“Tre giorni prima di natale” di Lilli Luini, Edizioni il Vento Antico. A cura di Alessandra Micheli

 

9788894806755

 

Scendi giù, nel mio profondo

Dove sono diventata così insensibile

Senza un’anima Il mio spirito dorme in qualche luogo freddo

Finché non lo trovi e lo riporti a casa

svegliami. Svegliami dentro. Salvami

Chiama il mio nome e salvami dall’oscurità

Ordina al mio sangue di scorrere

Prima che io venga cancellata

salvami dal nulla che sto diventando

Adesso che so cosa mi manca.

Respira dentro me e rendimi reale

Riportami in vita

Chiama il mio nome e salvami dall’oscurità. Svegliami.

salvami dal nulla che sto diventando

Evanescence

Solo queste meravigliosa parole di Bring to me life degli Evenescence potrebbero dare voce al vero cuore del meraviglioso libro Tre giorni prima di natale.

So che apparentemente vi troverete di fronte un giallo dai toni sublimi e perfetti.

Ma qua ragazzi miei, ed è ciò che mi rende felice, c’è molto di più.

Ci sono anime intrappolate.

C’è solitudine e dolore, quello che ti lascia senza voce.

Il delitto, lo stalker non è altro che la conseguenza estrema di una assoluta atroce e purtroppo conosciuta assenza di amore.

Perché l’amore non naviga assieme alla convenienza.

Nè all’omertà, ne al denaro.

Nè alla menzogna.

Lo troviamo nel destino infame delle tante, troppe haunted girl, ragazze che reduci da un mal di vivere che ahimè conosco benissimo, diventano cosi evanescenti, cosi fragili da essere spazzate via dal primo soffio di vento freddo sulla loro pelle sensibile.

Tutto inizia come un gioco, inizia per un successo che diviene la nostra unica arma di esistere.

E per farlo si punta a appropriarsi della fragilità dell’altro, a rubare un dolore che non divine più porta ma soltanto opportunità per i troppi corvi e gli sciacalli che da esso, come fiere affamate sono attratte.

E allora anche questo goethiano mal di vivere diviene semplicemente un oggetto da porte usare, per accrescere fama potere, e denaro.

Tutti piccoli giovani Werther da immolare in un titolo del TG.

E sapete la cosa più assurda?

Ve la svelo io.

Anche il peggior guru di morte, il peggior esempio di banalità che divine affilata come un coltello non è altro che un ennesimo alibi con cui società e mondo civile usa per seppellire sotto l’elegante tappato la propria responsabilità.

Cosi padri che hanno dentro di loro il seme della violenza, cosi decisi a rifarsi di torti subiti o immaginari rendono i loro figli il nulla.

Un nulla che non tace, grida, ma rischia di essere azzittito da chi non vuole cambiare una virgola della propria tranquilla routine.

Ho usato routine, non vita.

E cosi il focus della colpa si sposta verso chi ha si usato vocaboli di odio e parole che mancano del coraggio del dolore, quello di affrontarlo, fargli fronte e usarlo come arma capace di scalfirlo il muro dell’omertà affinché grondi, finalmente lacrime. Purificatrici. Salvifiche.

E’ vero.

Ci sono troppi profeti della morte e pochi della vita.

Ci sono troppi che odiano il dolore tanto da dirti che è la fine di tutto e mia l’inizio.

Ci saranno sempre i giullari con il volto bianco cadaverico, su cui un sorrido sghembo ripeterà ossessivamente che il dolore uccide e non fa crescere.

Ci sarà sempre chi impiccherà questo malessere, invece di aiutarti a ferirlo per fa sgorgare tutte le emozioni che contiene.

E con quelle ri-colorare un mondo, tralasciando i pigmenti sgargianti con cui si tenta di celarlo.

Ci saranno sempre.

Ma saremo noi e dover combattere il senso del voto con la voglia, anche flebile di pienezza.

Non saranno allora i guru del male i veri problemi.

Saranno i padri che vorranno egoisticamente annientare ciò che non hanno avuto in dono da dio, la speranza, la bellezza e la forza.

Sarà una scuola che rifiuterà l’anima rendendo più importante il profitto.

Una società che per mantenersi di imporrà il silenzio complice.

E allora il tuo grido svegliami, fa che il mio sangue scorra, non dovrà mai più essere urlato al di fuori di te stessa.

Non dovrà essere il cappio intorno al collo la tua unica risposta.

Dovrà essere la rabbia di non starci a queste atroci leggi.

Dovrà essere quella tua disperata voglia di sopravvivere che non annienterà il dolore, ne i ricordi.

Che non ti renderà affatto un eroe, non cosi come lo immaginiamo noi mentre osserviamo i film.

Sarà il coraggio di vedersi finalmente allo specchio.

Sarà la rabbia e il rifiuto ad amare di Lorena.

Un rifiuto fasullo perché lei, che apparentemente risulta una sopravvissuta, questo coraggio lo ha nel momento che usa il suo dolore per affrontare il male, per impedire che altre persone si trovino ad avere i suoi stessi occhi asciutti.

E nonostante la sua fragilità, quel suo lottare contro i demoni che le cantano, la notte, nelle orecchie, riuscirà a non lasciarsi annullare da quel male strisciante che in questo libro appare in tutta la sua forza: il non coraggio che ci fa vivere una non vita.

E allora tre giorni prima di natale, quando la luce ravviva l’oscurità della notte tenebrosa, quando la luce irromperà di novo nei nostri occhi avvezzi a tanto, troppo buio, la corsa contro il tempo sarà una parabola di redenzione.

Con il suo ritmo incalzate.

Con una tensione che riesce a toccare livelli alti, sempre di più un un parossismo di orrore, tre giorni prima di natale si conferma il giallo più bello che io abbia mai letto.

Intenso e commovente, fragile e granitico, la penna della Luini scorre veloce, senza preoccuparsi di nulla se non di narrare e intingere dal sangue del nostro io più profondo, il giusto inchiostro per dare vita alle parole.

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