“Lo specchio di Nadear” di Andrea Venturo, Mith press. A cura di Alessandra Micheli

Sapete che dote può avere il fantasy?

Non solo quella di farci immaginare scenari mitici, avventure indimenticabili.

Ma quello di raccontare in modo approfondito e per nulla scontato il viaggio interiore che ciascuno di noi compie per diventare adulto.

So che molti di voi storceranno il nasino di fronte a queste affermazioni, e vi odo voi giovani menti borbottare “ridaje questa con il viaggio dell’eroe!”.

Per molti amanti o pseudo-amanti del fantasy questo non è altro che un cliché da storpiare o da distruggere cercando altri archetipi per il genere. Ecco che inizia la ricerca dell’originalità e una sorta di spavalda sfida al povero buon Campbell.

Come, vi sento dire, sbaglio a citare il sommo studioso?

Come?

Non era Campbell ma Vogler?

Errato miei cari piccoli hobbit.

Quel viaggio che voi tanto schifate, non fu raccontato e illustrato( a parole si intende) da Christoper Vogler.

Egli presa ad esempio il sommo studio del buon vecchio etnologo ( studioso di miti e di storie, non di vini quello è l’enologo, invisibile frequentatore di tanti gruppi di lettura e scrittura) un certo ( fantastico) Joseph Campbell studioso di miti, di religioni, di faccende totalmente umane che avevano a che fare con la socializzazione, l’acquisizione di valori societari e sopratutto la crescita umana.

Nel suo libro non ha solo raccontato i libri di impronta fantasy, ma elaborato una vera Mappa delle fasi di apprendimento e crescita di uno strano essere, più oscuro di elfi e draghi, un certo uomo nato da, cosi raccontato, fango e alito divino.

E infatti il suo libro si intitola proprio l’eroe dai mille volti, cosi come mille e più sono le sfaccettature dell’essere umano, fatto di sottili fili spirituali e materiali, curiosità e avventatezza, limite e rigore.

Si interessante direte voi, ma cosa centra tutto questo colto discorso con il buon vecchio Venturo?

Prima risposta.

Vi erudisco e la conoscenza certo non vi fa male.

Secondo Venturo che lo voglia o no, che sia deciso o no a tracciare strade diverse, si nutre fondamentalmente della sua esperienza umana, di uomo, padre, marito amico, lavoratore eccetera eccetera e lo piazza, con una puntugliosità tutta sua, su carta.

O pc.

O tavoletta d’argilla, o roccia di tufo.

Non importa il mazzo ma lavora su quei archetipi che dentro di lui crescono. Non a caso, l’introduzione di pregiata fattura ( chi si loda si sbroda, ma pazienza) sottolinea come nel libro esistano riferimenti a altre storie, a altri artisti facendo cosi del libro non solo una splendida rocambolesca avventura, ma una sorta di macchina temporale dove sono racchiuse tutte le nostre conoscenze, letterarie sopratutto, ma anche immaginarie.

A iniziare da ballate che rimandano a storie della bibbia, raccontate in versi e rinnovate da uno strabiliante Vecchioni.

Ecco che allora il giovanissimo Conrad inizia il suo percorso da adulto. Un incarico improntate, di quelli che solo i membri rispettabili di un clan o di una società possono portare a termine.

Ecco che richiamando le avventure di un altro gruppo di ragazzini ( memorie da anziani eh, mio caro Andrea) intraprendono non solo un viaggio materiale, ma soprattutto interiore.

La meta?

Rifiutare l’apparenza delle cose e immergersi nella sua profonda essenza.

Nulla è ciò che sembra.

Scontato direte voi?

In realtà in un mondo cosi dedito a signora immagine, andare dietro di essa, scavare nei segreti di un volto o di una storia o di un sentimento, è questione da ricordare.

Perché oggi l’immagine è tutto.

E domina incontrastata facendoci perdere davvero ogni coordinata per addentrarci in un mondo molto più complesso di un immagine su instangramm.

Allora leggete prue il libro come un momento di puro godimento mentale.

Ma imparare davvero che nulla è come sembra.

Che ogni azione anche la più banale nasconde un insegnamento degno del miglior filosofo zen.

Buon viaggio!

“Il cannone di Babele” di Antonio Molino. A cura di Chiara Iucci Linaioli

“Autunno 1916: l’ombra di un gigantesco cannone prussiano si allunga minacciosa sul territorio francese. Il suo obiettivo? Parigi. Una war-love-spy story ambientata tra Canada, Italia e Francia. Protagonista un ingegnere ferroviario italiano che, a causa del conflitto, viene riconvertito a progettare proiettili e canne per l’artiglieria, trovandosi coinvolto in una vicenda legata al ‘Parisgeschutz’, il ‘Cannone di Parigi’, che, appunto, nel 1918, occultato nella foresta di Saint-Gobain, colpirà la capitale francese da più di 120 chilometri di distanza, grazie alle intuizioni di Friedrich Alfred Krupp, il magnate dell’acciaio e degli armamenti tedeschi. Il personaggio principale non si muove solo in un contesto di guerra e spionaggio ma vive anche un incontro di grande impatto sensuale e sentimentale con una agente dei servizi segreti tedeschi. Il romanzo è inoltre il palcoscenico per una serie di personaggi storici, fra i quali spiccano le figure del giovane Churchill, di Mata Hari, Clemenceau e altri. Significativa la presenza di Coco Chanel, anche per ciò che accadrà all’interno della sua villa-atelier… Una narrazione di fantasia all’insegna del verosimile, nella quale si ritrovano cause e motivazioni di avvenimenti epocali del secolo scorso.”

Giornalista e illustratore, Antonio Molino da buona prova delle sue doti narrative anche in questo notevole testo, che fonde la storiografia più accurata alla scioltezza narrativa.

Impensabile una mole di dati minuti storici tanto precisi, eppure sciorinati con eleganza senza appesantire la lettura.

Molino offre al lettore tutto: un affresco completo di inizio ‘900, dalle sfaccettature politiche, economiche, sociali; azione, con uno stile narrativo particolare, descrittivo ma non lezioso, agile ma adatto al modo di narrare dell’epoca in cui si svolge il romanzo; una tumultuosa storia d’amore e passione con la più desiderabile delle femme fatale: la spia; e, dulcis in fundo – lo avrete capito – colpi di scena in un crescendo di intrighi e pericoli.

Quest’opera ha il pregio di parlare dello scorso secolo con i toni dello scorso secolo.

Un po’ resoconto, un po’ cinegiornale, mentre il testo scorre sembra di vedere i frame scoloriti dei filmati della fine della Bèlle Epoque.

Consigliatissimo a chi adora capisaldi come Ken Follett o il primo Wilbur Smith.

Il blog presenta “La cura dello sguardo” di Franco Arminio, Bompiani editore. Imperdibile!!

Percorrendo l’Italia palmo a palmo, nella sua paziente auscultazione del mondo, già da tempo Franco Arminio registrava una epidemia in corso: quella dell’“autismo corale”, che ci vede rinchiusi dietro i nostri piccoli schermi, impegnati in una comunicazione che ha perso ardore e vitalità. In queste pagine il poeta torna a offrirci le sue parole come fiaccole per illuminare il presente, offrendo il suo stesso corpo come testimonianza, come repertorio di tentativi e rimedi: “Ho vanamente cercato la guarigione scrivendo. La ferita è ancora qui. Con il tempo mi sono cresciuti dentro consigli che posso dare, piccoli precetti fatti in casa.” Le pagine di questo nuovo libro di Arminio sono fitte come gli scaffali di un antico speziale, allineano racconti visionari accanto a vere e proprie orazioni civili, che pongono domande e chiedono risposte con vibrante ostinazione. La cura invocata passa sempre attraverso una lingua che si fa strumento di conoscenza, alla ricerca di una comunicazione, di un senso condiviso, di quella intima vicinanza della quale abbiamo tutti più che mai bisogno. E se non ci sono certezze, se tutti siamo un po’ più fragili, a curarci sopraggiunge la fiducia nella capacità delle parole di unire i nostri sguardi “per fare comunità, per dare coraggio al bene”.

L‘autore

Franco Arminio è nato e vive a Bisaccia, in Irpinia d’Oriente. Ha pubblicato molti libri, che hanno raggiunto decine di migliaia di lettori. Da anni viaggia e scrive, in cerca di meraviglia e in difesa dei piccoli paesi: è ispiratore e punto di riferimento di molte azioni contro lo spopolamento dell’Italia interna. Ha ideato e porta avanti la Casa della paesologia a Bisaccia e il festival “La luna e i calanchi” ad Aliano.

Il blog presenta “Il giovane Achille” di Alessandro Ricci, Illustrazioni a cura di Stefania Franchi, NPSedizioni. Da non perdere!!!

Quarta di Copertina:

A tredici anni, Alessio non sopporta nessuno. Né i suoi compagni, sempre pronti a sparlargli alle spalle, né suo padre, da cui si è allontanato dopo la morte della moglie. Ma soprattutto odia se stesso.

Colpa del suo tallone d’Achille, una malformazione fisica che lo costringe a camminare zoppicando, attirando risatine e commenti, che alimentano la rabbia che si porta dentro.

Un giorno, la fiamma dell’ira esplode, costringendo il padre a inviarlo a un campo estivo, sperando di favorire così la sua socialità.

Ma al Campeggio Sorriso Alessio non imparerà solo regole e disciplina. Tra sortite notturne, giochi a Palla Mortale e misteri sotterranei, conoscerà il valore dell’amicizia e l’importanza di vivere ogni giorno a pieno.

«La rabbia è un sentimento molto potente e hai tutto il diritto di provarla. Ma non permetterle di scegliere al posto tuo, né di farle risolvere le situazioni. Altrimenti alla fine dell’incendio non ti resterà che raccogliere i resti della sua devastazione. C’è un modo migliore per reagire. Se il tuo dolore è troppo grande per te, sappi che non sei solo. Io sono con te, i tuoi amici sono con te».

Biografia autore:

Alessandro Ricci

Vivo in Garfagnana e invento favole da quando sono piccolo, e anche da adulto metà della mia vita si svolge in mondi fantastici. Sono nato il 15 dicembre 1981, ricordo benissimo che era martedì: non che cambi qualcosa, ma è sempre meglio che nascere di lunedì. Il lunedì non piace a nessuno.

Sono stato uno studente pigro e indolente, ma sono un lettore appassionato, soprattutto di autori come Dahl e Rodari, i principali colpevoli del mio istinto a viaggiare per mondi fantastici e di raccontare alle persone quello che scopro. Più che uno scrittore, sono una guida turistica.

Ho pubblicato il romanzo “Il fabbricante di suoni” (Arpeggio Libero Edizioni) e ho partecipato con ai volumi 2 e 3 di “Bestie d’Italia” (NPS Edizioni).

Pagina Facebook: Guida turistica per sognatori

Biografia illustratrice:

Stefania Franchi

Sono nata il 23 dicembre del 1985, ma indipendentemente da quando leggerete la mia biografia sappiate che dimostro molti anni meno. In tutti i sensi.

Amo la musica, il cinema, la letteratura fantastica e il disegno, la mia più grande passione. Disegno fin da quando ho memoria, frequento corsi di pittura e grafica.

La mia passione per l’arte visiva ha avuto parecchie sfaccettature: dalla realizzazione di quadri e lavori artigianali, a caricature e disegni per partecipazioni matrimoniali, fino alle illustrazioni per libri.

Pagina Facebook: Stefania Franchi Art – Illustratrice

Titolo: Il giovane Achille

Autore: Alessandro Ricci

Illustrazioni: Stefania Franchi

Casa editrice: NPS Edizioni

Genere: narrativa per ragazzi

Formato: cartaceo

Prezzo: 12 euro

Pagine: 222

ISBN: 978-88-31910-262

Uscita: 1 settembre 2020

Disponibile su tutti gli store di libri e ordinabile in libreria e sul sito NPS: http://www.npsedizioni.it

Da Black Sails alla narrativa. Il romanzo d’esordio dell’attore Luke Arnold arriva in Italia.” Siete pronti?



Voglio un caso vero. Un’occasione di fare qualcosa di buono. Perché è colpa mia se la magia non tornerà mai più.
Mi chiamo Fetch Phillips, come è scritto sulla porta. Ci sono tre cose che dovreste sapere prima di ingaggiarmiLa mia sobrietà vi costa un extra.

I miei servizi sono confidenziali.

Non lavoro per gli umani.
Niente di personale, perché sono umano anch’io.

Ma dopo quanto successo, non sono gli umani ad aver bisogno del mio aiuto.

L’ULTIMO SORRISO DI SUNDER CITY è il primo romanzo della serie dedicata a Fetch Phillips, un investigatore privato che vive in un mondo rimasto senza magia, e da alcuni definita la lettura perfetta per i fan di Ben Aaronovitch, Rotherweird o Terry Pratchett.


Con una vincente combinazione di ruvidità alla Chinatown e fascino stravagante alla Harry Potter, questo primo romanzo della serie stimolerà di certo l’appetito dei lettori. – Publisher Weekly
Il primo romanzo di una serie leggibilissima che potrebbe essere il figlio illegittimo di Terry Pratchett e Dashiell Hammett – Kirkus Review

L’autore

Luke Arnold, classe 1984, è un attore australiano che ha fatto il suo esordio nella narrativa nel 2019. È noto al grande
pubblico per aver interpretato Long John Silver nella serie televisiva Black Sails e per essere protagonista di Glitch. “The
Last Smile in Sunder City”, edito da Orbit, è il suo primo romanzo

Il blog è lieto di presentarvi “Villa Rosmunda” di Diego S. Da non perdere!!

Titolo: Villa Rosmunda

Autore: Diego S.

Editore: Indipendently Published – Amazon Kindle, Kindle Unlimited

Genere: Thriller paranormale, Fantasy, Giallo

Data di uscita: 3 luglio 2020

Formati disponibili: ebook e cartaceo

Pagine: 183

Prezzo: 0,99 (ebook); 9,99 (cartaceo)

Link acquisto: Amazon (https://tinyurl.com/y4y3wtbw)

Sinossi: Novembre 2016. La quiete stantia di un paesino di provincia viene sconvolta da un susseguirsi di eventi nefasti, lungo una scia di morti a cui nessuno riesce a dare una spiegazione. Sarà allora che tre giovani uomini decideranno di addentrarsi nelle viscere di un antico e spaventoso mistero, dove la Fine sembrerà un sollievo rispetto all’Inferno che si prospetta all’orizzonte.  Tra fantasia e Storia, archeologia e suspense, Villa Rosmunda è un viaggio oltre lo spazio e il tempo: il resoconto di una realtà che cede, collassa e non lascia alcuna via di scampo.

Estratto

Affrettò il passo, in modo quasi automatico. Per quanto deserta, in quella strada era tutt’altro che solo. Proseguì con affanno, impedito dalla divisa un po’ sporca, mentre refoli di vento gli remavano contro, quasi a volerlo sospingere in senso opposto. Girò in una traversa, salì lungo una pendenza fino alla via soprastante.

“Fermati… Datti pace”. 

Era il suo corpo a chiederlo, ormai stremato. Doveva smettere, prendere fiato, anche solo per un secondo. Li vide, una volta riaperti gli occhi e ridato aria ai suoi sgangherati polmoni. 

Uno, sette, poi dieci, quindici. Forse venti. 

Li avvertiva come laser puntati addosso: occhi dorati di una colonia felina. No… non erano gatti. Metteva a fuoco quelle figure distorte che si accalcavano intorno a lui nel silenzio, in uno spazio fattosi ormai deserto. Pian piano, il vuoto gli parava dinanzi. E non era come lo aveva immaginato. 

(Cap. XXIII, pp. 106-107)

Biografia

Diego S., classe 1985, ama da sempre raccontare storie. Ha pubblicato quattro libri di poesie (LDS. Luci di sospensione, 2011; La trasparenza del corpo, 2017; Passaggi di stato, 2018; Ultrafisico. Poesie dalla quarantena, 2020) e, nel 2017, il suo primo romanzo (Apnea). Con Villa Rosmunda è alla sua seconda prova narrativa. Divoratore di libri e di musica, recalcitra a definirsi ‘scrittore’

“Cold stories ” Autori Vari, Eretica editore. A cura di Chiara Iucci Linaioli

“Avete caldo e volete rinfrescarvi un po’? Oppure il freddo è il vostro stato naturale, e volete aumentare quella sensazione? Questa è l’antologia che fa per voi, non perché siano storie ambientate in ambienti freddi e nevosi, ma perché sono storie che vi faranno venire freddo… vi faranno scendere i brividi lungo la schiena. Queste storie sono fredde come il ghiaccio, perché non conoscono i confini del raziocinio e del buonsenso. E voi? Siete pronti ad immergervi nel freddo?”

Raccolta di racconti brevi a fumetti che vanno dal sovrannaturale, all’horror, dal creepy allo splatter.

Gli autori seguono il filo conduttore dell’agghiacciante, ciascuno con il proprio stile grafico, ma il tutto uniformato dalla costante della gabbia italiana che incornicia disegni bonelliani, realistici, grotteschi; strizzando l’occhio all’uso cupo dell’inchiostrazione o ai chiaroscuri alla Sandman, questo albo non potrà scontentare i fan che hanno apprezzato lavori come Martin Mystere o Dylan Dog.

Godibile in cartaceo, ma ancor più in formato digitale ebook: da leggere a casa nella penombra della sera o nella cornice abbacinante del sole estivo sulla spiaggia.

Da brividi.

“I migliori siamo noi”di Alfredo Cosco, Io me lo leggo editore. A cura di Patrizia Baglioni

I MIGLIORI SIAMO NOI di Alfredo Cosco, riporta la storia della famiglia Drengot, che in ventisette anni riesce a conquistare i territori che vanno dalla Puglia alla Campania. Si scoprono con curiosità le loro gesta oggi oscurate dall’altra grande famiglia normanna, gli Altavilla. Tutto ha inizio nel 1016 nel nord della Francia in Normandia, quando Osmond il più grande dei fratelli uccide uno degli uomini del Conte per vendicare l’onore della sorella. Risultato: la famiglia Drengot viene esiliata e le loro terre espropriate, stanno per muovere guerra, quando vengono a conoscenza di nuove possibilità di conquista nel sud Italia. Le prime pagine scorrono più lente per spiegare le tradizioni del popolo normanno e la loro origine. I riferimenti sono esatti e costanti tanto che spesso la storia si sostituisce alla narrazione, pregio essenziale in un romanzo storico. Ed eccoli i feroci normanni, violenti, arguti e terribilmente forti, attraversano l’Italia insieme alle proprie famiglie per trovare una nuova casa, prima devono fermarsi a Roma. Convertiti al cristianesimo, che ne ha placato solo in parte la natura, chiedono l’appoggio del Papa, che volentieri da il suo beneplacito per liberarsi di bizantini e mori. I Drengot entrano così nelle maglie del potere invischiati tra le macchinazioni di greci, italici e longobardi ma non ce n’è per nessuno. Non è solo il modo di combattere istintivo ed irruento ad accrescere la loro fama, essi sono fini mediatori e conoscitori degli uomini. Mirabile è la solidarietà tra i fratelli che seppur estremamente diversi tra loro continuano a cercarsi, confrontarsi ed aiutarsi. Raggiungere il potere è il loro scopo, mai a discapito della famiglia, peccato che le donne Drengot siano rimaste completamente in ombra, avrebbero meritato il loro posto visto il ruolo centrale che rivestivano nei clan. L’ascesa sembra inarrestabile, dopo aver prestato i propri servizi come mercenari, il prestigio dei Drengot viene riconosciuto e le ricchezze accumulate sono incalcolabile. L’ultimo dialogo con Willem d’Altavilla vale tutto il romanzo, svela al lettore la forza dei Drengot e del popolo Normanno, che nonostante le continue rivisitazioni, continua ad affascinare e a mantenere note di mistero. Il linguaggio è semplice e scorrevole, i dialoghi danno brio al testo senza essere invasivi e la lettura è godibile anche per chi non conosce il periodo storico trattato. Non è semplice condensare ventisette anni di vicende in poche pagine, ma Cosco non si perde, al contrario, riporta con fedeltà tutte le figure esistite armonizzandole ad altre fantasiose per arricchire il racconto. Secondo l’etimologia del loro originario nome danese, i Drengot sono i migliori, e dopo aver letto questo romanzo non possiamo che assentire.

ALFREDO COSCO

Ricercatore e scrittore. E’ tra i fondatori del Blog “Le Urla dal Silenzio”, nel 2009. E dell’Associazione Fuori dall’Ombra, nel 2010, di cui è stato Presidente fino al 2015. Nel 2012 ha partecipato alla stesura del libro “Le Urla dal Silenzio”, di AlcionEdizioni, collezione di scritti scelti tra le pubblicazioni del Blog “Le Urla dal silenzio”. Autore, insieme a Carmelo Musumeci, del libro “Fuga dall’Assassino dei dei Sogni”, pubblicato nel 2015.

Il blog consiglia “Il colpo di fulmine” di Carlo Lanna, Words edizioni. Da non perdere!

Forse ti sentiresti più a tuo agio se parlassimo fuori da questo cazzo di posto?» Si alzò anche lui, in un gesto istintivo. Era più alto di me, il fisico era forte e possente. Il petto muscoloso, le gambe magre e tornite tanto che mi sarebbe piaciuto sfiorarne la consistenza. E poi il suo sguardo. Da quella distanza era ancora più lucente, ancora più invitante. Quel desiderio mi fece traballare il cuore.

«Cambierebbe qualcosa per te?» chiesi.

«E per te?» domandò Tyler a sua volta.

«Non voglio una domanda da parte tua, ma una risposta. Perché…»

…quella sensazione di cui parli l’ho provata anche io, appena ho incrociato il tuo sguardo.

E ciò che ricevetti un istante dopo fu una risposta chiara, precisa ed eloquente, forse anche troppo. Diradò i miei dubbi, tutti. Nessuno escluso.

Tyler mi baciò.

Mi baciò con passione e delicatezza. Un bacio vero, di quelli che ti sciolgono il cuore, che ti fanno morire e poi tornare alla vita. Nell’attimo stesso in cui la sua bocca si posò sulla mia, fui pervaso da una scossa di energia, un calore diffuso che mandò in tilt il mio sistema. Le sue labbra volevano di più e io cercai di soddisfarlo. Schiusi di più la bocca e lasciai che la sua lingua danzasse con la mia. E poi mi sporsi, sollevandomi sulle punte, e ricambiai iniziando a esplorarlo, vivendo di quei respiri e quei gemiti che mi stava riservando. Gli accarezzai i capelli e dal mugolio che gli uscì dalla gola capii che aveva apprezzato l’iniziativa. Non mi sentivo impacciato, anzi. Spensi i dubbi e mi lasciai accendere dalla passione. Era tutto vero. Tyler. Quel bacio. Ogni cosa. Ero tra le braccia di un uomo bellissimo che, in pochissimo tempo, mi aveva rapito con la sua carica magnetica e la sua schiettezza.

Due ragazzi. Due anime spezzate.

Un unico cuore che batte.

Tyler è un giornalista deluso dalla vita, con un passato tormentato da dimenticare e in cerca del suo posto nel mondo. Glen è in fuga da se stesso e sogna di diventare uno scrittore. In una fredda sera di gennaio, quasi per caso il destino lega indissolubilmente le loro anime. A volte, però, l’amore non basta e serve coraggio per affrontare le insidie della vita. In una New York magica e caotica, Tyler e Glen si amano, si odiano, si perdono e si ritrovano in un dedalo di grandi emozioni. Il colpo di fulmine non esiste è una toccante storia sull’amore queer, i sogni e le seconde possibilità della vita.

L’AUTORE

Carlo è nato a Caserta trentacinque anni fa. Di professione è giornalista di spettacolo e collabora per IlGiornale.it e per un magazine a tematica LGBT. È laureato in Legge e in Scienze della Comunicazione. Divora film e serie tv di tutti i tipi fin dall’adolescenza e ama follemente le saghe urban-fantasy e i dark romance. La scrittura è nel suo DNA, ma solamente quattro anni fa è tornato a picchiettare le dita sulla tastiera e navigare con la fantasia, dopo un lunghissimo periodo di silenzio. Ha pubblicato svariati racconti brevi su diverse antologie. Scegli il nostro destino (Gilgamesh Edizioni) è il suo romanzo d’esordio pubblicato nel luglio del 2019.

“L’utopia di Luca Ronconi” di Ida Bassignano, Ianieri edizioni. A cura di Chiara Iucci Linaioli

Lo spettacolo di ‘Utopia’ era costituito da cinque commedie di Aristofane (Cavalieri, Donne al Parlamento, Pluto, Uccelli, Lisistrata) e prodotto da Festival internazionali (Edimburgo, Berlino, Parigi e anche Shiraz in Persia, l’unico che poi non andò in porto), dalla Biennale di Venezia, dallo Stabile di Torino, dal Fabbricone di Prato e anche dal Pci, più precisamente dal settore produttivo dei Festival dell’Unità. La rappresentazione (una fantasmagorica sfilata di trentatré attori, sei automobili, un camion, una corriera e persino un piccolo aereo Piper) doveva svolgersi su una strada di 60 metri per 10, con pubblico previsto su tribune laterali: era uno spettacolo in cammino. Non si parlava solo di utopie sociali e politiche della Grecia classica messe a confronto con l’attualità, ma la rappresentazione stessa era una sorta di utopia con tutte le sue difficoltà teatrali, logistiche e climatiche, in un’estate particolarmente piovosa. Ho pensato che poteva essere importante parlare di un’esperienza unica e irripetibile soprattutto oggi in un’epoca di scarsi ardimenti teatrali.” (Dalla Nota dell’autrice)

Ida Bassignano è autrice e regista di innumerevoli opere teatrali, televisive e radiofoniche. Una donna d’Arte che conosce e utilizza in modo sapiente tutti i mezzi di comunicazione, dall’ancestrale palcoscenico ai moderni ritrovati del ‘900. La sua collaborazione con Luca Ronconi ha dato alla luce questo libro. Un’opera particolare per una rappresentazione unica.

Nata dal fremito degli anni ’70, Utopia è un lavoro senza uguali. Molto criticato, di certo non di facile comprensione, è un mosaico di simboli e opere riadattate al moderno. Partendo da Aristofane, autore di denuncia della sua epoca, Ronconi veste in chiave del XX secolo i temi cari dello storico collega, e li accorda alle moderne domande sociali.

Partendo da una critica stilizzata, riesce a esprimere il disagio della sua generazione, e soprattutto l’inconsistenza dell’Utopia: di tutte le utopie, moderne e antiche. Giacché, di sua definizione, l’utopia è un modello che ha nessuna attinenza con il reale, accanto a cui viaggia parallelo senza mai sovrapporsi o fondersi.

Questa l’opera.

Il libro parla anche di altro.

Ida Bassignano riesce in poche pagine a creare un documento storico: ripercorre la genesi e la rocambolesca messa in scena di un lavoro che avrà molti detrattori e poco successo. A causa di ciò, e della natura intrinseca dell’opera, di Utopia rimangono tracce scarse o nulle. Nemmeno il copione.

Al contempo, il testo del suo libro è un diario: coinvolta in prima persona nel monumentale progetto, la Bassignano coglie l’occasione per narrare l’esperienza, con tutti i retroscena graditi o meno. Un viaggio nei teatri e meta-teatrale, in quanto la realizzazione e il tour sono di per sé un’opera altrettanto pregna di significato.

Infine, il libro raccoglie le recensioni, i commenti dei critici, gli articoli che hanno costellato la rappresentazione itinerante a livello mondiale.

Documento nel documento, rara testimonianza, diario.

Di Utopia esistono poche fotografie, pochissime tracce: un lavoro unico, destinato all’oblio. Eppure, grazie alla determinazione di Ida Bassignano, a distanza di una generazione, possiamo goderne il sapore e il significato.