Il blog consiglia “Il ladro di baci” di L. J. Shen, Always pubblishing. Da non perdere!!!

Un’autrice al primo posto delle classifiche internazionali
Un successo mondiale in traduzione in 13 Paesi
Al 1° posto dei rosa più venduti


Torna in Italia l’autrice bestseller L.J. Shen con Il ladro di baci, disponibile dal 14 gennaio in
libreria e in tutti gli store online.

Sullo sfondo di una Chicago fiabesca in mano a famiglie antiche e potenti, si dipana una storia affascinante con personaggi moderni ma dal gusto antico e sognante. Un retelling in chiave moderna e innovativa della storia de La Bella e la Bestia, in cui una giovane protagonista si innamora del suo salvatore, ma lui non è un principe azzurro: un mix avvincente di colpi di scena, impossibile da mettere giù.
Il ladro di baci è un romanzo autoconclusivo e non è collegato a nessuna serie dell’autrice.


«Crea immediatamente dipendenza!»

The Oprah Magazine

«Il mio libro preferito in assoluto di L.J. Shen fino ad oggi.»

RS Gray


Un bacio rubato a una principessa.
Due re in cerca di vendetta.
Tre vite intrecciate.
Figlia di uno degli uomini più influenti di Chicago, a diciannove anni, Francesca ha sempre vissuto dentro una gabbia dorata con un futuro ben delineato davanti a sé: ciò che la aspetta non è il college, bensì un matrimonio organizzato. E lei è già certa dell’uomo
che sceglierà tra i suoi pretendenti, il suo amore di infanzia.
La sera della sua presentazione in società, Francesca è pronta a donare il suo primo bacio ad
Angelo ma invece, complice il buio della notte nera di Chicago, la giovane si ritroverà con l’inganno tra le labbra del perfido senatore Wolfe Keaton.
Il giovane senatore Wolfe ha ordito un piano di vendetta nei confronti del padre di Francesca: il suo primo passo sarà ricattarlo per avere la mano di sua figlia.
Francesca si ritrova così costretta a sposare Wolfe, e il suo intero mondo crolla. Il senatore
incarna tutto ciò che la giovane donna disprezza in un uomo: arrogante, spietato, ambizioso e donnaiolo, una persona senza scrupoli. Eppure la ragazza scoprirà ben presto che sotto la
corazza di cinismo e antipatia che Wolfe Keaton si è costruito c’è molto, molto di più.
L’unico desiderio di Francesca è tornare tra le braccia di Angelo, l’unico obiettivo di Wolfe è la vendetta. Ma forse entrambi hanno sottovalutato il potere dei sentimenti che provano l’uno per l’altra.

L’autrice
Dal 2015 L.J. Shen si è imposta come autrice rivelazione del genere romance, con i romanzi della The Saints’ Series che si sono susseguiti in cima alle classifiche interna, raccogliendo un impressionante seguito di fan. Ora Leigh vive nel nord della California con suo marito e suo figlio, anche se prima di sistemarsi ha girato il mondo, stringendo legami con numerosi amici che possono testimoniare quanto lei sia una “vera dura”, proprio come i personaggi che ama dipingere nei suoi romanzi. Leigh è diventata famosa per il suo talento nel
costruire protagonisti controversi, degli antieroi, dei veri e propri cattivi che hanno catturato i cuori di migliaia di lettrici. Di L.J. Shen Always Publishing ha già pubblicato i bestseller internazionali Vicious. Senza Pietà, Infamous. Senza vergogna, Ruckus. Senza regole e Scandalous. Senza inibizioni.

Genere: Narrativa contemporanea
Pagine: 368
Data di uscita: 14 gennaio 2021
Prezzo cartaceo: € 14.90
Prezzo ebook: € 5.99
Traduzione: Valentina De Santis

“Maggio per sempre”. di Alessandro Testa, Edizioni Il vento antico. A cura di Alessandra Micheli

E’ molto difficile scrivere una recensione di un libro che si è amato.

Per ironia della sorte è più facile parlare di uno che, seppur ben scritto, centrato e notevole dal punto di vista stilistico, non ti ha colpito nel profondo dell’animo, lasciando la sua impronta.

E cosi trovo che questa mia disanima del libro di Alessandro Testa sia totalmente inutile.

Una sorta di panegirico che avrà come narcisistico obiettivo quello di dimostrare che un po’ con le parole ci so fare.

Non come Testa ovviamente.

Perché per amarlo, per capirlo quel libro voi dovete leggerlo.

E allora vi chiedo come favore personale: leggete pure queste mie misere parole.

Ma l’unico ce può donarvi qualcosa è solo il libro.

Ha tanto da raccontare, lasciate che la sua voce risuoni in voi.

Io non sono nulla, neanche un tramite.

Perché incapace di parlare della bellezza quando si manifesta davanti. Sono solo incantata, mentre ricordo i passaggi, i piccoli pezzi di una trama perfetta, mai banale, mai scontata.

Due storie si intrecciano, due storie con gli stessi titoli, con le stesse caratteristiche: brutalità spesa per un innecessario e inesistente bene comune.

Ognuna alimentata dalla sua particolare superstizione capace di tenere in piedi un intera impalcatura di pseudo-valori.

Che a ben vedere sono solo carta straccia usata per nascondere e eludere i vermi che rosicchiano il legno.

Il legno siamo noi, noi stato, noi cittadini.

E i vermi sono vari, c’è la malavita che promette a tutti un benessere difficile da conquistare.

O una rivalsa contro un annessione che ancoraggi stentiamo a riconoscere come benefica.

L’altro tipo di verme è meno disgustoso, è quasi elegante simile a una farfalla.

E pertanto seducente alla vista.

Si chiama ideologia.

Questi sono i due filoni che Testa racconta.

Uno ambientato in Calabria, in un luogo assolutamente vivido e capace di dominare la nostra immaginazione, con quel suo strano connubio di magia e di interessi abietti, soldi, potere, prestigio.

E’ la malavita che si fa portavoce di un disagio nato ai tempi dell’unità d’Italia, quando il brigante non era altro che l’araldo delle rivendicazioni di un popolo che, non voleva tanto l’unità quanto il rispetto dei diritti.

E che se doveva proprio essere dominato, preferiva farlo da un sovrano, magari ingiusto, ma conosciuto e accettato.

Ommo se nasce e briganti se more, canta il nostro Eugenio Bennato, ma fino all’ultimi dovimmo sparà….

Poco importa che oggi si spari per il business.

Mentre ieri contro il funesto invasore piemontese.

Uno che prometteva libertà e diritti, ma che calpestava forse senza rispetto una terra considerata nostra.

Non vi ricorda nulla questa solfa?

La terra eletta difesa a ogni costo contro chi è considerato di troppo, chi è considerato uno sbaglio.

E cosi il brigante libertador, di una libertà fatta di fame e di oscurantismo, diventa oggi il boss che in fondo è rispettato.

Perché viene dal passato e il suo piemontese, oggi, è lo stato che affama, lo stato padrone, lo stato autoritario che mette un freno a legittimi privilegi.

E cosi Sasso è invitato a sbrogliare quella matassa, o soltanto farle fronte e comprendere anche l’altra parte di quell’Italia che, in fondo, ha deciso di servire.

Non sarà facile.

Non sarà indolore.

E poi..abbiamo il momento storico che più di tutti mi interessa a livello scientifico.

E che al tempo stesso mi fa incazzare.

Vedete, io sono stata e sempre sarò un idealista.

Per me la parola ideale è qualcosa di fondamentale e connaturato all’essere umano.

L’ideale è l’uomo e l’uomo è un ideale.

Che poi lo sviluppiamo con una serie di teorie politiche, economiche, sociali o filosofiche poco mi importa.

In ogni mia rivendicazione, battaglia o rivoluzione è l’uomo al centro. Ogni uomo.

Che per come la vedo io deve essere liberato dalle pastoie della socializzazione effettuata dagli organi di stato.

Se lo stato è nato affinché gli uomini potessero convivere, oggi lo stato è solo una parola svuotata di sovranità e di quindi, legittimità.

E cosi ogni ideale deve riportare questa unità tra cielo e terra, laddove ogni stella, ogni costellazione, ogni energia è interconnessa e forma un tutt’uno coerente, armonico e organico.

Ogni stella ha il suo posto, brilla ed è essenziale per creare le costellazioni.

Lo stato sono le coordinate e le leggi che lo permettono.

E tra queste esiste l’equità ossia la possibilità che ogni stella mostri e manifesti il suo potenziale per creare costellazioni che abbelliscono il firmamento.

Ma quest’ideale e lo so ragazzi miei, può diventare ideologia.

E sapete cos’è?

Quando è l’idea più importante dell’uomo. Non si cerca di migliorare le condizioni altrui, di far tornare lo stato a essere “legittimo”.

Si tenta di far primeggiare il proprio modo di pensare.

Ecco cos’è l’ideologa. Io divento schiavo di un concetto, tanto che lui domina e decide chi vivere e morire.

E molti ragazzi, durante gli anni di piombo sono caduti nella trappola.

I terroristi convinti che il sangue avrebbe dato vita allo stato socialista equo e libero.

Ma quale equità e libertà nasce dal sangue e dalla lacrime?

Nessuna.

E dall’altra parte chi per la giustizia di quello stato da ricreare e ripensare, usavano ogni mezzo.

Ogni.

Entrambi avevano la loro ragione d’esistere dietro la nemico, dietro a un ideologia che poi mostrare la sua faccia più patetica, l’abietto egoismo, interessi personali, inutili e orribili ossessioni. Frustrazioni e piccolezze umane.

E questi due mondi, Calabria e fatti degli anni di piombo si confondono in quelle storie.

Dove a emergere è un umanità perduta, avvilita e prigioniere dei su poi arconti.

Chi muore, chi esala un ultimo respiro è la giustizia vera, l’umanità e la bellezza.

E non esiste bellezza in quello che racconta Testa.

Non certo negli avvenimenti.

Ma in quegli sprazzi di empatia e rara condivisione di quegli uomini e le donne che non si arrendono, al male, al compromesso, all’intrigo.

Per questo il libro di Testa è entrato dentro di me.

Perché in fondo racchiude tutto quello che è la nostra quotidianità, e tutte le domande che oggi, alla soglia di un’età veneranda mi faccio spesso: vale la pena di andare avanti a credere davanti a tutto questo malsano modo di vivere, e gestire la società?

L risposta è ancora si.

Per la verità e per epurare gli ideali vale la pena.

Fu allora che madonna gli disse:” Hai gli occhi belli

Vorrei che accarezzassi stanotte i miei capelli”

Fu allora che rispose: “Grazie madonna no!

Io sono un cavaliere e il re non tradirò”

Spesso, troppo spesso una madonna suadente ma maligna tenta di sedurci.

E’ troppo bella e ci accarezza i capelli in modo cosi soave che è impossibile resistergli.

Ma Nardi e Sasso incarnano quel cavaliere che urla “Il mio re non tradirò”

E il re in questione siamo noi.

Noi popolo degno e bisognoso di giustizia.

Uno stato che grida aiuto.

Loro il Re non lo tradiscono mai.

Grazie Alessandro per avermi emozionato di nuovo con un tuo libro.

“Come una bambola di pezza e fieno” di Teresa Bonaccorsi. A cura di Raffaella Francesca Carretto

Quando tra le pagine di un racconto breve si palesa tutta la violenza di un fenomeno indegno, di una tradizione dettata dall’ignoranza come è quella delle spose bambine, non si riescono a trovare parole..

Eppure di parole ce ne sarebbero tante da gridare, da gridare anche con veemenza, per indignarsi contro quella parte del mondo che chiude gli occhi, cosi da non poterne essere sfiorata.

Eppure basterebbe un po’ di impegno in più, per aiutare queste bambine.

Le spose bambine…

Quante volte ho pensato a questi piccoli fiori recisi, brutalmente strappati ai loro sogni d’infanzia, violati, annullati ..

Poche pagine, brutali nella loro veridicità; un racconto fatto di semplicità, una storia come tante altre in un mondo dominato dalla povertà, dai drammi, ma soprattutto dai silenzi.

Una storia in sembra dominare in maniera brutale e drammatica tutta la violenza di una tradizione che nega il diritto di una bambina a vivere l’infanzia che le spetta, ad avere il diritto di sognare.

Aisha è acerba, una bimba agli occhi di chi la osserva, gioca con la sua bambola di pezza e fieno che circondano un’anima di legno.

Gioca, come dovrebbe fare ogni bimbo della sua età.

Aiuta la mamma, nella sua casa di fieno e fango.

Aisha, il cui cuore si rianima e riempie di gioia ogniqualvolta suo padre entra in casa.

E i suoi occhi .. innocenti .. inconsapevoli del destino che l’aspetta.

Data in sposa a Faruk.

Aisha, che gioisce di riflesso per la gioia del padre, ma che ancora non comprende realmente cosa voglia dire essere una sposa.. una sposa bambina ..

Aisha si sentiva una principessa e la tante domande che le frullavano in testa perdevano importanza al pensiero della felicità del padre.

Rendi onore alla nostra famiglia…

Sii fiera, avrai una famiglia tua

Una bambina che va protetta e amata e non usata come merce di scambio.

Il contenuto di questo racconto è così drammatico e vero, che colpisce come un pugno in pieno stomaco, perché mette davanti ai nostri assonnati occhi la realtà di tanti paesi, laddove è negato il diritto all’infanzia, Laddove non si rispetta la femminilità, seppur nel volto di una bambina..

Aisha, perde così la sua innocenza, le sue illusioni, i sogni, ma soprattutto, ammettiamolo, perde se stessa.

Ecco perché questo racconto breve è così importante.

Non è solo la testimonianza documentata di una realtà odiosa e abominevole, di una tradizione ahimè che resiste ancora, e purtroppo a dispetto delle leggi.

Il racconto di Aisha, del suo destino, è voce dell’innocenza, la voce della una vittima, la voce del suo dolore di tante, la voce della delusione e della disperazione di chi non riesce a diventare donna perché esautorata dai suoi fondamentali passaggi.

La voce di chi, per interessi abietti, deve precocemente fare scelte da donna.

Anche se poi non ci reali scelte, ma imposizioni da parte di un padre corrotto, capace di che destinarla ad un presente e un futuro di sofferenze fisiche e psicologiche.

Non c’è realmente futuro, se non si dà a queste bambine la possibilità di vivere la vita seguendone i giusti tempi.

Servono gli strumenti.

Serve l’amore e la considerazione.

Una bambina è un individuo che ha il diritto alla sua vita, alla sua infanzia, alla pace e alla serenità.

Una bambina ha diritto al suo futuro.

Questo racconto è struggente e drammatico, e dà voce a tante voci che non vengono ascoltate, purtroppo, ancora.

Ma forse qualche animo potrà esserne travolto, forse qualche padre riuscirà a percepire l’urlo silenzioso della propria figlia, quella figlia che è in fondo parte della propria anima e che invece si vuole vendere troppo precocemente a qualcuno.

Allora io dico a questo padre, ascolta la voce silenziosa, l’urlo disperato di tua figlia, prima che sia troppo tardi.

Sii tu la voce di tua figlia, dalle gli strumenti per crescere, o dai a chi può la possibilità di aiutarti.

Un padre sente nel suo cuore cosa è giusto, prima che l’irreparabile si compia.

Al mondo di oggi ogni 7 secondi si sposa una ragazza che ha meno di 15 anni di età

Questo non è un libro fatto di parole, è una voce .. un grido .. un richiamo alle coscienze, perché un bambino va tutelato e difeso e dove, ahimè non arriva la legge, bisogna che arrivi l’azione dell’uomo ..

Perché, rinunciare al proprio futuro è rinunciare a vivere.

E chi siamo noi per negare tale diritto?

Queste spose bambine vanno tutelate e aiutate.

Bisogna lottare per loro.

Bisogna spezzare un circolo vizioso dovuto all’ignoranza, all’analfabetismo, alla povertà.

Bisogna rispettare i diritti di queste bambine e lavorare affinché essere donna non sia più sinonimo di sopruso.

Bisogna educare e sensibilizzare

E il primo passo è intervenire per dotare la famiglia di mezzi economici adeguati, perché spesso il matrimonio precoce è l’ultima speranza contro la povertà, ma che ha conseguenze devastanti per le ragazzine.

Concludo dicendo che …a chi sarà interessato e sceglierà di avvicinarsi a questa lettura..darà una possibilità a bambine come la piccola Aisha, la sposa bambina.

Il ricavato delle vendite del libro, sia in formato digitale che cartaceo, verrà devoluto a favore della lotta contro i matrimoni forzati.

A chi darà un contributo per portare a compimento questo obiettivo grazie al libro, buona lettura.

Review party “Omicidio a regola d’arte” di Letizia Triches, Newton Compton. A cura di Patrizia Baglioni

Chantal Chiusano ha un nome da soubrette, magari i suoi genitori sognavano per lei una vita da star, e invece per un gioco del destino o per contrapposizione alle aspettative, è un commissario della polizia di Napoli.

Nulla è più lontano da lei di lustrini e sceneggiate, Chantal è una donna pratica, spontanea, empatica, soprattutto innamorata.

Pragmatica sotto tutti gli aspetti, mai avrebbe pensato di accettare la corte di un ragazzo più giovane di lei di nove anni, ma Giovanni oltre ad essere suo compaesano, è un artista e la guarda come se lei fosse la sua musa.

La loro vita dopo il matrimonio ha trovato stabilità, Giovanni anche senza un titolo ha una sua clientela di arte sacra affezionata che sa riconoscere il talento.

Chantal è rispettata per la professionalità e l’intuito che ogni giorno dimostra in una città complessa come Napoli, lei e l’Ispettore Pannella ormai si parlano con gli occhi e se si confrontano hanno sempre un motivo.

E poi un terribile omicidio sconvolge inavvertitamente le loro vite.

Michele Mosti noto artista napoletano viene trovato morto insieme all’amante Sofia.

I corpi sono nudi e i volti chiusi in sacchetti di plastica bruciati hanno assunto un’espressione deforme.

Ma più raccapricciante dell’immagine, è la rappresentazione a colpire gli inquirenti, l’assassino ha fatto dell’omicidio un’opera d’arte.

La scena macabra ricorda un’opera di Burri e chi meglio di Chantal, che conosce il mondo dell’arte da vicino, può indagare sulla vicenda?

È vero, non è la prima volta che il commissario si interessa a questo mondo e non solo per contaminazione familiare.

Qualche mese prima, la morte di un giovane nella casa di un noto antiquario, l’aveva portata a scoprire un ambito di promiscuità e sfruttamento, dove giovani ragazzi arrivano a prostituirsi o a dipingere falsi pur di entrare nel circoli degli eletti.

Un ambiente oscuro quello dell’arte, seppur fatto di luce e colori.

Vittima di queste contraddizioni è anche Giovanni, che dopo l’incontro con Mosti non è più lo stesso.

Chantal sapeva e vigilava ma suo marito dopo qualche giorno dall’assassino, una notte elusa la sua sorveglianza aveva deciso di spegnere la sua vita tra la schiuma del mare che tanto amava.

Come può Chantal portare avanti le indagini ora?

Lei non può, deve. Perché l’unica convinzione che ancora la anima, è che le morti siano tutte collegate.

48 Il morto che parla, un’anima in pena che non trova via d’uscita, introduce il romanzo e ricompare tra le pagine per seguire più da vicino le indagini, lui che non ricorda neanche la sua identità.

Segue Chantal e poi torna a lei, Sara, l’algida moglie di Michele Mosti, una famosa psichiatra di Roma. La loro unione aveva sorpreso molti.

Mosti si era rivolto a lei per un consulto professionale, per guarire dalla fobia degli specchi, ma invece di rientrare nella parte razionale, riesce a trasportare la dottoressa nel suo mondo lussurioso e dissoluto.

Sara non si capacita, sottomessa al marito non sa reagire, ha paura di lui e allo stesso tempo prova desiderio verso ciò che l’artista rappresenta: creatività, libertà, mancanza di giudizio. Ma questa non è lei, deve uscirne, quando trova la via, il marito è già morto.

Non le resta che collaborare con Chantal con cui si sente subito in armonia.

Nel frattempo Napoli, quella città in cui si è sempre sentita estranea, la irretisce, non riesce più ad andarsene, o forse c’è altro?

Si sa, in ogni indagine spesso la soluzione è solo questione di sfumature, ma quando queste toccano l’arte, il discorso cambia.

Chantal è una donna sensibile, sa mettere a suo agio gli altri, li comprende, e di loro tutto ricorda.

I suoi sensi sono sottili e le impressioni raramente sbagliano.

Ma in questa indagine dovrà investire tutte le sue capacità, un secondo omicidio si aggiunge, solo aggirando le apparenze Chantal può arrivare alla verità e al colpevole.

Nella rete delle inquietudini non era solo uno a voler Mosti morto e il commissario lo sa, per ora la partita è chiusa, ma Chantal non si arrende.

Ne va della sua vita, ne va dell’amore che resta vivo nel suo cuore. Ogni sera accarezza i disegni di Giovanni, si nutre dell’odore dei suoi colori e condivide le sue amarezze.

Ma lei continuerà a vivere, a cercare e a indagare fino a quando la verità non verrà a galla limpida, integra e brillante.

Ne va del suo senso estetico prima ancora che della sua professionalità.

Un libro dal ritmo serrato che si fa fatica ad abbandonare. I protagonisti entrano con riguardo nel nostro immaginario e li vi restano.

A presto Commissario Chiusano, spero di rivederti presto, nel frattempo apro una finestra su Napoli e mi godo un buon caffè.

Blog tour Pagine del passato. La recensione finale. A cura di Patrizia Baglioni

Siamo negli anni ’80, Fabiola e Melissa hanno vent’anni, sono amiche da sempre, hanno condiviso gioie e sofferenze e sono ancora alla ricerca del grande amore.

La loro unione nasce, come spesso accade, dalla loro diversità, Fabiola è insicura e riservata, fa fatica a inserirsi in ambienti nuovi e resta titubante di fronte ad ogni decisione.

La sua prima storia d’amore è finita proprio per colpa delle sue esitazioni.

Non è facile per Fabiola essere diversa, il pessimismo che la accompagna viene da un tragico incidente capitato al fratello quando era piccolo.

Mentre giocavano Fabiola lo aveva perso un attimo di vista e il piccolo era caduto rimanendo per sempre su una sedia a rotelle.

Non era stata colpa di Fabiola ma lei ancora oggi, quando guarda Giacomo sente su di sé la responsabilità per la sua sorte e la delusione dei genitori che lo avevano affidato a lei.

Melissa invece come anima a lei contrapposta, vive di luce, di forza, bellezza e ottimismo.

La ragazza affronta le giornate con spensieratezza e dice sempre apertamente quello che pensa.

Ma nell’estate del 1983 il legame tra le due ragazze verrà messo in pericolo.

Partite per una vacanza a Otranto insieme alle famiglie, trovano in una vecchia casa abbandonata un diario.

Prese dall’entusiasmo della scoperta le giovani fanno una scommessa lo scriveranno a turno senza leggere ciò che ha scritto l’altra.

Questa prova di fiducia e amicizia viene però messa alla prova da nuove circostanze: Melissa incontra Stefano, un giovane per cui fin da subito prova una grande attrazione e inizia a uscire con lui e il suo gruppo di amici provando a coinvolgere anche Fabiola.

Ma la sua amica, provata da questo allontanamento repentino fa fatica ad accettare la situazione e soprattutto i suoi sentimenti.

Prese ognuna dalle proprie preoccupazioni, le ragazze iniziano a provare una strana agitazione ogni volta che scrivono il Diario come se questo le spingesse ad essere oneste, più che con gli altri con sé stesse.

Fabiola infine in un momento di forte agitazione, infrange la promessa e legge le pagine scritte da Melissa scoprendo una terribile verità.

Tutto precipita, Fabiola si sente tradita e abbandonata e l’unica consolazione sembra venire dal Diario.

Ma ogni volta che si trova in camera accade qualcosa di misterioso, passi misteriosi in corridoio, venti freddi che la paralizzato sul letto e lamenti che la fanno rabbrividire.

Sta forse impazzendo?

Tutto è iniziato con il ritrovamento di quel Diario a cui le ragazze avevano strappato le pagine scritte per poterlo utilizzare.

Quale mistero si celerà in quella prima parte ancora nascosta nel vecchio baule della fatiscente dimora?

Spinta dalla volontà di capire e salvarsi Fabiola ritrova una determinazione che la porta ad agire senza pensare troppo, libera da mille paure.

E la verità esplode in modo drammatico, le prime pagine del Diario recuperate dalla giovane ci portano la voce di una donna ferita, amareggiata e innamorata.

Capire la sua storia aiuterà Fabiola e Melissa a ritrovarsi?

Una storia di amicizia, di crescita e di fiducia in cui possiamo riconoscerci.

Chi di noi infatti non ha tenuto un Diario segreto a cui confidare i propri pensieri? È vero, il Diario ha sempre avuto il potere di convincerci a rivelare i nostri desideri, le delusioni e i segreti più intimi sentendoci più liberi dopo averlo scritto.

Si è mantenuto strumento catartico per secoli, fino ad arrivare a Melissa e Fabiola e a noi attraverso le PAGINE DAL PASSATO.

La narrazione dei fatti, ripetuti da entrambe le giovani, scorre un pó lenta nella prima parte, ma recupera ampiamente nella seconda, prendendo una piega inaspettata.

Trattandosi di un diario, il linguaggio è semplice e colloquiale.

Le personalità delle ragazze sono tratteggiate in modo attento e mettono in evidenza sentimenti semplici e a volte ingenui.

Un romanzo consigliato a chi ama le storie di amicizia e di crescita personale e non ha paura di affrontare i misteri del passato.

***

Maria Luisa Duma nasce a Galatina (Lecce) dove risiede. Ama sin da piccola le storie sui fantasmi e tutto ciò che è avvolto dal mistero. Adora il mare e le passeggiate nella natura. Si dedica per un periodo alla recitazione teatrale prima di concentrarsi sulla stesura del suo primo romanzo che è un insieme di ciò che I’ appassiona.

“Miti, storie e leggende” di Armando Savini, Diarkos. A cura di Alessandra Micheli

Per troppo tempo religione, mito e scienza sono stati divisi da barriere apparentemente insormontabili.

Il mito, la storie e la leggenda erano relegati nella nebulosa zona dell’immaginario, assieme a simboli e archetipi.

Mentre le scienza con i fatti e le teorie da essi ricavati appartenevano di diritto al regno della famosa dea ragione.

Quella che fu la musa di ogni rivoluzione.

Eppure…

Per fortuna ci sono stati filosofi e sociologi che a questa cesura hanno reagito armandosi di ago e filo per ricucire la lacerazione profonda tra due regioni considerate opposte.

Il pericolo era che, in quella zona lacerata si annidasse tutto ciò che ragione e fantasia rifiutava ossia quel collegamento chiamato ombra. Ombra è tutto ciò che rifiutato, che privato della radiosa luce del sole, diviene pericoloso e calamita per emozioni e istinti rifiutati da ambe due gli emisferi.

Chi rifiuta signora ragione diffida e teme la prolificazione di una fantasia che, appunto perché ritenuta perniciosa diventa una sorta di mostruosità tentacolare.

E lo stesso chi rifiuta la ragione deturpa il regno dell’immaginario facendolo diventare ricettacolo di scorie e istinti.

Le ombre sono pericoloso perché non nominate, rifiutate nascoste fatte oggetto di biasimo.

E sappiamo come il rifiuto in fondo rischia di creare mostri.

Istinto e ragione, soprannaturale e meccanico si sono guardati per secoli con odio, sfida e con orrore, uno troppo diverso dall’altro, troppo incompatibile con i precetti che sostenevano le diverse posizioni.

E cosi gli emisferi mentali, immagini speculari dei due diversi universi ontologici sono stati messi in sfida uno con l’altro: chi usava il lato emotivo abbandonandolo per il razionale e vivendo di emozioni lasciate scorrere come cavalli selvaggi, e chi preferiva la mano onnipresente e soffocante della razionalità tenendo eccessivamente a bada ogni altro sentimento.ùwentrambi erano destinati a una lotta impari che rischiava di portarte ogni organismo, mentale, e sociale al collasso.

Fu grazie a Pareto con la sua teoria dei residui e a Gregory Bateson con il suo motto ne soprannaturale ne meccanico che pleroma e creatura si sono specchiati e visti, per la prima volta, scoperti di un volto unico.

Un Giano bifronte impossibile da scindere che veniva soltanto osservato a seconda dall’angolazione dello sguardo.

Ecco che pleroma e creatura divengono aspetti di una percezione che può essere binaria o unitaria.

E questo nuovo paradigma scientifico non può quindi non essere applicato anche a quelle scienze umane considerate un passatempo per intellettuali vanesi e inconcludenti.

Ecco perché il lavoro di Antonio Savini risulta un tassello fondamentale per una scienza con un approccio multidisciplinare che unisce quindi scienze “umane” ai nuovi traguardi della della fisica, della cosmologia e della psicologia.

Se usato questa forma mentis, noi possiamo leggere ogni libro sacro in doppia modalità Sia come un immaginario simbolico dell’esperienza umana a livello psico spirituale ma anche in modo scientifico con un linguaggio adatto ai tempi che poteva sposare la poetica del mito con i dettami, non dogmi, della scienza.

In questo senso persino la genesi può contenere elementi di rilievo cosmologico affatto diversi dalle moderne teorie della creazione dell’universo.

Con le conoscenze che abbiamo a disposizione sappiamo che l’universo si crea quando ha coscienza di esistere.

E’ quell’azione organizzatrice sostenuta da coordinate precisa i cosiddetti numeri di dio che organizza una materia che era quasi solo un sogno nella mente di qualcosa di immenso ma inattivo.

La coscienza è il libero arbitrio sono gli assiomi fondamentali su cui poggia l’intero edificio della scienza e in particolare della fisica quantistica la quale è fortemente caratterizzata dall’esistenza di un osservatore in grado di prendere coscienza in primo luogo di se e poi dei risultati degli esperimenti.

E ancora

da questo principio scientifico ( l’importanza dell’osservatore ndr) ne scaturisce un altro un universo senza una coscienza preesistente rimarrebbe in uno stato indefinito.

Ossia

senza la presenza di un osservatore cosciente, le particelle al più esistono in uno stato indeterminato di onde di probabilità..

Senza qualcosa che organizza dalla disgregazione della materia preesistente (separazione delle acque, creazione del tempo) la vita sarebbe soltanto una possibilità. Ma senza un azione che coordini e progetti tali possibilità non esisterebbe un universo né la terra
la materia primordiale è confusa e concentrata in un punto ad altissima densità e temperatura.

E’ materia ad alto potenziale che va poi a costituire ogni realtà dell’universo.

La realtà del nostro mondo è quindi caratterizzato da un processo di disintegrazione organizzatrice: cioè il cosmo si organizza disintegrando.

E’ in tale contesto che va ripensata l’idea del caos. In un universo singolare e originale il caos ne è parte integrante. La cosmogenesi si effettua nel caos e tramite il caos.

E non vi sembra familiare questo concetto?

In principio Dio creò il cielo e la terra.
Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.

E’ un intelligenza capace di separare e nominare ossia far esistere che inizia la storia umana.

E cosi la bibbia, ma come ogni scritto sacro diviene qualcosa di più di una leggenda, di un mito di una favola, ossia diviene la modalità con cui grazie a un linguaggio musicale e ritmato ( poetico) si può indagare il mistero dei misteri l’uomo e il suo ambiente.

E questo modo allegorico, simbolico e ricco di archetipi è capace di contenere più piani di significato, cosi da poter essere scientifico, religioso, sacrale e di iniziazione.

Cosi come il cosmo anche l’uomo deve disgregarsi per potersi evolvere. Basti pensare alla torre di Babele dove l’uomo diventa la verità necessaria al cammino umano.

E’ un libro ricco di scoperte, di suggestioni e di meraviglia, cosi come in fondo è meravigliosa questa nostra avventura in questo mondo strano a volte difficile da decifrare ma che proprio grazie al suo enigmatico porsi alla nostra percezione ci permette di spingersi più in la dei confini limitati della nostra quotidianità.

In fondo

L’uomo incontra Dio dietro ogni porta che la scienza riesce ad aprire

Albert Einstein

Il talento di Barbara Bolzan e un libro straordinario “Awaken, Ryas series. Libro quarto”, DelRai edizioni. Da non perdere!

La verità è l’ultima via di chi non può più scegliere.

Quanta forza ci vuole per confessare il proprio amore a qualcuno?

Credetemi: più di quanta ne serva per uccidere un uomo.

Ma scoprii che potevo scegliere di voltare le spalle e non vivere di rancore.

Non era un essere perfetto. Be’, neppure io lo ero.

Era qualcosa con cui potevamo convivere.

Trama:

La vita ha lame affilate. La principessa di Temarin è sopravvissuta e non è più disposta a rinunciare a se stessa.

Rya non smette di combattere e lotta, c’è ancora una speranza a tenerla in piedi. La verità ferisce, l’inganno trama ancora, e gli incubi tornano la notte a tormentarla, ricordandole cosa è stata e cosa non sarà mai. E l’amore non è per lei, che ha scelto di legarsi a un uomo i cui impulsi sono più forti di qualsiasi sentimento. Ma c’è ancora una battaglia da combattere, quella definitiva, che la porterà a una vittoria schiacciante. Tuttavia non è semplice per chi ha amato stravolgere la propria identità e mettersi di fronte al segreto svelato, perché non c’è crudeltà peggiore che cercare traditori tra coloro che ami e di cui ti fidi. Ma l’esistenza è così, colpisce dove meno te l’aspetti.

Nessun dolore, per quanto sordo, può sopraffare un sentimento totalizzante come l’amore.

Il quarto capitolo della Rya Series scritto dalla brillante penna di Barbara Bolzan. L’uomo può toccare il fondo con le sue azioni, ma la realtà è che può scegliere, ed è la scelta a fare di noi quello che siamo.

Biografia:

Fate scrivere venti romanzi a Barbara Bolzan e non si tirerà indietro. Chiedetele di parlare di sé e vi guarderà come se foste alieni… quando invece l’aliena è lei. Affetta da una forma inguaribile di timidezza cronica, è più simile a una categoria dello spirito che a una persona in carne e ossa. Nonostante questo, collabora come editor, ghostwriter e illustratrice con diverse realtà editoriali e tiene corsi di scrittura creativa. Vincitrice di prestigiosi riconoscimenti letterari, ha già all’attivo varie pubblicazioni. Awaken è il suo quarto romanzo per la Delrai Edizioni, l’ultimo della serie di Rya, che ha già appassionato moltissimi lettori.

Titolo: Awaken

Autore: Barbara Bolzan

Editore: Delrai Edizioni

Data di uscita: 2021

Data di uscita audiolibro su Storytel: 15 gennaio 2021

Serie: Rya Series

Volume: 4

Ebook: 4,99

Cartaceo: 16,50

“La leggenda della tartaruga” di Michele Scaranello con illustrazioni di Alessia Lenoci, Les Flaneurs Edizioni. A cura di Ilaria Grossi

Sotto una calda coperta, io e la mia piccola Giada decidiamo di leggere assieme una nuova favola con illustrazioni, per la gioia di mia figlia che ama particolarmente soffermarsi sulle immagini.

E così inizio una lettura che ci cattura subito, soffermandomi sui messaggi ben nascosti tra le righe, per insegnare a Giada a “non aver paura dei cambiamenti” e di accettare pregi e difetti.

Calzino è il protagonista di questa favola, è un chelone un piccolo roditore simile ad uno scoiattolo, ama mangiare e saltella e si arrampica sugli alberi alla ricerca di ghiande.

Un giorno incontra Frollina e si innamora, soprattutto delle sue doti culinarie.

Girava voce che un certo Noè, stava preparando una grande nave che avrebbe accolto tutte le coppie di animali prima del grande diluvio universale.

Calzino e Frollina riuscirono a salire e a salvarsi anche se per mancanza di spazio, si ripararono sotto il guscio di una noce e il guscio divenne tutt’uno con il loro corpo.

Un grande cambiamento era in atto per Calzino e Frollina, perché da quel giorno diventarono …

Giada mi ha suggerito di non svelare il finale e ora tocca a voi scoprirlo e vi assicuro che sarà una simpatica lettura per i vostri bambini.

Buona lettura

Ilaria per Les fleurs du mal blog letterario

“La casa al civico sei” di Nela Rywikova, Edizioni le Assassine. A cura di Patrizia Baglioni

Benvenuti a Ostrava il cuore d’acciaio della Repubblica Ceca.

Terza città dello stato, ha costruito la sua fortuna con le miniere di carbone.

Le industrie pesanti che nel secondo dopoguerra avevano invaso la città, oggi sono state chiuse o riconvertite quasi ovunque cancellando quel passato grigio e infestato dai fumi delle fabbriche.

Ostrava ha accettato il progresso, lasciandosi il comunismo alle spalle, tranne che nella Casa al civico 6 di Via U Trati.

La palazzina costruita nel boom industriale, al centro delle fabbriche, ospitava gli operai con le loro famiglie, qui nonostante la polvere nera di carbone ammorbasse le vite dei condomini, la vita risuonava nello stabile: si lavorava, si amava e si allevavano figli.

Oggi di quelle esistenze è rimasto il rimasuglio di un ricordo impresso negli sguardi sospettosi e apatici dei vecchi inquilini e di chi ha ricevuto in eredità un appartamento e non ha alternativa.

Via U Trati è stata abbandonata, gli stabilimenti come imponenti fantasmi fanno da cornice al degrado, alla sporcizia e alla disperazione di chi è rimasto.

Qui si potrebbe svanire e nessuno se ne accorgerebbe.

O forse no.

Martin Prchal è uno studente scomparso da un anno, il suo caso è irrisolto fino a quando Vejnar, un giovane poliziotto della Squadra Omicidi non riceve casualmente la telefonata della madre che si appella ancora una volta alla buona volontà della Polizia. Vejnar si lascia coinvolgere dal dolore della donna e chiede di seguire il caso, d’altronde non ha tanto altro da fare, cacciato da casa dalla fidanzata, bivacca sul divano dell’ufficio e concentrarsi sul lavoro lo aiuta a distrarsi dalla sua situazione personale.

Già dai primi interrogatori si accorge che qualcosa non va nella casa al civico sei, tutti gli inquilini sembrano nascondere qualcosa e i misteri sembrano moltiplicarsi, ad unire con chiarezza i condomini odio e omertà.

Pronti a scagliarsi uno contro l’altro non oltrepassano mai il confine della verità, essa deve essere ricercata sul posto, Vejnar approfitta di un appartamento sfitto al piano terra per indagare e dormire finalmente su un letto.

Ma ogni notte incubi terribili lo perseguitano e al mattino il disgusto lo invade, come poteva Martin Prchal descritto da tutti come un ragazzo buono e onesto vivere in quel posto.

Addirittura il giovane si stava battendo per salvare lo stabile dalla prossima demolizione.

È progettata una riconversione della zona a centro abitativo con nuove case, spazi verdi, ma Martin vede nella casa di U Trati un’importante testimonianza del passato da conservare, anche se gli altri inquilini, convinti di essere trasferiti in case migliori, non condividono il suo progetto.

Forse questo ha spinto qualcuno di loro ad ucciderlo?

Non si sa, ma tutti sono ormai convinti della sua morte.

Perché?

Vejnar bussa ad ogni porta e riceve le stesse risposte che i suoi colleghi hanno trascritto nei rapporti e quando la porta si chiude, il poliziotto esce di scena e protagonisti diventano Štech, la Matuševičová o l’ex calciatore Kieczko.

Un giallo intenso che trasporta il lettore nell’atmosfera della Cecoslovacchia socialista per tornare alla moderna Ostrava, città viva e al passo con i tempi.

La narrazione è fluida, i dialoghi bilanciati e le descrizioni si armonizzano a perfezione allo scritto creando una cornice affascinante e coinvolgente.

Ma è la caratterizzazione dei protagonisti il punto forte di questo romanzo, gli abitanti della casa al civico sei prendono forma, li immaginiamo, li incontriamo con Vejnar e riviviamo con loro la storia che li ha accompagnati in via U Trati.

La Vranovská come loro era arrivata con le migliori speranze ma “la fabbrica di acciaio le aveva offuscato l’orizzonte fino a farle dimenticare che esisteva anche qualcos’altro oltre alle faccende domestiche e al lavoro”.

E nonostante le fabbriche siano spente da tempo, sembra che esse abbiano conservato lo stesso potere di uccidere i sogni, persino quelli della piccola Michala che ha solo otto anni.

Sono proprio i suoi occhi intrisi di dolore a guidare Vejnar verso la soluzione del caso grazie anche all’aiuto di Krityna, nipote della Vranovská.

Il poliziotto rischia la propria vita, ma finalmente si può andare avanti, anche nella casa al civico 6 di via U Trati.

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Nela Rywiková è nata a Ostrava, dove attualmente vive, nel 1979. Dopo gli studi presso il Brno’s College of Art and Crafts ha lavorato nell’ufficio di produzione di una casa editrice e poi nel campo del restauro. Nel 2013 ha esordito con Dům číslo 6, di cui proponiamo la traduzione italiana (La casa al civico 6) resa possibile grazie al sostegno del Ministero della Cultura della Repubblica Ceca. Del 2016 è il suo secondo libro Děti hněvu (I figli della rabbia), accolto anch’esso con grande interesse.

Il blog è orgoglioso di presentarvi le nuove collane della Pink Factory Pubblishing!

I racconti che avreste sempre voluto leggere

Le emozioni che avreste sempre voluto provare

Le storie che avreste sempre voluto conoscere

The Pink Factory Srls è una società editrice nata nell’agosto del 2020 e che ha all’attivo diversi progetti editoriali come il periodico online Pink Magazine Italia e le attività formative della Pink Academy. Da pochissimo è nata anche la The Pink Factory Publishing, ovvero la casa editrice nata in seno al Progetto Pink e che si propone di pubblicare libri di altissima qualità. Il progetto editoriale è diviso in diverse collane, che si occupano di argomenti e settori diversi dell’universo libro. Il direttore editoriale è Cinzia Giorgio, già amministratore unico della società, che si avvale di un gruppo di responsabili di collane e di un’assistente alla direzione.

LITTLE BLACK DRESS

nel catalogo della collana Little Black Dress si trovano romance, chick lit, thriller, noir, saggi e romanzi che hanno come tema centrale il mondo della moda e dello star system. L’idea è nata dall’esigenza di pubblicare libri sul mondo glamour riuniti sotto un unico marchio editoriale e non in collane sparse e di vari editori. Dal Diavolo veste Prada al manuale di Dior, erano tantissimi gli spunti! Il nome della collana è preso in prestito da Coco Chanel, ideatrice della Petite Robe Noire, ovvero l’abitino nero che sta bene in ogni occasione. L’idea era proprio creare una collana che “stesse bene” con ogni genere letterario. La responsabile della collana è Cinzia Giorgio.

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RED RIDING HOOD

La collana Red Riding Hood si occupa di storie di genere fantastico, fiabesco, favole morali e Young Adult per bambini e ragazzi da 0 ai 99 anni, senza disdegnare i classici intramontabili che hanno visto e vedranno crescere generazioni passate e future. La letteratura per bambini e ragazzi è fondamentale per la crescita e la formazione di futuri lettori. Un bambino che legge sarà un adulto che pensa. La responsabile della collana è Alessandra Paoloni.

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HERSTORY

Le eroine della letteratura e le dee della mitologia hanno ancora tanto da dirci attraverso la collana HerStory, che si occupa delle loro storie. Abbiamo tante domande da fare a Lesbia, a Lizzy Bennet, ad Anna Karenina, a Madame Bovary, a Beatrice e Fiammetta o magari a Catherine Earnshaw, tanto per citarne alcune. Ma anche alle dee come Venere, Diana, Minerva o alle eroine dei poemi epici come Didone e Circe; o a quelle delle tragedie greche come Cassandra e Medea. Tutte hanno una storia da raccontare, tutte hanno un vissuto da condividere grazie al quale noi sentiamo di esistere e ci sentiamo parte di un universo, quello femminile, ricco di mille sfaccettature e colori. Le responsabili della collana sono Cinzia Giorgio e Sabrina Deligia.

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BOOK OF SHADOWS

Tutto l’universo che gravita intorno ai mystery, ai noir, ai thriller e ai romantic suspense fa parte della collana Book of Shadows. Il nome è tutto un programma: il Libro delle Ombre (dall’inglese appunto Book of Shadows) era il breviario delle streghe, ed era un testo riservato e solitamente mostrato solo ai membri della congrega. L’idea è proprio di riunire, in una congrega di autori, romanzi dalle forti emozioni. Non vengono esclusi, ma promossi, anche i classici del brivido. La responsabile della collana per la narrativa è Silvia Del Corto, mentre Cinzia Giorgio si occupa della saggistica e dei classici.

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PINK BOUDOIR

Entrare nel Pink Boudoir significa immergersi nell’universo dell’erotismo raffinato. La collana si occupa di storie d’amore e di sesso, in cui la donna è sempre la protagonista assoluta. Dai classici dell’eros mondiale fino alle storie di attualità, l’eros è affrontato in tutte le sue sfumature. Le responsabili della collana sono Corinne Savarese e Margot Valois.

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PINKBOOKS

I Pinkbooks, usciti fino a poco tempo fa come allegati di Pink Magazine Italia (ma da sempre disponibili anche online su Amazon) parlano di tutti noi. Sono racconti di vita, d’amore e di impegno sociale: un mondo di storie che ci faranno sorridere, piangere, arrabbiarci, meravigliarci e di cui non dimenticheremo mai i protagonisti… Il tutto all’incredibile prezzo di lancio di € 1,99 con la possibilità di scaricare l’eBook a soli € 0,99 durante i periodi di promozione. La responsabile della collana è Viola Spring.