“La regola del rischio” di Matteo Severgnini, Todaro editore. A cura di Patrizia Baglioni e Barbara Amarotti

Un investigatore fuori dal coro. A cura di Patrizia Baglioni

No, un investigatore che abbaia non lo avevo mai incontrato.

I suoi “Wolf Wolf” sono il passepartout per accedere nello strano mondo di Marco Tobia, l’investigatore affetto dalla sindrome di Tourette, la sua più “fedele amica”.

Sulla Tourette, lui può sempre contare: puntualmente insorge nei momenti in cui è meno gradita come a teatro, nel mezzo di un opera, o sul lavoro.

Il disagio è un sentimento che l’investigatore conosce da tempo e con cui ormai ha imparato a convivere.

Il problema non è lui, al riparo sull’isola di San Giulio nel Lago d’Orta, il problema è il mondo fuori che da sempre lo discrimina come diverso, lo allontana e lo fa sentire in colpa per qualcosa che non dipende da lui.

Marco Tobia ha anche degli amici veri, Anselmo, il vecchio barcaiolo che ricerca parole dimenticate, Antonio Scuderi ex collega che lo aiuta nelle sue indagini e la sua amata Clara.

A questi si aggiunge Alice, una bambina di otto anni, la più grande esperta di draghi che lo assume per cercare la tana del Drago d’Orta.

In questo paesaggio fatato sembra che nulla di male possa accadere e invece l’investigatore viene assunto per scagionare Giulia Fiore una vecchia amica di Clara, fermata alla dogana per aver nascosto in macchina una massiccia quantità di cocaina.

Il marito Sebastiano è disperato e la difende con la massima fiducia, tutti d’altronde la descrivono come una grande lavoratrice e una persona onesta.

Qui si parla di spaccio internazionale di droga, se la donna non c’entra, chi ha nascosto la merce?

Forse la misteriosa donna a cui ha dato un passaggio il mattino dell’arresto?

O il carrozziere che ha restituito la macchina la sera precedente?

Le vite dei protagonisti si intrecciano e l’autore ci trasporta da una all’altra con dimestichezza e il necessario senso di suspense.

In realtà nella trama del giallo entrano tematiche sociali di grande interesse e attualità, in primo luogo il razzismo strisciante che circola sulle strade che dal Canton Ticino portano alla Svizzera.

Il problema dell’intolleranza non è solo territoriale ma si sposta nel tempo e nello spazio, perché emigranti lo sono stati tutti i popoli nella loro storia e c’è sempre qualcuno più a sud dell’altro. Tobia le dinamiche dell’emarginazione le conosce bene, le ha vissute sulla sua pelle fin da piccolo a partire dalla propria famiglia.

Commoventi sono i racconti dei suoi ricordi di bambino cosciente della propria diversità, e dei tentativi di sperimentare una normalità negata più dagli altri che dalla propria sindrome.

E ogni volta che le lacrime segnalavano la sua disperazione, lui non piangeva.

Struggente, la sua situazione di bambino sembra ormai superata, o forse no?

Con Alice l’investigatore ripercorre i suoi sogni e prova a realizzarli impegnandosi nella ricerca del Drago del lago d’Orta.

La bambina non deve soffrire per le mancanze o le incapacità degli adulti. Un bambino deve essere considerato, amato e appoggiato nella sua crescita.

Marco Tobia è pronto a tutto pur di risolvere entrambe le indagini ugualmente importanti per lui. E non conta se va incontro ad avventure pericolose e mette a repentaglio la propria vita, lui le regole del rischio le conosce bene e ha deciso di puntare tutto su se stesso, come sempre.

***

Matteo Severgnini vive e lavora a Omegna, sulle sponde del Lago d’Orta. Collabora con la Radio Svizzera Italiana, realizzando reportage e documentari radiofonici. Per il cinema ha sceneggiato il film ‘Moka noir’, prodotto da VenturaFilm, CH (Festa del Cinema di Roma, Solothurner Filmtage). Il primo romanzo con l’investigatore privato Marco Tobia è La donna della luna (Meridiano Zero). Scrive per il teatro.

Quando il fato ci mette lo zampino. A cura di Barbara Amarotti

Il caso.

Ci avete mai “fatto caso”?

È a causa del fato che spesso ci succedono le cose, belle o brutte che siano, è sempre colpa di quel burlone che si diverte a giocare con le nostre vite senza darci possibilità di scelta, o forse no?

Magari aveva ragione Laplace a dire che il caso non esiste e il vero imputato è l’ignoranza delle cause. Conoscendo la causa ne conosciamo anche l’effetto o, nel caso dei gialli, ne scopriamo l’effetto e, di conseguenza, anche la causa.

I gialli, già, il mio genere preferito da quando, poco più che ragazzina, scoprii un intero scaffale della libreria pieno di volumi color canarino; da allora cerco di ritrovare quelle atmosfere un po’ noir che tanto mi appassionavano leggendo Patricia Highsmith, George Simenon e loro, i miti assoluti, Agatha Christie ed Ellery Queen.

Non amo gli spargimenti di sangue e nemmeno gli autori che rivelano tutto nel colpo di scena di finale, per me un buon giallo deve essere leale con il lettore il quale deve avere in mano le stesse carte dell’investigatore (o almeno deve essere convinto di averle) così da poter giocare la partita alla pari con il suo collega di carta.

Ecco, Severgnini mi ha riportato a quando, libro su un ginocchio e quaderno sull’altro, cercavo di risolvere il mistero e trovare il colpevole prima dell’investigatore.

Preciso, diretto, mi ha condotto per mano fino all’indizio finale e, solo allora, mi ha mostrato il vero volto dell’assassino!

Grazie, grazie per aver arricchito le mie serate e per avermi fatto prendere nuovamente in mano il quaderno degli appunti.

Ma, dicevamo, le cose succedono per caso ed è così che, per caso Giulia finisce accusata di spacciare droga oltre confine.

Sempre per caso, la sua migliore amica è la fidanzata di un investigatore privato che, per caso, è anche un ex agente di polizia. Questo è l’incipit intorno a cui si svolge l’indagine di Marco Tobia, investigatore privato congedato dalla polizia a causa di un incidente che ha coinvolto un suo collega.

Tobia è un personaggio tormentato, la sindrome di Tourette, di cui soffre fin dall’infanzia, lo costringe a vivere in solitudine sull’isola di San Giulio nel lago D’Orta con l’unica compagnia di Clara e di Anselmo, l’anziano barcaiolo che lo accompagna durante i suoi rari viaggi. I suoi soli amici sono il suo ex collega Scuderi e Lina, moglie di questʼ ultimo.

Non ama allontanarsi per troppo tempo dalla sua amata isola, convinto che solo lì possano placarsi i sintomi della Tourette, ma per amore di Clara accetta un indagine che lo porta in giro tra il Piemonte e la Svizzera seguendo le tracce lasciate da una donna misteriosa, una donna che non conosceva la regola del rischio e che, qui mi tocca dare ragione a Laplace, ne ha subito le conseguenze.

Un pensiero su ““La regola del rischio” di Matteo Severgnini, Todaro editore. A cura di Patrizia Baglioni e Barbara Amarotti

  1. Pingback: La regola del rischio - recensioni | Todaro editore

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...