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Nel suo primo libro “Odio e Amore”  ci trovavamo di fronte a una giovane scrittrice emergente già caratterizzata da uno stile elegante, fresco ma ancora acerbo. Pur avendo dato prova di notevoli doti, tra cui quello di essere capace di entrare nel’animo dei personaggi, il liricismo romantico predominava, oscurando forse questa speciale capacità di introspezione psicologica, direi notevole.   Nel suo difficile ma avvincente percorso per diventare autrice aveva dalla sua parte la leggerezza tanto decantata da Italo Calvino, un linguaggio raffinato ma forse sofferente di un’eccessiva ingenuità ma che le fece meritare da me 3 stelline ( un voto sofferto perché intuivo un talento pronto a spiccare il volo) con l’intento di spronarla a migliorare in corposità e realismo.

Ed eccoci al nuovo romanzo. Con mio sommo orgoglio, e un pizzico di commozione, lungi dall’abbattersi ma dotata di uno spirito guerriero invidiabile la Torelli ha avuto un balzo qualitativo che ha dell’incredibile e dello straordinario.  Questo libro ragazzi miei, è davvero ammirevole. E’ più corposo sia nello stile che nella trama, da ampio spazio alla giusta dose di pathos e disperazione, riesce con pochissime battute a creare emozioni che sommergono il lettore avvolgendolo e facendolo sprofondare in una psiche complicata e affascinante di personaggi mai usuali e mai scontati. Affronta temi forti e forse scomodi ( tradimenti, ossessioni e persino problemi psicologici di una certa gravità come gli attacchi di panico) calandosi totalmente in una realtà che non smette di considerare speciale neanche di fronte all’orrore e al dolore.  Tutto questo senza perdere la sua raffinatezza, senza scadere nel  volgare e senza che il testo risulti pesante o soffocante.  Del resto la classe non è acqua e la Torelli di classe ne ha da vendere.

Cosa mi sono trovata di fronte? Un romanzo convincente, commovente a tratti, sicuramente suadente caratterizzato da un linguaggio adulto ma non per questo meno romantico  profondamente energetico e graffiante come un grido. La Torelli qua si sente, riesce a essere partecipe e a giocare con la sua indiscussa maestria nel penetrare nella mente umana, nello scavare negli animi fino a toccare il nocciolo più oscuro e terrificante dell’inconscio. La Torelli rivela i lati tragici e meno nobili dell’uomo seppur con una nota quasi scanzonata e compassionevole, convinta com’è che la bellezza di noi esseri umani è proprio li,non nella capacità di non sporcarsi con il fango ma di potersene poi liberare con coraggio e decisione.

Tutto parte dalla descrizione di una delle emozioni che reputo più importanti per un percorso di crescita ossia ogni evento che, volenti o nolenti appartengono a una parte della vita, quella di cui noi abbiamo un riverito terrore: il cambiamento. Che sia indotto da un amore tradito, un sogno spezzato, una tragica fatalità o un destino beffardo c’è un momento nella vita di ciascuno di noi che viene attraversato dal dramma, in cui si assiste impotenti al crollo di ogni certezza fino a trovasi in preda al caos . Ed è questo caotico movimento emozionale che ci porta a fare i debiti conti con una realtà profondamente diversa, non solo esteriore ma soprattutto interiore. Tutto muta. Per quanto non lo vorremmo è il percorso naturale dell’evoluzione. Naturale e maestoso ma non per questo meno terrificante. Ed è di questa realtà insolita che dobbiamo rispondere mettendo in campo risorse inconsuete e una diversa percezione non soltanto del mondo ma di noi stessi. Ed è li che ritroviamo vere resistenze. Ed è questo caos che la Torelli omaggia e che ci mostra non soltanto come desolante solitudine ma come opportunità. E’ quel bivio che ti porta dove , forse, non avresti mai avuto la follia di dirigerti. Perché perdere la rassicurante monotonia per un ignoto così agghiacciante e misterioso? Eppure è proprio l’imprevisto che rende i nostri personaggi…vivi. Sono Rebecca e Ethan che da eterei quasi evanescenti che per ironia della sorte prendono consistenza grazie al dolore. Ed è il dolore che ci rende profondamente reali..

Ma non c’è solo questo messaggio nel libro. Quello che voglio sottolineare è l’importanza di avere un personaggio femminile diverso dagli altri, originale e fuori dai clichè. Perché Rebecca, lungi dall’essere la solita eroina lacrimosa, succube e noiosa fino a rasentare la banalità è invece forte, coraggiosa bellissima nella sua capacità si di toccare il fondo, ma di capire anche la necessita di salvarsi, e di salvarsi da sola. Perché come disse Marylin Monroe:

C’è un momento che devi decidere: o sei la principessa che aspetta di essere salvata o sei la guerriera che si salva da sé…
Io credo di aver già scelto… Mi sono salvata da sola.

Che Rebecca vi aiuti a alzare la testa, asciugarvi le lacrime e finalmente prendere il posto che vi spetta nell’abbagliante mosaico della vita. Ed è grazie a scrittrici come la Torelli che la femminilità riprende il suo magico posto dentro un sistema letterario che per troppo tempo l’ha corrotta, degradata e svilita. Vi serve altro per correre a leggere questa perla di splendore?

Questo è un rosa, un rosa che è anche e soprattutto letteratura, un libro in cui si assiste all’evoluzione di una donna che alza gli occhi, corre incontro alla sua vita, le siede di fronte affronta il dolore lo deride e corre in cerca di un’altra vita.

Orgogliosa di aver avuto l’onore di leggere questo libro. Grazie Doriana!

 

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