Oggi in uscita il libro “Sperando che il mondo mi chiami” di Mariafrancesca Venturo, Longanesi editore.

download.jpg

 

 

“Il mio tempo è fatto di ore, giorni, settimane che ricominciano sempre daccapo in una danza di passi studiati e consumati dagli anni.
La mia vita non prevede scadenze, non c’è posto per programmi, appuntamenti, rate, agende; è una commedia buffa dove tutto accade all’improvviso.
Ogni giorno la porta di casa si apre, m’incammino incontro a una meta appena intuibile: dal mio punto di avvistamento c’è solo un’idea, un autobus, una mappa, il telefono sempre acceso in attesa di una rotta, un segnale, un’indicazione.
Quando le coordinate arrivano spiego le vele e giro il timone, avanzo con un guizzo impaziente perché arrivare in ritardo si può ma non si dovrebbe.

 

Sinossi 

Carolina Alfieri ogni mattina si sveglia all’alba per andare al lavoro. Indossa abiti impeccabili, esce di casa, sale su un autobus e accende il cellulare sperando che una scuola la chiami. Carolina fa il mestiere più bello del mondo, ma è ancora, e non sa per quanto, una maestra supplente, costretta a vivere alla giornata senza poter mai coniugare i verbi al futuro, né per sé né per i suoi allievi.
Attraverso ore che scorrono in un continuo presente, scandito solo dalle visite a una tenerissima nonna e dall’amore travolgente e imperfetto per Erasmo, Carolina racconta il rocambolesco mondo della scuola, popolato da pendolari speranzosi e segretarie svogliate, e la sua passione per i bambini, che tra sorrisi impetuosi, inaspettate verità e abbracci improvvisi riescono sempre a sorprenderla e a insegnarle qualcosa.
E sarà proprio questa passione a costringerla a imprimere una svolta alla sua vita eternamente sospesa e a cambiarle il destino.
Sperando che il mondo mi chiami è un romanzo poetico ed emozionante sul sapere affrontare le mille sfide inattese che la vita ci offre.

L’autrice

è stata molte cose nel passato: attrice, studentessa di teatro, animatrice, barista, portinaia, commessa e pasticciera. Ora lavora a scuola perché fa la maestra, dove spesso si macchia le dita con la penna perché scrive anche lì. Vive a Roma insieme al marito e alla sua inseparabile cagnolina Babette. Ha scritto libri sul poeta Edoardo Sanguineti, sulla sindrome dello shopping e sul metodo Montessori.

Annunci

“Il piano inferiore” di Cristiano Pedrini. A cura di Raffaella Francesca Carretto.

41GbIGZMgIL.jpg

 

 

È così difficile amare qualcuno?

Ecco come da una semplice domanda, ha inizio tutto….

E come per gli altri suoi libri, anche in questo Cristiano Pedrini non smentisce la sua vocazione di romanziere, capace però di legare a una storia d’amore delle problematiche sociali, e lo fa con il suo solito garbo e la cura nella scrittura dando al lettore la possibilità di godere di una lettura ricca di spunti per l’immaginazione.

Ecco, infatti, che un romanzo di narrativa contemporanea si trasforma, con la delicatezza e la sapienza nell’uso della penna da parte dell’autore, in un mezzo che oltre a raccontare al suo pubblico una storia d’amore senza fronzoli o volgarità, pone l’attenzione anche verso altro. Ed è questo a cui ci ha abituati l’autore stesso nei suoi precedenti, legando ogni sua opera a tematiche attuali e d’impatto. Anche in questo caso ci si trova di fronte a temi forti e importanti come l’uguaglianza, il rispetto per l’uomo e le diversità e la libertà di espressione.

L’insegnante ha detto durante una lezione in una classe che l’omosessualità va condannata e ha citato la Bibbia: “gli uomini che giacciono con gli uomini non erediteranno il regno dei cieli” […] E quando abbiamo preparato il nuovo numero del notiziario scolastico al preside non è piaciuto quell’articolo che argomentava la dabbenaggine del nostro insegnante e ne ha vietato la pubblicazione […] «E quindi?» sorrise Mathis, restituendogli il foglio. «Non può né censurare quello che ho scritto né la libertà di stampa e di opinione…»

E quindi non è solo l’evoluzione del rapporto che nasce tra i protagonisti, Mathis e Charles, a tenere le file del racconto, che si apre anche con uno sguardo attento e particolareggiato sulla trama e sull’ambientazione, mettendo in risalto anche i luoghi e i loro significati, che si percepiscono con forza o che comunque il romanzo stesso riesce a far emergere agli occhi del lettore…

Come pure viene data luce al carattere di Mathis, al suo buon cuore e alle sue insicurezze…

Mathis è un giovane avvocato che ha terminato gli studi di legge e viene assunto per lo stage nello studio legale di un amico di famiglia, per poi passare in un altro studio legale a seguito di un’incompatibilità col precedente datore di lavoro.

«T’interesso a tal punto da architettare tutto questo?»

«A cosa ti riferisci?»

«Mi fai cacciare dal mio precedente lavoro, mi assumi, tenti avances anche davanti a mia nonna, ti scusi per certi tuoi comportamenti inopportuni e ora anche quest’appuntamento… Il tutto nell’arco di trentasei ore! Stai correndo troppo e non dovrei essere io a ricordarlo a un uomo che ha raggiunto una certa posizione con il duro lavoro.»

«Ammetto che a volte mi do da fare per bruciare le tappe, l’ho fatto decine di volte e mi è sempre andata bene, ma cercare la chiave per aprire una porta che è già socchiusa non ha senso, non credi?»

In questo nuovo studio, molto rinomato, Mathis viene relegato in un ufficio ricavato da un magazzino al piano inferiore rispetto agli altri professionisti.

Ma il disagio di Mathis è provocato dal suo nuovo capo che con atteggiamenti provocatori e diretti cercherà in tutti i modi di conquistarlo, e abbattere il muro di insicurezze del giovane Mathis.

D’altro canto Mathis riuscirà a cambiare il modo di pensare di Charles, rendendolo forse meno spregiudicato nella conduzione dei suoi affari e più propenso a dar voce a chi subisce le ingiustizie. Il tutto con l’immancabile happy end per i due protagonisti nell’epilogo del libro.

Sono tante le immagini che si palesano durante lo scorrere del libro, e non solo quelle che concorrono a creare l’ambientazione e la costruzione del rapporto tra i due protagonisti, ma anche la contestualizzazione dell’intero romanzo, dando forma a momenti che possono suscitare svariate emozioni e interpretazioni, tutte dipendenti dalla sensibilità del lettore.

Ambientato negli States, in una Washington nel periodo natalizio, il romanzo tratta certo una storia d’amore tra due giovani avvocati, uno alle prime armi e l’altro fondatore di uno studio prestigioso, ma sviluppa la trama attraverso dei camei che ci introducono a tematiche che si legano alla storia dei protagonisti rendendoli a volte attori principali del contesto, altre volte quasi delle comparse .ù

Mathis si sentiva fiero. Forse quella era una banalità, una semplice diffida, ma era il suo primo vero incarico anche se non avrebbe avuto una parcella.

[…]

Cosa lo stava guidando? Cosa lo aveva spinto a dare un posto a quel giovane e
inesperto avvocato e a stuzzicarlo oltremodo?

Ma anche in questo caso, con questo romanzo l’autore ci aiuta a non fermarci alle apparenze, ad andare oltre sfidando preconcetti e paure…ed evidenziando in maniera intensa e approfondita i sentimenti e le emozioni nei rapporti umani, sia tra i due protagonisti principali Charles e Mathis, sia tra questi e altri personaggi, come la dolce nonna Luise o la preziosa collaboratrice Cristine …

Sua nonna sapeva come rendersi sempre utile e al tempo stesso riusciva a essere schietta.

[…]

«Forse mi sbaglio, ma da quando hai conosciuto Charles hai nutrito la speranza che io e lui finissimo con il frequentarci» osservò il ragazzo cingendo le braccia al petto. «Ho solo la vista più allenata della tua» assentì lei. «Oppure volevi a ogni costo che io trovassi qualcuno con cui creare qualcosa di stabile e duraturo…»

[…]

Luise aprì lo sportello dell’armadietto infilando nello scolapiatti le stoviglie. «Ho molti anni sul groppone e mi piacerebbe che prima che me ne andassi potessi vederti finalmente felice insieme a qualcuno.»

Sono anche ben descritti e resi vividi luoghi e leggende che portano i protagonisti ad associare intimi significati a situazioni che vivono e osservano…

Mathis si avvicinò alla portafinestra e l’aprì. Si appoggiò a essa rimanendo in silenzio davanti al panorama che riusciva a immergerlo in un incanto facendogli dimenticare Washington e tutto quello che vi aveva lasciato

A un tratto notò una figura bianca emergere dalla fitta vegetazione … Era un orso! Un orso con una pelliccia color crema che si stava abbeverando davanti ai suoi occhi.

[…]

Il tempo sembrava essersi congelato, immobilizzando ogni cosa. Chiuse gli occhi respirando profondamente. Persino l’aria sembrava diversa, un mix di fragranze che univa la brezza della foresta, con i suoi infiniti aromi, alla freschezza dell’acqua cristallina.

[…]

«Orsi bianchi? Ah… intendi i Kermode? Sono molto rari e sono una sottospecie dell’orso bruno. Dicono che ce ne siano da due a trecento esemplari e vengono anche chiamati Orsi Spirito» spiegò l’uomo, aiutandolo a rialzarsi. «Orsi spirito?» «Erano considerati sacri dagli abitanti di questi luoghi. C’è una leggenda sul colore del loro pelo»

E anche in questo caso, l’autore mette in bella mostra i sentimenti dei suoi protagonisti, che affiancati da figure minori, ma pur sempre importanti e fondamentali per comprendere gli attori principali, ci pone di fronte alla situazione della messa in gioco delle emozioni

Quello che viene definito lo squalo di Washington perde quasi il suo autocontrollo per esprimere senza remore l’attrazione per il giovane Mathis…

…Bisogna opporsi a ogni ostacolo con pazienza, perseveranza e con voce gentile – citò Charles. – Quelle parole sono lo specchio di una persona che non credevo di poter mai incontrare… Quella persona sei tu, Mathis

[…]

«Lo ammetto, mi piaci, non ho mai creduto all’amore a prima vista, forse tutto questo è solo un’infatuazione, ma…»

« Ma cosa?» sbuffò Mathis. Charles si avvicinò e sollevò il colletto del giaccone del ragazzo. «Non ho mai saputo cosa sia il vero amore per qualcuno … – sussurrò cingendo il suo volto tra le mani fredde, – ma so che tutto quello che provo non posso definirlo solo un capriccio.»

Mathis a sua volta si sente turbato dall’interesse suscitato …eppure, anche lui è lusingato e attratto da quest’uomo che con sfrontatezza e irriverenza e perseveranza gli manifesta un così forte interesse, che va oltre il semplice affetto, e si esprime anche in una forma di gioco della sfida con il giovane avvocato, che resta stupito dall’intraprendenza e irruenza del suo capo che con un continuo “botta e risposta” mette a dura prova la sua pazienza…sino al momento in cui lui riesce ad abbattere il muro di incertezze che Mathis si è costruito attorno.

«Sei troppo nervoso, perché non ti rilassi?» gli sussurrò all’orecchio.
«Rilassarmi? – ripeté voltandosi verso il finestrino – Come potrei? Prima mi rapisci con l’inganno e poi pretendi che stia tranquillo.»

Non è però, come già detto, solo una storia d’amore.

Di fatto le opere create da Pedrini ci mettono di fronte a storie di narrativa contemporanea che toccano anche temi attuali, come l’omofobia, il disagio sociale, nel caso specifico relativo alle difficoltà dei più deboli, come possono esserlo degli anziani, e non solo…perché sono trattati molti temi, insieme, e in questo caso viene anche trattata, se pur in senso lato, la problematica della speculazioni edilizia e delle acquisizioni che portano, e ciò accade realmente, molte persone e soprattutto anziani, a perdere la loro casa, il luogo dove hanno vissuto tutta una vita, e ciò a seguito del moto speculativo di chi si arricchisce attraverso la pratica delle acquisizioni… e di contro osserviamo giovani con voglia di fare ed emergere venendo in difesa di categorie deboli…

Entrano in gioco, come abbiamo detto, in questo racconto breve svariati personaggi che, pur dando il loro contributo alla storia, però a mio parere non hanno una caratterizzazione ben precisa.

A parte Luise, la nonna di Mathis, che viene descritta dal nipote e si rapporta con entrambe i protagonisti, spingendo il nipote ad aprirsi ai sentimenti e perorando quindi la causa di Charles.

Altri personaggi sono accennati e poi tralasciati..ecco quindi che i pochi attori secondari che incontriamo nel racconto sono delineati solo attraverso brevi cammei, e forse non se ne percepisce appieno le peculiarità o quella che potrebbe essere la loro importanza nella storia, che comunque nella sua brevità risulta molto intensa.

Ma, anche grazie alle piccole schermaglie amorose tra i due protagonisti, il racconto ha un lato ironico e irriverente che provoca una forma di ilarità che rende ancor più che gradevole la lettura, che di per sé è caratterizzata da una narrazione fluida e scorrevole, con un linguaggio senza fronzoli ma curato, e che non smentisce la peculiare propensione dell’autore a curare i suoi lavori con attenzione e senza scadere nella volgarità.

Di fatto in questo romanzo breve, come sempre ci offre Pedrini, si ha la possibilità di confrontarsi con le emozioni e i contrasti dei protagonisti, che potremmo dire si completano vicendevolmente, mettendo in risalto le insicurezze, e i sentimenti più intimi e inespressi che vengono però messi in gioco e portati anche all’esasperazione in modo da far crollare le barriere condizionamenti, col fine di raggiungere la felicità.

Il libro è coinvolgente e non delude chi  vuole trascorrere qualche ora sfogliando le pagine di un racconto frizzante, reso tale dagli stessi protagonisti che, attraverso le loro contraddizioni e le loro caratteristiche, catalizzano l’attenzione di chi si approccia a intraprendere questo nuovo viaggio tra le pagine scritte.

Io ho potuto godere di una lettura senza artifici, scorrevole e veloce, mai banale perché mette in luce la vita di persone comuni e problematiche reali.

Infatti, ho letto questo libro con curiosità e interesse perché ha saputo coinvolgermi.

La trama è strutturata, lascia spazio all’immaginazione del lettore che può presagire le vicende tra i due protagonisti, senza che la storia sia scontata.

La lettura procede con un buon ritmo, infatti, si fa leggere senza staccare gli occhi dal libro.

I capitoli sono veloci, ci propongono momenti e scorci dei personaggi e delle comparse, scandendo i corretti tempi di narrazione.

Forse in alcuni tratti le dinamiche sono un po’ forzate, ma data la brevità del racconto forse l’autore ha preferito velocizzare gli eventi.

E’ un romanzo che ritengo adatto ad ogni lettore, che può trarre considerazioni personali, legate alla capacità di osare e mettersi in gioco nella vita, in ogni ambito.

A chi vorrà dedicarvisi, una buona lettura.

 

 

“Numeri in rivolta” di Marco Monti, Haiku editore. A cura di Alessandra Micheli

numeri.jpg

 

 

Ho sempre avuto dei grossi, grassi problemi con la matematica.

E ho sempre pensato che fosse colpa della mia mente, troppo persa in fantasticherie letterarie da giovane Wherter.

Per mio padre era diverso.

Secondo lui avevo la logica giusta e pragmatica per innamorarmi dell’astratta materia, solo era tutta colpa di un primo pessimo approccio.

Mea culpa alla maestra, come direbbe il buon vecchio Tricarico.

Quando iniziai le superiori scelsi, invece del blasonato liceo classico, tanto auspicato dalla mia dotta madre, una scuola scientifica.

Eh si io cosi avversa ai numeri e alla logica, scelsi la chimica. Da sempre affascinata dal mondo di atomi e molecole, dai laboratori, dalle provette e dagli acri odori dei solventi, mi imbarcai in una strana decisioni: voglio studiare chimica.

La mia mente, crescita e attratta dai classici che leggevano con voracità non si lasciava incantare dalla creatività del testo, ma andava a vivisezionare ogni parola alla ricerca del significato, organizzando la sua comprensione in modo schematico: autore, secolo e quindi ambientazione, cause e quindi messaggio. Insomma, aveva ragione il babbo: ero un capricorno puro portato per l’analisi con indubbie capacità critiche e razionali.

Per nulla o poco intuitiva se non con quell’istinto proprio dello scienziato, atto a individuare connessioni e legami tra dati, teorie e esperimenti.

La chimica fu uno spasso.

I calcoli stechiometrici non avevano segreti e io, notoria capra in algebra, mi destreggiavo con sveltezza e acume tra ossidoriduzioni e tavole periodiche. Anche in fisica me la cavavo bene, curiosa e ambiziosa di esplorare questo mondo misterioso e concreto, fatto di leggi per nulla incomprensibili.

Ma, in matematica, continuavo ad ottenere la massima votazione di cinque. Tranne un sette preso in modo fortuito, ma questa è un’altra storia.

La mia professoressa era basita.

Per non dire sanamente incazzata.

A stechiometria avevo otto, a chimica nove, fisica otto. Matematica, riuscivo con fatica sangue e sudore a strappare un misero cinque.

Con la veneranda età mi sono chiesta sempre il perché.

Ero intelligente, portata per lo studio, avevo la giusta apertura mentale che la scienza richiedeva.

Ma, in matematica, mi si ottenebrava la mente, rendendomi quasi catatonica.

Davanti ai numeri algebrici o alla geometria, regredivo a uno stato primitivo, riuscendo a produrre solo affranti grugniti.

Vedete la matematica è spesso considerata astratta.

Poco pratica, terreno ad esclusivo vantaggio di menti geniali ma poco aderenti al reale.

Lo stesso monti asserisce nella sua introduzione:

Ma sì, così sembra tutto bello. Comunque rimane una materia difficile da studiare. Non tutti siamo portati”. No e poi no. Un insegnante che svolga il suo sacro mestiere, prescindendo dalla materia, deve appassionare i suoi studenti, deve farli innamorare, spianargli la strada, coccolarli, farli sentire adeguati, stimolarli. A questo scopo tutto può concorrere, e la teatralità è il mezzo più semplice, vicino alla quotidianità, che può essere messo in atto per spiegare concetti a volte un po’ aulici. Un insegnante apparentemente scanzonato, ma velatamente autorevole farà strage di cuori

In sostanza, ci assicura che non sono i numeri, l’algebra, le equazioni a essere arcane rivelazioni esclusive per i prescelti, ma è il metodo di insegnamento che aliena la matematica dalla realtà.

Oltretutto è la materia, erroneamente, creduta più ostica. Mi è piaciuta l’idea di scrivere delle favole di matematica e fisica per spiegare in modo leggero, non cattedratico, concetti e fenomeni ritenuti difficili o che, nella normalità della quotidianità, riteniamo scontati

La cosiddetta e diffusa allergia ai numeri è semplicemente frutto di un cattivo approccio alla materia stessa, eccessivamente alienata dal contesto oggettivo in cui tutti noi ci muoviamo.

La chimica è stata da me amata perché vedevo i concetti farsi vivi e corporei con gli esprimenti.

Le ossidoriduzioni non erano solo formule evanescenti, ma perfettamente vive e dimostrabili tramite il lavoro di laboratorio.

E cosi la fisica, la biologia, la microbiologia e la stechiometria.

Tutte le meraviglie che formavano il nostro mondo vivente, si svolgevano nella loro confusa ma entusiasta meraviglia davanti ai miei occhi brillanti di emozione.

Con i concetti base, io potevo creare persino un medicinale comune come l’aspirina.

Potevo toccare con mano (e spesso scarpe) le proprietà corrosive dell’acido solforico.

Addirittura sapevo e vedevo come si formava l’acqua ossigenata.

Questo perché i miei professori, appassionati come me e curiosi al pari mio del mondo in cui vivevano, ci mostravano una materia via, in continua evoluzione, pratica, capace di spiegare fenomeni visivi e percettivi che illuminavano i nostri sogni.

Vedete, la bellezza di un oggetto è nella sua perfetta composizione, nel reticolo cristallino in quel movimento costante che permette la formazione della materia. Elettroni, atomi tutto era mobile, tutto alla ricerca di ordine equilibrio.

La biologia?

Bastava un microscopio e una goccia d’acqua, per viaggiare in un mondo incantato.

I numeri erano…numeri.

Asettici

Antipatici.

Incomprensibili.

E ogni professore ha avuto:

l’occasione di riscontrare una specie di “afasia” dei giovani nei riguardi della matematica anche quando decidevano di dedicarsi a una branca specifica delle scienze fisiche (come la fluidodinamica geofisica, ovvero l’oceanografia, la meteorologia e gli studi sul clima). Mi sono chiesto spesso a quale stadio della formazione scolastico-culturale tale “disturbo” potesse essere ascritto.

Noi ci sentivamo distanti.

Noi creativi, consideravamo la matematica arida.

Ecco perché con gioia ho accolto l’occasione di recensire e leggere il libro di monti.

Perché raccontando storie, quindi entrando nel cuore, nelle stanze segrete degli argomenti, ci mostra una matematica più reale, concreta, utile, cosi utile che possiamo usarla per scrivere un ti amo in codice, per contemplare la bellezza di un frattale vivente (il nostro semplice e amato cavolo romano) per comprendere la non sommabilità di oggetti e cose di diversa natura (i fagioli con i fagioli, i cocomeri e i cocomeri.

E ci rende partecipi della rivolta dei numeri e della genesi dei “Numeri primi” ( mi sono sempre chiesta il perché questo protagonismo di certi di loro).

Se la matematica mi ha sempre suscitato repulsione, leggendo le fiabe, tornando bambina e entrando in una sorta di inconscio collettivo, ho compreso come essi i numeri intendo, facessero parte di quel mondo che tanto ho amato, indagato, interrogato e stilizzato nella venerazione della scienza sacra.

E allora io che ho venerato la perfezione mistica del numero aureo, sono riuscita a capire la sua genesi stringendo un più solido solidarizio.

Ho amato le forme geometriche perfette del cerchio e dell’esagono, studiate a proposito dei loro significato che riveste per il nostro inconscio.

I numeri fanno parte di noi, persino della religione tanto che uno dei libri che ho più amato è numeri dell’universo di John Barrow che dimostra che la spiritualità dei pitagorici non era affatto un vanesio esercizio intellettuale. Sono le costanti che formano e reggono i fenomeni che tanto amo.

Sono le relazioni tra essi che danno vita al quel cosmo che considero sede di ogni perfezione, della Maat egizia.

Le costanti di natura conferiscono al nostro universo la sua consistenza e la sua esistenza. Senza di esse le forse di natura non avrebbero un intensità, le particelle materiali non avrebbero una massa, l’universo non avrebbe dimensioni…esse definiscono la struttura dell’universo in modo che può evitare i pregiudizi di una visione antropocentrica

J. Barrow

Grazie alla bravura di Monti e all’antico mestiere di cantastorie, io ho fatto finalmente pace con in numeri e sono di nuovo immersa in un mondo cosi magico, cosi composito, cosi sfumato, cosi meraviglioso, che ogni fantasy sfuma fino a svanire di fronte all’immensità di quel cosmo di cui noi siamo una piccola infinitesimale parte.

Io oggi sono avvinta ai numeri, e voglio che loro come i folletti della fiaba un sacrificio utile.

Voi cosa aspettate?

Triskell editore presenta “Macchiato” di Chris T. Kat. Imperdibile!!!

image003.jpg

 

 

Trama:
Blair Clark ha raggiunto il proprio limite di sopportazione. Costretto a lasciare il lavoro a causa di molestie sessuali, ha difficoltà a trovare un altro impiego e, siccome nessuno crede a ciò che è successo, si ritrova con una macchia sul curriculum di cui non riesce a sbarazzarsi. Deve tornare a casa di sua madre, e come se non bastasse, si rende conto che l’uomo di cui è cotto, Travis, lo sta semplicemente usando. La sua vita sentimentale sembra senza speranza, proprio come la ricerca di un impiego.
Jack Ross è sicuro che non troverà mai nessuno che lo amerà per come è. Tutto ciò che vedono è quella macchia rossa sulla sua guancia sinistra, e non l’uomo che c’è dietro. Perfino sua madre pensa che dovrebbe toglierla, ma l’intervento è difficile e doloroso.
Quando Blair si candida per un posto da segretario nell’azienda di Jack, i due uomini scoprono che, in realtà, la bellezza si trova negli occhi di chi guarda. Avranno bisogno di molta fiducia per liberarsi delle loro insicurezze, ma se entrambi si daranno un’opportunità, l’amore troverà una via.

 

 

Dati libro

Data di pubblicazione: 7 Gennaio

 

Collana: RAINBOW

 

Titolo: Macchiato
Titolo originale: Stained
Autrice: Chris T. Kat
Traduttrice: Daniela Righi

 

Genere: Contemporaneo
ISBN: 978-88-9312-464-5
Lunghezza: 150 pagine

Prezzo: € 3,99

Quixote editore presenta il libro “Braeton & Drew” un romanzo della serie “C’è qualcosa in lui” di AD Ellis. Da non perdere!

Braeton & Drew ebook.jpg

 

 

TRAMA:
Braeton Reed ha lasciato il suo paesino bigotto e la sua famiglia ostile tanto tempo fa e non si è mai guardato indietro.
Andrew Hines non ha nulla contro una relazione solida e piena d’affetto; è solo che non crede di poterla mai trovare.
Braeton è stato definito una primadonna. Andrew ha scoperto di non essere sufficientemente eccentrico. Potranno le loro differenze unirli? O questi poli opposti permetteranno alla società di stabilire chi sono e chi amano?

L’autrice

A.D. Ellis trascorre la maggior parte delle sue giornate a calmare le dispute di due bambini in età scolare e a prendersi cura del marito, prima di dirigersi verso il centro della piccola città dell’Indiana dove abita, per insegnare a un gruppo piuttosto impegnativo di studenti. Spesso va in palestra dopo la scuola, nella speranza che il movimento fisico allevi lo stress e le emicranie della giornata, prima di recuperare i suoi figli e passare con loro le ore serali, prima di andare a dormire. Data la frenesia con cui vive tutti i giorni, non c’è da stupirsi che A.D. rallenti il ritmo durante le pause scolastiche, in modo da godersi la famiglia. È cresciuta in una piccola città rurale dell’Indiana meridionale, ed è grata a sua madre per averle trasmesso l’amore per la lettura.
Essere un’insegnate è tutto ciò che A.D. ha sempre desiderato, anche se in certi momenti dell’anno scolastico, alcune cose la portano a lamentarsi della carriera che ha scelto. Per circa un anno, ha avuto nella sua mente una storia e nell’ottobre del 2013, grazie all’insistenza di un amico, ha cominciato a scrivere il suo primo romanzo. Da quel momento non si è più fermata. Condividere con i lettori i personaggi e le storie che sono nella sua testa è un’esperienza spaventosa, estenuante, gratificante e appagante, e che A.D. prevede di continuare fino a quando le storie continueranno a nascere nella sua testa.

 

 

Dati libro

TITOLO: Braeton & Drew
TITOLO ORIGINALE: Braeton & Drew
AMBIENTAZIONE: USA
AUTRICE: A.D. Ellis
TRADUZIONE: Algedi Sala
COVER ARTIST: Angelice Graphics and Book Cover Designer
SERIE: C’è qualcosa in lui #4
GENERE: QLGBT Contemporaneo
FORMATO: E-book (Mobi, Epub, Pdf) e cartaceo
PAGINE: 255
PREZZO: 3,99 € (e-book) su Amazon, Kobo, iTunes, Google Play, Store QE
DATA DI USCITA: 9 gennaio 2019

Il nostro blog è lieto di partecipare al blog tour di Tiziana Silvestrin “La profezia dei Gonzaga” edito da Scrittura e scritture. Oggi andremo a esplorare, “La citta di Mantova”. A cura di Alessandra Micheli

Progetto senza titolo (2).jpeg

 

 

L’importanza dell’ambientazione per un libro è tutto.

Ne determina sia l’impatto emotivo e la capacità di immedesimazione sia il messaggio.

E’ il contesto a dare più corpo e significato alla scrittura, rendendola meno evanescente e più corposa, quasi una sorta di rappresentazione materiale della commedia umana in atto.

Perché sicuramente, il libro è e resta, un guitto che si mostra entusiasta e spavaldo al pubblico.

Nel caso di Tiziana Silvestrin, non sono solo gli accadimenti a parlare, ma è la città stessa che è la vera voce narrante. Quindi, nel libro la profezia dei Gonzaga, oltre alla descrizioni dei luoghi, spesso ombrosi e chiusi, come a sottolineare l’atmosfera di tragicità in conseguenza dell’atto doloso, è Mantova con la sua bellezza da regina mai sfiorita a darci il suo saluto, con quel sorriso saggio e vetusto, tipico delle classi alti, laddove eleganza, classe e accettazione della miseria, sempre nobile e mai totalmente disperata, convivono in un armonia indiscussa.

Com’è la Mantova della Silvestrin?

Oserei dire dicotomica.

Ha una parte oscura, poco luminosa, adombrata da una sorta di aria tetra :

un antica profezia si è avverata…un’oscura minaccia incombe sul ducato.

E una che la rende quasi irreale, eterea come una Avalon sbucata dalle nebbie.

Soffiava un vento leggero e umido, si sentiva l’odore del lago era una bella sera rischiarata da un cielo luminoso e non servivano fiaccole per attraversare la città.

E’ una città acquea, quasi a sottolineare la profonda emotività del testo incentrato sullo scorrere del tempo incessante e minaccioso, sulla costante sensazione di pericolo, di perdita, di catastrofe, di claustrofobia.

La privazione della sicurezza, garantita dalla dinastia “sacra”, rende Mantova sperduta, in cerca di un appiglio, in balia di burrasche e allagamenti.

Eppure, certe scenografie non possono non dare quel senso di immensa libertà al lettore, che cozza contro le catene della superstizione:

Tra i folti canneti che invadevano le acque dei laghi e le valli del Mincio esistevano percorsi nascosti che permettevano ai pescatori di raggiungere i posti dove si nasconde il luccio e il carpione…

Un luogo quasi mistico, laddove terra e cielo si confondono in chiare fresche e dolci distese limpide. Dove la pioggia, altro elemento acqueo, si fonde con la terra creando fango, elemento primigenio di ogni creazione:

il giorno dopo, sotto il dolce tepore di un sole ancora estivo una carrozza avanzava lentamente lungo la strada su cui insistevano larghe pozzanghere di acqua fangosa…..dopo il violento temporale notturno i fossi erano pieni di acqua, i germani nuotavano allegramente sulla strada nei punti il in cui il Mincio era straripato costringendo il cocchiere a rallentare i cavalli oramai ricoperti di fango…

Si tocca quasi la Mantova, il libro è profondamente vivo, quasi una sorta di magico portale per quella città cosi intimamente legata a questa dinastia, cosi antica e moderna al tempo stesso, cosi sonnacchiosa eppur viva…

Del resto seppur di origini antichissime (Fu città sotto il dominio etrusco così profondamente legato agli elementi di terra e ai galli così invece profondamente intrisi di un sacro timore e una sacra venerazione per le fonti, e per le polle in cui la divinità esprimeva il suo volere. ) il suo destino fu da sempre legato alla dinastia dei Gonzaga, che conquistarono il potere nel 1328 (sottraendolo, tramite una congiura ai Bonaccolsi. Pinamonte Bonaccolsi nel 1276 di fece proclamare capitano e generale perpetuo di Mantova).

Potere che tennero fino al 1707.

E furono gli anni del ducato di Guglielmo fino al sacco di Mantova del 1630, che videro fiorire una corte al suo massimo splendore. I tre duchi furono capaci, con la loro personalità estremamente peculiare di trasformare completamente ( in apparenza almeno) l’atmosfera che vi regnava.

La città stessa, fitta di palazzi , chiese, conventi, botteghe laboratori artigianali, negozi e mercati, interagirà con la corte ducale accogliendola al centro del suo enorme pulsante cuore.

Personaggi affaccendati come api operose, ricoprono le cariche e i ruoli più importanti, un microcosmo perfettamente organizzato, autonomo che vive e respira in un continuo scambio dialettico tra entità diverse ma tenute assieme dalla stessa tradizione e dalla stessa idea fondante: i Gonzaga sono i protettori, i garanti dell’ordine e della stabilità, demiurghi magici in grado di difendere il talismano della loro autorevolezza: la mummia del passerino.

Ecco che la città cosi moderna per l’epoca convive con una superstizione che richiama i miti della fondazione di altre città importanti.

La torre di Londra per esempio, difesa dalla regale testa di Bran il Benedetto.

Accanto a un variopinto mondo intellettuale, alla egregia manualità dei suoi artigiani, la religiosa venerazione del sacro domina le atmosfere del testo, sussurri di quella fornita compagine di alchimisti, chiromanti, e perché no ciarlatani che mantengono viva una sorta di tradizione esoterica.

Ecco allora che nebbia dei dubbi, ma anche intensi e torbidi laghi dell’inconscio collettivo, laddove il bisogno di simboli e di archetipi diviene impellente, fanno da sfondo a una ctonia natura di Mantova, custode di una sapienza che spesso trattiamo in modo superficiale e svogliato:

La profezia…vi siete dimenticati della profezia! “ sulla porta era apparsa la figura aguzza di Ludovico Ghisolfi. “ La dinastia dei Gonzaga governerà il mantovano, fintanto la mummia del passerino resterà in suo possesso. Aveva aggiunto in tono lugubre. “Finiscila Ludovico! E’ meglio che non ripeti più questa scemenza o qualcuno potrebbe buttarti da una finestra” gli intimò Menapace. “Scemenza alla quale tutti credono. E’ da quando è stata rubata la mummia che si respira un’aria pesante. Tutti abbiamo paura “

Mantova diviene cosi simbolo dell’eterna ricerca dell’uomo, la stabilità una legge superiore capace di convertire la barbarie:

il freddo si era fatto veramente intenso, il fiato formava piccole nuvole davanti alle facce e i residui di sangue rimasti sul pavimento delle Beccherie erano ormai diventati pezzi di ghiaccio scuro, le acque del rio si vedevano appena attraverso la foschia.

in sublime bellezza:

stando attenti a non scivolare attraversarono il ponte ammirando sotto di loro lo spettacolo dei laghi ghiacciati.

Stavolta non ho voluto raccontarvi i dati storici, o farvi rivivere Mantova attraverso un moderno viaggio turistico.

Una città non è formata solo da edifici, vie, monumenti, per quanto meravigliosi essi possano essere.

Ma da un ethos inscritto in un DNA profondo, che solo l’arte della scrittura può farvi conoscere.

E la Silvestrin, quest’arte la possiede appieno.

Buon Viaggio.

La Quixote edizioni presenta “Al “Trunk” Mahoney – Defensive Line” di Jean C. Joachim

Al Trunk Mahoney Book.png

 

 

 

Trama:
Quando sua moglie lo lasciò, i progetti di Al Trunk Mahoney sul formare con lei la famiglia che non aveva mai avuto andarono in fumo. Trunk era uno dei migliori difensori della NFL, ma il successo in campo non si estendeva anche al resto della sua vita. Avere avventure di una sola notte con varie donne era facile per il sensuale lineman, ma il suo segreto gli aveva sbarrato le porte del matrimonio. La felicità che desiderava sarebbe sempre rimasta appena al di fuori della sua portata?
La bellissima Carla Ricci, proprietaria di un bar e donna indipendente, poteva scegliere chiunque volesse. Era una donna che seduceva e abbandonava gli uomini, e aveva preso una decisione che scoraggiava il novantanove virgola nove percento di loro dallo sposarla, ma non le importava. Poi, arrivò Trunk Mahoney. Carla si convinse che sarebbe rimasta fedele a se stessa, ma la sua forza di volontà sarebbe stata in grado di rimanere salda per sempre, o alla fine si sarebbe accontentata di una breve storia che le avrebbe spezzato il cuore?

 

 

L’autrice

Jean Joachim è un’autrice di romance di successo e i suoi libri sono in cima alla classifica Amazon Top 100 fin dal 2012. The Renovated Heart ha vinto il premio Miglior Romanzo dell’Anno del Love Romances Café, Lovers & Liars è arrivato tra i finalisti del RomCon del 2013, e The Marriage List ha conquistato il terzo posto nella classifica Miglior Romance Contemporaneo del Gulf Cost RWA a pari merito con un altro romanzo. Jean è stata nominata Miglior Autore dell’Anno nel 2012 dalla sezione di New York dell’associazione Romance Writers of America. Moglie e madre di due figli, Jean vive a New York City. Solitamente, di mattina presto la si può trovare al computer a scrivere mentre beve una tazza di tè, con al suo fianco Homer, il carlino che ha salvato, e la sua scorta segreta di liquirizia nera.

 

 

Dati libro

TITOLO: Al “Trunk” Mahoney – Defensive Line

TITOLO ORIGINALE: Al “Trunk” Mahoney – Defensive Line

AUTRICE: Jean C. Joachim

TRADUZIONE: Elena Turi

SERIE: First & Ten #6

GENERE: Sport Romance

FORMATO: Ebook

DATA DI USCITA: 4 gennaio 2019

“Melyza” di Alberto Lo Iacono, Lettere animate editore. A cura di Francersca Raffaella Carretto.

Melyza - Alberto Lo Iacono.jpg

 

Così come nel sogno vivo, così nella realtà muoio.

È l’incipit dello stesso autore a dare il via a questa recensione, che mi dà la possibilità di riflettere sul significato di morte e di vita, sulla forza interiore e sul legame tra anima e corpo…

È forse questa una mia iniziale interpretazione al significato di questa lettura, un romanzo di narrativa fantasy che si spinge ad abbracciare la realtà umana e quella ultraterrena dell’anima e della forza che da questa deriva; non a caso la protagonista è Melyza, una giovane donna il cui legame con la sua anima è forte e manifesto. Ma da dove deriva questo legame, a cosa è dovuto?

Le leggende dicono che l’anima sia ciò che noi indichiamo stupiti ogni notte lassù nel cielo: le stelle. Secondo i miti un giorno esse caddero dalla volta celeste per incontrare tutto ciò che esisteva nel mondo ma le creature e gli esseri viventi non accettarono la presenza di queste entità estranee ed aliene, tutte tranne una: gli uomini, allora primitivi e considerati una razza inferiore da nani e elfi. Così si creò l’Antico Patto che permise alle stelle di abitare nella carne umana e sentire, udire e provare come una creatura appartenente a questo piano.

In alcuni uomini il legame con le stelle era talmente forte da garantirgli abilità e capacità non proprie di questo mondo: gli Astrali.

Melyza è una Astrale, dotata di grandi poteri; ne abbiamo testimonianza durante la lettura del romanzo, nei vari capitoli. Melyza li usa solo se costretta.

Il racconto è un viaggio… quello di Melyza verso l’adempimento dei suoi doveri, e forse qualcosa in più che nasconde nel suo cuore; quello di Alior verso il suo destino e la conoscenza di ciò che era perso nell’oblio; quello dei tanti protagonisti che si incontrano durante tutta la lettura, e che ci trascina attraverso regni e lande misteriose in un contesto ricco di suspense e intrighi e segreti.

Melyza ha un compito, una missione, quella di liberare dalla prigionia Alior, l’unico che a suo dire potrà ripristinare “l’ordine delle cose”…

Bisogna comunicare con le anime per rafforzarne il legame. Il mio maestro Leroy ha letto nelle stelle che tu sei colui che rappresenterà la loro volontà sulla terra. Il Mediatore tra i due mondi

Devi entrare in contatto con la tua anima prima di ogni cosa. È fondamentale per diventare un Astrale e in quanto Mediatore non puoi non esserlo

eppure c’è molto altro nelle parole di Melyza e nei suoi sguardi e nelle sue movenze.

Io vorrei che tu ricordassi ma ricordare vuol dire anche farti soffrire di nuovo tutto ciò che hai già vissuto ed io…non so se ne sono capace

…perchè Melyza tratta Alior in modo diverso, e anche lui percepisce tutto questo, quasi avvicinandolo a una nuova presa di coscienza.

Qualcosa era cambiato in Alior. L’essere stato riconosciuto, la carezza di quella ragazza, avevano mosso qualcosa che lui stesso aveva difficoltà a comprendere. Se prima, nel buio del sotterraneo, gli era parso di ritornare alla vita, solo adesso gli sembrava di essere tornato cosciente. Cosciente di una vita che era sicuro ci fosse stata ma che non riusciva a mettere a fuoco.

Lo Iacono ci mostra i suoi protagonisti, le loro caratteristiche, le loro debolezze e il loro mondo …li mostra dando forza al loro vissuto, raccontando dalla loro voce la lotta per la loro esistenza, e i motivi che li hanno spinti a fare delle scelte. Lo stile dell’autore è scorrevole e la lettura risulta molto piacevole e avvincente perché sa creare aspettativa e non delude nelle scene di suspense che portano a vivere la trama e la storia in modo coinvolgente.

Durante la lettura dei vari capitoli si riesce a percepire il carattere dei vari personaggi, le loro ansie, le paure e le debolezze, ma anche i sentimenti più nascosti, le speranze sussurrate solo alla propria anima…

Ed ecco allora che io avanzo una considerazione, durante la lettura di alcune righe del romanzo…le anime, che prima erano stelle, cercano di slegarsi dal corpo fisico per iniziare il loro viaggio astrale, una proiezione della vita extracorporea, legata a un nuovo universo o meglio a un mondo parallelo in cui le stelle e le anime vivono univocamente insieme…perché è questo che sono…se si crede alle leggende…ma come possono trasformarsi in qualcosa di orrendo?…ed ecco che comunque lo si scopre nella lettura, quando si chiarisce il perché ci siano le trasformazioni degli uomini in Abomini…e questo ce lo racconta sempre Melyza…

.

.. anni fa, il Gran Consigliere Onrix, anche lui Astrale, spinto dalla paura della morte, sperimentò un modo per strappare le anime dal corpo delle sue vittime, convinto di poter conquistare per sé stesso la vita delle stelle. Non sappiamo in che modo o che terribili mezzi usò ma ottenne quello che voleva, scatenando tuttavia l’ira delle anime contro l’uomo. Io, in quanto Astrale, sento la sofferenza e la rabbia contro il genere umano provata dalla mia stessa anima. Ciò che viene chiamata la Maledizione dell’Uomo Vuoto non è altro che il loro tentativo di sfuggire alla prigione di carne: l’uomo. Noi siamo esseri di breve vita ma loro si reincarnano fin dai tempi antichi e, evidentemente, ora hanno deciso di lasciarci al nostro destino, tentando di abbandonare il corpo di loro spontanea volontà. Tuttavia l’Antico Patto le costringe nella nostra carne e l’anima finisce per implodere pur di non vivere nel corpo umano. Ciò crea l’Abominio.

Tutto deriva dalla fame di potere e di immortalità di un uomo, che se pure Astrale, ha una natura umana…e quindi fallace e menzognera…

L’oblio, la paura, il tempo che scorre senza conoscerne le fasi…perdersi, dimenticare, morire lentamente dentro, sino a consumarsi, piano…senza riuscire a comprendere il perché…tutto questo e tanto altro ancora viene fuori dalla lettura di questo romanzo fantasy, che spinge il lettore a cercare di conoscere sempre di più, sugli eventi, le storie e i protagonisti stessi…

Ma si è incuriositi anche dal contesto in cui si svolge questo viaggio…non solo le storie sconosciute ma che continuano a riecheggiare nella mente, come quelle che si perdono nella notte dei tempi, ma anche quelle vissute dai protagonisti e nelle quali riecheggiano intrecci tra mitologia e realtà..

Alterazione, distruzione, magia. evocazione…quanti lati del mondo mitologico tra le parole di Melyza…quanto scetticismo però di alcuni protagonisti nelle parole e nei gesti, coniugato però alla speranza, come quella manifestata da Tersien ed Alior che seguono Meliyza nel viaggio verso la fine di un incubo…e quanta forza in tutti i protagonisti, provati da un vissuto che li ha segnati per la vita.

Tutti i personaggi sono ben descritti e caratterizzati, strutturati in modo tale da accarezzare il cuore e la mente del lettore che parteggia per uno e per l’altro, in quanto durante la lettura se ne conosce la parte più intima, le emozioni, e le sfaccettature…

Questa non è una semplice narrazione, ma rappresenta un insieme di storie; storie di potere, di misteri e di intrighi, ma anche di mondi e creature leggendari, persi nell’oblio eppure ancora reali… Eppure, a esser sincera mi sarei aspettata qualcosa di più, qualcosa che spingesse il lettore a creare un legame stretto e percepibile, quasi tangibile con i protagonisti del libro, che seppure siano vividi e reali nei contesti descritti, a volte creano delle confusioni, dando quasi forma a una destabilizzazione …forse troppe immagini …troppe storie insieme, seppure legate…

Molti i personaggi che emergono dal racconto, e non tutti protagonisti principali, ma riescono a dare senso e vivacità al racconto, e tutti che manifestano caratteristiche e contraddizioni, ma con una forza tale da colpire il lettore, perché personaggi intensi, con un obiettivo che perseguono sino alla fine, anche la loro stessa fine…

Anche l’ambientazione è ben descritta e non fa solo da sfondo al racconto ma ne diviene parte integrante e quasi imprescindibile, perché lei stessa protagonista nelle descrizioni…

Un’opera la cui storia è pregna di magia e di suggestioni, quelle che permeano mondi leggendari e li legano alla realtà, in una dimensione che si sviluppa nello spazio e nel tempo legando quasi armoniosamente vite e situazioni che però di primo acchito potrebbero dare l’impressione di una storia dall’organizzazione quasi farraginosa, perché sviluppato sull’aggiunta di tanti eventi e circostanze, sicuramente legate tra loro, perché così le ha ideate l’autore, ma che portano a distrarre l’attenzione da quella che si potrebbe immaginare essere la storia di per sé, della protagonista. La storia di Melyza ci conduce in un viaggio che ci apre a orizzonti sconosciuti, e all’esplorazione di una realtà che può sembrare controversa, una dimensione che vibra e si muove su molteplici piani, quasi amplificando le stesse sensazioni vissute durante l’arco temporale in cui si svolge ogni momento di viaggio.

Un viaggio lungo, sofferto e ricco di colpi di scena …che si concluderà con uno schiaffo in pieno viso…a mio dire…o almeno questa è la sensazione che ho avuto io a conclusione della lettura..

Non è semplice fare delle scelte, non è facile staccarsi da ciò in cui si è creduto sino all’ultimo…così come non è facile abbandonarsi al proprio destino …e rinunciare a chi si ama.

Il libro termina con una differente realtà, e nel contempo presenta un finale che credo possa definirsi un nuovo incipit (non garantisco nulla, io l’ho visto come un qualcosa che fa intuire che l’autore ha voglia di continuare su questa linea con un nuovo romanzo legato a questo, se pure sia autoconclusivo)-

A chi sarà incuriosito e lo sceglierà, buona lettura!

“L’usignolo e occhi di cielo” di Stefania Chiappalupi, MReditori. A cura di Sabrina Giorgiani

download.jpg

 

 

L’autrice ci propone un romanzo della memoria.

Attraverso la descrizione della vita di Caterina, la protagonista, emergono usi, costumi, mentalità della classe povera italiana in un periodo preciso che va dal 1933 al 1946.

Leggere questo romanzo è come tornare indietro nel tempo e verificare l’enorme evoluzione che la società italiana ha avuto, da allora ad oggi, nonostante si possa definire “breve” l’epoca che abbiamo lasciato alle nostre spalle. Purtroppo non sempre “evoluzione” è sinonimo di miglioramento e neanche di radicale cambiamento in positivo, sia nelle condizioni di vita, sia nelle scelte politiche, sia in crescita intellettuale.

Questo sembra essere il destino del divenire umano. La sua crescita materiale è inversamente proporzionale alla sua crescita intellettiva. Lo diceva René Guénon nel suo “Simboli della Scienza Sacra”, cito testualmente:

La civiltà moderna appare nella storia come una vera e propria anomalia: fra tutte quelle che conosciamo essa è la sola che si sia sviluppata in un senso puramente materiale. Tale sviluppo, che prosegue ormai da parecchi secoli e va accelerandosi sempre più, è stato accompagnato da un regresso intellettuale che è del tutto incapace di compensare. Intendiamo parlare della vera e pura intellettualità, che si potrebbe anche chiamare spiritualità”.

Riprende il tema lo psichiatra Vittorino Andreoli nel suo “Homo stupidus stupidus” laddove analizza il comportamento e la mente umana a seguito dell’evoluzione tecnologica non compensata da un altrettanto intensa capacità di razionalizzare e socializzare. Una società, la nostra, che ha perso per strada l’etica e ha sostituito i valori e i credo col denaro e il successo.

Questo libro ci permette di individuare valori ormai persi come il rispetto filiale, le tradizioni tramandate, la bellezza della sorpresa per un “di più” inaspettato, il tutto nonostante sia ambientato in un periodo storico difficile.

Nel 1933, Caterina è una giovane ragazza di tredici anni. La Prima Guerra Mondiale è finita ormai da anni, nel nostro paese domina la depressione ovvero, vive un lungo periodo di progressivo deterioramento del quadro economico.

Non che a livello mondiale la situazione sia migliore!

Ricordiamo, a tal proposito, la crisi della Borsa Americana del ’29 che si ripercosse a livello internazionale. Alcuni storici affermano che tale crisi fu di poco impatto nel nostro Paese in quanto già era in uno stato di semi recessione dovuta alle scelte di politica economica del fascismo che danneggiarono l’intero comparto industriale, rallentando il flusso delle esportazioni.

In questo quadro generale l’autrice colloca la famiglia di Caterina, un padre, una madre e tre fratelli.

Una vita di sacrifici dedita a sfamare il nucleo familiare con duro lavoro nei campi o ovunque dia la possibilità di portare a casa quanto necessario. Come contropartita però c’è una condivisione ed un affiatamento tra tutti i personaggi citati nella storia che quasi induce ad invidiare i tempi.

La sorpresa che nasce da una torta sfornata per festeggiare la domenica; il vestito nuovo cucito da una madre amorevole per onorare la tradizione di una festa religiosa; il corteggiamento rispettoso e pulito (lasciatemi usare questo termine) di un ragazzo; lo stupore di tenere una mano; l’emozione vera provata con il primo bacio.

Un libro, quello di Stefania Chiappalupi, che profuma di tradizione. Purtroppo però c’è un altro profumo che piano piano si insinua nella storia e odora di paura.

In Italia è al potere Benito Mussolini.

La sua politica autoritaria in pochi anni si trasforma in dittatura e sposa, a pieno, la politica di Hitler.

Mania di grandezza e di espansione territoriale fomentate dal pregiudizio verso il diverso, saranno le colonne portanti dell’asse Italia-Germania.

Scoppia la Seconda Guerra Mondiale che durerà sei anni, dal 1939 al 1945. L’Italia entra in guerra nel 1940, alleata alla Germania nazista, priva di mezzi, di preparazione militare e di ideali.

Firma nel 1943 un armistizio con le Forze Alleate, cambia fronte di alleanza diventando, di fatto, nemica della Germania nazista.

E’, con questo scenario storico, che ritorno al racconto di Stefania Chiappalupi.

8 Settembre 1943 Il Generale Badoglio proclama la firma dell’armistizio.

Stesso giorno a Cefalonia-Grecia. L’esercito italiano convive nell’isola con l’esercito tedesco. Da alleati a nemici di guerra in poche ore. La guarnigione tedesca attacca l’italiana, quest’ultima si oppone al tentativo di disarmo combattendo per giorni fino alla resa incondizionata alla quale seguirà quello che oggi identifichiamo come “eccidio di massa”.

Moriranno oltre 5.000 soldati italiani, molti come rappresaglia dopo la resa.

In quell’isola ci ha portato l’arroganza, la presunzione, la smania di potere, l’egoismo dell’IO che prevarica il NOI.

Un libro che va letto tra le righe di una storia familiare che diventa scenario di accadimenti storici.

Un libro che induce a riflettere e porta a constatare quanto, Oggi, sia poco cambiata la cornice di un quadro che, invece, è in continua evoluzione; spesso in negativo.

Triskell editore presenta “Briciola” di Stella Bright. Imperdibile!!!

image001.jpg

 

Trama: 
Siamo arrivati a Kian Hall, il n. 10 dei Cardiffs Rugby.
Il regista della squadra, colui che ha il compito di trasformare la meta o effettuare un drop con precisione, concentrazione, sicurezza quasi matematica. Un ruolo importante. L’amore che posto ha nella sua vita, lui che spesso ha fatto da Cupido, soprattutto per suo fratello Lawrence? Anche questa volta c’è di mezzo Thor, e siccome è un cane a lui non importa se gli umani che ama siano maschi o femmine, ci andrà di mezzo un uomo di cui si fida: il veterinario.
Sorpresa! Anche Kian Hall si scopre ben poco preoccupato se il proprio cuore finisce fra le mani del veterinario: un uomo, e non per essere curato… beh almeno non in senso medico.

Dati libro 

Data di pubblicazione: 3 Gennaio

Collana Rainbow

Titolo: Briciola
Serie: Cardiffs Rugby #3
Autrice: Stella Bright


Genere: Contemporaneo
ISBN: 978-88-9312-465-2
Lunghezza: 174 pagine

Prezzo: € 3,99