“Il benefattore di emozioni” di Luca Platini. Edito da Buendia Books. A cura di Francesca Giovannetti

Tarifa,estremo sud della Spagna dove l’Europa sorveglia l’Africa e l’Africa aspira all’Europa. Città del vento dove il levante soffia portando sogni e segreti. In un anonimo hotel lontano dal lusso si intrecciano le vite dei protagonisti. Una coppia di ladri in fuga, una coppia di sposi in luna di miele, una coppia formata da un detective e il suo cliente e un solitario pittore. Insieme al proprietario e ai dipendenti della locanda, offrono uno spaccato di disperazione umana. Su tutto aleggia la telecronaca dei mondiali di calcio e gli articoli dei quotidiani, quasi a ricordare al lettore che “c’è qualcosa là fuori”. Perché uno dei punti di forza di questa narrazione è il “dentro” contrapposto al “fuori”.

Il dentro è l’albergo, scandito da colazione-pranzo-cena e camere da rassettare, il dentro sono i vissuti più intimi e nascosti dei personaggi: ognuno ha un mondo dentro di sé, che il lettore deve interpretare e comprendere; il dentro sono passato, presente e futuro di vite ai margini e al limite: ci si può  interrogare ponendoci la domanda: al limite di cosa? Forse dell’umana sopportazione, del fallimento, del pericolo, della rassegnazione.

Ma c’è un “fuori”: un campionato di calcio mondiale, un “Benefattore di Emozioni” , misterioso gruppo che semina il terrore. Perché non dimentichiamoci che “emozione” è vox media, e può essere esaltante, quanto distruttiva. Non si può dire lo stesso di chi si definisce Benefattore, “colui che dispensa il bene”: ma bene in favore di chi? E da qui il nastro si avvolge su sé stesso, in una voragine di eventi e sensazioni in cui il lettore ha necessità di immergersi per comprendere.

Eccoli dunque, coloro che dispensano il Bene sotto forma di emozioni, scuotendo il mondo e lasciandolo nella totale incomprensione di un delirante manifesto.

Una narrazione che lascia la sensazione stordita e stordente di non essere mai artefici: “faber est suae quisque fortunae” recitava Appio Claudio Cieco: è davvero così?

Dal libero arbitrio a un Orwelliano Big Brother, l’autore prende per mano, accompagna e abbandona, tirando le somme in un finale sorprendente.

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