“Parlami in silezio Modì” di Giovanna Strano, AIEP editore. A cura di Alessia Bertini

Durante i miei anni da studentessa adolescente, la professoressa di Arte mi fece notare che non disegnavo mai i piedi, che cercavo sempre un modo per non doverli mostrare nei disegni che ci dava per compito.

Più o meno inconsciamente, si finisce per non disegnare ciò che non si conosce o che non si riesce ad afferrare.

Quegli occhi senza pupille di Modigliani li ho sempre interpretati così: uno specchio opaco di un’anima ancora sconosciuta, chiusa nell’involucro, da scoprire.

Anche senza particolari strumenti conoscitivi, l’arte parla una lingua che si plasma e adatta alle orecchie dell’interlocutore, si rinnova ad ogni incontro.

Faccio questa premessa perché prima ancora di addentrandomi in questo bellissimo racconto di Giovanna Strano, sono rimasta ammaliata dalla copertina.

Inizialmente a predominare era l’aspetto leggermente inquietante, seppur magnetico, di quella figura femminile.

Al termine della lettura vi scorgo chiaramente racchiuso uno degli gli elementi principali dell’Arte di Modigliani: il ritratto come forma di esplorazione dell’animo umano.

Lunia mi guardò lateralmente, immobile, con tono interrogativo. Anche lei ebbe timore.

Sapeva che, nel momento in cui avessi cominciato il dipinto, l’avrei toccata, sfiorata, penetrata, anche se solamente con l’anima.”

Fin da subito la forma del romanzo biografico rende accattivante e molto piacevole la scoperta di questo artista.

Emergere l’impronta personale dell’autrice e la sua voglia di riscattare l’immagine stereotipata di “artista maledetto”, che ne esalta principalmente la vita di eccessi, alcool, assenzio, sesso, quella impressa anche sulla pellicola de “I colori dell’anima”.

Giovanna ce lo presenta con un altro volto, un uomo principalmente in cerca della sua Opera.

Far parlare un Modì consapevole di essere già morto concede alla scrittura una piena libertà onnisciente: è Dedo stesso a rivelarci i suoi pensieri, generati dalla visione ormai completa del suo ciclo di artista, con le sue tappe di ricerca, i fallimenti, le conquiste.

La mia arte era animata, principalmente, dal desiderio di comprendere, di entrare in profondità nell’anima delle persone.”

La narrazione prende forma su una solida base storica principalmente nella Parigi dei primi del 900, crogiolo di innovazione e sperimentazione, che si apre al lettore con i suoi café dal sapore bohémien, gli studi degli artisti emergenti, le passeggiate mano nella mano, le feste, le mostre.

Il primo elemento che compare con prepotenza e che fa da filo conduttore all’intera narrazione è la consapevolezza di avere poco tempo da vivere, troppo limitato per il fine che Modigliani si è imposto fin da subito: lasciare un segno.

La ricerca dell’immortalità attraverso l’arte diventa una corsa verso l’affermazione, che tuttavia arriverà solo postuma.

Giovanna afferma che la scrittura per lei è un mezzo di esplorazione di ciò che non conosce o di ciò che ama.

Per me il suo racconto è stato uno splendido strumento per avvicinarmi ad un artista che poco conoscevo, e incontrarlo dal lato umano prima ancora che da quello “tecnico” può fare la differenza.

O perlomeno per me lo è stato.

Mi è servito per scorgere prima di tutto nella sua arte la passione per l’essere umano.

Vedere al di là degli occhi vacui e dei colli allungai, capire la sua scelta di non aderire a nessun movimento del periodo.

Espressionismo, fauvismo, puntinismo. Se solo avessi desiderato trovare la mia identità all’interno di una corrente avrei avuto l’imbarazzo della scelta. E invece ricercavo unicamente me stesso.”

Modì tenta di penetrare nelle cose, toglie il superfluo per cercarne l’essenza. La scultura a cui si dedicò per parte della sua carriera artistica, diventa come un emblema di questo pensiero: con lo scalpello si rimuovono le parti non necessarie e si scopre la forma all’interno della materia.

Allo stesso modo, la narrazione delicata ed empatica di Giovanna sceglie di strappare i fronzoli che Amedeo indossa per celare le sue debolezze e rivela un mondo fatto di emozioni e legami che scorrono prepotenti sotto la superficie irrequieta.

Il romanzo si chiude con un sogno di Lunia, la modella del ritratto in copertina, a sigillare le pagine in un abbraccio triste.

Passeggiando con Amedeo, ci salutiamo con l’impressione di aver anche noi attraversato la vita di Modì come in un sogno, in cui realtà e finzione hanno trovato un perfetto equilibrio.

E arriviamo a percepire, nel silenzio, quelle parole che Modì ci ha lasciato nei suoi tratti.

Allora, se ancora parlate di me in modo smisurato e pensate e riflettete su ciò che ha animato il mio agire, se tuttora le mie opere sono destinate a imporsi alla visione di uomini e donne del vostro presente, e di tutti i tempi, futuri, non sono ancora morto. Non morirò mai.”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...