“L’abbraccio” di Ernesto Masina, robin edizioni. A cura di Jessica Dichiara

Un abbraccio è qualcosa di gratuito e nello stesso tempo di fortemente prezioso. Non c’è prezzo per un abbraccio sincero.

Le voci narrati di questo breve romanzo sono due, Lui e Lei.

Sono due punti di vista sullo stesso argomento, ogni voce proclama la sua personale verità.

È la storia di un amore vissuto e perduto, di rimpianti e di rimorsi, di sentimenti eterni che poco hanno a che fare con la nostra mortalità, di felicità che riusciamo a malapena ad assaggiare.

In lui troviamo la nostalgia della quotidianità. Il riuscire finalmente a vedere attraverso l’assenza l’importanza di alcuni atteggiamenti ripetuti. La ricerca dell’amore nell’accettazione dei propri difetti.

In lei troviamo il dubbio di essere amata e il sentirsi oggetto di sfogo delle frustrazioni quotidiane sotto la cornice di scuse mai realmente accettate.

I silenzi raccontati dalle due voci narranti sono protagonisti insieme al vuoto lasciato dai silenzi stessi.

Ripercorriamo la strada di questo amore in tutte le sue tappe.

Lui è consapevole del proprio fallimento come uomo e come compagno e vive nel ricordo di un abbraccio che lo ha devastato.

Parole scritte con grande sensibilità e delicatezza. Linguaggio passionale, semplice, coinvolgente.

I due personaggi raccontano a loro modo un sentimento che tutti aspettiamo, speriamo, inseguiamo, cerchiamo. Alcuni di noi lo sperimentano per brevi e meno brevi tratti della loro esistenza. Alcuni lo perdono e nella perdita dell’amore lasciano un pezzettino di sé che non riprenderanno mai più.

La perdita dell’amore nelle righe di questo breve romanzo si scontra con la quotidianità in cui entrambi gli attori sperimentano a loro modo la propria sofferenza. 

Sperimentare l’assenza per lui è devastante. I ricordi tormentano le notti. La solitudine non lo abbandona mai e con lei conosce l’assenza di rassicurazione e la costante incertezza, la mancanza di fisicità ma anche di fiducia.

Dietro al palcoscenico di queste due anime divise c’è il grande mantello del maschilismo che avvolge tutta la narrazione. Le vere donne sono? Fanno? Ma chi decide questi criteri? 

Ci sono entrambi gli schieramenti supportati con sfoggio di dialettica dagli amici dei nostri protagonisti.

Ho apprezzato l’accortezza dell’autore che rimane attaccato all’esperienza e non va ad incastrarsi in polemiche sterili e inutili. L’esperienza personale quando si toccano temi così forti rimane a mio modo di vedere l’unica verità possibile.

Nell’abbraccio vi è tutto il senso di questo romanzo e non si può non ammirare anche qui Masina per l’abilità e la tensione crescente con cui ci fa arrivare a questo momento di rara sensibilità. Crollano muri, certezze, speranze, bugie.

Il finale affatto scontato ha finito per impreziosire il tutto.

Consiglio per la lettura: un Barbera Castel San Lorenzo e un ampio calice che dia respiro alla lettura.

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