“Pastor che a notte ombrosa nel bosco si perdè” e “Amor che torni” di Lodovica San Guedoro, Felix Krull. A cura di Alessandra Micheli

Questa recensione è la più difficile della mia carriera di blogger.

È di “Pastor che a notte ombrosa nel bosco si perdé…” e “di Amor che torni…”, insieme un romanzo sentimentale autobiografico di circa mille pagine, opera di un’autrice che in poco tempo è divenuta la mia preferita.

La San Guedoro, che ho conosciuto per la sua penna irriverente, sarcastica e anche, permettetemelo, deliziosamente crudele.

Libri che raccontano in profondità e nella loro interezza questo strano essere chiamato uomo e le sue aberrazioni.

E ho iniziato a amarla anche per quel suo piglio intellettuale, mai stanco di lotta, mai stanco di gridare la sua indignazione al mondo, per svegliarlo dal suo nefasto torpore.


Ebbene, trovarmi di fronte a “Pastor” e “Amor” mi ha confermato l’onore di essere di fronte a un’anima così composita, dura e al tempo stesso delicata, da affrontare con uno stile elegante, colto ma mai noioso, uno dei temi che più aborrisco: l’amore.

E lo aborrisco non perché sia una crudele arpia priva di cuore.

Ma perché mi chiedo come si possa raccontare, l’amore, tradurre in parole, senza privarlo della sua magia.

Ed ecco invece che in questi due testi, elaborati e al tempo stesso immediati, la magia e la leggerezza calviniana si fanno strada, per poi esondare in una difficile complessità.

La San Guedoro, preziosa amica di cui non posso fare a meno, preziosa come certi sogni soffusi, riesce, sì, a raccontare d’amore! Quello che manca nei testi odierni, troppo concentrati sui fatti e troppo poco sul sentimento e il pensiero.

L’amore è illusione e al tempo stesso contatto con una realtà profonda, inconsapevole, aliena alla vita conscia. Un’illusione che permette all’anima di volare, che la libera dalle pastoie della finitezza umana e la fa emergere in tutta la sua abbacinante bellezza. Un Sacro Graal: un nuovo nome, una nuova anima, una nuova identità per gli iniziati.

L’incontro, avviene per caso, per una circostanza banale…

Avrei potuto non uscire, quel pomeriggio, non andare in quella strada, avrei potuto non vedere quella scena, non sentire il bisogno di fare un commento, avrei potuto non sollevare lo sguardo verso di lui e rivolgergli la parola… e niente sarebbe avvenuto… Avrei continuato a vivere serena, appagata di Arte e Natura, di me e di Hans, della mia casa, del mio balcone fiorito. Ma sono uscita, sono andata in quella strada, a quell’ora, ho visto quella scena, ho sentito il bisogno di commentarla, ho rivolto la parola a lui, che era lì, precisamente in quell’istante, un attimo dopo non ci sarebbe stato più… E la storia non sarebbe iniziata. Mi era apparso davanti al Lotto Laden, e io ero apparsa a lui, il luogo simbolico, dove il Caso imbroglia i suoi fili…

Lodovica è una donna emancipata, colta, raffinata, senza paura di esprimersi.

Kasim è un giovane uomo inchiodato alla sua cultura, frenato in ogni slancio immaginativo, costretto a ripercorrere, eoni su eoni, la strada tracciata da altri.

Lei è europea e scrittrice.

Lui è mussulmano e bosniaco.

(Sono entrambi sposati.)

Come possono due esseri tanto diversi, diversi anche d’età, trovare un punto d’incontro?

Alcuni di voi avranno un moto di repulsione.

Due ceti diversi.

Due mondi inconciliabili.

E l’elemento che più vi disturberà sarà religioso e culturale.

Non potrete assolutamente accettare il comportamento di Kasim.

E non potrete comprendere bene perché la San Guedoro, provetta scrittrice dallo stile aulico e sognante, possa innamorarsi fino a star male di un giovane così retrogrado.

Ma sapete perchè?

Perché lei, proprio in quanto artista, riesce a inoltrarsi al di là delle forme, al di là delle linee del suo viso…

Non si ferma al suo nome, alla sua nazionalità, alla sua cultura.

Entra in lui e fissa i suoi occhi al cuore.

E vede un cuore ferito, lacerato, un’infezione che lui tiene stretta a sé, che non rivela, come se fosse l‘unico elemento capace di definirlo: la guerra quando era fanciullo. Anche lei ha alle spalle la sua, di guerra, anche lei ha vissuto le sue distruzioni. Anche lei, molti anni prima, ha cercato riparo in terra straniera.

“Quando fuggii dall’Italia, sembrò per qualche anno che questo paese potesse darmi quello che l’Italia mi negava: che mi permettesse di costruirmi una carriera di scrittrice… Ma è tutto rapidamente finito e ogni strada mi è stata sbarrata. Non solo a me, anche ad Hans. Già da tanto tempo. Per questo abbiamo messo su la nostra casa editrice. Ma anche di questo non prendono nota. Non abbiamo ancora mai ricevuto un articolo o una recensione sui giornali tedeschi. Ed è dal 2006 che va avanti così. In Germania lo spirito non è di moda, Hitler ha tagliato le teste migliori e ha trasformato i Tedeschi in un esercito di schiavi obbedienti e di morti viventi. E io dovrei vivere qui, tra questa gente anemica e falsa fino al midollo, tra queste larve indegne che si farebbero seviziare prima di lasciarsi estrarre dalla bocca un briciolo di verità! Io con tutta la mia forza creativa, con la mia immaginazione!”

E vede il suo nucleo d’oro: la purezza, l’innocenza e l’integrità di un fanciullo, preservate attraverso la terribile guerra slava e la micidiale modernità tedesca.

Rivelatore il titolo del primo libro: “Pastor che a notte ombrosa si perdé…”

Non esiste miglior definizione per l’amore.

Noi, quando amiamo, siamo i pastori che si perdono nel bosco, che si perdono nel buio. Ed è quello il momento terrificante e magico che iniziamo a rivedere le stelle, sogni che cadono giù e colmano le nostre mani….

E inizia la grande avventura.

Ma il rifiuto di Kasim a lasciarsi andare avvelena piano piano il rapporto, mette argini alla vita… Gli amanti si lasciano, si cercano, si sfuggono, tornano insieme…

Sul sorriso adescante di poco fa, sugli occhi scintillanti d’amore, aveva preso il sopravvento la morale dell’Imam che sorvegliava continuamente le sue parole e i suoi gesti. Temeva come il diavolo di ammettere sentimenti illeciti e di far divampare il fuoco che sapeva sempre in agguato in me. L’avrei ucciso per quella gretta, avara moderazione!

Quel sorso di vita, rifiutato, respinto tra mille scuse e tra mille motivazioni da lui, non si estingue in “Pastor”. E’ in “Amor” che la verità si svela a noi, brillante, che l’amore, per quanto lo insidino rancori, paure e remore, ha oramai messo radici. E non è possibile estirparlo davvero.

Perché le sue sono radici d’argento. L’amore torna.

Da ora, se pure parlerò di tante cose, parlerò in fondo esclusivamente della fiamma: fiamma d’amore, ma anche fiamma vitale, la stessa che arde nell’Arte. Parlerò quindi in fondo più del Fauno che di Kasim, del Fauno dentro di Kasim e della luce che emanava da Kasim incontrandolo dove che fosse, all’improvviso, della fiamma che traboccava da lui, che straripava da lui malgrado i limiti contingenti del suo essere prosaico, a dispetto della sua ristrettezza morale; parlerò della fiamma che splendeva attraverso i suoi occhi e il suo corpo, dei raggi che uscivano dai suoi pori. Parlerò di tutte le volte che incontrai improvvisamente il Fauno in Kasim, dalla prima in assoluto sotto il lampione, all’ultima, a casa mia. Di quando trasparì in una tea-room, dove vidi, stupefatta, attonita e incapace di crederla reale, la luce più intensa, vibrante e dorata intorno a lui e scintille intorno ai suoi occhi, sebbene le palpebre fossero abbassate, perché il loro fluido ardeva. E parlerò della lotta tra questa fiamma e il buio in lui. E parlerò della lotta tra questi due principi in me, attraverso di lui. Finché il Fauno, prigioniero dentro di Kasim, non si sprigionerà, improvvisamente, chi poteva dire che sarebbe avvenuto proprio quel giorno?, dopo quattro anni!, la fiamma prevarrà e ci avvolgerà entrambi e bruceremo in essa fusi in un abbraccio eterno senza inizio e senza fine…

Ecco, in questi due libri è raccontata la magia dell’amore, ma anche molto altro.

E’ raccontato il difficile percorso di un giovane uomo che deve diventare persona e di una donna che veglia su questo processo…

E lui lo diventa soltanto alla fine, quando torna improvvisamente da lei, che non l’attendeva più…

Sono raccontati la tremenda forza d’animo, il coraggio e il supplizio di un carattere che persegue attivamente le sue mete, che non si piega, che non cede, non si rassegna, ma che, con eroica fedeltà alla propria natura, trasfigura e salva continuamente l’amore dalla distruzione cui lui, per debolezza, sembra volerlo condannare. E, insieme all’amore, la vita.

A tutte le sognatrici che prenderanno in mano questi due libri non verranno regalati cliché…

Bensì sentimenti, dolore e gioia esaltanti perché veri, azione appassionante nel senso meno comune, intense istantanee di un incontro che non sarà mai solo fisico, ma sopratutto emozionale e spirituale fino al mistico.

Con uno stile indimenticabile, commovente, meraviglioso, ecco a voi la più bella storia mai letta.

Mai scritta.

E perciò… eterna.

Grazie come sempre, Lodovica!

4 pensieri su ““Pastor che a notte ombrosa nel bosco si perdè” e “Amor che torni” di Lodovica San Guedoro, Felix Krull. A cura di Alessandra Micheli

  1. Pingback: “Pastor che a notte ombrosa nel bosco si perdé…” e “Amor che torni” di Lodovica San Guedoro | Convenzionali

  2. Ho gradito molto la Sua ispirata recensione! In questi due romanzi sentimentali di Lodovica San Guedoro realismo e poeticità si fondono con rara e meravigliosa naturalezza. Qualcosa di apprezzabile in sé e maggiormente quando si è consapevoli di come ne sia priva la produzione odierna, né veramente realistica, né tanto meno poetica.
    Johann Lerchenwald

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  3. Vorrei riportare qui le riflessioni di una giovane donna su un suo blog, che ora non esiste più… Mi sembrano un importante documento che non deve andare smarrito:

    Pagine terapeutiche e vere, sofferte e luminose, ché la via del cuore, a ben vedere, abbisogna di un nuovo illuminismo… o di una nuova educazione.

    “Pastor che a notte ombrosa nel bosco si perdé…” è una testimonianza meticolosa, intima e potente di un sentimento d’amore finalmente vissuto in modo non convenzionale. L’Autrice dà voce ad una sensibilità, senza sesso e senza età, poco esplorata dalla letteratura, specialmente da quella contemporanea, che privilegia forme stereotipate di relazione amorosa: dinamiche più riconoscibili, certo, nelle quali è però sempre più arduo riconoscersi. Una sensibilità che io stessa, giovane lettrice e giovane donna, ho sempre avvertita e rinnegata, pur di corrispondere all’ideale di sensualità femminile che vedevo spopolare e al quale ho davvero creduto di dovermi adeguare. Questo libro ha rappresentato per me una sorta di rivoluzione, la liberazione da un peso, il dissolvimento del timore d’esser sola, estranea alla sessualità per com’essa ci è raccontata: una favola pornografica, peraltro poco incantevole. Non dev’essere stato facile, per l’Autrice, mettersi a nudo e parlare d’amore, in un mondo che d’amore non vuol sentir parlare. E la sua denuncia suona per questo ancora più grave. La sofferenza, qui, è come cenere: dice di un sentimento divorante e di aspettative tradite. Stordisce, avvolge il cuore come un sudario di polvere, ne ovatta l’eco di dolore. Ma quella sensibilità non può che rinascervi, moltiplicarsi nel petto di lettrici e lettori, e lacerare sempre di nuovo il velo dell’incomprensione.

    Tra le altre cose, quando c’incontrammo in un caffè di Monaco, disse che quel libro doveva essere fatto leggere a ragazzi e ragazze…

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