Review party “Guerra degli incubi” di Lorenzo Bosisio. A cura di Alessandra Micheli

Il nostro mondo non è cosi apparentemente leggibile come ci hanno insegnato. Non è tutto spiegabile né è possibile conoscertelo fino in fondo.

E’ e deve restare adombrato dal mistero, cosicché ogni volta che ci ergiamo di fronte al futuro tronfi e arroganti, il mistero possa scendere dalle alte regioni auliche e rimetterci apposto.

Facendoci toccare con mano il mistero e la nostre perfettibilità, che è distante dalla perfezione, riservata all’Enneade degli dei.

Ma densa di possibilità e capace di assumere qualsivoglia forma.

Perché l’uomo, questo strano essere, questa complessità che ci sfugge è fatto di sottilissimi fili di fumo, impossibili da stringere con mano.

Quello che otteniamo con le varie scienze è solo una mappa, che ci serve per orientarci in un territorio vasto, pieno di elementi, di connessioni e di ombre. E allora sono i simboli, sono le storie e gli archetipi che esse portano con se a poterci se non avvicinare alla spiegazione totale, almeno a aiutarci a sfiorarne la sacralità

Ecco perché esiste il fantasy.

Non solo per titillare la nostra voglia di fantasy ma per raccontarci anche altro, per farci udire con sensi oramai sopiti, suoni inimmaginabili.

E cosi ogni eroe è un aspetto di noi stessi.

E’ un elemento che viene regalato da un nobile cantastorie, un pezzo di un puzzle tanto ampio che forse, non concluderemo mai.

Oggi il nostro cantastorie è Lorenzo Bosisio.

Che ci dona la guerra degli incubi, pregiato racconto di avventure magiche, di esseri soprannaturali, di una lotta tra equilibrio e caos che conosciamo bene. E anche qua l’eroe è preda di tormenti indicibili, fragile e indifeso, che per una sua nascita particolare, forse vicina alla divinità.

Perde ogni certezza.

E ogni affetto.

E siamo cosi noi.

Vicini al caldo ventre materno della certezza, sospesi in un limbo amniotico quasi rassicurante, come una lontana ninna nanna.

Ma come in ogni sogno che si rispetti è l’incubo che ghigna dietro alla porta, nascosto sotto il letto, in agguato nel bosco in cui, improvvisamente il sole cala e getta una luce tetra su ogni ramo e ogni albero.

E cosi nudo e spaventato l’eroe cosi come ogni essere umano, si prepara a crescere.

E per crescere deve mettere alla prova i suoi talenti e i suoi doni.

E riportare la landa desolata, la terra arida ai suoi antichi splendori sconfiggendo questo incubo che bussa minaccioso alla porta.

In questo affresco glorioso e splendido, Bosisio prende a presentito ogni leggenda conosciuta elaborandola alla luce della sua modernità: Aska diventa il re che ogni volta torna per ricacciare la nemesi nelle regioni inferiori e riportare lo magnificenza nella terra desolata.

E’ un archetipo cosi forte, cosi potente e cosi vicino a noi da donarmi ogni volta i brividi: il re combatte senza mai abbassare lo sguardo, sopratutto dentro di se, per sconfiggere e abbracciare la sua ombra.

E per permettere al giovane cervo di riportare il rinnovamento auspicato. Ecco il segreto della guerra degli incubi: il racconto epico e leggendario di come sia necessario, per diventare uomini, re delle proprio regioni interiori affrontare l’ombra.

Perché il nemico, l’antagonista, il mostro, il crudele predatore non è altro che il racconto dei nostri impulsi, della nostra imperfezione umana fatta di invidie, rancori, rabbia, vendetta e ogni mattone che crea un muro tra noi e l’altro.

E pertanto il Re, come nelle migliori leggende celtiche deve morire a se stesso, per rinascere in un altra forma.

O forse solo addormentarsi, per tornare a difendere il proprio popolo ogni volta che il pericolo urla.

E in un mondo come quello di oggi, devastato dallo stesso terrore fatto di follia e cupidigia, la guerra degli incubi diventerà la guida per ritrovare, alla fine del cammino la luce di redenzione che ci serve.

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