Oggi il blog consiglia un fantasy che definire bello è riduttivo. Lo definire delizioso, avvincente, magico…ma lascio a voi l’ultima definizione. Leggete “James Biancospino e le sette pietre magiche” di Simone Chialchia,Aporema Edizioni. E trovate voi l’aggettivo giusto!

 

 

Immagine biglietto.jpg

 

 

Sinossi:

Incubi, inquietudini e speranze insoddisfatte: la vita di James pare già da un po’ arresa a un corso di tristezza e noia. Tra scuola, lavoro e lunghe serate passate in casa ad ascoltare musica, James si sente irrimediabilmente solo e sconfortato. Poi un giorno in cui per caso recupera una pietra dall’aspetto strano in un campo ai bordi del fiume Natisone. Un tremendo bagliore invade l’ambiente e in un lampo il timido e incerto James viene catapultato indietro nel tempo, nel XVI secolo, in un paese buio, sporco e pieno di pericoli. Il ragazzo non ha neppure il tempo di realizzare cosa gli è capitato, una misteriosa confraternita di stregoni e combattenti si è messa sulle sue tracce per iniziarlo al mistero della luce. Gli verrà insegnato che le pietre nascondono immensi poteri arcani, governabili dall’essere umano grazie alla volontà e alla conoscenza di antiche rune. Ed è così che James diventa suo malgrado un combattente, entrando a far parte della confraternita. Se vuole tornare nel suo tempo, il giovane dovrà combattere l’immane minaccia degli oscuri e ricercare la pietra magica che permette di viaggiare nel futuro. Attraverso viaggi, battaglie e confronti morali fondamentali, James imparerà a vincere le sue paure e a superare gli ostacoli emotivi che determinano la sua timidezza. Si troverà anche calato in una realtà affascinante e controversa come quella della società italiana rinascimentale e scoprirà l’amore.

 

L’autore.

 Simone Chialchia è un giovane educatore che vive e lavora a Cividale del Friuli, dove ha aperto insieme alla moglie Eliana un nido familiare. Laureato in tecniche della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro e specializzato in formazione, ama inventare e raccontare storie, vivere a contatto con la natura e interagire con i bambini.

 

 

 

Per maggiori informazioni.

PSOCOIDEA – agenzia letteraria

www.psocoidea.com

psocoidea.editing@gmail.com

 

 

Note.

L’autore acconsente al trattamento dei dati personali ai sensi del DLG 196/2003 ai fini della valutazione della proposta, dichiara di essere l’autore dell’opera e di essere in possesso di tutti i diritti e che l’opera è inedita e non è mai stata pubblicata a mezzo stampa né a mezzo web.

Annunci

“Tra Versi e righe” di Alessandro D’Amico. A cura di Ilaria Grossi

51g4UrPVnZL.jpg

 

 

La raccolta di poesie è introdotta da un breve racconto, un primo e ben riuscito esperimento narrativo, la storia di un “incontro” attraverso gli occhi del protagonista Giulio.

 

Racchiuderò in una lettera
ogni mio pensiero
e lascerò che il vento
la porti a te,
cullandola in un dolce oscillare.
Mi nasconderò
tra le pieghe del tuo cuore
per sentirti leggere,
il tuo respiro fermarsi
ed il battito tremare.
Ed emozionandoti
lasceresti andare una lacrima
perdendoti tra le righe
della mia anima?”

 

 

 

 

“Non lasciare la mia mano
voglio sentire il battito
e il peso del tuo cuore
attraverso il suo calore”

 

 

“Gli occhi ti guardano,
mentre la mente fantastica
su pensieri scabrosi
che tolgono il fiato
ed accelerano i battiti.
Immagino il tuo corpo
alla mercè di peccaminose voglie
che quest’anima dannata
immagina”

 

Le poesie di Alessandro D’amico mettono letteralmente a nudo la sua anima, i suoi pensieri, “emozioni” tra versi e righe, c’è passione nelle sue parole, desiderio e voglia di ricordare sensazioni mai dimenticate e sentimenti mai assopiti.

Si mescolano così pensieri intimi, confessioni e ricordi.

Tutti protagonisti indiscussi, tutti passeggeri di un viaggio chiamato “Amore”.

Leggendo poesia dopo poesia, ci si sente un po’ passeggeri perché tutti noi abbiamo avuto le nostre pene d’amore, momenti felici e indimenticabili, delusioni e illusioni, è così naturale e spontaneo trovare un pezzettino di sé tra versi e righe.

Non vi dirò quali sono le mie preferite, vi invito a ”nutrirvi di poesia”, di guardare la bellezza delle piccole e grandi cose che ci circondano e di lasciarvi toccare dalle parole di Alessandro D’amico.

Nella dedica mi hai sottolineato con le parole di Richard Bach che un libro non è mai finito, è sempre in attesa che qualcuno lo migliori ancora ..dopo una nuova lettura.
Io credo che quando abbiamo un libro tra le mani, non c’è cosa più bella che scoprire un mondo nascosto in un altro mondo e sai cosa succede a chi con le sue parole apre la porta del proprio cuore?

E’ inevitabile regalare al lettore un pezzo di sé, il più intimo e nascosto, il più sensibile e vulnerabile.

La scrittura di Alessandro D’amico è dolce, intensa come un incastro perfetto tra due corpi e leggera come una carezza che difficilmente si dimentica.

Lascia parlare ancor più il tuo io, perfezionando sempre, giorno dopo giorno la scrittura, sarà la tua alleata e la tua sfida.

Buona Lettura
Ilaria Grossi per Les Fleurs du mal blog letterario

 

“Violetta dal mare” di Raffaele Colelli. A cura di Milena Mannini

cover.jpg

 

 

“Non muovere mai l’anima senza il corpo, né il corpo senza l’anima, affinché difendendosi l’uno con l’altra, queste due parti mantengano il loro equilibrio e

Platone

 

 

Ogni bambino ha il diritto di vivere le tappe della vita, tutte le tappe. Purtroppo per molti non è così, le cronache sono piene di notizie su bambini che troppo presto devono abbandonare i giochi d’infanzia per entrare nel mondo degli adulti.

Violetta è una bambina spensierata che cresce in una modesta famiglia del sud, il padre pescatore, strappato troppo presto a questo mondo, lasciando la madre ad affrontare la vita con il dolore nel cuore.

 

Violetta ebbe la necessità di crescere in fretta; abbandonò prima del tempo il ruolo di bambina, ancora adolescente era già grande. Un pensiero costante occupava la sua testa, prendersi cura di sua madre, non poteva certo abbandonarla. Avrebbe rischiato di offrirla in pasto ai giudizi diffamanti della gente. Boicottò la sua stessa esistenza per lei, smise di sognare, cosciente che perfino i sogni sarebbero stati troppo, si accontentò del poco per non cadere nel nulla

 

Ma quando anche la madre muore, Violetta tenta di cambiare la propria vita, e accetta la proposta di un coetaneo che ha trovato fortuna al nord.

In un primo momento sembra davvero che tutto possa filare nella giusta direzione, ma la vita ha in serbo ancora molte prove e Violetta resta, suo malgrado, coinvolta nelle scelte sbagliate dell’uomo che le dà ospitalità.

 

Sappiamo della tua ospite, una donna, una tua compaesana, per giunta molto bella. Bene, caro ragazzo, questo è il punto: passala a me, nella nostra scuderia, lavorerà per noi sino a quando non avrà raggiunto l’importo del tuo debito… poi… poi si vedrà.»

 

Di certo non si sarebbe mai aspettata di essere iniziata alla prostituzione da persone senza scrupoli che hanno come unico scopo il guadagno economico.

 

 Solo quando Violetta si vide immersa nel fumo denso tra il bagliore delle luci rosse; solo quando i corpi seminudi delle ragazze si sfregarono sui peccaminosi pali di acciaio; solo quando il puzzo insopportabile del sudore dei clienti le fece rigurgitare il cibo non digerito che dal fondo dello stomaco risalì sino alla gola; solo allora capì di essere precipitata nell’ultimo girone dell’inferno.

 

Droga e alcool riescono in quello che le minacce non sono riuscite e Violetta, contro la sua volontà, si ritrova a subire attenzioni di clienti ai quali non si sarebbe mai concessa, a differenza delle sue compagne di viaggio. Il suo stato d’animo è tale che a quella vita preferisce la morte che molte ragazze nella sua stessa situazione le prospettano, se non comincerà a ubbidire ai vari uomini che ne rivendicano la proprietà.

 

Appena tre anni dopo, si presentava ancora una volta in una situazione assurda e irreale che mai si sarebbe immaginata. Di una cosa comunque era assolutamente certa: anche a rischio della sua vita, non avrebbe mai ceduto alle richieste intimidatorie dell’algerino. Per nessuna ragione al mondo sarebbe ritornata sui suoi passi, nemmeno quando Imma, insistentemente, la implorò.

 

Tutte queste situazioni mettono a dura prova non solo il corpo, ma anche la mente e lo spirito di Violetta, e anche se dopo la liberazione dall’inferno che da anni era la sua vita, sembra aver trovato la sua pace…

 

Violetta ripose nella nuova famiglia tutta la voglia e l’impegno di ricominciare. Antonio fu la cosa più bella che le potesse capitare in quella assurda storia dove si era andata a cacciare. Una mano tesa all’ultimo istante a un passo dalla fine.

 

…la mente e lo spirito sono più difficile da curare e le cicatrici più profonde, tanto da portare sull’orlo del baratro la nostra protagonista.

 

Aveva rischiato grosso, aveva compiuto il gesto autolesionistico più estremo che una persona possa infliggersi. Consapevole di porre fine al disgusto di un male che da molto tempo la tormentava.

 

Come può Violetta curare le sue ferite, quando nemmeno l’amore della sua famiglia vi è riuscita?

L’Autore affronta un tema scottante, molte giovani donne vengono ingannate da uomini senza scrupoli con il miraggio di un lavoro e una vita migliore, per poi trovarsi per strada, sfruttate e sempre ad un passo dalla morte.

E in poche, dopo l’inferno in terra, trovano la pace e una nuova vita.

Per la maggior parte di loro c’è solo la liberazione della morte.

Quale strada percorrerà Violetta?

Buona lettura

Milena

Oggi il blog consiglia la duologia di Sarah Gilmore, di Fabio Fanelli, un libro per le donne scritto con la sensibilità maschile. Da non perdere!

bunner3.jpg

 

 

Sarah Gilmore: La Custode – VOLUME 1

 

Estratto (1).jpg

TRAMA:

Sarah è testarda, caparbia, coraggiosa e determinata, ma non sa di possedere queste doti fin quando non si scontra con il suo destino: diventare la Custode di un potente Grimorio.
Il suo cuore puro le permetterà di accedere al grande potere che custodisce il libro ma, poco avvezza alla magia e a ciò che ne deriva, riuscirà a fronteggiare gli Oscuri che vogliono conquistare il potere assoluto?
Saprà adattarsi a una nuova vita piena di pericoli ed ostacoli da affrontare?
Che aspettate? Immergetevi nel mondo di Sarah Gilmore.
Amore, Amicizia, Intrigo, Mistero e Magia sono gli ingredienti perfetti per un romanzo che vi stupirà!

LINK DI ACQUITO: https://goo.gl/b78S1n

 

 

Sarah Gilmore: Il potere degli Dei – VOLUME 2

 

Estratto.jpg

 

TRAMA:

Il Grimorio è scomparso, svanito nel nulla.
Sarah dovrà affrontare una nuova avventura, nuovi ostacoli e un nuovo enigma: chi è riuscito a neutralizzare l’incantesimo di protezione della Tenuta?
Talia è intenzionata più che mai ad ottenere quello che desidera.
Nuove responsabilità attendono Sarah, che potrà fare affidamento solo sul suo istinto.
E’ ora di crescere, è ora di diventare la Custode che tutti si aspettano.

LINK DI ACQUISTO: https://goo.gl/LAVFn1

AUTORE: FABIO FANELLI

GENERE: FANTASY YOUNG

EDITORE: SELF PUBLISHING

 

“Pulp napoletano” di Vincenzo Carriero, Mezzelane editore. A cura di Alessandra Micheli

51D+rJVai6L.jpg

 

 

Ho potuto apprezzare la genialità di Carriero nei suoi lavori, che, lo ammetto, mi hanno sempre strappato un pezzo di cuore.

Nella sua ironia tutta napoletana la sua sensibilità mascherata da guascone ria, riesce a tracciare le più recondite note dell’animo umano su un foglio che regala, senza paural, a noi tutti.

Non si prende sul serio Carriero, neanche quando racconta i drammi, quando denuncia, riesca sempre a colorare il buio di ironia. Ma lungi dal rendere i suoi silenziosi urli poco incisivi, dona a loro la forza indomita della tempesta.

E oggi con Pulp napoletano non si smentisce.

Pulp è un termina che ricordiamo e ci solletica la mente grazie a straordinari film decadenti come il famoso Pulp fiction. Pulp il termine che indica la produzione letteraria o cinematografica caratterizzata dal alone del popolare, cosi come richiesto da artisti di nicchia quale il nostro Pasolini.

Vi ricordate il pianto della scavatrice?

E’ sicuramente la mia poesia preferita, laddove tra fango a umanità sporca abbruttita, Pierpaolo riusciva a trarre a se la vera essenza della poeticità, quella di rendere la vita più leggera, estrapolando emozioni autentiche e non ingabbiata nelle rigidi leggi della teorica e senza la briglia della tecnica.

Ecco cos’ il pulp.  Con la sua esasperazione del sensazionale riesce davvero a darci un idea della pateticità dei nostri mille, angosciosi difetti. E’ con quest’eccesso che possiamo riconoscere quei minimi, ossessivi comportamenti che creano disordine e disastri.

Minimi perché cosi nascosti in fondo alla nostra coscienza da essere identificati con i famosi residui paretiani. Quelli che in fondo danno forma e struttura alle nostre azioni.

Ecco che di popolo si tratta.

Ma non dei grandi slanci etici tanto amati dall’apologia, ma quelle minuzie che come sanguisughe succhiano la linfa vitale che rende la vita degna di essere vissuta.

Eroi non eroi, svuotati e sconfitti da un mondo in tre D.

E’ un libro sul pericolo che la finalità cosciente, oramai insinuata nei meandri del nostro vivere, tende a prometterci beffarda, la realizzazione del nostro personale mondo ideale.

Anche il bravissimo Peter Gabriel cercava il suo regno segreto in Secret World capace di trasportarlo oltre la banalità, la noia e lo stantio ripetersi di gesti senza senso, laddove anche l’amore e l’atto supremo in cui esso si esprime, viene commercializzato e banalizzato.

 La situazione “ideale” diviene quindi il paradiso perduto unica fonte di felicità unico luogo in cui la soddisfazione di bisogni istinti e impulsi può essere garantito. Dove l’equilibro è possibile in quanto, appunto, domino dell’irreale e del transitorio.

Nella vita concreta, infatti, esistono le due diverse forze che danno origine alla vita, la tendenza al disordine (entropia) e la volontà di ordine(omeostasi) è i loro scontro che dà il movimento necessario affinché la mobilità sconfigga la stasi. E sappiamo oramai che stasi è uguale e morte.

Sono felice a patto che” è la frase che echeggia per tutto il testo, abbracciando le pulsioni più lecite e innocue a quelle più malsane.

Carriero è fondamentalmente un fine psicologo e nei suoi testi noni può non affrontare con la spada tinta di inchiostro il difficile compito di descrivere lo spazio interiore di ciascuno, dando una sbirciata ai meandri occulti di una mente che a stento conosciamo, che però desideriamo sperimentare e magari rinchiudere nelle nostre teorie tanto comode e rassicuranti. Ma la differenza il precedente testo “Una giornata Bestiale” è evidente e interessante. In questa sua fatica si stacca parzialmente dall’ambiente fisico. Intendiamoci. Siamo sempre nel contesto campano, ma per la particolarità delle descrizioni psicologiche potremmo essere ovunque.

Tolto il dialetto, il testo è applicabile a ogni psiche.

Del resto il linguaggio usato non è che  l’intromissione del Narratore che tenta di smitizzare e sdrammatizzare l’orrore tramite l’escamotage dell’ironia, che per ironia della sorte ha l’effetto opposto, contrario e voluto di accentuarlo.

Diffidenza, abbandono, noia, asocialità, grigiore, paure del tempo che passa, apologia del potere, voyeurismo ecco radunati tutti i mali del nostro vivere che ci scorrono davanti con immagini inesorabili che inchiodano il lettore e lo rendono partecipe di una decadenza di cui è, effettivamente, complice.

Complice perché lungi dal ricercare la felicità con poco e con armonie semplici e immediate, si cerca l’acme dell’emozionalità, il picco sempre più alto capace di far scorrere l’adrenalina.

E cosi la scena iniziale, quasi irreale, (il rito di preparare il pomodoro in casa, con tutte le conseguenze simboliche del gesto, invito a tal proposito di leggere la recensione di Vito di Taranto N.D.R.) appare come un ricordo sofferto di un antico spazio sociale, dispensatore di significati, di valori contadini con la sua accettazione e venerazione per il ciclo vitale di nascita morte vita, laddove i nemici si abbracciavano e si influenzavano a vicenda, creando un flusso di energia che riusciva a colmare cesure e vuoti.

La morte e lo scorrere del tempo non erano affatto temuti, ma anzi celebrati e forse attesi, come compimento di un lungo e faticoso ma bellissimo viaggio umano.

Al di la della soglia non esisteva inferno né cinereo, esisteva il mondo in tutto il suo splendore,speculare la nostro e che con il nostro intesseva un dialogo fatto di lievi sensazioni e sogni.

Ma siamo nel post moderno, fatto di terrori, in cui esseri umani spaesati vagano in cerca di appigli e di certezze.

E qual è oggi l’unica certezza possibile?

Non l’accettazione, la solidarietà, ma il potere e la sottomissione.

Ecco che feroci essenze arcontiche,, che malevole invadono uno spazio sociale già tentennante e ferito, rimasto orfano dove, al posto della collaborazione, si manifesta l’apparire sempre e comunque, unico mezzo per sentirsi vivi, per sapere di esistere.

 Ma è quell’apparire che uccide l’essenza e la forma a cui essa stessa da forza.  Non si sopravvive più con il ricordo, con l’esempio, con il perpetuarsi della tradizione rinnovata dal pensiero.

Si sopravvive in un’immagine sfocata, in un video, in un atto che sfida le leggi a cui più non crediamo. Ed è questa sfida, come moderni icari bruciati dal sole, che noi giornalmente perdiamo, perché il Dio Ecologico, quello che struttura il nostro reale, non si può beffare.

E si rivolterà sempre contro chi osa erigersi a dominatore.

L’elemento del mosaico che si ribella al mosaico stesso, non fa che generare la controreazione atta a mantenere la sopravvivenza dell’organismo stesso. Come virus verremmo annientati dalle stesse forze che pensiamo, erroneamente, di violentare per piegarle ai nostri fini.

Ecco che i protagonisti di Pulp tentano di sfatare il mito della redenzione. Non c’è nulla da redimere perché non c’è nulla da perdere.

Si redime chi desidera tornare tra le braccia di un idea che è il suo porto sicuro. Se non c’è nulla se non un immenso egoico delirio non ho nulla da “salvare” o da riscattare.

Ecco la parabola dell’uomo che vuole divenire Dio, soltanto cosi potrò avere riparazione dei torti, potrò ottenere il posto che mi spetta nella società e potrò superare le mie insicurezze. Non sarà più dolore come spinta per poter attraversare la soglia oscura, quella che si permetterà di penetrare su un diverso piano percettivo.

Ci sarò solo io, solo e disperso.

Ci sarò solo io in eterna assuefazione dell’apparire.

Ci sarò solo io in perpetua condanna verso il riscatto “Tanto ho sofferto, tanto devo prendere”

E prenderò ancora, e ancora fino ad annullarmi del tutto in quest’insana ricerca.

Non ci sono né vincitori né vinti in questo testo.

C’è solo il racconto di anime che non sanno abbracciarsi, solidarietà spezzate, empatie rinnegate.

Emozioni che non ti rendono integro, perché essere integro significa osare guardarsi allo specchio e ammettere il proprio personale fallimento.

Che Pulp possa farvi rabbrividire e magari spingervi a scegliere una via diversa.

Laddove l’essere è più importante della forma.

E dove la forma può essere plasmata soltanto dall’essenza dell’essere.

E se dentro non affrontiamo i demoni, non li guardiamo fissi per poi partire in cerca di un’altra realtà, non ci accorgiamo del disastro: siamo oramai divenuti parte di quella nube tossica creata dal male.

Siamo demoni noi stessi inconsapevoli di esserlo.

Torna l’autunno con i sui brillanti colori e torna anche lei, la sfavillante Connie Furnari con la sua nuova fatica ” Sweet Whispers”.

Connie Furnari, Sweet Whispers.jpg

 

La bocca di Tyson si attaccò alla mia, con un bacio violento e passionale, che mi lasciò senza respiro.

Che sembrò durare un’eternità.

Chiusi gli occhi e mi persi fra le sue braccia, inspirando il suo profumo da maschio, che mi era sempre piaciuto così tanto, che mi aveva sempre fatto perdere la testa.

«Non sopporto che un altro ti tocchi» chinò il capo sulla mia spalla, premendo ancora il suo corpo contro il mio.

Avrei voluto dire qualcosa, avrei dovuto reagire, ma non ce la feci. «È sbagliato» riuscii soltanto a sospirare, a malapena. «Non possiamo farlo, Tyson.»

«Se è così bello, non può essere sbagliato» la sua bocca scese sul mio collo, con delicatezza. I suoi baci, continui, intensi, mi fecero tremare.

Afferrò i miei polsi e mi spinse contro il muro, intrappolandomi come aveva già fatto, in modo che non potessi scappare via da lui.

Sapevo che il suo abbraccio era una trappola.

Tyson era pericoloso, un cattivo ragazzo che quando ti afferrava non ti lasciava andare, finché non aveva avuto ciò che desiderava.

«Che cosa vuoi da me?» gli domandai, con un filo di voce. Oramai non riuscivo più a muovermi. Ero ipnotizzata dal suo sguardo, che mi penetrava.

«Lo sai, cosa voglio» le sue labbra carnose sorrisero, e compresi, per la prima volta forse, che era la stessa cosa che volevo anche io.

Il desiderio ci accomunava entrambi: era sempre stato quello di possederci a vicenda, e stavamo per realizzarlo. Volevo Tyson, e anche se era sbagliato, la cosa più proibita che avessi mai osato fare, non avrei mai smesso di desiderarlo.

 

 

L’estate è oramai finita, e Megan è felice di rivedere le sue migliori amiche, la snob Sharon e l’irriverente Tara, prima dell’inizio dell’ultimo anno di liceo.

Deluse, nello scoprire che Megan è rimasta la solita sognatrice, le sue amiche le propongono una sfida: mettersi con un ragazzo.

La scelta è facile, Megan non ha dubbi. L’unico ragazzo con cui lei potrebbe stare è Martin, il suo amico di infanzia, da sempre innamorato di lei, e il motivo è semplice: non potrebbe mai costringerla a fare qualcosa controvoglia.

La storia tra Megan e Martin procede nel migliore dei modi, fra passeggiate al chiaro di luna e momenti romantici, finché non iniziano le lezioni scolastiche.

Al liceo, Megan conosce Tyson, il nuovo ragazzo di Sharon, che la sua amica ha conosciuto in vacanza, il quale si è trasferito da poco nella loro città, a Pottstown.

Tyson è diverso da qualsiasi ragazzo Megan abbia mai incontrato e comincia a fare strage di cuori.

Tatuato, occhi verdi e penetranti, sfrontato.

Sentendosi subito attratta da Tyson, Megan mette a tacere i propri sentimenti sentendosi in colpa, sia per rispetto di Martin che per Sharon.

Quando scopre che Tyson ha sempre tradito Sharon, decide di parlargli, e tutto crolla. Perché gli occhi verdi di Tyson, così magnetici, la fanno subito cadere ai suoi piedi.

Megan capisce che è solo Tyson Kendall l’unico ragazzo con cui lei potrebbe vivere il suo primo e vero amore.

E che tutto quello che lei vuole, al contrario di ciò che ha sempre pensato, è un cattivo ragazzo.

Il primo bacio tra Megan e Tyson, passionale e intenso, dà inizio alla loro piccante e segreta storia d’amore, tra gelosie e bugie, ripicche e inganni, incontri clandestini e attimi rubati.

 

Un romance che parla di un amore al peperoncino, con una protagonista romantica e sognatrice, e un Bad Boy ironico nei momenti opportuni e mascalzone al punto giusto.

Solo quando ami chi non dovresti amare, hai davvero il coraggio di cambiare.

 

 

 

Pagina dell’autrice:

https://www.amazon.it/Connie-Furnari/e/B00MX4Q6JU

 

L’autrice

Connie Furnari è nata a Catania. Laureata in lettere, appassionata di cinema, pittura e film d’animazione, ha pubblicato con varie case editrici, in self publishing e ha vinto diversi premi letterari.

È una scrittrice multi-genere, predilige scrivere il fantasy e il paranormal, ma si dedica anche al romance, al thriller, alla narrativa per bambini e ragazzi, e ad altri generi letterari. Tutte le sue opere sono facilmente reperibili on line, sia in digitale che in cartaceo. Vive tra centinaia di libri e dvd, ed è presente nei social network. Ama leggere, disegnare manga, e dipingere quadri.

Il suo blog è www.conniefurnari.blogspot.it

La sua email è conniefurnari@hotmail.it

 

I suoi contatti:

Facebook https://www.facebook.com/connie.furnari

Twitter https://twitter.com/ConnieFurnari

Google https://plus.google.com/u/0/103699863171118444251

Instagram https://www.instagram.com/conniefurnari/

Wattpad https://www.wattpad.com/user/ConnieFurnari

Goodreads https://www.goodreads.com/author/show/5427460.Connie_Furnari

Linkedin https://www.linkedin.com/in/connie-furnari-38328152/

Tumblr https://conniefurnari.tumblr.com/

 

I suoi romanzi sono disponibili in edizione digitale e cartacea, su tutte le piattaforme, tra cui:

Amazon https://www.amazon.it/Connie-Furnari/e/B00MX4Q6JU

www.amazon.it/s/ref=dp_byline_sr_ebooks_1

goo.gl/IWIeUD

Google Play https://play.google.com/store/books/author?id=Connie+Furnari

iTunes https://itunes.apple.com/it/author/connie-furnari/id611541436

Kobo https://tinyurl.com/FurnariKobo

 

 

Dati libro

 

Genere: Romance

Romanzo autoconclusivo in volume unico

Disponibile su Amazon Kindle Unlimited

Link d’acquisto https://www.amazon.it/dp/B07HDWCDR6/

“Lettere a un amore rubato” di Elisabetta Barbara De Sanctis. A cura di Micheli Alessandra


lettere a un amore rubato.jpg

 

 

Letteratura e musica per me sono compagne e sorelle.

Ogni libro che assorbo, spesso lo identifico con una canzone specifica; una colonna sonora che è voce del testo stesso, e che mi conduce nelle pieghe segrete nascoste tra le pagine.

E la lunga, sofferta, lettera di Elisabetta non può che richiamare alla mente una canzone di Roberto Vecchioni:

 

Quando continuerà
Il tempo dove tu manchi,
Senza nostalgia
Di strofinare i tuoi fianchi;
Quando ti fermerò
Tra i due miracoli
Di averti amata e perduta,
E li ti schiaccerò
E li sarai finita…

Quando di questo amore
Saranno sparse le foglie,
E morirà l’orgoglio
Nel mio inventario di stelle;
Quando ti avrò battuta,
Cacciata sulla luna,
Dimenticata per sempre
E avrò cantato il giorno
Che tu non sei più niente…

Verrà la notte e avrà i tuoi occhi,
Verrà la notte con i tuoi occhi.

Io viaggerò l’inverno
Io giocherò con il mio cane;
Mi vestirò di nuovo
Sentirò sete e avrò fame,
Quando aprirò la stanza
Dov’ero chiuso a chiave
Fra le tue immagini spente
E sarò “io”: quel giorno
Che non sarai più niente…

 
Quanti di noi hanno aspettato invano un abbraccio, un impegno, o si sono fatti rubare l’amore dal suo miraggio?

Quanti hanno aspettato, in una notte di pioggia, che un sogno risplendesse negli occhi dell’altro?

Distese infinite di amori nati dall’illusione, e morti nella rabbia dell’essere stati ingannati da sé stessi; da quella pazza, assurda, voglia di appartenere ad altri, piuttosto che a noi stessi.

È così che ci poniamo a eterne bambine, in grado di abbigliare bambole inermi coi vestiti che la società ci convince siano adatti; gusci che di cuore non hanno nulla ma abbondano di bellezza esteriore. E noi, impegnate in questa recita infinita, perdiamo piano piano un pezzo di ciò che siamo.

Colui che ci ammaestra a essere crocerossine, a dire sempre di sì, è chi ci deruba davvero dell’amore.

Perché nessuno ci insegna che la vendetta di essere felici, nonostante il dolore di perdere, può essere una stella brillante da appuntarsi con orgoglio sul petto?

Che si deve un po’ morire quando si perde qualcuno perché questo sacrificio è necessario per poter rinascere?

Ci plasmano e ci convincono ad aspettare sotto la pioggia, a guardare il nostro rigagnolo di sogni correre via sul marciapiede, mentre recitiamo la parte della principessa che si strugge, ubbidiente, che deve riempire otri di lacrime per svegliare il suo principe.

E intanto la nostra anima, superbamente descritta da Clarissa Pinkola Estés come una lupa , si accuccia, si disidrata fino a divenire uno scheletro aggredito dalle tempeste.

E invece noi dovremmo cantare e ballare su queste ossa. Intessere la magia che ci riporta in vita, che riveste di carne e sangue quel patetico relitto consumato.

Dovremmo correre estasiate inseguendo l’odore del maestrale, rompendo ogni schema e ogni ruolo, e urlando alla luna finché la nostra protesta sovrasti il clamore di un dolore che, in fondo, non ci appartiene.

Ci rubano l’amore.

E ce lo facciamo rubare.

Anche essendo consci di essere qualcosa di più che bei visini, e semplici corpi da stringere, perché l’unico vero abbraccio che dovremmo agognare è quello del vento.

Amori rubati… quanti ne ho avuti.

Quante lacrime inutili e quanto livore per aver sperato, e aver tradito me stessa.

E quanto senso di colpa per amare la frase: il miracolo di averti perduto.

Siamo complici di questo ladrocinio.

Così consenzienti da aprire con uno scatto ferino le porte della nostra anima:

 

perché noi donne quando amiamo, amiamo per davvero

non ci risparmiamo

non sappiamo amare a metà, o quando ci fa comodo, o solo quando ne abbiamo bisogno.

 

Siamo lacrime scese dagli occhi di un Dio che, per amore, si è dissolto in mille pezzi originando noi e l’universo che ci contiene.

Che ci ospita come madre amorevole.

Noi donne ferite, e al tempo stesso così vive, come se quel sangue che sgorga dalle cesure fosse la linfa con cui nutriamo il terreno, per allignare nuovi sogni e nuove speranze.

È da lì che anche noi rinasciamo, in quell’utero fatto di dolore e di rassegnazione, come farfalle antiche ma giovani.

Un amore rubato ci insegna, nell’atrocità di quel taglio, cosa deve morire e cosa no. Ci fa comprendere che noi siamo di più di quello che ci hanno insegnato a essere. Frantumarci ci dà la possibilità di formare un’altra donna. Con un altro viso.

E un’altra anima.

Un amore rubato, in tutto il suo decadente splendore, a volte è la nostra più autentica, inconsapevole, salvezza.

 

E non si è soli quando un altro ti ha lasciato
si è soli se qualcuno
non è mai venuto
però scendendo perdo i pezzi sulle scale
e chi ci passa su
non sa di farmi male
ma non venite a dirmi
adesso lascia stare
o che la lotta in fondo deve continuare,
perché se questa storia fosse una canzone
con una fine mia,
tu non andresti via

 

Vi auguro che il dolore vi parli e che la sua voce possa divenire compagna soave, mano premurosa ad asciugarvi il viso. Che vi fornisca ali per volare via da un mondo che in fondo ci vuole meno fate e più ninnoli.

A te, che mi hai lasciata a pezzi sulle scale, io oggi regalo il mio sorriso, la mia voce e il mio avercela fatta.

A te regalo la mia indifferenza e il mio rancore, ma regalo anche il mio esempio.

Amare è crescere, rompersi è rinascere. Restare sull’uscio per paura e non affrontare mai il crollo è il modo migliore per morire dentro.

Le mie cicatrici risplendono all’incanto delle parole di Elisabetta e sanno abbracciare, libere dal pudore, l’infinito cielo che è parte di me.

 

La Triskell edizioni ci propone oggi due nuovi avvincenti libri, “Il prezzo della Redenzione” di Kate McCarthy e “A chiare Linee” di N. R. Walker. Io vi consiglio di non perderli!

url

 

 

 

Il prezzo della redenzione di Kate McCarthy 

 

image002[1].jpg

Sinossi:
Ryan Kendall è un uomo spezzato. Ha conosciuto la sofferenza, la violenza e il dolore della perdita. Sa cosa vuol dire aver deluso chi aveva bisogno di lui. Ma la sofferenza non cancella la voglia di fare sua l’unica cosa che non può avere: Finlay Tanner. Il suo sorriso è dolce e il suo futuro luminoso. È la ragazza con cui è cresciuto, la ragazza che ama, la ragazza che protegge dal mondo, e da se stesso.
A diciannove anni, Ryan parte per arruolarsi nell’esercito australiano. Dopo anni di addestramento diventa un soldato del SAS e viene inviato in guerra in Afghanistan. Il suo reggimento è coinvolto nelle missioni più pericolose che un soldato possa affrontare. Ma non importa quanto sia lontano, o quanto sia duro combattere, il bisogno di avere Finlay accanto a sé non l’abbandona.
Tornato a casa dopo sei anni, gli basta uno sguardo per sapere che non potrà più vivere senza di lei. Ma a volte l’amore da solo non basta a guarire le ferite. A volte le persone come lui non possono essere guarite, e le persone come Finlay meritano più quanto si è in grado di dare loro. Questa storia parla di guerra e sacrificio. Di legami e amicizia. Di quanto la vita sembri a volte accanirsi proprio su chi sembra più forte. Di quanta sofferenza provochi stare lontano dalla persona che si ama. E di come la battaglia più dura che un uomo possa affrontare è quella per salvare se stesso.
Consigliato a un pubblico maturo per il linguaggio e i temi trattati.

Dati libro 

Data di pubblicazione: 20 Settembre

COLLANA: ROMANCE
Titolo: Il prezzo della redenzione
Titolo originale: Fighting Redemption
Autrice: Kate McCarthy
Traduttrice: Maria Iavazzo
ISBN EBOOK: 978-88-9312-434-8
Genere: Contemporaneo
Prezzo Ebook: € 5,99

 

 

Chiare linee di N. R. Walker

image003[1].jpg

 

 

Trama:
Quando alcune linee perdono nitidezza, altre diventano cristalline.

Innamorati persi l’uno dell’altro, Thomas Elkin e Cooper Jones decidono finalmente di dare una possibilità alla loro relazione.
Quello a cui non sono preparati, però, è il dover far fronte alla reazione delle loro famiglie, che invece vogliono si separino. Entrambi impareranno presto quali siano le linee guida che ci definiscono. E che, a volte, se alcuni contorni appaiono sfumati, altre linee diventano improvvisamente chiarissime.

 

 

Dati libro

Data di pubblicazione: 12 Settembre

COLLANA: RAINBOW

Titolo italiano: A chiare linee
Titolo originale: Clarity of Lines
Serie: Thomas Elkin #2

Autore: N. R. Walker
Traduttrice: Grazia di Salvo

ISBN EBOOK: 978-88-9312-431-7

Lunghezza: 134 pagine
Genere: Contemporaneo

Prezzo Ebook: € 3,99

Amate lo steampunk? Desiderate un libro ironico e al tempo stesso profondo? Non potete non leggere il geniale “Caligo” scritto da un geniale Alessandro Scalzo edito da una strepitosa Vaporteppa di Antonio Tombolini editore. Davvero da non perdere!

618Uq2bVDUL

 

 

Sinossi

Repubblica di Zena, Italia, 1912.
Barbara Ann ha quasi diciassette anni e un seno che se crescerà ancora diventerà davvero imbarazzante. Ma questo non è il suo problema principale: da alcuni mesi soffre di forti emicranie e allucinazioni. E uno zombie vuole divorarle la faccia.

Cosa c’è nella testa di Barbara Ann? E come si collega alla morte di suo padre, il colonnello Axelrod, il primo uomo a mettere piede su Marte nel 1894, ossessionato dalla ricerca di qualcosa di ignoto fin da quando ritornò dal Pianeta Rosso?
E cosa vuole Michele, quel bel ragazzo biondo col cappotto che puzza di piscio? Barbara Ann si troverà immischiata in un gioco internazionale tra Inghilterra, Austria e il protettorato inglese di Zena… e intanto, chi si preoccuperà dei suoi criceti?

Un’avventura Steampunk spruzzata di commedia sexy con mech, zombie e scafandri potenziati, in una Genova del 1912 che non è mai esistita.

[La prima avventura di Barbara Ann, romanzo Steampunk con 5 illustrazioni interne, collana Vaporteppa, 62.400 parole, circa 211 pagine]

 

Dati libro 

  • Formato:Formato Kindle
  • Dimensioni file:3423 KB
  • Lunghezza stampa:194
  • Editore:Antonio Tombolini Editore (16 giugno 2014)
  • Venduto da:Amazon Media EU S.à r.l.
  • Lingua:Italiano

“Formule mortali” di Francois Morlupi, Edizioni Croce. A cura di Alessandra Micheli

mortali.jpg

 

 

Una mia cara amica, provetta psicologa, ama definire la mia personalità come dualistica. Da una parte c’è il richiamo inconscio e molto forte verso il mondo del numinoso, del sovrannaturale che acquieto immergendomi nelle storie del folclore tradizionale e nell’antropologia religiosa, quella che si occupa delle tradizioni magiche dei vari paesi. L’altra, più spiccata fa continue profferte d’amore alla scienza, considerata l’unica vera magia.

 Queste due parti lungi dal’interagire con una certa animosità hanno finito per darsi la mano complici, fondandosi in una peculiare epistemologia che considera le due discipline sorelle e profondamente legate una all’altra. E questo riferimento si basa sulle teorie batesoniane che proponevano una terza via tra materialisti atei e religiosi spiritualisti che si situava su un confine, labile e ricco di prospettive teoriche, definito Regno del Dio eco.

Insomma, né sovrannaturale né meccanico, ma anzi una sorta di flusso costante in grado di nutrirsi di entrambe le discipline fondandosi in un qualcosa di nuovo e intrigante. E in tal senso ho iniziato a considerare l’esoterismo e la magia, una sorta di scienza ante litteram, spesso ancora da dimostrare ma con un substrato ben preciso in grado di far riferimento agli sforzi intellettuali del buon vecchio Einstein. Grazie alla sua teoria della relatività, che ha dato via poi alla concezione dei multiuniversi, delle stringhe e dell’effetto farfalla, i presupposti esoterici sono sdoganati dal regno dell’illusione e posti con orgoglio e giubilo sul trono della scienza. Ancora molto c’è da scoprire e dimostrare, persino il nostro cervello è terreno di continua meraviglia, persino il nostro universo è fonte di splendore e di riverenza.

Basti pensare alla scoperta dei numeri di Dio.

Non li conoscete?

Provvediamo subito

Secondo il meraviglioso saggio edito da Mondadori di John D. Barrow “I numeri dell’universo”:

 

i più recenti risultati della ricerca scientifica hanno portato all’identificazione di  quei numeri misteriosi che stanno alla radice di tutti i fenomeni del mondo e ne determinano il ripetersi sempre uguale. Sono i numeri dell’universo quei valori che ne definiscono l’intensità della forza di gravità e del magnetismo, la velocità della luce o la massa delle più piccole particelle di materia.

Fantastico no?

In sostanza il nostro universo, composto da formule matematiche precise (come sosteneva il mio vecchio professore di chimica) è formato da costanti regolari e meravigliose che per un disegno puramente divino, restano regolari e costanti.

Ed è questa loro “Costanza” che dà una forma invece che un’altra, che rende ogni universo peculiare e unico.

Frutto del caso o di una grandiosa energia divina?

Sono domande che mi affascinano.

 Tutto è matematica, il suono, e con esso il verbo, addirittura la musica tanto che una traduzione della bibbia parla non già di verbo ma di suono.

Insomma tutto sembra nascere da una sorta di arcana melodia che noi inconsciamente o consciamente ripetiamo quando ci lasciamo cullare da litanie, dalla musica o addirittura dal regolare reiterarsi di parole come preghiere e filastrocche.

La matematica e le leggi della fisica regolano ogni nostro passo, alcune sono straordinarie e evidenti, altre occhieggiano beffarde invitandoci a rincorrerle. Ecco perché in questo mondo in cui in fondo, domina l’oligarchia e il fondamentalismo, pensare a un mondo non più dicotomico ma unico e organico, dai diciamola questa orribile parola MONISTICO, spaventa chi, di quelle certezze rigide e fallaci ha costruito il suo mondo.

Ma, direte voi, cosa centra questo con il  libro?

E’ un altro vaneggiamento alla Micheli, tanto per spandere narcisisticamente la sua cultura?

Ovviamente sì, se posso far proseliti lungo la strada che venera una scienza diversa e appiattisce la superstizione. Ma è anche l’argomento portante del testo di Morlupi.

Formule mortali prende il suo avvio da questa lotta intestina e fratricida tra concezioni simili ma mostrate come nemesi una dell’altra: Dio e Scienza.

Chi venera la scienza rifiuta Dio, considerato un ostacolo alla ricerca scientifica. E chi venera Dio odia la scienza, considerata un ostacolo del regno divino in terra

 

Così in cielo così in terra

Come in alto così in basso

Eppure in questo mortale scontro che è l’anticamera del male, si  scordano i contendenti che i migliori scienziati, quelli che oggi venero e ammiro  erano in fondo, esoteristi.

 Come non ci credete?

Vi faccio alcuni nomi.

Newton era un alchimista.

Pitagora ad  esempio.

Paracelso, il famoso medico, appresa (secondo quanto riporta la sua biografia) le arti dalle guaritrici di campagna.

E di Galileo ne vogliamo parlare?

E di Michelangelo Lanci famoso linguista?

E Keplero appassionato di astrologia?

Boyle era un appassionato di teologia

Franklin era un massone

E per finire, il mio amato Albert Einstein era profondamente al mistero:

 

Il sentimento più bello che possiamo provare è il senso del mistero. E’ la fonte di ogni arte autentica, di ogni vera scienza.Colui che non abbia mai conosciuto un tale sentimento, che non possieda il dono di meravigliarsi, tanto varrebbe che fosse morto, giacché i suoi occhi sono chiusi” 

In questo orribile dramma, lo stesso a cui Gregory Bateson tentò di porre, rimedio rischiando di essere tacciato come folle e pazzo, ognuno si identifica con la sua ideologia, come se essa potesse assicurare quella certezza che, il nostro vivere in fondo rifiuta. Perché siamo foglie al vento, siamo bambini smarriti in una notte senza stelle, siamo Adami ed Eve cacciate dal paradiso.  Siamo capitati in un mondo ignoto da leggere e interpretare, da abbellire con le luci delle torce o di un sole che ci sembra così maestoso da renderlo un dio.

Noi uomini che consideriamo il Sabato (ossia le ideologie ferree e perniciose) più importante dell’’uomo abbracciando una vita di non empatia e di non compassione, tanto da renderci veri e propri agenti del male.

E sapete cos’è il male?

Il non considerarsi parte di questo mosaico interconnesso e spaventosamente bello.

Terribilis est locus iste

Terribile luogo ma degno di venerazione e rispetto. Fonte di sogni e incanti, ma anche di  atti reali che sperimentano e perché non compiono l’esperienza del dolore. E in questi due schieramenti uniti dalla violenza e dal sangue, il nostro autore inserisce gli Uomini.

Uomini che vivono con quella volontà di non cedere all’orrore anche se dallo stesso ne verranno toccati, blasfemamente toccati. E mentre le sterili liti intellettuali compiono il loro tetro rito, gli uomini, quelli veri, continuano a sperimentare la vita, essendone sopraffatti ma rialzando sempre quella testa dal viso striato di lacrime, con una sorta di assurda volontà di

Morire con un fucile in mano.

Ansaldi, Eugeniè sono gli eroi più emozionanti che abbia mai incontrato, così come i loro colleghi, si battono con l’ignoto, pur toccando il fango. Non muoiono neanche quando il male tenta di tranciare le loro anime.

Vivono perché, eh si sembra banale, non si arrendono.

Sanno che chi guarda nell’abisso ne viene risucchiato. Ma non lo permetteranno mai, perché hanno appreso che basta solo un passo falso per finire in pasto ai propri demoni.

Ma sanno anche che il demone può essere anche un elemento divino.

Sta a noi scegliere che identità dargli.

Sanno cosa significa lottare per un giorno solo di serenità e se la stringono forte al petto.

E di fronte a tanta vita, quella fatta e intessuta dal dolore, le sterili discussioni appaiono assurde.

Patetici tentativi di chi, di questo dono ne ha terribilmente paura.

A volte è più amante dell’esser uomo chi vive zoppicando e tenta a suo modo di rompere la paura dell’ignoto anche con piccole ossessioni.

Perché come racconta vecchioni

 


Gli uomini son come il mare: L’azzurro capovolto Che riflette il cielo;
Sognano di navigare, Ma non è vero.

Il cielo capovolto. Vecchioni

Siamo fatti più degli angeli e coronati di gloria e stelle.

 Siamo capaci si di bassezze oscene ma anche di grandi gesti.

Siamo imperfetti ma al tempo stesso perfetti.

Siamo come siamo, ma siamo soprattutto carne e sangue e dopo idee. E le idee non dovrebbero  mai, e sottolineo mai, essere più importanti del nostro sangue.

Nessuna idea, nessuna ideologia dovrà mai sottomettere la nostra umanità che non è altro che la capacità di provare emozioni.

Qualsiasi emozione ci invada.

Dio e la scienza non sono altro che sfaccettature di un immenso diamante chiamato uomo, quello che in fondo, deve godere non della meta ma del viaggio.

 

Non scendere”, mi dici, continua con me questo viaggio e così sono lieto di apprendere che hai fatto il cielo e milioni di stelle inutili come un messaggio, per dimostrarmi che esisti, che ci sei davvero. Ma vedi, il problema non è che tu ci sia o non ci sia il problema è la mia vita quando non sarà più la mia, confusa in un abbraccio senza fine, persa nella luce tua, sublime, per ringraziarti non so di cosa e perché. Lasciami  questo sogno disperato d’esser uomo. Lasciami quest’orgoglio smisurato di esser solo un uomo

La Stazione di Zima Vecchioni

 

Sono lieta di dirvi che formule mortali è più di un thriller, di una detective stories.

E’ vita, è umanità e la bellezza di quel grido che dice io sono solo un uomo, ma orgogliosi di esserlo.

Ci mette in guardia dall’orrore celato in noi stessi e di quanto, questo famoso male, si sviluppi dentro di noi, dentro quel vuoto che colmiamo troppo spesso con rigidità mentali, pregiudizi, preconcetti e un’incapacità di lasciarsi cullare dal mondo.

Leggetelo e emozionatevi.

E trovate Dio non nei grandi sistemi filosofici ma nella nascita di un fiore, nel piacere che dà un libro, nell’ammirazione estasiata di un quadro, nella forza di un commissario così buffo, così goffo, ma di una bellezza da far impallidire il sole.