” A tempo di tango. Scacco matto a Buenos Aires” di Mario Abbati. A cura di Alessandra Micheli

Il Tempo che governa i passi del tango e il corso ordinato degli eventi, all’improvviso, inizia a prendersi gioco del maestro di ballo Toni de Mastrangelo: la sua vita perde ritmo e logica, trascinandolo in una caotica partita a scacchi di cui lui non conosce le regole. La sua fidanzata, la sua auto, la sua scuola di tango danno infatti segni di cedimento sospettosamente sincronizzati, spingendolo a trovare finalmente il coraggio di volare verso il luogo mitico per ogni tanghèro: Buenos Aires.

Bussola disorientata di questo viaggio è il Pangioco, una versione alternativa degli scacchi creata dal misterioso artista argentino Xul Solar, amico intimo di Borges, e acquistata per caso da Toni.
Da questo strano gioco il protagonista verrà trascinato in una sequela di inganni, pericoli e rivelazioni, insieme a collezionisti di tarocchi, un poeta postavanguardista, una conturbante massaggiatrice, un gatto psicologo e un maestro di tango che non balla.

***

Sono sicura che da questa recensione vi aspetterete molto.

Perché i temi ci sono, il mio adorato Jung, la fisica quantistica e la teoria delle stringhe…

Ma sarà complice il sole che fa capolino in un cielo azzurro, e una sottile malinconia che mi spingono a dare vita a una recensione diversa, forse più sentimentale.
Per omaggiare un libro che ha combattuto assieme a me il nero non tanto di una giornata quasi invernale, piovosa e cupa, ma adombrata da troppi ricordi e da troppi pensieri.

“A tempo di tango” è capitato tra le mie mani in un momento in cui la mia anima e la mia fantasia aveva sete.

Bisogno forte di cieli sconfinati di colori assurdi, di te folli e di gatti ghignanti, di un tocco di magia che mi portasse fuori da una realtà che si ingrigiva sempre di più.

Vedete che, in fondo la sincronicità tanto amata da Jung si manifesta appieno in ogni istante della mia vita?

Basta che desidero davvero, ma non con la parte conscia, ma con con il lato nascosto del cuore, quello che è come una soffia dove lasciamo dimenticate emozioni scomode o giorni oramai lontani, indegni di vivere una vita da adulta.

E ci sono attimi in cui la fame di infinito si fa sentire e vorresti ancora quella dolce sensazione di incanto che ti prendeva in certe giornate caliginose o assolate, dove una porta pareva manifestarsi all’improvviso. Una porta che magari non avevi il coraggio di aprire ma che almeno era li a dirti che il mondo oltre non era solo un miraggio.

Noi dividiamo troppo spesso il soprannaturale o il magico dalla realtà materiale.

E questo ci porta a perdere, ogni volta, un po’ di quello slancio che si chiama curiosità e meraviglia.

Solo certi istanti ci ricordano che siamo fatti di fili sottili, che il corpo non è altro che il modo con cui l’anima si manifesta e sperimenta, su questa terra.

Per poi tornare felice e piena di insegnamenti a casa.

Dove sia questa casa non si sa.

Certo che per sentirlo questo legame, dobbiamo romperci sempre un po’. Perdere qualcosa che consideriamo prezioso, un lavoro o un amore o persino qualcuno di caro.

E questo ci porta a svegliarci, come da un lungo sonno. L’evento scioccante non è altro che la voce che ci dice è ora di alzarsi.

Ci fa paura lasciare il comodo giaciglio.

Ci fa terrore abbandonare il passato, il presente e riscrivere il nostro futuro.

Sapere che siamo esseri capaci di vivere in due mondi e che questi due non sono affatto separati ci causa un aumento di responsabilità assurdo: perché è solo il nostro intuito, la nostra mente a farci scegliere.

Ora, cosi compositi non possiamo più ascoltare la voce dell’autorità.

A dire il vero non abbiamo più i codici per decifrarla.

Appaiono solo suoni vuoti, quasi fastidiosi.

Il corretto, il compromesso, consono sono incapaci di raggiungerci.

E’ come quando ascoltiamo una musica che ci eleva da terra, che stoppa il passare del tempo, che mescola le carte dei sensi e che per un attimo ci rende evanescenti.

Il tango è uno di questi.

Il ritmo pompa al cuore non solo suono ma significato.

La melodia inizia a far vibrare la nostra energia che, per un attimo si fonde con l’infinito da dove proviene.

Ecco perché il nostro protagonista è già in fondo un eletto.

Ingabbiato in un istante che non gli apaprtiene, deriso per i suoi sogni troppo strani per questo mondo improntato sul business, è già pronto per il passo successivo.

E forse qualcosa dentro di lui già preme e chiede all’universo di aiutarlo a uscire dall’abisso.

Perché il suo posto è il paradiso.

Sono le regioni sconfinate in cui l’arte nasce e arriva fiera e felice dentro di noi.

Sono i momenti in cui lasciamo che il corpo tocchi l’anima e a essa si stringa.

E cosi a tempo di passione, perché il tango è passione resa viva, a tempo di suono e ritmo, Jung fa il capolino nel libro e inizia a istruirci.

E arriva a raccontarci una storia…. quella che racconta come il nostro universo non sia cosi fisso come immaginiamo.

E’ come una rete fatta di stringhe e in quegli spazi tutto si mescola e si posa, come il petalo di un fiore quando è trascinato dal vento.

Ma in quegli spazi non ci sono nuoti ma sempre strani legami.

Sono creati da reti si nessi, da amicizia cosi profonda tanto che sembrano fratelli.

E si sa, i fratelli comunicano tra loro, hanno bisogno di dialogare.

Cosi spazi, reti, stringhe cantano insieme.

Ecco perché il suono li fa agire.

E non è che si influenzano uno con l’altro semplicemente appartengono al medesimo contenuto di significati.

E quando qualcuno sa stimolarli essi rispondono e ti regalano il loro canto che sa di eternità.

E le cose nella vita iniziano a cambiare.

Non accadono semplicemente si mostrano nella loro vera natura.

Cosi il tempo smette di perseguitarci e forse diviene come nella favola del cappellaio matto, un complice.

E si ferma anche a comando.

Lo spazio si allarga perché deve contenere sempre più significati, sempre più suono.

E l’universo inizia a volerti cosi bene, anzi tu inizia a accorgerti che…per l’universo è importante che tu segua quella strana tortuosa strada chiamata vita.

Che tu realizzi la tua leggenda personale che non è la soddisfazione di un mero bisogno, o di un sogno di successo.

No miei adorati lettori.

La leggenda personale è..semplicemente il suono adatto per far vibrare la tua anima.

E siccome siamo tutti interconnessi, se l’anima vibra, vibri anche tu assieme a lei.

E in questa storia accade questo miracolo.

Il sono apre la mente a Toni.

E la sincronicità lo guida verso la scoperta di se stesso.

I miracoli accadono.

O sono semplicemente le scelte giuste che magari torturano il corpo ma acquietano lo spirito.

I gatti parlano, gli scacchi iniziano un dialogo con i tarocchi e diventano le tue guide.

Il surreale si fa strada a tempo di tango.

E ti rende eroe e protagonista della tua storia.

A cui tu, da provetto apprendista stregone dai il tuo tocco finale.

Anzi puoi riscriverla da capo, aggiungere parti o cancellare.

In questo modo, hai fottuto il tempo.

Ma hai vinto la visione degli eletti: un gioco in cui basta far la mossa giusta per dare scacco matto alla realtà.

E anche se la mossa è sbagliata, basta ricominciare.

Ringrazio questo libro per ogni istante di magia che mi ha donato, per ogni sorriso e per la consapevolezza che, in fondo, la mia partita a scacchi non è ancora finita.

E’ appena cominciata.

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