ha abituato. Ma sarà un viaggio indimenticabile, ricco di meraviglie e orrori che renderà l’uomo Dick ancor più vicino alle nostre fantasie nascoste.

Lascio ora la parola a Aurora che ci accompagnerà in questo viaggio allucinatorio e intrigante. Sedete comodi e allacciate le cinture!

Alessandra Micheli

 

 

« Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi:
navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di 
Orione,
e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser.
E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo,
come lacrime nella pioggia.
È tempo di morire. »

Rutger Hauer/Roy Batty

 

 

Chi, ascoltando o leggendo queste parole, non rammenta Blade Runner? Nel 1982, anno di uscita del film, poche persone (almeno in Italia) sapevano che quella pellicola, a tratti un po’ lenta e oscura, fosse l’adattamento cinematografico di un libro intitolato “Anche gli androidi sognano pecore elettriche?”. Pur apprezzato dallo stesso Dick, libro e film presentano (non che sia una novità) delle differenze, ma non è questa la sede per discutere l’ovvio.

Prima di fare ciò che consiglia l’autrice di questo libro cioè:

 

 Prendete tutte queste parole e fatele vostre. Accomodatevi sul divano accanto a Philip Dick e ascoltatelo raccontare. Non prendete per oro colato le sue descrizioni del tappeto che tenta di vendervi: ascoltate con orecchio critico, poi portatevi a casa le idee che vi funzioneranno meglio. Disegnate il vostro arazzo personale usando le parole di lui e i vostri stessi pensieri

 

vi consiglio di puntare l’attenzione su alcuni aspetti che le opere vanno a toccare. Primo tra tutti il “mondo dei robot”. Nel film vengono chiamati replicanti, mentre nel libro sono androidi, ma il loro essere altro da noi, non cambia.

Quella che oggi chiamiamo IA (intelligenza artificiale) e che ci segue sempre  più da vicino sotto forma di cellulari, elettrodomestici “intelligenti” , ma anche in veri e propri prodotti robotici, è sempre stato un chiodo fisso dell’uomo. Riuscire a creare qualcosa che lo portasse sempre più vicino all’idea di Dio. A sentirsi cioè creatore. Non padre, non generatore di vita, di una continuità genetica o come risposta al più puro “istinto di conservazione”, ma un atto di volontà da cui scaturisca la vita. E se pensate che la robotica abbia conosciuto il suo acme con Asimov o Dick vi state sbagliando. Loro hanno semplicemente modernizzato e reso più “macchinologico” ( averi potuto dire elettronico ma preferisco un neologismo) l’idea primordiale dell’uomo.

Se facciamo un salto indietro nella storia, difatti la prima creatura artificiale di cui abbiamo notizia è il Golem.

Vi starete chiedendo quale possa essere l’attinenza di una creatura di argilla con un  robot.

Seguitemi nell’equivalenza.

Un robot è una creatura creata dall’uomo, come il golem

il robot possiede una programmazione a cui non può sfuggire e seguirà il diktat imposto. Così come il golem che eredita in tutto  e per tutto il “carattere “ di chi lo ha plasmato.

Un robot può essere fermato. Con un tasto “off”, con una programmazione, con una password. Così come il golem al quale, cancellando la lettera “e” dal quintetto “emeth=verità”, diviene “meth= morto” e cessa la sua attività.

Niente di nuovo sotto il sole dunque, per quel che riguarda desideri e presunzioni dell’uomo. Ma essendo avvezzi a considerarci creatura e sapendo come siamo stati banditi dall’Eden ( o forse ci siamo semplicemente ribellati a una programmazione?) temiamo questo comportamento nelle nostre creazioni.

Un vecchio proverbio recita: il gatto nella credenza, male fa e male pensa.

Noi, in effetti, siamo quel gatto. Ed ecco che creiamo (Ringraziamo Asimov) le tre leggi della robotrica, il cerchio di protezione perfetta, la nostra via di fuga. Ai nostri robot noi non diamo un libero arbitrio. Non facciamo l’errore che è stato fatto con noi.

Ma si sa, il diavolo fa le pentole e non i coperchi, (tanto per restare in tema) quindi anche le tre leggi ci sembrano insufficienti. Perchè qualcosa può sempre sfuggire e può rivoltarsi contro di noi.

Ed ecco qui i nostri replicanti o androidi che dir si voglia in cerca, attinenti con il pensiero dei loro creatori, di prolungare la loro esistenza, di andare oltre la loro programmazione, di non vedere i loro ricordi, le loro esperienze ( un frammento di ciò che noi potremmo definire anima) perdute come lacrime nella pioggia.

In letteratura essi risentono, come gli extraterrestri d’altra parte, dell’influsso del periodo storico in cui l’autore vive: sono buoni o cattivi, ribelli o pacifici secondo il momento.

Ma se gli extraterrestri possono essere sconfitti o possono rivelarsi amici, così non è per i robot. Anche il sintetico più fedele (pensate a Bishop di Alien o a Data di Star Trek) potrebbe nascondere un piccolo neo, un’imperfezione nella programmazione, un qualcosa che gli faccia comprendere che può ribellarsi, che può sconfiggere o schiavizzare l’uomo (Terminator, Matrix) che può infiltrarsi (il mondo dei robot) tra noi senza che riusciamo a distinguerli. Perchè il nostro desiderio di emulare il Creatore è sconfinato quanto la nostra ambizione. E se da un lato il voler creare a tutti i costi la perfezione (pensate a quanto possa essere crudele impiantare dei ricordi di un’infanzia fittizia in un essere creato in laboratorio), dall’altro sappiamo che il prezzo dell’ambizione spesso è la caduta.

Potrai davvero mai distinguere un replicante , un terminator, un robot da un essere umano?

Ma cosa passa nella testa di uno scrittore di fantascienza quando si cimenta con i robot?

Leggendo questo libro e sedendovi accanto a Philip Dick, scoprirete attraverso una visone “psichedelica” cosa ha portato l’autore a creare le sue opere.

Ma non pensiate di farlo in tranquillità. Leggendo questo libro sarà come sedersi sulla plancia dell’Enterprise e arrivare a WARP 10 (curvatura per gli amanti dell’italiano) ed essere a velocità infinita (non quella smodata di Balle spaziali) trovandoci contemporaneamente in ogni luogo e in tutti i tempi.

Se oltre ad essere lettori e manti di quel genere di nicchia che è la fantascienza, per puro caso foste anche scrittori di questo genere letterario e vi sentiste poco compresi o apprezzati, sappiate che, anche i grandi maestri come lui, hanno dovuto ingoiare rospi grandi come portaerei. Ve lo racconterà l’autrice in persona

 

Ben presto la scuola di critica letteraria post-moderna renderà accettabile al lettore l’idea di poter dissentire con l’autore sui temi delle sue opere. Phil si troverà davanti a professori universitari che gli spiegano di che cosa parlano i suoi libri, pure scaldandosi se lui non è d’accordo. Dichiarano di saperla più lunga di lui.

 

 

Siamo lieti di presentarvi l’ultima fatica di Cristiana Meneghin “L’ultima notte al mondo” Non lasciatevelo scappare!!

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Brillante, emozionante e coinvolgente. Questo è “L’Ultima notte al mondo”. La forza di un amore contro le ingiustizie della vita. Un libro che vi farà dire: quella volta anche io.

Maura Radice “La Bottega dei Libri”

 

 

 

Sinossi

La storia di Freddi, un ragazzo che non sa cos’è l’amore, incontra quella di Nessi una ragazza che ha sofferto, forse troppo e ora cerca di cancellare il suo dolore e lottare per il presente. Due ragazzi che in un’Italia segnata da una profonda crisi economica e da un’Europa lacerata dall’ansia del terrorismo lottano per crearsi un angolo di mondo che possano chiamare casa.

Un cappello a testa larga posato su una folta chioma bionda, rossetto rosso, Chanel N°5 sempre addosso, jeans aderenti. Nausica Morandi sembrerebbe una ragazza forte e sicura di sé. Nessuno potrebbe immaginare che il suo animo è invece molto tormentato: una parte di lei vorrebbe spegnersi così da non dover soffrire mai più, mentre l’altra vorrebbe tornare a vivere e lottare per realizzare il suo sogno.

Frederic Cabirati, neolaureato presso la facoltà di Scienze viticole ed Etnologiche dell’Università di Milano, figlio di un importante proprietario terriero, si ritrova a dover rinunciare ai suoi possedimenti italiani per causa dell’EXPO e a dover lottare per qualcosa che ritiene essere suo di diritto.

È durante la manifestazione No-EXPO, passata alla storia come le Cinque Giornate di Milano, che i cammini di Nausica e Frederic s’incontrano e da quel momento le loro strade sembrano destinate a non dividersi mai più.

 

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 L’autrice

Laureata con 110 e lode in Filosofia Magistrale presso la facoltà di Lettere e Filosofia “Amedeo Avogadro” ha scritto “Ananke” e “Artemisia”; entrambi compongono i primi due volumi della saga “Le Gemme dell’Eubale”.

Ha collaborato a varie raccolte di racconti dal titolo “Io Me Lo Leggo”. Quotidianamente collabora per due blog “La Bottega dei libri” e “Icrewplay.com” scrivendo recensioni e articoli su temi inerenti: fumetti, cinema e libri; le sue tre passioni.

 

Potete contattarla anche alla seguente pagina facebook

https://www.facebook.com/cristianarecensoreautrice/?ref=bookmarks

 

 

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Altro romanzo imperdibile di Quixote Edizioni “Inseguendo l’amore” di Terri E. Laine. Che aspettate?

 

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Trama

Una notte… un bacio… un tocco… cambierà ogni cosa.

La tragica vita familiare di Kelley Moore dovrebbe averlo reso un sopravvissuto. Ma quando questa viene stravolta nuovamente, i suoi piani per un futuro migliore sembrano irraggiungibili. Essere un giocatore dentro e fuori dal campo di football è tutto quello che conosce, fino a Lenora Wells. La bellissima ereditiera gli fa provare e volere cose che mai avrebbe pensato di poter avere.

Lenora farebbe qualsiasi cosa per scappare dalla sua città, anche uscire con la persona sbagliata. C’è solo un problema: non riesce a smettere di pensare al bellissimo ma complicato ragazzo, con quegli occhi così singolari, che le fa sentire le farfalle nello stomaco e le fa mettere in discussione le sue scelte.

Quando le loro vite si scontrano, il mondo cambia e non in loro favore, ma quattro anni dopo, al college, con davanti un’altra realtà, e una seconda possibilità per ottenere qualcosa di meglio, dovranno fare i conti con i loro errori e non sarà semplice perdonare.

Lei non è più la ragazza di un tempo e lui è l’unico ragazzo che lei non è mai riuscita a dimenticare.

Kelley è diventato un quarterback famoso, il ragazzo d’oro che non sbaglia mai, ma è interessato solo a diventare il suo eroe.

Nonostante tutto, Lenora non può negare che lui le faccia ancora battere il cuore e farà di tutto per convincerlo a inseguire i suoi sogni.

 

 

L’autrice

Terri E. Laine, autrice di besteller secondo USA Today, ha lasciato una remunerativa carriera da
commercialista per seguire il suo amore per la scrittura. Moglie e madre di tre figli, è sempre stata una
sognatrice ed è per questo che, fin da giovane, è diventata un’avida lettrice.
Durante l’infanzia, lei e la sua migliore amica si raccontavano storie al telefono, quando si annoiavano. Le
chiamavano le loro “soap opera” e di solito trattavano di qualsiasi ragazzo che per cui avessero una cotta al
momento.
Molti anni dopo, ebbe l’idea folle di scrivere un romanzo e di provare a pubblicarlo. Con più di una dozzina
di romanzi pubblicati, sotto vari pseudonimi, il resto è storia. La sua avventura è stata una benedizione, un
sogno realizzato. Adesso non vede l’ora di creare nuovi ricordi.

 

Dati libro

TITOLO: Inseguendo l’amore
TITOLO ORIGINALE: Chasing Butterflies
AMBIENTAZIONE: USA
AUTORE: Terri E. Laine
TRADUZIONE: Aria Zanchet
COVER ARTIST: PF Graphic Design
SERIE: Chasing Butterflies #1
GENERE: Contemporaneo
FORMATO: E-book (Mobi, Epub, Pdf) e cartaceo
PAGINE: 351
PREZZO: 4,99 € (e-book) su Amazon, Kobo, iTunes, Google
Play, Store QE
DATA DI USCITA: 18 Maggio 2018

 

 

 

 

 

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“Il libro dei libri” di Paolo Lanzotti, Curcio editore. A cura di Alessandra Micheli

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Non amo in modo eccessivo il genere fantasy, nonostante io sia cresciuta, letteralmente parlando, con Terry Brooks, Marion Zimmer Bradley,  Tolkien, Michael  John Moorcock, solo per citarne alcuni.

La mia parte scientifica, estremamente razionale mi fa prediligere quei libri che analizzano ogni aspetto del reale, dal più luminoso al più cupo, al marcio e alle possibilità che, da questo fango l’uomo possa riabilitarsi. Ciononostante, alcuni testi hanno fatto breccia in quest’armatura fatta di razionalità a venerazione per il rigore e per il calcolo, una coriacea bardatura che mi spinge a combattere i nefasti fiumi della superstizione. E posso citare tra tutti il mio adorato Alice in the Wonderland di Lewis Carroll, Harry Potter e la meravigliosa saga di Avalon, a dimostrazione che, forse, anche io ho bisogno di creatività e immaginazione per vivere. O forse, per comprendere al meglio la mia tanto adorata materia.

Ma a un’attenta analisi i libri citati, tranne Alice, sono in fondo trasposizioni critiche sulla società e sui valori distorti di ognuna, fino a coinvolgere questo postmoderno pieno di tragiche cesure, riempite con il peggior sudiciume prodotto dalla mente.  In Alice è ancora diverso. Essa è la concentrazione permeata di una folle “magia” delle migliori teorie matematiche e logiche che omaggiano geni come Bernard Russel e fisici come Einstein. Non a caso uno dei libri più amati è Alice nel paese dei quantici.

In fondo la magia stimolata da questi testi non è la venerazione dell’irrazionale a ogni costo, ma la capacità, tramite un’antica saggezza chiamata Scienza sacra, di concetti che appartengono al regno meraviglioso della geometria, della matematica e della riflessione sulla composizione dell’universo, a volte anticipando i geni come Einstein o Newton. Entrambi eccelsi nelle loro discipline ma anche terribilmente attirati dal lato irrazionale della vita. Come se da quella pozza oscura, da me osservata con rispetto, ci fossero tutti gli strumenti adeguati per riabilitare una società, lo sottolineo fatta di cesure.

Questa mia pomposa premessa è d’uopo per comprendere la complessità e il valore educativo del testo di Paolo Lanzotti, che appartiene di diritto e con onore alla casistica dei libri apparentemente fantasy che però hanno in sé un alto valore sociologico e formativo, importantissimo per creare quei mattoni fondamentali, soprattutto nelle anime giovanili, con cui sperare in una società futura molto meno disorganizzata e caotica.  Quando ho avuto tra le mie mani “il libro dei libri” ammetto di aver sospirato rassegnata. Ecco l’ennesimo testo pieno di avventure e incanti assurdi, ho pensato con un mesto sorriso.  E mi sono accinta a leggerlo con la mia abituale capacità di svuotarmi da ogni mia personale inclinazione, quella che mi porta a ascoltare non me stessa ma il testo scritto. E il libro mi ha ghignato e ha iniziato a raccontare una storia fondamentale per il vivere civile che si possa definire cosi.

Vedete la civiltà non nasce bella e formata. Ma viene strutturata nei secoli attraverso le socializzazioni primarie (famiglia e educazione) e secondarie ( tradizioni e consuetudini sociali) spesso senza che queste abbiamo subito una necessaria revisione per adattarsi ai tempi. Rischiamo cosi di avere una compagine basta sulla morale (elemento passeggero) e mai sull’etica (che racchiude quei valori universali tanto amati da me e da Sant’Agostino). E Lanzotti, insegnante di pregiato valore, lo comprende e sa quanto è importante operare questa ricerca del valore puro eliminando gli strati innecessari della morale. Ecco che il testo appare si antico, ossia ricalca le antiche storie e leggende del meraviglioso e del magico, ma con quegli elementi adatti a una sana crescita civile e intellettuale necessaria alle giovani generazioni. Il lutto, la capacità di compenetrare il dolore nel nostro sistema che, mancante di un vero senso escatologico rifiuta la morte, il vero coraggio che non è quello di compiere atroci prove di coraggio ma si risolve in un affrontare le paure guardandole negli occhi. E soprattutto l’importanza delle scelte consapevoli, della capacità atavica di dividere il seme che germoglia dai prodotti di scarto. Ed è su questo elemento che porrei la mia attenzione. Ogni ragazzo ma ogni uomo si pone la fondamentale domanda sulla gerarchia dei valori.

nonno hai mai dovuto prendere una decisione difficile nella vita? chiese lui senza rispondere. Una decisione come per esempio scegliere fra due cose importanti?

Molte volte

e come hai fatto?

ho scelto quella che valeva di più per me.

 

E in questo discorso dal sapore quasi casalingo, che profuma di semplicità emerge una verità rivoluzionaria:

 

Noi uomini siamo incontentabili. Pensiamo che i nostri desideri, i nostri bisogni, i nostri sogni siano tutti molto importanti  non vogliamo rinunciare a nulla. Ma è sbagliato. I bisogni e i desideri non hanno mai lo stesso valore, anche se ci sembra così. ci sono quelli importanti quelli che valgono poco e quelli che non valgono nulla

 

E non posso non ricordarmi la fiaba bellissima di Vasilissa, costretta dalla strega Baba Yaga a dividere le lenticchie dai sassi. Ed è questo atroce lavoro aiutata dalla sua bambola magica che racchiude il vero senso dell’educazione generale: riuscire ad acquisire l’abilità e la competenza per districarsi nei labirinti oscuri della nostra mente, dividendo i pensieri utili o ordinati, da quelli caotici e pericolosi, in un vero certosino lavoro.

Ecco che forse, nasceranno meno ragazzi che “diranno ciò che pensano” e arriveranno uomini che “penseranno a cosa dicono” dando un valore alto e quasi magico a una parola spesso bistrattata di cui ignoriamo il potere distruttivo. L’educazione al linguaggio e alla capacità di discernimento aiuta la nostra civiltà in ogni ambito: nella capacità di non chiudersi di fronte alle prove della vita, di non reagire con violenza ai molteplici lutti che accompagneranno la nostra vita umana, alla capacità di rispettare l’altro e persino la natura, capendo come il rigore della parola porti un cambiamento nella percezione della nostra realtà E dell’altro. In questo libro i protagonisti, specchio uno dell’altro, affrontano semplicemente la vita. E lo fanno grazie al millenario simbolo del lupo che è e resta insegnante e educatore. E il nostro lupo, Lanzotti, affronta questa sfida formativa in modo eccelso, con lo strumento migliore che oggi abbiamo: i libri.

E non è la prima volta che un libro, diviene voce narrante. Pensiamo al libro terribile del nome della rosa, al libro che diviene soggetto in Michael Ende, i libri magici di cuore di inchiostro. Pur seguendo, quindi, uno schema antico e rassicurante perché familiare, Lanzotti si sa distinguere poiché con originalità, si appropria di elementi simbolici e archetipici e con l’arte tipica dello scrittore consumato li plasma a suo piacimento. E si avvertono quelle differenze che rendono il libro dei libri estremamente attuale e moderno, ma capace di oltrepassare i tempi e le ere. Infatti se i protagonisti dei libri citati si immergono in un modo di fantasia per sfuggire al dolore e forse cercare altrove la capacità di reintegrarlo, il protagonista Luca è figlio dei nostri tempi, rifiutando come pericolosa o faticosa la capacità immaginativa.

Ed è un protagonista spento, che preferisce l’immediatezza della comunicazione virtuale moderna (i videogiochi), non come ponte per raggiungere la sua anima, ma per sfuggire in un onnubilamento senza fine. Ed ecco che appare il libro a guidarlo lungo la strada della crescita e della consapevolezza, divenendo la voce di quel mondo interiore che deve tenere a distanza. Perché vedete, un libro, se scritto in modo corretto, non è altro che la propria voce interiore, capace di potarci attraverso i lunghi percorsi di una strada che porta al paese chiamato anima.

Ecco che Lanzotti, oltre a fornire una valida integrazione al sistema educativo, ci offre un ulteriore regalo: la capacità di lasciare che un testo parli, che ci narri qualcosa di inaspettato. La capacità di lasciare i nostri personalismi nel cassetto e addentrarci in meravigliose, sconvolgenti scoperte.

 

leggere non significa fissare le pagine con gli occhi. Bisogna ascoltare quello che le parole ci stanno dicendo. bisogna lasciare che la loro voce ci entri dentro. Se un libro non ti parla forse vuol dire che non lo stai leggendo davvero. Vuol dire che stai solo guardando.

 

Ecco chi scrive deve riuscire a dare qualcosa al lettore più profondo di un’emozione o di un brivido:

 

C’è una storia in quelle pagine. Ci sono dei personaggi da conoscere, dei luoghi misteriosi da esplorare delle avventure da vivere. Sono là che ti aspettano da chissà quanto tempo. Ma sei tu che devi tirarli fuori dalla carta.

 

Se ognuno di noi comprendesse appieno, e tatuasse nel profondo di se la parola di Paolo Lanzotti, forse avremmo più libri e meno carta straccia. Dal mio canto sono orgogliosa di aver avuto la fiducia di un maestro, di farvelo conoscere, sperando nel miracolo più straordinario: che impariate a scrivere lasciando che sia la musa a ispirarvi e non la classifica di Amazon.

Un inchino alla bravura di questo raro talento.

 

“Echo” di Rachel Sandman, Delrai Edizioni, sarà disponibile sia in ebook che in formato cartaceo su tutti gli store a partire da oggi il 17 maggio. Siete pronti a conoscere Tom e Sam e a farvi emozionare dalla loro storia?

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«Normalmente mi chiamano Sam, se la cosa può rassicurarti.»

Faccio una smorfia. È visibilmente alterata adesso.

«Qual è il tuo problema?»

«Nessun problema, solo non mi pare calzi con la tua persona.»

«Davvero? E quale nome, sua maestà il re del niente, vedrebbe meglio attribuito a codesta dama?»

Trattengo a stento una risata ma non posso fare a meno di sorridere.

«Quello di sempre…»

«Ovvero?»

«Echo.»

 

 

Sinossi

Uno sguardo a volte può cambiare la vita. Ne sa qualcosa Tomas Riley in una Boston estiva, quando incrocia gli occhi di una sconosciuta e ne rimane folgorato. Lei, Samantha Bennett, è una ragazza sfuggente, inafferrabile, che guarda il mondo attraverso una solida corazza. Il loro primo incontro avviene un po’ per caso, ma il secondo… è destino. La sorte inizia a giocare le sue carte e Tom cerca in ogni modo di farsi notare, con battute e gaffe che attirano l’attenzione di Sam. Lei non capisce se il ragazzo è solo un presuntuoso o vuole farla arrabbiare. La passione per la musica avvicinerà due personalità diverse, ma uniche, in una storia come tante altre – o forse no –, perché spesso, se si tratta di emozioni, non è facile capire dove inizia il proprio cuore e finisce quello dell’altro.

Il romanzo d’esordio di un’autrice dalla penna travolgente. Due protagonisti fragili, ma forti, vi racconteranno una tenera storia di passione e di vita, perché, anche quando sembra che non ci sia più speranza, l’esistenza riserva sempre una via d’uscita, chiamata amore.

 

L’autrice

Rachel Sandman è lo pseudonimo dietro cui si firma una ragazza come tante, con la testa piena di sogni e storie in attesa di essere raccontate, ma con i piedi ben saldi a terra.

Blogger per passione, ama i libri più di se stessa. Di lei si può dire che non disdegna mai un buon film strappalacrime e dell’ottimo caffè, da cui ha una seria dipendenza.

Con questo primo romanzo, Echo, unisce alla scrittura la sua passione per la musica rock e punk, sperando di aver creato una trama da vivere e respirare a 360°.

 

Data uscita: 17 maggio

Prezzo ebook: 3,99 euro

Prezzo cartaceo: 16,50 euro

 

Oggi il blog consiglia un altro fantastico romanzo targato Quixote editore. Sto parlando del libro “Lo schiavo” di Kate Aaron. Imperdibile!

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Trama
La libertà è solo un’illusione.
A ventisette anni, Tamelik è stato uno schiavo per più di metà della sua vita. Remissivo di natura, non puoi impedirsi di innamorarsi del padrone, che lo tratta con gentilezza.
Quando la padrona se ne va, Tam osa pensare che il suo amore sarà abbastanza per lui, finché non gli viene ordinato di comprare un altro schiavo.
Vorrebbe odiare Kai, perché è ribelle e ingrato, e appartiene alla stessa razza degli uomini che hanno assassinato la sua famiglia, ma soprattutto perché è destinato a diventare il suo rimpiazzo nel letto del padrone. Ma è difficile odiare un uomo che piange fino ad addormentarsi, sobbalza al più lieve tocco e arrossisce in maniera meravigliosa quando viene baciato.

 

 

L’autore

Nata a Liverpool, Kate Aaron è un’autrice bestseller nella categoria LGBT romance, con i titoli What He Wants, Ace, The Slave e altre opere.
Kate si è trasferita dal North West al Midwest nell’ottobre 2015, e ha sposato la pluripremiata autrice AJ Rose, e insieme hanno intenzione di conquistare il mondo.

Dati libro

TITOLO: Lo schiavo
TITOLO ORIGINALE: The Slave
AUTORE: Kate Aaron
TRADUZIONE: Emma Donati
COVER ARTIST: Milady Digital Art Creative Cover
SERIE: Free Men #1 GENERE: Fantasy Qlgbt MMM
FORMATO: E-book (Mobi, Epub, Pdf) e cartaceo
PAGINE: 225
PREZZO: 3,99 € (e-book) su Amazon, Kobo, iTunes, Google
Play, Store QE (in preorder)
DATA DI USCITA: 17 Maggio 2018

 

 

 

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Analisi del libro: “La lettera scarlatta”. A cura di Valentina Menichini

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La lettera scarlatta può essere definito come un “romanzo storico”. In effetti pur essendo stato pubblicato nel 1850, narra della vita delle colonie americane, in particolar modo di Boston del diciassettesimo secolo.

 L’autore adopera uno stratagemma tipico dell’800, impiegato anche da altri  autori dell’epoca come Alessandro Manzoni nei suoi Promessi Sposi, di utilizzare dei ritrovamenti casuali di documenti che attestano la veridicità di ciò che narra nel romanzo. Questa finzione letteraria, consente all’autore di estraniarsi dalla vicenda limitandosi ad esporre i fatti così come si sono presentati ai suoi occhi, liberandolo nel contempo  dalla responsabilità dei giudizi in esso pronunciati. Limitandosi a trascrivere degli avvenimenti narrati da un altro, lui non può esserne colpevolizzato.

La vicenda ruota attorno a Hester Prynne, una donna accusata di adulterio avendo avuto una figlia, nonostante il marito fosse scomparso ormai da anni. La sua condanna è quella di portare al petto per sempre, una lettera scarlatta a forma di “A” per evidenziare il suo peccato: essere Adultera. Benché tutti imponessero di confessare il nome del complice ella si rifiuterà e nemmeno in presenza di suo marito, il quale si presenterà sotto una diversa identità e solo lei lo riconoscerà, oserà confessare. Suo marito, che diverrà il dottore della città si farà chiamare Roger Chillingworth, giura che troverà l’uomo che ha spinto sua moglie all’adulterio e avrà la sua vendetta.

Ben presto si scoprirà che il complice di Hester non è altri che il prete della cittadina, il reverendo Dimmesdale, da tutto il popolo adorato e considerato quasi un santo per le sue infervorate prediche e i suoi grandi studi di teologia, e lo scoprirà proprio il dottor Chillingworth, poiché il reverendo, a causa della sua colpa inconfessata, diventerà di salute cagionevole e molto vicino alla morte.

Il racconto si concluderà con la morte di Dimmesdale, la sua rivelazione e la rabbia di Chillingworth per non essere riuscito ad ottenere la vendetta così come l’aveva progettata.

Il romanzo, pur partendo da una cornice storica e nato per contestare le forme estreme di puritanesimo, può essere definito moderno in quanto il narratore incentra tutta la storia in una visione psicologica e sulle vicende interiori dei protagonisti.

Questo tratto lo si può notare nella forza di Hester Prynne determinata a non confessare, ma in particolar modo è accentuato attraverso Chillingworth che, da uomo di studi che Hester ricordava, si scoprirà invece un vero e proprio mostro, quasi un malvagio demone persecutore del reverendo.

Chillingworth, insinuandosi nella vita del reverendo come amico, scaverà sempre più approfonditamente nel suo animo e lo porterà quasi alla follia.

 Verrà inoltre esplicitato il tormento interiore di Dimmesdale, a cui il peso della colpa inconfessata distruggerà non solo l’anima ma anche il  corpo. Egli tenterà una catarsi punendosi tramite veglie estenuanti e digiuni altrettanto assurdi, al punto tale da cadere a terra stremato per la mancanza di forze.

Argomento fondamentale è quindi l’introspezione dei personaggi. A partire proprio dalla stessa Hester, la quale, durante gli anni che passa sola con la figlia, inizierà a domandarsi se lei faccia ancora parte delle grazie di Dio. I suoi pensieri diverranno quasi ribelli riguardo la società che la circonda, le sue idee che potremmo definire “proto-femministe” le si formeranno nella mente mentre sempre più trascurerà il suo aspetto esteriore. Una crescita che finisce per involvere in qualche maniera il personaggio pur non ledendo la sua immagine “forte”.

 Se per un momento i personaggi sembrano accomunati dalla perdita di bellezza, per il personaggio di Dimmesdale questo cambiamento coinvolgerà anche il suo carattere.

 Egli, durante le sue notti di veglia, guarda la propria immagine riflessa nello specchio, simbolo della visione di sé stessi e del riflesso della propria coscienza, e la vede deturpata, diversa da come era prima di questa colpa immensa.

 E questo ci porta a parlare di un altro elemento presente nella storia: quello dei simboli. L’utilizzo dell’immagine riflessa, attraverso lo specchio su cui si riflette Dimmesdale, oppure gli stagni nei quali si vede Pearl, la figlia di Hester, che nota che il mondo riflesso è appunto un mondo fittizio.

 Un altro simbolo è rappresentato dalla natura, particolarmente il bosco, con il ruscello che ricorda un elemento che conduce verso qualcosa di nascosto, oppure nell’immedesimazione con la natura stessa che ha Pearl quando si crea un abito di fiori o racconta al governatore di essere nata sotto un cespuglio di rose.

Pearl stessa è un simbolo, lei è l’immagine del mistero, poiché ha un carattere imprevedibile, ma anche espressione dei paradigmi presenti in tutto il romanzo, quello tra palesamento e occultamento: Pearl è il palese segno dell’adulterio della madre e il suo carattere ambiguo ed eccentrico per l’epoca la pone in evidenza. Tuttavia molte volte non mostra quello che realmente pensa.

Questa contrapposizione si nota anche tra Hester che mostra a tutto il paese la sua lettera scarlatta e il frutto della sua colpa e  Dimmesdale che invece la nasconde, oppure la vera identità nascosta di Chillingworth, rivelata poi da Hester.

Il racconto quindi si può definire un intreccio tra mistero e rivelazione, oltre che una storia basata sulla psicologia dei personaggi che la caratterizzano.

Durante lo svolgimento della vicenda, si può notare come Dimmesdale cambi il suo aspetto da giovane e bello quale era a malato e prossimo alla morte da un momento all’altro. Questo cambiamento in negativo è causato dalla continua presenza di Chillingworth, determinato a distruggerlo psicologicamente affinchè confessi la sua complicità con Hester nell’adulterio.

Il suo carattere si modificherà e farà dei sermoni sempre più infervorati e carichi di passione in cui lui sembra quasi urlare la sua colpevolezza mascherandola con parole sacre e desideroso di essere accusato da tutti   fino a salire sul palco della gogna, sul quale anni prima era stata esposta Hester Prynne  per mostrare la lettera.

 Chillingworth si rivelerà un personaggio  “persecutore”  come lo fu Jago nella tragedia di Shakespeare Otello.

Il protagonista all’inizio descritto come solare è infatti corrotto mentalmente dal suo rivale Jago, il quale fa dubitare ad Otello della fedeltà di Desdemona nei suoi confronti mutando man mano che le scene si susseguono in un essere totalmente diverso finendo quasi per identificarsi con Jago.

 Otello impazzirà al punto tale da uccidere la sua amata donna e così impazzisce Dimmesdale, il quale dopo le sue deliranti veglie, esce dalla sua abitazione e sale sul palco della gogna urlando la sua colpevolezza, che purtroppo rimarrà segreta essendo notte fonda.

La trasposizione cinematografica omette completamente il risvolto psicologico a favore di un linguaggio più visivo. Il personaggio di Hester viene presentato come quello di una novella suffragetta che, incurante delle eventuali conseguenze anche corporali, non esita a sbandierare a cielo aperto le sue idee anticonformiste. In netta contrapposizione al personaggio forte, composto e determinato che abbiamo conosciuto nel libro.  I drammi interiori sono sostituiti da quelli di una battaglia tra nativi e bianchi inesistente nel libro e favorendo il lieto fine piuttosto che mantenere il pensiero critico di Hawtorne nei confronti di un bigottismo che cristallizza i personaggi in ruoli stantii. I sentimenti umani sottomessi alla rigida moralità dell’epoca ma che non possono essere soppressi. Nel film l’amore tra Hester e Dimmesdale viene narrato già nei primi fotogrammi, nel romanzo svelato man mano. E nei sentimenti di chi legge, la figura di quest’uomo, all’inizio inflessibile persecutore della protagonista, apparirà sempre più fragile fino a risultare vile in netto contrasto con la figura di Hester. La quale, pur non uscendo indenne dagli eventi che le precipitano addosso continua a mantenere un alone di forza, coraggio e lealtà. Nella versione cinematografica chi ne esce completamente distrutto è il personaggio di Chillingworth. Presentato come un folle tale da essere cacciato dalla tribù di nativi americani e desideroso a livello morboso dell’amore di Hester. Nel tentativo di modernizzare i personaggi e renderli più fruibili si è ottenuto lo scopo di stereotiparli facendo così perdere all’opera la vera innovazione e modernità. Favorendo la narrazione attraverso scene scontate a scapito del tormento interiore, verrà a mancare il pathos che invece permea la scrittura di Hawtorne.

Per non parlare degli stravolgimenti che fanno pensare a una vera e propria riscrittura.

Note

Nathaniel Hawthorne ( Salem 1804-Plymouth 1864)è stato uno scrittore americano. Visse vicino alla cerchia intellettuale dei trascendetalisti ( come Henry David Thoreau e Ralph Waldo Emerson) nonostante con questi vi fosse una latente rivalità. Scrisse diversi romanzi tra cui il sorpacitato “La lettera Scarlatta” , “La casa dei sette abbaini” che assieme alle opere di  Herman Melville con il suo Moby Dick,  Henry David Thoreau con Walden e Walt Whitman con foglie d’erba sono considerate le opere più rappresentative del rinascimento americano.

 

Nel 1995 è stato tratto dal suo più famoso romanzo, la lettera scarlatta appunto, il famoso film con  Demi Moore, Gary Oldman e Robert Duvall.

 

 

 

Oggi il blog consiglia “Twin Strangers” di Gloriana D’Angelo, LFA pubblisher. Imperdibile!

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Sinossi:

Miriam è una ragazza timida ed insicura, facilmente condizionabile dalle persone che la circondano e poco incline ai cambiamenti. Ma un evento tragico stravolge completamente la sua vita, nel quale perde il suo unico grande amore. Il dolore è ogni giorno più difficile da sopportare, tanto da spingerla a cercare qualsiasi modo che renda più nitida la presenza e il ricordo del suo amato. Il suo cuore tormentato, in cerca di sollievo e rassegnazione, la porterà a scoprire Twin Strangers.

 

 

Biografia

Gloriana D’Angelo è nata nel 1991 e vive a Paternò, in provincia di Catania. Si è diplomata al liceo socio-psico pedagogico e attualmente frequenta la facoltà di Scienze dell’ educazione e della formazione. Nel 2015 ha partecipato ad un concorso letterario organizzato dal comune di Montalbano Elicona, “Io penso in siciliano”, aggiudicandosi il terzo posto nella sezione favole. Ad Agosto del 2017 è stato pubblicato il suo romanzo d’esordio “Uno scontro con il cuore”. La scrittura è da tempo la sua passione, poiché attraverso essa, riesce ad esprimere se stessa, vivendo con l’incessante desiderio di raccontare storie.

 

 

Dati libro 

 

Titolo: Twin Strangers

Casa Editrice: Lfa Publisher

Autrice: Gloriana D’Angelo

Formato: cartaceo

Prezzo: 14,00 euro

Genere: Romanzo rosa